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Noce comune | Juglans regia

Il noce da frutto o noce bianco (Juglans regia L.) è il rappresentante più conosciuto e più importante dal punto di vista economico del genere Juglans, appartenente alla famiglia Juglandaceae. È anche chiamato con i termini noce comune o noce reale e il frutto (seme) viene detto noce.

Non si conosce con precisione la patria di origine del noce comune. Il termine Juglans è un’abbreviazione del termine latino “Jovis”, “Jupiter”, Giove, e “glans”, ghianda, ovvero ghianda di Giove, per il buon sapore rispetto alle ghiande delle querce consumate dai popoli primitivi; lo specifico “regia”, deriva dal latino “regius”, regale, ossia albero dei re per la pregiata produzione di frutti e di legno.

Il noce è un albero piuttosto longevo, alto sino a 16-22 (<28) metri, che raggiunge il pieno sviluppo a 60-80 anni, longevo fino a 300-400 anni, a tronco robusto (diametro fino a 1,40-1,60 m), diritto o quasi, con grossi rami potenti inseriti a 4-8 metri d’altezza, formanti una chioma ampia (7-10 m) ed arrotondata; corteccia liscia, biancastra o grigio chiaro-grigio argento, fessurantesi longitudinalmente con l’età. Sistema radicale piuttosto superficiale. Rametti bruni, robusti, internamente con midollo settato, con ampie cicatrici fogliari cuoriformi e grossa gemma apicale. Foglie con odore aromatico, fragrante, alterne, impari pennate, composte da 5-9 segmenti sessili tranne l’apicale che è brevemente picciolato, ellittici od oblanceolati, i tre apicali di 2-5 x 5-10 cm, i basali progressivamente ridotti, interi, brevemente acuminati. Le foglie, caduche, raggiungono i 35 cm di lunghezza, con pagina superiore verde scuro ed inferiore verde nettamente più chiaro; nervature secondarie molto evidenti, che raggiungono quasi il margine. Fiori unisessuati: amenti maschili penduli (1 x 5-8 cm), di colore verde-bruno, a perigonio con 5-6 lobi e numerosi stami; fiori femminili, all’apice dei rametti dell’anno in gruppi di 1-5, ad ovario infero e con due tipici stimmi ricciuti voluminosi, bianco-giallastri e ricurvi all’infuori. I frutti, solitari o a gruppi, sono caratteristiche drupe, ovali o globose (3-4 x 4-6 cm) con epicarpo carnoso verde ricchissimo di tannino (mallo), che copre un endocarpo legnoso marrone chiaro leggermente solcato (noce), proteggente a sua volta il seme (gheriglio) a 4 lobi, meandriforme, oleoso e commestibile.

Da selezioni ed incroci sono state ottenute numerose cultivar da frutto che solitamente si innestano sul “selvatico”, come la “Sorrento”, adatta a zone mediterranee poco soggette a gelate tardive, la Hartley e la Serr, californiane, la Franquette e la Gustine, francese, adatta alle zone più fresche o fredde, e ancora Eureka, Lompoc, Midland, ecc.

Questo albero ha sempre avuto una notevole importanza economica sia per il legname, sia per i frutti che hanno sfamato, insieme alle castagne, le popolazioni collinari e montane. Il legno, ad alburno grigio e durame bruno-scuro o grigiastro è semiduro, di facile lavorazione, durevole (ma soggetto all’attacco dei tarli) e pregiato per colore e variegatura, ricercato per mobili, liste per pavimenti, lavori di ebanisteria, intarsio e tornio, oltre che per calci di fucili, stecche di biliardo, ecc., in particolare le radiche marezzate. Non è però un buon combustibile. Nelle zone collinari e montane era tradizione, alla nascita di ogni bambina, piantare un noce a fianco della cascina, che avrebbe costituito la sua dote al momento del matrimonio.

I frutti, che maturano da agosto a settembre, oltre che essere venduti e consumati freschi o essiccati, servono in cucina per salse ed in pasticceria per torroni, torte, paste, decorazioni, e ad estrarne un olio (25%) ricco di vitamina F, alimentare, medicinale ed industriale (quando è vecchio è essiccativo).

L’olio di noci conosce sia usi come olio alimentare, sia come olio siccativo nella pittura ad olio: il suo uso alimentare incontra un forte limite nella sua rapida tendenza a irrancidire; l’olio di noci ha un prezzo alto e la produzione è spesso portata avanti solo da piccoli laboratori artigianali.

Dalla corteccia e dal mallo si estraggono tannini ed il principio attivo juglandina che sotto l’azione dell’aria e dell’umidità si trasformano in una sostanza nera insolubile e insipida che può essere usato per tingere i tessuti ed i capelli. Il decotto di foglie, è consigliato per gargarismi antisettici e mal di gola, come astringente vaginale contro leucorree e ulcere del collo dell’utero; applicato in estate sul pelo degli animali, è un buon repellente per i tafani e gli insetti molesti.

Le noci sono frutti molto energetici, per 100 gr di prodotto forniscono infatti all’organismo circa 689 kcal/2884 kJ: sono semi oleosi ricchi di acidi grassi polinsaturi e sali minerali, come zinco, calcio, potassio, rame e ferro. In particolare, sono ricche di magnesio e rientrano pertanto tra gli integratori naturali alimentari di questo minerale. Nelle noci è inoltre consistente l’apporto di vitamina E, capace di combattere l’azione dei radicali liberi e quindi esercitare effetti antiossidanti, e quello di acido folico.

Gli acidi omega 3 contenuti nelle noci contribuiscono a tenere sotto controllo il livello di colesterolo “cattivo” nel sangue, a prevenire l’arteriosclerosi e forse anche a combattere lo stress.

L’essere un alimento molto energetico e ricco di arginina, rende le noci perfette per chi pratica sport.

Mallo, gemme e foglie hanno proprietà astringenti, depurative, ipotensive, ipoglicemizzanti, antibiotiche, virustatiche sugli herpes-virus, digestive, vermifughe, antisettiche ed antinfiammatorie delle infezioni gastrointestinali e delle vie urogenitali.

Studi clinici hanno dimostrato che il consumo di noci può abbassare il rischio di cardiopatie ed ha azione antidegenerativa, antiossidante e nutriente sul cervello, poiché riduce la concentrazione di colesterolo LDL ed aiuta a mantenere una buona elasticità dei vasi sanguigni.

Le noci vengono usate anche per la produzione di vino di noci. Per questo uso, per ora ancora di nicchia, si richiede la raccolta dei frutti molto giovani (verso la fine di giugno).

Il mallo delle noci non completamente maturo è usato anche per la produzione del nocino o nocillo, liquore tipico della Campania ove viene servito soprattutto come digestivo.

In passato il noce è stato molto utilizzato nel trattamento degli eczemi cronici, dell’artrite urica. Attualmente, le sue foglie, assunte per via orale (infuso, decotto, tisana), sono ancora ritenute utili nelle malattie del ricambio, quali diabete, gotta, e obesità; la pianta favorisce la diuresi, stimola la funzione epatica ed è utile nelle affezioni reumatiche e nel rachitismo.

Per uso esterno è utilizzato contro le infiammazioni delle vie genitali femminili; gli impacchi del decotto delle foglie sono efficaci contro la congiuntivite, le dermatosi.

L’olio di mallo di noce esercita una funzione protettiva contro i raggi solari, grazie alla presenza della juglone.

E’ questo un composto organico aromatico, che rilasciato dalla pianta, si diffonde nel terreno e ha la proprietà di favorire la dormienza dei semi inibendone la germinazione. Sotto un noce quindi cresce poco o nulla, e questo portava gli antichi a pensare che vi fosse un qualcosa di diabolico nella pianta.

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