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Lupino | Lupinus albus L.

I lupini sono i semi della pianta Lupinus. Le specie più diffuse sono il Lupinus Albus (lupino bianco) ed il Lupus Luteus (lupino giallo), prevalentemente coltivate nell’Italia meridionale. In Italia per uso alimentare umano si produce solo il lupino bianco, fra le tre specie esistenti, coltivato nelle regioni meridionali Lazio, Campania, Puglia e Calabria, dove  tradizionalmente è anche presente nella dieta.

Il lupino è un legume poco presente nelle tavole  degli italiani, anche se l’analisi nutrizionale rivela ottime proprietà benefiche per la salute. La gente lo conosce perché si trova in alcune diete e perché è considerato una buona fonte di proteine dalle persone vegetariane.

Il lupino bianco è una pianta della famiglia delle Fabaceae, a coltivazione annuale, eretta fino a 1,5 m, poco ramificata e pubescente; presenta una radice robusta, fittonante e ricca di tubercoli radicali dovuti al simbionte Rhizobium. I fiori sono riuniti in infiorescenze a racemo apicali che, dopo la fecondazione, prevalentemente autogama, formano i legumi che sono lunghi, eretti e addossati all’asse del racemo. Come tutti i tipi di lupini anche il L. albus teme i ristagni idrici e l’asfissia radicale, richiedendo terreni sciolti e ben drenati. I terreni sub-acidi di origine vulcanica sono i più adatti. Il lupino va considerato come una coltura miglioratrice che si alterna con il cereale autunnale. La semina si effettua ad ottobre-novembre su file distanti 0,25-0,35 m per ottenere 20-30 piante a metro quadro. La maturazione avviene a giugno-luglio; oggi si tende a far essiccare le piante in campo per poi procedere con la trebbiatura. Produzioni medie di 2,5-3,5 t ad ettaro.

Il lupino è un ottimo fissatore di azoto ed è spesso destinatario di questa funzione nelle pratiche agricole, oltre che utilizzato per produrre concime vegetale e migliorare la fertilità dei terreni destinati soprattutto agli agrumi. Dai fusti si può ricavare anche una fibra tessile. Oggi è pianta utilizzata anche a scopo ornamentale, venduta in molti vivai nelle versioni delle cultivar di maggior successo, ricavate anche da specie simili.

I lupini sono conosciuti fin dall’antichità; erano il cibo dei filosofi cinici o venivano mangiati presso i Greci con funzioni propiziatorie. Fino a pochi anni fa, il lupino era appannaggio soprattutto delle fasce di popolazione più povere, in quanto utile per il notevole apporto proteico.

Al lupino vengono attribuite inoltre diverse proprietà terapeutiche: antinfiammatorie, antifebbrili, diuretiche, emmenagoghe. I principi attivi si trovano nei semi. I costituenti principali sono: alcaloidi (lupotossina, lupanina ed oscilupanina), acido citrico e alcuni acidi organici, resine, lupeolo, galattosio, arginina, vanillina, lecitina. I semi contengono anche alcaloidi affini al gruppo della sparteina e sono fonte di ferro, potassio fosforo e vitamine B1, A e C, acidi grassi essenziali Omega-3 e Omega-6, tiamina e riboflavina. Proprio come altri legumi, i lupini sono ricchi di proteine; tra gli amminoacidi abbonda la lisina e scarseggiano la metionina, la cisteina e il triptofano e sono naturalmente privi di glutine. Per la loro ricchezza di fibre si ritiene che possano contribuire a prevenire malattie che interessano l’intestino dato che favoriscono la depurazione dell’organismo e l’eliminazione delle tossine. Il lupino giocherebbe un ruolo positivo nel diminuire i livelli di colesterolo, combattere l’obesità, diabete e malattie cardiovascolari. L’attività ipocolesterolemizzante (abbassa i livelli di LDL-colesterolo) è stata confermata nei modelli animali. Inoltre è stato dimostrato che una proteina del lupino (γ-conglutina) riduce la glicemia a livelli simili della metformina, un farmaco utilizzato nella cura del diabete di tipo 2.

100 gr di lupini apportano 371 calorie.

Per l’uso alimentare, abitudine diffusa nella regione mediterranea, i semi amarissimi devono essere trattati per essere privati del sapore amaro, che si ottiene con molteplici cambi d’acqua corrente e lessatura in acqua salata. Così preparati vengono anche conditi con olio e sale, ma il consumo più frequente è senza condimento, come snack. I semi non trattati possono contenere altrimenti, oltre ai propri alcaloidi amari, tossine di origine fungina anche pericolose. Frequente in talune aree del Cento Italia l’utilizzo come alimento per i diabetici.

Oggi si producono in via industriale farine e altri preparati a base di semi di lupino con funzioni dietetiche e medicinali, ma rimane decisamente sconsigliato l’uso di lupini spontanei non trattati, crudi, a scopo terapeutico, per i possibili gravi problemi di intossicazione ai reni e al fegato o ad altri organi importanti che possono causare.

Dalla selezione operata su Lupinus albus sono stati prodotte varietà che presentano semi privi degli alcaloidi amari, dalle prospettive alimentari e medicinali industriali più che interessanti per il futuro. I lupini possono essere consumati anche dai celiaci perché non contengono glutine.

Dai Lupini si ricava anche un olio commestibile, ma utilizzato quasi esclusivamente nella lavorazione del sapone e dall’industria cosmetica. Dai fusti è possibile ricavare una fibra tessile.

In commercio, i lupini si trovano per lo più cotti e conservati sottovuoto o in umido, dunque pratici, pronti al consumo e ricchi di tutte le sostanze nutritive in essi presenti.

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