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In ricordo di FIORE LO VUOLO

Stavo lavorando al solito al mio computer a confezionare l’ennesimo progetto per una Grande Irpinia – così come dicevamo convinti, quando ne parlavamo insieme – allorché mi ha raggiunto la notizia della morte, per fortuna solo terrena, dell’amico Fiore.

A me oncologo si era rivolto quando avevamo scoperto la malattia, sorta in un momento di massimo sconforto per la sorte ingiusta che stava subendo il Centro di Ricerche in Oncologia Pediatrica di Mercogliano.

Ricordo quando ci conoscemmo. Lui volle conoscere quell’irpino che lavorava al Pascale di Napoli. Fu subito amicizia fraterna. Mi chiese: “Peppe, cosa possiamo pensare per far grande l’Irpinia. Pensiamo ad un grosso progetto, che stimoli i nostri cervelli a rientrare …”. Così, parlando, nacque il progetto del Centro di Mercogliano, uno stabile ove Lui aveva lavorato durante l’epoca del terremoto dell’80.

Ovunque gli ho dato atto, e sempre, per questa Sua felice iniziativa. Nel volume “RICERCA SCIENTIFICA: strategie competitive per il Mezzogiorno e l’Italia” edito da Alfredo Guida nel 1995, nelle considerazioni finali scrivevo: “Se non fosse stato per un gruppo di amici – primi fra tutti Fiore e Tonino – coinvolti nell’avventura e cui va tutto il mio ringraziamento, queste pagine non sarebbero mai state pubblicate (ndr. l’iniziativa era quelle che spiegava come e perché si proponeva la nascita in Irpinia di un Centro Ricerche)… Un ringraziamento infine va anche a quanti, e non pochi, hanno avversato, subdolamente o apertamente, talvolta pure in maniera aspra, le stesse (ndr. idee), non comprendendole perché “troppo innovative”, o ben comprendendole non hanno trovato di meglio che scambiare la coerenza di idee con la presunzione.

Questi ultimi potrebbero trovar risposta nel manifesto del Consorzio per la divulgazione scientifica “Tommaso Companella”, che recita: “… Recentemente è stato pubblicato in Francia l’ultimo romanzo inedito di Giulio Verne dal titolo “Parigi nel XX secolo” (Ed. Hachette & Cherche-Midi), dove la preveggenza dell’autore ha tanto del fantastico che, l’editore a lui contemporaneo non gli pubblicò il libro scrivendo testualmente a Verne: “Caro Verne, anche se voi foste un profeta nessuno crederebbe oggi alle vostre profezie”.

Leggendo oggi il libro si nota che la fantasia di Verne si è avverata in pieno: egli già nel 1863 prevedeva che le strade di Parigi, 100 anni dopo, sarebbero state percorse da fiumi di vetture senza cavalli, da treni metropolitani … e che le comunicazioni sarebbero state accelerate dalla telegrafia fotografica.

Verne, in “Parigi XX Secolo”, non solo dà una veritiera immagine dello sviluppo scientifico e tecnologico, ma arguisce anche che la gente sarebbe divenuta ancor più ignorante in quanto la tecnologia sarebbe stata per i più considerata un mistero incomprensibile, fatto che avrebbe corrisposto ad un notevole degrado del senso comune.

Questa previsione non era allora credibile, ma oggi ci stupisce non solo la perspicacia che Verne ebbe nei riguardi dello sviluppo tecnologico a cui ormai siamo abituati, ma ancor di più ci meraviglia il fatto di non aver saputo combattere il grave problema della involuzione del pensiero comune della gente, pur avendo realizzato la scuola ed anche l’Università di massa. Il ricorso odierno ad indovini, maghi, a credenze astrologiche trattate futilmente da ciarlatani, sono un evidente esempio che rappresenta la punta dell’iceberg di una bassa cultura scientifica che convive in un mondo ad alto sviluppo S&T (“Science and Technology”), sospinta dal martellamento delle menti prodotto dai mass media, che purtroppo viene impostato sistematicamente nella direzione del degrado culturale. A partire da questa realtà contemporanea non è difficile oggi prevedere che il gap tra tecnologia avanzata e sviluppo sociale, avrà in breve tempo un limite di rottura oltre il quale lo stesso sviluppo S&T subirà un non auspicabile arresto.

E’ infatti sempre più evidente lo scollamento fra il processo di sviluppo della S&T e quello culturale e sociale. Ciò che resta incompreso dalla gente, e che può portare in breve a insensate reazioni di conservazione, è il fatto che la scienza e la tecnologia rappresentano il principale fattore di cambiamento della società stessa, proprio in quanto la innovazione S&T, con i processi di automazione ed informatizzazione del lavoro, trasforma profondamente l’organizzazione della produzione: inoltre tramite la pressione condizionante dei mass media, si ottiene una fittizia modificazione delle esigenze ed aspirazioni della gente e di conseguenza il grado di evoluzione del mercato, non risulta più libero di maturare all’interno di una società che ha piena coscienza delle sue potenzialità. Lo sviluppo economico e sociale tende quindi a chiudersi in un blocco conservatore, che assieme alla limitatezza mentale genera l’incapacità di progresso.

Pertanto in questo particolare contesto storico, è necessaria la crescita di una nuova consapevolezza democratica che rappresenta una condizione irrinunciabile di sviluppo del “capitale umano”. Pertanto le strategie finalizzate a reintegrare S&T nella cultura generale della società civile debbono essere prese in seria considerazione da chiunque voglia agire in senso evolutivo e di sviluppo e progettare un futuro migliore per l’umanità. Occorre quindi agire per la divulgazione e la diffusione delle frontiere della S&T in modo che la società nel suo complesso partecipi attivamente allo sviluppo scientifico in un mondo che ormai è ad elevata tecnologia, laddove la innovazione è il fattore trainante per ogni nuovo avanzamento sociale economico e culturale. In conclusione la gestione del progresso sociale potrà restare democratica solo tramite una vera e totale “partecipazione culturale” allo sviluppo S&T. Si è detto al Meeting di Lipari del 21-22 maggio 1994, “il futuro non si prevede, ma si prepara riflettendo e rivalutando creativamente la propria storia scientifica e culturale”….

Sono passati tanti anni da allora. Mai parole furono più profetiche. Eppure, quando leggevamo le parole su citate, e pensavamo al Centro, Lui si dichiarava convinto che saremmo riusciti a dar vita al Centro di Ricerche in Oncologia Pediatrica di Mercogliano. E certamente, se questo riuscirà a vivere, lo si dovrà a Fiore.

Ora sono troppo preso emotivamente dalla Sua scomparsa. Continuerò tuttavia, anche se con difficoltà, il mio lavoro al computer, sapendo che sarebbe questo il Suo desiderio. Nei giorni scorsi, quando gli ho illustrato l’ultima iniziativa, mi ha esortato ad andare fiduciosamente avanti, fino alla testardaggine, per imporre la nostra “vision” dell’Irpinia nodo di eccellenza anche nella Ricerca Scientifica..

La Sua vitalità e la Sua filosofia di vita sono presenti in me, e me lo preserveranno sempre, nel mio cuore.

Caro Fiore, sarò testardo perché i nostri sogni, i Tuoi sogni, diventino realtà.

…Giuseppe Castello


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