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Sventato lo scippo delle apparecchiature al Centro Ricerche Oncologiche di Mercogliano

Si dice: ‘O pesce fèta da ‘a capa (un modo di dire per significare che il marcio parte dall’alto). Una volta rimosso l’ing. Florio con un provvedimento ad horas, per giunta con una motivazione ufficiale insignificante di “incompatibilità” (Florio era stato appena nominato Direttore Generale della ASL molisana), il Ministro, On.le Girolamo Sirchia nominava Commissario straordinario dell’Istituto Pascale l’anatomopatologo prof. Raffaele Perrone Donnorso, suo fedelissimo, mille volte più incompatibile.

Il prof. Raffaele Perrone Donnorso fin dal suo insediamento si è adoperato in ogni modo per smantellare il Progetto del Centro di Ricerche in Oncologia Pediatrica in Mercogliano (AV), adducendo come pretesto le indagini in corso da parte della Procura Generale di Napoli e della Corte dei Conti per presunti illeciti.

La totale sua malafede è dimostrato dal fatto che non ha mai voluto approfondire le conoscenze sul progetto e su quanto era avvenuto; nella sua tracotanza ha sempre rifiutato ogni confronto col Responsabile Scientifico del Progetto fino ad impedire che quest’ultimo partecipasse a qualsiasi riunione decisionale sulla sorte del Centro Ricerche.

Tra gli atti più ignobili adottati, la Disposizione Commissariale n. 12 del 20/07/2004 con la quale il Commissario Straordinario dell’Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori “Fondazione Giovanni Pascale”, con l’assenso del Presidente della Giunta Regionale della Campania, On.le Antonio Bassolino (nota prot. 617/UDCP/Gab del 14/07/2004), decideva “il trasferimento delle apparecchiature ed i connessi arredi giacenti presso il Centro di Oncologia pediatrica (C.R.O.P.) di Mercogliano (AV) all’Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori “Fondazione Pascale” di Napoli. Questo apparve immediatamente molto strano, in quanto, nel contempo, il prof. Donnorso aderiva, finanziando peraltro, alla nascente FO.Med. (Fondazione di Oncologia Mediterranea), che vedeva come fondatore e Presidente l’On.le prof. Pino Petrella, deputato DS e sponsor dell’On.le Bassolino, cattedratico dell’Università Federico II di Napoli, nonché da lui nominato consulente dell’INT. La costituzione della “Fomed” – Fondazione oncologica mediterranea Onlus – promossa con deliberazione G.R.R.C.  n. 3661 dell’11 dicembre 2003, tra l’Università degli Sudi di Napoli “Federico II”, la Seconda Università e il Comune di Ercolano, aveva quale scopo il sostegno della ricerca scientifica e della sperimentazione di nuove conoscenze nel settore della ricerca oncologica e delle neoplasie. Un chiaro conflitto di interessi.

La decisione di trasferimento delle attrezzature adottata dal Commissario, prof. Raffaele Perrone Donnorso, oltre a fare scalpore suscitava un mare di polemiche, una “vicenda inquietante”. La reazione della cittadinanza irpina tutta fu davvero veemente. Molto dura la reazione di alcuni consiglieri regionali. Primi ad intervenire Angelo Giusto, presidente della Commissione Sanità del Consiglio Regionale (che gridò “Giù le mani dal Polo oncologico di Mercogliano”), Vincenzo De Luca, capogruppo della Margherita alla Regione, Fiorentino Lo Vuolo, direttore amministrativo della ASL di Avellino (lo ricordiamo quale promotore della realizzazione del Centro di Ricerca allorché era consigliere di amministrazione all’Istituto Pascale), Gianni Festa, direttore del Corriere dell’Irpinia, Massimiliano Carullo, sindaco di Mercogliano, l’On.le Alberta De Simone, Presidente della Provincia di Avellino, l’ing. Francesco Maselli, già Presidente della Provincia di Avellino, Michele Leo, comandante dei Vigili Urbani di Merogliano, esponenti della cittadinanza.

L’ex Presidente del Senato, On.le Nicola Mancino definiva inaccettabile il trasferimento delle attrezzature. L’On.le Fulvio Martusciello, deputato di Forza Itali, chiedeva chiarimenti sulla vicenda al Ministro della Sanità. L’On.le Mario Sena presentava una mozione al Presidente Bassolino e all’assessore Tufano. L’On.le Gerardo Bianco denunciava la palese illegittimità del trasferimento in un’interrogazione al Ministro Sirchia. I consiglieri regionali, Francesco D’Ercole di Alleanza Nazionale e Cosimo Sibilia di Forza Italia si dichiaravano sconcertati ed invitavano a chiedere lumi al “cervello operativo dell’Istituto oncologico napoletano, senatore Petrella, diessino, braccio destro ed anche sinistro di Bassolino in materia sanitaria”. Giusto ed Luigi Anzalone, assessore al Bilancio, scrivevano a Bassolino perché evitasse lo scippo. E difendesse il progetto. Il coordinatore regionale della Campania, Ciriaco De Mita, definiva la vicenda “singolare”, e chiamava in causa una responsabilità notevole del Governo, nonché una disattenzione regionale; affermava infine: “Io che sono una persona non abituata alla violenza, credo che di fronte agli atti di prevaricazione si debba rispondere con azioni forti e dure. Per legittima difesa”.

Innumerevoli ad ogni modo gli interventi a favore del Centro di Ricerche in Oncologia Pediatrica in Mercogliano. Decisivo quello di Mario Lupacchini, Coordinatore regionale della misura POP, che invitava il Commissario Donnorso a “sospendere ogni spostamento delle attrezzature in questione, considerato che detto trasferimento costituisce un frazionamento progettuale del cofinanziamento di cui ai Fondi Strutturali POP 94-99”; informava altresì il Commissario che erano in corso verifiche, anche con i servizi della Commissione U.E.  per accertare la legittimità.

A titolo di cronaca, va ricordato che nello stesso periodo, il Donnorso si rendeva attore di una miope applicazione della normativa vigente nella forma più restrittiva possibile, facendo precipitare l’Istituto Tumori nel caos: venivano chiusi ed accorpati reparti, ridotti i posti letto, trasferiti pazienti, dimezzati gli interventi e le prestazioni; il personale veniva costretto a ferie forzate. Per le sue decisioni, il Commissario veniva denunciato per interruzione di pubblico servizio, otteneva interpellanze parlamentari, nonché un pesante intervento della Curia (con l’accusa di “omissione di soccorso”). Veniva richiesto l’intervento degli organi politici, Sirchia in testa, cui veniva richiesta la rimozione dell’On.le Petrella. Antonio Corbo sulle pagine de La Repubblica scriveva: “Tramonta il Pascale, sorge Fomed”. Si ripeteva la storia dello Spallanzani: artefice, sempre l’anonima Donnorso. Al riguardo Salvatore Ronghi e Antonio Cantalamessa, esponenti di Alleanza Nazionale inviavano, con spirito sarcastico, il seguente telegramma al Ministro della Salute, Girolamo Sirchia: “At nome cittadini regione Campania, La ringraziamo per essere stato capace di ridimensionare, attraverso i suoi amici delegati: Perrone Donnorso e on. Pino Petrella l’Istituto Tumori Pascale di Napoli. Non possiamo non sottolineare il suo record: ella è riuscito quasi ad annientare la tradizione oncologica campana, cosa di cui nessun altro era stato capace. La ringraziamo a nome dei cittadini campani”.

La cronaca di quelle giornate infuocate, le motivazioni politiche, i cambiamenti di destinazione d’uso dell’ex-IPAI, le polemiche e tant’altro sono riportate nella rassegna stampa alla sez. “3 – Parte II (2004)”.

[1] Cavaliere di Gran Croce, Primario Emerito dell’Istituto Nazionale dei Tumori “Regina Elena” di Roma, Commissario straordinario  all’Istituto Spallanzani, direttore del Centro speciale per il Bioterrorismo, vice Presidente della sezione programmazione sanitaria al Consiglio Superiore di Sanità, Presidente nazionale dell’A.N.P.O (Associazione Nazionale Primari Ospedalieri), affiliato all’Augustissima Arciconfraternita dei Pellegrini di Napoli, ecc. ecc. (vedi articolo in CROM05 – Fino al 7 luglio 2005).

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