Da sapere

Il vero significato di “biologico”

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Sentiamo sempre più intorno a noi, dai mass media ai venditori, parlare di bio (per biologico), ma siamo sicuri di sapere cosa significa davvero “biologico”, quali requisiti deve possedere un prodotto per essere definito tale, quali sono i vantaggi, come riconoscerlo?

Per biologico si intende qualsiasi prodotto, di origine vegetale o animale, ottenuto mediante un processo che prevede la totale assenza di elementi esterni a quelli che la natura mette a disposizione. In particolare, nella produzione di cibo biologico, non sono utilizzati prodotti chimici di sintesi e organismi modificati come pesticidi e OGM; si ha invece, esclusivamente o prevalentemente, l’utilizzo di tecniche produttive che prevedono il pieno rispetto delle risorse naturali e della vita degli organismi viventi.

Mangiare cibi biologici è una scelta di vita, significa portare rispetto alla natura ma anche a se stessi, perché si ricorre ad una alimentazione più sana che salvaguarda l’ecosistema in cui si vive.

L’alimentazione biologica è considerata indice di qualità nell’Unione Europea. Nell’ambito della strategia “Farm to Fork”, l’UE si è prefissata l’obiettivo di aumentare fino al 25% la percentuale di terreni dedicati al biologico entro il 2030 (rispetto all’8,5% del 2019).

Principi

La produzione biologica si propone di:

  • rispettare i sistemi e i cicli naturali;
  • mantenere e migliorare lo stato dei suoli, delle acque e dell’aria, la salute dei vegetali e degli animali e l’equilibrio tra di essi;
  • preservare elementi del paesaggio naturale;
  • assicurare un impiego responsabile dell’energia e delle risorse naturali;
  • produrre un’ampia varietà di prodotti di elevata qualità che rispondano alla domanda dei consumatori;
  • garantire l’integrità della produzione biologica in tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione di alimenti e mangimi;
  • escludere l’uso di organismi geneticamente modificati (OGM) e prodotti ottenuti da o tramite OGM, con l’eccezione di medicinali per uso veterinario;
  • limitare l’uso di fattori di produzione esterni;
  • progettare e gestire i processi biologici usando metodi basati sulla valutazione del rischio e l’uso di misure cautelative e preventive;
  • escludere la clonazione di animali;
  • garantire un elevato livello di benessere degli animali.

Requisiti

Tra l’altro, l’agricoltura biologica deve:

  • mantenere e potenziare la vita e la fertilità naturale del suolo, la sua stabilità, la sua capacità di ritenzione idrica e la sua biodiversità;
  • utilizzare sementi e animali con un grado elevato di diversità genetica, di resistenza alle malattie e di longevità;
  • nella scelta delle varietà vegetali, tenere conto delle particolarità di ciascun sistema di produzione biologica, dando priorità ai risultati agronomici, alla resistenza alle malattie;
  • scegliere le razze animali tenendo conto di un elevato grado di diversità genetica, del valore di riproduzione, dell’adattabilità, della longevità, della vitalità e della resistenza alle malattie e ai problemi sanitari;
  • praticare una produzione animale adatta al luogo e legata alla terra;

I prodotti biologici sono il risultato di un’attenta e importante dedizione all’ambiente, del suo rispetto, attraverso un’agricoltura che non vuole solo differenziarsi ma che porta avanti l’idea dell’importanza delle risorse naturali. La coltivazione biologica si serve quindi di processi che mettono al centro il rispetto del ciclo naturale della vita. Per fortuna il biologico rappresenta un modello produttivo sempre più in crescita negli ultimi anni e sempre più importante nella lotta al cambiamento climatico.

Produrre alimenti bio, mediante un’agricoltura biologica, significa promuovere il rispetto delle risorse naturali e dell’ambiente, attraverso una maggiore attenzione verso alcuni principi fondamentali. In particolare le tecniche di produzione devono rispettare determinati requisiti per poter appartenere a questa pratica.

  • L’utilizzo efficiente delle risorse del territorio mediante la rotazione delle colture
  • Abbandono di metodi produttivi che prevedano l’utilizzo di pesticidi, fertilizzanti chimici e antibiotici
  • Divieto di utilizzo di OGM
  • Tecniche di allevamento che prevedano il rispetto e il benessere degli animali mediante l’utilizzo di alimenti biologici e pratiche idonee al bestiame come allevamento a terra e all’aperto.

Fanno parte dell’agricoltura biologica numerosi altri principi come la salvaguardia degli insetti utili quali insetti pronubi, importanti nell’impollinazione, e insetti antagonisti dei parassiti. L’utilizzo di pratiche come la pacciamatura o il sovescio che consiste nel seminare piante benefiche per il terreno che, una volta mature, verranno interrate per aumentare la sostanza organica e di conseguenza la fertilità del suolo. L’utilizzo di concimazioni organiche come letame o compost, resti animali o vegetali biodegradabili.

La produzione in Italia e la normativa

Dal punto di vista produttivo l’Italia si trova tra i primi posti in Europa per prodotti biologici. Il bio fattura oltre 1 miliardo di euro all’estero ogni anno e ciò rappresenta le elevate potenzialità di questo mercato. Le regioni più votate a questo settore sono la Sicilia, la Calabria e la Puglia dove si concentra oltre il 45% della superficie biologica nazionale.

Dal 1991, inoltre, esiste un regolamento europeo che disciplina il biologico attraverso specifiche regole e criteri di coltivazione. Sono presenti degli organismi di controllo aventi la funzione di verificare l’ottemperanza dei produttori e dei prodotti attraverso una sorveglianza che si estende su tutta la filiera. I prodotti biologici che rispondono positivamente alla normativa sono dotati di un logo che ne accerta la veridicità. L’ottenimento del logo europeo avviene solo attraverso un’opportuna verifica dei requisiti di accesso quali conformità al regolamento, trasparenza, e controlli.

Il termine biologico viene applicato anche all’allevamento, e soprattutto alla pesca. Per quanto riguarda il primo aspetto, gli animali vengono alimentati rispettando il loro fabbisogno ed esclusivamente con prodotti di origine vegetale, anch’essi ottenuti da produzioni biologiche, auspicabilmente a Km 0.

Così come allevamento e agricoltura, anche la pesca può acquisire denominazione di pesca biologica. Anche in questo caso, organismi preposti hanno stabilito stringenti parametri di allevamento e rispetto dei cicli naturali.

La scelta del bio

Le ragioni che spingono ad acquistare e consumare alimenti di natura biologica sono numerose, tra cui:

  • I prodotti bio garantiscono la provenienza delle materie prime che, spesso, tutelano allo stesso tempo anche le piccole realtà agricole.
  • I prodotti biologici vanno incontro a maturazione naturale: dal momento che il biologico non è sottoposto a processi di maturazione forzata attraverso l’utilizzo di fertilizzanti aggressivi (o nel caso dell’allevamento tramite lo sfruttamento intensivo negli stabilimenti), non espone l’organismo di chi lo consuma a tossine e sostanze nocive.
  • Favorisce la biodiversità: la varietà è fondamentale per la salvaguardia del pianeta. Al contrario, il cibo geneticamente modificato oppure le coltivazioni tradizionali, prediligono la monocoltura.
  • I prodotti di origine biologica sono ecosostenibili. Proteggere l’ambiente e chi lo popola deve essere una priorità per tutti.

Pertanto, biologico vuol dire fare una scelta consapevole e sostenibile, che fa bene al nostro organismo, ma anche al Pianeta che ci ospita.

L’agricoltura biologica (si ribadisce)

  • non prevede l’utilizzo di sostanze chimiche e OGM
  • adotta tecniche di fertilizzazione dei terreni e protezione dei campi completamente sostenibili. In particolare, tra i fertilizzanti naturali è previsto l’uso di composti organici, come ad esempio il compost, oltre a sostanze minerali e alla semina di trifoglio e favino.
  • ricorre ad alcune strategie pratiche per selezionare le varietà più resistenti e arginare la diffusione di epidemie e parassiti in maniera del tutto naturale come la rotazione delle colture, l’arricchimento della biodiversità, la consociazione (tecnica che prevede la coltivazione di specie di piante diverse sul medesimo terreno, di modo che possano “proteggersi” a vicenda).

Inoltre l’agricoltura biologica deve:

  • mantenere e potenziare la vita e la fertilità naturale del suolo, la sua stabilità, la sua capacità di ritenzione idrica e la sua biodiversità;
  • utilizzare sementi e animali con un grado elevato di diversità genetica, di resistenza alle malattie e di longevità;
  • nella scelta delle varietà vegetali, tenere conto delle particolarità di ciascun sistema di produzione biologica, dando priorità ai risultati agronomici, alla resistenza alle malattie;
  • scegliere le razze animali tenendo conto di un elevato grado di diversità genetica, del valore di riproduzione, dell’adattabilità, della longevità, della vitalità e della resistenza alle malattie e ai problemi sanitari;
  • praticare una produzione animale adatta al luogo e legata alla terra.

Allevamento BIO

  • opera nel pieno rispetto dell’etologia e della fisiologia di ogni specie promuove
  • cura il benessere dell’animale e della sua alimentazione, composta da mangimi che contengono almeno il 95% di ingredienti provenienti da agricoltura biologica
  • garantisce agli animali lo spazio necessario per muoversi in completa libertà
  • mette al bando tutte quelle tecniche di fecondazione assistita e controllo ormonale, che regolano i cicli riproduttivi del bestiame negli allevamenti intensivi
  • elimina tutti i fattori di stress per l’animale che potrebbero portare – in altre circostanze – al loro precoce abbattimento.

Al fine di evitare effetti negativi sull’ambiente e sulla salute di animali e piante, i produttori devono:

  • adottare misure adeguate per:
    • preservare la biodiversità e la fertilità del suolo;
    • prevenire l’evenienza di organismi nocivi e malattie;
    • contribuire a un elevato benessere degli animali e a un ambiente non nocivo;
  • adottare misure precauzionali proporzionate in ogni fase della produzione, della preparazione e della distribuzione al fine di evitare la contaminazione da parte di prodotti o sostanze non autorizzati per l’uso nella produzione biologica.

Vantaggi del cibo biologico

Il cibo biologico non comporta spreco di materie prime, rispetta l’ambiente e le biodiversità e ha un impatto ambientale ridotto.

La frutta e la verdura non vengono sottoposte a maturazione forzata bensì prodotte seguendo i ritmi stagionali.

L’agricoltura biologica, inoltre, consente un risparmio energetico non indifferente, perché si riducono molto i consumi energetici della lavorazione del terreno. Quest’ultimo, infatti, accumula humus, diventa più morbido e trattiene anidride carbonica la quale si trasforma in sostanza organica, limitando di gran lunga l’effetto serra. Secondo uno studio pubblicato su Science i raccolti bio hanno una resa inferiore del 20 per cento rispetto a quelli convenzionali, ma aumentano la fertilità del suolo e la biodiversità. Il consumo di energia è inferiore del 53 per cento, i pesticidi crollano del 97 per cento.

I cibi biologici, essendo privi di tossine e di pesticidi chimici, hanno effetti positivi anche sulla salute dell’organismo umano e possiedono un gusto decisamente migliore rispetto ai cibi non biologici. Inoltre, i cibi provenienti da agricoltura biologica hanno un contenuto di antiossidanti tra il 20 e il 70% più elevato rispetto a quelli provenienti dall’agricoltura tradizionale.  Gli alimenti biologici presentano livelli significativamente maggiori di vitamina C, ferro, magnesio e fosforo rispetto alle varietà non biologiche degli stessi alimenti; allo stesso tempo hanno più basse concentrazioni di metalli come il cadmio e una minore incidenza di residui di pesticidi rispetto alle colture comparate non biologiche. Il cibo biologico ha anche un notevole effetto anti-age, contribuisce a ridurre il rischio di cancro (di circa il 25% in coloro che consumano molti prodotti biologici rispetto a coloro che si nutrono di cibi non-bio), il rischio di sovrappeso e obesità e quindi di malattie metaboliche (uno studio ha mostrato che il rischio di diabete di tipo 2 si riduce del 35% nelle persone che consumano molti prodotti biologici; un altro ampio studio di coorte prospettico, afferma che il consumo di alimenti biologici è inversamente proporzionale al rischio di diabete di tipo 2).

Essendo coltivato o allevato naturalmente, il cibo biologico rinforza le difese, migliora il metabolismo, stimola la rigenerazione dei tessuti, aiuta ad eliminare le tossine e ne previene la formazione nel corpo, riduce il rischio di patologie cardiache, favorisce la perdita di peso e migliora le abitudini del sonno.

Il valore nutrizionale del cibo biologico è molto alto e dunque assicura una buona salute. Il cibo biologico è fresco perché libero da alterazioni chimiche, come ad esempio l’aggiunta di conservanti che, se mantengono inalterato l’aspetto del cibo per molto tempo ne compromettono però la genuinità. La verdura e la frutta cresciuta in ambienti biologici sono prodotti ottimali così come la carne di animali allevati in aree verdi incontaminate, cresciuti senza ormoni o mangimi geneticamente modificati. Quindi, la dieta quotidiana che preveda il consumo esclusivo di prodotti biologici è una dieta sana, equilibrata, che scongiura l’insorgere di malattie gravi come il cancro.

Come riconoscere i PRODOTTI BIO

L’acquisto del prodotto biologico non è sicuramente facile nella giungla dei supermercati; certamente però l’etichetta ne attesta tutte le caratteristiche. Un prodotto biologico presenta sulla confezione il “logo di produzione biologica dell’Unione Europea”. La presenza del logo europeo significa che quel prodotto è riconosciuto e certificato come biologico dalla Comunità Europea ed a comprovarlo c’è il codice identificativo rilasciato dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (Mi.P.A.A.F.) all’ente di certificazione e l’indicazione dell’origine delle materie prime agricole. L’etichettadeve certificare e garantire che il prodotto in commercio provenga da un’agricoltura biologica applicando la dicitura “da agricoltura biologica”. L’etichetta deve inoltre riportare le seguenti specifiche:

  • Nome e indirizzo del proprietario, dell’operatore e del venditore del prodotto. Qualora l’alimento non sia confezionato, il consumatore può chiedere all’azienda produttrice di dimostrare che esso sia stato certificato come “biologico” da un organismo preposto al controllo.
  • Il codice identificativo dell’organismo di controllo. Tale codice viene immesso durante le fasi di controllo e di trasformazione del prodotto in questione. Se il prodotto è italiano, le prime cifre saranno “IT”.
  • Il nome del prodotto. Quest’ultimo deve essere accompagnato da un chiaro riferimento alla produzione biologica e al fatto che il 95% in peso degli ingredienti deve essere di origine biologica.

Un prodotto che presenti solo la dicitura “bio” senza un’etichettatura chiara, oppure ha una dicitura generica, tipo “Prodotto biologico” oppure “Prodotto bio”, senza le specifiche su indicate non è un prodotto sicuro, perché non risponde alle norme di legge.

Certificazione biologica

Si tratta di un certificato rilasciato da un organismo preposto, che riconosce alle aziende che agiscono in vari ambiti della filiera agroalimentare e zootecnica (dalla produzione alla commercializzazione di prodotti alimentari) il raggiungimento di determinati standard imposti dall’Unione Europea.

La certificazione viene concessa alle aziende soltanto al termine di un iter di valutazione sui processi produttivi, di trasformazione e di commercializzazione adottati in azienda. Ottenere la certificazione biologica non è semplice, dal momento che questa attesta come almeno il 95% degli ingredienti contenuti nel prodotto siano frutto di un’agricoltura senza pesticidi o di un allevamento non intensivo.

L’iter da seguire è lungo: gli allevatori e coltivatori bio dovranno attenersi in maniera ferrea al regolamento biologico. Saranno, infatti, sottoposti a numerosi sopralluoghi da parte degli enti preposti nominati dal MIPAAF (Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali) prima di avere la certificazione. Gli organi di controllo dovranno accertare il corretto utilizzo di prodotti che rispettino i protocolli.

Dal primo gennaio 2022 è entrato ufficialmente in vigore il nuovo Regolamento UE 848/2018,

norme relative alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici (dal 2022) – integrato dal Regolamento delegato (UE) 2021/716 modifica l’allegato II del regolamento (UE) 2018/848 per quanto riguarda le norme di produzione biologica relative ai semi germogliati e ai cespi di cicoria, ai mangimi per taluni animali d’acquacoltura e ai trattamenti antiparassitari d’acquacoltura.

https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32021R0716&from=EN

In Italia le regole alle quali attenersi per conseguire la certificazione “bio” sono dettate dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, il quale autorizza determinati organismi di controllo a verificare tutto il processo produttivo di una data azienda che faccia domanda di inizio di attività biologica. Gli organismi di controllo compiono delle ispezioni annuali (anche a sorpresa) in azienda ed effettuano delle analisi; dopodiché, redigono una relazione da sottoporre all’attenzione del Ministero e delle Regioni, le quali, insieme agli organismi stessi, in caso di mancato rispetto delle regole, possono comminare sanzioni che vanno dal richiamo scritto fino al ritiro del certificato di conformità.

Prodotto “a residuo zero” e “a residuo controllato”

Il prodotto si definisce a “Residuo Zero” quando i residui di prodotti fitosanitari di sintesi chimica sono inferiori o uguali a 0,01 mg/kg (10 ppb). Tale soglia è intesa come il limite di quantificazione analitica attualmente proposto dai laboratori di prova più qualificati per buona parte delle prove per la ricerca dei fitofarmaci.

Il residuo zero non è regolato da normative nazionali o europee, ma è regolato da standard privati, certificati da organismi di controllo accreditati.

Il “residuo zero” non ha il divieto di impiego di prodotti chimici, a differenza del biologico; tuttavia, per avere un prodotto a residuo zero i fitofarmaci non devono essere stati impiegati nell’ultima fase di vita produttiva e, altro fatto importante, i prodotti impiegati devono avere avuto un tempo di decadimento tale da non rilevarne la presenza sul prodotto. Da qui, appunto, la definizione “residuo zero”.

Il prodotto si definisce a “residuo controllato” quando i residui di prodotti fitosanitari di sintesi chimica sono inferiori o uguali al XX% del Limite Massimo Residui (LMR) previsto dalla legge.

Prodotto “biologico e biodinamico”

Nata negli anni Venti del XX secolo per opera del filosofo e scienziato tedesco Rudolf Steiner, si basa sull’interconnessione tra terreno e cielo. Secondo Steiner, la fattoria è un organismo in cui le relazioni tra gli elementi che la compongono ne permettono la sopravvivenza reciproca: e quindi tutti – terra, contadini, animali e piante – devono concorrere a fertilizzare, nutrire e mantenere in salute l’intero ecosistema.

Oltre ai metodi più tradizionali dell’agricoltura, la biodinamica raccoglie e si fonda su un insieme di procedure e operazioni ispirate all’antroposofia, all’astrologia, che mischiano valori filosofici con credenze sulle influenze astrali, con elementi come l’omeopatia e con principi esoterici. I princìpi dell’agricoltura biodinamica sono la biodiversità e la rotazione delle colture, l’osservazione delle fasi lunari e dei cicli planetari nella semina e nella coltivazione, l’utilizzo di “preparati”, cioè compost biodinamici autoprodotti per la concimazione, e il divieto di utilizzare prodotti chimici.

Tornata in voga alla fine degli anni Quaranta, l’agricoltura biodinamica è regolata oggi dall’associazione Demeter, l’unica in grado di fornire un marchio commerciale ai prodotti ottenuti seguendo le linee guida dell’agricoltura biodinamica. Per concedere questo marchio i prodotti devono essere innanzitutto biologici e anche biodinamici.

Redazione amaperbene.it

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