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Giusquiamo | Hyoscyamus Niger

Hyoscyamus niger (giusquiamo nero) è una pianta erbacea velenosa, annuale o biennale, della famiglia Solanacee; la pianta in passato è stata usata per i suoi effetti farmacologici. Nell’antichità e nel Medioevo aveva fama di erba magica ed era usato come narcotico o per favorire la pioggia.

La pianta è alta da 40 a 60 cm, presenta radici lunghe e fusiformi, fusto eretto, semplice o più spesso ramificato, rivestito di lunghi peli molli vischiosi che sono presenti anche nelle altre parti verdi della pianta; tali parti sono maleodoranti se stropicciate. Le foglie sono ovato-oblunghe, acutamente lobate di color verde-grigiastro opaco; quelle superiori sono amplessicauli, le inferiori sono picciolate. I fiori sono solitari o in gruppi poco numerosi, eretti o portati un po’ obliquamente, all’ascella delle foglie nella parte superiore della pianta e poiché non sbocciano simultaneamente, alla fine della fioritura risultano densamente raggruppati all’apice dei fusti e dei rami, in diverse fasi di fioritura. I fiori posseggono calice persistente a guisa di orciulo con 5 denti; la corolla è gamopetala, tubuloso–imbutiforme, un po’ irregolare a lembo espanso in 5 lobi petaliformi arrotondati: è di color giallo pallido con reticolo di venature e interno del tubo di color violetto-vinoso scuro. Il frutto è una capsula a pisside racchiusa nel calice, che si apre superiormente per permettere la disseminazione dei numerosi piccoli semi che vi sono contenuti.

La pianta si trova presso le case di campagna, dove sono frequenti le condizioni di terreno smosso ed alquanto ricco, presso concimaie o presso ruderi, oppure lungo le strade campestri dove fiorisce in piena estate. Ha avuto ampia propagazione lungo le vie della transumanza: per la sua complessiva vischiosità rimaneva, infatti, facilmente attaccata al vello delle pecore, che ne hanno, di conseguenza, favorito la diffusione lungo i sentieri e le zone di pascolo attraversate.

Il nome generico deriva dal greco antico e significa “fava del porco”; i maiali, infatti, sembra se ne possano cibare senza danni apparenti.

Si tratta di una pianta conosciuta sin dai tempi più antichi. Da sempre utilizzata come potente veleno, ma anche per curare mali, un tempo difficilmente rimediabili, tra cui, ad esempio, il mal di denti. Per tale motivo è stata chiamata, in passato, con il nome di dente cavallino, o con quello di erba di Sant’Apollonia, una santa invocata per la protezione da questo male.

Tutte le parti della pianta sono altamente velenose! ricchi di tossine sono soprattutto i semi e le radici. Le sostanze attive principali sono gli alcaloidi tropanici molto potenti: scopolamina, iosciamina ed apoatropina. Il giusquiamo bianco (Hyoscyamus albus), con fiori più piccoli, anche questi anulati di violetto, ha le medesime proprietà. Per estrazione, dalla pianta si ricava la ioscina.

Le parti in passato impiegate in terapia erano le foglie e i semi. Hanno proprietà sedative, spasmolitiche, analgesiche e narcotiche; danno luogo a midriasi, che è pericolosa in condizioni operative anche a bassi dosaggi, perché compromette, con la sedazione, la percezione visiva, ed i tempi di riflesso nervoso.

Data la notevolissima tossicità, il suo uso farmacologico è comunque rischioso. La valutazione del contenuto in sostanze attive è difficile, dato che le condizioni di crescita della pianta le fanno variare in maniera molto ampia, con grave rischio di sovradosaggi.

Nella medicina il giusquiamo è considerato il più antico anestetico e per la sua azione paralizzante e antispasmodica è stato usato nelle operazioni chirurgiche per molti secoli. L’olio di giusquiamo si trovava fino a pochi decenni fa in farmacia, come frizione ad uso analgesico ed anti-infiammatorio. La medicina popolare apprezzava l’erba per fumigazioni contro la tosse e difficoltà respiratorie, ma i fluttuanti contenuti dei principi attivi nella pianta secca comportavano un rischio elevato di sovradosaggio.

Il principio attivo scopolamina è ora prodotto sinteticamente ed i suoi derivati sono oggi utilizzati per varie indicazioni: come collirio per la dilatazione delle pupille, come cerotto contro il mal d’auto e sotto forma di compresse o supposte per dolori spastici del tratto gastrointestinale.

In Omeopatia il Giusquiamo è ritenuto un rimedio costituzionale e viene prescritto, in dosaggio appropriato, nelle forti agitazioni, convulsioni, insonnia e diarrea.

Curiosità

Il giusquiamo è menzionato come una medicina nel Papiro di Ossirinco, datato 1 secolo d.C.

Plinio la descrive come pianta che altera la mente e disturba la testa, effetti da cui deriva, probabilmente, il nome volgare antico di disturbio, con cui il giusquiamo è stato pure appellato.

Nell’Amleto di William Shakespeare il re, padre di Amleto, viene ucciso per avvelenamento da giusquiamo versatogli nell’orecchio durante il sonno.

Nel romanzo Salammbô (it. Salambò), al cap. XIII, Gustave Flaubert si riferisce ai «bevitori di giusquiamo» come i più feroci difensori della città di Cartagine, assediata dai suoi ex-mercenari: inaffidabili, però – perché, «quando erano assaliti da una crisi, si credevano bestie feroci e balzavano sui passanti, sbranandoli».

Nel Romanzo di Nostradamus scritto da Valerio Evangelisti: bevendo un infuso a base di Giusquiamo miscelato alla Pilosella, Michel de Nostre-Dame, riusciva ad accedere all’Ottavo Cielo, l’Abrasax, fonte meravigliosa ed altrettanto terribile delle sue funeste profezie. Nel romanzo ‘Paziente 64’ del danese Jussi Adler-Olsen, è usato in varie occasioni come veleno.

Nella serie tv Spartacus viene utilizzata dal medico per ristorare i gladiatori feriti.

Nel film “La papessa” viene somministrato, insieme al colchico, dalla protagonista al papa affetto da gotta.

Nella serie tv Merlin viene usata dalla regina Ginevra, incantata dalla sacerdotessa Morgana Pendragon, per avvelenare il re dopo avergli somministrato della valeriana come sedativo.

Nel libro “War Day” di W. Streiber e J. Kunetka viene usata come veleno per l’eutanasia dei colpiti da radiazioni.

In tedesco questa pianta aveva lo strano soprannome popolare “Altsitzerkraut” dovuto al fatto che in tempi passati cresceva abusivamente negli orti rurali per portare apparentemente una morte più rapida “ai vecchi nullafacenti”.

Fino al XVII secolo, questa erba veniva anche aggiunta alla birra per migliorarne l’effetto. In seguito, a causa della legge di purezza della birra, il giusquiamo e molti altri ingredienti non poterono più essere utilizzati nella produzione della birra. Ci sono prove che il nome della città di Pilsen, (“Pilsen Beer”), è anche legato alla coltivazione di questa pianta.

Nel linguaggio dei fiori, il giusquiamo è il simbolo del difetto: l’intera pianta, invero, non ha alcun elemento apprezzabile, essendo sia maleodorante, sia velenosa.

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