Salute

La diagnostica del tumore alla prostata oggi

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Il tumore alla prostata rappresenta oggi la neoplasia più frequente nella popolazione maschile in Italia. Secondo le le ultime stime del rapporto AIOM-AIRTUM “I numeri del cancro in Italia 2024”, in Italia nel 2024 sono stati registrati, circa 40.192 nuovi casi di tumore della prostata. Nonostante l’incidenza elevata, la probabilità che la malattia abbia un esito infausto è bassa, soprattutto se si interviene in tempo. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi si attesta infatti al 91%, una tra le percentuali più alte in caso di tumore, soprattutto se si tiene conto dell’avanzata età media dei pazienti. Attualmente sono circa 485.000 gli uomini che convivono con una diagnosi di carcinoma prostatico.

Il tumore alla prostata è spesso asintomatico nelle fasi iniziali; quando i sintomi si manifestano, includono difficoltà a urinare, frequente necessità di urinare e dolore o bruciore durante la minzione. Altri sintomi possono essere la presenza di sangue nelle urine o nello sperma e, nei casi avanzati, dolori ossei. È importante notare che questi sintomi possono anche derivare da condizioni benigne, come l’ipertrofia prostatica benigna.

La diagnosi precoce del cancro della prostata permette di individuare la neoplasia nelle sue fasi iniziali, aumentando in modo significativo le probabilità di successo del trattamento.

L’iter per una diagnosi precoce prevede

  • Test del PSA: Un semplice esame del sangue che misura l’antigene prostatico specifico, una proteina prodotta dalla ghiandola. Valori alti possono segnalare un tumore o problemi benigni.
  • Esplorazione Rettale Digitale (ERD): Una breve palpazione eseguita dall’urologo per controllare la consistenza e la forma della prostata.
  • Risonanza Magnetica e Biopsia: Approfondimenti usati se il PSA è sospetto per individuare con precisione eventuali lesioni.

Il PSA viene utilizzato da molti anni come metodo standard per la diagnosi precoce del tumore alla prostata e ha contribuito in modo significativo alla diminuzione della mortalità per questa malattia negli ultimi due decenni. Tuttavia, il PSA viene criticato a causa della sua limitata specificità. Inoltre fornisce risultati falsi positivi nel 70-80% dei casi. Infine, il 30-50% dei tumori alla prostata aggressivi non viene rilevato nonostante l’analisi del PSA. Queste considerazioni hanno portato alla introduzione di metodi diagnostici più precisi che consentano una diagnosi più accurata e riducano al minimo gli interventi non necessari.

Il test Stockholm3 è un’innovativa analisi del sangue per la diagnosi precoce del carcinoma prostatico. Esso combina marcatori proteici (PSA libero e totale, PSP94, GDF15 e KLK2) con marcatori di rischio genetici, i cosiddetti polimorfismi a singolo nucleotide (SNP, ingl. Single Nucleotide Polymorphism), che vengono analizzati in laboratorio. Il medico curante registra inoltre alcuni dati clinici, tra cui: età, anamnesi familiare di tumore alla prostata, precedenti biopsie, assunzione di inibitori del 5-alfa-reduttasi.

I dati raccolti vengono analizzati con un algoritmo sviluppato da A3P Biomedical per determinare con precisione il rischio individuale di tumore alla prostata aggressivo del paziente.

Il test è omologato per uomini di età compresa tra 45 e 74 anni senza una precedente diagnosi di tumore alla prostata. Ai pazienti con un livello di PSA compreso tra 1,5 e 20 ng/ml si raccomanda di sottoporsi al test Stockholm3 per valutare con maggiore precisione il rischio di tumore alla prostata. Quindi il l PSA viene utilizzato per identificare gli uomini da prendere in considerazione per il test Stockholm3. Solo in caso di aumento dello score di rischio durante il test Stockholm3 si raccomanda una tomografia a risonanza magnetica (MRT). Stockholm3 è concepito come completamento dell’analisi del PSA e ne amplia il valore diagnostico senza sostituirlo.

Il test Stockholm3 è supportato da solide evidenze cliniche basate su studi con oltre 90 000 partecipanti e più di 40 pubblicazioni cliniche. Il test è in uso con successo in Svezia, Norvegia e Finlandia dal 2017 ed è ora disponibile anche in altri Paesi europei.

Il test è stato introdotto nel 2015 come modello innovativo per ridurre le biopsie non necessarie in caso di alterazioni benigne o di tumori alla prostata di basso grado, garantendo al contempo la stessa affidabilità dell’analisi del PSA nella diagnosi del tumore alla prostata clinicamente significativo. In uno studio condotto su 58.818 partecipanti svedesi, il modello ha dimostrato una riduzione delle biopsie non necessarie del 44% e una riduzione delle diagnosi di carcinoma prostatico clinicamente insignificante del 17%. Allo stesso tempo, ha dimostrato la sua affidabilità nella diagnosi del tumore alla prostata con un Gleason score di almeno 7.

Nel 2021, un ulteriore studio condotto su 12.750 partecipanti ha confermato che l’impiego del test Stockholm3 al posto dell’analisi del PSA in un contesto di screening, in combinazione con la MRT e biopsie guidate dalla MRT, riduce il numero di MRT del 36% e quello delle biopsie dell’8%, senza compromettere la capacità di diagnosi del tumore alla prostata clinicamente significativo. Ciò sottolinea il potenziale del test nell’evitare interventi non necessari, pur mantenendo l’accuratezza diagnostica.

In sintesi, i vantaggi di Stockholm3 sarebbero:

  • Rileva i carcinomi prostatici aggressivi già in stadio precoce, anche con bassi livelli di PSA
  • Riduce la sovradiagnosi di carcinomi prostatici clinicamente insignificanti e minimizza la necessità di biopsie prostatiche invasive
  • Fornisce una valutazione del rischio personalizzata in base all’età e all’anamnesi familiare
  • Semplifica l’interpretazione dei risultati tramite raccomandazioni d’azione chiare e precise
  • Mostra un promettente potenziale di riduzione dei costi sanitari
  • Validato in diversi gruppi etnici
www.laborteam.ch/_Resources/Persistent/3/3/8/5/3385efd16a46b250b09f9c1e5048f716032b2343/M14242_Stockholm3_I.pdf

Redazione amaperbene.it

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