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L’invecchiamento è il processo biologico universale, continuo e progressivo, purtroppo inevitabile di declino funzionale dell’organismo nel tempo. Riguarda il graduale logoramento delle cellule e dei tessuti; può essere accelerato da malattie o cattivi stili di vita; segna in definitiva il trascorrere del tempo sull’età biologica e anagrafica.
La longevità indica la capacità di raggiungere un’età avanzata, focalizzandosi sul
vivere a lungo ma soprattutto in buona salute fisica e mentale (healthspan). Questo obiettivo è particolarmente perseguito negli ultimi tempi; il desiderio è quello di aggiungere vita agli anni, non solo anni alla vita, mantenimendo l’autonomia e piene funzioni cognitive per ritardare o prevenire la fragilità e le malattie croniche. E’ influenzata in gran parte (per l’80-90%) da stile di vita, movimento e nutrizione.
Secondo la Genesi, il patriarca Abramo visse 175 anni. Suo figlio, Isacco, arrivò a compierne 180. Due giovincelli, se si pensa che i patriarchi antidiluviani come Set, Matusalemme e Noè (vissuti, appunto, prima del Diluvio Universale) morirono, stando al racconto biblico, rispettivamente a 912, 969 e 950 anni. Ancora oggi con l’appellativo “matusalemme” o “matusa” ci si riferisce con accezione dispregiativa a una persona molto vecchia, nel senso di antiquata, retrograda, fossilizzata su una visione del mondo anacronistica e desueta. Talvolta questa immagine si accompagna all’idea di un corpo senescente: stanco, lento, curvo e raggrinzito, con i lineamenti scavati e la voce tremolante. Ma, senza scomodare i patriarchi, fino a alla metà del secolo scorso la gran parte degli over 70 aveva davvero le sembianze di un ultracentenario.
Oggi gli indicatori demografici Istat indicano che le persone con più di 65 anni sono circa 14,8 milioni e rappresentano il 25,1% della popolazione totale. Il numero continua a crescere ogni anno, confermando l’Italia tra i Paesi più longevi e con la popolazione più anziana d’Europa.
Insomma, quella che era “la vecchiaia” 500 anni fa, oggi non è più un fenomeno eccezionale ma una condizione diffusa che ha indotto sociologi e scienziati a spostare sempre più avanti l’inizio della terza età (alla quale segue una quarta età e persino una quinta). Questo processo ha reso più difficile la definizione di “anziano”, diventato una sorta di termine ombrello che si riferisce a 4 gruppi differenti: giovani anziani (64-74 anni), anziani (75 – 84 anni), grandi anziani (85 – 99 anni) e centenari. Come si vede, il criterio dell’età anagrafica, un tempo sufficiente a identificare l’anziano, è diventato molto più labile, perdendo buona parte della sua utilità.
Nel ventunesimo secolo l’invecchiamento va inteso, più che come una questione meramente anagrafica, come un processo multifattoriale che coinvolge vari aspetti: biologici, culturali, sociali ed economici. In breve, gli anziani di oggi sono più giovani di quelli di ieri. La sfida del mondo contemporaneo, allora, non è tanto invecchiare, ma invecchiare bene. Il segreto è mantenersi attivi e in salute anche quando l’organismo non è più giovanissimo, cominciando prima dei 40 anni. Il paradigma dell’healthy and active aging prende in considerazione i fattori modificabili sui quali si può agire per ridurre l’impatto del tempo che passa e migliorare la qualità dell’invecchiamento. Consiste nell’adozione di uno stile di vita sano e di un atteggiamento preventivo, che significa non solo alimentarsi correttamente e svolgere un’adeguata attività fisica per tutto l’arco della vita, ma anche dormire bene e sufficientemente, intrecciare buone relazioni sociali, incentivare le emozioni positive, partecipare alla vita della comunità, coltivare hobby e interessi gratificanti attraverso il rapporto con l’arte, la cultura e l’ambiente, tenere viva la tensione al futuro, la dimensione del progetto e del desiderio.
Grazie alla tecnologia e allo sviluppo del sistema di welfare l’anziano di oggi, a differenza dell’anziano di ieri, appare meno incline ad un atteggiamento di rinuncia verso la vita e possiede maggiori risorse per sentirsi appagato. È sempre più motivato a investire le proprie energie piuttosto che a rimanere inoperoso, sempre più desideroso di affermare il proprio valore al di là degli stereotipi e dei pregiudizi che ancora lo colpiscono.



