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Tamarindo | Tamarindus indica

Il tamarindo (Tamarindus Indica L.) è un albero da frutto tropicale appartenente alla famiglia delle Fabaceae, originario dell’Africa Orientale e India, ma ora presente in aree tropicali asiatiche e dell’America Latina. È l’unica specie del genere Tamarindus. Il tamarindo è utilizzato per l’alimentazione, per scopi ornamentali e anche per le sue proprietà medicinali.

Il termine tamarindo deriva dall’arabo تمر هندي tamr hindī, “dattero dell’India”.

Il tamarindo è un albero, latifoglie e sempreverde, massiccio che può raggiungere i 30 metri di altezza e più di sette metri di circonferenza. L’altezza viene tuttavia raggiunta grazie allo sviluppo dei rami perché il fusto rimane poco sviluppato. Ha una crescita lenta ed è un albero longevo diventando plurisecolare. Le foglie pennato-composte, lunghe fino a 15 cm, sono costituite di numerose foglioline. Come accade in altre specie di leguminose, le foglie si richiudono durante la notte. Le foglie sono caduche durante la stagione asciutta solo nei luoghi che hanno una stagione secca particolarmente prolungata. I fiori sono poco appariscenti, gialli con strie rosse o arancioni, riuniti in infiorescenze (racemi). L’albero produce come frutti dei baccelli marroni eduli, che contengono polpa marrone e semi duri. I legumi sono lunghi generalmente 10–15 cm, leggermente incurvati, e contengono fino a una dozzina di semi, biancastri. In condizioni normali, l’albero fruttifica non prima del suo sesto-settimo anno d’età. Il legno ha un midollo duro e compatto, rosso scuro, intorno è più giallastro.

Il tamarindo viene utilizzato nella preparazione di bevande rinfrescanti. E’ significativo che le popolazioni del deserto sono solite masticarne le foglie per combattere la sete.

In campo erboristico, alla pianta vengono attribuite proprietà lassative. In commercio è possibile reperire diversi prodotti (integratori alimentari) contenenti estratti di tamarindo utilizzati per ottenere il suddetto effetto; inoltre, è altresì possibile reperire la marmellata di tamarindo.

Il tamarindo ha grande valore nutrizionale: la polpa si compone per il 31% di acqua, 57% di zuccheri, 5% da fibre alimentari, ceneri, proteine e grassi. I costituenti principali sono pectine e zuccheri semplici. Tra i vari minerali presenti nel tamarindo c’è in elevate quantità il potassio, fosforo, magnesio, sodio, calcio e selenio, mentre è fonte di vitamina A, B1, B2, B3, B5, B6, vitamina C, K, e J. Il tamarindo è ricco (12%) di acido tartarico, un potente antiossidante.

Polpa, foglie e corteccia hanno applicazioni mediche. Il principio attivo del tamarindo (tamarindina) svolge un’azione antinfettiva ed antibatterica risultando efficace contro aspergillus niger, candida albicans, Staphylococcus aureus, Bacillus subtilis, Escherichia coli e Pseudomonas aeruginosa. A basse dosi regola le funzioni intestinali, mentre a dosi più alte ha un effetto lassativo. La polpa dei frutti di tamarindo è da sempre impiegata nella medicina popolare come rimedio per contrastare la costipazione, sia acuta che cronica, e per il trattamento dei disturbi di cistifellea e fegato. La polpa appiccicosa è ricca fonte di polisaccaridi alimentari, emucellulose, mucillaggini, pectine e tannini. Il frutto contiene molti oli volatili come limonene, geraniolo, safrolo, acido cinnamico, salicilato di metile e pirazina. Insieme questi composti regalano al tamarindo le sue proprietà medicinali.

In cucina viene utilizzato nella preparazione del Pad Thai, piatto tipico della tradizione tailandese. È un ingrediente della salsa Worcestershire e del cocktail Poko Loko.

È bene sapere che l’assunzione di tamarindo interferisce con quella di alcuni farmaci, quali l’aspirina (in quanto il tamarindo ne aumenta la biodisponibilità e quindi l’effetto); cautela è richiesta anche nel caso di assunzione di farmaci antidiabetici e ibuprofene.

In Italia il Tamarindo è noto come sciroppo, ottenuto dalla cottura della polpa in acqua e zucchero fino ad ottenere una crema e usato come bibita dissetante o per la preparazione di granite.

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