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Mirtillo | Vaccinium Myrtillus

Il mirtillo nero (Vaccinium myrtillus) è un arbusto da frutto appartenente alla famiglia delle Ericaceae e al genere dei Vaccinium, il cui frutto, il mirtillo, viene catalogato tra i frutti di bosco.

Non va confuso con il mirtillo gigante americano, specie ampiamente coltivata e venduta, alta fino a 2–3 m e con frutti più grandi.

Il mirtillo nero è un piccolo arbusto, caducifoglia e latifoglia, con portamento espanso di altezza compresa tra 20 e 60 cm, le cui foglie sono ovali e verde chiaro. Si allarga più in orizzontale che in verticale, ma con crescita molto lenta. I fiori sono bianchi e hanno una forma tipica a orcio rovesciato, con petali saldati tra loro, come tutte le Ericacee. L’ovario è infero. La fioritura si ha in maggio, mentre la fruttificazione in luglio-agosto. I frutti sono piccole pseudobacche bluastre, in quanto hanno l’aspetto di bacche, ma alla loro formazione contribuiscono ovario, sepali, petali e stami.

Il nome Vaccinium ha un’origine non sicura e deriverebbe dal termine greco “vakintos” che significa giacinto a fiore blu, in riferimento al colore delle bacche. Myrtillus è invece il diminutivo di myrtus, che significa mirto, per la somiglianza delle bacche e delle foglie con quelle del mirto.

I mirtilli generalmente crescono nelle zone montane (sulle Alpi e gli Appennini), nei boschi e trovano la loro maggiore diffusione sui terreni ricchi di humus. Secondo alcune recenti ricerche effettuate negli Stati Uniti, queste piccole bacche, sarebbero dotate di un enorme quantitativo di sostanze antiossidanti, come tannini, flavonoidi glicosidici, acidi fenolici, pectine, triterpeni, polifenoli quali procianidine e antocianodine [Wichtl M, 1996]. Gli estratti della pianta vengono utilizzati per la cura di diabete, disturbi gastrointestinali, dell’apparato renale ed urinario, per l’artrite, la gotta, le emorroidi e le dermatiti [Leung A.Y., Foster S, 1996; Anderhuber R, 1991]. Inoltre, grazie al suo contenuto in flavonoidi, il mirtillo trova impiego in ambito oculistico per il trattamento della cataratta, del glaucoma e delle malattie vascolari e degenerative della retina [Tyler VE, 1994].

Si distinguono tre differenti varietà: mirtillo nero, rosso e blu.

  • Il mirtillo nero è quello maggiormente ricco di principi salutari. Infatti contiene zuccheri e molti acidi, in particolare l’acido citrico (che protegge le cellule) ma anche l’acido ossalico, l’idrocinnamico e il gamma-linolenico. L’acido ossalico è quello che conferisce il classico sapore asprigno del frutto; l’acido idrocinnamico è molto efficace perché è in grado di neutralizzare le nitrosammine cancerogene (prodotte nell’apparato digerente in conseguenza dell’ingestione di nitrati); l’acido gamma-linolenico invece è molto utile al sistema nervoso perché previene la nefropatia diabetica. Ma non è tutto: il mirtillo nero è particolarmente ricco di acido folico (una vitamina molto importante per le varie numerose funzioni che svolge) e contiene tannini e glucosidi antocianici, i quali oltre a dare al frutto il suo caratteristico colore, riducono la permeabilità dei capillari e ne rafforzano la struttura. Il mirtillo è infatti particolarmente indicato per i pazienti colpiti da insufficienza venosa grazie ai suoi principi attivi, quali gli antocianosidi, che conferiscono proprietà vitaminiche P, e quindi mantengono resistenti ed elastici i capillari e le pareti dei vasi sanguigni. Le antocianine, presenti in grandi quantità, rafforzano il tessuto connettivo che sostiene i vasi sanguigni e ne migliorano l’elasticità ed il tono. Riescono in tal modo a svolgere un’azione antiemorragica nonché contro i radicali liberi. Tutte questa sostanze poi favoriscono e aumentano la velocità di rigenerazione della porpora retinica, migliorando la vista specialmente la sera, quando c’è poca luce. Ricca la presenza di vitamina A e C (quelle in maggior quantità), ma anche di vitamine B1, B2, PP e di sali minerali essenziali per il nostro organismo (calcio, fosforo, ferro, sodio e potassio), che conferiscono alle bacche un’azione antiossidante.

Secondo ricercatori dell’Università Tufts, a Boston, il mirtillo nero (meglio se consumato sotto forma di tisana) sarebbe un potente antidoto per migliorare la memoria ed ottenere un effetto positivo sull’equilibrio e sulla coordinazione motoria nell’Alzheimer. Anzi, il processo di invecchiamento potrebbe addirittura retrocedere. Le molecole responsabili di questo straordinario “ringiovanimento” sono le “antocianine“, sostanze naturali che conferiscono al frutto il caratteristico colore azzurro, presenti, con una diversa percentuale, anche nelle fragole e negli spinaci. Le antocianine intervengono neutralizzando i radicali liberi, che “stressano” le cellule facendole invecchiare prima e spesso danneggiandone il DNA, fenomeno che porta alla degenerazione tumorale.

  • Il mirtillo rosso (Vaccinium vitis-idaea) è una piccola pianta da frutto appartenente alla famiglia delle Ericaceae e al genere Vaccinium. Per le sue bacche, il mirtillo rosso è catalogato tra i frutti di bosco. Non va confuso, come spesso accade, con due specie diverse appartenenti al medesimo genere, l’ossicocco americano (Vaccinium macrocarpon, detto cranberry in inglese) o con la mortella di palude (Vaccinium oxycoccos). L’habitat originario della specie è quello delle foreste circumboreali dell’Eurasia settentrionale e del Nord America, e si estende dall’area temperata fino ai climi subartici.

Il mirtillo rosso è un piccolo arbusto sempreverde che si presenta in forma di cespugli polloniferi semilignei, con fusto perenne e steli striscianti a sviluppo orizzontale (stoloni), lunghi fino a 2-3 metri. Le foglie sono piccole e ovali, di colore verde brillante nella pagina superiore, più pallido nella pagina inferiore. I getti verticali (5-8 cm) che si sviluppano dalle gemme sugli stoloni, possono essere vegetativi o dare origine al frutto. Nelle aree paludose può dare origine a fitti intrecci di tralci e radici. In altezza non supera i 20-30 cm. I fiori sono bianco-rosati, a forma di campanula, rivolti verso il suolo. Sono formati da 4 petali ricurvati all’indietro e possono trovarsi singoli o raccolti in piccoli grappoli. Fioriscono nella seconda metà dell’estate. I frutti sono bacche tonde ed eduli, di circa 0,5-1 cm di diametro; la loro buccia è lucida e dura, di un colore rosso brillante che volge al rosso scuro col procedere della maturazione. La polpa è densa e ricca di semi, di gusto acidulo e astringente per l’elevato contenuto di tannini, che conferiscono al mirtillo rosso proprietà antiossidanti.

Il mirtillo rosso differisce da quello nero non solo per il colore e il sapore, ma anche per consistenza delle foglie, che si presentano coriacee, lucenti e persistenti. Il mirtillo rosso (ricco di ferro, vitamina C e fibre) è diffuso in molte regioni dell’Europa e nelle zone collinari e montane dell’Italia (specialmente sulle Alpi e sugli Appennini settentrionali) e il terreno che predilige è quello soleggiato o parzialmente ombroso. I suoi frutti sono molto saporiti. In medicina i mirtilli rossi vengono utilizzati al prevenire e curare le infezioni alle vie urinarie (in particolar modo la cistite provocata da Escherichia coli, riducendone la quantità nelle urine); la sua efficacia è apprezzabile anche per quanto riguarda le micosi e i virus. Quantità ridotte di mirtilli rossi possono ridurre il livello di calcio nell’urina, evitando situazioni di aggravamento, per chi soffre di calcoli renali. La sua utilità è dimostrata anche come coadiuvante in caso di diarrea, nelle stitichezze, e nei problemi legati al colon irritabile e alle emorroidi. Infine, i mirtilli rossi hanno anche la capacità di attenuare i piccoli inestetismi della pelle quale la couperose. Per quanto riguarda invece il loro utilizzo dal punto di vista alimentare, i mirtilli rossi vengono utilizzati per la preparazione di ottime marmellate, conserve e gelatine, o per essere gustate con l’aggiunta di un po’ di succo di limone e zucchero, magari “accompagnate” da more e lamponi, a costituire la classica coppa di frutti di bosco, servita e consumate specialmente nelle località alpine. Anche la grappa che si ottiene dalla macerazione di questi frutti (con un alto grado alcolico), ha un sapore intenso e delicato e viene acquistata in grandi quantità dalle migliaia di turisti che si recano a soggiornare nei caratteristici paesini di montagna.

I mirtilli rossi, come accennato, hanno proprietà rinfrescanti, astringenti, toniche, e diuretiche e contengono numerosi principi attivi, fra cui le vitamine A e C, l’acido citrico e quello malico, la mirtillina, fosforo, calcio, manganese. L’azione di queste vitamine è apprezzabile soprattutto per quanto riguarda i problemi legati ai capillari (ne rinforza infatti le pareti). Ecco perché in caso di couperose vengono prescritte dagli specialisti, creme a base di mirtilli o rimedi quali quello di creare in casa una maschera per il viso contro questo inestetismo.

Le foglie del mirtillo meritano una menzione speciale; contengono tannino, glucosidi flavonoidi e glucochina, sostanza che abbassa il contenuto di glucosio (zuccheri) nel sangue: possiedono cioè gli effetti astringenti e antidiarroici dei frutti, ma sono anche ipoglicemizzanti; si consigliano quindi ai chi soffre di diabete, in quanto consentono di ridurre le dosi di farmaci per via orale o quelle di insulina. Dai giovani getti della varietà Vaccinum vitis idaea (mirtillo rosso) si ricava il gemmoderivato. Questo macerato glicerico è l’antinfiammatorio per eccellenza dell’intestino. La sua azione regolatrice, corregge gli squilibri della mobilità enterocolica cioè in caso di stitichezza o diarrea, e ripristina l’attività enzimatica intestinale. Per questa ragione si utilizza nel trattamento della sindrome dell’intestino irritabile, perché elimina la flatulenza, dovuta alla fermentazione delle feci, sfiamma le pareti e normalizza il funzionamento dell’intestino, soprattutto del colon.

  • Il mirtillo blu cresce in gran parte dell’Europa e si differenzia dalla varietà di colore nero per il sapore oltre che per l’aspetto. Le proprietà, tuttavia, sono simili: il mirtillo blu reca benefici ai vasi sanguigni, rendendoli più elastici e più tonici, ed è uno dei rimedi naturali più efficaci contro la cellulite, le vene varicose e la ritenzione idrica.

Grazie alle sostanze benefiche presenti in esso, infatti, elimina i liquidi in eccesso che causano inestetismi. Tra i benefici del mirtillo blu, inoltre, c’è anche quello di essere un forte antiossidante: grazie agli antociani, sostanze che combattono l’invecchiamento dell’organismo, assumere questo frutto riesce anche a proteggere da malattie cardiache e tumori. Infine da evidenziare sono anche i suoi effetti diuretici: un decotto di foglie di mirtillo blu è ottimo in caso di problemi al tratto intestinale, essendo vasocostrittrice.

Vari studi clinici hanno messo in evidenza il rischio di interazione farmacologica tra prodotti a base di mirtillo e warfarin, con un effetto che si manifesta attraverso un incremento nei valori di INR [Paeng CH, Sprague M, Jackevicius CA, 2007; Suvarna R et al, 2003]. In un caso il paziente è deceduto per via di una grave emorragia gastrointestinale e pericardiale [Suvarna R et al, 2003], mentre negli altri casi la sospensione del rimedio erboristico e la somministrazione di vitamina K hanno favorito la stabilizzazione dei valori di INR [Grant P, 2004; Rindone JP, Murphy TW, 2006]. Inizialmente, è stato ipotizzato che alla base di tale interazione vi fosse un effetto inibitorio da parte dei flavonoidi del mirtillo sull’isoenzima CYP2C9 del citocromo P450, il principale sistema di metabolizzazione del warfarin, coinvolto anche nella biotrasformazione di tali principi attivi [Medicines and Healthcare Products Regulatory Agency, 2003]. Tuttavia, un recente studio clinico, condotto su soggetti sani, ha evidenziato un’interazione farmacodinamica tra warfarin e mirtillo che si esplicherebbe attraverso il coinvolgimento dei fattori II e X della coagulazione i quali contribuiscono in maniera significativa all’effetto clinico del warfarin [Mahé I et al, 2006; Sarode R et al, 2006]. Sembra inoltre che il mirtillo evidenzi un’interazione genotipo-dipendente coinvolgente un particolare genotipo definito VKORC1, che sembra essere implicato nella variabilità genetica della risposta terapeutica al warfarin [Sconce EA et al, 2005].

Sulla base di tali evidenze, ai pazienti in trattamento con warfarin viene suggerito di evitare l’utilizzo di prodotti a base di mirtillo e comunque si consiglia di sottoporsi ad un costante e attento monitoraggio dei valori di INR.

Bibliografia

  1. Anderhuber R. Vaccinium myrtillus. Aust J Med Herbalism 1991; 3: 13-14.
  2. Grant P. Warfarin and cranberry juice: An interaction? J Heart Valve Dis 2004; 13: 25-26.
  3. Leung A.Y., Foster S.. Encyclopedia of Common Natural Ingredients Used in Food, Drugs, and Cosmetics, 2nd ed. New York: John Wiley & Sons, Inc. 1996; 84-85.
  4. Mahé I et al, Interaction between paracetamol and warfarin in patients: a double-blind, placebo-controlled, randomized study. Haematologica 2006; 91: 1621-7.
  5. Medicines and Healthcare Products Regulatory Agency, Committee on Safety of Medications. Possible interaction between warfarin and cranberry juice. CurrProb Pharmacovigil 2003; 29: 8.
  6. Paeng CH, Sprague M, Jackevicius CA. Interaction between warfarin and cranberry juice. Clin Ther 2007; 29: 1730-5.
  7. Rindone JP, Murphy TW. Warfarin-cranberry juice interaction resulting in profound hypoprothrombinemia and bleeding. AmJ Tker 2006; 13: 283-284.
  8. Sarode R et al, Poor correlation of supratherapeutic international normalised ratio and vitamin K-dependent procoagulant factor levels during warfarin therapy. Br J Haematol 2006; 132: 604-7.
  9. Sconce EA et al, The impact of CYP2C9 and VKORC1 genetic polymorphism and patient characteristics upon warfarin dose requirements: proposal for a new dosing regimen. Blood 2005; 106: 2329-33.
  10. Suvarna R et al, Possible interaction between warfarin and cranberry juice. BMJ 2003; 327: 1454.
  11. Tyler V.E. Herbs of Choice: The Therapeutic Use of Phytomedicinals. New York: Pharmaceutical Products Press 1994.
  12. Wichtl M. Monographien-Kommentar. In: Braun, R. et al. 1997. Standardzulassungen für Fertigarzneimittel-Text and Kommentar. Stuttgart: Deutscher Apotheker Verlag 1996.

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