Erbe aromatiche

Lentisco – Pistacia lentiscus L.

Il lentisco (Pistacia lentiscus L., 1753) è un arbusto o piccolo albero sempreverde della famiglia delle Anacardiacee. Secondo il vocabolario Treccani, può essere chiamato anche “lentìschio”.

Originario dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, ha portamento eretto, molto ramificato, e può raggiungere 4-5 m di altezza e 2-3 m di larghezza; la chioma è generalmente densa per la fitta ramificazione, tondeggiante, e presenta un fusto molto corto, anche se talvolta si può sviluppare ad alberello. L’intera pianta emana un forte odore resinoso. Il lentisco è una specie dioica, con fiori femminili e fiori maschili separati su piante differenti.

La corteccia è grigio cinerina, il legno di colore roseo; le foglie sono composte, costituite da 10-12 foglioline ovali, di colore verde scuro brillante, cuoiose, lucide; all’inizio della primavera all’ascella fogliare sbocciano piccoli fiorellini riuniti in racemi, di colore verdastro i fiori femminili, più scuri e tendenti al rosso i fiori maschili; in estate i fiori lasciano il posto ai piccoli frutti, delle bacche tondeggianti di colore rosso, che divengono nere a maturazione, in inverno. Le foglie e i rami sono intensamente profumati, la resina contenuta nella corteccia veniva utilizzata per produrre un mastice gommoso fin dall’antichità, chiamato in greco mastiche, da cui deriva appunto la parola italiana mastice; ancora oggi la pianta viene utilizzata in erboristeria e nell’industria dei profumi.

Il frutto è una piccola drupa sferica o ovoidale, di 4–5 mm di diametro, è commestibile ed ha un sapore simile all’uva passa. Inizialmente è rossastra e con tempo volge al nerastro. Il seme è identico a quello del pistacchio ed è edule. In alcune zone (per esempio nel Nord dell’Africa) entra nella composizione di zuppe in abbinamento per esempio a dei legumi.

La fioritura ha luogo in primavera, da aprile a maggio. I frutti rossi sono ben visibili in piena estate e in autunno e maturano in inverno.

Il nome italiano di questo albero deriva dal latino e significa “viscoso” in riferimento, probabilmente, al liquido che si può ricavarne.

Il lentisco è una specie diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo prevalentemente nelle regioni costiere, in pianura e in bassa collina. In genere non si spinge oltre i 400-600 metri. La zona fitoclimatica di vegetazione è il Lauretum. In Italia è diffuso in Liguria, nella penisola e nelle isole. Sul versante adriatico occidentale non si spinge oltre Ancona. In quello orientale risale molto più a Nord, arrivando a tutta la costa dell’Istria.

È una pianta eliofila, termofila e xerofila, resiste bene a condizioni prolungate di aridità, mentre teme le gelate. Non ha particolari esigenze pedologiche.

Al lentisco vengono riconosciute proprietà pedogenetiche ed è considerata una specie miglioratrice nel terreno. Il terriccio presente sotto i cespugli di questa specie è considerato un buon substrato per il giardinaggio. Per questi motivi la specie è importante, dal punto ecologico, per il recupero e l’evoluzione di aree degradate.

Utilizzi

Pur avendo perso gran parte della sua antica importanza, il lentisco è una specie che ha ancora una larga utilizzazione per molteplici scopi.

La resina si può estrarre praticando incisioni sul fusto e sui rami in piena estate e raccogliendola dopo che si è rappresa all’aria. Si sottopone a lavaggio per eliminare le impurità e si conserva dopo essiccazione in contenitori di legno.

La resina del lentisco è detta mastice di Chio o mastic e in diverse lingue è indicata con il termine di mastice. La pianta veniva infatti chiamata “albero del mastice”. Da questo si ricavava una gomma di colore giallo dal profumo e dal sapore molto aromatico usata in passato come gomma da masticare – come oggi facciamo con il chewing-gum –  anche per la sua azione benefica sul cavo orale (rassodante delle gengive e purificante dell’alito). È inoltre considerata antidiarroico. Ancora oggi, come per il passato con la resina, sciolta nella trementina purissima, si prepara una vernice per impieghi artistici (pittura a olio e/o a tempera) sia per “mesticare” colori sia per restauri neutri su dipinti antichi. Le sue caratteristiche ne consentono infatti l’asportazione senza danno alcuno.

Nella medicina tradizionale dei paesi del bacino del Mediterraneo la resina del lentisco è comunemente utilizzata per combattere affezioni dell’apparato digerente e in particolare le ulcere dello stomaco. La sua efficacia ad ogni modo è stata confermata da recenti studi scientifici, che hanno dimostrato che essa è capace di combattere il batterio Heliobacter pylori. Un modo comunque di effettuare queste cure avviene attraverso la masticazione della resina. È una pratica molto comune in alcune isole della Grecia.

Gli impieghi attuali della resina vanno dalla profumeria all’odontotecnica (come componente di paste per le otturazioni e mastici per le dentiere). È anche impiegato come componente nella produzione della gomma da masticare e prende il nome di Mastice di Chios.

Il legname del lentisco ha un colore che va dal rosa all’ocra con bellissime venature gialle; è apprezzato per lavori di intarsio grazie al colore rosso venato ed in ebanisteria. In passato veniva usato per produrre carbone vegetale e ancora oggi è apprezzato per alimentare i forni a legna delle pizzerie, in quanto la sua combustione permette di raggiungere alte temperature in tempi rapidi.

Le foglie, ricche di tannini, venivano usate per la concia delle pelli. I rami sono usati come verde ornamentale. Tale uso massiccio attraverso tagli indiscriminati senza alcun controllo da parte degli organi preposti sta causando seri danni ai boschi dell’Albania, della Tunisia e del sud Italia. Per ovviare a tale distruzione dell’habitat si è cominciato timidamente a coltivarlo (primi impianti nella zona di Latina).

Oli di lentisco

Dal lentisco si possono estrarre diversi oli: un olio fisso estratto dai semi e due oli essenziali estratti rispettivamente dalle foglie o dai frutti (N°Cas: 90082-82-9).

L’olio che si estrae dai suoi frutti ha un colore giallo e un profumo molto intenso. È utilizzato a scopo terapeutico e come olio essenziale per massaggi. Alcune sue proprietà decongestionanti nei confronti del sistema linfatico sono universalmente riconosciute.

In Sardegna l’olio di semi di lentisco (oll’e stincu) è stato fino al XX secolo il grasso alimentare vegetale più consumato dopo l’olio d’oliva e dell’olio di olivastro. L’olio d’oliva di una certa qualità era infatti destinato alle mense dei ricchi e per le occasioni particolari, mentre gran parte dell’olio prodotto, essendo di scarsa qualità, era utilizzato prevalentemente per alimentare le lampade. L’olio di lentisco era forse apprezzato per le sue spiccate proprietà aromatiche, di gran lunga superiori a quelle dell’olio lampante, ma in ogni modo si trattava di un alimento destinato alle mense dei poveri, a cui si faceva largo ricorso in periodi di carestia e in occasioni di scarso raccolto dagli olivi e dagli olivastri. La tradizione dell’olio di lentisco come grasso alimentare si è persa nella metà del XX secolo, allorché nel Secondo Dopoguerra si è avuta una maggiore diffusione prima dell’olio d’oliva, poi degli altri oli di semi. Si tratta di un olio con una resa bassa (8-13%), di conseguenza relativamente costoso, anche se estratto a solvente.

L’olio non raffinato si distingue per la sua alta percentuale di tocoli (tocoferoli e tocotrienoli totali: 1-8‰) con una prevalenza di α-tocoferolo, δ-tocoferolo e δ-tocotrienolo, diversamente distribuiti dipendendo dalla varietà, dalle modalità di estrazione, dalla maturazione e dalle condizioni climatiche. I tocoli e alcuni fenoli presenti nell’olio di semi di lentisco gli attribuiscono forte attività antiossidante.

L’olio di lentisco ha avuto rare utilizzazioni sporadiche come prodotto di nicchia o per scopi folcloristici. Attualmente, può essere usato come ingrediente cosmetico per le sue proprietà idratanti e antimicrobiche con nome INCI: PISTACIA LENTISCUS SEED OIL. Uno studio dimostrerebbe la sua efficacia come cicatrizzante su bruciature fatte con il laser.

Gli oli essenziali di lentisco, caratterizzati da α-pinene, limonene, p-cimene e terpinen-4-olo, possono essere utilizzati nell’industria dei profumi e degli aromi.

Curiosità

Le foglie, in Sardegna, venivano messe nelle scarpe dai contadini per lottare contro la proliferazione batterica ed i brutti odori.

Sempre in Sardegna la resina viene usata nella produzione di un gin locale, il Giniu.

Sull’isola greca di Chio, che è il luogo di produzione della resina di maggior pregio, viene preparato un liquore aromatico derivato dalla resina, con funzioni digestive, molto apprezzato, il Mastìka. Inoltre viene prodotto anche un dolce caramelloso noto come “sottomarino vaniglia” (βανίλια υποβρύχιο, vanília ipobríchio), così chiamato perché viene servito su un cucchiaino, immerso in un bicchiere di acqua fredda, da mangiare come fosse un lecca-lecca e reimmergere in acqua per farlo ammorbidire di nuovo.

Redazione amaperbene.it

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