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Fava di St. Ignazio | Strychnos Ignatii Bergius

La Strychnos Ignatii è una pianta lianosa appartenente alla famiglia delle Loganiaceae, alta fino a 12-15 m. È originaria delle Isole Filippine, dove viene coltivata per scopi commerciali, ma la si può trovare anche in altri paesi del Sud-Est Asiatico come India, Indonesia e Vietnam. La corteccia di questa pianta è liscia di colore bruno-rossastro; i rami sono sottili e viticciosi; le foglie ovali e ampie fino a 25 cm.

I fiori sono piccoli di colore bianco-verdastro, raccolti in infiorescenze che appaiono da aprile a giugno; i frutti sono a bacca di colore giallo-arancio, ovoidali, larghi circa 10 cm, dal guscio duro, con polpa gelatinosa gialla e racchiudono molti semi (anche qualche decina).

Il seme della pianta fu introdotto in Europa nel 1698 dal gesuita Camelli, che le diede il nome di Ignatia o Fava di Sant’Ignazio in onore di S. Ignazio di Loyola (1491-1556, missionario basco), fondatore dell’Ordine religioso dei Gesuiti.

I semi del frutto di Strychnos Ignatii contengono alcuni alcaloidi tossici, sostanze organiche azotate di origine vegetale dotate di grande effetto farmacologico tra cui: alcaloidi come stricnina, brucina e vomicina; glicosidi iridoidi come la loganina; acido caffetannico; saccarosio; amido. La tossicità dell’Ignatia amara è imputabile al suo contenuto di alcaloidi, fra cui spiccano senza dubbio la stricnina e la brucina.

La stricnina: è un alcaloide molto tossico ed è una delle sostanze più amare conosciute. Si presenta come una polvere bianca, cristallina, inodore; agisce sul sistema nervoso centrale come potente eccitante e su quello periferico ove causa il blocco di particolari terminazioni nervose. La dose mortale media per l’uomo è di 1 mg/kg. La morte sopravviene per blocco respiratorio o per esaurimento fisico. La stricnina è stata usata come pesticida per topi ed altri animali indesiderati;

La brucina: dal punto di vista farmacologico esplica un’azione analoga alla stricnina, anche se, pur rimanendo pericolosamente tossica, è meno attiva e meno amara della stricnina.

Tali alcaloidi agiscono come antagonisti competitivi della glicina, un particolare neurotrasmettitore inibitorio del sistema nervoso centrale e del midollo spinale. A causa di questo antagonismo, la glicina non è in grado di legarsi ai suoi recettori, pertanto, non riesce più ad esercitare la sua azione inibitoria. Ciò porta all’eccitazione del midollo spinale e alla comparsa di contrazioni muscolari prolungate ed estremamente dolorose. Tali contrazioni possono coinvolgere sia i muscoli flessori, sia i muscoli estensori, causando danni non indifferenti.

Altri sintomi associati all’avvelenamento di Ignatia amara sono: ansia; aumento eccessivo dei riflessi; difficoltà respiratorie; difficoltà a deglutire; trisma; opistotono; tachicardia; aumento della temperatura corporea. Nei casi di avvelenamento più gravi, può sopraggiungere la morte per paralisi cardiaca e/o per paralisi respiratoria.

Le sostanze stricnina e brucina agiscono direttamente sul sistema nervoso. In diluizione omeopatica hanno un effetto calmante e rilassante, favoriscono la stabilità emotiva e frenano le reazioni esagerate.

L’Ignatia Amara (Fava di Sant’Ignazio) è un rimedio omeopatico che si ottiene dalla tintura dei semi del frutto della pianta, prima essiccati e poi polverizzati e dalle successive diluizioni e dinamizzazioni in soluzione idroalcolica; si usa per combattere molte reazioni psico-somatiche riconducibili a cause quali dispiaceri, collera, paura, lutti, delusioni, insuccessi, ambizioni non realizzate, esami falliti, occasioni perdute.

Seppure si tratti di una sostanza molto amara e anche mortale, è considerata un rimedio omeopatico l’Ignatia amara sarebbe anche utile nel trattamento di disturbi come la depressione, l’instabilità emotiva, per la tendenza al pianto e, viene usata anche per la malinconia. Il rimedio, quindi, va ad agire maggiormente sul sistema nervoso con notevoli riflessi sugli organi e sugli apparati.

L’Ignatia Amata, viene generalmente usata per il trattamento di molteplici sintomi e disturbi del sistema nervoso, quindi, per ipersensibilità con umore mutevole, depressione, emotività, isterismo, nevrosi, ansia, fobie, nevrosi e insonnia.

Viene impiegata anche per il trattamento del mal di testa, cefalea ed emicrania, per dolori martellanti e vertigini. È un ottimo rimedio per gli spasmi muscolari del viso, per il mal di denti e per le occhiaie.

La Fava di Sant’Ignazio viene impiegata anche per curare disturbi relativi all’apparato digerente, come nausea, singhiozzo, aerofagia, coliche, diarrea, stipsi, emorroidi e vomito.

Questo rimedio omeopatico è molto utile anche per i disturbi dell’apparato locomotore, dunque, viene impiegato per sensazione di stanchezza, sia fisica che mentale, dolori ossei, pesantezza alle gambe e dei piedi, sciatica e crampi ai polpacci.

Per di più è un valido aiuto anche per le malattie dell’apparato cardiovascolare (palpitazioni, per dolori cardiaci, tachicardia e ipertensione) e dell’apparato respiratorio (tosse spasmodica e faringite). Molto utile per i problemi della pelle, come geloni, orticaria e prurito.

Ottimo alleato per l’apparato urinario, per l’apparato genitale femminile, regolando il ciclo mestruale, dolori nei rapporti sessuali, emicrania da ciclo e flusso abbondante.

Infine, la Fava di Sant’Ignazio è ottima anche per fastidi all’apparato genitale maschile, aiutando a ridurre il dolore ai testicoli, il prurito ai genitali e a favorire il desiderio sessuale.

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