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Biancospino | Crataegus monogyna Jacq.

Il biancospino (Crataegus monogyna Jacq., 1775) è un arbusto o un piccolo albero molto ramificato, contorto e spinoso, appartenente alla famiglia delle Rosaceae e al genere dei Crataegus. Talvolta è usato il sinonimo Crataegus oxyacantha.

Un tempo, in diverse regioni italiane, veniva utilizzato come essenza costituente delle siepi interpoderali, cioè per delimitare i confini degli appezzamenti. In ragione delle spine e del fitto intreccio dei rami la siepe di biancospino costituiva una barriera pressoché impenetrabile. Attualmente l’esigenza di non rendere difficoltosa la circolazione dei mezzi agricoli meccanici ha determinato la quasi totale scomparsa delle siepi di biancospino con questa funzione.

Il suo nome botanico deriva dal greco kratos (forza) oxys (acuminata) e akantha (spina) e nell’antichità era considerato una pianta sacra, e utilizzato per adornare gli altari e durante le cerimonie nuziali. Celti e Latini dedicavano al biancospino il mese di maggio e nel Medioevo si usava collocare un biancospino al centro della piazza principale per celebrarvi intorno danze e riti propiziatori.

Il biancospino viene comunemente utilizzato per il trattamento di angina, bradiaritmia, insufficienza cerebrale, come cardiotonico di mantenimento nel trattamento dello scompenso cardiaco, come antiaritmico ed antiipertensivo. Viene inoltre utilizzato per il trattamento dell’insonnia, di stati ansiosi e di disturbi gastrointestinali.

I principali componenti della pianta, presenti nelle foglie e nelle sommità fiorite, comprendono: flavonoidi (quali kaempferolo, quercitina, iperoside e vitexina; proantocianidine), amine biogene (quali feniletilamina, O-metossifeniletilamina e tiramina), tannini, glicosidi cianogenetici e saponine.

A livello cardiaco il biancospino determina un effetto inotropo positivo (aumento della forza di contrazione del cuore) riconducibile all’inibizione della AMP-c fosfodiesterasi da parte dei flavonoidi, un effetto cronotropo negativo (riduzione della frequenza cardiaca), un effetto dromotropo positivo (aumento della conduzione atrio-ventricoloare) ed un effetto batmotropo negativo (riduzione dell’eccitabilità cardiaca).

La pianta determina inoltre rilascio della muscolatura liscia vasale con conseguente vasodilatazione (in particolare a livello coronarico) e riduzione delle resistenze periferiche. L’effetto sedativo è stato invece attribuito alle proantocianidine. In vitro numerosi costituenti del biancospino hanno mostrato la capacità di inibire la biosintesi di trombossano A2. Pertanto la somministrazione concomitante di farmaci antiaggreganti piastrinici e di prodotti erboristici contenenti biancospino può comportare un maggiore rischio di sanguinamento. Tale associazione dovrebbe quindi essere evitata. Inoltre i prodotti a base di biancospino possono potenziare l’effetto della digossina attraverso un meccanismo di tipo farmacodinamico. In un recente studio condotto su 8 volontari sani, sottoposti per tre settimane alla somministrazione concomitante di digossina (0.25 mg al giorno) e biancospino (450 mg due volte al giorno), è stato osservato che alle dosi utilizzate i parametri farmacocinetici della digossina non vengono alterati dalla contemporanea somministrazione di biancospino. Pertanto, in queste condizioni terapeutiche gli autori ritengono tale associazione piuttosto sicura. Infine, possibili interazioni farmacologiche possono manifestarsi associando il biancospino a farmaci antipertensivi, antianginosi ed antiaritmici.

I principi attivi del biancospino sono concentrati soprattutto nei fiori, da utilizzare come infuso, ma sono presenti in minor misura anche nelle foglie e nei frutti, purché consumati freschi.

Per uso interno si assume tramite infusi, tisane, decotti, tintura madre e macerati glicerici. Gli estratti di biancospino sono apprezzati anche in cosmesi, e usati per la preparazione di creme per la pelle grassa o acneica.

Il biancospino è una pianta mellifera e viene bottinata dalle api ma solo raramente se ne può ricavare un miele monoflorale, perché di solito si trova in minoranza rispetto alle altre piante del territorio.

Il legno, denso e pesante, è un apprezzato combustibile.

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