La logica delle disuguaglianze

Il divario tra Nord e Sud

Sono stati presentati recentemente i risultati di un progetto di ricerca della Banca d’Italia circa “Il divario Nord-Sud: sviluppo economico e intervento pubblico”. Il testo è disponibile sul sito internet: www.bancaditalia.it. Personalmente inviterei tutti, soprattutto quanti occupano posti di responsabilità, a leggere il documento per trarre spunti costruttivi. Nel mio piccolo, ho cercato di estrarre taluni punti salienti, almeno secondo il mio giudizio; di seguito, la brevissima sintesi.

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I divari esistenti tra il Mezzogiorno e il Centro Nord del Paese sono noti da tempo, come altrettanto nota è l’incapacità del Paese a trovare soluzioni efficaci per risolverli; sorprende non poco che detti divari si siano ulteriormente aggravati negli anni. Il Mezzogiorno, che già arrancava nel mantenere il passo con il resto del Paese, ha visto progressivamente diminuire il suo peso economico, evidenziando una crescente difficoltà nell’impiegare la forza lavoro disponibile, una riduzione dell’accumulazione di capitale, in precedenza fortemente sostenuta dall’intervento pubblico, e una minore crescita della popolazione rispetto alle aree più avanzate del Paese dove si sono concentrati i flussi migratori.

A partire dalla crisi finanziaria il ritardo del Mezzogiorno in termini di PIL per abitante si è dunque ampliato, una tendenza che ha riguardato la maggior parte delle economie avanzate. Nel Mezzogiorno il settore privato, già fortemente sottodimensionato rispetto al peso demografico dell’area, si è ulteriormente contratto e presenta ora una composizione ancora più sbilanciata verso attività produttive a minore contenuto di conoscenza e tecnologia e a più bassa produttività. Nelle regioni meridionali sono accentuati i tratti tipici del sistema produttivo nazionale, tra i quali il ruolo preponderante di micro imprese e di attività a controllo familiare, nel complesso poco dinamiche e meno in grado di sfruttare le nuove tecnologie digitali. In generale, il tessuto imprenditoriale meridionale mostra evidenti fragilità che si riflettono nelle condizioni economiche e finanziarie delle imprese, in media meno produttive, meno capitalizzate, meno profittevoli di quelle del Centro Nord. La maggiore rischiosità che le caratterizza, unita a fattori di contesto sfavorevoli come i tempi elevati delle procedure di recupero dei crediti per via giudiziale, si traduce nella difficoltà di accedere al credito e ad altre forme di finanziamento, limitandone ulteriormente la capacità di investire e crescere.

Dato il sottodimensionamento e la debolezza del comparto privato, il settore pubblico ha nel Mezzogiorno un peso e una rilevanza economica nettamente superiori rispetto al resto del Paese. Nel complesso rimane alta l’incidenza del lavoro irregolare ed è maggiore l’instabilità dei rapporti lavorativi. Si sono così intensificati i processi migratori in uscita, soprattutto dei lavoratori più giovani e qualificati. Data anche la minore capacità di attrarre i flussi migratori dall’estero, l’economia meridionale è caratterizzata da prospettive demografiche nettamente peggiori rispetto al resto del Paese.

Su questo quadro sfavorevole pesano pure gli ampi ritardi nella dotazione di infrastrutture e nella qualità dei servizi pubblici, la mancata definizione di livelli essenziali delle prestazioni, l’assenza di adeguati meccanismi di riequilibrio territoriale nel finanziamento dei servizi pubblici, la ridotta capacità contributiva pro capite e la perdurante scarsa capacità di riscossione dei tributi.

Inoltre, la qualità dei servizi locali resta mediamente bassa, evidenziando carenze nell’efficacia ed efficienza dell’azione pubblica, che interessano gli aspetti organizzativi, l’informatizzazione delle procedure e la dotazione di capitale umano delle amministrazioni. Per quanto riguarda la dotazione infrastrutturale, il Mezzogiorno risente inoltre della minore capacità progettuale e realizzativa delle amministrazioni territoriali, che ostacola il pieno ed efficace utilizzo dei fondi disponibili, a partire da quelli europei.

Occorre allora un deciso cambio di rotta per ridurre i divari territoriali profittando di un ammontare di risorse probabilmente senza precedenti grazie al sommarsi dei fondi strutturali europei, del Fondo per lo sviluppo e la coesione e del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). La disponibilità di ingenti risorse dai fondi europei e nazionali offrono un’occasione unica; se saranno impiegate adeguatamente, il Mezzogiorno, come il resto del Paese, potrà conseguire un deciso miglioramento delle sue prospettive di sviluppo e assicurare ai suoi cittadini una migliore qualità della vita.

Non bisogna però dimenticare che il raggiungimento dell’obiettivo è possibile solo attraverso un adeguamento (ovvero uno stravolgimento totale) della Pubblica amministrazione, una governance che assicuri un coordinamento efficiente ed efficace, semplificazione del quadro regolatorio e delle procedure, chiarezza di input, certezza delle regole per avviare una nuova stagione progettuale, che adotti modalità di intervento innovative e orientate ai risultati, con verifica.

Le risorse finanziarie non possono però garantire da sole un rafforzamento qualitativo delle compagini; per accrescere le competenze tecniche e manageriali del personale è altrettanto importante correggerne le modalità di selezione e carriera. Di pari importanza, e a esso complementare, è il rafforzamento del grado di digitalizzazione delle amministrazioni: l’e-government rappresenta una possibilità concreta per incidere contemporaneamente sull’efficienza nell’uso delle risorse, la riduzione dei tempi amministrativi e la semplificazione delle procedure per imprese e cittadini, l’innalzamento del livello di trasparenza e legalità.

Sarebbe infine auspicabile un orientamento più forte delle amministrazioni pubbliche al conseguimento dei risultati, con il monitoraggio del loro operato e degli standard di qualità raggiunti.  Al pari, sarebbe auspicabile un rafforzamento dell’iniziativa privata, il contrasto al declino economico e demografico dell’area, ma soprattutto il contrasto di quello che è stato definito il “triangolo dell’illegalità”, costituito da evasione, corruzione, criminalità, fattori che premiano le imprese opache e il ricorso al lavoro nero, ostacolando l’affermazione delle migliori iniziative imprenditoriali.

Occorre infine ricordare come sia fondamentale il contributo di cittadini, imprenditori e classi dirigenti, che con i loro comportamenti e le loro scelte possono contribuire direttamente a un rilancio dello sviluppo del Mezzogiorno e incidere sulle stesse probabilità di successo delle politiche pubbliche.

Prof. Giuseppe Castello

Giuseppe Castello è nato a Caposele [AV] il 06 agosto 1949. Ha studiato Medicina & Chirurgia presso l'Università degli Studi di Napoli dove si è laureato nel 1974. Leggi di più...

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