Il Tè

T come TÈ: La bevanda più consumata al mondo

Pillola di conoscenza

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Il tè è la bevanda più consumata al mondo dopo l’acqua, con un consumo globale stimato in 7,4 miliardi di chilogrammi nel 2025. Ogni giorno vengono consumate oltre 2-3 miliardi di tazze, con punte di 6 miliardi secondo le stime. Il valore del mercato globale è in forte crescita, stimato raggiungere i 93,2 miliardi di dollari entro il 2031.

La Cina è il leader indiscusso per consumo totale (oltre 70 miliardi di litri di tè caldo –  e 15 di tè freddo – il 47% del volume globale, circa 14 milioni di tonnellate), seguita dall’India, con circa 6 milioni di tonnellate e dal Kenya.

Se si guarda al consumo individuale, la classifica cambia drasticamente, premiando nazioni con riti quotidiani molto intensi: la Turchia è il principale consumatore pro capite, con una media di circa 1.300 tazze all’anno per persona; Irlanda e Regno Unito restano tra i maggiori consumatori europei, con medie pro capite che superano i 1,8-2 kg di tè secco all’anno; Sri Lanka e Kenya mostrano livelli di consumo interno altissimi, legati alla disponibilità diretta della materia prima.

Tendenze di Mercato: Il valore del mercato globale è in crescita, stimato a circa 115 miliardi di dollari nel 2025. Si nota inoltre un forte aumento nel consumo di tè freddo (Ready-To-Drink), tè funzionali e biologici, specialmente tra i consumatori più giovani. In Italia, un paese a forte trazione “caffeicola”, il mercato del tè è in crescita (+14% nel 2023) ed è tra i principali consumatori di tè freddo in Europa.

🫖 Che cos’è

Il tè è una bevanda ottenuta dall’infusione delle foglie della pianta Camellia sinensis. A seconda di come le foglie vengono lavorate (ossidate e fermentate), si ottengono diversi tipi di tè: verde, nero, oolong, bianco, giallo e dark/Pu-erh.

Tutti contengono sostanze bioattive naturali – soprattutto polifenoli (catechine nel tè verde; teaflavine e tearubigine nel tè nero) – che spiegano gran parte dei suoi effetti sulla salute.

 Polifenoli del tè

Catechine, teaflavine e tearubigine sono i principali polifenoli (antiossidanti) presenti nel tè, ma differiscono notevolmente per struttura chimica, presenza nei vari tipi di tè e proprietà organolettiche, essendo il risultato di diversi processi di ossidazione.

Ecco le differenze chiave:

  • Catechine (prevalenti nel Tè Verde): Sono composti monomerici, i più abbondanti nel tè verde fresco. La più nota è l’epigallocatechina gallato (EGCG). Sono responsabili del gusto più delicato e astringente del tè verde e sono antiossidanti potentissimi.
  • Teaflavine (Tè Nero/Oolong): Sono dimeri, ovvero derivano dalla polimerizzazione (ossidazione) di due o più catechine durante la lavorazione del tè nero. Conferiscono al tè nero il suo colore arancione-dorato, un sapore brillante e la caratteristica astringenza.
  • Tearubigine (Tè Nero): Sono polimeri più complessi e a peso molecolare elevato, prodotti dall’ossidazione avanzata delle catechine. Sono le componenti più abbondanti nel tè nero (50-60% dei polifenoli) e conferiscono il colore bruno-rosso intenso e un sapore più corposo.

Tabella Comparativa delle Differenze

Caratteristica Catechine Teaflavine Tearubigine
Tipo di Tè Tè Verde (fresco) Tè Nero/Oolong Tè Nero (fermentato)
Struttura Chimica Monomeri Dimeri Polimeri complessi
Colore Trasparente/Verde chiaro Arancione/Dorato Rosso/Bruno intenso
Sapore Erbaceo, amaro, astringente Brillante, astringente Corpo pieno, vinoso
Processo Presenti naturalmente Ossidazione (iniziale) Ossidazione (avanzata)
Antiossidanti Molto alti Alti Alti

Principali differenze nel dettaglio

  • processo di formazione: durante la produzione del tè nero, le foglie vengono fatte “fermentare” (ossidazione enzimatica). questo processo converte le catechine (monomeri) in teaflavine e, successivamente, in tearubigine, che sono strutture più complesse.
  • concentrazione: il tè verde contiene alte percentuali di catechine (80-90% dei flavonoidi totali), mentre il tè nero ne contiene meno (20-30%), avendo convertito la maggior parte di esse in teaflavine (circa il 10%) e tearubigine (50-60%).
  • proprietà benefiche: sebbene tutte e tre le molecole siano antiossidanti, le catechine (specialmente EGCG) del tè verde sono note per le loro spiccate proprietà di inibizione dell’accumulo di grassi. Le teaflavine del tè nero mostrano potenziale antiossidante, anti-infiammatorio e cardiovascolare equiparabile a quello delle catechine.
  • impatto sensoriale: le teaflavine danno “brillantezza” e vivacità al colore e al sapore del tè nero, mentre le tearubigine aumentano la consistenza e il colore rosso scuro.

🌱 Possibili benefici principali (in breve)

Cuore e circolazione

  • Bere tè regolarmente è associato a un rischio più basso di malattie cardiovascolari e, in media, a una minore mortalità.
  • Effetto atteso: modesto ma reale a livello di popolazione.

Pressione arteriosa

  • Il tè (soprattutto verde) può contribuire a una piccola riduzione della pressione (circa 1–2 mmHg) sia per sistolica che diastolica con tè verde. È poco per il singolo, ma rilevante a livello di rischio di popolazione.

Peso e metabolismo

  • Può aiutare leggermente nel controllo del peso e dei grassi nel sangue, soprattutto se sostituisce bevande zuccherate.
  • Non è una “bevanda dimagrante”: funziona solo dentro uno stile di vita sano.

Prevenzione del diabete tipo 2

  • Chi beve tè con regolarità tende ad avere un rischio più basso di sviluppare diabete tipo 2; diverse meta-analisi osservazionali indicano associazioni favorevoli dose-risposta tra consumo di tè e rischio di T2D. Una dose-response classica mostra circa −4,6% di rischio per +2 tazze/die.

Trattamento (già diabetici): nel review viene riportato che estratti di tè verde in RCT su diabetici non migliorano HbA1c/glucosio/insulina in modo convincente.

Attenzione: nei diabetici già diagnosticati, il tè non sostituisce le terapie.

Cervello e invecchiamento

  • Ci sono segnali promettenti su memoria e protezione delle cellule nervose, ma la ricerca è ancora in corso.

🍵Pregi e difetti dei diversi tipi di tè (in breve)

Le “sei famiglie” (verde, nero, oolong, bianco, giallo, dark/Pu-erh) differiscono soprattutto per ossidazione/fermentazione, quindi per profilo di catechine vs teaflavine/tearubigine.

Tipo di tè Punti di forza Attenzioni
Verde Più ricco di catechine (EGCG), quindi il più studiato per cuore, metabolismo e peso. Evitare estratti ad alte dosi (capsule): possibili problemi al fegato in persone sensibili.
Nero Buona evidenza a favore del cuore; gusto gradito → più facile da bere ogni giorno. Meno catechine “pure” rispetto al verde.
Oolong Interessante per metabolismo e lipidi (dati preliminari). Pochi studi solidi sull’uomo.
Bianco Molto ricco di composti antiossidanti. Poche prove cliniche robuste.
Dark / Pu-erh (brick tea) Tradizione d’uso per il metabolismo. Può contenere molto fluoruro: evitare consumi eccessivi.
Giallo Profilo simile al verde, ma più raro. Evidenze scientifiche ancora limitate.
  • Tè verde: Più ricco di catechine (EGCG), quindi è quello con maggior quantità di evidenza su CVD, peso, rischio T2D e alcuni segnali oncologici.
    A dosi elevate (soprattutto estratti), aumenta il rischio di eventi avversi epatici in suscettibili.

Con latte? L’evidenza è mista sull’impatto del latte sui polifenoli (dipende da matrice e endpoint); se l’obiettivo è massimizzare catechine, meglio “plain”.

  • Tè nero: Evidenza osservazionale e meta-analitica a favore del rischio coronarico (CHD) in alcuni lavori recenti. Più “tollerabile” per molti come gusto, quindi migliore aderenza.

In genere meno catechine “intatte”; alcune proprietà potrebbero dipendere da teaflavine/tearubigine (meccanismi meno studiati clinicamente).

  • Oolong: Studi animali suggeriscono buon potenziale su lipidi/peso, forse per composti formati nel processo (ipotesi). Purtroppo i dati sull’uomo sono esigui.
  • Tè bianco: In modelli animali/comparativi può risultare molto attivo su peso/assetto metabolico, plausibilmente per contenuto di catechine (ipotesi).
    Anche in questo caso mancano studi umani robusti.
  • Dark tea / Pu-erh (e “brick tea”): Tradizionalmente usato per profilo metabolico; segnali in modelli preclinici.: il review evidenzia che i “brick tea” possono avere livelli alti di fluoruro; consumi elevati (es. 1,5 L/die di tè ad alto fluoruro) possono superare il limite OMS di assunzione giornaliera (4 mg/die) → rischio effetti avversi.
  • Tè giallo: È il meno rappresentato clinicamente nelle review: plausibilità biochimica, ma evidenze umane limitate.

⚠️ Cose da sapere (rischi e limiti)

1) Non tutti i “tè” sono uguali

  • Tè in bottiglia e bubble tea spesso contengono molto zucchero e additivi: in questi casi i benefici si riducono o scompaiono.

2) Ferro e tè

  • Il tè può ridurre l’assorbimento del ferro vegetale.
    👉 Consiglio: se hai ferritina bassa o segui una dieta vegetale, bevi il tè lontano dai pasti (1–2 ore).

3) Caffeina

  • Se sei sensibile, evita il tè nel tardo pomeriggio/sera.

4) Integratori di tè verde

  • Le capsule ad alto dosaggio non sono necessarie per stare bene e possono dare problemi al fegato in alcuni casi. Meglio il tè in tazza.

5) Fluoruro nel “brick tea”

  • Consumi molto elevati (oltre 1 litro al giorno) per lungo tempo possono essere problematici.

Quanto tè bere? (consiglio pratico)

  • 1,5 – 3 tazze al giorno di tè non zuccherato sono una scelta ragionevole e coerente con la letteratura scientifica.
  • Meglio senza zucchero; se proprio serve dolcezza, usa poca quantità o preferisci aromi naturali (limone, menta, zenzero).

🧠 BOX: “Cosa dice la scienza” (in pillole)

✔️ Il tè può proteggere il cuore e ridurre il rischio di alcune malattie croniche.

✔️ Gli effetti sono piccoli ma costanti quando si beve tè regolarmente.

✔️ I benefici riguardano il tè infuso, non le bevande zuccherate al tè.

⚠️ Le prove sono più forti per il tè verde e nero; più deboli per oolong, bianco, giallo e Pu-erh.

⚠️ Gli integratori di tè verde non sono consigliati come scorciatoia salutistica.

📌 Messaggio chiave AMAperBENE

Il tè non è una medicina, ma è una buona abitudine quotidiana: semplice, piacevole e coerente con uno stile di vita sano.

Il tema “tè e salute” è complesso quanto controverso. Prima di affrontare il tema e passare ad esporre le evidenze o meno circa i  tanto decantati benefici del primo sulla seconda, sono necessarie talune premesse:

  1. Il tè non è una medicina, ma è una buona abitudine quotidiana: semplice, piacevole e coerente con uno stile di vita sano
  2. Il tè non è “farmaco”, ma su popolazioni grandi l’effetto è plausibilmente modesto ma reale, soprattutto se sostituisce bevande zuccherate
  3. non tutte le foglie e le preparazioni hanno gli stessi effetti
  4. Il tè, soprattutto alcuni tipi e preparazioni, resta comunque una bevanda salutare, ma le evidenze sono moderate, derivate per lo più da studi osservazionali
  5. da anni sono sottolineate le possibili azioni benefiche come quelle sul sistema cardiovascolare, sulle infiammazioni, o sul rischio oncologico; in particolare il tè è accreditato di ridurre l’indice di mortalità per tutte le cause, in particolare per le patologie cardiovascolari
  6. molte conclusioni positive derivano da associazioni osservazionali (mortalità/CVD) o biomarcatori intermedi (lipidi, peso), mentre per diversi ambiti (es. alcuni tumori, diabete in RCT su pazienti già diabetici) i risultati sono eterogenei o nulli
  7. tè non zuccherato: uno studio 2025 (PMCID) segnala associazioni inverse con CVD/CAD/ictus/scompenso; tè zuccherato no (o molto attenuato). Questo è coerente con l’idea che lo zucchero “spenga” parte del beneficio.

Pertanto, cosa c’è di vero per quanto concerne gli effetti del tè sulla salute? Molto, secondo una review appena pubblicata dai ricercatori dell’Istituto di Ricerca sul Tè dell’Accademia Cinese delle Scienze Agricole di Hangzhou e della Rutgers University (New Jersey, USA), su Beverage Plant Research in cui i ricercatori hanno sintetizzato le prove a favore, ma anche ricordato alcuni possibili rischi e segnalate le formulazioni che possono non essere di alcun beneficio, perché preparate industrialmente.

In ogni aspetto, però, emergono le lacune: finora sono state condotte poche ricerche, spesso disomogenee, talvolta su animali e talvolta su esseri umani, su varietà di tè molto diverse e quindi – raccomandano gli autori – sarebbe molto importante progettare e finanziare studi che aiutino ad analizzare tutti gli aspetti ancora poco chiari, per arrivare a fornire indicazioni certe e basate su prove solide. Ecco comunque una sintesi di quello che si è capito finora:

Tè e cuore

La categoria di sostanze attive cui si devono gli effetti benefici è quella delle catechine, dotate di una potente azione antiossidante, la più noto delle quali è l’epigallocatechina gallato o EGCG, presente in elevate concentrazioni nel tè verde (in media da 240 a 320 milligrammi in una tazza di infuso da 250 millilitri, insieme a 20-50 milligrammi di caffeina).

In soggetti obesi, bere quattro tazze di tè verde al giorno per otto settimane fa calare il peso e le LDL

Gli effetti sul cuore e sui vasi sono quelli più studiati, come dimostrano una metanalisi del 2024 di 38 ricerche e uno studio del 2022 sui dati della UK Biobank, che sono giunti alla conclusione che un consumo moderato può portare a una diminuzione della mortalità generale e da malattie cardiovascolari, e a un calo dell’incidenza sempre di patologie cardiovascolari (e di tumori). Questi effetti si otterrebbero con 1,5-2 tazze di tè al giorno e i risultati sarebbero simili, almeno per quanto riguarda la mortalità generale e quella da malattie cardiovascolari, nelle indagini condotte nei paesi dove prevale il consumo di tè verde e in quelli dove invece si consuma tè nero occidentale.

Inoltre, numerosi approfondimenti condotti sui modelli animali confermano che le catechine hanno effetti positivi sul colesterolo totale e su quello “cattivo” (le LDL), sull’assorbimento dei grassi, sulla pressione sanguigna, sull’aggregazione delle piastrine e sull’elasticità dei vasi: tutti benefici che si vedono poi negli indicatori macroscopici come, appunto, l’incidenza di certe patologie cardiache o la mortalità specifica.

Tumori

Per quanto riguarda la prevenzione dei tumori, nei modelli animali i risultati sembrano molto convincenti, ma negli esseri umani i dati sono meno netti, probabilmente perché intervengono una serie di fattori esterni che rendono difficile comprendere quale sia l’eventuale ruolo del tè. Sembrano comunque esserci alcuni tipi di cancro che beneficiano più di altri di un consumo regolare di tè, come suggeriscono alcune metanalisi effettuate specificamente sui tumori del cavo orale, del polmone per le donne e del colon retto (per il tè verde).

Obesità e diabete di tipo 2

Sovrappeso, obesità e diabete di tipo 2 sono strettamente associate alle malattie cardiovascolari. Non stupisce quindi che anche per queste condizioni e disturbi o patologie siano stati suggeriti o dimostrati effetti benefici. Per esempio, in soggetti obesi e con sindrome metabolica, bere quattro tazze di tè verde al giorno per otto settimane fa calare il peso e le LDL, mentre in un altro lavoro su adulti in sovrappeso è emerso che l’assunzione giornaliera di 6-900 mg di catechine de tè (e meno di 90 mg di caffeina) per 90 giorni fa diminuire il grasso corporeo.

Lo stesso vale per il diabete di tipo 2: gli studi di qualità sono numerosi, anche se va detto che in uno di essi, molto citato, lo Shanghai Women’s and Men’s Health Studies, effettuato su una popolazione di 52.000 persone, sembrava emergere un rischio dose-dipendente, mentre in altri i ricercatori non erano riusciti a evidenziare alcun tipo di relazione: il, quadro, in questo caso, è ancora confuso.

Benefici per il cervello

Diverse ricerche condotte soprattutto in Cina e Giappone hanno mostrato una possibile relazione tra consumo regolare di tè e prevenzione delle malattie neurodegenerative e declino cognitivo tipico dell’età. Su tutte, una metanalisi recente di 18 studi che hanno coinvolto oltre 58.000 persone e che hanno avuto al centro il tè verde ha suggerito una diminuzione del rischio di declino del 37%, soprattutto nell’età compresa tra i 50 e i 69 anni. Questo specifico effetto potrebbe essere dovuto almeno in parte alla teanina, una sostanza presente solo nel tè che ha un effetto antiansia e anti stress, che riesce ad arrivare al cervello.

Il regolare consumo di tè potrebbe prevenire le malattie neurodegenerative e declino cognitivo tipico dell’età

Altri effetti

Si suggeriscono poi, sempre con risultati abbastanza convincenti, benefici per i muscoli (nel contrasto all’indebolimento tipico dell’età), contro l’infiammazione e contro le infezioni, siano esse virali o batteriche. Per quanto riguarda quest’ultimo punto, gli studi condotti contro i più diversi patogeni, da quelli della carie a quelli che possono dare sepsi mortali, sono stati molto numerosi ma, anche in questo caso, molto eterogeni, cioè effettuati su modelli animali o su gruppi di persone di diverso tipo, osservazionali e randomizzati e così via.

Il risultato è che quasi certamente c’è un effetto antibatterico e anche uno a carico del microbiota residente, che viene sostenuto e spinto a far prevalere le specie positive, ma ci sarebbe bisogno di numeri più imponenti e risposte meno interpretabili. Per quanto riguarda i virus, probabilmente l’EGCG esercita un’azione inibitoria, come si è visto anche durante la pandemia di Covid ma, di nuovo, sarebbe necessario ripetere alcune sperimentazioni.

I rischi

Il tè, come altre piante coltivate in decine di paesi, non sempre con regole ferree, può essere contaminato da metalli pesanti, pesticidi e microplastiche presenti nei terreni: lo hanno dimostrato diverse indagini su campioni importati per esempio dalla Cina. In una di essi, 198 su 223 contenevano pesticidi e 39 avevano residui superiori ai limiti europei. Lo stesso vale per i metalli pesanti e le microplastiche, le cui concentrazioni possono essere anche elevate. Secondo gli autori, tuttavia, le quantità medie di tè bevuto non sono tali da destare preoccupazione. Solo se si bevono tutti i giorni grandi quantità ci può essere un assorbimento pericoloso e spesso non previsto. Sarebbe comunque opportuno migliorare i controlli e definire limiti più stringenti per i possibili contaminanti.

Tè industriali

Gli unici tè che non solo difficilmente sono benefici, ma possono anche essere dannosi sono quelli industriali come il tè freddo e il bubble tea. Il motivo è che sono quasi sempre pieni di zuccheri o dolcificanti e poi coloranti, insaporitori, conservanti e additivi di vario tipo. Inoltre la loro produzione tende a disattivare le catechine in vario modo, rendendole totalmente inutili. Anche se si ama il tè freddo, è sempre meglio preparalo in casa e se possibile berlo senza zuccheri o dolcificanti.

Yang M, Zhou L, Kan Z, Fu Z, Zhang X, et al. 2025. Beneficial health effects and possible health concerns of tea consumption: a review. Beverage Plant Research 5: e035 doi: 10.48130/bpr-0025-0036

Redazione amaperbene.it

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