UNA VERGOGNA CHE I GOVERNI CONTINUANO AD IGNORARE. In Italia, il carico fiscale è sostenuto da una minoranza dei contribuenti.

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In Italia, il carico fiscale è sostenuto prevalentemente da una minoranza dei contribuenti. Secondo i dati riportati da Il Sole 24 Ore (riferiti ad analisi 2024-2025), circa il 76-80% dell’IRPEF è pagato da circa 11-12 milioni di persone (meno del 20% dei contribuenti), con redditi medio-alti. I lavoratori dipendenti (pubblici e privati) versano oltre l’80% dell’IRPEF, mentre la gran parte dei cittadini ha redditi medio-bassi o nulli.
Ecco i dettagli salienti secondo le analisi de Il Sole 24 Ore e Itinerari previdenziali:
- Sono pochi, circa il 5% degli italiani che presentano la dichiarazione dei redditi. Da soli pagano il 42% dei 189,31 miliardi generati dall’Irpef. E non hanno ricevuto in questi anni nessuna forma di sconto fiscale. Sono i contribuenti che dichiarano al Fisco un reddito superiore a 55mila euro e che ora, se superano anche la soglia dei 75mila, riceveranno un ulteriore aumento di pressione fiscale sotto forma di tetto all’utilizzo delle detrazioni.
- Il 45,16% degli italiani non ha redditi (o non li dichiara)
- Il gettito è cresciuto in un anno del 6,3%, quindi un po’ meno del Pil nominale che nel 2022 ha fatto registrare un +7,7%. E si è modificata un po’ anche la forma tradizionalmente schiacciata dalla piramide dei redditi dichiarati: perché è salito sia i il numero di contribuenti con redditi compresi tra i 20 e i 29mila euro (9,5 milioni) sia quello dei redditi dai 29mila euro in su, mentre sono diminuite le dichiarazioni che indicano redditi fino a 20mila euro, in calo da 23,133 a 22,356 milioni. Ma questi piccoli smottamenti non cambiano la sostanza della questione: il 45,16% degli italiani non ha redditi (o non li dichiara), e di conseguenza vive a carico di qualcun altro. E quel qualcuno è rappresentato dal 15,26% dei contribuenti, che dichiarando redditi superiori a 35mila euro pagano il 63,39% dell’Irpef italiana. Una minoranza di “ricchi”, e fedeli al Fisco, che paga sanità e welfare per tutti gli altri ed è stata fin qui esclusa da ogni forma di agevolazione.
- Pochi pagano per tutti: Su circa 40-42 milioni di dichiaranti, poco più della metà versa effettivamente l’IRPEF.
- Concentrazione del carico: Il 76,87% dell’intera IRPEF è pagato da appena 11,6 milioni di persone.
- Chi sono i contribuenti principali: Il 13-15% dei contribuenti con redditi superiori ai 35.000 euro copre oltre il 60% dell’imposta.
- Lavoro dipendente: I lavoratori dipendenti (settore privato e pubblico) versano l’81,5% dell’IRPEF, mentre i lavoratori autonomi contribuiscono per il 6,1%.
- Geografia dell’Irpef: Il Nord Italia versa quasi il 60% dell’Irpef totale.
In sintesi, il sistema fiscale italiano si regge principalmente sui redditi medio-alti e sui lavoratori dipendenti, mentre una parte consistente della popolazione dichiara redditi bassi (sotto i 15.000 euro) o zero.
- Solo il 13,94% degli italiani paga quasi due terzi delle tasse
I contribuenti con redditi superiori a 35mila euro sono il 13,94% del totale e versano il 62,52% delle imposte dei redditi sulle persone fisiche. È quanto emerge da uno studio di Itinerari previdenziali che sottolinea come il 47% degli italiani (compresi i bambini) non versi imposte sulle persone fisiche. Il totale dei redditi prodotti nel 2021 e dichiarati nel 2022 ai fini Irpef è ammontato a 894,162 miliardi, per un gettito generato di 175,17 miliardi (157 per l’Irpef ordinaria; 12,83 per l’addizionale regionale e 5,35 per l’addizionale comunale), in crescita rispetto ai 164,36 miliardi dell’anno precedente.
- Aumentano i dichiaranti
Aumentano i dichiaranti (41.497.318) e i contribuenti/ versanti, vale a dire coloro che versano almeno 1 euro di Irpef, che salgono a quota 31.365.535, valore più alto registrato dal 2008. “Non è accettabile – commenta Stefano Cuzzilla, Presidente Cida, confederazione dei dirigenti di azienda – che poco più del 13% della popolazione si faccia carico della quasi metà degli italiani che non dichiara redditi e trova benefici in un groviglio di agevolazioni e sostegni, spesso concessi senza verificarne l’effettivo bisogno. Un 13% che guadagna da 35mila euro lordi in su, e che per questo non può beneficiare del taglio al cuneo fiscale perché è considerato troppo ricco e non può difendersi dall’inflazione nemmeno quando arriva alla pensione, sempre perché è considerato troppo ricco”.
- Oltre 40% delle dichiarazioni al fisco sotto i 15mila euro
Sono quasi 41,5 milioni gli italiani che fanno la dichiarazione fiscale Irpef, ma oltre il 40% di questi dichiara di percepire un reddito sulle persone fisiche inferiore a 15mila euro. A ciascun contribuente, corrispondono però di fatto 1,427 abitanti. Da 0 fino a 7.500 euro lordi si collocano 8.832.792 soggetti, il 21,29% del totale, che pagano in media 26 euro di Irpef l’anno. I contribuenti che dichiarano redditi tra i 7.500 e i 15mila euro lordi l’anno sono 7.819.493, cui corrispondono 11,16 milioni di cittadini (il 18,84%); al netto del TIR, l’Irpef media annua pagata è di 358 euro e si riduce a 251 euro nel calcolo per abitante. Nel complesso, i contribuenti delle prime due fasce di reddito, compresi i negativi, sono il 42,59% del totale e pagano solo l’1,73% dell’Irpef complessiva, ampiamente insufficiente a ripagarsi anche il solo costo della spesa sanitaria.
- Nel 2022 il Nord Italia ha versato quasi il 60% dell’Irpef
Anche nel 2022 rimane forte il divario tra le Regioni italiane per quanto riguarda il versamento dell’Irpef (prodotta nel 2021 e dichiarata nel 2022). Il Nord infatti contribuisce per 100,6 miliardi, pari al 57,43% del totale, il Centro con 38,2 miliardi pari al 21,83% del totale, mentre il Sud porta in dote 36,3 miliardi, pari al 20,74% del gettito complessivo. Una situazione di disequilibrio – segnala il rapporto – che trova conferma anche analizzando le singole Regioni: con poco meno di 10 milioni di abitanti, la Lombardia versa 40,3 miliardi di Irpef, vale a dire un importo maggiore dell’intero Mezzogiorno, che ne conta almeno il doppio, e persino superiore a quello dell’intero Centro (11,8 milioni di abitanti).
Tasse ed evasione fiscale, la rivolta (pacifica) degli onesti di cui l’Italia ha bisogno
Quando esploderà la rivolta degli onesti? Diciamocelo chiaramente e senza giri di parole: l’Italia ha bisogno di una ribellione dei cittadini leali che pagano le tasse fino all’ultimo centesimo. Una protesta pacifica, culturale e politica. Ma necessaria. Oggi più che mai. Anche perché – numeri alla mano – i cittadini onesti sono la maggioranza della popolazione ma continuano a essere inascoltati e vessati da imposte che – proprio perché pagate fino alla fine – sono sempre troppo alte. Mentre l’evasione fiscale, a lungo andare, logora il tessuto democratico di un Paese fino a distruggerlo.
Chi paga le tasse, paga anche quelle che non vengono versate dagli evasori fiscali. Se tutti pagassero, infatti, la pressione fiscale potrebbe diminuire di almeno il 20%. Fate qualche conto.
Ma ciò che è più grave è che a pagare tutte le imposte sono sempre i soliti. Ma anche gli evasori fiscali sono sempre gli stessi.
I partiti politici ritengono che la lotta all’evasione fiscale non paghi politicamente, perché alla base c’è un problema culturale tutto italiano. L’evasione fiscale non suscita riprovazione morale come dovrebbe, forse perché lo Stato è percepito come un’entità lontana e inefficiente. Talvolta anche corrotta. Ma lo Stato siamo noi e le imposte sono il prezzo che dobbiamo pagare se vogliano una società democratica. Non solo per il welfare e le infrastrutture ma anche per la difesa dei diritti di cui usufruiamo quotidianamente, quegli stessi diritti che tutelano anche la proprietà privata oltre a proteggere i più deboli.
Quando i governi dicono che non ci sono soldi da investire nella sanità, nell’istruzione, nelle infrastrutture non dicono tutta la verità. Perché i soldi ci sarebbero, se solo tutti versassero le imposte e si combattesse sul serio la piaga dell’evasione fiscale. A qualcuno questo ragionamento potrà sembrare semplicistico ma in sostanza quello che accade è proprio questo.
Facciamo due conti. Negli ultimi dieci anni le imposte evase in Italia hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 932,3 miliardi di euro. Quasi 1.000 miliardi che avrebbero potuto essere utilizzati per ridurre le tasse (a chi le paga) e migliorare la vita di tutti noi.
Chi sono gli evasori
Ma chi evade le imposte? Anche questo dato è noto da tempo. Ma andiamo con ordine.
Nel 2022 lo Stato ha incassato dalle imposte 544 miliardi di euro. La tassa più importante è l’Irpef, cioè l’imposta sui redditi delle persone fisiche, che è pari a circa il 40% di quei 544 miliardi finiti nelle casse pubbliche: in pratica, 205,8 miliardi. L’81,5% dell’Irpef (pari a 166,5 miliardi) viene versato dai lavoratori dipendenti (85,5 miliardi dai dipendenti del settore privato e 81 miliardi da quelli pubblici). Solo il 6,1% arriva dai lavoratori autonomi, che versano 12,6 miliardi di euro di imposte. Il resto della somma, per arrivare a 205,8 miliardi, è catalogato nel bilancio dello Stato sotto le voci “ritenute a titolo di acconto sui bonifici per beneficiare di oneri deducibili o detraibili”, “Irpef saldo” e “Irpef acconto”.
I lavoratori dipendenti in Italia sono circa 18 milioni, i pensionati 16,1 milioni e i lavoratori autonomi circa 5 milioni.
E torniamo alla domanda: chi evade le tasse? La risposta la fornisce la Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva. Secondo gli ultimi dati, le imposte evase dai lavoratori dipendenti irregolari (quelli regolari non possono evadere nemmeno un centesimo di quanto guadagnano) sono pari a 3,9 miliardi di euro. Quelle non versate dai lavoratori autonomi superano i 30 miliardi di euro.
Ma c’è un altro dato che fa ulteriore chiarezza. Ed è quello relativo alla propensione all’evasione, che identifica il rapporto percentuale tra l’ammontare del tax gap e il gettito teorico ovvero la percentuale di imposte che non vengono pagate rispetto a quanto sarebbe dovuto. I lavoratori dipendenti irregolari (ricordate, i regolari non possono evadere) non pagano al fisco il 2,3% di quando dovrebbero. I lavoratori autonomi, invece, evadono il 67,2% di quanto dovrebbero versare.
Avete letto bene: il 67,2%. Significa che quasi il 70% delle imposte dovute dai lavoratori autonomi non viene versato.
Nel frattempo, l’estensione della platea dei lavoratori autonomi che versa la flat tax del 15% crea un’ulteriore distorsione dei dettami dell’articolo 53 della Costituzione italiana, che recita: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.
Ma la progressività sembra essere sempre più una chimera in Italia. Come ha dimostrato un recente studio della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e dell’Università di Milano-Bicocca (firmato da Demetrio Guzzardi, Elisa Palagi, Andrea Roventini e Alessandro Santoro), il sistema fiscale italiano è blandamente progressivo solo per il 95% dei contribuenti ma diventa regressivo per il 5% più ricco. Chi guadagna oltre 500mila euro all’anno paga le imposte con un’aliquota del 36% contro il 50% di chi guadagna meno. Questo perché i guadagni dei più ricchi non derivano dal reddito da lavoro (tassato fino al 43%) ma da redditi da capitale, tassati al 26% e addirittura al 12,5% per i titoli di Stato.
Il nuovo concordato
Il sistema fiscale italiano è, dunque, sempre più iniquo. L’ultimo esempio è il nuovo concordato biennale che il Parlamento sta trasformando in una legalizzazione dell’evasione fiscale.
Il concordato funziona così: il Fisco propone ai lavoratori autonomi e alle imprese con fatturato inferiore a 5 milioni di euro il reddito su cui essere tassati. Se il contribuente accetta, per i due anni successivi sarà in regola e pagherà solo quanto stabilito, anche se guadagnerà di più. In questo periodo dovrà dichiarare quanto effettivamente guadagna, anche se pagherà solo quanto concordato, perché queste informazioni serviranno per stabilire l’imposta dei due anni successivi. E non avrà nessuna conseguenza se nasconderà al Fisco fino al 30% dei suoi introiti.
Il decreto del Consiglio dei ministri prevedeva che il concordato preventivo fosse rivolto solo ai contribuenti affidabili, con un punteggio fiscale pari a 8 ma le commissioni parlamentari nei loro pareri al decreto hanno proposto di estendere il concordato a tutti contribuenti, anche a quelli con punteggio inferiore a 8. Non solo. Era stato anche previsto di imporre al Fisco di fare una proposta di calcolo del reddito che non poteva essere maggiore del 10% di quanto dichiarato dal contribuente nell’anno preso a riferimento. Ma se quell’anno il lavoratore autonomo aveva evaso gran parte delle imposte, questo si sarebbe tradotto in una legalizzazione dell’evasione. Se aveva guadagnato 100 e aveva dichiarato 30, il Fisco non avrebbe potuto proporre un reddito imponibile superiore del 10% a quel 30 dichiarato. Un effetto di questa misura – se fosse passata al vaglio del Parlamento – sarebbe stato quello di cancellare dalle statistiche una buona fetta di evasione fiscale. Poi, per fortuna, il tetto del 10% è stato stralciato.
«La Repubblica è nel senso civico di chi paga le imposte perché questo serve a far funzionare l’Italia e quindi al bene comune», ha detto il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, nel suo discorso di fine anno. Questo è un punto importante. Perché, prima di tutto, è il senso civico degli italiani che deve risvegliarsi.
Finora a pagare tutto e subito restano, infatti, i lavoratori dipendenti e i pensionati. Ma fino a quando? Fino a quando, cioè, sopporteranno in silenzio e accetteranno di pagare anche le tasse degli evasori fiscali?



