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Tabacco | Nicotiana tabacum

Nicotiana tabacum L. è una pianta perenne a foglia corta, appartenente alla famiglia Solanacee, originaria delle zone tropicali e subtropicali dell’America.

Nel suo primo viaggio nel Nuovo Mondo, Cristoforo Colombo conobbe la pianta presso gli indigeni dell’isola di Hispaniola. Il rotolo di foglie secche di tabacco che gli indigeni fumavano, era chiamato tabaco.

Col tempo si è avuta una profonda evoluzione nel tipo di impiego: dai sigari e trinciati per la pipa si è passati ad un uso preponderante di sigarette. Fino al 1971 in Italia la coltivazione del tabacco era fatta in regime di strettissimo monopolio dello Stato; successivamente la coltivazione e la vendita sono state liberalizzate; oggi è coltivata commercialmente in tutto il mondo.

Ci sono diverse varietà di tabacco, che si differenziano per caratteristiche, esigenze climatiche, tecnica di coltivazione e cura delle foglie dopo la raccolta. Secondo il metodo di cura e il tipo merceologico si classifica in:

  • tabacco chiaro (curato all’aria, al sole o con fuoco indiretto)
  • tabacco scuro (curato all’aria o con fuoco indiretto)

In Italia sono coltivate diverse varietà, quali: Virginia, Burley, Kentucky, Erzegovina, Havanna, Maryland, Paraguay, Perustiza, Badischer, Xanthi Yakà.

La Nicotiana tabacum è un’erba annuale, poco ramificata, alta generalmente tra 1-2 metri, con picchi di 2,5 m, con grandi foglie verdi e lunghi fiori bianco-rosato a forma di tromba. Tutte le parti sono vischiose e coperte di peli corti ghiandolari, che trasudano una secrezione gialla contenente nicotina. Ogni parte della pianta, tranne il seme, contiene nicotina, ma la concentrazione è correlata a fattori diversi quali la specie, il tipo di terreno, la coltura e le condizioni atmosferiche; inoltre la concentrazione di questa sostanza aumenta con l’età della pianta.

Le foglie di tabacco contengono tra il 2-8% di nicotina. La distribuzione della nicotina nella pianta matura è piuttosto variabile: il 64% del totale si trova nelle foglie, il 18% nello stelo, il 13% nella radice, e il 5% nei fiori.

Il nome tabacco viene usato per parlare del prodotto ottenuto dalle foglie essiccate e fermentate di Nicotiana tabacum; la divulgazione del tabacco in Europa è dovuta a Jean Nicot, ambasciatore del re francese Francesco II; per tale ragione, il suo nome fu associato da allora alla pianta del tabacco, denominata infatti Nicotiana tabacum, così come il principio attivo della nicotina da essa estratto. Avendo avuto sentore delle sue proprietà terapeutiche, Caterina dei Medici (che soffriva di nausee), si fece inviare nel 1560 da Jean Nicot la preziosa pianta. Le nausee della regina ne vennero alleviate, e la moda del tabacco ebbe così inizio.

Fino al XIX secolo la nicotina e le foglie di tabacco erano iscritti come farmaci nei dizionari, ed erano perfino considerati una panacea: il tabacco veniva usato per curare molti disturbi, dal mal di testa alle ulcere passando per l’herpes, l’asma, e persino disturbi neurologici come le paralisi.

Le foglie hanno una grandezza molto varia; le foglie più basse sono le più grandi, fino a 60 cm di lunghezza, ellittiche, poco acuminate all’apice, decorrenti alla base, mentre le foglie seguenti sono sempre più piccole in termini di dimensioni.

Esistono due specie di tabacco: la rustica e la tabacum. La prima fornisce tabacco da fiuto, mentre con la seconda si produce tabacco da sigaro, pipa e sigaretta. A quest’ultima specie appartengono sei varietà: la fruticosa, la lancifolia, la virginica, la brasiliensis, la macrophylla e la havanensis.  Tutti i tabacchi oggi coltivati derivano da queste specie.

Dagli albori delle civiltà precolombiane, il tabacco è stato ed è tuttora ritenuto un agente psicoattivo. Responsabile degli effetti farmacologici del tabacco è la nicotina, un alcaloide liquido a nucleo piridinico che agisce da agonista a livello dei recettori nicotinici per l’acetilcolina. La sostanza, secondo la dose, esercita a livello nervoso un effetto bifasico: a basse dosi (per esempio col fumo di sigarette) è un potente stimolante centrale capace di indurre un maggiore stato di vigilanza, miglioramento dell’attenzione e dell’apprendimento, mentre a dosi elevate esercita effetti inibitori che si manifestano con paralisi respiratoria centrale ed ipotensione.

A livello periferico la nicotina, interagendo col Sistema Nervoso Autonomo, causa tachicardia, ipertensione, aumento della peristalsi e delle secrezioni.

Il fumo di tabacco sembra essere responsabile dell’induzione enzimatica che coinvolge numerose isoforme del citocromo P450 (CYP). In particolare, pare che gli idrocarburi policiclici aromatici possano indurre gli enzimi CYP1A1 e CYP1A2, mentre la nicotina sembra agire principalmente (a livello cerebrale) sulle isoforme CYP2E1, CYP2A1/2A2 e CYP2B1/2B2. Questi effetti, dimostrati finora sugli animali da esperimento, nell’uomo non sono stati ancora ben chiariti. Si ritiene comunque che il fumo di sigarette possa modificare il metabolismo di numerosi farmaci quali: aloperidolo, caffeina, clozapina, estradiolo, flecainide, imipramina, pentazocina, propranololo, tacrina, teofillina.

Inoltre, il fumo di tabacco può aumentare la clearance dell’eparina potenziandone il legame all’antitrombina III.

La nicotina, oltre a indurre dipendenza, ha degli effetti nefasti anche sul sistema cardiocircolatorio, perché provoca danni a livello dei vasi sanguigni, causa di ipertensione arteriosa, ictus, cardiopatia ischemica, insufficienza cardiaca e aneurisma aortico; inoltre può ridurre l’assorbimento dell’insulina somministrata per via sottocutanea.

Sono state descritte anche delle interazioni farmacodinamiche. In particolare, il fumo di tabacco sembra ridurre l’efficacia antipertensiva dei beta-bloccanti, l’effetto sedativo delle benzodiazepine e l’analgesia indotta da alcuni farmaci oppioidi. Alla base di questi effetti sembra esserci l’azione stimolante indotta della nicotina.

Infine, gli inibitori dell’isoforma CYP2A6 del citocromo P450 possono svolgere un ruolo importante nei soggetti che desiderano smettere di fumare, in quanto inibiscono il metabolismo di primo passaggio della nicotina, aumentandone i livelli plasmatici.

Considerazioni utili

Secondo le evidenze più recenti la combustione del tabacco di una sigaretta produce ben 7000 sostanze circa, di cui almeno 250 tossiche/irritanti per l’organismo umano e 69 non solo tossiche ma anche dal comprovato potere cancerogeno per l’essere umano e gli animali. Tra le sostanze esclusivamente tossiche/irritanti sprigionate dalla combustione di una sigaretta, meritano una citazione: la nicotina, il monossido di carbonio, l’acido cianidrico, il toluene, l’acetone, buona parte del catrame, l’ammoniaca, l‘acroleina, l’acrilonitrile, il cianuro di idrogeno e la metilammina.

Tra le sostanze tossiche e cancerogene prodotte dalla sigaretta che brucia, invece, spiccano: le ammine aromatiche, le già citate nitrosammine specifiche del tabacco, la formaldeide, gli idrocarburi aromatici policiclici del catrame, l’1-3 butadiene, il benzene, il cumene, il cadmio, l’acetaldeide, l’arsenico, il cromo, il berillio, l’ossido di etilene, il nichel, il polonio-210 e il cloruro di vinile.

Il fumo come piaga sociale.

Il fumo di sigarette più che un vizio deve essere considerato una vera e propria malattia perché crea dipendenza, sia fisica che psicologica, e fa male.

Secondo i dati OMS, il tabacco uccide più di 8 milioni di persone ogni anno. Di questi decessi, più di 7 milioni derivano da un consumo diretto del tabacco, mentre circa 1,2 milioni sono il risultato dell’esposizione al fumo passivo dei non fumatori.

In Italia si stima che siano attribuibili al fumo di tabacco oltre 93.000 morti (il 20,6% del totale di tutte le morti tra gli uomini e il 7,9% del totale di tutte le morti tra le donne) con costi diretti e indiretti pari a oltre 26 miliardi di euro (Tobacco Atlas sesta edizione).

Il tabacco provoca più decessi di alcool, AIDS, droghe, incidenti stradali, omicidi e suicidi messi insieme. Il fumo uccide: 20 sigarette al giorno riducono di circa 4-6 anni la vita media di un giovane che inizia a fumare a 25 anni.

La sigaretta contiene catrame, con circa 4800 sostanze dannose, la nicotina e il monossido di carbonio. La nicotina è una droga che induce una dipendenza fisica pari a quella dell’eroina, cocaina o altri oppiacei. Numerosi studi hanno ormai evidenziato e conosciuto le zone del cervello su cui la nicotina svolge il suo effetto, determinando piacere, aumento della concentrazione, benessere e riduzione dell’ansia. Provare a smettere di fumare determina l’insorgenza di sintomi di astinenza (voglia impellente di accendere una sigaretta, insonnia, irritabilità, ansia, cefalea). I sintomi di astinenza sono più importanti i primi giorni (prima settimana), poi si manifestano sempre meno, fino alla scomparsa definitiva. Secondo l’Organizzazione Mondiale di Sanità la dipendenza da nicotina viene definita in base a 3 criteri:

  • tentativo fallito di smettere di fumare;
  • difficoltà nel controllare l’uso di tabacco;
  • comparsa di sintomi d’astinenza alla sospensione.

La dipendenza psicologica si instaura successivamente alla dipendenza fisica: una serie di situazioni (caffè, bevande alcoliche, stare con gli amici, ecc.) riattivano nell’individuo il desiderio di fumare, diventando dei veri e propri rituali nella quotidianità e creando un circolo vizioso, difficile da rompere. La sigaretta diventa così un oggetto fondamentale della vita di un individuo, una “stampella psicologica”, un naturale antidepressivo che aiuta ad affrontare i momenti difficili o a godere meglio di gioie della propria vita. Dimenticando così spesso le caratteristiche negative e tossiche della sigaretta.

La nicotina, oltre a indurre dipendenza, ha degli effetti nefasti anche sul sistema cardiocircolatorio, perché provoca danni a livello dei vasi sanguigni, causa di ipertensione arteriosa, ictus, cardiopatia ischemica, insufficienza cardiaca e aneurisma aortico.

Il monossido di carbonio, veleno inodore che si forma dalla combustione della sigaretta, toglie ossigeno al nostro sangue, per cui il sangue risulta meno ossigenato e tutti i tessuti ne soffrono (compresa la pelle, per cui si facilita la comparsa delle rughe).

Il fumo di sigaretta è un fattore di rischio per varie patologie.

  • Fumo e tumori: esiste una relazione diretta tra fumo e sviluppo di tumori a livello polmonare, distretto ORL, a livello esofageo, renale e vescicale, tumore del pancreas e del colon. Il 90% delle neoplasie maligne del polmone sono causate dal fumo di sigaretta, Il tumore si verifica a causa dei danni del DNA cellulare indotti dal fumo; tali danni non dipendono dal numero giornaliero delle sigarette fumate né dalla percentuale nicotina in esse contenute, ma dipendono dal numero di anni di esposizione al fumo.
  • Fumo e sistema cardiocircolatorio, perché provoca danni a livello dei vasi sanguigni, causa di ipertensione arteriosa, ictus, infarto, cardiopatia ischemica, insufficienza cardiaca; facilita la formazione di placche aterosclerotiche, soprattutto agli arti inferiori, causa di claudicatio intermittens, cioè di dolore alle gambe quando si cammina, determinato dal ridotto afflusso di sangue. La patologia aterosclerotica più frequentemente associata al fumo è l’aneurisma dell’aorta addominale. La riduzione dell’afflusso sanguigno inoltre è causa di impotenza nell’uomo, declino mentale e invecchiamento precoce della pelle.
  • Fumo e malattie respiratorie: il fumo di sigaretta è la causa più importante di induzione della broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e di enfisema polmonare. Il fumo riduce anche le difese del sistema immunitario, per cui aumenta il rischio di infezioni. Una serie di studi condotti dopo l’inizio della pandemia COVID-19 hanno infatti dimostrato correlazioni tra il fumo di sigaretta e lo sviluppo di una malattia da SARS-CoV-2 più severa.
  • Fumo e apparato gastro-intestinale: il fumo favorisce l’insorgenza di ulcera gastrica e favorisce le riacutizzazioni nei pazienti affetti da malattia di Crohn.
  • Fumo e cervello: il fumo provocherebbe danni reversibili al nostro cervello. Tra i tanti effetti negativi del fumo ci sarebbe anche l’assottigliamento dello strato più esterno della materia grigia cerebrale, che anche nel caso in cui si smetta di fumare per poterlo recuperare si impiegheranno diversi anni (almeno 25 anni).
  • Fumo e gravidanza: il fumo aumenta il rischio di mortalità fetale e riduce il peso alla nascita di circa 200-250 grammi rispetto alle non fumatrici; durante la gravidanza aumenta il rischio di distacco di placenta, rottura precoce delle membrane e parto prematuro. In più, aumenta il rischio di morte improvvisa e sembra che l’allattamento sia meno diffuso o che comunque duri meno; inoltre chi fuma produce meno latte.
  • Fumo e donne: le fumatrici hanno un rischio maggiore di sterilità e di ritardo nel concepimento; il rischio di trombosi aumenta da 20 a 40 volte se associato all’uso di contraccettivi orali. La menopausa inizia 1-2 anni prima delle non fumatrici e l’osteoporosi è più frequente.

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