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Segale cornuta | Claviceps purpurea Tulasne

La segale (Secale cereale L., 1753) o Jurmano è un cereale contenente glutine appartenente alla stessa famiglia del frumento, quella delle Poacee (meglio conosciute come graminacee). La pianta è stata utilizzata fin dall’antichità per l’alimentazione umana e animale.

Una malattia che colpisce questa pianta è la “segale cornuta” causata dal fungo ascomicete Claviceps purpurea noto anche con il nome francese di ergot che significa “sperone”. Questo fungo genera infatti nelle piante infette degli sclerozi (= corpi fruttiferi del fungo stesso) simili a speroni o spesso, come nel caso della segale, delle escrescenze a forma di corna, da cui anche il nome comune di segale cornuta. Il fungo in questione cresce più facilmente nei periodi particolarmente piovosi e si sviluppa se la segale viene immagazzinata male, cioè in condizioni di umidità.

Al giorno d’oggi questo patogeno non causa grossi problemi alle coltivazioni, tuttavia nel passato ha arrecato grosse problematiche e portato a risvolti storici e sociali non indifferenti. L’alimentazione con farine ottenute da segale contaminata da sclerozi di Claviceps purpurea causa una serie di disturbi anche molto gravi che prendono il nome di ergotismo. Nel corso della storia migliaia di decessi sono stati associati a questa patologia, ma anche i sopravvissuti dovevano purtroppo passare attraverso fasi piuttosto dolorose: aborti spontanei, disturbi neurologici, convulsioni, allucinazioni, spasmi muscolari e – soprattutto – quella sensazione di bruciore che diventava estremamente dolorosa in caso di cancrena (a causa della quale si potevano perdere gli arti). Ed è proprio il bruciore a generare – nel Medioevo – termini descrittivi come “fuoco di Sant’Antonio” o “ballo di San Vito”, “Male degli Ardenti”, “Fuoco Sacro”. Alcune delle intossicazioni di massa avvenute nel periodo medievale raggiunsero proporzioni disastrose, con decine di migliaia di intossicati, attraverso l’uso massivo delle farine e dei pani infettati dall’ergot.

Il nome Claviceps sembra derivi da clavus-clavi = chiodo e da cespes (o caespes) = zolla, cioè sclerozio (a forma di chiodo) in funzione di zolla germinante i corpi fruttiferi a forma di chiodetti; purpurea, per il colore rosso porporino delle capocchie (sferidii) contenenti i periteci ascofori. Lo sclerozio è denominato Sclerotium clavus DC. – Secale cornutum Auct., dal greco sklhros = duro, secco e dal latino clavus = chiodo. Secale, perché lo sclerozio ricorda, deformato e ingrandito, la cariosside della Segale. La parola secale deriva da seco = taglio, dal celtico segal, da cui sega = falce e il latino seges = messi, biade; piante che si tagliano colla falce; cornutum – per la forma a cornetto dello sclerozio. Lo stato miceliale è denominato Sfacelia segetum Tul., dal greco sfakelos= cancrena, per la massa mucillaginosa, vischiosa, puzzolente che invade l’ovario dell’ospite (la melata); segetum, dal latino seges, segetis = messe, seminato / gen. pl. = delle messi.

Le parti utilizzate per la droga sono gli sclerozi, organi di svernamento del fungo. Questi contengono diversi alcaloidi velenosi o psicoattivi del gruppo delle ergotine (tra cui l’acido lisergico o LSD) che hanno vari tipi di effetti su persone e animali che li assumono. Tali alcaloidi, essendo vasocostrittori, compromettono la circolazione; inoltre interagiscono con il sistema nervoso centrale, agendo in particolare sui recettori della serotonina. Pertanto la segale cornuta non trova impieghi in fitoterapia come tale, ma dagli sclerozi si ottengono dei particolari alcaloidi (definiti alcaloidi dell’ergot) che vengono impiegati in campo medico. Gli alcaloidi puri o i loro derivati sono disponibili come principi attivi contenuti all’interno di specialità medicinali che possono essere dispensate solo in presenza di ricetta medica. Tali molecole sono: l’ergotamina, la diidroergotamina, la diidroergotossina, l’ergonovina, la metisergide, la nicergolina, la cabergolina, la bromocriptina e il lisuride.

L’ergotamina e la diidroergotamina costituiscono il principio attivo di specialità medicinali aventi indicazioni per il trattamento delle cefalee e degli attacchi emicranici. Questi principi attivi contrastano il dolore emicranico attraverso l’interazione con i recettori della serotonina posti a livello dei vasi arteriosi cranici. Più nel dettaglio, l’ergotamina e la diidroergotamina esercitano un’attività agonista nei confronti dei recettori 5-HT1A, 5-HT1B, 5-HT1D e 5-HT1F, inducendo in questo modo una vasocostrizione che porta alla risoluzione del dolore cefalalgico ed emicranico.

La cabergolina e la bromocriptina, invece, costituiscono il principio attivo di medicinali impiegati nel trattamento di una grande varietà di disturbi, quali: morbo di Parkinson, iperprolattinemia, adenomi ipofisari secernenti prolattina, galattorrea, amenorrea prolattino-dipendente, disfunzioni mestruali, acromegalia, ipogonadismo e sindrome neurolettica maligna.

Il meccanismo d’azione con cui queste molecole esplicano la loro attività coinvolge i recettori dopaminergici di tipo 2 presenti nelle cellule luteotropiche dell’adenoipofisi (ossia nelle cellule responsabili del rilascio di prolattina) e i neuroni dopaminergici localizzati nell’area nigrostriatale dell’encefalo.

In passato, gli sclerozi della segale cornuta venivano utilizzati dalla medicina popolare come rimedio emostatico, emmenagogo e abortivo; oltre ad essere impiegati in caso di menorragia, metrorragia, atonia dell’utero ed emicrania. Nel passato, la tossina della segale cornuta è stata largamente utilizzata come principio farmacologico nella pratica ostetrica, per il trattamento dei parti complicati.

Attualmente, l’unico impiego approvato della segale cornuta riguarda il suo utilizzo all’interno della medicina omeopatica, dove la si può trovare sotto forma di granuli, capsule, gocce orali e macerato glicerico. In quest’ambito, la pianta viene utilizzata in caso di spasmi della muscolatura liscia uterina, paralisi, convulsioni, disturbi circolatori, emorragie, epistassi, mal di testa, vertigini, sonnolenza e stati confusionali.

Le applicazioni della segale cornuta per il trattamento dei suddetti disturbi non sono né approvate, né supportate dalle opportune verifiche sperimentali, per cui vanno prese con le dovute cautele considerati i possibili effetti collaterali cui potrebbero dar luogo (nausea, vomito, diarrea, sensazione di debolezza nelle gambe, intorpidimento delle dita, dolori muscolari, tachicardia o bradicardia, angina pectoris, parestesia, edema localizzato e stati confusionali).

In caso di avvelenamento cronico da ergot o dai suoi alcaloidi, invece, si può andare incontro ad ergotismo gangrenoso (caratterizzato da disturbi circolatori degli arti fino ad arrivare alla gangrena, appunto) o ad ergotismo convulsivo (caratterizzato dalla comparsa di spasmi, convulsioni, allucinazioni e perdita di coscienza). Questi avvelenamenti, in alcuni casi, possono condurre anche alla morte.

L’utilizzo in ambito terapeutico dell’ergot come tale e non sotto forma di specialità medicinali prescritte dal medico, è controindicato in qualsiasi caso, in particolar modo nei pazienti affetti da disturbi circolatori periferici, arteriosclerosi, disturbi epatici e renali, insufficienza coronarica, in gravidanza e durante l’allattamento. Ovviamente, l’utilizzo dell’ergot e dei suoi alcaloidi è controindicato in individui con ipersensibilità accertata verso uno o più componenti.

Si possono verificare interazioni farmacologiche con

  • macrolidi, eritromicina, josamicina e claritromicina: controindicazione all’uso contemporaneo di ergotamina e diidroergotamina, ridotta eliminazione epatica degli alcaloidi, ergotismo e possibili disturbi circolatori alle estremità;
  • betabloccanti: ergotismo;
  • bromocriptina: rischio di vasocostrizione ed episodi ipertensivi acuti;
  • sumatriptan: rischio di ipertensione arteriosa e spasmi coronarici.

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