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La frutta secca: Anacardi

Per anacardi o noci di anacardio si intendono i semi oleosi commestibili (frutta secca), o meglio gli acheni, della pianta arborea brasiliana, Anacardium occidentale, appartenente alla famiglia delle Anacardiacee.

Il nome deriva dal termine greco kardia, che significa cuore. Visto che la loro forma ricorda quella del cuore.  Senza guscio, tostati, gli anacardi sono frutti esotici particolarmente diffusi in Amazzonia, hanno una doppia natura. Il frutto fresco viene indicato come mela d’anacardio (o mela di acagiù, in Brasile), che non è un vero frutto, in quanto corrisponde all’ingrossamento del peduncolo floreale, ma è così chiamato poiché nell’aspetto ricorda una piccola mela, dalla polpa fibrosa e con colorazione variabile dal verde, al giallo al rosso. Il vero frutto (deriva quindi dal fiore) è la sua parte secca, chiamata mandorla o nocciola d’anacardio, una sorta di noce con un rivestimento duro al cui interno si trova un seme oleoso dalla tipica forma a cuore, che corrisponde propriamente all’anacardio che si usa dal punto di vista alimentare.

La procedura di lavorazione dei frutti è lunga e complessa, richiede molta cura e lavoro umano; per prima cosa il seme viene staccato dal frutto, bollito e fritto in olio vegetale, scolato e spremuto per ricavarne il succo; si passa poi ad estrarre la noce dal seme, a mano, con un martelletto; una volta estratte, le noci sono essiccate in forno a 250°C; dopo tre giorni si toglie la pellicola che le avvolge e si mettono di nuovo ad asciugare al sole. Solo a questo punto sono pronti per essere tostati.

La produzione è così complessa che solo il 10% dei frutti passa indenne attraverso le varie fasi della trasformazione al confezionamento. Ecco il motivo del prezzo elevato degli anacardi sul mercato europeo.

Gli anacardi crescono su grossi alberi. Sono sempre venduti senza guscio perché questo contiene una resina caustica (detto olio d’acajou, contenente acido anacardico per il 90% e cardolo al 10%), che deve essere accuratamente rimossa prima di poter consumare questo tipo di frutta secca. Questa resina, che non deve essere mangiata insieme al frutto, viene usata per produrre insetticidi e vernici.

Gli anacardi si presentano come piccole noci simili a “fagioli” (reniformi), lunghe circa 2-4 cm. Il seme, chiuso all’interno del guscio, è di colore bianco-giallognolo e si caratterizza per un gusto dolce e oleaginoso; sono stati esportati per la prima volta nel XVI secolo. I portoghesi esportarono le piante in Africa e in Asia. Esse attecchirono particolarmente bene in India, tanto che, oggi, il Paese è il maggior esportatore di anacardi del mondo. Nella dieta Mediterranea, gli anacardi hanno un ruolo marginale; in Europa, gli anacardi vengono commercializzati in forma tostata, non cruda.

Gli anacardi sono relativamente poveri di acqua, di zucchero e fibra, e contengono meno grassi rispetto ad altri tipi di frutta secca. Inoltre, la maggior parte del loro grasso è costituito da acidi grassi insaturi. Gli anacardi contengono acido oleico, che, come nel caso dell’olio d’oliva, svolge un’azione protettiva nei confronti del cuore e dei vasi. Contiene minerali come il potassio, fosforo, sodio, zinco, rame, ferro e selenio; vitamine B, K, C e E,  e amminoacidi. I suoi alti contenuti di triptofano, agiscono sulla serotonina, rendendoli un alimento da consumare per mantenere alto l’umore.

Ottimi in caso di diabete di tipo 2, aiutano contro osteoporosi, fragilità vascolare, problemi articolari e colesterolo alto. Contengono un flavonoide che viene assorbito dalla macula retinica, proteggendo gli occhi dagli agenti aggressivi esterni e aiutando nella prevenzione della degenerazione maculare in età avanzata. Secondo una recente ricerca scientifica, gli anacardi aiutano a combattere il diabete. Essendo poveri di grassi, sono un ottimo snack.

Gli anacardi irrancidiscono subito, quindi non vanno lasciati per lungo tempo esposti all’aria.

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