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Kiwi | Actinidia Chinensis

In alimentazione per kiwi si intende un frutto esotico (più precisamente una “bacca” commestibile) prodotto da un genere di “liane” tipiche dell’Asia orientale, le Actinida (famiglia Actinidiaceae), ed in particolar modo dalla Actinidia deliciosa  (sin. Actinidia chinensis), sebbene numerose tipologie di questo frutto siano prodotte da altre coltivazioni o da altre specie di piante, come l’Actinidia kolomikta e soprattutto l’Actinidia arguta (il cosiddetto “mini kiwi“, caratterizzato da frutto piccolo e buccia liscia).

I frutti delle diverse varietà di kiwi hanno forme e colori differenti; in Italia, le due varietà commercializzate con buona diffusione sul territorio sono il kiwi verde ed il kiwi giallo (o gold). Entrambi hanno la forma e le dimensioni di un tubero (circa 100g) ed al centro del frutto contengono numerosi e piccoli semi di colore nero; le differenze consistono nella forma, nel colore della polpa e nella buccia (il primo, varietà più diffusa, è ovale, ha la buccia marrone scuro con pelucchi e la polpa verde brillante, semi piccoli e neri disposti a raggiera intorno al centro della bacca; la varietà gold ha forma più allungata, la polpa è gialla e non ha pelucchi sulla buccia). Esistono altre varietà, ma sono poco diffuse, come ad esempio il kiwi con la polpa rossa e la buccia color mattone.

La pianta è originaria della Cina meridionale, dove si coltiva da circa 700 anni. Il suo frutto era considerato una prelibatezza dagli imperatori cinesi e il suo uso era anche ornamentale. All’inizio dell’Ottocento, arrivò in Inghilterra e, nel Novecento, si diffuse attraverso coltivazioni intensive in Nuova Zelanda, dove ha trovato un ambiente abbastanza favorevole. Per questo, il suo nome deriva, appunto, dall’uccello simbolo della Nuova Zelanda.

Alla fine del Novecento, si diffuse anche in Europa e soprattutto in Italia, ben presto divenuta tra i primi produttori al mondo di questo frutto. La principale zona di produzione del kiwi in Italia è il Lazio, particolarmente adatto alla coltivazione del frutto per il suo clima caldo in estate.

Il nome volgare kiwi deriva dal māori huakiwi, letteralmente frutto del kiwi o uovo di kiwi, chiamato così a causa della peluria e del colore bruno che ricordano l’uccello endemico della Nuova Zelanda. Dopo aver stazionato in Oceania durante la Seconda guerra mondiale, prima gli inglesi e poi gli statunitensi esportarono questo frutto in tutto il mondo con il nome di kiwifruit, in seguito naturalmente abbreviato in kiwi. Tale abbreviazione tuttavia non è mai usata nell’inglese australiano e neozelandese, dove la parola kiwi da sola è sia il nome comune dell’uccello tipico, sia il soprannome per gli abitanti della Nuova Zelanda, soprattutto in seno a competizioni sportive o eventi sociali (come ad esempio “gli azzurri” per designare gli italiani).

Il kiwi viene raccolto tra settembre e ottobre ed è commercializzabile da novembre ad aprile, anche se in realtà si trova sul mercato tutto l’anno grazie ai moderni metodi di conservazione. Per essere coltivato ha bisogno di abbondante acqua. E’ un frutto che teme l’umidità e le alte temperature, per cui il luogo per la conservazione deve essere fresco e asciutto. A temperatura ambiente dura circa 5 giorni, mentre riposto in frigorifero ha una durata maggiore. Se si vuole accelerare la maturazione basta riporre i frutti di fianco a delle mele, o a delle banane, o a delle pere.

Ha un sapore acidulo, ma gustoso e rinfrescante; lo si può mangiare tagliandolo a metà e scavandolo con un cucchiaino, come un gelato, oppure a fette sottili con l’aggiunta di zucchero, se si preferisce, per addolcirlo un po’. È ottimo anche con la macedonia o sugli spiedini di frutta.

In genere, il kiwi è un frutto consumato a partire dalla stagione autunnale fino al termine dell’inverno; una porzione di kiwi corrisponde circa a 200 g di prodotto (100-300g) che, in termini numerici, si riferisce mediamente a 2 frutti (1-3 frutti); le frequenze di consumo riferite al kiwi non si differenziano da quelle indicate per il resto della frutta, pertanto, nel rispetto delle necessità individuali, è possibile consumarne da 2 a 4 porzioni al giorno (soprattutto negli sportivi essendo un frutto ricco di potassio e povero di sodio ).

L’apporto calorico è molto basso: 44 kcal per 100 g circa; questo perché è costituito da circa l’84% di acqua, il 9% di carboidrati (semplici, e più precisamente fruttosio) e da tracce di grassi e proteine; ricco di vitamina C (85 mg/100 g), contiene anche potassio, magnesio, vitamina E, rame, ferro e fibre; queste ultime sembrano agire in maniera positiva sulla motilità intestinale, conferendo al frutto proprietà lassative.

Il kiwi favorisce la digestione (grazie all’enzima proteolitico actinidina, è in grado di favorire la digestione delle proteine), rafforza il sistema immunitario (grazie all’elevato contenuto di vitamina C) e potenzia le funzionalità del sistema immunitario,  contrasta lo sviluppo di influenza e raffreddore. Grazie alla presenza di antiossidanti come zeaxantina e luteina riduce il rischio di degenerazione maculare.

Controindicazioni:  Si sconsiglia il consumo di kiwi se si usano farmaci anticoagulanti antiaggreganti, farmaci antipertensivi; contenendo ossalati se ne sconsiglia il consumo anche in soggetti con calcoli renali o della colecisti. Sono anche da evitare se si è allergici al lattice, dato che contiene delle molecole associate ad esso. I kiwi, come gli agrumi, sono dei frutti abbastanza acidi e quindi vanno evitati se si soffre di reflusso gastrico, e soprattutto non bisogna esagerare con le quantità. Infine, fare attenzione alla chinidina che può indurre allergia.

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