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Cinoglossa | Cynoglossum officinale

Nota anche con i nomi di “lingua di cane”, “erba vellutina”, “cinoglosso” e “zerumola”, la Cinoglossa è una pianta erbacea spontanea biennale appartenente alla famiglia delle Boraginaceae; nel primo anno produce una rosetta di foglie fra le quali, nel secondo anno, sorge il fusto alto fino a 60-80 cm di colore verde chiaro, ramificato solo nella parte superiore; tutta la pianta è coperta di morbidi peli grigiastri. Ha foglie lunghe e molli di un colore tendente al grigio e si distingue dalle piante di altre specie congeneri per i suoi fiori di un colore rosso-violaceo, che formano una infiorescenza di cime scorpioidi, e per i suoi frutti unilaterali muniti di spine uncinate.

I fiori hanno un caratteristico colore e crescono riuniti in grappoli. I colori dominanti della parte del fiore costituita da calice e corolla sono: blu, violetto o celeste. I frutti sono nucule uncinate, che a maturità sono durissime e si attaccano con facilità agli indumenti. La fioritura avviene tra maggio e luglio. L’odore è nauseabondo, mentre il sapore è prima dolciastro, poi amarognolo.

Si tratta di una pianta vascolare con fiori e semi, diffusa nelle regioni temperate e subtropicali sia dell’emisfero Nord che Sud.

La lingua di cane vellutina è una specie dell’Eurasia temperata presente in tutte le regioni dell’Italia continentale salvo che nelle estreme regioni meridionali (Puglia, Basilicata, Calabria, forse anche Campania). Cresce in incolti, bordi di campi, vigne, lungo i sentieri, presso i recinti per il bestiame, su suoli piuttosto ricchi di composti azotati, al di sotto della fascia montana superiore (raramente anche più in alto).

Il nome della pianta deriva dalle parole greche kyôn (cioè “cane”) e glôssa (ossia “lingua”), e si riferisce probabilmente alla caratteristica forma delle foglie.

Principi attivi della pianta sono: alcaloide cinoglossina, fruttosani, mucillagini, colina, allantoina.

Il Cinoglosso è una pianta nota fin dal Medioevo per le sue proprietà astringenti e cicatrizzanti. Allora si prescrivevano il succo delle foglie o il decotto delle radici anche per lenire le scottature, riparare le abrasioni, alleviare le punture di insetti. Questo genere di proprietà viene ancora più o meno direttamente sfruttato ai giorni nostri per le piccole abrasioni e per cicatrizzare le ragadi della bocca e dei capezzoli.

Le radici venivano usate sia in preparazioni leggermente narcotiche, sedative, calmanti della tosse, contro la diarrea e per far cicatrizzare le ferite che per tingere i tessuti. Oggi non è più usata come pianta officinale per via del suo alto contenuto di alcaloidi pirrolizidinici, che hanno un effetto fortemente tossico.

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