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Catapuzia | Euphorbia Lathyris

L’euforbia catapuzia (Euphorbia lathyris L.) è una pianta della famiglia delle Euforbiacee nativa dell’Asia.

E’ una pianta biennale, che si autodissemina molto facilmente, originaria dell’Europa e dell’Africa nordoccidentale, dal fusto eretto, non ramificata, con foglie rade, ligulate, coriacee, cerose, da grigio-verde a verde-azzurro, lunghe fino a 15 cm. Sviluppa fiori di colore giallo, raccolti a coppa in involucri di brattee, verde brillante, riuniti in ombrelle terminali lunghe fino a 5 cm, che sbocciano in estate. Seguono frutti simili a capperi. Cresce tra 0 e 1000 s.l.m., in luoghi erbosi, incolti, al margine dei coltivi, orti, ruderi.

L’etimologia del nome euphorbia è piuttosto controversa; secondo alcune fonti, tra cui Plinio il Vecchio, il nome sarebbe riconducibile ad Euphorbus, medico personale del re Giuba II della Mauritania, che utilizzava il succo prodotto da queste piante nelle sue pozioni. Fu lo stesso sovrano a dare il nome alla pianta descrivendola all’interno di un trattato in cui erano descritte le sue virtù terapeutiche. Secondo altri, invece, la parola euphorbia deriverebbe dalla parola greca euphorbium, parola generica con la quale si indicavano le piante che producevano un succo lattiginoso e velenoso utilizzabile nella medicina popolare del tempo. Euphorbia infine potrebbe derivare da Euphorbius che è formato da due parole: εὖ (“buono”) e φορβή phorbḗ, (“pascolo” o “foraggio”), il cui significato finale potrebbe essere “ben nutrito”. Qualsiasi sia la genesi del suo nome resta il fatto che sin dai tempi più remoti quasi tutte le piante di euphorbia non hanno un significato molto positivo, nel linguaggio dei fiori e delle piante, infatti, simboleggiano il dolore e la sofferenza.

Tutte le parti della pianta, inclusi i semi e le radici sono velenosi; anticamente coltivata come emetica. Occorre cautela quando si maneggia l’Euforbia; toccare la pianta può produrre irritazioni della pelle dato che se viene danneggiata, produce un lattice, velenoso per gli umani e gli animali; le capre sono immuni alla tossina, che però può essere passata tramite il latte.

Viene detta anche “erba talpa”, per essere una delle piante repellenti per talpe più utilizzate in agricoltura biologica; si dice infatti che, piantata negli orti e nei giardini, tenga lontane le talpe. Probabilmente questa reputazione deriva dall’uso di introdurre rami spezzati nelle loro gallerie; l’odore del latte corrosivo, prodotto dalla pianta, irriterebbe il naso delle talpe e non la pianta stessa. È possibile utilizzare un estratto fermentato della pianta ed introdurlo nelle gallerie, per ottenere un effetto repellente.

Anche dal punto di vista paesaggistico l’Euphorbia lathyris è preziosa per la sua struttura architettonica: i suoi fusti eretti di colore grigio verde alti fino a 120 cm danno verticalità alle bordure.

I suoi semi oleosi sono utilizzati in soluzioni omeopatiche per infiammazioni cutanee e tosse, mentre nella medicina tradizionale è stata usata come pianta anti-cancro, verruche e calli.

Questa pianta rientra nella lista del Ministero della Salute per l’impiego non ammesso nel settore degli integratori alimentari.

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