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Cassia in Canna | Cassia Fistula

Conosciuta anche come “Cassia in canna” o “Cassia incana“, la Cassia fistula è un albero a foglie caduche, alto in media 10 m. Le foglie sono alterne, pinnate, molto lunghe (da 30 a 40 cm), divise in 4-8 paia di foglioline ovate, a loro volta lunghe circa 10 cm. I fiori sono di un giallo intenso, piuttosto grandi e disposti in lunghe infiorescenze terminali; hanno 5 petali, più o meno uguali fra loro, e 10 stami di cui tre decisamente più lunghi. I frutti sono caratteristici legumi penduli, cilindrici, di colore bruno scuro, la cui lunghezza varia da 25 a 50 cm; i semi sono lenticolari, lucidi, quasi neri.

Originaria nelle regioni dell’Asia tropicale, dal Pakistan alla Birmania; viene oggi ampiamente coltivata anche come pianta ornamentale (per la sua copiosa fioritura gialla, in inglese viene anche definita “golden shower” ossia doccia dorata) ed è pertanto diffusa nella fascia tropicale asciutta sia dell’Asia, che dell’Africa, che in quella delle Indie occidentali e del continente sudamericano. Della pianta si utilizzano i lunghi baccelli maturi, lunghi da 20 a 50cm, al cui interno è contenuta la polpa e i semi.

La droga è costituita dai frutti contenenti glicosidi antrachinonici[1] (sennosidi); monosaccaridi e oligosaccaridi; acidi della frutta (acido citrico); oli grassi (nei semi); fitosteroli, fra cui ritroviamo il beta-sitosterolo.

La cassia fistula viene utilizzata come lassativo osmotico in presenza di stitichezza occasionale. In effetti, grazie al suo contenuto di glicosidi antrachinonici, la cassia fistula è in grado di esercitare un’azione lassativa: queste molecole sono capaci di stimolare la peristalsi intestinale, favorendo il transito del materiale contenuto nello stesso intestino, quindi, favorendo l’evacuazione.

Naturalmente, nonostante i risultati ottenuti, sono necessari approfonditi studi clinici prima di poter approvare simili applicazioni della cassia fistula in campo medico, in modo tale da stabilirne la reale efficacia terapeutica e l’effettiva sicurezza d’uso sull’uomo.

La cassia fistula può essere irritante per l´intestino, come tutte le erbe contenenti antrachinoni.

[1]  Il 19 marzo 2021 la Commissione Europea ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il nuovo Regolamento n. 2021/468 che vieta l’uso dei derivati dell’idrossiantracene negli alimenti e di conseguenza anche negli integratori alimentari. La regolamentazione entrata in vigore l’8 aprile 2021, impedisce l’impiego e il consumo di specie botaniche che contengono derivati dell’idrossiantracene, molecole di origine naturale che si trovano in alcune piante presenti sul mercato europeo utilizzate nella preparazione di integratori alimentari come coadiuvanti del buon funzionamento intestinale. In particolare, la Commissione Europea fa riferimento alle sostanze naturali aloe-emodina, emodina, aloina A, aloina B, alla sostanza sintetica dantrone ed a tutte le preparazioni che le contengono.

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