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Canapa | Cannabis

La canapa (Cannabis sativa L., 1753) è una pianta del genere angiosperme della famiglia Cannabaceae. È l’unica specie attualmente accettata del genere Cannabis.   

Secondo la classificazione attualmente accettata il genere comprende un’unica specie, Cannabis sativa; altre specie riconosciute in passato, C. indica e C. ruderalis, sono attualmente considerate come mere varianti fenotipiche. Dal punto di vista morfologico le differenze tra questi tre tipi di canapa si riscontrano nello sviluppo della pianta e nella forma delle foglie, oltre che nel contenuto dei principi attivi presenti nell’infiorescenza. Indica è quella che cresceva e cresce nella parte orientale del pianeta, la sativa quella che si è sviluppata nella parte occidentale, la cannabis ruderalis quella presente in Europa dell’Est, come Russia e Ucraina.

La pianta di cannabis è forse una delle più antiche coltivate dall’uomo. Il Neolitico, età dell’avvento dell’agricoltura, è l’epoca individuata dagli storici per segnare l’inizio della sua coltivazione. Si parla quindi dell’8.000 a.C. L’area di origine viene fatta ricadere in Asia Centrale, tra la regione dello Xinjiang, nella Cina occidentale, e l’India settentrionale. Nell’antica tradizione cinese era fonte alimentare, medicinale e di fibra. Per le popolazioni hindu, invece, è da sempre considerata una pianta sacra; la pianta era indicata in sanscrito con i termini bhanga, vijaya e ganjika; in hindi, ganja.

Dall’Asia centrale, grazie al nomadismo di alcune popolazioni, la cannabis si è diffusa dapprima in Medio Oriente, poi nel bacino del Mediterraneo e nell’Europa occidentale.

È generalmente accettata l’ipotesi secondo cui la canapa sia giunta nelle Americhe dopo Colombo; tuttavia alcuni scienziati hanno trovato residui di cannabis, tabacco e foglie di coca in numerose mummie (1500 a.C.) scoperte in Perù.

Ufficialmente, la canapa Cannabis sativa si può coltivare legalmente in Italia: la legge del 2 dicembre 2016, n. 242, permette la libera coltivazione di erba legale (Cannabis sativa), ovvero con contenuti di THC (tetraidrocannabinolo) inferiori al 0,2%. La coltivazione è resa possibile da sementi certificate e selezionate appositamente per impedire il superamento della soglia consentita di THC; richiede tuttavia lunghe procedure e necessita di verifiche e attestazioni.

La Cannabis sativa è una pianta a ciclo annuale primaverile-estivo, che può essere coltivata benissimo nel clima italiano. La pianta di cannabis è un arbusto dal fusto eretto e angoloso, si sviluppa fino a sette metri di altezza, con le foglie opposte palmato-sette, lanceolate. L’apparato radicale fittonante può raggiungere i due metri di profondità in condizioni favorevoli, garantendo alla pianta stabilità e resistenza.

La Cannabis per sua natura è una specie dioica, presentando un esemplare maschile morfologicamente distinto dall’esemplare femminile, come accade nella specie umana. L’aspetto peculiare che differenzia i due sessi è il fiore. Quello del maschio è composto da 5 sepali al cui interno si sviluppano altrettanti stami, che hanno la funzione di contenere miliardi di microgranuli di polline.

La funzione del fiore maschio è proprio quella di produrre il polline, poi diffuso per via anemofila (cioè trasportata dal vento). Il fiore femminile si presenta sotto forma di calice, da cui dipartono due filamenti chiamati pistilli, a forma di V, che hanno la funzione di catturare il polline del maschio e dare vita al seme.

L’uomo, dal 1960 ha poi sviluppato anche le varietà monoiche, nelle quali l’organo riproduttivo maschile e femminile si trova sullo stesso esemplare e le piante sono quindi tutte uguali. Queste varietà si possono perciò definire autofecondanti, in quanto sono state selezionate appositamente per la produzione del seme.

Le principali tipologie di piante monoiche sono:

  • Futura, una varietà francese che si mantiene su un’altezza media di 2,5 metri, pensata principalmente per la produzione di semi e per l’impiego nella produzione di concimi;
  • Felina, tra le più diffuse in Francia, con una buona resa in fibre e semi, nata dall’incrocio della Kompolti (che tuttavia, per la sua alta percentuale di THC non può essere coltivata direttamente) e della Fibrimon;
  • Uso 31, una varietà ungherese ottima per la produzione di semi, caratterizzata da una fioritura abbastanza veloce, favorita dalla differenza climatica;
  • Codimono, una varietà tedesca, derivata geneticamente dalla dioica denominata in Germania “superfibra”. È caratterizzata da una produzione di fibra elevatissima.

Le varietà dioiche, in cui solo le femmine impollinate producono semente, sono scelte per la produzione di fibra perché presentano il 50% di esemplari maschi, mentre un campo coltivato con varietà monoica presenterà invece tutti gli esemplari portatori di semi.

Le principali tipologie di piante dioiche sono le seguenti:

  • Carmagnola, con steli alti in media 3,5 metri, è tra le qualità italiane più coltivate in quanto ricche di fibre, adatte anche alla produzione di mattoni;
  • Fibranova, al pari della Carmagnola, è adatta ai climi italiani e ha un’ottima resa di fibra;
  • Tiborszallasi, una varietà ungherese caratterizzata sia da un’ottima resa di fibra, con steli che possono raggiungere i 4 metri di altezza, che da una produzione soddisfacente di semi e infiorescenze.

La Canapa Indica, al contrario della cannabis sativa, è caratterizzata da un fusto di dimensioni contenute, che raramente supera i due metri, e da una forma cespugliosa, con numerose ramificazioni molto fitte. La forma cespugliosa e le dimensioni contenute la rendono ideale per coltivazioni indoor oltre a permettere una maggiore densità di piante per metro quadro. Questa pianta sviluppa i baccelli in corrispondenza dei nodi ed è caratterizzata da una fase di vegetazione più lunga rispetto a quella di fioritura, con tempi di raccolta inferiori rispetto alla varietà sativa, generalmente compresi tra i 45 e i 65 giorni. In campo medico, la Canapa Indica è impiegata come antidolorifico, oltre che nel trattamento di varie disfunzioni e malattie muscolari proprio in virtù dell’effetto rilassante e sedativo.

Proprietà della canapa

La droga è costituita dalle infiorescenze femminili e dalle loro brattee, che nei climi originari, tropicali, sono munite di peli secretori pluricellulari nei quali si trova una resina contenenti i principi attivi, cannabinoidi, terpenoidi e flavonoidi.

Ricca di acidi grassi essenziali, come Omega-3 e Omega-6, la canapa è una fonte preziosa anche di vitamine, come la E e la A, e le vitamine del gruppo B (B1 e B2). Contiene anche una buona dose di antiossidanti naturali, che sono in grado di prevenire allergie e infiammazioni. Non bisogna poi dimenticare il suo elevato valore proteico (più del 20%), cosa che la renderebbe preziosa come fonte di sostentamento. Il tenore di carboidrati le conferiscono un valore energetico elevato e buona è anche la percentuale di fibra e di minerali, tra cui ferro e fosforo.  Ma la pianta è nota, più che per altro, perché contiene circa seicento sostanze chimiche, che costituiscono il cosiddetto fitocomplesso. Di queste, 140 sono state assegnate attualmente alla famiglia dei cannabinoidi, perlopiù concentrati nelle infiorescenze, il resto sono terpeni e flavonoidi.

Il composto psicoattivo più importante è il tetraidrocannabinolo  (TCH), in particolare l’isomero delta-9-tetraidrocannabinolo (delta-9-THC oppure delta-1-TCH a seconda della nomenclatura), noto come dronabinolo nella forma sintetica (autorizzato per il trattamento dell’emesi da chemioterapia). Altri composti identificati sono il cannabidiolo (CBD), il cannabigerolo (CBG), il cannabinolo (CBN, prodotto di ossidazione del THC e marker dello stato di deterioramento della droga), il cannabicromene (CBC) e l’olivetolo, precursore dei cannabinoidi.

Il CBD (cannabidiolo) è una molecola che funge da antagonista chimico del THC (tetraidrocannabinolo) e ha una composizione ben definita che è unica in ciascun esemplare. Non viene considerato una sostanza psicoattiva; possiede attività analgesiche, antiossidanti e antinfiammatorie mediate dall’inibizione della ciclossigenasi e lipossigenasi; ad esse si aggiungono effetti sedativi, ipnotici, anticonvulsivanti, antidistonici, e antinfiammatori;  non possiede attività psicoattiva. In particolare, riesce a potenziare gli effetti analgesici del tetraidrocannabinolo riuscendo, allo stesso tempo, a ridurne gli effetti collaterali. Per questo motivo, a scopi terapeutici vengono selezionate le varietà con un più elevato contenuto di CBD e uno minore di THC; viceversa, se al consumatore di cannabis serve l’amplificazione degli effetti psicoattivi, occorrono varietà con un più elevato contenuto di THC. Il tema, com’è ovvio, è molto complesso e meriterebbe una trattazione organica.

Il THC è la molecola, con altrettanta formula specifica per ciascuna varietà, responsabile degli effetti psicotropi sull’organismo; stimola il rilascio di dopamina nel sistema nervoso, ed è responsabile degli effetti psicoattivi quali: euforia, rilassamento, alterazioni delle percezioni spazio-temporali, ansia, panico, paranoia, disorientamento, stanchezza, stimolazione dell’appetito. Ha anche effetti antidolorifici, antitremore, antinausea, anticinetosico, abbassa la pressione endooculare. Parliamo quindi di tutta una serie di effetti diversificati, positivi e negativi. Questi dipendono per lo più dalla concentrazione del principio attivo nella pianta, ma anche da fattori di assimilazione soggettiva. Si parla per questo di effetti soggettivi della cannabis. Anch’esso ha effetti terapeutici ma quando si parla del potere curativo della cannabis bisogna considerare l’effetto dell’intero fitocomplesso che ogni pianta presenta. Cioè: i cannabinoidi di sintesi e i medicinali a base di questi non saranno mai validi come il fitocomplesso per intero perché è la sinergia tra le sostanze tutte che rende la cannabis un medicinale privo di effetti collaterali rischiosi.

I terpenoidi contenuti nella cannabis sativa comprendono il beta-mircene, il beta-cariofillene, il d-limonene, il linalolo, il pulegone, l’1,8-cineolo, l’alfa-pirene, l’alfa-terpineolo, il terpinen-4-olo, il p-cimene, il borneolo, il delta-3-carene, il beta-farnesene, l’alfa-selinene, il fellandrene e la piperidina.

I flavonoidi principali contenuti nella Cannabis comprendono l’apigenina, la quercetina e la cannaflavina.

Come per tutte le droghe vegetali, anche per la Cannabis l’effetto della droga si differenzia da quello dei singoli principi attivi, in particolare è stato evidenziato come con il tetraidrocannabinolo sia prevalente la componente euforica, mentre con la droga “in toto“ quella sedativa; come il cannabidiolo non possiede attività psicotropa, ma ansiolitica.

Alcune precisazioni:

  • La marijuana (chiamata nel gergo comune erba o anche gangia, dal termine hindi गांजा, gānjā) è una sostanza psicoattiva che si ottiene dalle infiorescenze essiccate delle piante femminili di cannabis.
  • L’hashish o hascisc (pron. [ˈaʃʃiʃ], tradizionalmente [aʃˈʃiʃ]) è una sostanza stupefacente psicotropa derivata dalle infiorescenze femminili della pianta di Cannabis (canapa indiana è il nome comune) i cui effetti sono dovuti principalmente al Δ9-THC in essa contenuto (in quantità maggiore rispetto alla marijuana).

Usi della canapa

L’interesse per la canapa da parte degli operatori sia pubblici che privati è motivato dalla molteplicità dei suoi utilizzi che possono determinare altrettante filiere produttive, in relazione al tipo di prodotto o sottoprodotto utilizzato: dall’alimentare all’edile, dal cosmetico al tessile, fino all’ornamentale florovivaistico, nonché alla sua peculiarità di essere poco esigente di input energetici soprattutto in termini di utilizzo di fitofarmaci e fertilizzanti che ne fanno una coltura a basso impatto ambientale. In effetti, i possibili usi comprendono:

  • Tessuti: la pianta della canapa produce una fibra che può essere lavorata bene, è robusta e dura a lungo; la sua coltivazione non richiede l’utilizzo di sostanze chimiche, per cui i tessuti che ne derivano sono naturali e sani. Può sostituire o mescolare benissimo con il cotone e altre fibre.
  • Carta: la parte legnosa della canapa si può considerare a ragione una materia prima per ricavare la carta. I fogli di carta che si producono sono sottili, resistenti e di alta qualità, ma possono essere utilizzati anche per farne cartone o carta da giornale. Il processo di sbiancatura della carta non richiederebbe poi l’uso di cloro e si dimezzerebbe l’uso di sostanze acide inquinanti.
  • Tavole e miscele per l’edilizia: con i fusti della canapa si possono fabbricare tavole di legno per l’edilizia o la falegnameria, robuste e resistenti. I materiali in canapa hanno proprietà isolanti, termo acustiche e di elevata igroscopicità, pertanto sono spesso utilizzati anche in combinazione con cemento e calce (materiali biocompositi); il composto di calce e canapa può essere ad esempio utilizzato per la costruzione di muri o pavimentazioni.
  • Materie plastiche: la cellulosa di canapa serve per la prodizione di materiali plastici degradabili, utili come imballaggi, isoanti e materiali da confezionamento.
  • Combustibili: la canapa si può usare anche per la produzione di biomassa combustibile in sostituzione del petrolio e derivati.
  • Alimentazione: i semi della canapa, salutari e nutrienti, si possono utilizzare per ricavarne preziose farine o l’olio di canapa, altamente protettivo, rinforza il sistema immunitario e abbassa i livelli del colesterolo. Varie realtà e associazioni usano la canapa per produrre crespelle, biscotti, pasta, taralli, birra, caffè, addirittura la pizza.
  • Cosmesi: grazie alla presenza di vitamine, fitosteroli, caroteni e minerali, la canapa è da sempre considerata anche un cosmetico nutriente e prezioso. In particolare, la presenza elevata dell’acido γ-linolenico, che svolge un ruolo importante per la pelle, e dei tocoferoli, che sono un potente antiossidante naturale, la rendono un prodotto ricercato per la realizzazione di cosmetici per la cura di pelle e capelli, tra cui saponi, creme, lucidalabbra e dentifrici, a base di canapa.
  • Fitoterapia. Come pianta officinale, usata in campo medico ove possibile come antidolorifico o protettivo dell’organismo, vari studi hanno dimostrato che può essere utile anche per lenire i sintomi dolorosi di gravi patologie (come la sclerosi multipla o il Parkinson). In aromaterapia ha un’azione distensiva, rilassante e riequilibrante. Il suo aroma è fresco, dolce, erbaceo.
  • Agricoltura: la canapa si utilizza anche in agricoltura, per un’operazione molto importante come la pacciamatura, che permette di mantenere l’umidità del suolo quando necessario, una temperatura del terreno calda e impedendo la crescita di erbacce infestanti.

La canapa è una pianta molto produttiva, cresce velocemente e non necessita l’uso di diserbanti, essendo lei stessa “soffocante” nei confronti di altre piante. Il proibizionismo ne ha interrotto e frenato l’uso, a vantaggio di altri materiali, piante o prodotti petroliferi. In Italia di fatto è legale la coltivazione di cannabis sativa, mentre è vietata la cannabis indica (la cui coltivazione è legata solo agli effetti psicoattivi ricreativi, di culto e, in seconda battuta, terapeutici); tuttavia, visto che le due tipologie non sono distinguibili, i coltivatori devono chiedere l’autorizzazione al Ministero della Salute e le pratiche burocratiche sono lunghe; così come non esistono ancora impianti di lavorazione ben progettati.

Curiosità: Ogni anno, a Zurigo, si tiene il CannaTrade, un evento internazionale che vuol fare conoscere i mille usi di questa pianta. Così come lo Spannabis a Barcellona.

L’impiego terapeutico della Cannabis presenta diverse problematiche sia di carattere etico (la Cannabis è classificata come stupefacente) sia di carattere più propriamente clinico-farmacologico (il “fumo” come via di somministrazione elettiva; la difficoltà nella valutazione dell’effetto placebo per l’impossibilità di somministrare in “cieco”; la standardizzazione del contenuto in principi attivi). Ad ogni modo, si ricorda che i possibili impieghi della Cannabis spaziano dal trattamento del dolore cronico, alla nausea da chemioterapia, all’anoressia nell’AIDS, al glaucoma, alla spasticità e al tremore associati alla sclerosi multipla, alla protezione dei neuroni dai danni provocati da ictus o patologie degenerative. L’impiego della Cannabis o dei cannabinoidi nelle malattie psichiatriche è fortemente limitato dal fatto che tale droga induce, piuttosto che alleviare, i comportamenti psicotici.

L’Agenzia americana per i farmaci, Food and Drug Administration (FDA), ha attribuito la qualifica di farmaco orfano al cannabidiolo per il trattamento della sindrome di Lennox-Gastaut e per altre condizioni patologiche rare (trattamento della sindrome di Dravet, dell’encefalopatia neonatale ipossico ischemica, del glioma, della sindrome dell’X fragile, della sclerosi tuberosi, degli spasmi infantili, del glioblastoma multiforme, della schizofrenia pediatrica; prevenzione della malattia acuta da rigetto).

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