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Stramonio comune | Datura stramonium

Lo stramonio comune (Datura stramonium L.) è una pianta a fiore appartenente alla famiglia delle Solanacee (Angiosperme Dicotiledoni).

Lo stramonio comune, come altre specie del genere Datura (Datura inoxia, Datura metel etc.) è una pianta altamente velenosa a causa dell’elevata concentrazione di potenti alcaloidi tropanici, in particolare la scopolamina – che ha proprietà narcotiche e allucinogene potenti -, presenti in tutti i distretti della pianta e soprattutto nei semi.

Oltre ad essere una delle piante più velenose presenti nel nostro paese, è anche una delle più diffuse: cresce infatti in pianura come in montagna, nei terreni incolti, ai margini delle strade, sotto i muretti a secco, ma soprattutto è un infestante nei terreni coltivati.

Lo stramonio è una pianta erbacea a ciclo annuale, che in un clima compatibile può persino raggiungere i due metri d’altezza. L’asse primario della radice, il cosiddetto fittone, arriva sino in profondità, mentre dal fusto, tendenzialmente glabro e di colore verde con sfumature violacee, partono diverse ramificazioni. Le foglie sono semplici, ma di grandi dimensioni, con un margine irregolare e frastagliato; sono inoltre dotate di un picciolo.

I fiori, invece, sbocciano tra luglio e ottobre e rimangono chiusi di giorno per poi aprirsi completamente durante la notte, attirando gli insetti che si occuperanno dell’impollinazione grazie a un profumo penetrante. I fiori sono solitari e presenti solo nelle biforcazioni del fusto; possono raggiungere una lunghezza di 10cm e sono formati da cinque petali bianchi con striature color porpora, che si saldano tra loro creando una caratteristica forma a imbuto. I petali sono inoltre acuminati e pieghettati verso l’interno.

Il frutto, invece, somiglia moltissimo a una noce, se non fosse per le spine che ricoprono la superficie. All’interno, si trovano numerosi semi neri, rugosi e lunghi circa 3mm, i quali vengono rilasciati fuori dalla capsula acuminata tra il mese di ottobre e quello di novembre.

La bellezza della pianta non deve però ingannare: lo stramonio è velenoso in ogni sua parte, anche se la percentuale maggiore degli alcaloidi si trova contenuta nei semi. In base alla quantità consumata, gli alcaloidi contenuti nella Datura stramonium possono avere effetti avversi sinergici che provocano aumento del battito cardiaco, secchezza delle mucose, stupor, amnesia, euforia, dilatazione delle pupille, disturbi visivi e motori, debolezza, oliguria, stimolazione del sistema nervoso centrale seguita da depressione e, raramente, anche da convulsioni, allucinazioni fino alla paralisi respiratoria e all’arresto cardiaco. Per questo motivo è molto importante imparare a riconoscerlo. In effetti, lo stramonio comune è conosciuto anche come erba del diavolo o erba delle streghe, in quanto nel passato la pianta era utilizzata per le sue proprietà allucinogene, sedative e narcotiche, soprattutto durante i rituali sciamanici, oppure per compiere omicidi o suicidi. Gli indigeni, sia nel vecchio che nel nuovo mondo, con i nativi americani lo usavano per preparare “beveroni” dagli effetti ritenuti liberatori, sia per l’anima che per il corpo. Le sue proprietà allucinogene sono citate da Omero nell’Odissea e da Shakespeare in Romeo e Giulietta (Romeo ricorre allo stramonio per togliersi la vita).

Il nome generico deriva da quello della pianta in indostano (dhatúra), quello specifico deriva dal greco “strýkhnos” (amaro, acre) e “manikón” (maniaco) e allude agli effetti tossici della pianta.

Le foglie di questa pianta venivano utilizzate per alleviare i sintomi dell’asma bronchiale, almeno fino a quando non ne furono chiari gli effetti collaterali e la profonda dipendenza che causava nei pazienti. Non solo: lo stramonio veniva utilizzato anche per curare la depressione, la paura del buio e della solitudine.

Se il suo utilizzo in campo medico è oramai quasi del tutto sradicato, viene però ancora usato per le forti proprietà allucinogene, spesso senza sapere che assumendone una dose troppo elevata si rischia la vita; la dose attiva di alcaloidi allucinogeni è in effetti molto vicina alla dose tossica; dalle allucinazioni si può dunque passare in brevissimo tempo al delirio, alle convulsioni, a gravi disturbi della vista fino al coma per anossia cerebrale e alla morte.

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