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Prima regola di vita: mantenere l’equilibrio tra energia introdotta e quella spesa

Uno dei requisiti essenziali per conservare uno stato di buona salute, presupposto essenziale per il BenEssere, è rappresentato dalla capacità di fare in modo che l’energia introdotta attraverso il cibo pareggi quella spesa nei processi di ricambio, crescita e riproduzione. Per mantenere uno stato di eunutrizione l’equilibrio non deve essere raggiunto esclusivamente in termini energetici (quantitativi), ma anche in termini qualitativi, cioè con l’adeguata assunzione di tutti i nutrienti. Tutta l’energia prodotta e che non viene consumata viene immagazzinata principalmente sotto forma di grasso.

In effetti, per compiere tutte le attività giornaliere, fisiche e mentali, l’organismo umano ha bisogno di energia che viene fornita dal cibo introdotto e metabolizzato nell’organismo; il  fabbisogno calorico giornaliero rappresenta appunto la quantità di calorie che quotidianamente un soggetto deve assumere per far fronte sia alle “funzioni metaboliche basali” (dette anche metabolismo basale) sia alle attività fisiche (muoversi, salire le scale, espletare attività fisica, giocare a tennis, etc). Se le calorie introdotte sono le stesse delle calorie spese, il bilancio calorico del soggetto risulta in equilibrio; se le calorie introdotte sono maggiori di quelle consumate, il soggetto accumula calorie, e di conseguenza ingrassa; se invece le calorie introdotte sono minori di quelle consumate, il soggetto perde energia, e quindi dimagrisce.

Il calcolo del FCG è quindi essenziale per stabilire quante calorie servono ad un soggetto per avere l’energia sufficiente a svolgere le sue attività senza correre il rischio di ingrassare o dimagrire. Nessuna dieta può essere impostata senza prima calcolare il fabbisogno calorico del soggetto. Per calcolare il fabbisogno calorico del soggetto (le calorie di cui necessita) è necessario conoscere il suo consumo calorico, cioè quante calorie consuma ogni giorno.

Il consumo calorico giornaliero dipende prevalentemente dallo stile di vita (più o meno sedentario) ed è costituito da tre componenti:

  • il metabolismo basale, cioè l’energia spesa per le funzioni di base (es: respirare, far circolare il sangue);
  • l’energia spesa per le attività fisiche di tutti i giorni (es: pettinarsi, lavorare al computer, giocare a tennis, etc.);
  • l’energia spesa per digerire ed assorbire gli alimenti, detta anche termogenesi dieta-indotta (TDI);

Il fabbisogno calorico giornaliero viene misurato in calorie.

La caloria è una unità di misura che indica la quantità di calore necessario ad innalzare da 14,5 °C a 15,5 °C la temperatura di 1 g di acqua distillata posta al livello del mare, ad una pressione di 1 atmosfera; trattandosi di un’unità molto piccola, si usa preferibilmente la kilocaloria detta anche “grande caloria” o “Kcal” che equivale a 1.000 calorie. La kilocaloria (kcal) è pertanto la quantità di calore necessario ad innalzare la temperatura di 1 kg di acqua.

Attualmente si è convenuto internazionalmente di abbandonare l’uso della caloria e di adottare, al suo posto, come unità di misura dell’energia, il joule (il passaggio dalla misurazione in calorie a quella in Joule si effettua tenendo conto dell’equivalenza 1 cal = 4,1868 J). Per convertire l’energia da kilocaloria a kilojoule si usa un fattore di 4,2 (1 kcal è uguale esattamente a 4,184 kj)

Ciascun alimento in base alla sua composizione in glucidi, lipidi e proteine fornisce una certa quantità di calorie, chiamata valore calorico.

In genere, si considera pari a 4 kcalorie il valore energetico di 1g di proteine e carboidrati, pari a 9 kcalorie il valore energetico di 1g di lipidi e pari a 7 kcalorie il valore energetico di 1g di alcool (corrispondente a 5,6 kcalorie/ml). Di tutta l’energia chimica introdotta nell’organismo con gli alimenti, solo una parte può essere utilizzata e trasformata in lavoro (meccanico, osmotico, chimico – cioè di sintesi – elettrico); il resto viene degradato in calore, che però le cellule non sono in grado di utilizzare. Si calcola che l’organismo umano possa convertire in lavoro meccanico solo il 25% dell’energia potenziale degli alimenti.

Meno immediato è il riconoscimento del bisogno di energia; se però si considera che il mantenimento delle funzioni vitali dell’organismo è legato allo svolgimento continuo di reazioni biochimico-metaboliche che richiedano energia, si comprende come quest’ultima rappresenti in definitiva l’esigenza primaria della vita.

L’organismo può ricavare energia dall’utilizzazione di composti già presenti nelle cellule dell’organismo stesso (fonte endogena) e da composti presenti negli alimenti (fonte esogena). Questi ultimi, una volta digeriti, vengono catabolizzati ed i derivati si mescolano con composti analoghi derivanti dai tessuti dell’organismo, costituendo un unico pool metabolico dal quale l’organismo ricava l’energia e le sostanze nutritive necessarie allo svolgimento dei suoi processi vitali. E’ ovvio che se mancassero le fonti esogene alimentari, le fonti endogene andrebbero incontro a depauperamento fino all’esaurimento: la funzione fondamentale degli alimenti è quindi quella di rifornire continuamente il pool metabolico.

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