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Invecchiare in salute   

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Invecchiare nel 2026 non è più inteso come un semplice declino inevitabile, ma come una fase della vita attiva e gestibile, focalizzata sulla “longevità sana” (healthy ageing) piuttosto che sulla sola durata della vita.

Le nuove scoperte scientifiche indicano che l’invecchiamento può essere rallentato e che molti individui migliorano con l’età, spostando in avanti il concetto di vecchiaia.  Ormai si sta consolidando una visione positiva, che definisce gli “anziani” solo dopo i 75 anni, ben oltre la tradizionale soglia dei 65. Si invecchia in modo più lento grazie alle nuove conoscenze sulla “mappa” dell’invecchiamento, che permette di intervenire su infiammazione e metabolismo.

Nel 2026, la ricerca prosegue sui fattori Yamanaka per i primi test umani mirati a invertire l’età biologica.

Considerata la complessità dell’argomento soprattutto per la rapida evolutività della ricerca scientifica, verrà sviluppata

Parte I: L’invecchiamento, da destino inevitabile a processo modificabile

Parte II: La geroscienza ed i geroprotettori

Parte III: La riprogrammazione epigenetica  


Parte I: L’invecchiamento, da destino inevitabile a processo modificabile  

L’invecchiamento

Per invecchiamento s’intende il processo naturale, continuo e graduale di mutamento del corpo, ovvero l’insieme dei molteplici cambiamenti che si verificano nell’organismo con il progredire dell’età. Si tratta di una fase normale dello sviluppo biologico, in cui sono implicati diversi meccanismi fisici e biologici, e durante la quale si assiste al progressivo decadimento fisico e al declino di molte funzioni dell’organismo.

Nello specifico, e da un punto di vista medico-scientifico, l’invecchiamento consiste in un processo di degenerazione che coinvolge organi, tessuti e cellule, e che conduce alla vecchiaiageneralmente definita come il periodo finale del ciclo vitale, e caratterizzata dal progressivo indebolimento dell’organismo e dal rallentamento delle funzioni fisiologiche.

A quale età si inizia a invecchiare?

L’invecchiamento ha inizio nella prima età adulta, ovvero intorno ai 30 anni, dopo il raggiungimento della maturità. In questo periodo, si verifica una graduale diminuzione della funzionalità dei vari organi e un progressivo aumento delle malattie croniche.

Con l’avanzare dell’età, l’organismo incorre in processi irreversibili, che conducono le cellule a smettere di riprodursi, gli organi a diventare meno efficienti e i tessuti ad atrofizzarsi. Inoltre, aumenta il rischio di patologie che conducono nel tempo il soggetto al decesso.

Quando si diventa vecchi?

Tradizionalmente, si fa coincidere l’inizio della vecchiaia con il compimento dei 65 anni. Tuttavia questa età ha un carattere puramente convenzionale e non è possibile stabilire precisamente un momento in cui si inizia a essere vecchi. E’ possibile infatti distinguere

  • un’età cronologica: è il tempo di vita, espresso in anni, e ha un significato limitato in termini di salute, anche se la probabilità di incorrere in patologie aumenta con l’avanzare degli anni. Sono infatti le malattie, piuttosto che l’invecchiamento fisiologico, a essere la prima causa di perdita di funzionalità dell’organismo, in età avanzata.
  • un’età biologica: si intendono i cambiamenti dell’organismo che si manifestano durante l’invecchiamento. Dal momento che alcuni mutamenti investono alcune persone prima di altre, si può dire che il momento in cui si diventa biologicamente anziani dipende da caso a caso. Un 80enne che gode di buona salute, per esempio, può essere considerato meno anziano di un individuo più giovane che ha sviluppato condizioni patologiche.
  • un’età psicologica: si fonda sul modo di agire e sentire delle persone. Alcune persone anche in età avanzata continuano a fare progetti, a pensare al futuro e a essere attive in molti ambiti della vita, rimanendopsicologicamente giovani anche in età avanzata. Dunque, per definire vecchia o anziana una persona è necessario considerare tutti questi fattori.

Fra tutte, l’età biologica è considerata più attendibile dell’età anagrafica per valutare lo stato reale di salute, la funzionalità degli organi e il rischio di malattie, poiché riflette l’invecchiamento cellulare effettivo e non solo il tempo trascorso dalla nascita. A differenza dell’età anagrafica che è un numero fisso e immutabile (= anni vissuti dalla nascita), quella biologica è un parametro dinamico e più accurato per valutare lo stato di salute e prevenire malattie, permettendo spesso di intervenire per “ringiovanire” il proprio organismo; essa è influenzata da alimentazione, stile di vita, genetica e ambiente.

A cosa è dovuto il processo di invecchiamento?

L’invecchiamento è dovuto a cambiamenti corporei provocati da fattori molteplici e diversi. Nonostante le numerose teorie prodotte nel tempo, ancora le sue cause specifiche non sono del tutto chiarite. Allo stato attuale, è possibile dire che l’invecchiamento è dovuto a una serie di cause genetiche, ambientali e casuali. 

Secondo le teorie più accreditate, l’invecchiamento è un evento geneticamente programmato, che si verifica attraverso mutamenti nel funzionamento del:

  • sistema nervoso
  • immunitario
  • endocrino.

Ulteriori teorie fanno coincidere le cause dell’invecchiamento con il graduale accumulo di danni dovuti all’influenza ambientale.

Quali sono i marcatori dell’invecchiamento?

I marcatori dell’invecchiamento (o “Hallmarks of Aging“) sono processi biologici fondamentali che determinano il progressivo declino delle funzioni dell’organismo e l’aumento della suscettibilità alle malattie.

La letteratura scientifica più recente, aggiornata nel 2023 sulla rivista Cell[1], identifica 12 marcatori chiave suddivisi in tre categorie principali:

  1. Marcatori Primari (Le Cause)

Sono i fattori che innescano il danno cellulare iniziale:

  • Instabilità genomica: Accumulo di danni al DNA nel tempo.
  • Logoramento dei telomeri: Accorciamento delle estremità protettive dei cromosomi, che limita la capacità delle cellule di dividersi.
  • Alterazioni epigenetiche: Cambiamenti nei “tag” chimici che regolano quali geni vengono accesi o spenti.
  • Perdita di proteostasi: Difficoltà della cellula nel mantenere le proteine correttamente ripiegate e funzionali.
  • Macroautofagia disabilitata: Riduzione della capacità delle cellule di riciclare componenti interni danneggiati (nuovo marcatore aggiunto nel 2023).
  1. Marcatori Antagonisti (La Risposta al Danno)

Processi che inizialmente proteggono l’organismo ma che, se cronici, diventano dannosi:

  • Deregolazione del rilevamento dei nutrienti: Alterazione delle vie metaboliche (come l’insulina) che rispondono alla disponibilità di cibo.
  • Disfunzione mitocondriale: Calo dell’efficienza delle “centrali energetiche” della cellula, con aumento dello stress ossidativo.
  • Senescenza cellulare: Le cellule smettono di dividersi ma non muoiono, accumulandosi come “cellule zombie” e rilasciando molecole infiammatorie.
  1. Marcatori Integrativi (Il Declino Funzionale)

Rappresentano il risultato finale dei danni precedenti:

  • Esaurimento delle cellule staminali: Perdita della capacità dei tessuti di rigenerarsi e ripararsi.
  • Comunicazione intercellulare alterata: Problemi nei segnali tra le cellule, che portano a uno stato di infiammazione cronica sistemica (spesso chiamato inflammaging).
  • Infiammazione cronica: Un basso livello di infiammazione costante che danneggia i tessuti sani.
  • Disbiosi: Squilibrio del microbioma intestinale, fondamentale per la salute immunitaria e metabolica (aggiunto nel 2023).

Questi marcatori sono spesso utilizzati per calcolare l’età biologica attraverso test come gli orologi epigenetici o l’analisi della lunghezza dei telomeri.

👉 L’invecchiamento è un problema di regolazione cellulare, non solo di tempo

Differenze tra senescenza e invecchiamento

Sebbene spesso usati come sinonimi, la ricerca scientifica distingue la senescenza come la causa diretta del declino funzionale che caratterizza l’invecchiamento: l’invecchiamento è il processo complessivo di decadimento dell’intero organismo nel tempo, mentre la senescenza è la fase finale di questo processo, caratterizzata dal deterioramento funzionale, dall’accumulo di danni molecolari e cellulari, e dalla diminuzione delle capacità di riparazione. In sintesi, l’invecchiamento è il percorso, la senescenza è il declino funzionale che ne deriva.

  • Invecchiamento (Aging): È un processo fisiologico e progressivo che coinvolge l’intero individuo. Si manifesta con la progressiva alterazione degli organi e delle loro funzioni, portando a una riduzione delle capacità fisiche e a una maggiore vulnerabilità alle malattie.
  • Senescenza Cellulare: È un fenomeno biologico in cui le singole cellule smettono definitivamente di dividersi. Pur non morendo, queste cellule cambiano aspetto e iniziano a secernere molecole infiammatorie (fenotipo SASP) che danneggiano i tessuti circostanti, accelerando l’invecchiamento dell’organismo.

La senescenza cellulare causa la riduzione della capacità di divisione cellulare e l’accumulo di cellule danneggiate. I cambiamenti fisici includono la perdita di massa muscolare, riduzione della densità ossea, minori prestazioni cognitive (memoria, multitasking) e cambiamenti strutturali della pelle (rughe, perdita di elasticità).

Il cervello mantiene la capacità di compensare la perdita di neuroni, e l’esercizio fisico è fondamentale per mantenere forti le connessioni neurali anche in età avanzata. L’isolamento sociale è identificato come uno dei principali fattori di rischio per la mortalità e il declino cognitivo.

In sintesi, ecco le differenze principali:

  • Definizione: L’invecchiamento è un processo biologico, psicologico e sociale cronologico. La senescenza è il deterioramento funzionale o “invecchiamento biologico” che si manifesta, spesso negli ultimi anni di vita, con il declino delle funzioni fisiologiche.
  • Livello di azione: L’invecchiamento coinvolge l’intero organismo (tessuti, organi). La senescenza si concentra spesso sulla senescenza cellulare, dove le cellule smettono di dividersi, diventano disfunzionali e accumulano danni.
  • Meccanismi: L’invecchiamento è causato da fattori genetici, ambientali e stile di vita. La senescenza cellulare è scatenata da accorciamento dei telomeri, stress ossidativo e danni al DNA, portando a un fenotipo secretorio associato alla senescenza (SASP) che causa infiammazione cronica.
  • Caratteristiche: L’invecchiamento può essere un processo lento e spesso non patologico. La senescenza è strettamente associata all’insorgenza di malattie legate all’età (cardiovascolari, tumori, diabete) e alla ridotta capacità di riparazione dei tessuti.

Confronto tra i due processi

Caratteristica Invecchiamento Senescenza
Livello Organismo/Individuo Cellulare/Molecolare
Definizione Declino funzionale complessivo nel tempo Arresto irreversibile della crescita cellulare
Cause principali Insieme di fattori genetici e stile di vita Danni al DNA, accorciamento dei telomeri
Manifestazione Perdita di massa muscolare, ipertensione, rughe Accumulo di cellule che non si riparano più

Le cellule senescenti si comportano come “cellule zombie”: non svolgono più le loro funzioni originarie ma eludono la morte cellulare (apoptosi). Accumulandosi nel tempo, creano uno stato di infiammazione cronica che favorisce patologie tipiche della vecchiaia, come tumori, diabete e malattie cardiovascolari.

La ricerca moderna si sta concentrando sui farmaci progettati per eliminare selettivamente queste cellule e rallentare così i segni dell’invecchiamento.

Quali sono i sintomi dell’invecchiamento?

L’invecchiamento si manifesta con segni e sintomi specifici e riconoscibili, a carico delle diverse funzioni di organi e tessuti. L’invecchiamento cutaneo è sicuramente uno dei segni maggiormente visibili nel processo di decadimento, ma i cambiamenti si verificano a livello dell’intero organismo. Tra i principali sintomi e segni dell’invecchiamento figurano:

  • Diminuzione della potenza muscolare e della massa magra
  • Ipertensione (aumento della pressione sanguigna)
  • Aumento dell’insulino-resistenza
  • Diminuzione delle difese immunitarie
  • Abbassamento della capacità visiva e uditiva
  • Perdita di memoria
  • Ipercolesterolemia (aumento dei livelli di colesterolo)
  • Aumento delle malattie cardiovascolari
  • Rallentamento della digestione
  • Indebolimento di ossa, denti e gengive
  • Diminuzione dell’efficienza di stomaco fegato e pancreas
  • Approfondimento delle rughe facciali
  • Caduta di capelli e imbiancamento
  • Perdita dell’energia complessiva e della forza
  • Macchie sulla pelle. 

Cosa fa invecchiare prima?

Il processo di invecchiamento può essere accelerato da alcuni fattori, come quelli ambientali e comportamentali. Alcune abitudini scorrette, in fatto di alimentazione e abuso di sostanze, possono infatti contribuire a far invecchiare prima l’organismo, e ad accelerare soprattutto l’invecchiamento cerebrale e cutaneo, per esempio:

  • il fumo e l’alcol
  • l’abuso di droghe
  • un’alimentazione scorretta (ricca di grassi e zuccheri, e cibi spazzatura)
  • mancanza di attività fisica
  • cattiva qualità del sonno
  • stress eccessivo
  • sovrappeso, obesità e frequenti oscillazioni di peso
  • insufficiente idratazione.

Inoltre, hanno una grande incidenza sull’invecchiamento anche alcuni fattori ambientali:

  • inquinamento atmosferico e polveri sottili
  • esposizioni a sostanze o materiali tossici e irritanti
  • esposizione eccessiva ai raggi uv
  • inquinamento delle acque
  • lavoro usurante o troppo sedentario.

Anche le malattie croniche contribuiscono ad accelerare i processi di decadimento fisico, per esempio:

  • diabete
  • aterosclerosi
  • cateratta
  • osteoporosi.

Al di là, dei fattori comuni e normali che possono incidere sull’invecchiamento, esistono, infine, alcune patologie rare che provocano un vero e proprio invecchiamento precoce e accelerato, come:

  • progeria
  • sindrome di Hutchinson Gilford
  • sindrome di Werner.

Come convivere con l’invecchiamento?

L’invecchiamento è una condizione inevitabile, ma questo non significa che non sia possibile viverla serenamente e in buona salute, riducendo o posticipando gli effetti indesiderati dell’avanzare dell’età. Mantenere una buona salute mentale e fisica, prevenire i disturbi più comuni, e rimanere indipendenti e attivi sono azioni praticabili nella maggior parte dei casi.

Avere uno stile di vita sano, fondato su buone abitudini in fatto di alimentazione e comportamento, è il primo passo, per cercare di controllare quello che succede con il progredire dell’età. Dunque, alcuni consigli per un invecchiamento in salute possono essere quelli di:

  • seguire un’alimentazione corretta
  • evitare il fumo e l’alcol
  • fare attività fisica regolarmente
  • mantenersi attivi mentalmente.

L’aspettativa di vita negli ultimi anni è notevolmente aumentata: nel panorama europeo l’Italia è uno dei Paesi con la più elevata speranza di vita: nel 2025 arriva a 81,7 anni per gli uomini e 85,7 anni per le donne (ISTAT).

La popolazione anziana che gode di ottima salute, inoltre, è in crescita, con una diminuzione della percentuale di anziani che soffrono di disabilità o disturbi debilitanti.

L’invecchiamento oggi

Anche se diffusamente accettato, il concetto di invecchiamento della popolazione basato sul mero conteggio delle persone che superano i 65 anni rappresenta una semplificazione, retaggio del passato. L’anziano di oggi conduce uno stile di vita diverso e gode di una salute migliore rispetto ai coetanei del passato. La soglia di ingresso nella cosiddetta terza età tende infatti a spostarsi in avanti, progredendo con le capacità fisiche e intellettuali del capitale umano che si riflettono anche sulle condizioni socio-economiche.

Come misura alternativa, il processo di invecchiamento si può misurare, tra le varie possibilità, con indicatori dinamici basati sulla speranza di vita residua. Ad esempio, se si assumesse come parametro fisso la speranza di vita residua a 65 anni degli uomini nel 1960 (pari a 13,1 anni), nel 2025 sarebbero considerati anziani coloro che hanno un’età pari a 74 anni per gli uomini e a 77 per le donne. In tale circostanza, la quota di popolazione anziana, quella che cioè insiste su tali soglie, sarebbe solo del 12,3%, ovvero la metà rispetto al 24,7% basato sul concetto anagrafico della quota di individui di 65 anni e più. Ciò evidenzia come una soglia dinamica permetta di valutare l’invecchiamento tenendo conto dei mutamenti reali nel tempo della sopravvivenza, pervenendo a un ordine di grandezza del fenomeno sensibilmente inferiore, con la possibilità di valutarne meglio l’impatto.

Tutto questo fa sì che l’invecchiamento sia sì legato ad un destino ineluttabile ma va considerato come un fenomeno biologico complesso, multifattoriale e, soprattutto, modulabile. L’invecchiamento è pertanto un processo su cui si può intervenire e soprattutto che può essere rallentato.

Studi recenti (es. Stanford[2]) suggeriscono che l’invecchiamento non avviene in modo costante e lineare, ma attraverso “picchi” o ondate improvvise, ad esempio intorno ai 44 e 60 anni, il che potrebbe offrire finestre temporali specifiche per interventi mirati.

Un altro studio, su oltre 4.200 individui e basato sull’analisi di quasi 3.000 proteine plasmatiche, ha confermato questo andamento “a onde”: il proteoma umano presenta tre picchi principali di trasformazione, proprio a 40, 60 e 80 anni.

Uno studio condotto in California su 108 volontari, seguiti per diversi anni, ha mostrato che i marcatori molecolari dell’invecchiamento non cambiano in maniera graduale, ma presentano salti improvvisi. In particolare:

  • attorno ai 40 anni si osservano variazioni legate al metabolismo dei grassi, dell’alcol e a funzioni cardiovascolari.
  • intorno ai 60 anni le modifiche riguardano soprattutto il sistema immunitario e la regolazione del metabolismo del glucosio, segnando una vulnerabilità crescente verso malattie metaboliche e infiammatorie.
  • verso gli 80 anni emergono cambiamenti diffusi, che interessano più sistemi biologici e si traducono in una maggiore fragilità complessiva.

L’invecchiamento: dall’ineluttabile declino a una di longevità attiva e consapevole

Grazie ai progressi della medicina e degli stili di vita, i settantenni di oggi sono considerati biologicamente più giovani di circa 10 anni rispetto alle generazioni precedenti.

L’invecchiamento è sì un processo fisiologico, naturale e inevitabile che comporta modificazioni biologiche, psicologiche e sociali progressive, ma è soprattutto un processo lungo il quale si può intervenire.

E’ cambiato il paradigma: dall’anti-malattia alla pro-longevità

Per decenni la medicina ha seguito un approccio “riparativo”:

➡️ si interviene quando compare la malattia

Oggi emerge un nuovo paradigma:

➡️ intervenire prima, sui meccanismi che portano alla malattia

Questo approccio nasce dalla geroscienza, che considera l’invecchiamento:

  • non come destino inevitabile
  • ma come processo biologico modulabile

La geroscienza è una disciplina che mira a rivoluzionare la medicina, trasformandola da reattiva a preventiva, con l’integrazione dell’intelligenza artificiale per accelerare la scoperta di soluzioni terapeutiche.


[1] López-Otín C, Blasco MA, Partridge L, Serrano M, Kroemer G. Hallmarks of aging: An expanding universe. Cell. 2023 Jan 19;186(2):243-278. doi: 10.1016/j.cell.2022.11.001. Epub 2023 Jan 3. PMID: 36599349.

[2] Shen X, Wang C, Zhou X, Zhou W, Hornburg D, Wu S, Snyder MP. Nonlinear dynamics of multi-omics profiles during human aging. Nat Aging. 2024 Nov;4(11):1619-1634. doi: 10.1038/s43587-024-00692-2. Epub 2024 Aug 14. PMID: 39143318; PMCID: PMC11564093.

Redazione amaperbene.it

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