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Assenzio romano | Artemisia Absinthium o Assenzio maggiore

L’assenzio (Artemisia absinthium L.)  è una pianta dal sapore amaro ampiamente utilizzata per diversi disturbi legati al sistema digerente. Oltre a favorire e regolarizzare il flusso mestruale, è indicata anche come febbrifugo. In particolare, l’Assenzio è: coleretico, colagogo (favorisce la secrezione biliare), eupeptico (facilita la digestione), emmenagogo (favorisce e regola il flusso mestruale), febbrifugo, vermifugo, epatoprotettore. Pertanto,  l’Assenzio è largamente impiegato in caso inappetenza nel post-convalescenza, dispepsia, infiammazioni delle mucose gastriche, gastrite, atonia gastrica, vermi intestinali. Le proprietà dell’assenzio sono date dalla presenza di numerose sostanze tra cui olio essenziale, polline, flavonoidi e lattoni sesquiterpenici, questi ultimi responsabili del sapore amaro.

In erboristeria e fitoterapia dell’assenzio si utilizzano foglie e sommità fiorite della pianta sotto forma di infuso, polvere, estratto e tintura madre.

L’habitat ottimale è rappresentato dai caratteristici paesaggi montani di Asia, Europa ed America del Nord.

L’assenzio non va confuso con l’artemisia, una pianta che appartiene alla stessa famiglia dell’assenzio e con caratteristiche molto simili all’assenzio; artemisia e assenzio non sono però la stessa pianta: il nome botanico dell’artemisia è infatti Artemisia vulgaris. L’artemisia viene utilizzata con le stesse indicazioni dell’assenzio ma la pianta risulta meno tossica e anche meno efficace.

Trattandosi di una pianta con diversi principi attivi tossici, è consigliato utilizzare l’assenzio con estrema cautela, e non senza aver consultato uno specialista.

Poiché l’assenzio presenta una certa tossicità, non deve essere utilizzato in gravidanza, allattamento (perché rende il latte amaro)e nei bambini. La droga risulta inoltre controindicata nelle persone allergiche alle Asteraceae.

L’uso dell’assenzio non è consigliato in caso di ulcera gastrica e duodenale, gastrite, ostuzioni biliari e malattie epatiche. Occorre poi prestare attenzione alle interazioni: l’assenzio potrebbe infatti potenziare l’attività di farmaci psicostimolanti e interagire con terapie ormonali. Infine, l’uso dell’olio essenziale di assenzio è sconsigliato per via di una molecola neurotossica nota come “tujone“, presente anche nella salvia.

Il nome assenzio deriva dal termine greco apsìnthion, di etimologia ignota, e da quello latino absinthium, che può essere tradotto come “pianta senza diletto”, proprio a causa dello sgradevole sapore (amaro) in ciascuna delle sue parti. La pianta, già debitamente nota nell’antico Egitto e nella Grecia di Ippocrate, veniva somministrata come tonico e digestivo. Le proprietà euforizzanti dell’assenzio sono state anche ricordate in numerose opere di differenti espressioni artistiche, tra cui l’Amleto, un dipinto di Manet ed alcune delle poesie dei cosiddetti “maledetti”. Tradizionalmente l’assenzio era utilizzato anche per stimolare la comparsa delle mestruazioni, come abortivo e per combattere parassiti intestinali. Per ricavare la droga si utilizzano le sommità fiorite ridotte in polvere e le foglie da cui si ottengo liquori, amari ed aperitivi. Tra i principi attivi del fitocomplesso ritroviamo essenzialmente: absintina (lattone sesquiterpenico), flavoni, olio essenziale (che contiene tujone e tujolo, sostanze dall’elevata tossicità che agiscono a livello del Sistema Nervoso Centrale), acido ascorbico, tannini.

Con il termine assenzio ci si riferisce spesso a una bevanda alcolica preparata con assenzio e di altre piante aromatiche come l’anice, la melissa, l’issopo, il finocchio. Il distillato fu inventato sul finire del ‘700 da un medico francese allo scopo di sfruttare i benefici dell’assenzio maggiore e delle altre erbe utilizzate; divenne poi famoso durante il secolo successivo, quando molti artisti erano soliti bere l’assenzio per la sua azione psicoattiva. Gli effetti dell’assenzio erano dovuti, oltre che dall’alta gradazione alcolica, dalla presenza di tujione. Bevande alcoliche simili si trovano ancora oggi in vendita ma non causano allucinazioni poiché la quantità di tujone non può per legge superare i 35 milligrammi per litro, dunque l’assenzio è legale.

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