Forte correlazione tra il livello di disinformazione e la credenza e la diffusione di fake news nutrizionali
Pillole di conoscenza

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In un mondo in continua evoluzione, la digitalizzazione fornisce nuovi strumenti di interazione sociale che possono avere un forte impatto su ambiti precedentemente sconosciuti e creare opportunità di riorganizzazione del sistema informativo. L’avvento di Internet ha consentito un accesso illimitato a contenuti e informazioni di massa su salute, benessere e nutrizione, e i social media hanno cambiato radicalmente il modo in cui comunichiamo, collaboriamo, consumiamo e creiamo contenuti. In questo fenomeno di globalizzazione digitale, la condivisione delle informazioni è resa più facile ma anche incontrollata, e le notizie vere si diffondono alla stessa velocità delle fake news, le notizie vere si diffondono alla stessa velocità della disinformazione, contenuti intenzionalmente creati per fuorviare o ingannare, che hanno acquisito sempre maggiore rilevanza. Attualmente, il termine ha assunto un significato strettamente correlato al mondo dei Social Network, sottolineando il ruolo cruciale del Web nella loro diffusione. Significativamente, molte delle notizie condivise sui social media non vengono nemmeno lette dall’utente prima di essere condivise; le notizie che seminano dubbi, ridicolizzano una tesi o escludono le minoranze ricevono facilmente un like e vengono condivise e commentate più rapidamente, diffondendosi in tempi molto brevi nonostante la mancanza di qualsiasi supporto scientifico.
Cibo e nutrizione sono settori particolarmente colpiti da questo fenomeno e la diffusione di fake news sta mettendo in discussione il classico rapporto attraverso il quale consumatori e aziende hanno sempre dialogato. Il cibo, infatti, rappresenta un linguaggio universale e uno strumento di connessione tra culture diverse; allo stesso tempo, è protagonista delle nostre vite, non solo in cucina. Un’indagine statunitense ha infatti rilevato che i dietisti americani hanno identificato Facebook come la principale fonte di informazioni nutrizionali per i cittadini in cerca di una soluzione rapida ai loro dilemmi alimentari, e la raccolta di informazioni su vitamine, dieta, nutrizione e integratori è la principale motivazione che spinge le persone a utilizzare Internet e i social media. Le persone sono esposte a una varietà di informazioni dietetiche e consigli sullo stile di vita che possono essere contraddittori e devianti dagli standard di salute, eppure sono spesso considerati affidabili e seguiti, incoraggiando così comportamenti non salutari. Questo sistema genera “nutrition fake“, una proliferazione diffusa di false informazioni nutrizionali online, spesso non moderate e altamente coinvolgenti, che possono influenzare pericolosamente le scelte alimentari degli utenti del Web. In Italia, da sempre paese portabandiera della dieta mediterranea, la portata di questo fenomeno e il suo impatto sulla salute pubblica sono ancora in gran parte sconosciuti, come nel resto del mondo. La disinformazione alimentare costituisce una delle sfide per la comunicazione sanitaria e rappresenta una questione cruciale che riguarda tutti i cittadini e tocca un principio cardine della società democratica: il diritto a un’informazione corretta.
Studiare il fenomeno delle fake news online riguardanti nutrizione e cibo è certamente complicato perché implica diversi fattori strutturali, individuali e sociali. Nella scienza della nutrizione, esistono molteplici evidenze a supporto dell’alfabetizzazione sanitaria (AL) come strategia di empowerment dei cittadini per compiere scelte informate e coerenti nella tutela della salute. Gli aspetti multiformi che il concetto di AL assume nei diversi contesti sociali e sanitari sono ben sintetizzati nel modello integrato descritto da Sørensen et al . Egli definisce l’AL come l’insieme delle conoscenze, delle motivazioni e delle competenze delle persone per accedere, comprendere, valutare e applicare le informazioni sanitarie, al fine di formulare giudizi e decisioni nella vita quotidiana in materia di assistenza sanitaria, prevenzione delle malattie e promozione della salute per mantenere o migliorare la qualità della vita. In questi termini, l’AL sembra essere strettamente correlata ai determinanti socioeconomici e sanitari. D’altro canto, le evidenze scientifiche testimoniano che le pratiche sanitarie individuali devono essere integrate con le strategie di salute pubblica: possedere, o non possedere, competenze di AL fa una differenza significativa nella capacità di accedere, comprendere e rispondere alle informazioni al fine di raggiungere gli obiettivi di salute prefissati.
Il presente studio trae ispirazione dal modello integrato di Sørensen et al. che riassume le dimensioni “evidence-based” della salute mentale e lo combina con la teoria salutogenica di Antonovsky et al. Evidenziando i fattori sociali e individuali, comuni ai due modelli, il modello concorre a determinare l’empowerment dei cittadini per la promozione della salute individuale e collettiva. Infatti, integrare i modelli di salute mentale con i modelli di promozione della salute attraverso azioni di educazione, mobilitazione sociale e advocacy è essenziale per migliorare il benessere nutrizionale della popolazione. Nel contesto di una visione globale e multifattoriale della salute mentale, questo studio mira a valutare qualsiasi potenziale correlazione tra la salute mentale media dei consumatori (salute mentale-media) e la loro suscettibilità alle fake news legate al cibo, evidenziando il potenziale ruolo dei social media e degli influencer nel plasmare le scelte alimentari dei consumatori.
Conclusioni
Diversi studi scientifici evidenziano che la disinformazione è un costrutto dinamico e multiforme, che emerge da una complessa interazione di capacità cognitive, esperienze di vita, conoscenze, opportunità e fattori contestuali. Un’analisi approfondita di questi determinanti sociali, psicologici, sanitari, economici e culturali è fondamentale per progettare iniziative collettive efficaci e campagne di sensibilizzazione pubblica volte a migliorare la disinformazione e a promuovere una comunicazione più chiara e informata. In questo contesto, il nostro studio conferma una forte correlazione tra il livello di disinformazione e la credenza e la diffusione di fake news nutrizionali. Una comprensione completa di come le componenti individuali e sociali influenzino la disinformazione può aiutare a chiarire i meccanismi alla base dell’emergere e della diffusione della disinformazione, facilitando lo sviluppo di strategie di intervento mirate per frenarne la diffusione. Questa ricerca sottolinea l’importanza della collaborazione tra professionisti sanitari, educatori e decisori politici per promuovere la diffusione di informazioni accurate e affidabili su cibo e nutrizione. Educare i consumatori a fare scelte alimentari più sane è essenziale per aumentare la consapevolezza delle sfide poste dalle fake news online. In futuro, le iniziative educative e di salute pubblica dovrebbero mirare a migliorare l’alfabetizzazione digitale generale e dare priorità allo sviluppo di competenze di alfabetizzazione digitale, in particolare in relazione alle informazioni nutrizionali. Tali interventi devono essere accessibili, culturalmente sensibili e adattabili a diversi livelli di status socioeconomico e di accesso digitale. L’integrazione di queste strategie nei sistemi educativi formali e nelle campagne di comunicazione nazionali potrebbe rafforzare la resilienza della popolazione alla disinformazione, promuovendo scelte alimentari più consapevoli e salutari. Un approccio multisettoriale, che includa partnership con piattaforme digitali, sarà essenziale per affrontare efficacemente i fattori strutturali e comportamentali della disinformazione alimentare. Grazie a questi sforzi, l’alimentazione e l’alfabetizzazione digitale hanno il potenziale per diventare potenti strumenti per migliorare la salute pubblica, ridurre le disparità sociali e culturali e promuovere stili di vita sani, sostenendo in ultima analisi il ruolo vitale del cibo nel mantenimento della salute e del benessere sociale.