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Avere un colesterolo totale entro i limiti può essere fuorviante se l’HDL è troppo basso o l’LDL troppo alto. L’equilibrio tra queste due lipoproteine determina la probabilità di sviluppare placche aterosclerotiche, che possono portare a infarto o ictus. Pertanto il rapporto tra colesterolo HDL (“buono”) e LDL (“cattivo”) è considerato un indicatore di rischio cardiovascolare molto più preciso rispetto al solo valore del colesterolo totale. Mentre l’LDL tende a depositarsi nelle arterie, l’HDL svolge una funzione protettiva rimuovendo l’eccesso di grassi e trasportandoli al fegato per l’eliminazione.
Indice di Rischio Cardiovascolare, viene calcolato dividendo il colesterolo totale per l’HDL.
- Valori ottimali: Per gli uomini il rapporto dovrebbe essere inferiore a 5, per le donne inferiore a 4.5.
- Situazioni di allerta: Un rapporto superiore a questi valori indica un rischio moderato o alto, richiedendo spesso un intervento sullo stile di vita o farmacologico.
L’argomento (domanda in testa) viene affrontato da Laurence Salmon, medical writer, in un articolo pubblicato il 27/03/2026 da UNIVADIS from Medscape nel modo che segue.
Messaggi chiave
Il colesterolo delle lipoproteine ad alta densità (high-density lipoprotein cholesterol, HDL-c) è stato a lungo considerato il colesterolo buono, poiché livelli più elevati sono associati a un minor rischio cardiovascolare (CV). Tuttavia, prove emergenti indicano che questa relazione non è lineare. Livelli bassi di HDL-c rimangono associati a un aumento del rischio di eventi CV, mentre livelli estremamente elevati potrebbero anch’essi essere collegati a un aumento del rischio, mettendo in discussione le ipotesi tradizionali.
I dati attuali dimostrano che la prevenzione delle malattie CV si basa principalmente sulla riduzione del colesterolo delle lipoproteine a bassa densità (low-density lipoprotein cholesterol, LDL-C). Inoltre, la funzione delle lipoproteine ad alta densità (high-density lipoprotein, HDL), piuttosto che la loro semplice concentrazione, può fornire indicazioni più significative sul rischio cardiovascolare.
Qual è il ruolo biologico delle HDL?
La funzione principale delle HDL è il trasporto inverso del colesterolo, ovvero la rimozione del colesterolo in eccesso dai macrofagi presenti nelle placche aterosclerotiche verso il fegato, dove viene eliminato.
Oltre a questa funzione lipidica, le HDL esercitano effetti antinfiammatori, antiossidanti e antitrombotici che proteggono l’endotelio vascolare e limitano la progressione dell’aterosclerosi.
HDL-c plasmatico: quali livelli sono considerati favorevoli?
Secondo le raccomandazioni ESC/EAS (European Society of Cardiology / European Atherosclerosis Society), valori di HDL-c inferiori a 40 mg/dL nell’uomo e a 50 mg/dL nella donna sono considerati sfavorevoli, in quanto associati a un maggior rischio di eventi cardiovascolari aterosclerotici.
Tra circa 40 e 60 mg/dL, l’aumento di HDL-c si accompagna generalmente a una diminuzione del rischio cardiovascolare.
Oltre i 60 mg/dL, invece, i grandi studi di coorte e le meta-analisi mostrano un effetto plateau, cioè l’ulteriore aumento di HDL-c non riduce ulteriormente il rischio.
Più recentemente, alcuni dati suggeriscono una relazione a U tra HDL-c e rischio CV: il rischio aumenta sia per valori bassi sia per valori molto elevati. Per questo motivo, gli esperti ESC/EAS riconoscono che livelli molto alti di HDL-c (superiori a 90 mg/dL) sembrano associarsi a un aumento del rischio CV, portando a non considerare più l’HDL-c come marcatore affidabile del rischio oltre tale soglia.
Si raccomanda dunque di gestire il rischio CV concentrandosi principalmente sui fattori causali, soprattutto sulla riduzione dell’LDL-C, indipendentemente dal valore di HDL-c.
Inoltre, le linee guida sottolineano che l’HDL-c non è un obiettivo terapeutico, in parte per il fallimento delle strategie farmacologiche volte ad aumentarne i livelli.
Oltre il valore di HDL-c
Di fronte ai limiti dell’HDL-c come biomarcatore, l’attenzione si è progressivamente spostata verso la valutazione funzionale del HDL.
Il ruolo protettivo dell’HDL dipende non solo dalla sua concentrazione plasmatica, ma soprattutto dalla sua funzionalità. In presenza di infiammazione cronica e di patologie metaboliche o autoimmuni, l’HDL può diventare disfunzionale, con perdita della capacità di efflusso del colesterolo e delle sue proprietà antinfiammatorie e antiossidanti. Alcune sotto-frazioni di HDL possono addirittura acquisire caratteristiche pro-infiammatorie e pro-aterogene, favorendo così la progressione dell’aterosclerosi.
Di conseguenza, marcatori funzionali, in particolare la capacità di efflusso del colesterolo, risultano più utili dei soli livelli di HDL-c per valutare realmente il rischio cardiovascolare, anche se servono ancora strumenti standardizzati per questa valutazione.



