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Il consumo di caffè non zuccherato è associato a una riduzione del 15% del rischio di malattie cardiovascolari (CVD), con una protezione ottimale a 2-3 tazze al giorno, secondo uno studio prospettico su 173.614 partecipanti del Regno Unito seguiti per 12,7 anni. Al contrario, il caffè dolcificato con zucchero o dolcificanti artificiali non ha mostrato benefici cardiovascolari significativi, suggerendo che gli additivi possano compromettere gli effetti protettivi naturali del caffè per la salute del cuore e dei vasi sanguigni. Questi risultati potrebbero indirizzare nella scelta del tipo di caffè consumato nelle diete, un elemento che può influenzare significativamente il profilo di rischio CV individuale.
CONTESTO
- Il caffè, una bevanda ampiamente consumata a livello mondiale, ha attirato l’attenzione per i suoi potenziali effetti sulla salute CV grazie al suo alto contenuto di antiossidanti e composti bioattivi. La ricerca epidemiologica suggerisce un’associazione tra consumo moderato di caffè e ridotto rischio di CVD, inclusi sottotipi specifici come malattia coronarica, ictus e insufficienza cardiaca. I meccanismi biologici sottostanti questi effetti protettivi includono proprietà antinfiammatorie, miglioramento della funzione endoteliale e modulazione del metabolismo glucidico.
- La maggior parte degli studi esistenti si è concentrata sulla relazione generale tra consumo di caffè e CVD senza distinguere tra caffè con zuccheri aggiunti o dolcificanti, mentre nella vita reale il caffè è spesso dolcificato con zuccheri o dolcificanti artificiali. Una lacuna nella letteratura scientifica che rappresenta un limite per la formulazione di raccomandazioni dietetiche.
- Gli studi hanno dimostrato che l’assunzione eccessiva di zucchero è strettamente collegata a obesità, diabete di tipo 2 e sindrome metabolica, tutti fattori di rischio indipendenti per le CVD, mentre i dolcificanti artificiali, spesso promossi come sostituti dello zucchero a basso contenuto calorico, hanno sollevato preoccupazioni per potenziali rischi per la salute. L’impatto metabolico di questi additivi può compromettere i benefici naturali del caffè.
- La ricerca recente ha sollevato preoccupazioni sui dolcificanti artificiali riguardo a disturbi metabolici, disregolazione del microbiota intestinale e impatti sulla salute CV, per cui è necessario distinguere tra gli effetti del caffè non zuccherato, del caffè dolcificato con zucchero e del caffè dolcificato artificialmente.
METODOLOGIA
- I ricercatori hanno condotto uno studio di coorte prospettico utilizzando dati della UK Biobank, analizzando 173.614 partecipanti (età media 55,7 anni, 43,2% donne) che avevano completato almeno un questionario dietetico valido delle 24 ore tra il 2006 e il 2010, con un follow-up mediano di 12,7 anni per un totale di 2.127.865 anni-persona di osservazione. Il disegno prospettico ha permesso di stabilire una sequenza temporale appropriata tra esposizione al caffè e sviluppo di eventi CV, riducendo il rischio di causalità inversa.
- I partecipanti sono stati categorizzati in quattro gruppi principali: non consumatori di caffè (42.367), consumatori di caffè non zuccherato (96.564), consumatori di caffè dolcificato con zucchero (24.430) e consumatori di caffè dolcificato artificialmente (10.253). Questa classificazione ha permesso di distinguere tra diverse abitudini di consumo di caffè e di valutare l’impatto degli additivi dolcificanti sui benefici CV del caffè.
- L’outcome primario era l’incidenza di CVD totali e dei suoi sottotipi specifici, inclusi malattia coronarica, ictus, insufficienza cardiaca e fibrillazione atriale. L’utilizzo di registri sanitari nazionali ha garantito un follow-up completo e accurato degli eventi CV, minimizzando la perdita di informazioni e il bias di selezione durante il periodo di osservazione.
- La suscettibilità genetica è stata valutata utilizzando il punteggio di rischio poligenico per CVD fornito dalla UK Biobank, classificando i partecipanti in gruppi ad alto e basso rischio genetico basandosi, per esplorare potenziali interazioni gene-ambiente nel rapporto caffè-rischio CV. Questa analisi genetica ha fornito elementi preziosi dell’effetto del caffè in base alla predisposizione genetica individuale.
CONCLUSIONI
- Il caffè non zuccherato ha mostrato una relazione a U con il rischio CV, con la protezione ottimale a 2-3 tazze al giorno associata a una riduzione del 15% del rischio: anche dosi più elevate mantengono comunque effetti protettivi significativi. Questa relazione dose-risposta suggerisce l’esistenza di una finestra ottimale di consumo per massimizzare i benefici CV.
- I consumatori di caffè dolcificato con zucchero e dolcificanti artificiali non hanno mostrato associazioni statisticamente significative con la riduzione del rischio CV, a eccezione di un modesto effetto protettivo del caffè zuccherato contro la fibrillazione atriale (RRA, 0,83; 95% IC, 0,74-0,94 per 1-2 tazze al giorno). Questi risultati evidenziano come l’aggiunta di dolcificanti possa compromettere i benefici del caffè.
- Gli effetti protettivi del caffè non zuccherato si sono estesi a tutti i sottotipi di CVD analizzati: malattia coronarica (RRA, 0,89), ictus (RRA, 0,79), fibrillazione atriale (RRA, 0,85;) per 2-3 tazze al giorno, e insufficienza cardiaca (RRA, 0,81) per 3-4 tazze al giorno. Questa protezione trasversale suggerisce meccanismi d’azione multipli e sistemici del caffè, che agisce su diversi pathway fisiopatologici coinvolti nello sviluppo delle CVD.
- L’analisi della predisposizione genetica ha rivelato che i benefici CV del caffè non zuccherato erano indipendenti dal rischio genetico individuale, senza interazioni significative tra consumo di caffè e punteggio di rischio poligenico.
IN PRATICA
“Nonostante le differenze individuali nei punteggi di rischio genetico per CVD, la nostra analisi non ha rivelato alcuna interazione significativa tra rischio genetico e consumo di caffè non zuccherato, suggerendo che l’effetto protettivo del caffè non zuccherato si estende a tutti i background genetici. Analisi stratificate hanno dimostrato che questa relazione è costante in vari sottogruppi, comprese le differenze di sesso, età, indice di massa corporea e abitudine al fumo, indicando che i benefici cardiovascolari del caffè non zuccherato possono essere applicati in modo ampio a tutte le popolazioni”, hanno dichiarato gli autori.
LIMITI
Il bias di selezione rappresenta una preoccupazione significativa dato il basso tasso di risposta della UK Biobank (5,5%), che potrebbe portare a un effetto “volontario sano” poiché i partecipanti potrebbero essere più attenti alla salute rispetto alla popolazione generale, limitando così la generalizzabilità dei risultati a popolazioni con caratteristiche socioeconomiche e comportamentali diverse.
https://www.univadis.it/viewarticle/caff%C3%A8-amaro-vs-dolcificato-scelta-cuore-sano-2026a10004r5?uuid=7c7bb929-ea55-4428-a517-93739262c1fd Yang M, Zhang l, Chen X, Zhang M, Hu d, et al. Association of unsweetened and sweetened coffee consumption with risk of cardiovascular disease: a prospective cohort study. Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Diseases. Article in Press104539 January 05, 2026



