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Il Sud Italia sempre meno mediterraneo

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Nel Sud dell’Italia, una delle culle della dieta mediterranea, crescono in modo preoccupante i tassi di obesità nei più piccoli, a sottolineare come i cambiamenti culturali e nutrizionali rappresentino una sfida per questo regime alimentare e, di conseguenza, per la salute.

Come scrivono gli autori di un articolo di revisione recentemente pubblicato su Nutrition Research, nel 2010 l’Unesco ha dichiarato la dieta mediterranea “patrimonio immateriale dell’umanità” e dopo oltre mezzo secolo di ricerche, la comunità scientifica la ritiene oggi un vero e proprio alleato della salute. “A livello mondiale, stiamo assistendo oggi a un allontanamento dalle diete tradizionali a favore di abitudini occidentalizzate e globalizzate, con conseguenze negative sia per la salute umana che per quella del pianeta” scrivono i ricercatori guidati da Ludovico Abenavoli, dell’Università della Magna Græcia di Catanzaro. Una tendenza che è particolarmente pronunciata tra la popolazione mediterranea, specialmente tra gli adolescenti italiani, che sono sempre meno propensi ad aderire ai principi alimentari tradizionali.

Per fare il punto della situazione, Abenavoli e colleghi hanno portato a termine una narrative review degli studi sul tema pubblicati tra il 2010 e il 2025, sintetizzando i dati relativi alle abitudini alimentari, alle tendenze dell’obesità e alla sostenibilità in Italia del modello alimentare mediterraneo.

Un sud Italia sempre meno mediterraneo (a tavola)

Il dato più critico emerso dalla revisione riguarda l’attuale distanza tra questo patrimonio storico-scientifico e la realtà epidemiologica contemporanea. I sistemi di sorveglianza nazionali, in particolare l’indagine OKkio alla salute, indicano che nel 2023 tra i bambini italiani di 8-9 anni il 19% era in sovrappeso e il 9,8% obeso, con valori nettamente più elevati nelle regioni meridionali: in Campania, per esempio, il sovrappeso raggiunge il 24,6% e l’obesità il 12,6%.

Secondo gli autori della revisione, questi dati sono legati alla progressiva occidentalizzazione della dieta, caratterizzata da un consumo elevato di alimenti ultraprocessati, bevande zuccherate e snack, ma non mancano anche altri fattori come la crescente sedentarietà e alcuni determinanti socio-economici. Per esempio, i dati mostrano che l’obesità dei bambini è maggiore se i genitori hanno uno scarso livello di istruzione o se il reddito familiare è basso. Anche la scarsa partecipazione dei genitori alle iniziative scolastiche rivolte alla salute ha un peso nel determinare l’incremento dell’obesità.

A questo si somma che una bassa aderenza alla dieta mediterranea in età pediatrica si associa a segni precoci di insulino-resistenza, ipertensione e dislipidemia, configurando un rischio concreto di persistenza dell’obesità e delle sue complicanze in età adulta. Infine, ma non certo meno importante, l’obesità nei più piccoli porta con sé conseguenze psicologiche importanti: stigma, bullismo e scarsa autostima sono solo alcune delle condizioni che influenzano pesantemente il benessere di questa popolazione.

Nella revisione viene dedicato ampio spazio al ruolo della dieta mediterranea nella modulazione del microbiota intestinale. Secondo quanto riportato nell’articolo, un’elevata aderenza a questo regime alimentare si associa infatti a una maggiore biodiversità microbica e all’arricchimento di specie con attività antinfiammatoria e metabolica favorevole, come Faecalibacterium prausnitziiAkkermansia muciniphilaPrevotella spp. e Lactobacillus spp. con aumento della produzione di acidi grassi a corta catena e miglioramento dell’integrità della barriera intestinale. Questi effetti a livello del microbiota sono coerenti con i dati clinici che mostrano una riduzione del rischio di sindrome metabolica, diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e condizioni infiammatorie croniche, oltre a un potenziale impatto positivo sull’invecchiamento sano.

Se questo ancora non bastasse, la revisione pone l’accento anche sulla sostenibilità ambientale della dieta mediterranea, che presenta un impatto significativamente inferiore rispetto ai modelli alimentari occidentali, rafforzandone la rilevanza anche in un’ottica di salute pubblica ed ecologica. Questa sostenibilità è in gran parte dovuta all’attenzione al consumo di prodotti locali e stagionali, che riduce al minimo le emissioni logistiche di CO2 associate all’importazione, alla conservazione e al trasporto del cibo. La pubblicazione evidenzia così come il recupero di un modello mediterraneo, inteso non solo come schema dietetico ma come stile di vita, potrebbe rappresentare una priorità clinica e di sanità pubblica per il Sud Italia e non solo, richiedendo interventi integrati che coinvolgano scuola, famiglia e contesto socio-culturale.

Abenavoli L, Kobyliak N, Kukharchuk A, Chervona O, Shvets Y, Scarlata GGM, Morano D, Christian E, Molochek N, Lynchak O, Hnativ Y, Falalyeyeva T. The Mediterranean diet: historical benefits and contemporary challenges in Southern Italy. Nutr Res. 2026 Jan;145:37-47. doi: 10.1016/j.nutres.2025.11.010. Epub 2025 Nov 27. PMID: 41411692.

Redazione amaperbene.it

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