Un amminoacido naturale può aiutare a trasformare la placca dentale da un distruttore dei denti a un protettore dei denti.
Pillole di conoscenza

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I batteri orali amanti dello zucchero creano acidi che danneggiano i denti, ma l’arginina può aiutare a combatterli. In uno studio clinico, la placca dentale trattata con arginina è rimasta meno acida, è diventata strutturalmente meno dannosa e ha favorito la proliferazione di batteri benefici. Questi cambiamenti hanno reso i biofilm meno aggressivi dopo l’esposizione allo zucchero. I risultati indicano l’arginina come un promettente integratore naturale per le strategie di prevenzione della carie.
Uno studio clinico ha scoperto che l’arginina, un amminoacido naturale presente nella saliva, aiuta a neutralizzare gli acidi dannosi per i denti e rimodella la placca dentale rendendola meno dannosa stimolando i batteri della bocca verso un equilibrio più sano.
Quando i batteri presenti nella bocca scompongono gli zuccheri presenti nel cibo, rilasciano acidi che gradualmente erodono lo smalto dei denti e causano carie. Questi batteri non vivono da soli. Formano strutture dense, simili alla placca, note come “biofilm dentali”, che aderiscono alla superficie dei denti. All’interno di questi biofilm, la produzione di acidi può accelerare il danneggiamento dei denti.
I ricercatori hanno scoperto che l’arginina svolge un ruolo importante nella riduzione della carie. Alcuni batteri benefici utilizzano un sistema di arginina deiminasi (ADS) per convertire l’arginina in composti alcalini che aiutano a contrastare gli acidi nocivi. Quando è disponibile più arginina, questi batteri protettivi tendono a crescere più facilmente, mentre i batteri che producono acidi faticano a prosperare. Precedenti studi di laboratorio condotti al di fuori del corpo umano hanno anche suggerito che l’arginina può modificare la composizione generale dei biofilm dentali.
Per confermare se questi effetti si verificano anche in bocche reali, un team di ricerca guidato dal Dott. Yumi C. Del Rey e dal Professor Sebastian Schlafer dell’Università di Aarhus in Danimarca ha condotto uno studio clinico. I risultati sono stati pubblicati sull’International Journal of Oral Science.
Lo studio ha coinvolto 12 partecipanti affetti da carie attiva. A ogni persona è stata somministrata una protesi dentaria appositamente progettata che ha permesso ai ricercatori di raccogliere biofilm dentali intatti da entrambi i lati della mascella. Ai partecipanti è stato chiesto di immergere la protesi in una soluzione zuccherina per 5 minuti, seguita immediatamente da acqua distillata (come placebo) o arginina per 30 minuti. Un trattamento è stato applicato su un lato della bocca e l’altro sul lato opposto. Questa routine è stata ripetuta tre volte al giorno, con l’arginina sempre applicata sullo stesso lato.
“L’obiettivo era studiare l’impatto del trattamento con arginina sull’acidità, sul tipo di batteri e sulla matrice di carboidrati dei biofilm di pazienti con carie attiva”, spiega Sebastian Schlafer, professore presso il Dipartimento di Odontoiatria e Salute Orale. Dopo 4 giorni, una volta che i biofilm si erano completamente formati, le protesi sono state rimosse per un esame approfondito.
Per misurare l’acidità all’interno dei biofilm, i ricercatori hanno utilizzato un colorante sensibile al pH noto come “C-SNARF-4”. Questo colorante ha permesso loro di valutare l’acidità in diverse aree del biofilm. I biofilm trattati con arginina hanno mostrato livelli di pH notevolmente più elevati, il che significa una minore acidità, a 10 e 35 minuti dall’esposizione allo zucchero.
Il team ha anche esaminato i componenti strutturali dei biofilm utilizzando lectine marcate con fluorescenza, proteine che si legano a specifici carboidrati. Sono stati studiati due principali componenti dei carboidrati: fucosio e galattosio. Questi zuccheri costituiscono una parte importante dei biofilm dentali e si ritiene che contribuiscano alla formazione di “sacche acide” che intrappolano gli acidi dannosi.
I biofilm esposti all’arginina hanno mostrato una diminuzione complessiva dei carboidrati a base di fucosio, il che potrebbe ridurne la capacità di causare danni. I ricercatori hanno anche osservato un cambiamento strutturale nei biofilm. I carboidrati contenenti galattosio sono diventati meno abbondanti vicino alla base del biofilm e più concentrati verso la parte superiore, suggerendo una riorganizzazione che potrebbe limitare l’accumulo di acidi vicino alle superfici dei denti.
Per identificare i batteri presenti, i ricercatori hanno analizzato il DNA batterico utilizzando il “sequenziamento del gene rRNA 16S”. I biofilm trattati con arginina o placebo erano in gran parte dominati da specie di Streptococcus e Veillonella. Tuttavia, il trattamento con arginina ha portato a una significativa riduzione del gruppo mitis/oralis di streptococchi. Questi batteri producono acido ma sono deboli nel generare basi.
Allo stesso tempo, l’arginina ha leggermente aumentato la presenza di streptococchi, che sono più abili nel metabolizzare l’arginina. Questo cambiamento ha contribuito ad aumentare i livelli di pH all’interno del biofilm. Nel complesso, i risultati mostrano che l’arginina ha reso i biofilm dentali meno dannosi riducendo l’acidità, alterando la composizione dei carboidrati e rimodellando la comunità microbica.
Alla luce di questi risultati, i ricercatori suggeriscono che l’aggiunta di arginina a prodotti come dentifricio o collutori potrebbe aiutare a proteggere le persone particolarmente predisposte alla carie.
Yumi C. Del Rey, Pernille D. Rikvold, Marie B. Lund, Eero J. Raittio, Andreas Schramm, Rikke L. Meyer, Sebastian Schlafer. Arginine modulates the pH, microbial composition, and matrix architecture of biofilms from caries-active patients. International Journal of Oral Science, 2025; 17 (1) DOI: 10.1038/s41368-025-00404-5



