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	<title>resina Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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	<title>resina Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Poligala virginiana &#124; Polygala Senega L.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/poligala-virginiana-polygala-senega-l/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jun 2023 11:22:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido salicilico]]></category>
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		<category><![CDATA[olio essenziale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poligala è un genere di piante spermatofite dicotiledoni, arboree, erbacee, rampicanti e perenni, appartenente alla famiglia delle Polygalacea. Un&#8217;antica credenza riteneva che tale erba fosse capace di aumentare la secrezione del latte alle mucche; da qui il nome del genere “Polygala” = molto latte. Dioscoride, riprendendo questa credenza, affermò che anche nelle gestanti faceva venire &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Poligala</strong> è un genere di piante spermatofite dicotiledoni, arboree, erbacee, rampicanti e perenni, appartenente alla famiglia delle <em>Polygalacea</em>.</p>
<p>Un&#8217;antica credenza riteneva che tale erba fosse capace di aumentare la secrezione del latte alle mucche; da qui il nome del genere “<em>Polygala</em>” = molto latte. Dioscoride, riprendendo questa credenza, affermò che anche nelle gestanti faceva venire latte in abbondanza.</p>
<p>Le poligale hanno in genere uno scarso valore economico, anche se alcune varietà sono coltivate a <strong>scopo ornamentale</strong>. Anticamente qualche specie veniva usata nella farmacopea ora solo in medicina popolare o erboristeria.</p>
<p><strong>Costituenti chimici</strong>: <strong>saponosidi triterpenici (senegine); flavonoidi; acido salicilico; valerianato di metile; tannini; olio essenziale; resina</strong>.</p>
<p>La poligala viene utilizzata sotto forma di infuso, polvere o estratto fluido. La droga deve comunque essere assunta a dosaggi molto bassi, altrimenti potrebbe indurre il vomito.</p>
<p>La poligala, assunta internamente, è una pianta dotata di <strong>attività espettorante</strong> di tipo secretolitico, conferitale dalle saponine contenute al suo interno; tale capacità ha fatto conferire alla pianta l&#8217;approvazione ufficiale per il trattamento di affezioni catarrali delle vie aeree, quali tossi e bronchiti. Alla pianta, inoltre, sono ascritte <strong>proprietà diuretiche, lassative e antinfiammatorie</strong>.</p>
<p>L&#8217;azione antiflogistica sembra essere esercitata attraverso la riduzione dei livelli di interleuchina-1, interleuchina-6 e TNF-α.</p>
<p>Inoltre, alcuni studi hanno messo in luce le potenziali proprietà antitumorali degli estratti di radice di poligala. Pare, infatti, che i sopra citati estratti siano potenzialmente in grado di inibire sia lo sviluppo delle cellule maligne, sia i processi di angiogenesi a livello delle masse tumorali.</p>
<p>A ogni modo, nonostante i risultati finora ottenuti, sono necessari studi più approfonditi prima di poter approvare simili applicazioni della poligala in ambito medico, in modo tale da determinarne la reale efficacia terapeutica e l&#8217;effettiva sicurezza d&#8217;uso.</p>
<p>Se adeguatamente impiegata, la poligala non dovrebbe provocare effetti collaterali. Tuttavia, in seguito ad un utilizzo prolungato, potrebbe manifestarsi irritazione gastrointestinale.</p>
<p><strong>Effetti collaterali</strong>: il sovradosaggio provoca irritazione della bocca, salivazione abbondante, nausea, diarrea, disturbi gastrici con coliche e vomito, dovuto ad eccitazione del centro del vomito. L&#8217;azione espettorante, alle dosi terapeutiche, può essere preceduta da accessi di tosse, dovuti all&#8217;azione irritante sulla mucosa delle vie aeree. In caso di sovradosaggio, invece, possono insorgere disturbi gastrointestinali, nausea, vomito e diarrea.</p>
<p>Va evitato l&#8217;uso di poligala in caso d&#8217;ipersensibilità accertata verso uno o più componenti, in pazienti affetti da gastrite e/o ulcera peptica e in gravidanza.</p>
<p>Questa pianta rientra nella lista del Ministero della Salute per l&#8217;impiego non ammesso nel settore degli integratori alimentari.</p>
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		<title>Mahonia &#124; Mahonia aquifolium (Pursh) Nutt.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/mahonia-mahonia-aquifolium-pursh-nutt/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 May 2023 11:11:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[agrifoglio]]></category>
		<category><![CDATA[berbamine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La maonia a foglie d&#8217;agrifoglio origina dalle regioni montuose occidentali dell&#8217;America settentrionale; rinomata per la sua rusticità, resiste sia al freddo che al caldo e difficilmente viene attaccato dai parassiti. Proprio per questi motivi spesso viene scelto come pianta ornamentale e si è diffusa in Europa a scopo ornamentale in numerose varietà; tende a spontaneizzarsi &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>maonia</strong> a foglie d&#8217;agrifoglio origina dalle regioni montuose occidentali dell&#8217;America settentrionale; rinomata per la sua rusticità, resiste sia al freddo che al caldo e difficilmente viene attaccato dai parassiti. Proprio per questi motivi spesso viene scelto come pianta ornamentale e si è diffusa in Europa a scopo ornamentale in numerose varietà; tende a spontaneizzarsi nelle siepi e nei parchi senza diventare invasiva; è molto apprezzata per la sua folta chioma e per il dolce profumo che emanano i suoi fiori.</p>
<p>Il nome generico è dedicato all&#8217;orticultore americano B. Mc Mahon, vissuto a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo; il nome specifico deriva dal latino “acrifolium”, parola composta da “acer” (acuto) e “folium” (foglia), in riferimento alle foglioline con margine spinoso, vagamente simili alle foglie dell&#8217;agrifoglio. Periodo di fioritura: aprile-maggio.</p>
<p>Si tratta di una pianta dal portamento arbustivo-cespuglioso alta 30 &#8211; 150 cm, con chioma espansa, e con grande attività pollonifera annuale; foglie persistenti, imparipennate, lucide, a lamina coriacea con margine dentato-spinuloso, con 7 segmenti lanceolati di 2-3 x 5-10 cm, il terminale lungamente peduncolato, i laterali sessili; le foglie sono di colore verde scuro, tendenti al rossastro nel periodo autunnale. Infiorescenza a grappolo eretta, larga 8 &#8211; 16 cm, con fiori ermafroditi di colore giallo-cromo Ø 1 cm; 3 sepali petaloidi, 3 &#8211; 6 petali embricati; stami opposti ai petali con stilo breve. Il frutto è una bacca bluastra rivestita da uno strato pruinoso, di forma subsferica Ø 0,5 &#8211; 1 cm posta in una fitta infruttescenza.</p>
<p>I <strong>principi attivi</strong> sono: <strong>berberina, berbamine, oxiacantina, oxiberberina, canadina, mahonina, idrastinsa, magnoflorina, jatrorrizina tannini, grassi, resina.</strong></p>
<p><strong>Le radici vengono sfruttate in campo farmaceutico per le loro proprietà antiossidanti, antinfiammatorie, antimicrobiche, antifungine ed antiproliferative</strong>.</p>
<p>Delle sue bacche sono ghiotti diversi uccelli, ma un tempo ne eravamo ghiotti anche noi esseri umani. In passato, le bacche venivano regolarmente colte e mangiate, mentre oggi alcuni le utilizzano per fare delle confetture molto particolari.</p>
<p>Alla pianta vengono attribuite diverse<strong> proprietà: </strong>attenua la gastrite e depura il sangue; inoltre le radici aiutano a contrastare i problemi della pelle quali eczemi, psoriasi e acne.</p>
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		<title>Graziola &#124; Gratiola officinalis L.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/graziola-gratiola-officinalis-l/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 May 2023 16:38:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido betulico]]></category>
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		<category><![CDATA[graziella]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La graziella (nome scientifico Gratiola officinalis L., 1753) è  una delicata pianta appartenente alla famiglia delle Plantaginaceae. E’ una pianta perenne, erbacea, con rizoma orizzontale bianco e squamoso, fusti eretti, glabri, cavi, cilindrici alla base ed angolari nella parte superiore, poco ramificati; altezza sino a 50 cm. Foglie brevemente picciolate, opposte, lanceolate, con nervature salienti, &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>graziella</strong> (nome scientifico <em>Gratiola officinalis</em> L., 1753) è  una delicata pianta appartenente alla famiglia delle <em>Plantaginaceae</em>.</p>
<p>E’ una pianta perenne, erbacea, con rizoma orizzontale bianco e squamoso, fusti eretti, glabri, cavi, cilindrici alla base ed angolari nella parte superiore, poco ramificati; altezza sino a 50 cm. Foglie brevemente picciolate, opposte, lanceolate, con nervature salienti, margine con dentelli arrotondati, lamina lunga fino a 4 cm. Fiori solitari all&#8217;ascella delle foglie, peduncolo più breve della foglia, calice penta-partito con alla base 2 brattee lineari più lunghe dello stesso, corolla tubulosa e bilabiata, il tubo di colore giallastro violetto alla fauce, il labbro superiore bilobato, quello inferiore trilobato. I fiori sono inodori, bianco-giallastri, striati finemente di rosa e rosso-violetto. I frutti sono capsule obcuneate a 4 valve.</p>
<p>La graziola è una specie a distribuzione eurasiatico-sudeuropea presente in tutte le regioni dell&#8217;Italia salvo le estreme regioni meridionali. Cresce lungo le rive di corsi d&#8217;acqua e stagni in zolle pioniere periodicamente inondate, in giuncheti, cariceti anfibi, prati umidi, su suoli da umidi a periodicamente sommersi, basici ma talvolta decalcificati, spesso calpestati, dal livello del mare a 800 m circa (a volte anche più in alto, fino a 1470 m).</p>
<p>Il nome generico (<em>gratiola</em>) deriva dalla parola latina &#8220;gratia&#8221;; gratiola, diminutivo di gratia, nel senso di piccola dimostrazione di grazia: “ut gratia Dei”; erba concessa dalla Provvidenza per rimediare ai mali, allusione alla proprietà curative, attribuitele dagli antichi. L&#8217;epiteto specifico (<em>officinalis</em>) indica una pianta curativa o supposta medicinale. Il nome scientifico della specie è stato definito da Linneo (1707 – 1778). Periodo di fioritura: giugno-agosto.</p>
<p><strong>La pianta</strong>, che un tempo veniva utilizzata come un <strong>purgante drastico</strong>, <strong>è altamente tossica</strong>. Contiene: <strong>graziotossina</strong> (azione digitalica), <strong>graziolina, graziosolina, graziolacrina, olio essenziale, acido betulico, amari, resina</strong>. Sono stati messi in evidenza anche un composto terpenico <strong>graziolone</strong>,  e una sostanza amara amorfa <strong>graziolinina</strong> E’ un’erba amara, acre, purgante, diuretica, cardiotonica, ed emetica; stimola il cuore e l&#8217;utero.</p>
<p>Il principio attivo esercita una duplice <strong>azione: cardiocinetica</strong> (simile a quella della digitale) e <strong>un&#8217;azione diuretica e purgativa estrema</strong>; per queste proprietà di purgante violento, diuretico, emetico e vermifugo era indicata dalla fitoterapia in situazioni patologiche quali la stipsi, la cirrosi e gli edemi cardio-renali, la gotta, le dermatosi, le parassitosi intestinali e le febbri intermittenti.</p>
<p>In eccesso provoca vomito, coliche con diarrea, aborto, danni ai reni, emorragia intestinale, tremori delle estremità, arresto cardiaco.</p>
<p><strong>Attualmente il suo impiego terapeutico è desueto.</strong></p>
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		<title>Geranio macchiato &#124; Geranium maculatum (L.) Bieb.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/geranio-macchiato-geranium-maculatum-l-bieb/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 May 2023 16:47:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[geranio maculato]]></category>
		<category><![CDATA[geranio selvatico]]></category>
		<category><![CDATA[ossalato di calcio]]></category>
		<category><![CDATA[pianta ornamentale]]></category>
		<category><![CDATA[piata officinale]]></category>
		<category><![CDATA[resina]]></category>
		<category><![CDATA[tannino flobafenico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il geranio selvatico o geranio maculato (Geranium maculatum L.) è una specie erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Geraniaceae; è una pianta originaria dei boschi nell’America settentrionale orientale, dal Manitoba meridionale e dal Quebec sud-occidentale a sud fino all’Alabama e alla Georgia e ad ovest fino all’Oklahoma e al Dakota del Sud. Il suo habitat &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>geranio selvatico o geranio maculato</strong> (<em>Geranium maculatum L</em>.) è una specie erbacea perenne appartenente alla famiglia delle<em> Geraniaceae; </em> è una pianta originaria dei boschi nell’America settentrionale orientale, dal Manitoba meridionale e dal Quebec sud-occidentale a sud fino all’Alabama e alla Georgia e ad ovest fino all’Oklahoma e al Dakota del Sud. Il suo habitat è quello dei luoghi umidi nei boschi, rocce bagnate, prati e nelle paludi dove cresce abbondante quando viene trovato. Una sua cultivar ha ricevuto l’<em>Award of Garden Merit </em>della <em>Royal Horticultural Society</em>.</p>
<p>Il <em>Geranium maculatum</em> è una pianta erbacea perenne che cresce fino a 60 cm di altezza, producendo steli e fiori eretti, solitamente non ramificati in primavera all’inizio dell’estate. Il rizoma è lungo e spesso da 5 a 10 cm, con numerosi rami. È ricoperto di cicatrici, che mostrano i resti degli steli della crescita degli anni precedenti. Una volta asciutto, ha internamente un colore tendente al violaceo. Le foglie sono di forma palmata e lobata con cinque o sette lobi profondamente incisi, ognuno dei quali è di nuovo spaccato e dentato e sono larghe 10–12,5 cm, con un picciolo lungo fino a 30 cm. I fiori hanno un diametro di 2,5–4 cm, con cinque petali di colore rosa-viola, pallido o viola-viola (raramente bianchi) e dieci stami. Sono raggruppati in corimbi sciolti o ombrelle da due a cinque nella parte superiore degli steli dei fiori. La fioritura può andare da aprile a giugno, in funzione della latitudine. Il frutto è una capsula che si apre a maturità, ed è composto da cinque celle ciascuna contenente un seme unito a una lunga colonna a becco di 2-3 cm (simile al becco di una gru) prodotta dal centro del vecchio fiore.</p>
<p>Il termine Geranium proviene dal greco γεράνιον <em>gheranion</em> geranio in Dioscoride, derivato da γέρανος <em>ghéranos</em> gru perché il frutto ha un lungo becco come la gru; l’epiteto specifico <em>maculatum </em>viene da <em>macula</em> macchia, perché i petali superiori, bianchi sfumati di porporino, hanno una grande macchia color porpora scuro, rotondeggiante. Non va confuso con il geranio comune (<em>Pelargonium</em>).</p>
<p>Il geranio selvatico può essere coltivato come pianta da giardino o essere utilizzato in erboristeria. Tutta la pianta, ma soprattutto la radice, dopo essere stata essiccata, viene usata come <strong>antisettica</strong>, <strong>astringente</strong>, <strong>diuretica, emostatica e tonica</strong>. Ha come <strong>principi attivi: tannino flobafenico, resina, ossalato di calcio</strong>. Viene usata come astringente per controllare le emorragie e i flussi di sangue, per la diarrea e le emorroidi. Usata esternamente cura le ferite e può essere usato per i gargarismi per trattare mal di gola e ulcere della bocca.</p>
<p>Gli indiani Mesquakie preparavano una tisana dalla radice per il mal di denti e per i nervi doloranti e schiacciavano le radici per curare le emorroidi.</p>
<p>Un infuso dell’intera pianta, o delle sole radici, viene utilizzato nel trattamento di diarrea (soprattutto nei bambini e negli anziani), dissenteria, sindrome dell’intestino irritabile, colera, disturbi renali, sanguinamento e una vasta gamma di altri disturbi. Spesso viene usato in combinazione con altre erbe.</p>
<p>Tra gli altri usi, dai fiori si ottiene una tintura marrone.</p>
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		<title>Maro &#124; Teucrium Marum L.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/maro-teucrium-marum-l/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Mar 2023 11:50:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[camedrio maro]]></category>
		<category><![CDATA[erba dei gatti]]></category>
		<category><![CDATA[flavonoidi]]></category>
		<category><![CDATA[marrubina]]></category>
		<category><![CDATA[miele]]></category>
		<category><![CDATA[olii essenziali]]></category>
		<category><![CDATA[resina]]></category>
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		<category><![CDATA[Supramonte Ogliastrino]]></category>
		<category><![CDATA[tannini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il camedrio maro (Teucrium marum L., 1753) è una pianta suffruticosa, appartenente alla famiglia delle Lamiaceae, originaria dei paesi del Mediterraneo occidentale. Può raggiungere i 1500 m l.s.m. Condivide il nome comune di &#8220;erba dei gatti&#8221; con la più conosciuta Nepeta cataria e la Valeriana officinalis per gli effetti simili sui felini (contiene una molecola &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>camedrio maro</strong> (<em>Teucrium marum L</em>., 1753) è una pianta suffruticosa, appartenente alla famiglia delle <em>Lamiaceae</em>, originaria dei paesi del Mediterraneo occidentale. Può raggiungere i 1500 m l.s.m.</p>
<p>Condivide il nome comune di &#8220;<strong>erba dei gatti</strong>&#8221; con la più conosciuta <em>Nepeta cataria</em> e la <em>Valeriana</em> <em>officinalis</em> per gli effetti simili sui felini (contiene una molecola con effetto simile ai feromoni felini).</p>
<p>La pianta è un piccolo arbusto legnoso, sempreverde e aromatico, alto 25–30 cm, con rami peloso-biancastri, fittissimi, sottilissimi e duri. Le foglie hanno il picciolo lungo 1–2 mm, la lamina ovale o a rombo, lunga 3–5 mm e larga 2–4 mm, lanceolate, con margine ripiegato in basso dalla metà superiore. La faccia superiore verde, l&#8217;inferiore quasi bianca, per la presenza di peli fittisimi. I fiori sono più grandi delle foglie e di colore rosa-violaceo peloso glandulosi, raccolti gli spicastri tomentosi, allungati, di varia densità, achemi runi più o meno pelosi. Ha odore caratteristico, intenso e pungente, di sapore amaro e molto piccante.</p>
<p>Cresce in ambienti rupestri aperti e soleggiati, su suoli primitivi ricchi in scheletro, aridi d’estate, su substrati sia calcarei sia silicei, dal livello del mare a 1200 m circa (raramente anche più in alto), ma con optimum nella fascia mediterranea. E’ diffusa presso le coste del mare della Dalmazia, le isole del Tirreno tra cui Sardegna, Corsica e quelle della Spagna. Periodo di fioritura: maggio-ottobre.</p>
<p>Il nome generico ricorderebbe Teucro, primo re di Troia, che secondo la leggenda avrebbe diffuso le virtù medicinali di alcune specie; il nome specifico deriva dal nome greco “màron”, usato da Teofrasto e Dioscoride per designare una fragrante pianta egiziana.</p>
<p>La pianta contiene diversi <strong>olii essenziali</strong>, <strong>tannini</strong>, <strong>marrubina, tannini, resina, flavonoidi</strong> ed una <strong>saponina acida</strong> che le conferiscono un odore intenso e pungente, tendenzialmente sgradito per l&#8217;uomo, ma molto apprezzato dai gatti che amano sfregarsi su questa pianta (da qui il nome volgare di <strong>Erba gatto</strong>); le sommità fiorite sono usate per le proprietà colagoghe mentre la polvere ha azione starnutatoria; la pianta ha un’azione eccitante sui gatti, da cui uno dei nomi italiani.</p>
<p>Vengono utilizzate le sommità fiorite della pianta, dotata di <strong>proprietà colagoghe</strong>; la polvere ha <strong>azione starnutatoria</strong>. Un tempo veniva utilizzato come disinfettante per gli animali.</p>
<p><strong><em>Curiosità: </em></strong>Da questa pianta si ottiene un <strong>miele prelibato</strong>, prodotto di nicchia, che tradizionalmente viene raccolto in Ogliastra: nel 2012 il miele di <em>Teucrium </em>prodotto dal complesso forestale del Supramonte Ogliastrino (Urzulei, Baunei) ha ottenuto l&#8217;attestato di qualità al concorso della XXXVI Mostra Mercato Internazionale di Montalcino.</p>
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		<title>Balsamo del Canada &#124; Abies balsamea</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/balsamo-del-canada-abies-balsamea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Sep 2022 11:23:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[albero di Natale]]></category>
		<category><![CDATA[balsamo d'abete]]></category>
		<category><![CDATA[balsamo del Canada]]></category>
		<category><![CDATA[repellente]]></category>
		<category><![CDATA[resina]]></category>
		<category><![CDATA[trementina del Canada]]></category>
		<category><![CDATA[trementina di Strasburgo]]></category>
		<category><![CDATA[vetrino coprioggetto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il balsamo del Canada (o trementina del Canada, o balsamo d&#8217;abete) è una trementina ottenuta dalla resina dell&#8217;abete balsamico (Abies balsamea). La resina, disciolta in oli essenziali, è un liquido di colore giallognolo, viscoso e adesivo che secca in una massa trasparente. La resina è insolubile in acqua, mentre si solubilizza in solventi organici quali &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>balsamo del Canada</strong> (o <strong>trementina del Canada</strong>, o <strong>balsamo d&#8217;abete</strong>) è una trementina ottenuta dalla resina dell&#8217;abete balsamico (<em>Abies balsamea</em>). La resina, disciolta in oli essenziali, è un liquido di colore giallognolo, viscoso e adesivo che secca in una massa trasparente. La resina è insolubile in acqua, mentre si solubilizza in solventi organici quali xilene, cloroformio, benzene ed etere.</p>
<p>Per via del suo indice di rifrazione (n = 1.52) simile a quello del vetro crown, il balsamo del Canada purificato e filtrato ha avuto un tradizionale impiego come <strong>adesivo completamente trasparente</strong> (una volta asciugato) per vetri, lenti e componenti ottici (ad esempio è un materiale fondamentale per la costruzione di un prisma di Nicol). In microscopia, viene inoltre impiegato per la conservazione permanente dei campioni sul vetrino, e <strong>per incollare il vetrino coprioggetto</strong>. <strong>Il suo impiego come adesivo in ottica è andato scemando</strong> durante gli anni della Seconda guerra mondiale, quando è stato via via sostituito da adesivi poliesterici, epossidici e poliuretanici</p>
<p>L&#8217;<strong>abete balsamico </strong>è una specie di abete nordamericana, nativa soprattutto del Canada centrale e orientale (dall&#8217;isola di Terranova occidentale alla parte centrale dell&#8217;Alberta) e del nord-est degli Stati Uniti (dal Minnesota orientale al Maine, e a sud dai Monti Appalachi alla Virginia Occidentale). E’ molto popolare come <strong>albero di Natale</strong>, soprattutto nel nord-est degli Stati Uniti. <strong>La resina è utilizzata per produrre il balsamo del Canada</strong>.</p>
<p>Il <strong>legno</strong>, seppur di modeste dimensioni, è lavorato per essere utilizzato in edilizia, e la cellulosa per la fabbricazione della carta. Si utilizzano soprattutto le gemme e i giovani rami con le foglie. La corteccia resinosa dell’abete bianco viene distillata per ottenere la <strong>trementina di Strasburgo</strong>. I germogli e le foglie distillati forniscono un olio espettorante e antisettico impiegato contro la tosse, nelle inalazioni per l’asma e per profumare di pino i prodotti igienici.</p>
<p>La resina dell’<em>abies balsamea</em> è <strong>utile per combattere il catarro</strong>, viene applicata come un cataplasma per alleviare il dolore prodotto dalle artriti, dai tagli e dalle contusioni.</p>
<p>La gomma balsamica è masticabile. Gli aghi resinosi, le pigne e i germogli invernali vengono aggiunti al pout-pourri.</p>
<p><strong>L&#8217;olio dell&#8217;abete balsamico è un repellente per i roditori</strong>, non tossico, approvato dall&#8217;EPA; viene anche usato come deodorante e come incenso.</p>
<p>Come pianta ornamentale non è molto considerato, a causa della sua scarsa longevità negli impianti in parchi e giardini urbani, anche se esistono alcune cultivar. Per secoli è stato utilizzato nella medicina tradizionale dei nativi americani, come antisettico; attualmente il suo uso nella moderna fitoterapia è decaduto.</p>
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		<title>Asaro &#124; Asarum europaeum</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/asaro-asarum-europaeum/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Sep 2022 12:41:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[asarina]]></category>
		<category><![CDATA[asarite]]></category>
		<category><![CDATA[asaro]]></category>
		<category><![CDATA[asarone]]></category>
		<category><![CDATA[mucillagine]]></category>
		<category><![CDATA[olio essenziale]]></category>
		<category><![CDATA[resina]]></category>
		<category><![CDATA[starnudina]]></category>
		<category><![CDATA[tannino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Asaro, noto comunemente come nardo selvatico, renella, asarabacca e ginger selvatico europeo, è un’erba della famiglia delle Aristolochiaceae; il suo habitat è presso i boschi umidi di latifoglie, luoghi ombrosi nella zona dell&#8217;Eurasia; l&#8217;asaro è una pianta erbacea perenne sempreverde a rizoma tortuoso, stolonifero; foglie reniformi, grandi, leggermente coriacee, verde scuro lucente alla pagina superiore, &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Asaro</strong>, noto comunemente come <strong>nardo selvatico, renella, asarabacca e ginger selvatico</strong> europeo, è un’erba della famiglia delle <em>Aristolochiaceae</em>; il suo habitat è presso i boschi umidi di latifoglie, luoghi ombrosi nella zona dell&#8217;Eurasia; l&#8217;asaro è una pianta erbacea perenne sempreverde a rizoma tortuoso, stolonifero; foglie reniformi, grandi, leggermente coriacee, verde scuro lucente alla pagina superiore, brunastre su quella inferiore con fiori viola scuro; le radici sono molto piccole e di tonalità biancastra, che si diffondono nel terreno strisciando in profondità e diramandosi in diverse direzioni: le radici, se essiccate, non sono particolarmente sgradevoli da mangiare in quanto hanno si un gusto forte, ma abbastanza dolciastro e sopportabile. Per raccogliere le radici ed utilizzarle in vario modo è necessario aspettare il periodo giusto, ovvero quello che va dalla primavera all’autunno.</p>
<p>Se strizzata con le dita, la pianta emana un odore simile alla trementina e il suo sapore acre provoca la nausea. Il nome volgare <strong>starnudina</strong> richiama la proprietà sarnutatoria di questa pianta, che, inoltre, si usa come emetico. L&#8217;altro nome volgare erba pèvaro ne ricorda l&#8217;odore pepato. Se si prova a masticare un pezzetto di rizoma di asaro questo dà una sensazione di formicolio alla lingua e attenuandone la sensibilità, lasciando in bocca, dopo qualche tempo, un gusto dolciastro.</p>
<p>Tra le sostanze presenti nell’Asaro maggiormente significative sono: <strong>asarina, tannino, mucillagine, resina</strong>. Se se ne distillano foglie e radici, si ottengono l<strong>’asarite</strong>, l’<strong>asarone</strong> e l’<strong>olio essenziale</strong>.</p>
<p>All’asaro vengono attribuite <strong>proprietà espettoranti, anti-starnuti, lassative</strong>, <strong>diaforetiche, emeto-catartiche</strong>; il suo estratto provoca nausea e vomito se assunto per via orale (un fattore che può tornare davvero utile in casi di morsi o punture velenose), ma funziona come una vera e propria <strong>purga</strong> nei confronti del sistema urinario, aiutando anche ad espellere muco e catarro dalle vie respiratorie.</p>
<p>Tornando agli impieghi utili e positivi, si può unire l’asaro a sostanze come il miele o il latte di capra per ottenere dei preparati che facilitano lo spurgo di catarro e la conseguente <strong>azione</strong> <strong>depurativa</strong> anche della milza e del fegato. Utilizzato con queste modalità, si può considerare  un ottimo rimedio naturale anche per idropsia ed ittero visto che è in grado di agire positivamente sulle infiammazioni e le infezioni che possono presentarsi nell’organismo.</p>
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		<title>Arenaria Carex Arenaria</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/arenaria-carex-arenaria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Sep 2022 12:31:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Carex arenaria]]></category>
		<category><![CDATA[carice di sabbia]]></category>
		<category><![CDATA[cineolo]]></category>
		<category><![CDATA[mucillagine]]></category>
		<category><![CDATA[resina]]></category>
		<category><![CDATA[salicilato di metile]]></category>
		<category><![CDATA[saponine]]></category>
		<category><![CDATA[tannino; silicio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Arenaria è una pianta delle Eukaryote, della famiglia delle Cyperaceae originaria del nord Europa, compresa la Gran Bretagna, la Spagna, il Portogallo, la Germania, la Polonia, la Russia Europea, ed è stata esportata in Nord America. E’ conosciuta anche come carice, carice di sabbia, carex, Sand sedge, German sarsaparilla, Laiches des sables, Carrico da areia. &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’<strong>Arenaria</strong> è una pianta delle Eukaryote, della famiglia delle <em>Cyperaceae </em>originaria del nord Europa, compresa la Gran Bretagna, la Spagna, il Portogallo, la Germania, la Polonia, la Russia Europea, ed è stata esportata in Nord America. E’ conosciuta anche come <strong>carice</strong>, <strong>carice di sabbia</strong>, carex, Sand sedge, German sarsaparilla, Laiches des sables, Carrico da areia.</p>
<p>È una pianta erbacea che raggiunge i 10 &#8211; 50 cm di altezza, la cui radice emana un odore turbolento. Le foglie sono simili sia in lunghezza che in larghezza a uno stelo sottile. Sono piuttosto rigidi e a forma di grondaia. Alla fine dei germogli ci sono fiori a forma di orecchie. Su una pianta, possiamo distinguere sia i fiori maschili, situati più in alto, sia i fiori femminili, che crescono alla base dell&#8217;infiorescenza. Il frutto del carice ricorda una piccola arachide di colore marrone chiaro. È ricoperto da una bolla conica lunga 0,5 cm.</p>
<p>Vive su terreni leggeri (dune sabbiose marittime e zone sabbiose e disturbate vicino alla costa) e medi (argillosi) e può crescere in terreni poveri dal punto di vista nutrizionale. Fiorisce tra luglio ed agosto e produce fiori di colore giallognolo e/o verde chiaro.</p>
<p>Il termine Carex proviene dal nome classico latino <em>cārex, caricis</em> carice (in Virgilio), derivato dal greco κείρω keíro io taglio, riferimento al bordo tagliente di molte specie di questo genere.</p>
<p>La composizione della pianta dipende da vari fattori, compresa la composizione del suolo. Alla pianta vengono attribuite proprietà diuretiche e coleretiche.</p>
<p>Costituenti principali della pianta sono: <strong>saponine</strong> in tracce; <strong>olio essenziale</strong> in tracce (<strong>salicilato di metile</strong> e <strong>cineolo</strong>); <strong>resina, mucillagine, tannino</strong>; un eteroside amaro; <strong>silicio</strong> (fino al 45% nelle ceneri). Grazie a tali principi attivi, la radice della pianta è dotata di varie proprietà benefiche come l&#8217;<strong>attività depurativa e</strong> <strong>sudorifera</strong> ed a<strong>umenta il metabolismo</strong> organico e stimola la secrezione di diversi organi emuntori e risulta particolarmente adatta nel trattamento di reumatismi cronici, turbe del metabolismo, gotta.</p>
<p>In letteratura si trova anche l&#8217;utilizzo delle infiorescenze (decozione o macerazione) come diaforetico e diuretico utile nelle cure dimagranti.</p>
<p>Non è stato ancora chiarito se si tratta di una pianta tossica, ma si sconsiglia l’uso prolungato a causa dell’effetto bradicardizzante di alcuni componenti.</p>
<p>Inoltre le sue proprietà diuretiche ed antireumatiche non sono state confermate scientificamente, mentre ne è sconsigliato l’uso a causa degli effetti gastrolesivi e cardiotossici.</p>
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