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	<title>pectine Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Decaisnea fargesii &#8211; Pianta dalle Dita Blu</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/decaisnea-fargesii-pianta-dalle-dita-blu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Oct 2024 09:03:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Piante ed erbe]]></category>
		<category><![CDATA[Decaisnea fargesii]]></category>
		<category><![CDATA[pectine]]></category>
		<category><![CDATA[Pianta dalle Dita Blu]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Decaisnea fargesii o Pianta dalle Dita Blu è una specie di piante della famiglia Lardizabalaceae originaria del Nepal, del Tibet e della Cina. La specie fu descritta per la prima volta nel 1892 dal botanico francese Adrien René Franchet. Si tratta di un arbusto deciduo caratterizzato da un legno fragile che cresce fino a 4 &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Decaisnea fargesii </em></strong>o<strong> Pianta dalle Dita Blu</strong> è una specie di piante della famiglia <em>Lardizabalaceae</em> originaria del Nepal, del Tibet e della Cina. La specie fu descritta per la prima volta nel 1892 dal botanico francese Adrien René Franchet.</p>
<p>Si tratta di un arbusto deciduo</p>
<p>caratterizzato da un legno fragile che cresce fino a 4 m di altezza e di larghezza, ma può raggiungere gli 8 m. e si presenta con foglie pennate, caduche, lunghe fino a 90 centimetri, dalla colorazione verde-grigio che vira in giallo-dorato durante la stagione autunnale prima della caduta. La fioritura avviene ad inizio estate dove compaiono le caratteristiche “pannocchie”, simili a grappoli ricadenti, dal colore giallo-verdastro e della lunghezza di una ventina di centimetri; la <em>Decaisnea Fargesii</em> è una specie autofertile di conseguenza non è indispensabile la presenza di più esemplari per ottenere la fruttificazione. Durante l’autunno la pianta produce i classici baccelli penduli dalla colorazione bluastra, da qui il nome che gli è stato assegnato, contenenti numerosi semini nerastri disposti all’interno di una polpa gelatinosa, che conferisce all’arbusto un pregevole effetto ornamentale.</p>
<p>La pianta è resistente fino a −20 °C o anche meno e preferisce una posizione riparata. La Pianta dalle Dita Blu è una specie che per potersi sviluppare al meglio necessita di un terreno tendenzialmente acido, fertile e fresco, ma allo stesso tempo con una buona capacità drenante in quanto non tollera eccessivi ristagni idrici. Per quanto riguarda l’esposizione è opportuno che questa venga trapiantata in una zona soleggiata o di mezz’ombra, tenendo allo stesso tempo in considerazione il suo fabbisogno di un suolo moderatamente umido, soprattutto durante la stagione calda, per evitare eccessive asciugature del terreno. Le irrigazioni vanno di conseguenza rapportate in base all’esposizione prescelta durante la fase di messa a dimora per garantire la corretta umidità evitando i ristagni. La coltivazione della <em>Decaisnea Fargesii</em> è inoltre realizzabile anche nelle zone a clima più rigido in quanto presenta una buona resistenza ai forti freddi invernali; solitamente gli unici danni derivati dal freddo si verificano in caso di gelate tardive. Non necessitano infine di determinati interventi di potatura e a parte il rischio di eventuali marciumi radicali dovuti ad eccessi idrici non presentano particolari sensibilità ad attacchi fungini o parassitari.</p>
<p>Il frutto aperto &#8211; Il periodo di fioritura va da aprile a maggio. I fiori penduli sono funzionalmente unisessuali, campanulati e di colore giallo-verdastro. I fiori peduncolati sono portati in racemi nudi, terminali, spesso pendenti, lunghi dai 25 ai 35 centimetri o più.</p>
<p>I follicoli sono di colore blu, allungati, cilindrici, con molti semi. Essi sono lunghi fino a 5-10 centimetri e spessi circa 2 centimetri e maturano da settembre a ottobre. I frutti dalla buccia spessa sono morbidi, più o meno diritti o leggermente ricurvi. Si trovano in gruppi composti da un massimo di tre frutti insieme o appaiono individualmente. I numerosi semi neri, che hanno una dimensione da 8 a 10 millimetri, lisci e appiattiti si trovano su due file nel frutto. Sono contenuti in una polpa biancastra, gelatinosa che è commestibile e leggermente dolce.</p>
<p>I frutti vengono raccolti nelle foreste montane della Cina occidentale e il contenuto gelatinoso dei frutti viene generalmente consumato allo stato fresco, mangiando quindi la polpa interna gelatinosa, dal caratteristico sapore con retrogusto di anguria-cetriolo, avendo cura di rimuovere i semini neri disposti a file lungo il baccello.</p>
<p>Non presenta particolari proprietà e a parte l’elevato contenuto di <strong>pectine</strong> di cui dispone il frutto lo scopo principale della coltivazione di questa <strong>Pianta delle Dita Blu</strong> è limitato all’estetica e all’originalità dell’arbusto in sé, oltre che la difficoltosa, se non addirittura impossibile, reperibilità dei frutti in commercio.</p>
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		<title>Semi di zucca</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/semi-di-zucca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Dec 2023 17:29:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Erbe aromatiche]]></category>
		<category><![CDATA[Verdure ed Ortaggi]]></category>
		<category><![CDATA[beta carotene]]></category>
		<category><![CDATA[cucurbitina]]></category>
		<category><![CDATA[pectine]]></category>
		<category><![CDATA[semi di zucca]]></category>
		<category><![CDATA[steroidi]]></category>
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		<category><![CDATA[tocotrienoli]]></category>
		<category><![CDATA[vitamina E]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La zucca è l’ortaggio simbolo dell’autunno : oltre ad essere davvero gustosa e versatile in cucina, è anche ricchissima di proprietà benefiche e ha pochissime calorie. In più è il simbolo di Halloween, il che la rende decisamente l’ortaggio simbolo dell’autunno e dell’arrivo della stagione fredda. Fa parte della famiglia delle cucurbitacee ed è una &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>zucca</strong> è l’ortaggio simbolo dell’autunno : oltre ad essere davvero gustosa e versatile in cucina, è anche ricchissima di proprietà benefiche e ha pochissime calorie. In più è il simbolo di Halloween, il che la rende decisamente l’ortaggio simbolo dell’autunno e dell’arrivo della stagione fredda. Fa parte della famiglia delle cucurbitacee ed è una pianta originaria del Messico.</p>
<p>I <strong>semi di zucca</strong> sono i semi commestibili che si trovano all&#8217;interno delle zucche. Dalla forma ovale e dal colore verde chiaro, diventano bianchi una volta essiccati, hanno un gusto aromatico e leggermente dolce e una consistenza croccante.</p>
<p>Anche se a volte erroneamente possono essere considerati elementi di scarto, sono invece estremamente gustosi, ampiamente apprezzati per il loro sapore leggermente nocciolato e possono essere usati per insaporire insalate o prodotti da forno. Oltre al loro delizioso sapore, i semi di zucca vantano numerose proprietà salutari, grazie alla loro ricchezza di nutrienti, proteine, e composti benefici.</p>
<p><strong>Proprietà</strong></p>
<p>I semi di zucca costituiscono un alimento molto nutriente e saporito, naturalmente ricco di principi attivi unici per il benessere dell’organismo.</p>
<ul>
<li><strong>Sono ricchi di nutrienti</strong>: sono una fonte concentrata di nutrienti essenziali, tra cui proteine, fibre, vitamine (come la vitamina E e alcune del gruppo B) e minerali (tra cui magnesio, zinco, ferro, fosforo, selenio, rame, zinco e manganese); contengono anche <strong>cucurbitina, tocoferoli, tocotrienoli, steroidi</strong> (1%), <strong>proteine, pectine ed olio grasso</strong>. Inoltre, nei semi di zucca si annovera anche una modesta quantità di minerali, quali</li>
<li><strong>Sono ricchi di antiossidanti</strong>: contengono antiossidanti come la <strong>vitamina E</strong> e il <strong>beta-carotene</strong>, che aiutano a proteggere le cellule dai danni causati dai radicali liberi, contribuendo alla prevenzione delle malattie croniche;</li>
<li><strong>Presentano proprietà antipertensive e antidiabetiche</strong>: le fibre e il magnesio presenti nei semi di zucca possono aiutare a regolare i livelli di zuccheri nel sangue, contribuendo alla prevenzione del diabete di tipo 2;</li>
<li><strong>Possono abbassare i livelli di zucchero nel sangue. </strong>Studi sugli animali hanno dimostrato che la zucca, i semi di zucca, la polvere di semi di zucca e il succo di zucca possono ridurre la glicemia; nello specifico sembra che coloro che aggiungono semi di zucca alle proprie pietanze abbiano livelli di zucchero nel sangue più bassi dopo un pasto ricco di carboidrati.</li>
</ul>
<p>L&#8217;alto contenuto di magnesio dei semi di zucca ha anche un effetto positivo sul diabete; necessitano però ulteriori studi.</p>
<ul>
<li><strong>Apportano benefici per il cuore</strong>: i semi di zucca sono una buona fonte di antiossidanti, magnesio, zinco e grassi insaturi, che possono aiutare a mantenere il cuore sano; gli acidi grassi omega-3 presenti possono migliorare la salute cardiovascolare, riducendo il rischio di malattie del cuore; l&#8217;olio di semi di zucca può ridurre la pressione sanguigna e i livelli di colesterolo, due importanti fattori di rischio per lo sviluppo di malattie cardiache.</li>
</ul>
<p>Inoltre, nelle donne in menopausa gli integratori di olio di semi di zucca possono ridurre la pressione sanguigna diastolica di circa il 7% e aumentare i livelli di colesterolo HDL buono del 16%.</p>
<ul>
<li><strong>Migliorano la salute della prostata e della vescica</strong>: hanno una riconosciuta azione preventiva nei confronti di tutti i disturbi dell&#8217;apparato urinario, anche femminile, come cistiti, infiammazioni della vescica causate dall&#8217;esposizione al freddo, debolezza e irritabilità della vescica, compresa quella di origine nervosa, catarro vescicale, incontinenza, enuresi notturna; i semi di zucca, grazie alla presenza di <strong>fitosteroli,</strong> possono alleviare i sintomi dell&#8217;iperplasia prostatica benigna, migliorandone la qualità della vita, e aiutare a trattare i sintomi di una vescica iperattiva migliorandone la funzione urinaria;</li>
<li><strong>Offrono supporto all&#8217;apparato digerente</strong>. I semi di zucca sono un&#8217;ottima <strong>fonte di fibre</strong>, elementi estremamente benefici per l&#8217;organismo perché in grado di migliorare la funzionalità dell&#8217;apparato digerente, prevenire la stitichezza, ridurre il rischio di sviluppare malattie cardiache, diabete di tipo 2 e obesità.</li>
<li><strong>Possono fortificare la salute delle ossa e della pelle. </strong>Grazie ai livelli alti di magnesio, insieme a fosforo e zinco, i semi di zucca aiutano anche a preservare la salute delle ossa e contribuiscono ad una pelle sana e giovane.</li>
<li><strong>Può agire nella regolazione dell’umore</strong> grazie alla presenza di triptofano, che può anche facilitare il sonno e <strong>dormire meglio; </strong>il triptofano è associato a una migliore qualità del sonno e a una riduzione del tempo necessario per addormentarsi negli anziani che soffrono di insonnia</li>
<li><strong>Potrebbe migliorare l&#8217;efficienza dell&#8217;apparato riproduttivo maschile</strong>. Bassi livelli di zinco sono associati a una ridotta qualità dello sperma e ad un aumentato rischio di infertilità negli uomini e poiché i semi di zucca sono una ricca fonte di questo elemento, al contrario, possono migliorare la qualità dello sperma. Essendo anche ricchi di antiossidanti e altri nutrienti, i semi di zucca possono contribuire a mantenere i livelli di testosterone nella norma e a migliorare la salute riproduttiva maschile.</li>
<li>Considerazione finale: <strong>Sono facili da aggiungere alla propria alimentazione</strong>. E’ questo un ulteriore motivo per introdurre i semi di zucca nella propria dieta. Essendo piccoli e croccanti possono essere mangiati da soli come spuntino, crudi o cotti, salati o non. Possono inoltre essere aggiunti a frullati, yogurt greco e frutta a colazione, oppure versati in insalate, zuppe o cereali. Infine, è possibile anche incorporare questi semi in impasti di prodotti da forno come pane, focacce, o dolci.</li>
</ul>
<p>Per beneficiare appieno di queste proprietà, si consiglia di consumare i semi di zucca tostati o incorporarli in diverse ricette. Tuttavia, è importante farlo con moderazione, poiché sono calorici. Consultate un medico in caso di dubbi sull’assunzione.</p>
<p>Rimedi popolari a base di semi di zucca vedono inoltre il loro consumo <strong>contro i vermi intestinali</strong>: le potenzialità terapeutiche dei semi di zucca in questo ambito sono legate in particolare alla presenza, al loro interno, della cucurbitina, un aminoacido che sembrerebbe avere potenzialità in grado di contrastare le infezioni da vermi parassiti.</p>
<p><strong>Valori nutrizionali e calorie</strong></p>
<p>I valori nutrizionali e le calorie dei semi di zucca possono variare leggermente in base alle dimensioni dei semi e al metodo di preparazione.  <strong>100 grammi di semi di zucca crudi apportano in media circa 559 calorie</strong>, costituite da: Proteine: circa 30 grammi; Grassi: circa 49 grammi (principalmente grassi insaturi); Carboidrati: circa 10 grammi; Fibre: circa 6 grammi; Vitamina K: circa il 70% della dose giornaliera raccomandata; Vitamina E: circa il 13% della dose giornaliera raccomandata; Magnesio: circa il 37% della dose giornaliera raccomandata; Zinco: circa il 17% della dose giornaliera raccomandata; Ferro: circa il 23% della dose giornaliera raccomandata; Fosforo: circa il 63% della dose giornaliera raccomandata; Potassio: circa il 48% della dose giornaliera raccomandata.</p>
<p>Si noti che questi valori sono basati su semi di zucca crudi e non tostati o salati, che possono avere un contenuto calorico e di sodio più elevato. I semi di zucca sono una fonte ricca di proteine, grassi sani, fibre, vitamine e minerali. Tuttavia, poiché <strong>sono calorici</strong>, è importante consumarli con moderazione come spuntino o parte di una dieta equilibrata.</p>
<p><strong>Controindicazioni</strong></p>
<p>Il consumo di semi di zucca è generalmente considerato sicuro per la maggior parte delle persone, se moderato. Tuttavia, ci sono alcune controindicazioni da tenere a mente:</p>
<ul>
<li>Allergie: le persone con allergie alimentari alla frutta secca o ad altre semi oleosi dovrebbero fare attenzione ai semi di zucca poiché potrebbero essere sensibili o allergiche anche a essi. In caso di dubbi, consultare un allergologo;</li>
<li>Dieta ipocalorica: sono calorici a causa del loro contenuto di grassi sani. Chi sta seguendo una dieta ipocalorica dovrebbe tenere presente il loro apporto calorico e limitarne il consumo;</li>
<li>Problemi gastrointestinali: in alcune persone, il consumo eccessivo può causare disturbi gastrointestinali come gonfiore, flatulenza o diarrea a causa del loro contenuto di fibre;</li>
<li>Interazione con farmaci: contengono quantità significative di zinco e possono interagire con alcuni farmaci, come quelli utilizzati per regolare il sistema immunitario. Chi assume farmaci dovrebbe consultare un medico prima di consumare grandi quantità di semi di zucca;</li>
<li>Problemi di assorbimento di minerali: alcune persone potrebbero avere problemi di assorbimento di minerali come lo zinco e il ferro. In questi casi, il consumo eccessivo potrebbe non essere appropriato;</li>
<li>Calorie in eccesso: a causa del loro apporto calorico, il consumo eccessivo può portare a un aumento di peso.</li>
</ul>
<p>In generale, <strong>i semi di zucca sono un alimento salutare e nutriente, ma è importante consumarli con moderazione</strong> e consultare un medico in caso di dubbi o condizioni specifiche. I semi di zucca non fanno male al fegato se consumati in quantità moderate e inclusi in una dieta equilibrata. Si trovano in commercio sotto forma di snack, perlopiù tostati.</p>
<p><strong>Usi in cucina</strong></p>
<p>I semi di zucca aggiungono una deliziosa croccantezza e un tocco gustoso a una vasta gamma di piatti. Per iniziare, tostate i semi di zucca: preriscaldate una padella a secco, poi aggiungete i semi crudi e rosolateli leggermente fino a quando iniziano a scoppiettare e a diventare dorati. Potete anche tostarli in forno a 150-160°C per 15-20 minuti. Una volta tostati, potete utilizzarli in vari modi. Tritateli finemente e aggiungeteli a insalate o zuppe per un tocco croccante. Incorporateli nell’impasto per il pane o i biscotti per un sapore ricco. Aggiungeteli a una miscela di muesli o yogurt per la colazione. Oppure, macinate i semi di zucca per creare una base per pesti o condimenti.</p>
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		<title>Farnia &#124; Quercus Robur L.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/farnia-quercus-robur-l/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jun 2023 15:28:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[catechine]]></category>
		<category><![CDATA[farnia]]></category>
		<category><![CDATA[flavonoidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La farnia (Quercus robur L., 1753, detta comunemente quercia) è un albero a foglie decidue appartenente alla famiglia delle Fagacee. Essa è la specie tipo del genere Quercus. Il nome generico, già in uso presso gli antichi, sembra ricollegarsi alla radice indoeuropea che il latino condivide con le parole celtiche “kaer” e “quer” (bell&#8217;albero), cioè &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>farnia</strong> (<em>Quercus robur</em> L., 1753, detta comunemente <strong>quercia</strong>) è un albero a foglie decidue appartenente alla famiglia delle Fagacee. Essa è la specie tipo del genere <em>Quercus</em>.</p>
<p>Il nome generico, già in uso presso gli antichi, sembra ricollegarsi alla radice indoeuropea che il latino condivide con le parole celtiche “<em>kaer</em>” e “<em>quer</em>” (bell&#8217;albero), cioè “l&#8217;albero per eccellenza”, ma anche con analoghi termini greci riferiti alla rudezza del legno delle piante appartenenti a questo genere; quello specifico deriva dal latino <em>robur </em>che significa “duro, resistente, robusto”, in riferimento alla durezza ed alla resistenza del legno di questo albero. Considerato fin dall’antichità un albero sacro, fu dedicato a numerosi dei come Zeus per la sua capacità di attirare i fulmini e Dana (dea madre dei celti) in quanto fonte di dimora e nutrimento per molti animali. Una curiosità: il plurale di quercia è querce (e non quercie).</p>
<p><strong>È la quercia più diffusa in Europa</strong>, e il suo areale è alquanto vasto.</p>
<p>Questa pianta è caratterizzata da notevoli dimensioni (può raggiungere 40 metri di altezza), maestoso a chioma irregolare ovata, corteccia nerastra e fessurata; le foglie sono semplici con brevissimo picciolo, lobate, di colore verde lucido e caratterizzate da avere il diametro massimo nel terzo superiore; i fiori sono monoici; la fioritura ha luogo in aprile-maggio; il frutto è una ghianda con lungo picciolo e protetta fino a metà da una cupola a squame embricate appressate. Ha crescita lenta (cosa che ne determina il raro impiego come pianta ornamentale) ed è molto longevo. E’ una specie presente in tutta l’Europa, escluso il nord e parte della regione mediterranea; in Italia è frequente nelle regioni settentrionali, ma manca in Sicilia e Sardegna. Predilige i terreni freschi, fertili e profondi della pianura, anche con acqua abbastanza superficiale, ma si trova fino a 1.000 m di quota, spesso in consorzio con altre specie aventi le stesse caratteristiche.</p>
<p>La farnia <strong>è coltivata per il rimboschimento e per il pregiato legname </strong>che ne costituisce il prodotto più importante. Il legno di questa quercia, noto come &#8220;<strong>rovere di Slavonia</strong>&#8220;, è di colore bruno chiaro, resistente, durevole, con fibre spesse e netta differenziazione tra alburno e durame; è pesante (peso specifico 0,75 kg/dm<sup>3</sup>). Esso viene impiegato <strong>per costruire mobili pregiati, parquet e botti per l&#8217;invecchiamento di liquori</strong> (Cognac), oltre che per la produzione di carbone e l&#8217;impiego diretto come combustibile. In epoche passate la farnia era largamente utilizzata nelle costruzioni navali, specialmente nel Regno Unito, tanto da causare vasti disboscamenti.</p>
<p>È inoltre utilizzata come <strong>pianta simbionte per la coltivazione del tartufo bianco</strong>.</p>
<p>La Farnia (<em>Quercus robur</em> L) può essere confusa soprattutto con:</p>
<ul>
<li>la <strong>Rovere</strong> [<em>Quercus petraea</em> (Matt.) Liebl.] che si differenzia per avere ghiande sessili, foglie a base cuneata o arrotondata con la larghezza massima in mezzo alla lamina (che a sua volta presenta lobi più piccoli e numerosi), picciolo lungo, corteccia più scura e fessurata in piccole placche; ha ecologia diversa e non si trova mai su suoli asfittici.</li>
<li>la <strong>Roverella</strong> [<em>Quercus pubescens</em> Willd] che ha frutti piccoli, sessili o subsessili, rametti sempre tomentosi biancastri, piccioli delle foglie più lunghi e tomentosi, le foglie generalmente più piccole, coriacee e solo a fine stagione glabrescenti, il tronco sinuoso e la corteccia scura divisa in squame a solchi profondi; vegeta in ambienti xerici.</li>
</ul>
<p>In natura si incontrano spesso querce di incerta determinazione, con caratteri intermedi fra le tre specie. Questo avviene perché queste querce si sono differenziate solo in tempi recenti, principalmente su base ecologica, e le scarse barriere genetiche fra loro favoriscono l&#8217;ibridazione. L&#8217;intervento dell’uomo, rivoluzionando il territorio, ha eliminato le grandi superfici boscate compatte e relegato i querceti in limitate zone marginali, divise da ampi spazi aperti coltivati. Il vento può quindi scambiare i pollini tra le diverse specie (e quindi i loro geni) anche a grandi distanze.</p>
<p><strong>Principali componenti</strong>: tannini, flavonoidi, catechine, proantocianidine, pectine, resine</p>
<p><strong>Proprietà</strong>: <strong>astringente, lenitiva, antisettica, tonica-stimolante</strong> (gemme)</p>
<p>La quercia, grazie ai tannini contenuti all&#8217;interno della sua corteccia, è in grado di esercitare un&#8217;<strong>azione astringente, antinfiammatoria, antielmintica, antivirale e disinfettante</strong>. Grazie alla sua spiccata azione astringente, la quercia viene impiegata internamente per il trattamento della diarrea. <strong>Per uso esterno gli estratti di quercia sono utilizzati in prodotti per le emorroidi in virtù delle loro proprietà astringenti e vaso-costrittrici. Impiegati anche in caso di geloni, pelle e capelli grassi e come lenitivi per il cavo orale (sciacqui e gargarismi).</strong></p>
<p><strong>In cucina, in passato le ghiande della quercia erano un’importante fonte di alimentazione. Oggi il loro uso come cibo per gli uomini è pressoché scomparso, vengono invece utilizzate per l’alimentazione degli animali.</strong></p>
<p><strong> Controindicazioni</strong>: i preparati a base di corteccia, se consumati in modo eccessivo e per periodo prolungati, possono irritare l’apparato gastroenterico e causare vomito, nausea e diarrea per l’elevato contento in tannini. Il gemmoderivato non presenta questa controindicazione. Sconsigliato in gravidanza e durante l’allattamento.</p>
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		<title>Piantaggine lanceolata &#124; Plantago lanceolata L.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/piantaggine-lanceolata-plantago-lanceolata-l/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2023 11:20:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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		<category><![CDATA[acido idrossibenzoico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La piantaggine lanceolata (Plantago lanceolata L., 1753) è una pianta erbacea officinale perenne della famiglia delle Plantaginaceae. È una pianta erbacea con scapo profondamente solcato alto 10-60 cm. Le foglie 3-5 nervie sono lanceolate o lineari-lanceolate e lungamente picciolate. L&#8217;infiorescenza è riunita in spiga terminale. Le specie più comuni e di maggiore interesse di piantaggine &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La piantaggine lanceolata (<em>Plantago lanceolata</em> L., 1753) è una pianta erbacea officinale perenne della famiglia delle <em>Plantaginaceae</em>.</p>
<p>È una pianta erbacea con scapo profondamente solcato alto 10-60 cm. Le foglie 3-5 nervie sono lanceolate o lineari-lanceolate e lungamente picciolate. L&#8217;infiorescenza è riunita in spiga terminale.</p>
<p>Le specie più comuni e di maggiore interesse di piantaggine in Italia sono tre, utilizzate ugualmente: <em>Plantago lanceolata</em>, <em>Plantago media</em>, <strong>Plantago major</strong>, rispettivamente, <strong>piantaggine lanceolata</strong> (anche detta minore), <strong>piantaggine media</strong> e <strong>piantaggine maggiore</strong>. In questo articolo, per praticità, descriveremo la piantaggine lanceolata, ma tutti gli utilizzi e le indicazioni possono essere estese anche alle altre due specie. La piantaggine lanceolata si può riconoscere per le sue foglie percorse da cinque nervature ben marcate, più evidenti sulla pagina inferiore; quando è in fiore, invece, bisogna osservare le sue infiorescenze a spiga cilindrica che sbucano dai campi.</p>
<p>Il nome generico (<em>Plantago</em>) deriva dalla parola latina &#8220;planta&#8221; e significa &#8220;pianta del piede&#8221; e fa riferimento alle piatte foglie basali di questa pianta simili a &#8220;piante di un piede&#8221;, ma anche perché le specie più comuni crescono in ambienti calpestati; l’epiteto specifico (<em>lanceolata</em>) deriva dal latino &#8220;lanceolatum&#8221; e fa riferimento alla forma delle foglie simile alla punta delle lance.</p>
<p>La piantaggine è una pianta perenne con radice forte e molte fibre radicali. Sopra la radice nascono subito le foglie dritte e orizzontali, lanceolate. Il tempo di fioritura va dalla primavera ad ottobre. Cresce in vegetazioni erbacee seminaturali, nei prati da sfalcio, ma anche lungo strade e nei coltivi, su suoli limoso-argillosi piuttosto profondi, ricchi in composti azotati, dal livello del mare alla fascia montana.</p>
<p>Le foglie sono disponibili tutto l&#8217;anno e sono usate come radicchio, crude in insalata, oppure cotte come gli spinaci. Bollendo rilasciano un odore simile a quello dei funghi champignon. Le foglie hanno proprietà astringenti.</p>
<p>Le foglie di piantaggine contengono <strong>glucosidi iridoidi</strong>, flavonoidi (luteolina), <strong>mucillagini, tannini, pectine, acido salicilico, sali minerali</strong>. La presenza di questi principi attivi conferisce alla pianta <strong>proprietà bechiche, espettoranti, antibatteriche, antinfiammatorie, astringenti</strong>.</p>
<p>L&#8217;azione antinfiammatoria della piantaggine è dovuta all&#8217;<strong>aucubina</strong>, che per idrolisi libera una genina biciclica di nome <strong>aucubigenina</strong>. Questo principio attivo possiede una marcata proprietà antiallergica e decongestionante, il cui meccanismo di azione si esplica nell&#8217;inibizione della sintesi dei mediatori dell&#8217;infiammazione: è efficace contro le punture degli insetti e per la cura delle ferite.</p>
<p>L&#8217;<strong>aucubigenina</strong> inoltre contrasta la proliferazione del batterio <em>Staphilococco Aureo</em>, rivelandosi un rimedio <strong>batteriostatico</strong> nei confronti di questo microrganismo. Per questa ragione la piantaggine è utilizzata efficacemente negli <strong>stati infiammatori della cute e delle mucose</strong>, che rivestono bocca, gola e vie respiratorie in genere, in caso di tosse, catarro bronchiale, bronchite cronica, allergia, sinusite; e per le infiammazioni dell&#8217;apparato urogenitale; in presenza di reazioni allergiche e infezioni batteriche, grazie anche all&#8217;<strong>azione antisettica</strong>, esercitata dagli acidi fenolici (<strong>acido clorogenico</strong> e <strong>idrossibenzoico</strong>). Infine, trova impiego come rimedio diuretico e remineralizzante per il suo contenuto di acido silicico, zinco e potassio.</p>
<p>Per uso esterno, la piantaggine, come tutte le plantago, possiede <strong>doti fortemente cicatrizzanti</strong> e difatti in erboristeria le foglie fresche, che contengono <strong>mucillatannino</strong>, minutamente tritate, poste a contatto con una ferita tramite bendaggio favoriscono una rapida guarigione della ferita stessa e bloccano le emorragie. <strong>È consigliato l&#8217;uso contro le congiuntiviti e le infiammazioni palpebrali. Ha azione lenitiva, antipruriginosa, decongestionante</strong>, per cui è indicata in caso di dermatosi, piccole lesioni della pelle, acne, infiammazioni palpebrali e oculari anche di natura allergica.</p>
<p>In cucina, la piantaggine può essere utilizzata per fare il pesto, oppure nei minestroni, lessata con un po&#8217; di olio o per fare la pasta verde, per via del bel colore delle sue foglie negli impasti. Le giovani foglie si possono usare a crudo nelle insalate; ha tuttavia un sapore molto amaro.</p>
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		<title>Marrubio &#124; Marrubium vulgare L.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/marrubio-marrubium-vulgare-l/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Apr 2023 11:13:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[antociani]]></category>
		<category><![CDATA[beta-sitosterolo]]></category>
		<category><![CDATA[flavonoidi]]></category>
		<category><![CDATA[Marrobio]]></category>
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		<category><![CDATA[sostanze amare diterpeniche]]></category>
		<category><![CDATA[tannini]]></category>
		<category><![CDATA[Trifoglione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Marrubio, noto anche con i nomi di Marrobio o Trifoglione, è una piccola pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Lamiaceae; è alta fino ad 1 metro; ha foglie ovali e dal colore biancastro, dotate di un aspetto lanoso e margine dentato; i fiori, molto piccoli e di colore bianco, si trovano all’ascella delle &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Marrubio</strong>, noto anche con i nomi di <strong>Marrobio</strong> o <strong>Trifoglione</strong>, è una piccola pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle <em>Lamiaceae</em>; è alta fino ad 1 metro; ha foglie ovali e dal colore biancastro, dotate di un aspetto lanoso e margine dentato; i fiori, molto piccoli e di colore bianco, si trovano all’ascella delle foglie superiori.</p>
<p>Il Marrubio è originario della macchia mediterranea, specialmente di quei paesi europei che si affacciano al Mediterraneo. Oggi, il Marrobio è diffuso anche in Africa, Asia minore ed America del Nord. In Italia è una pianta piuttosto comune dal mare alle zone subalpine, dove si può trovare nei terreni incolti, sulle macerie o ai bordi delle strade e su terreni incolti ed aridi. Questa specie ha un certo interesse nel giardinaggio per il suo <strong>valore ornamentale</strong>.</p>
<p><strong>Etimologia</strong>: il nome <em>Marrubium</em> deriva dall’ebraico <em>mar</em>=amaro e <em>rab</em>=succo, in riferimento al gusto della pianta. <em>Volgare</em> = comune. Era una delle 5 piante amare che gli ebrei assumevano in preparazione alla Pasqua.</p>
<p>L’utilizzo del marrubio a scopi medicamentosi ha origini antichissime. Già gli Egizi, infatti, ne esaltavano le virtù terapeutiche e utilizzavano la pianta come efficace <strong>rimedio per le patologie dell’apparato respiratorio</strong>. Alla pianta vengono infatti ascritte <strong>proprietà espettoranti, sedative della tosse e antispasmodiche</strong> a livello bronchiale. La pianta contiene però anche sostanze <strong>amaro-toniche</strong>, <strong>stomachiche e coleretiche</strong>, attribuitegli da sostanze come la <strong>marrubina,</strong> dai flavonoidi e dall&#8217;olio essenziale contenuti al suo interno. Questa pianticella ha inoltre buone proprietà febbrifughe, specialmente utili nelle febbri di origine intestinale.</p>
<p>Per uso esterno, invece, al marrubio si attribuiscono <strong>proprietà astringenti, cicatrizzanti, detergenti e antisettiche.</strong></p>
<p>Ad ogni modo, <strong>l&#8217;uso del marrubio ha ottenuto l&#8217;approvazione ufficiale solo per il trattamento dell&#8217;inappetenza, dei disturbi digestivi e dei sintomi ad essi associati</strong>.</p>
<p>Le parti della pianta utilizzate in fitoterapia sono: le foglie (parti erbacee) e le sommità fiorite.</p>
<p>I <strong>principi attivi</strong> contenuti sia nelle foglie che nelle sommità fiorite sono<strong>: tannini, sostanze amare diterpeniche, olio essenziale, mucillagini, pectine, beta-sitosterolo, flavonoidi, antociani e sali minerali</strong> (calcio, potassio e ferro).</p>
<p>Nella <strong>medicina popolare</strong>, il marrubio viene utilizzato internamente per il trattamento di diverse affezioni del tratto respiratorio, come bronchiti (sia acute che croniche), pertosse, asma, infezioni delle vie aeree, affezioni catarrali del tratto respiratorio e per il trattamento di disturbi quali tubercolosi, diarrea, itterizia e mestruazioni dolorose. Inoltre, ad alte dosi la pianta viene utilizzata come rimedio lassativo.</p>
<p>Il marrubio trova impieghi anche in ambito omeopatico, dove lo si può trovare sotto forma di granuli, gocce orali e tintura madre. La <strong>medicina omeopatica</strong> sfrutta questa pianta in caso di bronchiti e affezioni catarrali delle vie aeree.</p>
<p>Le foglie possono essere usate <strong>in cucina</strong> come condimento. Il gusto è amaro e piccante e a volte sono usate per aromatizzare la birra. Mentre un olio essenziale ricavato dalla pianta viene usato nei liquori alle erbe.</p>
<p>Il marrubio è <strong>controindicato</strong> in caso di patologie a carico dell’apparato digerente, come pazienti affetti da gastrite e/o ulcera peptica, e nell’ipersensibilità ai suoi principi attivi. Non va utilizzato nelle donne in gravidanza e durante l’allattamento. Il succo della pianta fresca può causare dermatiti da contatto.</p>
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		<title>Enula Campana &#124; Inula Helenium</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/enula-campana-inula-helenium/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Mar 2023 14:43:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido ascorbico]]></category>
		<category><![CDATA[alantolattoni]]></category>
		<category><![CDATA[beta-sitosterolo]]></category>
		<category><![CDATA[Enula campana]]></category>
		<category><![CDATA[Enula elenio]]></category>
		<category><![CDATA[idrocarburi sesquiterpenici]]></category>
		<category><![CDATA[inulina]]></category>
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		<category><![CDATA[mucillagine]]></category>
		<category><![CDATA[olio essenziale]]></category>
		<category><![CDATA[pectine]]></category>
		<category><![CDATA[produzione di liquori]]></category>
		<category><![CDATA[stigmasterolo]]></category>
		<category><![CDATA[vino d'Enula]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Enula campana o Enula elenio (nome scientifico Inula helenium L., 1753) è una pianta erbacea perenne, appartenente alla famiglia delle Asteraceae, con grosso rizoma carnoso ramificato e con fusto molto robusto alto 100-200 cm. villoso, ramificato e corimbo. Le foglie sono ampie; oblunghe, dentate, scabre superiormente e tomentose sulla pagina inferiore, le inferiori picciolate e &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>Enula campana </strong>o <strong>Enula elenio</strong> (nome scientifico <em>Inula helenium</em> L., 1753) è una pianta erbacea perenne, appartenente alla famiglia delle <em>Asteraceae</em>, con grosso rizoma carnoso ramificato e con fusto molto robusto alto 100-200 cm. villoso, ramificato e corimbo. Le foglie sono ampie; oblunghe, dentate, scabre superiormente e tomentose sulla pagina inferiore, le inferiori picciolate e le superiori sessili. I fiori hanno capolini giallo-dorati. I frutti sono acheni glabri, privi di pappo.</p>
<p>Originaria dell&#8217;Asia centrale, in Europa è diffusa soprattutto nelle zone meridionali dove è stata coltivata nei tempi passati per scopi medicinali e poi si è diffusa spontaneamente nel bacino del Mediterraneo. In Italia è presente al nord, al centro e in parte nell&#8217;Italia meridionale. Predilige i luoghi ruderali e boscaglie umide, ambienti cedui e fossi; ma anche i prati e pascoli igrofili.</p>
<p>Il nome generico (<em>Inula</em>) potrebbe derivare da un analogo vocabolo latino usato dai Romani per indicare proprio queste piante. Altri autori propongono un&#8217;altra etimologia: una derivazione da un vocabolo greco <em>enàein</em> (= purificare) facendo riferimento ovviamente alle presunte proprietà mediche della pianta. L&#8217;epiteto specifico (<em>helenium</em>) potrebbe derivare da Elena, moglie di Menelao, che secondo la leggenda stringeva la pianta in mano quando partì alla volta di Troia. Il binomio scientifico attualmente accettato (<em>Inula helenium</em>) è stato proposto da Carl von Linné nella pubblicazione <em>Species Plantarum</em> del 1753.</p>
<p>Secondo Plinio: &#8220;Si dice che l&#8217;elenio sia nato dalle lacrime di Elena e all&#8217;elenio si attribuiscono virtù cosmetiche: mantiene perfetta, nutrendola la pelle femminile, sia del viso che del corpo. Inoltre dicono che il suo impiego, conferisca alle donne bellezza e un fascino sensuale&#8230;&#8221; Visto che la pianta era in qualche modo collegata alle vicende di Elena di Troia, il grande storico e naturalista romano pensò di attribuire alla pianta virtù cosmetiche, anche se in realtà, non ha nulla a che vedere con la bellezza femminile. Tuttavia l&#8217;enula è citata come efficace rimedio in tutti gli autori dell&#8217;Antichità (da Dioscoride ad Alberto Magno) e in ogni Farmacopea per le sue proprietà calmanti della tosse espettoranti e diuretiche.</p>
<p>La pianta possiede diversi <strong>principi attivi</strong>, soprattutto nella radice, e fu coltivata per lungo tempo sia come <strong>pianta officinale</strong> sia per la <strong>produzione di liquori</strong> e del “<strong>vino d&#8217;Enula</strong>”, usato quale <strong>aperitivo</strong>; in Alsazia si produce ancor oggi il “<strong>reps</strong>”, una bevanda ottenuta facendo macerare la radice nel mosto; in Francia e Svizzera è utilizzata nella fabbricazione dell&#8217;<strong>assenzio</strong>.</p>
<p>Originariamente, le sue radici venivano utilizzate come <strong>stomachiche,</strong> per <strong>agevolare le funzioni digestive,</strong> ma anche per le sue <strong>proprietà vermifughe, </strong>toniche (rafforza l&#8217;organismo in generale), <strong>diuretiche</strong> (facilita il rilascio dell&#8217;urina) e risolutive in generale.</p>
<p>. Si impiegava anche sia per tingere gli abiti di cotone o di lino di blue, sia come mordente nelle tinture con l&#8217;aggiunta di more di rovo.</p>
<p>Oltre alla presenza di olio essenziale, la pianta è ricca di pectine e acido ascorbico, per cui ha anche <strong>proprietà mucolitiche ed espettoranti</strong>, utili per bronchite, asma e sindromi da raffreddamento.</p>
<p>La radice dell&#8217;enula contiene 1-3% di <strong>olio essenziale</strong> (composto da <strong>lattoni sesquiterpenici</strong>, <strong>alantolattoni</strong> e <strong>idrocarburi sesquiterpenici</strong>), steroli (<strong>beta-sitosterolo</strong>, <strong>stigmasterolo</strong>), mucillagine, <strong>pectine</strong>, acido ascorbico e rappresenta una delle fonti più notevoli di <strong>inulina </strong>(44%), un polisaccaride riequilibrante della flora batterica perché in grado di aumentare la densità di bifidobatteri e di diminuire quella di batteri nocivi.</p>
<p>Oggi per la varietà a grandi fiori viene usata anche nei giardini per creare ampie macchie di colore.</p>
<p>In conclusione, l’enula può essere impiegata in vario modo. <strong>Per uso interno</strong>, la presenza dell&#8217;olio essenziale conferisce all&#8217;enula <strong>azione tonica</strong> (rafforza l&#8217;organismo in generale), <strong>eupeptica</strong> (agevola la digestione difficile e combatte l&#8217;inappetenza), <strong>diuretica </strong>(facilita il rilascio dell&#8217;urina), <strong>vermifuga</strong> (elimina i vermi intestinali); ma soprattutto la pianta è rinomata per le <strong>proprietà antisettiche, fluidificanti ed espettoranti</strong> del catarro, utile per il trattamento dei disturbi delle vie respiratorie, in presenza di tosse e bronchiti da raffreddamento, acute e croniche, asma ed enfisema.</p>
<p>La miscela di alantolattoni è chiamata <strong>elenina</strong> o <strong>canfora di elenio</strong>, e oltre ad avere proprietà antifiammatorie ed antisettiche, svolge attività antifungina, antielmintica e diuretica, aiutando l&#8217;eliminazione di urea e cloruri, per questa ragione l&#8217;impiego dell&#8217;enula è indicato anche contro la gotta e alcune forme reumatiche.</p>
<p><strong>Per uso esterno</strong>, decotti ed unguenti a base di enula sono rimedi per il trattamento del prurito conseguente ad eczema, dermatosi, dermatiti, herpes labiale (ma anche punture di insetti), eruzioni cutanee in genere.</p>
<p><strong> Controindicazioni</strong></p>
<p>Alcune sostanze di questa pianta (come i lattoni sesquiterpenici) possono tuttavia causare dermatiti allergiche da contatto, prurito, irritazione delle mucose, vomito, diarrea, crampi. Altri possibili reazioni possono essere dovute a ipersensibilità accertata verso uno o più componenti contenuti nella radice. L&#8217;impiego dell&#8217;Enula è sconsigliato durante la gravidanza e l&#8217;allattamento. Evitare l&#8217;uso di prodotti a base di Enula durante la terapia con farmaci diuretici per evitare interazione ed effetti collaterali.</p>
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		<item>
		<title>Agave &#124; Àgave</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/agave-agave/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Mar 2023 15:10:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[agave]]></category>
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		<category><![CDATA[agave americana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’agave (Àgave L.) è un genere di piante angiosperme monocotiledoni della famiglia delle Asparagaceae. originaria dell&#8217;America centrale. Il nome del genere fu dato nel 1753 da Linneo (dal greco ἀγαυός, &#8220;illustre&#8221;, &#8220;nobile&#8221;). Da prima della denominazione di Linneo vi erano già dei nomi originari della specie: metl, di origine Nahuatl, mexcatl, maguey, ancora usato nel &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’agave (<em>Àgave</em> L.) è un genere di piante angiosperme monocotiledoni della famiglia delle <em>Asparagaceae</em>. originaria dell&#8217;America centrale.</p>
<p>Il nome del genere fu dato nel 1753 da Linneo (dal greco ἀγαυός, &#8220;illustre&#8221;, &#8220;nobile&#8221;). Da prima della denominazione di Linneo vi erano già dei nomi originari della specie: <em>metl</em>, di origine Nahuatl, <em>mexcatl</em>, <em>maguey</em>, ancora usato nel Messico centrale, nome che aveva origine presunta nelle Antille e successivamente importato sul continente dai conquistatori spagnoli, <em>mezcal</em>, attribuito dai nativi americani e dai conquistadores al liquore estratto dall&#8217;agave, ed ancora in uso nel Messico nord occidentale.</p>
<p>L’<strong>agave</strong> è riconoscibile per le grandi foglie a forma allungata, di color verde bluastro e dotate di margine seghettato (spine laterali); in alcune varietà (ad es. <em>Agave americana</em> var. marginata) sono presenti delle spesse strisce gialle nella parte centrale o laterale della foglia. Simile alle piante grasse per struttura, portamento cespuglioso &#8220;a rosetta&#8221; ed estetica differisce da queste per l&#8217;assenza di spine. L&#8217;agave è spesso utilizzata a scopo ornamentale per decorare parchi e giardini.</p>
<p>L&#8217;agave è una pianta succulenta perenne che appartiene alla famiglia delle <em>Agavaceae</em>. al genere <em>agave</em> di cui esistono più di 300 specie differenti; le più conosciute sono l’<strong>agave marmorata</strong>, l’<strong>agave aloe</strong>, l’<strong>agave gigante</strong>, l’<strong>agave vittoria </strong>e l’<strong>agave americana</strong>. Le dimensioni variano da 50 centimetri a più di un metro e mezzo di altezza; le foglie sono grandi, carnose e tozze, raggruppate in una rosetta basale e molto spesso appuntite con una spina all’apice e spine anche lungo il margine della foglia; i fiori sono a pannocchia e lo stelo del fiore può essere alto da 4 a 8 metri. È interessante sapere che la fioritura impiega molto tempo, infatti le piante devono diventare “adulte” e la maggior parte delle agavi prima di fare il primo fiore può metterci 8 anni, mentre alcune varietà più rare anche 40 anni. Per le agavi perenni la fioritura diventa un momento del proprio ciclo vegetativo, mentre le piante di agave monocarpiche, una volta avvenuta la fioritura, muoiono lasciando il proseguimento del proprio patrimonio genetico ai semi del frutto sviluppatosi dal fiore (chiamato fiore della morte).</p>
<p>Le agavi sono originarie della porzione meridionale del Nord America, delle isole caraibiche, e della parte settentrionale del Centro America, con una maggiore concentrazione nell&#8217;attuale Messico, anche se alcune specie si sono acclimatate nel bacino Mediterraneo. In Italia vegeta spontanea nel centro-sud, in luoghi sabbiosi, sulle dune costiere, in terreni incolti, lungo i bordi stradali. Si tratta di una pianta resistente, con poche esigenze, dunque la coltivazione dell&#8217;agave risulta semplice sia in giardino sia in vaso; ben curata, l&#8217;agave può vivere a lungo: nota anche come &#8220;century plant&#8221;, questa pianta è in grado di sopravvivere per diverse decine di anni. Le fibre – c.d. <strong>sisal</strong> &#8211; ricavate dalle foglie di numerose specie hanno costituito il maggiore motivo di diffusione delle agavi nel mondo; sono utilizzate per la fabbricazione di corde, reti, ceste, abiti, coperte, tappeti, borse, cappelli e altri oggetti di uso quotidiano. A tale scopo, molto utilizzate sono le foglie di <strong><em>agave fourcroydes </em></strong>o di<strong><em> agave sisalana.</em></strong></p>
<p>L’agave è utilizzata come pianta medicinale sin dai tempi antichi soprattutto nella medicina tradizionale dell&#8217;antico Messico (gli atzechi la chiamavano anche &#8220;l&#8217;albero delle meraviglie&#8221;) e dell&#8217;America centro-settentrionale. Le sue proprietà sono essenzialmente legate alla ricchezza di principi attivi presenti nelle foglie o nel fiore; principalmente è utilizzata come <strong>purgante e lassativo</strong> nelle situazioni di stipsi e blocchi intestinali. Inoltre è utile come <strong>prevenzione all’osteoporosi e al diabete</strong> per la presenza di sostanze che regolano il trasporto dei sali minerali e degli zuccheri nel circolo sanguigno. Le proprietà dell&#8217;agave sono attribuite alla presenza di un fitocomplesso che include: <strong>inulina</strong>; <strong>pectine</strong>; <strong>ecogenina</strong> (una saponina); acidi organici. In particolare, l’<strong>inulina</strong> è un carboidrato capace di abbassare il colesterolo, di sostenere l’attività del sistema immunitario e, avendo un basso indice glicemico, di tenere sotto controllo il diabete. La presenza di sali minerali e oligoelementi fanno diventare l’agave un ricostituente di minerali essenziali e in particolare di ferro, di calcio e di magnesio. Inoltre i carboidrati contenuti nell&#8217;agave sono capaci di aumentare l’assorbimento del calcio ed è per questo che viene consigliata in caso di osteoporosi e per le donne oltre i 50 anni che sono più a rischio di questa patologia. Inoltre questi carboidrati e fibre sono dei validi probiotici che aiutano la flora intestinale permettendo così una migliore digestione e una riduzione della produzione di gas intestinali.</p>
<p>In passato l&#8217;agave era usata come alimento quotidiano, sottoforma di sciroppo dolcificante, ma anche per la preparazione di piatti tipici o come foraggio per gli animali. Si ricavavano e ancora oggi si producono bevande come il <strong>liquore di Henequen</strong>, una bevanda alcolica tradizionale messicana, l&#8217;<strong>aguamiel</strong> e il <strong>pulque</strong>, ottenute attraverso processi di fermentazione. Distillata, l&#8217;agave prende il nome di <strong>mescal </strong>(o mezcal) o <strong>tequila</strong>. L&#8217;uso che rimane ora più noto è quello sottoforma di <strong>succo d’agave</strong> che viene poi trasformato in <strong>sciroppo d’agave</strong>, un dolcificante naturale solubile molto appezzato per la facilità di sciogliersi anche in acqua fredda. Il succo di agave è di colore chiaro quasi trasparente, dolce e leggermente vischioso. Lo sciroppo d’agave sta avendo una sempre maggiore commercializzazione anche in Italia perché è facile da utilizzare ed è particolarmente adatto alla produzione dei dolci. Il suo uso è sicuramente da preferirsi allo zucchero bianco raffinato sia per il suo indice glicemico che per le sue proprietà, ma comunque bisogna controllarne l’assunzione essendo sempre un dolcificante molto ricco in fruttosio. Indicativamente 75 gr di sciroppo di agave dolcificano come 100 gr di zucchero. Purtroppo poi, l’estrazione e la grande richiesta di questo prodotto stanno rendendo lo sciroppo d’agave meno naturale e più commerciale abbassando così la qualità e le sue proprietà; leggere l’etichetta è la migliore garanzia per scegliere uno sciroppo di agave di alta qualità!</p>
<p><strong>Controindicazioni dell&#8217;agave</strong></p>
<p>L&#8217;interno delle foglie e la linfa fresca in alcune specie, soprattutto nell&#8217;agave americana, contiene sostanze che a contatto con la pelle possono causare dermatiti. Attenzione quando si compra il noto sciroppo d&#8217;agave e quale si sceglie: il valore più basso di fruttosio trovato in nettare di agave è del 55%, cifra tutt&#8217;altro che bassa, arrivando fino a più del 90%. Non tutto infatti è prodotto in modo naturale, dunque i benefici potrebbero venire meno, anche a causa dei processi termici impiegati nella lavorazione. Il limite di assunzione consigliato è comunque di circa 25 grammi al giorno, se non si consumano altri alimenti addizionati di zuccheri.</p>
<p><strong>Differenza tra aloe e agave</strong>: l’aloe e l’agave hanno un aspetto simile, per cui è facile confonderle; esse, in realtà, sono decisamente molto diverse. Entrambe sono <strong>piante grasse o succulente</strong>, ma <strong>appartengono a famiglie diverse</strong>: l’agave, infatti, è un genere della famiglia delle <em>Asparagaceae</em> e si distingue in diverse specie; l’aloe, invece, è un genere della famiglia delle <em>Asphodelaceae, </em>anch’essa distinta in diverse specie, tra cui la famosissima <strong>aloe vera</strong> e l’<strong>aloe maculata</strong>. Le foglie delle due piante, pur assomigliandosi, sono molto diverse tra loro: una differenza fondamentale è data dall’interno delle foglie, che nel caso dell’aloe contengono gel, mentre quelle di agave hanno un contenuto fibroso. Inoltre le foglie di aloe possono essere chiare (come nel caso dell’aloe vera) o più scure, a volte con macchie (come nel caso dell’aloe maculata); le foglie di agave invece hanno un colore verde scuro ma, spesso, dei bordi color giallo chiaro. Inoltre, nella maggior parte dei casi, sono più lunghe ma meno spesse, dall’aspetto più piatto. Anche la curvatura è diversa: le foglie di agave tendono a crescere in verticale per poi ricadere verso il basso con una forma ad onda; quelle dell’aloe tendono ad essere più dritte. Un’altra differenza è la grandezza: l’agave può essere alta dai 15 cm ai 2,5 m., mentre l’aloe, di solito, non supera il metro d’altezza (ovviamente si tratta di misure che variano i base alla maturità delle piante e alle loro diverse specie e varietà. Di norma, però, l’agave tende a essere più grande e alta). Infine, l’agave fiorisce una sola volta nella sua vita, di solito, non prima dei 20 anni di maturità: il fiore cresce dal centro della pianta e si propaga verso l’alto. Si parla di <strong>fiore della morte</strong>, in quanto dopo la fioritura l’agave muore poiché ha speso tutte le sue energie proprio per fiorire. L’aloe, invece, può generare più di un solo fiore alla volta; questi crescono su lunghi steli che partono dalla parte centrale della pianta e hanno colori tendenti al rosso-arancio; anche l’aloe fiorisce solo quando ha raggiunto una piena maturità ma, a differenza dell’agave, non muore dopo la fioritura.</p>
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		<title>Sedum &#124; Sedum telephium</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/sedum-sedum-telephium/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jan 2023 18:24:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acidi polifenolici]]></category>
		<category><![CDATA[borracina maggiore]]></category>
		<category><![CDATA[erba dei calli]]></category>
		<category><![CDATA[erba della madonna]]></category>
		<category><![CDATA[erba di San Giovanni]]></category>
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		<category><![CDATA[flavonoidi]]></category>
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		<category><![CDATA[pectine]]></category>
		<category><![CDATA[pianta grassa]]></category>
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		<category><![CDATA[resine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sedum telephium (L., 1977), comunemente noto come borracina maggiore,  è una pianta perenne, mediamente alta (fino a 60 cm) di aspetto erbaceo, appartenente alla famiglia delle Crassulaceae; è una pianta grassa, con poche foglie piatte di tipo laminare disposte in modo alterno. I fiori sono rosso scuri tendenti al purpureo. Il Genere Sedum è costituito &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Sedum telephium</em></strong> (L., 1977), comunemente noto come <strong>borracina maggiore, </strong> è una pianta perenne, mediamente alta (fino a 60 cm) di aspetto erbaceo, appartenente alla famiglia delle <em>Crassulaceae</em>; è una <strong>pianta grassa</strong>, con poche foglie piatte di tipo laminare disposte in modo alterno. I fiori sono rosso scuri tendenti al purpureo. Il Genere <em>Sedum</em> è costituito da oltre 450 specie, tutte piante erbacee perenni che vegetano spontanee nel clima Mediterraneo, specialmente in luoghi assolati e impervi per altre piante: nelle crepe dei muri a secco, sui tetti, nei terreni agricoli non coltivati ecc. In tarda estate ed inizio autunno sono praticamente le uniche piante a sfoggiare mini fioriture di colore e forma varia in base alla specie: bianche, rosa, rosse, gialle… e se ne avverte ancora di più la presenza quando crescono spontanee in natura. Tantissimi anche i nomi che accompagnano la storia di questa pianta: <strong>erba della Madonna, erba di San Giovanni</strong>, <strong>telefio</strong>, <strong>erba pignola</strong>, <strong>erba dei calli </strong>e altri ancora.  Veniva detta “Erba della Madonna” perché la pianta veniva spesso utilizzata per abbellire tabernacoli ed edicole di campagna quando, nel suo periodo di maggior sviluppo vegetativo, circa metà giugno, la pianta veniva raccolta e utilizzata a questo scopo. Talvolta accadeva che gli steli recisi portassero a compimento la fioritura anche senza acqua, per cui si “gridava” al miracolo. Un motivo in più per attribuire questa pianta alla Madonna.</p>
<p>La pianta è originaria dell&#8217;Europa, delle zone fredde e temperato – fredde dell&#8217;Eurasia. In Italia cresce spontanea su colline umide e ombrose, in prati incolti, aree montagnose anche sassose, ai margini dei boschi e dei sentieri sterrati. Si può coltivare anche nel proprio giardino e usare questa pianta quando se ne presenta la necessità. Si possono persino congelare le foglie fresche, che vanno raccolte in estate, ancora meglio se nei mesi di luglio e agosto. Si toglie la pellicola inferiore della foglia e si applica direttamente sulla parte da trattare.</p>
<p>Il nome del genere <em>Sedum</em> viene definito da Linneo e potrebbe derivare dal verbo “sedeo” = “io mi siedo” per l&#8217;andamento della pianta, non eretto ma prostrato, o da “sedare”, “calmare” in riferimento ad alcune proprietà della stessa., da qui sedum ovvero seduto. Il nome <em>Telephium </em>invece ha dietro una vera e propria storia appartenente alla mitologia greca antica (ma anche alla sua caratteristica principale di pianta guaritrice…miracolosa): la leggenda è quella del re Telefo il quale, ferito in battaglia dalla temibile lancia di Achille risultò affetto da una piaga alla coscia che non rimarginava mai. Anche per questo motivo in medicina antica tali lesioni sono state denominate “Ferite Telefie”, e così anche la pianta è stata nominata popolarmente Telefio, in virtù delle sue capacità di curare tali ferite.</p>
<p>In inglese viene chiamato <em>Witch’s Moneybags</em> (‘il portamonete della strega’), in quanto nella tradizione popolare veniva portata in tasca come amuleto contro le emorroidi.</p>
<p>La pianta del <em>sedum</em> contiene <strong>flavonoidi</strong>, <strong>polisaccaridi </strong>&#8211; i due principali costituenti chimici dotati di attività farmacologica &#8211; <strong>resine, mucillagini, pectine e polifenoli</strong>.</p>
<p>Il sedum è una pianta molto apprezzata perché è uno straordinario rimedio per la cura della cute infiammata e lesa. È un <strong>cicatrizzante</strong> naturale, dall’effetto <strong>antibatterico</strong>, <strong>antinfiammatori</strong>o, antiadesivo e <strong>riepitelizzante</strong>, <strong>efficace nel trattamento di ferite</strong>, ulcere, giraditi, ascessi, dermatiti, ustioni, punture di insetti e utile anche nel favorire la fuoriuscita di corpi estranei sottocutanei. Calma prurito e dolore; inoltre, previene e contrasta la comparsa di acne e foruncoli, verruche e calli.</p>
<p>Si usano le foglie fresche esternamente come <strong>antinfiammatori naturali</strong>, per placare piaghe o ulcere della pelle o della bocca, ascessi, come cicatrizzanti in caso di ferite, foruncoli, verruche, calli, ustioni, eritemi ed eritemi solari, cisti, fistole, osteite, mastiti. Si toglie la pellicola inferiore della foglia e si applica direttamente sulla parte da trattare. Le foglie fresche possono anche essere congelate. L’applicazione topica favorisce inoltre la fuoriuscita di corpi estranei sottocutanei.</p>
<p>Per uso interno si usa come antiepilettico, per la memoria, come astringente in caso di dissenteria, sudorifero e antiscorbutico.</p>
<p>Le foglie possono essere consumate fresche in insalata, moderatamente onde evitare casi di intolleranza.</p>
<p>Queste piante sono usate principalmente per decorare giardini in quanto sono stati creati diversi ibridi a svariati colori. Inoltre non presentano problemi di coltivazione in quanto sono abbastanza resistenti.</p>
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		<title>Genziana &#124; Gentiana lutea</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/genziana-gentiana-lutea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 12:36:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[amarogentina]]></category>
		<category><![CDATA[fitosteroli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La genziana maggiore (Gentiana lutea L., 1753) è una pianta erbacea perenne, grazie alle radici molto sviluppate, appartenente alla famiglia delle Gentianaceae. Il nome Gentiana deriva da Gentius, re dell’Illiria (morto nel 167 A.C.), che si dice sia stato il primo a far conoscere le proprietà medicinali della pianta, 160 anni prima di Cristo. L&#8217;epiteto &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>genziana maggiore</strong> (<em>Gentiana lutea</em> L., 1753) è una pianta erbacea perenne, grazie alle radici molto sviluppate, appartenente alla famiglia delle <em>Gentianaceae</em>. Il nome Gentiana deriva da Gentius, re dell’Illiria (morto nel 167 A.C.), che si dice sia stato il primo a far conoscere le proprietà medicinali della pianta, 160 anni prima di Cristo. L&#8217;epiteto &#8220;maggiore&#8221;, con cui è comunemente denominata la specie, si riferisce alle sue dimensioni, superiori a quelle delle altre specie del genere Gentiana, mentre il termine &#8220;lutea&#8221; si riferisce al colore giallo dei fiori, diversamente dalle genziane blu-violacee dell&#8217;iconografia alpina.</p>
<p>Pianta erbacea perenne, con fusto robusto, fistoloso, semplice, alto fino a 150 cm., caratterizzata da una crescita molto lenta. Durante i primi anni è presente solo una rosetta basale composta da piccole foglie, poi con il passare del tempo la pianta cresce e sviluppa un fusto cavo all’interno che può raggiungere i 2 metri di altezza. E’ caratterizzata da una radice a fittone, molto grande che si sviluppa in senso verticale ed è di colore bruno giallastro all’esterno e giallo vivo all’interno. Si possono distinguere le foglie basali e le foglie caulinari. Le prime sono di grandi dimensioni (lunghe fino a 30 cm e larghe 15 cm), di forma ellittica, picciolate e con evidenti nervature parallele. Le seconde sono più piccole, di forma lanceolata e senza picciolo. I fiori sono di colore giallo e posti all’ascella delle foglie. La pianta fiorisce per la prima volta dopo 10/15 anni di vita.</p>
<p>Cresce nell’Europa meridionale in territori montani dai 1000 ai 2200 metri, prediligendo pascoli poco umidi e terreni calcarei. In Italia si trova nelle Alpi e negli Appenini. E’ una specie non molto comune, per questo è protetta ed <strong>è vietato raccoglierla</strong>.</p>
<p>Componenti: <strong>seco-iridoidi (amarogentina, gentiopicroside, sveroside, sverziamarina), xantoni, fitosteroli, triterpeni, pectine</strong>. L&#8217;amarogentina è la sostanza più amara che si possa trovare in natura. I contadini dell&#8217;arco alpino avevano l&#8217;abitudine di mettere un pezzetto di radice di genziana nelle loro scarpe per contrastare flaccidezza e sudore dei piedi.</p>
<p>La genziana è utilizzata in diverse formulazioni<strong> per stimolare l&#8217;appetito e favorire la digestione e per il trattamento di disturbi dispeptic</strong>i, quali la sensazione di pienezza e la flatulenza,  in quanto, grazie al suo elevato contenuto di sostanze amare, aumenta la motilità gastrica e la secrezione cloridropeptica dello stomaco, per azione diretta e per meccanismo riflesso (stimolo vagale). Per il suo gusto amaro ma profumato la radice della Genziana è anche utilizzata nella <strong>preparazione di liquori e grappe dall’effetto digestivo</strong>.</p>
<p>Alla pianta (in tisane) vengono anche attribuite <strong>proprietà toniche e ricostituenti</strong> oltre ad un&#8217;interessante attività antiossidante e fungistatica. Nel Medio Evo era usata per numerosi incantesimi e riti, spesso al posto della mandragora, che era molto costosa a quei tempi. In generale, la genziana è considerate un simbolo di potere e forza. In Tirolo c&#8217;è un detto: &#8220;Nessuno è forte come la radice di genziana&#8221;.</p>
<p>Dopo l&#8217;assunzione di genziana possono comparire iperacidità gastrica e crampi addominali.</p>
<p>L&#8217;utilizzo della genziana è controindicato in caso di ipersensibilità accertata verso uno o più componenti e in pazienti che soffrono di gastrite, acidità gastrica, ulcera, ernia iatale ed esofagite in quanto può accentuare questi problemi nonché in gravidanza e durante l&#8217;allattamento.</p>
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		<title>Coclearia &#124; Cochlearia officinalis</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/coclearia-cochlearia-officinalis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Nov 2022 15:35:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[coclearia]]></category>
		<category><![CDATA[cuchiara rotunda]]></category>
		<category><![CDATA[erba cocchiara]]></category>
		<category><![CDATA[erba cuciaera]]></category>
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		<category><![CDATA[mirosinasi]]></category>
		<category><![CDATA[pectine]]></category>
		<category><![CDATA[senape]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La coclearia (Cochlearia officinalis L.) è una pianta caratteristica per la forma a cucchiaio delle sue foglie, motivo per cui Linneo le diede questo nome (dal latino cochlear che significa cucchiaio). Anche nelle accezioni regionali ritorna la forma delle sue foglie: erba cocchiara, erba cuciaera, cuchiara rotunda. Pure in inglese ha il significato di erba &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>coclearia</strong> <em>(Cochlearia officinalis </em>L.<em>)</em> è una pianta caratteristica per la forma a cucchiaio delle sue foglie, motivo per cui Linneo le diede questo nome (dal latino <em>cochlear</em> che significa cucchiaio). Anche nelle accezioni regionali ritorna la forma delle sue foglie: <strong>erba cocchiara, erba cuciaera, cuchiara rotunda</strong>.</p>
<p>Pure in inglese ha il significato di erba a cucchiaio: spoon-wort. La coclearia è una pianta erbacea glabra biennale o perenne che presenta un fusto angoloso e ramificato, ma eretto fino a circa 50 cm. Dalla sua base si dispiegano lunghi piccioli di foglie ovali, intere e incavate a cucchiaio. Quelle superiori invece sono sessili, abbracciano il caule, oblunghe e cuoriformi alla base.</p>
<p><strong>Se le foglie vengono sfregate, rilasciano un odore paragonabile a quello della senape </strong>(non a caso della stessa famiglia botanica) che fa lacrimare e starnutire. Facendo parte delle Crucifere, i suoi fiori rispecchiano l’appartenenza a questa famiglia; i 4 petali ovali sono posizionati a croce e sono di colore bianco, in rari casi lilla. La corolla è avvolta da un calice, anch’esso formato tetramero, ovvero formato da quattro sepali verdi, che si inseriscono in racemi terminali. Nel mese di Marzo è tutta una fioritura bianca. La radice è fusiforme, lunga, grossa e fibrosa, attributi che le permettono di ancorarsi bene a tutti i substrati. Il frutto è una piccola siliqua ovoidale deiscente a maturità, che contiene da 2 a 6 semi, quasi cilindrici e sprovvisti di albume.</p>
<p>Originaria delle terre paludose costiere europee, soprattutto di quelle che si affacciano sull’oceano Atlantico, oggi è diffusa in tutta l’Europa, sia allo stato spontaneo che allo stato coltivato. Preferisce i luoghi freschi e ombrosi, come lungo i ruscelli o nei pressi delle grotte. Di questa pianta <strong>si utilizza la pianta fiorita allo stato fresco</strong> per sfruttare al massimo la concentrazione della vitamina C, che si degrada all’aria, al caldo, alla luce.</p>
<p>Sono presenti piccole quantità di <strong>olio essenziale, sali potassici, resine e pectine nonché iodio e isosolfocianato di butile</strong>.</p>
<p>Tipico di questa pianta, così come di tutte le crucifere, è l’azione dell’enzima <strong>mirosina</strong> sullo specifico glucoside della pianta (di struttura simile alla sinalbina e sinigrina, presenti nella senape), che va poi a formare molecole attive specifiche. Nel caso della coclearia, si forma la <strong>coclearina</strong>, che <strong>conferisce alla pianta l’odore distintivo che ricorda la senape</strong>.</p>
<p>Nel passato <strong>la pianta veniva utilizzata per curare lo scorbuto</strong>; era stivata sulle navi in fasci essiccati o estratti ed il sapore molto amaro veniva corretto con erbe e spezie. La pianta ha <strong>proprietà aperitive, disinfettanti, diuretiche e stimolanti</strong>. Il succo ottenuto dalla pianta ha un buon effetto purificante su milza, fegato e sangue. Le foglie ridotte in poltiglia sono utilizzate esteriormente per lenire contusioni. La foglia fresca ha proprietà benefiche in caso di ulcere e bruciori di stomaco.</p>
<p>Altre indicazioni della coclearia comprendono le sintomatologie da raffreddore, i casi di digestione lenta o ipocloridria. La pianta ha anche un leggero potere disinfettante grazie alla presenza e particolare composizione del suo olio essenziale. Sfruttabile per via topica attraverso delle applicazioni di parti della pianta sul punto interessato. Oppure per via interna, attraverso dei collutori, ottenuti pestando e lasciando macerare la pianta fresca in acqua fredda, e infine filtrando prima dell’utilizzo.</p>
<p>Lasciata macerare per almeno una settimana in alcool, si ottiene una tintura alcoolica; una variante molto usata è quella di lasciarla in macerazione nel vino bianco.</p>
<p>La pianta ha anche discrete <strong>proprietà cosmetiche</strong>: gli estratti possono trovare impiego in creme e lozioni utili a stimolare la salute dei capelli, del cuoio capelluto, creme anti-age e gel disinfettanti.</p>
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