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	<title>ambiente Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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	<title>ambiente Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Pericolosità dell&#8217;esposizione ai PFAS</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/pericolosita-dellesposizione-ai-pfas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 May 2025 11:39:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[acido trifluoroacetico]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[Inquinamento urbano]]></category>
		<category><![CDATA[PFAS]]></category>
		<category><![CDATA[sostanze idrorepellenti e oleorepellenti]]></category>
		<category><![CDATA[sostanze per- e polifluoroalchiliche]]></category>
		<category><![CDATA[TFA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;esposizione ai PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche) in Italia è un problema di crescente preoccupazione, con la contaminazione riscontrata in quasi tutte le regioni italiane, con una maggiore criticità in Veneto, Liguria, Trentino Alto Adige, Valle d&#8217;Aosta, Emilia Romagna, Calabria e Piemonte. I PFAS (acronimo inglese di “perfluorinated alkylated substances” ovvero &#8220;sostanze perfluoroalchiliche&#8221;) sono una vasta &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;esposizione ai PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche) in Italia è un problema di crescente preoccupazione, con la contaminazione riscontrata in quasi tutte le regioni italiane, con una maggiore criticità in Veneto, Liguria, Trentino Alto Adige, Valle d&#8217;Aosta, Emilia Romagna, Calabria e Piemonte.</p>
<p>I <strong>PFAS</strong> (acronimo inglese di “perfluorinated alkylated substances” ovvero &#8220;sostanze perfluoroalchiliche&#8221;) sono una vasta classe di composti chimici sintetici (oltre 4000) costituiti da catene di atomi di carbonio a lunghezza variabile legate a atomi di fluoro e ad altri gruppi funzionali; sono composti chimici sintetici molto persistenti, utilizzati in molti prodotti per conferire resistenza a grassi, acqua e calore. Si tratta infatti di <strong>sostanze idrorepellenti e oleorepellenti</strong>. anche chiamati &#8220;inquinanti eterni&#8221; perché non si degradano facilmente nell&#8217;ambiente. Si trovano ormai dappertutto: dalle pentole antiaderenti, a indumenti e scarpe impermeabili, fino ad alcuni imballaggi alimentari. In particolare, li <strong>si ritrovano</strong></p>
<ul>
<li>nell’acqua potabile ed in vari alimenti, come pesce e frutti di mare, frutta, carne e prodotti con carne;</li>
<li>nei prodotti ad uso domestico per conferire proprietà antiaderenti alle superfici interne delle pentole. Alcuni PFAS sono utilizzati in detergenti, lucidanti per pavimenti e vernici al lattice, come emulsionanti, tensioattivi o agenti umettanti. Inoltre, alcuni PFAS sono utilizzati alla fine del processo di produzione per trattare tessuti, rivestimenti, tappeti e pelle per conferire resistenza all&#8217;acqua, all&#8217;olio, al suolo e alle macchie;</li>
<li>negli articoli medicali per impianti/protesi mediche e per prodotti come teli e camici chirurgici in tessuto non-tessuto per renderli impermeabili ad acqua e olio e resistenti alle macchie;</li>
<li>nella placcatura di metalli;</li>
<li>nella lavorazione del petrolio e nella produzione mineraria;</li>
<li>nella produzione di carte e imballaggi oleorepellenti e idrorepellenti nella produzione di tessuti, pelle, tappeti, abbigliamento e tappezzeria (ad es. Gore-Text®);</li>
<li>nel settore aeronautico, aerospaziale e della difesa, per la produzione dei vari componenti meccanici;</li>
<li>nel settore automobilistico, per migliorare i sistemi di erogazione del carburante e per prevenire infiltrazioni di benzina;</li>
<li>nella produzione di cavi e cablaggi, grazie alla bassa infiammabilità;</li>
<li>nell’edilizia, per rivestire materiali che diventino resistenti agli incendi o agli agenti atmosferici (come tessuti di vetro, piastrelle, lastre di pietra, cemento o metalli). Inoltre, sono utilizzati come additivi nelle pitture;</li>
<li>nel settore elettronico, grazie alle proprietà dielettriche e idrorepellenti; sono usati come rivestimento antipolvere per la microelettronica (ad esempio i microfoni dei telefonini);</li>
<li>nel settore energetico, per coprire collettori solari e migliorare la loro resistenza agli agenti atmosferici;</li>
<li>nei prodotti antincendio, come schiume ed equipaggiamenti.</li>
</ul>
<p>Negli ultimi anni i PFAS e i loro derivati sono stati sotto indagine per il loro <strong>effetto negativo sull’ambiente e sulla salute</strong>. Sono recenti le notizie diffuse circa la contaminazione dell’acqua destinata al consumo giornaliero in Veneto e Lombardia.</p>
<p>Purtroppo i PFAS possono penetrare nelle acque sotterranee se non ben gestiti durante i processi di lavorazione industriale, finendo per accumularsi anche nelle piante. Il rischio di ingresso nella catena alimentare, dunque, aumenta; assorbiti dal sangue possono avere <strong>effetti negativi sulla salute, come danni al fegato, malattie della tiroide, obesità, problemi di fertilità e aumento del rischio di alcuni tipi di cancro</strong>.</p>
<p>Recentemente il Tribunale di Vicenza ha stabilito che la morte di Pasqualino Zenere, operaio della Miteni, è stata causata dall’esposizione ai PFAS. Un verdetto senza precedenti in Italia, che apre la strada a possibili nuovi riconoscimenti giudiziari per le vittime di queste sostanze chimiche pericolose.</p>
<p>L’esposizione maggiore avviene attraverso ciò che mangiamo e beviamo. Per cercare di ovviare alla scarsità o addirittura all’assenza di controlli da parte delle istituzioni, a settembre e ottobre 2024 Greenpeace Italia ha realizzato <strong>la prima mappa in Italia della contaminazione da PFAS </strong> nelle acque potabili; sono stati raccolti in tutta Italia 260 campioni di acqua potabile in 235 città da Nord a Sud, alla ricerca di PFAS. L’indagine ha monitorato per la prima volta anche i livelli di contaminazione da composti ultracorti come il TFA o acido trifluoroacetico, un derivato fluorurato dell&#8217;acido acetico di formula CF<sub>3</sub>COOH, che a temperatura ambiente si presenta come un liquido incolore dall&#8217;odore pungente d&#8217;aceto, ed è un composto nocivo, corrosivo, pericoloso per l&#8217;ambiente.</p>
<p>“I risultati mostrano una diffusa presenza di questi composti inquinanti nelle reti acquedottistiche, con almeno tre campioni positivi per ogni Regione eccezion fatta per la Valle d’Aosta in cui sono stati prelevati solo due campioni. In 206 dei 260 campioni, pari al 79% del totale, è stata registrata la presenza di almeno una sostanza riconducibile al gruppo dei PFAS. Le maggiori criticità si registrano in quasi tutte le Regioni del Centro-Nord e in Sardegna. Scendendo nel dettaglio a livello regionale, elevati livelli si registrano in Lombardia, ad esempio in molti dei campioni prelevati a Milano, così come quelle di numerosi comuni del Piemonte (Torino, Novara, alcuni comuni dell’alessandrino, ma anche Bussoleno in Valle di Susa), del Veneto (comuni fuori dall’area rossa &#8211; zona nota da anni per essere tra le  più contaminate d’Europa &#8211;  come Arzignano, Vicenza, Padova e Rovigo), dell’Emilia-Romagna (Ferrara, Comacchio, Reggio Emilia), della Liguria (Genova, Rapallo, Imperia), della Toscana (Arezzo, Lucca, Prato), della Sardegna (Olbia, Sassari e Cagliari) e Perugia in Umbria. Le molecole più diffuse sono risultate il cancerogeno PFOA (nel 47% dei campioni), seguito dal composto a catena ultracorta TFA (in 104 campioni, il 40% del totale, il PFAS presente in maggiori quantità in tutti quei campioni in cui è stato rilevato) e dal possibile cancerogeno PFOS (in 58 campioni, il 22 % del totale). A oggi la presenza dei PFAS non è regolamentata nelle acque potabili nazionali e, solo tra un anno, a inizio 2026, entrerà in vigore in Italia la direttiva europea 2020/2184 che impone dei limiti normativi. I parametri di legge fissati a livello comunitario sono però stati superati dalle più recenti evidenze scientifiche e dalle valutazioni di importanti enti (ad esempio EFSA) tant’è che recentemente l’Agenzia europea per l’ambiente (EEA) ha dichiarato i futuri limiti inadeguati a proteggere la salute umana. Numerose nazioni europee (Danimarca, Paesi Bassi, Germania, Spagna, Svezia e regione belga delle Fiandre) e gli Stati Uniti hanno già adottato limiti più bassi. In base quindi alle nostre evidenze, in Italia milioni di persone ricevono nelle loro case acqua che in altre nazioni non è considerata sicura per la salute. Confrontando i risultati con i valori vigenti in altri Paese, è emerso, ad esempio, che il 41% dei campioni analizzati supera i parametri danesi e il 22% supera i valori di riferimento negli Stati Uniti. È paradossale che di fronte a prove inconfutabili circa i danni sanitari dei PFAS (alcuni sono noti per essere cancerogeni) e la diffusa contaminazione che interessa le acque potabili italiane il nostro governo continui a non intervenire su questa emergenza, non tutelando efficacemente salute e ambiente. Ancora oggi non esiste nel nostro Paese una legge che vieti l’uso e la produzione dei PFAS. Azzerare questa contaminazione è un imperativo non più rinviabile per governo e parlamento. Il governo Meloni non può continuare a nascondersi dietro un silenzio assordante. La popolazione ha diritto a bere acqua pulita e non contaminata”.</p>
<p><strong>Vedi anche</strong>:</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="IrlR7Kq2BB"><p><a href="https://www.amaperbene.it/esposizione-a-sostanze-per-e-polifluoroalchiliche-pfas-ritrovati-in-pesci-crostacei-e-molluschi/">Esposizione a sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) ritrovati in pesci, crostacei e molluschi</a></p></blockquote>
<p><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Esposizione a sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) ritrovati in pesci, crostacei e molluschi&#8221; &#8212; amaperbene.it" src="https://www.amaperbene.it/esposizione-a-sostanze-per-e-polifluoroalchiliche-pfas-ritrovati-in-pesci-crostacei-e-molluschi/embed/#?secret=fXlHNlcMZl#?secret=IrlR7Kq2BB" data-secret="IrlR7Kq2BB" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="yf8YJXPlCq"><p><a href="https://www.amaperbene.it/sostanze-chimiche-tossiche-imballaggi-alimentari/">Molte sostanze chimiche tossiche penetrano nel corpo umano attraverso gli imballaggi alimentari</a></p></blockquote>
<p><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Molte sostanze chimiche tossiche penetrano nel corpo umano attraverso gli imballaggi alimentari&#8221; &#8212; amaperbene.it" src="https://www.amaperbene.it/sostanze-chimiche-tossiche-imballaggi-alimentari/embed/#?secret=Q11GfnmOKM#?secret=yf8YJXPlCq" data-secret="yf8YJXPlCq" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="SLuoyyCgKQ"><p><a href="https://www.amaperbene.it/chiesto-il-ritiro-dal-mercato-per-il-flufenacet-un-pesticida-interferente-endocrino-rilevato-nelle-acque-sotterranee/">Chiesto il ritiro dal mercato per il flufenacet, un pesticida interferente endocrino rilevato nelle acque sotterranee</a></p></blockquote>
<p><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Chiesto il ritiro dal mercato per il flufenacet, un pesticida interferente endocrino rilevato nelle acque sotterranee&#8221; &#8212; amaperbene.it" src="https://www.amaperbene.it/chiesto-il-ritiro-dal-mercato-per-il-flufenacet-un-pesticida-interferente-endocrino-rilevato-nelle-acque-sotterranee/embed/#?secret=SJOdB5XzEI#?secret=SLuoyyCgKQ" data-secret="SLuoyyCgKQ" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Inquinamento urbano nell’UE</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/inquinamento-urbano-nellue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Mar 2025 09:05:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[Inquinamento urbano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’inquinamento atmosferico ed acustico può danneggiare la nostra salute, soprattutto nelle aree urbane, dove vive la maggior parte dei cittadini dell’UE. La Corte ha verificato in che modo le città selezionate applicano la normativa UE finalizzata a meglio tutelare la salute. Ha riscontrato che, nonostante un miglioramento della qualità dell’aria, le norme in materia non sono state &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’inquinamento atmosferico ed acustico può danneggiare la nostra salute, soprattutto nelle aree urbane, dove vive la maggior parte dei cittadini dell’UE. La Corte ha verificato in che modo le città selezionate applicano la normativa UE finalizzata a meglio tutelare la salute. Ha riscontrato che, nonostante un miglioramento della qualità dell’aria, le norme in materia non sono state sempre rispettate o hanno iniziato ad essere rispettate solo di recente. Ha inoltre osservato che le nostre città sono ancora troppo rumorose. La Corte ritiene che la mancanza di obiettivi di riduzione del rumore da parte dell’UE disincentivi gli Stati membri dal dare priorità alle azioni volte a ridurre efficacemente l’inquinamento acustico. Osserva inoltre che le soglie di segnalazione del rumore riguardano solo la parte della popolazione dell’UE che potrebbe essere esposta a emissioni acustiche nocive. La Corte raccomanda di ridurre i livelli nocivi di rumore.</p>
<p>&#8220;Sebbene la qualità dell&#8217;aria sia inferiore agli standard di qualità dell&#8217;aria dell&#8217;Oms in molti paesi dell&#8217;Ue, la situazione è particolarmente preoccupante in alcuni Stati membri, tra cui l&#8217;Italia e la Polonia&#8221;. Lo afferma il rapporto 2025 per il monitoraggio e le prospettive verso lo zero inquinamento, pubblicato dall&#8217;Agenzia europea per l&#8217;ambiente e dalla Commissione europea, attraverso l&#8217;analisi delle concentrazioni di particolato fine (Pm2.5) registrate dalle stazioni di monitoraggio della qualità dell&#8217;aria in Europa.</p>
<p>Si evidenzia, inoltre, &#8220;che le persone di età pari o superiore a 65 anni (così come i bambini) sono le più colpite negativamente dall&#8217;inquinamento atmosferico. Inoltre, alcune delle regioni più inquinate coincidono spazialmente con le regioni più povere della parte orientale dell&#8217;Europa&#8221;.</p>
<p>Nonostante i trend di miglioramento dell&#8217;inquinamento atmosferico sia nelle regioni più ricche che in quelle più povere dell&#8217;Ue nel periodo 2007-2021, permangono disuguaglianze, con livelli di concentrazione di Pm2.5 costantemente superiori di circa un terzo nelle regioni più povere&#8221;, conclude il testo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Inquinamento urbano, un grave problema sanitario</strong></p>
<p>Tre cittadini dell’UE su quattro vivono in aree urbane e il processo di urbanizzazione avanza, spesso con un impatto negativo sulla qualità ambientale. I cittadini dell’UE sono esposti all’inquinamento proveniente da numerose fonti, come l’aria, il rumore, la luce o le acque reflue. L’inquinamento atmosferico e quello acustico sono tra le sfide ambientali che occorre affrontare con maggiore urgenza in tutta l’UE.</p>
<p>L’inquinamento atmosferico è definito come una concentrazione di contaminanti o inquinanti nell’aria che ha un impatto negativo sulla salute umana o altri effetti nocivi sull’ambiente (cfr. <strong><em>riquadro 1</em></strong> e <strong><em>figura 2</em></strong>). Le emissioni che inquinano l’aria sono generate da varie attività (cfr. <strong><em>figura 1</em></strong>).</p>
<figure id="attachment_32062" aria-describedby="caption-attachment-32062" style="width: 578px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-32062" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2025/03/Inquinamento-urbano-ue.jpg" alt="" width="578" height="658" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2025/03/Inquinamento-urbano-ue.jpg 578w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2025/03/Inquinamento-urbano-ue-264x300.jpg 264w" sizes="auto, (max-width: 578px) 100vw, 578px" /><figcaption id="caption-attachment-32062" class="wp-caption-text">figura 1 &#8211; Fonte: Corte dei conti europea, sulla base dei dati dell’AEA.</figcaption></figure>
<p><strong>Riquadro 1</strong></p>
<p><strong>Principali inquinanti atmosferici nocivi per la salute nel 2022</strong></p>
<p>In base alle dimensioni, il particolato <strong>(PM)</strong> si distingue tipicamente in PM<sub>10</sub> o PM<sub>2,5</sub>, entrambi emessi principalmente dalla combustione di combustibili solidi per il riscaldamento domestico (che è responsabile del 43 % delle emissioni di PM<sub>10</sub> e del 62 % delle emissioni di PM<sub>2.5</sub>). Nelle regioni d’Europa in cui spesso si utilizzano ancora combustibili solidi per il riscaldamento domestico, le emissioni di inquinanti atmosferici, in particolare di PM, tendono ad aumentare con gli inverni più rigidi. Alcuni PM provengono da fonti naturali, come il sale marino, la polvere del Sahara e i vulcani, mentre altri tipi (detti PM secondari) derivano da reazioni chimiche che si verificano nell’atmosfera.</p>
<ul>
<li>Il <strong>biossido di azoto (NO<sub>2</sub>)</strong>è un gas inquinante di colore marrone rossiccio ed è uno degli ossidi di azoto <strong>(NO<sub>X</sub></strong>). La principale fonte delle emissioni di NO<sub>x</sub> è il trasporto su strada, che rappresenta il 49 % di tali emissioni.</li>
<li>Il <strong>biossido di zolfo (SO<sub>2</sub>)</strong>è un gas inquinante incolore di odore pungente. Il settore dell’approvvigionamento energetico è la principale fonte di emissioni di S0<sub>2</sub> (44 % di tali emissioni).</li>
<li>L’<strong>ozono troposferico (O<em><sub>3</sub></em>)</strong>è un gas incolore che si forma vicino al suolo a seguito di reazioni chimiche tra sostanze inquinanti, come gli N0<sub>x</sub>, che si producono alla luce del sole; l’ozono è inoltre trasportato verso l’Europa da altre parti dell’emisfero settentrionale e dallo strato superiore dell’atmosfera.</li>
<li>I <strong>composti organici volatili non metanici (COVNM)</strong>comprendono una miscela di composti organici con composizioni chimiche diverse. Le principali fonti delle emissioni di tali inquinanti sono le industrie manifatturiere ed estrattive (46 % delle emissioni).</li>
<li>L’<strong>ammoniaca (NH<sub>3</sub>)</strong>è un gas incolore, emesso principalmente dal settore agricolo (93 % di tali emissioni), che contribuisce in modo significativo alla formazione di PM<sub>2,5</sub> nell’atmosfera.</li>
</ul>
<p>Figura 2 – <strong>Principali problemi sanitari dovuti all’inquinamento atmosferico e acustico</strong></p>
<figure id="attachment_32063" aria-describedby="caption-attachment-32063" style="width: 518px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-32063 size-full" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2025/03/inquinamento-atmosferico.jpg" alt="" width="518" height="528" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2025/03/inquinamento-atmosferico.jpg 518w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2025/03/inquinamento-atmosferico-294x300.jpg 294w" sizes="auto, (max-width: 518px) 100vw, 518px" /><figcaption id="caption-attachment-32063" class="wp-caption-text">figura 2 &#8211; Fonte: Corte dei conti europea, sulla base dei dati dell’OMS.</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<pre>CORTE DEI CONTI EUROPEA - Report Relazione speciale 02/2025: Inquinamento urbano nell’UE – Le città hanno aria più pulita, ma sono ancora troppo rumorose - 15/01/2025 https://www.eca.europa.eu/it/publications/SR-2025-02</pre>
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		<item>
		<title>Ambiente</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/ambiente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Apr 2024 14:40:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ISTAT - Rapporto Bes 2024]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ISTAT]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ambiente: La ripresa delle attività dopo il Covid ha contribuito a peggiorare la qualità dell’aria e l’Italia sembra lontana dagli obiettivi fissati dalla Relazione di previsione strategica della Commissione europea 2023 che chiede ai paesi una produzione e un consumo più sostenibili. Sono infatti aumentate le emissioni di CO2 e gas serra ed è diminuita &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>A<em>mbiente</em></strong>: La ripresa delle attività dopo il Covid ha contribuito a peggiorare la qualità dell’aria e l’Italia sembra lontana dagli obiettivi fissati dalla Relazione di previsione strategica della Commissione europea 2023 che chiede ai paesi una produzione e un consumo più sostenibili.</p>
<p>Sono infatti aumentate le emissioni di CO<sub>2</sub> e gas serra ed è diminuita la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (il 30,7% rispetto al 35,1% del 2021). Non va meglio per il consumo del suolo e la dispersione di acqua potabile dalle reti pubbliche comunali: le perdite in fase di distribuzione rappresentano infatti il 42,4%. Migliorano solamente gli indicatori sulla produzione dei rifiuti urbani (in riduzione a 482 chili per abitante) e sul loro smaltimento in discarica. In particolare, quest’ultimo indicatore risulta in costante diminuzione a livello nazionale, nonostante il virtuosismo di alcune regioni.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Importanza del rispetto della stagionalità degli alimenti</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/importanza-del-rispetto-della-stagionalita-degli-alimenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Apr 2023 14:49:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dieta Mediterranea]]></category>
		<category><![CDATA[IN PRIMO PIANO]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Stagionalità]]></category>
		<category><![CDATA[alimenti]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[frutta]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
		<category><![CDATA[pesce]]></category>
		<category><![CDATA[pesticidi]]></category>
		<category><![CDATA[stagionalità]]></category>
		<category><![CDATA[Stagionalità degli alimenti]]></category>
		<category><![CDATA[verdura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si parla di stagionalità del cibo, in genere ci si riferisce a quel carattere che definisce i prodotti alimentari (principalmente frutta, verdura, funghi e pesce) che naturalmente e grazie alla loro ciclo di vita sono al punto di consumo ottimale in un preciso periodo dell’anno. E’ un concetto che purtroppo si è andato via &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si parla di <a href="https://www.amaperbene.it/stagionalita-degli-alimenti/"><strong>stagionalità del cibo</strong></a>, in genere ci si riferisce a quel carattere che definisce i prodotti alimentari (principalmente frutta, verdura, funghi e pesce) che naturalmente e grazie alla loro ciclo di vita sono al punto di consumo ottimale in un preciso periodo dell’anno.</p>
<p>E’ un concetto che purtroppo si è andato via via affievolendo nel tempo perché le moderne tecnologie (e la globalizzazione) rendono possibile la disponibilità di detti prodotti lungo l’intero arco dell’anno. Sarebbe invece opportuno evitare il consumo di certi alimenti se la stagionalità non viene rispettata.</p>
<p>Rispettare la stagionalità dei cibi che si consumano è essenziale per molteplici motivi:</p>
<ol>
<li>Seguire il ritmo delle stagioni permette innanzitutto agli alimenti di crescere e di maturare in maniera naturale e sana, abbattendo l&#8217;utilizzo di pesticidi e di altre soluzioni chimiche</li>
<li>Gli alimenti prodotti fuori stagione presentano valori nutrizionali fondamentalmente compromessi in quanto sono spesso trattati con sostanze chimiche di ogni genere (potenzialmente dannose per la salute) per prolungarne la sopravvivenza. Il più delle volte essi richiedono l’ausilio di serre, che, per il funzionamento, richiedono riscaldamento e energia che pure hanno un costo; per non dire che le serre sono ricche di umidità, il che alimenta la proliferazione di batteri e di muffe, per combattere le quali vengono usati antibiotici e pesticidi. Tutto questo comporterà una variazione delle proprietà nutrizionali ed organolettiche.</li>
<li>La frutta e la verdura di stagione, soprattutto se ci riferiamo a quelle locali (a chilometro zero), impiegano molto poco tempo ad arrivare sulle nostre tavole, quindi sono più fresche, più buone e conservano una quantità di vitamine decisamente più elevata rispetto alla frutta e alla verdura fuori stagione o di importazione, che devono percorrere molta strada prima di raggiungere le nostre tavole.</li>
<li>Per crescere verdura fuori stagione servono risorse ed energia incredibili, con un impatto ambientale fortissimo. Si calcola che scegliendo di acquistare prodotti locali, stagionali e senza imballaggi inutili si possono evitare di immettere nell’ambiente fino a 1000 kg di anidride carbonica all’anno.</li>
<li>Gli alimenti stagionali, oltre ad essere più nutrienti, sono più economici da produrre e, di conseguenza, più convenienti da acquistare. Quindi mangiare assecondando la stagionalità degli alimenti non solo fa bene alla salute ma fa bene anche alla tasca e nel contempo al nostro Pianeta.</li>
<li>Rispettare la stagionalità vuol dire anche rispettare la natura e l’ambiente; la natura, in fondo, segue un ciclo proprio che risponde ad una certa ragione, dal momento che assicura in primo luogo la varietà dei prodotti.</li>
<li>Mangiare frutta e verdura di stagione garantisce anche un’altra proprietà che deve avere un tipo di alimentazione per essere salutare: la variabilità. Il modo più efficace per garantire un apporto adeguato di energia e nutrienti è infatti quello di variare il più possibile e di combinare, opportunamente, i diversi cibi di cui l&#8217;organismo ha bisogno. Un&#8217;alimentazione varia consente inoltre di abbassare il rischio legato alla ingestione di sostanze estranee dannose presenti negli alimenti e che se ingerite in modo ripetuto possono accumularsi nel nostro corpo.</li>
</ol>
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		<title>L’esposoma: un approccio innovativo per studiare le interazioni esposizioni ambientali e salute</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/lesposoma-un-approccio-innovativo-per-studiare-le-interazioni-esposizioni-ambientali-e-salute/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Jan 2023 11:09:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[abitudini]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[esposizione]]></category>
		<category><![CDATA[esposoma]]></category>
		<category><![CDATA[esposomica]]></category>
		<category><![CDATA[indicatore]]></category>
		<category><![CDATA[machine learning]]></category>
		<category><![CDATA[metodiche omiche]]></category>
		<category><![CDATA[processi endogeni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È ormai assodato che il contesto in cui un individuo si sviluppa abbia conseguenze sulla sua salute. Tuttavia, la comprensione dei complessi meccanismi con cui questo accade è tutt’altro che scontata. Il Global burden of disease riporta che circa il 25% delle morti nel mondo siano attribuibili a poche esposizioni ambientali (e quindi potenzialmente evitabili) &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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<p>È ormai assodato che il contesto in cui un individuo si sviluppa abbia conseguenze sulla sua salute. Tuttavia, la comprensione dei complessi meccanismi con cui questo accade è tutt’altro che scontata. Il <em>Global burden of disease</em> riporta che circa il 25% delle morti nel mondo siano attribuibili a poche esposizioni ambientali (e quindi potenzialmente evitabili) quali inquinamento atmosferico, fumo attivo e passivo e dieta. Tuttavia, nonostante la conoscenza dei principali determinanti di salute sia aumentata sensibilmente negli ultimi decenni, l’eziologia della maggior parte delle patologie croniche non è stata ancora completamente compresa. Ciò è dovuto principalmente alle difficoltà metodologiche riscontrate nel capire come agiscano le multiple esposizioni ambientali nel tempo e nel misurare il loro effetto sinergico: risulta necessario, dunque, superare il classico approccio un’esposizione/un esito.</p>
<p>In questo contesto si è delineato il concetto di esposoma, introdotto per la prima volta da dall’epidemiologo Christopher Wild, già Direttore dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC – International Agency for Research on Cancer), come l’“<strong>indicatore complessivo delle influenze ambientali e delle risposte biologiche a queste associate, che includono l’esposizione all’ambiente, alimentazione, abitudini e processi endogeni</strong>” al fine di indicare la globalità dell’esposizione ambientale a partire dalle origini della vita. In altri termini, l&#8217;esposoma rappresenta l&#8217;insieme di tutte le esposizioni ambientali (quindi non genetiche) cui un individuo è esposto nel corso della sua vita a partire dal concepimento in avanti. La variabilità ovvero la natura dinamica delle diverse esposizioni ambientali lungo il corso della vita di un individuo viene studiata attraverso un approccio prospettico tipico della <em>life-course epidemiology</em>, la branca dell’epidemiologia che valuta la relazione tra le esposizioni dei diversi periodi della vita con le traiettorie di salute.</p>
<p>Dalla sua definizione, il concetto di esposoma è stato ripreso e arricchito e ha rappresentato uno stimolo nella comunità scientifica per iniziare a valutare in modo sistematico le esposizioni e il loro effetto complessivo sullo stato di salute. Comprendere l’esposoma tuttavia significa prendere in considerazione un numero infinito di variabili, richiede numerose misurazioni che si basano sull’applicazione di differenti e dispendiose tecnologie. Inoltre, valutare l’associazione fra molteplici esposizioni e gli effetti sulla salute, rappresenta una sfida anche in ambito metodologico. In particolare, gli attuali metodi statistici in uso non riescono a discriminare correttamente i diversi fattori che realmente influiscono sulla salute.</p>
<p>I dati raccolti, infatti, sono spesso di elevate dimensioni e presentano alti livelli di complessità e di correlazione, richiedendo l’utilizzo di tecniche di analisi più adattive e robuste rispetto ai metodi statistici tradizionali per riuscire a estrapolare risultati informativi. Gli strumenti chiave per affrontare queste problematiche sono le tecniche di apprendimento automatico (tecniche di <em>machine learning</em>) utilizzate congiuntamente a metodi di inferenza causale per interpretare i risultati, utili a orientare future politiche di prevenzione e promozione alla salute.</p>
<p>Generalmente l’esposoma viene declinato su tre macro-domini</p>
<ul>
<li><strong>ambiente esterno generale</strong>, che include fattori come clima e urbanizzazione, misurabili a livello di popolazione;</li>
<li><strong>ambiente esterno specifico</strong>, come dieta o abitudine al fumo, misurabile a livello individuale con questionari, sensori ambientali o dosimetri personali;</li>
<li><strong>ambiente interno</strong> che include processi ormonali, infiammatori e molecolari, misurati nel loro insieme tramite metodiche “omiche” ad alta produttività, volte a descrivere in maniera globale l’insieme di molecole di un sistema biologico (es. proteoma, trascrittoma, metaboloma).</li>
</ul>
<p>L’<strong>esposomica</strong> è un approccio olistico e innovativo per studiare l’impatto dei determinanti ambientali sulla salute umana; si tratta di un progetto che richiede uno sforzo congiunto di tutto il mondo scientifico, a livello internazionale. In effetti, numerosi progetti sono stati avviati sullo studio dell’esposoma sia in Europa che negli Stati Uniti, trainati dall’idea che una migliore conoscenza dei fattori di rischio ambientali e del loro impatto sulla salute possa aprire la strada a sempre più efficienti strategie di prevenzione.</p>
</div>
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		<title>Le microplastiche dentro di noi</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/le-microplastiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Aug 2022 14:11:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[bisfenolo]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[microplastiche]]></category>
		<category><![CDATA[nanoplastiche]]></category>
		<category><![CDATA[plastica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da oltre un secolo l’uomo ha acquisito la capacità di produrre materie plastiche dalla lavorazione dei carburanti fossili, la produzione e lo sviluppo di migliaia di nuovi prodotti in plastica ha avuto una crescita dopo la Seconda guerra mondiale, trasformando e caratterizzando in modo profondo la nostra società. Allo stato non esiste settore dell’attività umana &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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<p>Da oltre un secolo l’uomo ha acquisito la capacità di produrre materie plastiche dalla lavorazione dei carburanti fossili, la produzione e lo sviluppo di migliaia di nuovi prodotti in plastica ha avuto una crescita dopo la Seconda guerra mondiale, trasformando e caratterizzando in modo profondo la nostra società.</p>
<p>Allo stato non esiste settore dell’attività umana che non sia stato influenzato da oggetti in plastica: dalla medicina, alle automobili, aerei, dispositivi di ogni tipo che hanno reso più facile le nostre vite. Dall’altra parte, il prezzo che stiamo pagando e dovremo pagare per questo diffuso uso della plastica è sempre più gravoso ed insostenibile: abbiamo superato tutti i limiti per cui occorrono interventi urgenti.</p>
<p><strong><em>Cifre da paura</em></strong></p>
<ul>
<li>460mln di tonnellate di plastica sono state prodotte nel 2019 (nel 2000 era di 234 milioni di tonnellate; allo stesso modo la produzione di rifiuti è più che raddoppiata ed ha raggiunto le 353 milioni di tonnellate).</li>
<li>solo il 9% dei rifiuti di plastica sono stati effettivamente riciclati (rapporto OCSE), il 19% sono stati inceneriti e circa 50% sono finiti in discariche controllate. Il restante 22% è stato abbandonato in discariche selvagge, bruciato a cielo aperto o gettato nell&#8217;ambiente.</li>
<li>8mln di tonnellate di rifiuti di plastica finiscono ogni anno negli oceani (53 mila tonnellate solo nelMar Mediterraneo; si stima che nel Mediterraneo attualmente stiano galleggiando circa 4.000 tonnellate di plastica)</li>
<li>700 specie sono state interessate da fenomeni di inquinamento di materie plastiche</li>
</ul>
<p>Questi allarmanti ritmi di produzione, così come la persistenza ambientale che caratterizza questo materiale e che rende la plastica una seria minaccia ai confini planetari – serie di confini che definiscono i limiti ambientali entro i quali l’umanità può operare in sicurezza – si traducono allo stesso tempo in un aumento sempre più forte della nostra esposizione a questi polimeri. Siamo letteralmente circondati in ogni ambiente in cui ci troviamo da plastica e polimeri di ogni genere.</p>
<p><strong><em>L’inquinamento da plastica</em></strong></p>
<p>L&#8217;inquinamento causato dalla plastica consiste nella dispersione e nell&#8217;accumulo di materie plastiche nell&#8217;ambiente, il che causa problemi all&#8217;habitat di fauna e flora selvatica, oltre che a quello umano. Tale tipo di inquinamento può interessare l&#8217;aria, il suolo, i fiumi, i laghi e gli oceani.</p>
<p><strong><em>Un problema da affrontare e risolvere urgentemente  </em></strong></p>
<p>L’inquinamento da plastica è da tempo uno dei problemi ambientali più urgenti da affrontare e risolvere, sia per la gravità del problema, sia perché è stato ignorato per troppo tempo, sia perché non è mai stato affrontato con la dovuta energia.</p>
<p>Negli ultimi decenni la produzione e il consumo di oggetti in plastica ha visto una crescita esponenziale, nonostante alcuni pallidi tentativi di limitarne la produzione e l’uso; per non ricordare che vi sono Paesi (Asia e Africa) poco sensibili alla problematica, dove i sistemi di raccolta dei rifiuti sono pressoché inesistenti o del tutto inefficienti.</p>
<p>Ciò ha causato la formazione negli oceani di ampie aree di rifiuti di plastica galleggianti, la cosiddetta &#8220;zuppa di plastica&#8221;. Si sono create aree grandi o isole di plastica tra cui:</p>
<ol>
<li><strong>Pacific Trash Vortex</strong></li>
</ol>
<p style="padding-left: 40px;">È l’isola di plastica più grande al mondo, nel bel mezzo dell’oceano Pacifico ed è grande 3 volte la Francia con circa 3 milioni di rifiuti galleggianti.</p>
<ol start="2">
<li><strong>South Pacific Garbage Patch</strong></li>
</ol>
<p style="padding-left: 40px;">È grande 8 volte l’Italia e si trova al largo del Perù e del Cile.</p>
<ol start="3">
<li><strong>North Atlantic Garbage Patch</strong></li>
</ol>
<p style="padding-left: 40px;">Si trova in Oceano Pacifico e conta più di 200.000 rifiuti per chilometro quadrato. Scoperta già nel lontano 1972.</p>
<ol start="4">
<li><strong>South Atlantic Garbage Patch</strong></li>
</ol>
<p style="padding-left: 40px;">Si estende per 1 milione di km<sup>2</sup> e si trova tra l’America del Sud e l’Africa meridionale. Si muove al passo della corrente oceanica sud atlantica.</p>
<ol start="5">
<li><strong>Indian Ocean Garbage Patch</strong></li>
</ol>
<p style="padding-left: 40px;">Un’estensione di oltre 2 km e una densità di 10 mila detriti per km<sup>2</sup>, è stata localizzata nell’Oceano Indiano.</p>
<ol start="6">
<li><strong>Artic Garbage Patch</strong></li>
</ol>
<p style="padding-left: 40px;">È la più “piccola” ma sta crescendo. Vicina al circolo polare Artico, nel mare di Barents, si sta ingrandendo giorno dopo giorno con i rifiuti provenienti da Europa e coste del Nord America.</p>
<p><strong>L’inquinamento è globale</strong></p>
<p>Purtroppo questi rifiuti di plastica galleggianti rimanendo nell’ambiente degradano, riducendosi gradualmente in particelle sempre più minute, prima microplastiche<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>  e quindi nanoplastiche, che poi si diffondono ovunque, in tutto il pianeta.</p>
<p>Con microplastiche si intendono tutti i frammenti più piccoli di 5 mm che possono originarsi direttamente in mare, in seguito alla degradazione di plastiche più grandi, essere prodotte dall’industria (come i pellet, agenti esfolianti o additivi di saponi, creme, gel, dentifrici, ecc.) oppure essere generate accidentalmente, per esempio, dalla polvere dei pneumatici o dall’uso e lavaggio di indumenti in fibre sintetiche.</p>
<p>Pur essendo “micro” esse hanno un enorme impatto sulla vita marina e non solo: infatti sono ingerite dagli animali marini ed entrano così nella rete alimentare, arrivando a un gran numero di specie animali e all’uomo stesso.</p>
<p>La plastica in mare, inclusi i frammenti più microscopici, oltre a contenere già additivi e sostanze potenzialmente nocive, si comporta come una spugna e assorbe dall’acqua i contaminanti presenti, come per esempio pesticidi e ftalati, che poi rilascia nello stomaco dell’organismo che la ingerisce. Il 78% di questi contaminanti è tossico, e si accumula nei tessuti animali.</p>
<p>La presenza di microplastiche e nanoplastiche è stata riscontrata dappertutto: dalla cima all’Everest e ai ghiacci dell’Artico, alla Fossa delle Marianne, il punto più profondo della Terra, nel cuore dell’Oceano Pacifico. Ma, cosa ancor più preoccupante<strong>, </strong>è la loro <strong>presenza negli alimenti come pure nel sangue e nei polmoni degli esseri umani</strong>.</p>
<p>Nel 2020, il <em>Biodesign Center for Environmental Health Engineering</em> dell&#8217;Arizona State University (ASU) ha confermato che &#8220;frammenti microscopici di plastica si sono stabiliti in tutti i principali organi di filtraggio del nostro corpo&#8221;: i ricercatori hanno trovato prove di <strong>contaminazione da plastica in campioni di tessuto prelevati da polmoni, fegato, milza e reni</strong> di cadaveri umani donati. Infine va ricordato che le micro e nanoplastiche sono state individuate anche nella <strong>placenta</strong> delle donne in gravidanza e passano nei feti rapidamente attraverso i polmoni, nel cuore, il cervello e altri organi.</p>
<p>Gli effetti sulla salute dovuti all’esposizione umana alle microplastiche non sono però ancora noti.</p>
<p><strong><em>Una preoccupazione crescente</em></strong></p>
<p>Non sono solo le foto di balene, albatros e tartarughe marine con gli stomaci pieni di plastica, o le tante isole di plastica che raccolgono rifiuti da tutto il mondo. La plastica è entrata nella catena alimentare e sta invadendo il nostro corpo.</p>
<p>Secondo uno studio condotto da un gruppo di scienziati dell’Università di Newcastle e diffuso poi dal WWF, in media, ogni settimana, ciascuno di noi ingerisce cinque grammi di plastica (in pratica, è come se mangiassimo una carta di credito intera ogni sette giorni); i grammi diventano una ventina in un mese, e ben 250 grammi in un intero anno. Una ricerca della <em>American Chemical Company</em> pubblicata nel 2019 ha calcolato che l’americano medio mangia, beve e respira più di 74.000 particelle di microplastica ogni anno.</p>
<p><strong><em>Effetti sulla salute</em></strong></p>
<p>Circa gli effetti sulla salute imputabili all’ingestione di plastica, soprattutto gli effetti a lungo termine, questi ancora non si conoscono: è molto probabile però che il rischio per la salute possa essere più importante di quanto non sia attualmente compreso.</p>
<p>Le ricerche attuali hanno dimostrato che oltre un certo livello di esposizione, l’inalazione di fibre di plastica sembra produrre una infiammazione delle vie respiratorie. Negli animali marini, maggiori concentrazioni di microplastiche nei loro apparati digestivo e respiratorio può portare a morte prematura. E ormai è cerca la tossicità per le cellule polmonari, il fegato e le cellule cerebrali.</p>
<p>Non bisogna dimenticare che la plastica origina da combustibili fossili tra cui petrolio e gas naturale. E migliaia di sostanze chimiche, a seconda del prodotto, vengono utilizzate per renderlo più duro, più morbido o più flessibile. Queste sostanze chimiche includono bisfenoli, come il bisfenolo A (BPA) e ftalati, che possono fluire o filtrare negli alimenti a contatto con la plastica, specialmente quando quella plastica è riscaldata. Sostanze chimiche e additivi con potenziali effetti sulla salute umana.</p>
<p><strong><em>Da dove arriva tutta la plastica che mangiamo</em></strong></p>
<p>Purtroppo, gli scienziati dell’Università di Newcastle hanno constatato che la principale fonte di ingestione di plastica è proprio l’acqua potabile. Tutte le acque – quelle sotterranee, le acque superficiali, l’acqua del rubinetto e l’acqua in bottiglia – sono contaminate da microplastiche, in tutto il mondo.</p>
<p>Le bottiglie PET (la sigla PET sta per polietilene tereftalato: si tratta di una materia sintetica che trae origine dalla famiglia del poliestere e realizzata con petrolio, gas naturale o materie prime vegetali) sono dannose anche per la nostra salute perché rischiano di contaminare l’acqua che beviamo con piccolissime particelle di plastica.</p>
<p>I nostri mari sono ormai contaminati dalla plastica, e di conseguenza lo è anche il sale. Una recente ricerca condotta su vasta scala e pubblicata da <em>Environmental Science &amp; Technology</em> (16 ottobre 2018) ha rilevato la presenza di microplastiche in 36 dei 39 campioni di sale da cucina analizzati, provenienti da tutto il mondo, compresa l’Italia. Solo tre dei campioni non erano contaminati: un sale marino raffinato di Taiwan, un sale marino raffinato dalla Cina e un sale marino non raffinato in Francia. E la cosa più preoccupante è che l’indagine ha preso in esame non solo il sale marino, ma anche di miniera e di lago.</p>
<p>Per quanto riguarda gli alimenti, sono state rilevate elevate concentrazioni nei pesci, ma poiché le microplastiche sono presenti per lo più nello stomaco e nell&#8217;intestino, che di solito vengono eliminati, i consumatori non ne risultano esposti. Tuttavia, nel caso dei crostacei e dei molluschi bivalvi, come le ostriche, le vongole e le cozze, il tratto digestivo viene consumato, per cui si ha una certa esposizione. L&#8217;EFSA ha stimato che una porzione di cozze (225g) potrebbe contenere sette microgrammi di microplastica.</p>
<p>Infine, è stata riferita la presenza di microplastiche anche <strong>nel miele, nella birra e nel sale da tavola</strong>.</p>
<p>Le microplastiche e nanoplastiche vengono purtroppo trasportate anche dall’aria: ne sono state trovate tracce in luoghi impensati come i Pirenei, il Grand Canyon, l’Himalaya. Al momento però, le stime di inalazione rappresentano una percentuale trascurabile, ma possono variare notevolmente a seconda dell’ambiente, e a seconda della qualità dell’aria esterna e interna. I risultati mostrano che l’aria negli ambienti interni è più inquinata dalla plastica rispetto a quella esterna. Ciò deriva dalla limitata circolazione dell’aria all’interno, e dal fatto che i tessuti sintetici e la polvere domestica sono tra le più importanti fonti di microplastiche aerodisperse.</p>
<p><strong><em>Alcuni consigli pratici per difendersi dalla plastica</em></strong></p>
<p>Poiché è pressoché impossibile evitare di ingerire o inalare microplastiche, sicuramente possiamo cercare di limitare la quantità di plastica che introduciamo nel nostro organismo.</p>
<ul>
<li>L’acqua delle bottiglie di plastica ha in media circa il doppio delle microplastiche dell’acqua del rubinetto, secondo uno studio del 2018 pubblicato sulla rivista <em>Frontiers in Chemistry</em>. Quindi, a meno che l’acqua del tuo rubinetto non sia contaminata da elementi pericolosi, come il piombo, probabilmente è meglio bere da lì. Puoi anche installare dei filtri: molti contribuiscono a ridurre ulteriormente i livelli di microplastiche.</li>
<li>Più un alimento è trasformato o confezionato, maggiore è il rischio che contenga sostanze chimiche dannose. Le lattine di cibo sono spesso rivestite con bisfenolo A (o composti simili). Acquista alimenti freschi e non processati, e per quanto possibile cerca di utilizzare contenitori riciclabili se il tuo mercato lo consente.</li>
<li>Attenzione ai contenitori per alimenti in plastica, che possono contenere sostanze chimiche potenzialmente dannose. Non conservare nulla in contenitori di plastica, molto meglio usare materiali come il vetro. E non riscaldare mai nella plastica: è noto che alcune materie plastiche riscaldate rilasciano sostanze chimiche negli alimenti.</li>
<li>Usa una padella o una teglia adatta al forno, o se stai cuocendo a microonde preferisci un contenitore di vetro.</li>
<li>Inoltre, evita di lavare oggetti di plastica in lavastoviglie, per non sottoporli a lavaggi ad alte temperature.</li>
</ul>
<p><strong><em>Quale futuro?</em></strong></p>
<p>Immaginare un futuro libero dall’inquinamento da plastica non è però una sfida impossibile, se ognuno di noi offrisse il proprio piccolo contributo.</p>
<p>L’inquinamento da plastica è un problema che abbiamo creato noi e così come lo abbiamo creato, possiamo anche risolverlo. Il problema, come sempre, non consiste nel materiale o nell’oggetto, ma dell’uso che si fa di quell’oggetto.</p>
<p>In primo luogo occorre aumentare i nostri livelli di conoscenze fino a raggiungere la consapevolezza necessaria per diventare parte attiva ed affrontare il problema. Occorre allora continuare a far circolare il flusso di conoscenze e informazioni disponibili sull’argomento per sensibilizzare quante più persone possibili perché adottino comportamenti e stili di vita consoni.</p>
<p>Promuovere un uso non indiscriminato ma più consapevole della plastica non è insensato. Ad altri spetta il compito di intervenire legislativamente ed operativamente.</p>
<p><strong>Riferimenti bibliografici</strong></p>
<ul>
<li>Dey TK, Uddin ME, Jamal M., Detection and removal of microplastics in wastewater: evolution and impact, 2021</li>
<li>Gasperi J, et al., Microplastics in air: Are we breathing it in?, Current Opinion in Environmental Science &amp; Health, 2018</li>
<li>German Federal Institute for Risk Assessment (BfR), Department of Food Safety, Unit Effect‐based Analytics and Toxicogenomics Unit and Nanotoxicology Junior Research Group, Berlin, Germany, Shopova S, Sieg H, Braeuning A., Risk assessment and toxicological research on micro- and nanoplastics after oral exposure via food products, 2020</li>
<li>Leslie HA, van Velzen M.J.M., Brandsma SH, Vethaak A.D., Garcia-Vallejo J.J., Lamoree M.H.: Discovery and quantification of plastic particle pollution in human blood. Environment International, vol. 163, May 2022, 107199</li>
<li>Ragusa A., Svelato A., Santacroce C., Catalano P., Notarstefano V., Carnevali O., Papa F., Rongioletti M.C.A., Baiocco F., Draghi S., D&#8217;Amore E., Rinaldo D., Matta M., Giorgini E.: Plasticenta: first evidence of microplastics in human placenta. Environ. Int., 146 (2021), p. 106274, 10.1016/j.envint.2020.106274</li>
<li>Schymanski D, Goldbeck C, Humpf HU, Fürst P., Analysis of microplastics in water by micro-Raman spectroscopy: Release of plastic particles from different packaging into mineral water, 2018</li>
<li>Ugwu K., Herrera A., Gómez M.: Microplastics in marine biota: a review. Mar. Poll. Bull., 169 (2021), p. 112540</li>
<li>Van Cauwenberghe L., Janssen C.R.: Microplastics in bivalves cultured for human consumption. Environ. Pollut., 193 (2014), pp. 65-70, 10.1016/j.envpol.2014.06.010</li>
<li>Vethaak A.D., Leslie H.A.: Plastic debris is a human health issue. Environ. Sci. Technol., 50 (13) (2016), pp. 6825-6826, 10.1021/acs.est.6b02569</li>
</ul>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> L&#8217;EFSA definisce microplastiche le particelle di dimensioni comprese tra 0,1 e 5000 micrometri (µm), o 5 millimetri, per dare un&#8217;idea. Le nanoplastiche misurano da 0,001 a 0,1 µm (ossia da 1 a 100 nanometri).</p>
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		<title>Smog, anche una breve esposizione può fare male alla salute</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/smog-anche-una-breve-esposizione-puo-fare-male-alla-salute/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jul 2022 15:16:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[amaperbene]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Aumentano le prove che lo smog, l&#8217;inquinamento da traffico urbano, mina la salute del cervello. Secondo i Ricercatori della Columbia University l&#8217;esposizione allo smog, anche per poche settimane, potrebbe compromettere le capacità cognitive degli anziani[1]. Tuttavia, secondo i ricercatori l&#8217;uso di farmaci antinfiammatori non steroidei (Fans), come l&#8217;aspirina, potrebbe dare qualche forma di protezione da &#8230;</p>
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<p>Aumentano le prove che lo smog, l&#8217;inquinamento da traffico urbano, mina la salute del cervello. Secondo i Ricercatori della <em>Columbia University</em> <strong>l&#8217;esposizione allo smog, anche per poche settimane, potrebbe compromettere le capacità cognitive degli anziani</strong><a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>. Tuttavia, secondo i ricercatori l&#8217;uso di farmaci antinfiammatori non steroidei (Fans), come l&#8217;aspirina, potrebbe dare qualche forma di protezione da questi effetti avversi.</p>
<p>Per compiere lo studio, il team di ricerca coordinato dall&#8217;italiano Andrea Baccarelli, ha esaminato le prestazioni cognitive di un campione composto da 954 uomini dell&#8217;area di Boston di età media 69 anni, tramite test cognitivi ripetuti. Dall&#8217;analisi è emerso che l&#8217;esposizione ad alti livelli di polveri sottili Pm2,5 fino a un mese prima del test è associata a una diminuzione dei punteggi in una serie di test, da quelli di memoria a quelli di fluidità verbale. Effetti simili sono stati riscontrati anche quando la concentrazione delle polveri sottili era rimasta sotto il livello di 10 microgrammi per metro cubo, indicato dall&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) come il livello di allerta.</p>
<p>Gli uomini che hanno assunto Fans hanno sperimentato meno impatti negativi a breve termine dell&#8217;esposizione all&#8217;inquinamento atmosferico sulla salute cognitiva rispetto al resto del campione, sebbene non vi fossero associazioni dirette tra il recente uso di Fans e le prestazioni cognitive. Ciò significa che l&#8217;esposizione a breve termine all&#8217;inquinamento può essere collegata ad alterazioni della funzionalità cognitiva e che i farmaci antinfiammatori non steroidei possono modificare questa relazione, forse riducendo l&#8217;infiammazione causata nel cervello dal particolato.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Gao X, Coull B, Lin X, Schwartz J, Baccarelli AA. Short-Term Exposure to Air Pollution May Impede Cognition; Aspirin Could Help. AGING, ENVIRONMENTAL HEALTH May 03 2021</p>
<p>Gao X, Coull B, Lin X, Vokonas  P,  Spiro A,  Hou L, Schwartz J, Baccarelli AA. Short-term air pollution, cognitive performance, and nonsteroidal anti-inflammatory drug use in the Veterans Affairs Normative Aging Study. Nat Aging 2021 May;1(5):430-437. doi: 10.1038/s43587-021-00060-4. Epub 2021 May 3.</p>
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		<title>Inquinamento da polveri sottili</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/inquinamento-da-polveri-sottili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jul 2022 15:30:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[amaperbene]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’inquinamento dovuto a polveri sottili è ormai riconosciuto come uno dei principali fattori di rischio per la salute della popolazione mondiale, sia all’esterno che indoor (all’interno di case e uffici, ad esempio), anche se ancora oggi non esiste una consapevolezza diffusa sulla tematica e soprattutto sui danni all’organismo ad essa legati. Con i termini particolato &#8230;</p>
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<p><strong>L’inquinamento dovuto a polveri sottili è ormai riconosciuto come uno dei principali fattori di rischio per la salute della popolazione</strong> mondiale, sia all’esterno che indoor (all’interno di case e uffici, ad esempio), anche se ancora oggi non esiste una consapevolezza diffusa sulla tematica e soprattutto sui danni all’organismo ad essa legati.</p>
<p>Con i termini <strong>particolato atmosferico</strong> o materiale particellare ci si riferisce a quelle particelle sospese e presenti nell&#8217;aria che ogni giorno vengono respirate e che di solito sono chiamate <strong>polveri sottili</strong> o pulviscolo. La <strong>sigla PM</strong> deriva dalle iniziali delle due parole inglesi <strong><em>Particulate Matter</em></strong> (tradotte in italiano con il vocabolo materiale particolato), mentre il numero 10 sta ad indicare la <strong>grandezza del diametro della particella</strong> che può variare fino a 10 micron o micrometri (1 micron=1 milionesimo del metro). Il PM10 è chiamato anche <strong><em>frazione toracica</em></strong> in quanto, passando per il naso, è in grado di raggiungere la gola e la trachea (localizzate nel primo tratto dell’apparato respiratorio). Le particelle più piccole (con diametro inferiore a 2,5 micron) chiamate <strong>PM2,5 o <em>frazione respirabile</em></strong>, possono invece arrivare ancora più in profondità nei polmoni. Esistono anche particelle con diametro piccolissimo, dette <strong>particolato ultrafine</strong> (PUF), che possono penetrare fino agli alveoli polmonari.</p>
<p>Il PM10, considerato un buon indicatore della qualità dell&#8217;aria, è formato da un insieme di <strong>particelle solide di diversa natura, composizione chimica e dimensione</strong> (tra 10 e 2,5 micron); può essere del tutto differente da città a città in base allo sviluppo del centro urbano e alla presenza di industrie, ai combustibili utilizzati e al clima. Numerose sostanze chimiche, come gli <strong>idrocarburi policiclici aromatici</strong> (IPA) ed i <strong>metalli</strong> (quali <strong>piombo, nichel, cadmio, arsenico, vanadio, cromo</strong>), possono aderire alla superficie delle polveri sottili determinando effetti sulla salute della popolazione esposta.</p>
<p>Il PM10 è presente nell&#8217;aria a seguito di:</p>
<ul>
<li><strong>eventi naturali </strong>(<strong>fonti naturali</strong>), come l’erosione, causata dal vento, di rocce ed altre superfici, gli incendi boschivi, la fuoriuscita di gas o polveri dai vulcani, tempeste di polvere, pollini, batteri, spore,  il cosiddetto aerosol marino formato da sale, terra e polveri alzate dal vento. Questi eventi solitamente non sono governabili da parte dell’uomo e quindi possono creare alte concentrazioni di particolato in poco tempo.</li>
<li><strong>attività umane</strong> (<strong>fonti antropiche</strong>) che utilizzano combustibili fossili o biomasse, come nelle lavorazioni artigianali ed in quelle industriali che implicano combustioni (ad esempio nelle centrali termoelettriche, raffinerie, nelle industrie chimiche, del cemento e dell’acciaio). Una delle principali fonti di polveri sottili derivata dall’attività umana è il motore a scoppio delle automobili. Soprattutto con le temperature più basse e l’assenza di precipitazioni atmosferiche le polveri sottili si accumulano a terra e ci rimangono anche per diversi giorni. A questo si aggiunge anche il lavoro di freni e gomme e il sollevamento di polveri da terra.</li>
</ul>
<p>Altri responsabili di una grande produzione di polveri sottili sono gli impianti di riscaldamento, caldaie, stufe a pellet e camini, che disperdono nell’atmosfera fumi e fuliggini. Allo stesso modo anche centrali termiche e processi industriali immettono in atmosfera particolato, così come gli allevamenti intensivi sono fonte di polveri sottili come il nitrato e solfato d’ammonio. Pertanto la composizione chimica di dette particelle può includere sostanze le più diverse, a seconda della fonte che ha prodotto le polveri sottili, tra cui solfati, nitrati ammonio, metalli pesanti, idrocarburi, diossine e furani. In generale qualsiasi tipo di attività che prevede combustione va a liberare particolato nell’aria.</p>
<p>In termini assoluti i dati dicono che le sorgenti naturali contribuiscono per il 94% e quelle antropiche per il restante. Le cose cambiano notevolmente man mano che ci si avvicina ai centri urbani, alle aree produttive e ai luoghi di concentrazione del traffico veicolare, dove la mobilità stradale diventa la prima responsabile delle emissioni di polveri. In effetti, le polveri sottili sono l&#8217;inquinante oggi più diffuso nelle città e sono potenzialmente molto dannose per la salute, in quanto vengono inalate e penetrano in profondità nei polmoni, arrivando in alcuni casi a penetrare negli alveoli polmonari ed entrare direttamente nel flusso sanguigno e raggiungere il cuore.</p>
<p>Il particolato atmosferico rimane nell&#8217;aria per un tempo abbastanza lungo e può, quindi, essere trasportato anche per grandi distanze. Fenomeni atmosferici come il vento e la pioggia aiutano a diluire ed abbassare i livelli di PM10 nell&#8217;aria, facendolo ricadere e depositare al suolo.</p>
<p>Il particolato atmosferico presenta una <strong>differente tossicità a seconda della provenienza, e quindi della composizione, nonché della grandezza delle particelle</strong>. Ad esempio, quello derivato da attività umane è generalmente più tossico rispetto a quello determinato da fenomeni naturali. Inoltre, più le particelle sono piccole più sono pericolose perché riescono a sfuggire a tutti i filtri che il nostro corpo possiede per difenderci dagli agenti esterni. Il PM10 rappresenta un particolato grossolano per cui può essere irritante per occhi, pareti nasali e cavità orali; questo tipo di polveri raramente viene assimilato in profondità, danneggiando superficialmente occhi, naso e bocca. Il PM2,5 è invece un particolato più sottile capace di raggiungere gli alveoli polmonari, causando problemi polmonari e cardiovascolari.</p>
<p>Esiste inoltre un secondo grado di pericolosità legato alle polveri sottili: essendo particelle invisibili ad occhio nudo, sono nemici invisibili che diventano ancor più pericolosi perché molto spesso ignorate o sottovalutate. Aspetto che rende l’esigenza di informare e sensibilizzare quante più persone possibili sulla pericolosità dell’aria impura che respiriamo, sia all’esterno che all’interno (in molti casi addirittura più inquinata).</p>
<p>L’impatto che la inalazione di polveri sottili può avere sul nostro corpo può essere diverso, in termini di gravità, da individuo ad individuo: non tutti manifestano infatti problemi evidenti allo stesso modo. L’effetto del contatto con le polveri sottili può provocare reazioni immediate oppure malattie più gravi che si manifestano più nel lungo periodo. Studi epidemiologici hanno evidenziato associazioni tra le concentrazioni del PM10 e un incremento di mortalità e ricoveri ospedalieri per malattie cardiache e respiratorie. Per questo motivo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha inserito il  <strong>PM10 tra i cancerogeni di Gruppo 1, cioè agenti sicuramente cancerogeni per l’uomo</strong>. Dati epidemiologici dimostrano inoltre che in Europa annualmente si registrano decessi per oltre 500.000 persone a causa dell’inquinamento atmosferico e i dati riguardanti l’Italia sono allarmanti: 90 mila decessi prematuri e 1.500 decessi per milione di abitanti, dei quali 1.116 solo per il particolato PM2,5.</p>
<p><strong>L’esposizione alle polveri sottili è dannosa per tutti,</strong> grandi e piccoli, anche se esistono categorie di persone e luoghi nei quali il rischio è più concentrato: oltre ad anziani, bambini e mamme in stato di gravidanza infatti, esiste un rischio legato all’inquinamento indoor. Questo perché l’aria può essere più inquinata negli spazi indoor, ovvero dentro case, uffici e tutti gli spazi chiusi, in cui le particelle provenienti dall’esterno si sommano a quelle rilasciate dalle attività quotidiane e oggetti di arredamento.</p>
<p>I bambini rappresentano la categoria maggiormente colpita dalle polveri sottili, in quanto possono risentire degli effetti negativi già nel brevissimo periodo, e quindi durante la fase della crescita. L’inquinamento ritarda la crescita polmonare, favorisce l’asma e rallenta lo sviluppo cognitivo. I bambini inoltre, avendo una frequenza respiratoria maggiore a quella degli adulti e il sistema respiratorio ancora non formato completamente, sono molto più esposti alle allergie e sensibili agli effetti del respirare in ambienti inquinati da polveri sottili, poiché a parità di peso mangiano cinque volte, bevono quattro volte e respirano due volte più di un adulto.</p>
<p>Anche per le donne in stato di attesa è particolarmente pericoloso respirare in ambienti con aria non controllata. Durante la gravidanza, infatti, possono nascere delle interferenze endocrine dovute all’esposizione a sostanze inquinanti, che influiscono sul sistema ormonale della madre e sulla tiroide, con conseguenze sullo sviluppo del cervello del bambino.</p>
<p>L’inquinamento indoor non è presente solo all’interno di casa, ma anche nelle scuole e soprattutto in ufficio. Tra le principali fonti di inquinamento vi sono, infatti, stampanti, fax e fotocopiatrici, che possono determinare esposizioni a ozono e metalli pesanti. Per questo motivo chi lavora in ambienti di lavoro a stretto contatto con le comuni macchine da stampa è ad alto rischio di contaminazione sia per inalazione, sia per il contatto con la pelle del comunemente chiamato “nero fumo”.</p>
<p>Cosa fare allora per ridurre l’inquinamento indoor? Alcuni degli interventi più semplici sono:</p>
<ol>
<li>areare gli ambienti. La ventilazione permetterà di ridurre la concentrazione di inquinanti chimici e biologici e tenere sotto controllo la temperatura e l’umidità all’interno degli spazi chiusi;</li>
<li>controllare le condizioni microclimatiche: evitare elevati valori di temperatura e umidità per evitare la proliferazione di muffe e acari;</li>
<li>moderare l’utilizzo di prodotti per la pulizia come detergenti, detersivi o deodoranti, diffusori di profumo, candele e incensi: contengono composti organici volatili che vengono rilasciati durante il loro utilizzo;</li>
<li>non fumare in casa o in ambienti chiusi: gli inquinanti chimici rilasciati dalle sigarette rimangono sulle pareti, sugli arredi, tende e tappezzerie per lunghi periodi;</li>
<li>nella scelta dei materiali da costruzione, vernici, adesivi e colle prediligere quelli che presentano livelli emissivi più bassi per gli inquinanti chimici indoor: evitare di soggiornare nelle stanze in caso di recente ristrutturazione o verniciatura.</li>
</ol>
</div>
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		<title>Non esiste un livello di smog che si possa considerare &#8220;sicuro”</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/non-esiste-un-livello-di-smog-che-si-possa-considerare-sicuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jun 2022 12:54:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[amaperbene]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[smog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;emergenza smog in Italia è divenuto un problema cronico tanto da non fare quasi più notizia. Ogni giorno si citano città italiane che hanno sforato ripetutamente i limiti giornalieri di PM10, una delle frazioni in cui è suddiviso il particolato atmosferico, l&#8217;insieme di sostanze solide e liquide sospese nell&#8217;aria che respiriamo, il principale inquinante nelle &#8230;</p>
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<p>L&#8217;emergenza smog in Italia è divenuto un problema cronico tanto da non fare quasi più notizia. Ogni giorno si citano città italiane che hanno sforato ripetutamente i limiti giornalieri di PM10, una delle frazioni in cui è suddiviso il particolato atmosferico, l&#8217;insieme di sostanze solide e liquide sospese nell&#8217;aria che respiriamo, il principale inquinante nelle aree urbane.</p>
<p>Purtroppo <strong>l&#8217;esposizione all&#8217;inquinamento atmosferico è legata a una serie sorprendente di patologie</strong> come attacchi di cuore, ictus, demenze, malattie renali e diabete, oltre ad avere effetti dannosi in gravidanza.  Inoltre la ricerca dimostra che <strong>non esiste una soglia sicura</strong>.</p>
<p>Nel complesso, sembra che il particolato sia la frazione più pericolosa. In linea generale più una particella è piccola, più è dannosa: preoccupazioni ancora maggiori desta il particolato ancora più piccolo, quello di dimensioni nanometriche espulso dai gas di combustione. Il particolato fine (PM2.5) è associato ad effetti cardiopolmonari, in quanto contribuisce alle patologie respiratorie e può scatenare attacchi d&#8217;asma: infatti, le particelle più sottili penetrano oltre i polmoni all&#8217;interno della circolazione sanguigna, dove causano infiammazione e contribuiscono alle malattie cardiache. L&#8217;esposizione all&#8217;inquinamento atmosferico in generale e in al particolato nello specifico sono state associate a basso peso alla nascita, ad effetti sulla salute mentale, al diabete e ad altre malattie.</p>
<p>Secondo il Ministero della Salute, ogni anno 30 mila decessi in Italia sono riconducibili al particolato fine (PM2.5). Si calcola che l&#8217;inquinamento atmosferico accorci mediamente la vita di ciascun italiano di 10 mesi. Con il solo rispetto dei limiti di legge si potrebbero salvare almeno 11 mila vite all&#8217;anno. L&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità stima che  circa 7 milioni di morti premature nel mondo, principalmente per malattie non trasmissibili, sono attribuibili agli effetti congiunti dell&#8217;inquinamento atmosferico ambientale e domestico; in 9 casi su 10 sono avvenute nei Paesi a medio e basso reddito.</p>
<p>Il 58% di questi decessi è riconducibile a ischemie ed ictus, il 18% a malattia polmonare ostruttiva cronica o a infezioni acute delle basse vie respiratorie, il 6% a cancro ai polmoni. Una valutazione della IARC già nel 2013 ha concluso che l&#8217;inquinamento atmosferico è un agente carcinogeno per l&#8217;uomo: il particolato è strettamente associato a un&#8217;aumentata incidenza di tumore, specialmente ai polmoni; e ci sono anche associazioni tra inquinamento dell&#8217;aria e aumento dei tumori del tratto urinario.</p>
<p>Cuore e polmoni sono pertanto i primi bersagli del particolato fine; questo può danneggiare il sistema cardiovascolare in molti modi, causando infiammazione, promuovendo la coagulazione del sangue, restringendo le arterie, mettendo il cuore in condizioni di stress.</p>
<p>E’ importante sapere che non esiste un livello di smog considerato &#8220;sicuro”  e che il fumo di sigaretta aggrava una situazione polmonare già compromessa dall&#8217;inquinamento atmosferico. Dati ottenuti da diversi studi suggeriscono che il particolato fine nelle case di fumatori è circa 10 volte maggiore che nelle case dei non fumatori, e nel corso della vita, un non fumatore che abita con un fumatore incamera una quantità di PM2.5 analoga a quella di un non fumatore residente a Pechino.</p>
</div>
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		<title>Inquinamento da metalli pesanti</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/inquinamento-da-metalli-pesanti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 May 2022 15:25:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[amaperbene]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non esiste una definizione ufficiale di metallo leggero o pesante; spesso l&#8217;aggettivo pesante è associato al concetto di tossicità anche se la densità non ha un legame diretto con effetti sul corpo umano; così vengono definiti metalli pesanti tutti gli elementi chimici metallici che hanno una densità relativamente alta e sono tossici in basse concentrazioni. &#8230;</p>
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<p>Non esiste una definizione ufficiale di metallo leggero o pesante; spesso l&#8217;aggettivo pesante è associato al concetto di tossicità anche se la densità non ha un legame diretto con effetti sul corpo umano; così vengono definiti <strong>metalli pesanti tutti gli elementi chimici metallici che hanno una densità relativamente alta e sono tossici in basse concentrazioni</strong>. Esempi di metalli pesanti includono il <strong>mercurio</strong> (Hg), il <strong>cadmio</strong> (Cd), l&#8217;<strong>arsenico</strong> (As), il <strong>cromo</strong> (Cr), il <strong>tallio</strong> (Tl) ed il <strong>piombo</strong> (Pb).</p>
<p>Metalli indicati come pesanti in relazione alla loro tossicità e bioaccumulazione sono: mercurio, cromo, cadmio, arsenico, piombo e recentemente <strong>uranio</strong>.</p>
<p>A volte, convenzionalmente, per metalli pesanti si intendono quelli che hanno una densità maggiore di 4,5 grammi per centimetro cubo come, ad esempio, arsenico, cadmio, cromo, mercurio, nichel, piombo, tallio, vanadio, etc.</p>
<p>I metalli pesanti sono componenti della crosta terrestre, non possono essere degradati o distrutti. Come elementi in tracce, alcuni metalli pesanti (per esempio rame, selenio, zinco) sono essenziali per mantenere il metabolismo del corpo umano. Tuttavia, a concentrazioni più alte possono portare ad avvelenamento. e sono naturalmente presenti nel terreno, nell&#8217;acqua e nell&#8217;atmosfera in piccole quantità (a livello di tracce). Dai loro siti di deposito possono essere mobilizzati dall&#8217;uomo a causa di attività estrattiva e di processi industriali. Possono contaminare l&#8217;ambiente e gli alimenti in seguito a fenomeni naturali, come ad esempio il vulcanismo, o attività umane come alcune lavorazioni industriali, l&#8217;incenerimento di rifiuti, il traffico delle auto, alcune pratiche agricole. I metalli e i loro composti si trovano in atmosfera prevalentemente all’interno del particolato.</p>
<p>Gli esseri umani possono venire esposti ai cosiddetti metalli pesanti tramite l&#8217;ambiente (ad esempio per via inalatoria) o attraverso l&#8217;ingestione di cibo (inclusa l&#8217;acqua). La via di esposizione alimentare è di gran lunga la più significativa per la popolazione generale.</p>
<p>I metalli pesanti sono privi di funzioni fisiologiche e sono dotati di elevata tossicità a lungo termine. Il pericolo legato ai metalli è la loro tendenza, comune agli inquinanti organici persistenti, di accumularsi all’interno di alcuni tessuti degli esseri viventi (<strong>bioaccumulo</strong>) determinando, nel tempo, importanti effetti dannosi poiché interferiscono con il normale metabolismo cellulare arrivando a ostacolare il corretto svolgimento di funzioni vitali.</p>
<p>Oltre al piombo, i metalli più rappresentativi per il rischio ambientale a causa della loro tossicità e del loro uso massivo sono il cadmio, il nichel e l’arsenico, classificati dalla IARC (Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro) come <strong>cancerogeni per l’uomo</strong>. Per tali motivi la normativa vigente ha previsto un valore limite per il piombo e valori obiettivo per arsenico, cadmio e nichel.</p>
<p>I metalli pesanti di maggiore importanza per gli alimenti sono il cadmio, il piombo, il mercurio, l&#8217;arsenico e il nichel. Il regolamento CE 1881/2006 e le sue successive modifiche oltre che integrazioni stabiliscono i valori massimi di alcuni contaminanti presenti nei prodotti alimentari, prevedendo limiti di legge in alcune tipologie di alimenti.</p>
<ul>
<li><strong>Cadmio</strong></li>
</ul>
<p>Pur essendo un metallo presente in alte concentrazioni nell’aria, nell’acqua e nel suolo a causa di attività umane, secondo l’ISS la fonte principale di esposizione al cadmio per l’uomo è rappresentata proprio dalla dieta. I principali alimenti che lo possono contenere sono: cereali, verdure, noci e legumi, radici amidacee e patate, carne ma anche pesci, funghi e cioccolato. I suoi principali effetti avversi sono: <strong>tossicità sui reni</strong> poiché si accumula al loro interno e <strong>demineralizzazione delle ossa</strong> con effetti anche sul metabolismo del calcio e della vitamina D.</p>
<p>Secondo gli esperti dell’EFSA <strong>il livello di esposizione tollerabile su base settimanale del cadmio è pari a 2,5 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo</strong> (ug/kg p.c.) ed è stata evidenziata la necessità di ridurne l&#8217;esposizione nella popolazione europea poiché il cadmio assorbito dall&#8217;organismo viene eliminato molto lentamente e servono tra i 10 e i 30 anni per eliminare il 50% della quantità presente.</p>
<ul>
<li><strong>PIOMBO </strong></li>
</ul>
<p>I principali alimenti che possono contenere piombo sono: latte e latticini, carni, cereali e legumi, ortaggi, prodotti ittici ma anche l’acqua; e potrebbe anche essere ceduto dai materiali che entrano a contatto con gli alimenti. Ma alla “via alimentare”, si somma il quantitativo di piombo accumulato nell’organismo a causa di aree inquinate e di processi produttivi. Attualmente secondo studi dell’ISS l&#8217;esposizione al piombo della popolazione italiana è fortunatamente limitata. Il piombo infatti esercita <strong>effetti avversi a carico di quasi tutti i sistemi dell&#8217;organismo</strong>: sistema ematopoietico, cardiovascolare, renale, endocrino, gastrointestinale, immunitario, riproduttivo e nervoso. Ma è il <strong>sistema nervoso centrale</strong>, nel momento critico dello sviluppo, il suo principale bersaglio biologico; anche bassi livelli di esposizione durante questa fase possono infatti nuocere allo sviluppo delle capacità di ragionamento, di memoria e intellettuali nel bambino.</p>
<ul>
<li><strong>MERCURIO </strong></li>
</ul>
<p>L’alimento considerato la principale fonte di esposizione al mercurio, in particolare alla sua forma metilata e pericolosa per l’uomo, il “metilmercurio”, sembra essere il pesce. In particolare, il <strong>metilmercurio</strong>, tende ad accumularsi all&#8217;interno dell&#8217;organismo; può attraversare la barriera placentare, quella ematoencefalica ed anche quella ematoliquorale (barriere che proteggono il nostro cervello dall&#8217;ingresso di agenti tossici), col risultato finale di accumularsi nel feto e nel cervello. L’effetto critico più negativo del metilmercurio è infatti la <strong>tossicità per il sistema nervoso</strong>, poiché crea un danno a carico dello sviluppo neurologico del feto.</p>
<p>L’EFSA dunque invita a ridurre il consumo, soprattutto in gravidanza e durante la prima infanzia, di grandi pesci predatori come ad esempio il pesce spada, il tonno, il luccio, e a sostituirlo con altri pesci, quali il pesce azzurro o le orate, che invece hanno concentrazioni molto meno elevate di metilmercurio.</p>
<p>Secondo gli esperti EFSA il <strong>livello di esposizione tollerabile</strong> su base settimanale del mercurio è pari a 1.3 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo (μg/kg pc).</p>
<ul>
<li><strong>ARSENICO</strong></li>
</ul>
<p>Può esser presente negli alimenti sotto forma di arsenico-organico, in particolare nel pesce e nei frutti di mare, con rischi trascurabili per la salute umana ma anche come arsenico-inorganico, decisamente più pericoloso per la salute umana in quanto associato allo sviluppo di tumori alla vescica, polmoni e pelle. In forma inorganica, dunque quella più nociva, l’arsenico sembra trovarsi in diversi alimenti di origine vegetale, soprattutto di “nicchia” (ad esempio in alcune alghe commestibili), e in più elevate concentrazioni nel riso (soprattutto integrale) e in tutti i prodotti che ne derivano; oltre che nei cereali (principalmente frumento) e suoi derivati, anche nel latte e nel caffè. Ma l’arsenico inorganico può essere naturalmente presente anche nelle falde acquifere e dunque arrivare direttamente nell’acqua potabile (in mancanza di adeguati impianti di depurazione). Per questo l’OMS ha stabilito un quantitativo massimo tollerabile per l&#8217;arsenico contenuto nell&#8217;acqua potabile, che coincide con il limite di legge vigente in Europa di 10 microgrammi/litro.</p>
<ul>
<li><strong>NICHEL</strong></li>
</ul>
<p>Il nichel (Ni) è un microelemento pressoché ubiquitario che si distingue per le diverse fonti di provenienza e l&#8217;elevata probabilità di contatto con gli organismi viventi; è un elemento molto diffuso nell&#8217;ambiente in quanto rappresenta:</p>
<ul>
<li>un costituente fondamentale di molte leghe metalliche (acciaio)</li>
<li>un elemento volatile, quindi inalabile con la ventilazione polmonare</li>
<li>un inquinate delle falde acquifere, dei terreni ecc.</li>
</ul>
<p>Il nichel può pertanto essere introdotto nell&#8217;organismo attraverso gli alimenti; viene assorbito nell&#8217;intestino; la quantità introdotta quotidianamente è nell&#8217;ordine di pochi microgrammi, ma la sua presenza nei cibi può raggiungere anche centinaia di milligrammi, soprattutto nei prodotti ortofrutticoli ricavati dalla coltivazione di terreni inquinati.</p>
<p>La fonte di eliminazione primaria del nichel introdotto con gli alimenti è rappresentata dall&#8217;urina e dalle feci, mentre la regolazione omeostatica della sua concentrazione sanguigna è imputabile alla funzionalità renale.</p>
<p>La funzione biologica del nichel è essenzialmente implicata nel:</p>
<ul>
<li>Metabolismo ormonale</li>
<li>Mantenimento dell&#8217;integrità delle membrane cellulari</li>
<li>Costituzione enzimatica (arginasi, tripsina, carbossilasi ecc)</li>
<li>Metabolismo del glucosio e quello dei lipidi</li>
<li>Stabilizzazione degli acidi nucleici</li>
</ul>
<p>Il nichel è contenuto negli alimenti sotto due forme:</p>
<ol>
<li>Costituente biologico.
<ul>
<li>Alimenti molto ricchi di nichel: cacao e derivati, alcuni crostacei, quasi tutti i molluschi lamellibranchi/bivalvi, i cereali integrali e interi (soprattutto avena e grano saraceno), le leguminose, i semi (noci e nocciole) ed il cavolfiore.</li>
<li>Alimenti ricchi di nichel: alimenti confezionati, alloro, aringhe, asparagi, astici, banane, broccoli, cannella, carote, cavolfiore, cereali a chicco intero, cetrioli, chiodi di garofano, cicoria, ciliegie, cipolle, fegato, formaggio olandese, frutti di mare, latte vaccino pastorizzato, lievito, meloni, noce moscata, oli vegetali, pepe, sedano, spinaci, vino.</li>
<li>Alimenti poveri di nichel: Acetosa e affini, aglio, agrumi, albicocche, birra, caffè, cappe sante ed affini, manzo, maiale, vitello, agnello, cavolo, coca-cola, farine raffinate di mais segale frumento, gamberetti, lattuga, margarina, mele, olio di girasole, patate, pere, pesce (famiglia dei Gadidi), pinoli, ravanelli, riso perlato, susine, latticini, uova, uva.</li>
</ul>
</li>
</ol>
<ol>
<li>Acqua e sale da cucina NON dovrebbero contenere nichel.</li>
</ol>
<ol start="2">
<li>Inquinante
<ul>
<li>Contengono nichel inquinante soprattutto: grassi &#8211; oli idrogenati e tutti gli alimenti raffinati e lavorati industrialmente. Ciò accade perché il nichel contenuto nella strumentazione e nell&#8217;utensileria da cucina può essere rilasciato nei cibi a causa di una reazione all&#8217;ambiente acido o per attrito meccanico. Inoltre, come anticipato, è possibile identificare tracce più o meno importanti di nichel contaminante soprattutto negli alimenti ortofrutticoli ricavati dall&#8217;agricoltura su terreni inquinati (piogge contenenti nichel dello smog, falde acquifere contenenti nichel, terreni ricchi di nichel ecc).</li>
</ul>
</li>
</ol>
<p>La reazione avversa che si può manifestare al contatto col nichel è una allergia di tipo cellulare e non di tipo umorale. Si tratta di un disturbo comune, che si manifesta soprattutto con eczema da contatto ma solo nell&#8217;eventualità che il soggetto tocchi oggetti contenenti elevate quantità di nichel (bigiotteria, cinturini d&#8217;orologio, fibia della cintura ecc). A tal proposito si è notato che di tutti, solo il 25% degli allergici reagisce dermatologicamente all&#8217;introduzione di nichel con gli alimenti.</p>
<p>Purtroppo la dieta dell&#8217;allergico al nichel è fortemente restrittiva e la riduzione del suo apporto comporta inesorabilmente l&#8217;eliminazione di: cibi molto importanti per l&#8217;alimentazione umana, tutta l&#8217;oggettistica contente nichel e tutta l&#8217;utensileria culinaria contenente nichel.</p>
<p><strong>Effetti dei metalli pesanti nell&#8217;ambiente </strong></p>
<ul>
<li><strong>Effetti dell&#8217;alluminio sull&#8217;ambiente</strong></li>
</ul>
<p>L&#8217;alluminio è un metallo tossico per l&#8217;organismo che assumiamo inconsapevolmente dal momento che ne veniamo in contatto nostro malgrado attraverso l’aria che respiriamo, cibi e bevande che ingeriamo e non solo. Una persona in perfetta salute riesce ad espellere attraverso i reni gran parte dell’alluminio, ma se il corretto funzionamento dei reni è compromesso o in caso di continuo e ripetuto accumulo di questo minerale (immagazzinato in ossa, fegato, reni, sistema nervoso e tessuto adiposo) possono verificarsi casi di intossicazione da alluminio, alla base di processi infiammatori e di malattie anche gravi.</p>
<p>L’alluminio è particolarmente tossico per il sistema nervoso, con una serie di sintomi che possono includere disturbi del sonno, nervosismo, instabilità emotiva, perdita di memoria, mal di testa, e compromissione intellettiva. Esso può fermare la capacità del corpo di digerire e fare uso di calcio, fosforo e fluoro, impedendo la crescita ossea e riducendo la densità delle ossa. L’avvelenamento può anche provocare dolori muscolari, disturbi del linguaggio, anemia, problemi digestivi, diminuzione della funzionalità epatica, coliche renali e compromissione della funzionalità renale.</p>
<p>Fonti di alluminio possono essere taluni farmaci da banco come l’aspirina tamponata, i farmaci contro la diarrea, gli antiacidi e quelli per le emorroidi, possono contenere anche alluminio; l’alluminio è spesso aggiunto ai prodotti per l’igiene, come gli antitraspiranti e i bagnoschiuma.</p>
<p>I cibi che sono stati cotti o conservati in pentole di alluminio e in fogli di alluminio sono un’altra fonte. Le stime dicono che fino a 4 milligrammi di alluminio possono essere trasferiti ad ogni porzione di alimenti acidi come i pomodori o gli agrumi che sono stati riscaldati o conservati con alluminio.</p>
<p>Anche le pentole in acciaio inossidabile possono essere una fonte, in quanto vengono prodotte saldando l’acciaio inox con strati di alluminio.</p>
<p>Ci sono sei sali di alluminio che sono stati approvati come additivi alimentari negli Stati Uniti. I sali più comunemente usati sono i fosfati di sodio e alluminio.  Essi si aggiungono a torte, minestre, pasta surgelata, pancake mix, farine autolievitanti, formaggio fuso, cibi a base di formaggio e birra (in lattine di alluminio).   e i cetrioli.</p>
<p>Il primo passo per liberare il nostro corpo da questo veleno è evitare l’assunzione di alluminio, per quanto possibile, quello successivo consiste nel fornire al vostro corpo dei supporti nutritivi per dare ad esso la forza necessaria per disintossicarsi da questo metallo. L’alluminio inoltre diventa maggiormente solubile in presenza di cibi acidi o molto salati (ad es. il succo di mela o la passata di pomodoro) per cui non dovrebbe essere usato per la loro conservazione e copertura.</p>
<ul>
<li><strong>Effetti dell&#8217;antimonio sull&#8217;ambiente</strong></li>
</ul>
<p>L&#8217;antimonio è un metallo usato nel composto triossido di antimonio, un ignifugo. Si trova anche in batterie, pigmenti, ceramica e vetro. L&#8217;esposizione ad elevati livelli di antimonio per brevi periodi di tempo causa nausea, vomito e diarrea. Ci sono poche informazioni sugli effetti dell&#8217;esposizione a lungo termine all&#8217;antimonio, ma è un <strong>sospetto agente cancerogeno</strong> per gli esseri umani. La maggior parte dei residui dell&#8217;antimonio non si bioaccumulano nella vita acquatica.</p>
<ul>
<li><strong>Effetti del cadmio sull&#8217;ambiente</strong></li>
</ul>
<p>Il cadmio deriva le sue proprietà tossicologiche dalla sua somiglianza chimica allo zinco, un micronutriente essenziale per le piante, gli animali e gli esseri umani. Il cadmio è biopersistente e, una volta assorbito da un organismo, rimane in esso per molti anni (nell&#8217;ordine di decine per gli uomini) prima di venire espulso.</p>
<p>Negli esseri umani, l&#8217;esposizione di lunga durata è associata a disfunzioni renali. Elevata esposizione può portare all&#8217;affezione polmonare ostruttiva ed è collegata aa cancro polmonare, anche se i dati riguardo a quest&#8217;ultimo sono difficili da interpretare a causa di altri fattori concomitanti. Il cadmio può anche produrre problemi alle ossa (osteomalacia, osteoporosi) negli esseri umani e negli animali.</p>
<p>L&#8217;assunzione quotidiana media per gli esseri umani è valutata intorno a 0.15 µg dall&#8217;aria e 1 µg dall&#8217;acqua. Fumare un pacchetto di 20 sigarette può portare all&#8217;inalazione di circa 2-4 µg di cadmio, ma i livelli possono variare ampiamente.</p>
<p>L&#8217;impiego più significativo del cadmio è nelle batterie di nichel/cadmio, come fonti di energia ricaricabile o di energia secondaria che presentano elevata uscita, lunga durata, bassa manutenzione e elevata resistenza a stress fisico ed elettrico. I rivestimenti di cadmio forniscono una buona resistenza alla corrosione, specialmente in ambienti a stress elevato quali applicazioni marine ed aerospaziali dove sono richieste sicurezza e affidabilità elevate; il rivestimento è corroso piu&#8217; facilmente se danneggiato. Altri impieghi del cadmio sono in pigmenti, stabilizzatori per PVC, leghe ed residui elettronici. Il cadmio è presente anche come impurità in parecchi prodotti, compresi i fertilizzanti a base di fosforo, i detersivi ed i prodotti petroliferi raffinati.</p>
<p>In generale, per le persone che non fumano la via principale per l&#8217;esposizione è attraverso gli alimenti, l&#8217;aggiunta di cadmio al terreno agricolo da varie fonti (deposizione in atmosfera e applicazione di fertilizzanti) e assorbimento da cibo e da produzioni foraggere. Esposizione supplementare per gli esseri umani deriva dal cadmio presente nell&#8217;aria ambiente ed nell&#8217;acqua potabile.</p>
<ul>
<li><strong>Effetti del cromo sull&#8217;ambiente</strong></li>
</ul>
<p>Il cromo è usato nelle leghe metalliche e nei pigmenti per le vernici, il cemento, la carta, la gomma ed altri materiali. L&#8217;esposizione anche a bassi livelli può irritare la pelle e causare ulcera. L&#8217;esposizione a lungo termine può causare danni a fegato e reni e danni ai tessuti circolatori e nervosi. Il cromo si accumula spesso in ambiente acquatico, rendendo pericoloso il consumo di pesci che sono stati esposti a livelli elevati di cromo.</p>
<ul>
<li><strong>Effetti del rame sull&#8217;ambiente</strong></li>
</ul>
<p>Il rame è una sostanza essenziale per la vita umana, ma in dosi elevate può causare anemia, danni a reni e fegato ed irritazione di intestino e stomaco. Le persone con la malattia di Wilson sono al più elevato livello di rischio per gli effetti sulla salute derivanti da sovresposizione a rame. Il rame entra normalmente nell&#8217;acqua potabile dalle tubazioni di rame, e dagli additivi destinati a controllare lo sviluppo di alghe.</p>
<ul>
<li><strong>Effetti del piombo sull&#8217;ambiente </strong></li>
</ul>
<p>Il piombo è assorbito dall&#8217;epitelio polmonare ed entra nel circolo sanguigno, si deposita in quantità decrescenti in ossa, fegato, reni, muscoli e cervello provocando svariati effetti tra cui anemia, danni al sistema nervoso centrale e periferico, ai reni, al sistema riproduttivo, cardiovascolare, epatico, endocrino, gastro-intestinale e immunitario. Negli esseri umani l&#8217;esposizione al piombo può provocare una vasta gamma di effetti biologici a seconda del livello e della durata di esposizione.</p>
<p>L&#8217;avvelenamento da piombo, che è così grave da essere causa evidente di malattie, è ora effettivamente molto raro; può avere leggeri effetti infraclinici, specialmente sullo sviluppo neuropsicologico dei bambini.</p>
<p>Cibo, aria, acqua e polvere/terreno sono le potenziali vie principali di esposizione. Nella popolazione non fumatrice adulta la via principale di esposizione proviene da cibo e acqua nelle zone con condutture in piombo</p>
<p>Il piombo è fra i metalli non ferrosi più riciclati e la sua produzione secondaria si è quindi sviluppata costantemente nonostante la discesa del suo costo. Le sue proprietà fisiche e chimiche sono applicate nelle industrie di lavorazione, di costruzione e chimiche. E&#8217; facilmente lavorabile, malleabile e duttile. Ci sono otto ampie categorie di uso: batterie, additivi per benzina (non piu&#8217; permessi nell&#8217;EU), prodotti rotolati e estrusi, leghe, pigmenti e composti, guainatura di cavi, colpi e munizioni.</p>
<ul>
<li><strong>Effetti del mercurio sull&#8217;ambiente</strong></li>
</ul>
<p>Il mercurio è una sostanza tossica che non ha effetti noti sulla biochimica o fisiologia umana e non si trova naturalmente negli organismi viventi. L&#8217;avvelenamento inorganico da mercurio è associato a tremori, gengiviti e/o cambiamenti psicologici secondari, insieme ad aborto spontaneo ed a malformazione congenita.</p>
<p>Responsabile è il monometilmercurio che danneggia il cervello ed il sistema nervoso centrale, mentre l&#8217;esposizione fetale e postnatale provoca l&#8217;aborto, la malformazione congenita ed cambiamenti nello sviluppo in bambini piccoli.</p>
<p>Il mercurio è una sostanza inquinante globale con proprietà chimiche e fisiche complesse ed insolite. Le fonti naturali principali di mercurio sono il degassamento della crosta terrestre, le emissioni dei vulcani e l&#8217;evaporazione da corpi naturali di acqua.</p>
<p>L&#8217;estrazione del metallo in tutto il mondo porta a scarichi indiretti in atmosfera. L&#8217;uso di mercurio è diffuso nei processi industriali ed in vari prodotti (per esempio batterie, lampade e termometri). Esso è inoltre ampiamente usato in odontoiatria come amalgama per i materiali da otturazione e dall&#8217;industria farmaceutica.</p>
<p>Il mercurio si concentra negli organismi viventi, particolarmente nei pesci sotto forma di monometilmercurio e dimetilmercurio altamente tossiche; causano disordini neurotossicologici. La via principale di assunzione di mercurio da parte degli esseri umani è attraverso il ciclo alimentare e non l&#8217;inalazione.</p>
<ul>
<li><strong>Effetti del nichel sull&#8217;ambiente</strong></li>
</ul>
<p>Piccole quantità di nichel sono richieste dal corpo umano per produrre i globuli rossi del sangue; tuttavia, in quantità eccessive, possono diventare leggermente tossiche. Una sovresposizione di breve durata a nichel non è ritenuta causare alcuni problemi di salute, ma un&#8217;esposizione a lunga durata può causare riduzione del peso corporeo, danni al fegato e al cuore ed irritazioni cutanee. L&#8217;EPA attualmente non regola i livelli di nichel in acqua potabile. Il nichel può accumularsi nella vita acquatica, ma la sua presenza non è amplificata nei cicli alimentari.</p>
<ul>
<li><strong>Effetti del selenio sull&#8217;ambiente</strong></li>
</ul>
<p>Il selenio è richiesto in piccole quantità dagli esseri umani e dagli altri animali, ma in quantità maggiori può causare danneggiamento del sistema nervoso, affaticamento e l&#8217;irritabilità. Il selenio si accumula nei tessuti degli esseri viventi, portando ad un elevato contenuto nei pesci ed in altri organismi e causando più gravi problemi di salute negli esseri umani a seguito di una sovraeposizione lungo tutta la vita. Questi problemi di salute includono la perdita delle unghie e dei capelli, il danneggiamento di fegato e reni, il danneggiamento del tessuto circolatorio e  del sistema nervoso.</p>
<p>In conclusione per prevenire un’intossicazione da metalli pesanti è fondamentale il rispetto delle normative vigenti e deve essere garantita l’efficacia dei controlli ambientali per diminuirne la presenza, in modo da limitare i quantitativi che si possono poi trovare nella catena alimentare e dunque arrivare all’uomo.</p>
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