<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Altri Vegetali Archivi - amaperbene.it</title>
	<atom:link href="https://www.amaperbene.it/tag/altri-vegetali/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.amaperbene.it/tag/altri-vegetali/</link>
	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
	<lastBuildDate>Sat, 03 Jun 2023 07:29:55 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>

<image>
	<url>https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2024/04/cropped-icona-amaperbene-web-32x32.png</url>
	<title>Altri Vegetali Archivi - amaperbene.it</title>
	<link>https://www.amaperbene.it/tag/altri-vegetali/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">233936611</site>	<item>
		<title>Il Caffè “Kopi Luwak”</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/il-caffe-kopi-luwak/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Jun 2023 07:29:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Altri Vegetali]]></category>
		<category><![CDATA[caffè]]></category>
		<category><![CDATA[caffè decaffeinato]]></category>
		<category><![CDATA[caffeina]]></category>
		<category><![CDATA[caracolito]]></category>
		<category><![CDATA[civet coffee]]></category>
		<category><![CDATA[civetta delle palme]]></category>
		<category><![CDATA[Coffea arabica]]></category>
		<category><![CDATA[Excelsa]]></category>
		<category><![CDATA[Indonesia]]></category>
		<category><![CDATA[kopi luwak]]></category>
		<category><![CDATA[Liberica]]></category>
		<category><![CDATA[metilxantine]]></category>
		<category><![CDATA[mexiletina]]></category>
		<category><![CDATA[Moka]]></category>
		<category><![CDATA[pergamino]]></category>
		<category><![CDATA[pianta del caffè]]></category>
		<category><![CDATA[Robusta]]></category>
		<category><![CDATA[tostatura]]></category>
		<category><![CDATA[zibetto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=26451</guid>

					<description><![CDATA[<p>A Napoli, ‘o ccafé è un rito, una delle massime espressioni della napoletanità. Quanto è stato scritto in versi e note sulla tazzulella ‘e cafè, da Modugno a De André a Pino Daniele. Ma chiedete a internet qual è il caffè più buono? La risposta non è facile. Certamente il più costoso al mondo è &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/il-caffe-kopi-luwak/">Il Caffè “Kopi Luwak”</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A Napoli, <em>‘o ccafé</em> è un rito, una delle massime espressioni della napoletanità. Quanto è stato scritto in versi e note sulla <em>tazzulella ‘e cafè</em>, da Modugno a De André a Pino Daniele. Ma chiedete a internet qual è il caffè più buono? La risposta non è facile.</p>
<p>Certamente il più costoso al mondo è l’indonesiano “Kopi Luwak”, il cui prezzo medio può variare dai 500 ai 900 euro al kg e quindi una tazzina di questo caffè può costare addirittura più di 10 euro. Ovviamente il prezzo varia a seconda del mercato, quindi in base all&#8217;annata, alla qualità del raccolto. Il kopi luwak viene prodotto principalmente per il mercato americano e nipponico ma con il tempo si sta diffondendo in tutto il mondo.</p>
<p>Personalmente non lo berrei mai, ma non per il costo. In lingua indonesiana Kopi significa caffè, mentre Luwak, identifica lo <strong>zibetto</strong>, un piccolo mammifero onnivoro, anche detto <strong>civetta delle palme</strong>, che si nutre delle bacche mature ma le digerisce solo parzialmente: gli enzimi digestivi intaccano solo la parte esterna della bacca e modificano la struttura di quelle proteine che determinano l’acidità del caffè. I chicchi defecati vengono raccolti da lavoratori addetti, portati in siti di stoccaggio, privati degli scarti e lavati con molta cura; dopo questo processo avviene la tostatura. Il prodotto, conosciuto anche come <strong><em>civet coffee</em></strong>, ha un aroma nettamente diverso, con un particolare retrogusto di cioccolato e caramello, molto delicato, che insieme alla naturale dolcezza rende questo caffè “speciale”.</p>
<p>Purtroppo, la sempre maggiore richiesta di kopi luwak soprattutto nei mercati orientali, ha prodotto la nascita di allevamenti intensivi di zibetti ove gli animali catturati devono affrontare condizioni terribili (di qui le proteste degli animalisti): vengono tenuti in gabbie in batteria, affamati e quindi alimentati forzatamente con bacche di caffè, per poi recuperare dagli escrementi i chicchi di caffé.</p>
<p>La scienza ha cercato di venire incontro e trovare una soluzione e soddisfare la richiesta del Kopi luwak in Asia. Sicché il caffè kopi luwak è stato in un certo senso riprodotto in laboratorio da un team della <em>Pingtung University of Technology and Science</em>, che ha creato una versione del caffè kopi attraverso l&#8217;utilizzo di 16 su 136 ceppi di batteri si trovano naturalmente nelle feci dello zibetto. In questo modo i ricercatori hanno dato modo di immettere sul mercato una varietà più economica del caffè più costoso al mondo, ma che comunque resta molto gustoso senza sfruttare gli animali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/il-caffe-kopi-luwak/">Il Caffè “Kopi Luwak”</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">26451</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Adatoda &#124; Justicia adhatoda</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/adatoda-justicia-adhatoda/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Sep 2022 14:05:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Adatoda]]></category>
		<category><![CDATA[alcaloidi]]></category>
		<category><![CDATA[Altri Vegetali]]></category>
		<category><![CDATA[bromexina]]></category>
		<category><![CDATA[medicina Ayurvedica]]></category>
		<category><![CDATA[Pianta medicinale]]></category>
		<category><![CDATA[vasicina]]></category>
		<category><![CDATA[vasicinone]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=23291</guid>

					<description><![CDATA[<p>E’ una pianta medicinale della famiglia Acanthaceae, nativa dell&#8217;Asia. La pianta cresce spontaneamente e in abbondanza in tutto il Nepal, l&#8217;India e nella regione del Pakistan del Pothohar, in particolare nella zona di Pharwala. Piccolo arbusto sempreverde, l&#8217;Adatoda possiede foglie lanceolate lunghe 10-16 cm leggermente pubescenti e produce fiori bianchi con striature porpora, riuniti in &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/adatoda-justicia-adhatoda/">Adatoda | Justicia adhatoda</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E’ una <strong>pianta medicinale</strong> della famiglia <em>Acanthaceae</em>, nativa dell&#8217;Asia. La pianta cresce spontaneamente e in abbondanza in tutto il Nepal, l&#8217;India e nella regione del Pakistan del Pothohar, in particolare nella zona di Pharwala.</p>
<p>Piccolo arbusto sempreverde, l&#8217;Adatoda possiede foglie lanceolate lunghe 10-16 cm leggermente pubescenti e produce fiori bianchi con striature porpora, riuniti in spighe.</p>
<p>Il frutto è una capsula contenente 4 semi. Il succo e gli estratti di foglie fresche di Adatoda, noti da migliaia di anni per le loro proprietà terapeutiche, vengono tradizionalmente impiegati nella <strong>medicina Ayurvedica</strong> per combattere tosse e asma, per patologie respiratorie di varia entità, per il trattamento di epatiti, epistassi, ed alcune patologie oculari.</p>
<p>In campo fitoterapico si utilizzano estratti delle foglie di Adatoda, che contengono diversi <strong>alcaloidi</strong>, quali <strong>vasicina</strong> e <strong>vasicinone</strong>, ad attività broncodilatatrice simile a quella della teofillina (meccanismo d&#8217;azione probabilmente di tipo anticolinergico), nonché <strong>bromexina</strong> dotata di attività mucolitica depolimerizzante.</p>
<p>Tradizionalmente usati nel trattamento della tubercolosi, gli estratti di adatoda vengono prescritti per curare bronchiti acute e croniche, tosse, soprattutto se caratterizzate da muco denso e difficoltà all&#8217;espettorazione (allergie).</p>
<p>L’effetto broncodilatatore e antistaminico è attribuito alla vasicina e al suo prodotto di autoossidazione, il vasicinone.</p>
<p>L’effetto espettorante-mucolitico è dovuto alla sinergia dell&#8217;olio essenziale con i principi di natura alcaloidea. Quest&#8217;ultimi agiscono depolimerizzando le mucoproteine (il muco si scioglie diventando meno denso) e stimolando la funzione ciliare dell&#8217;apparato respiratorio (favorendo così l&#8217;eliminazione del muco stesso).</p>
<p>L’effetto antisettico è attribuibile ai principi attivi contenuti nell&#8217;olio essenziale.</p>
<p>Si ritiene che l’adatoda possieda però anche proprietà abortive, dunque è fortemente sconsigliato l’utilizzo in gravidanza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/adatoda-justicia-adhatoda/">Adatoda | Justicia adhatoda</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">23291</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Aconito &#124; Aconitum Napellus</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/aconito-aconitum-napellus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Aug 2022 08:44:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[aconitina]]></category>
		<category><![CDATA[aconito]]></category>
		<category><![CDATA[aconito napello]]></category>
		<category><![CDATA[alcaloidi policiclici]]></category>
		<category><![CDATA[Altri Vegetali]]></category>
		<category><![CDATA[pianta velenosa]]></category>
		<category><![CDATA[rimedio omeopatico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=23237</guid>

					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Aconito napello è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Ranunculaceae con la sommità del fiore somigliante vagamente ad un elmo antico. L&#8217;aconito è molto comune nelle aree montane dell&#8217;Europa, dell&#8217;America del Nord e dell&#8217;Asia, dove per molto tempo ha trovato impiego nelle diverse medicine popolari e in riti religiosi e sciamanici. In Italia l&#8217;habitat &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/aconito-aconitum-napellus/">Aconito | Aconitum Napellus</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>Aconito</strong> napello è una pianta erbacea perenne della famiglia delle <em>Ranunculaceae</em> con la sommità del fiore somigliante vagamente ad un elmo antico.</p>
<p>L&#8217;aconito è molto comune nelle aree montane dell&#8217;Europa, dell&#8217;America del Nord e dell&#8217;Asia, dove per molto tempo ha trovato impiego nelle diverse medicine popolari e in riti religiosi e sciamanici. In Italia l&#8217;habitat tipico di queste piante sono le zone a mezz&#8217;ombra nei pascoli alpini e sulle sponde dei torrenti.</p>
<p>Per diversi anni, inoltre, l&#8217;aconito è stato sfruttato anche dalla medicina tradizionale per il trattamento di dolori di origine nevralgica.</p>
<p>Attualmente, l&#8217;aconito napello viene considerato come una pianta tanto bella quanto tossica e, per tale ragione, <strong>il suo uso nel campo della medicina tradizionale è stato ormai abbandonato</strong>. Tuttavia, esso trova ancora diverse applicazioni in ambito omeopatico. E’ una delle piante più tossiche della flora tant’è che già Plinio la cita come &#8220;<strong>arsenico vegetale</strong>&#8220;.</p>
<p>Per questo motivo questa pianta era spesso usata, specialmente dai Galli e dai Germani, per <strong>avvelenare le punte di frecce e lance</strong> prima del combattimento.</p>
<p>L&#8217;aconito napello è una pianta erbacea perenne, che può raggiungere un&#8217;altezza compresa fra 0,5 e 1,5 metri. Le foglie sono larghe palmatosette, alterne e variamente incise. I fiori sono peduncolati e di colore blu-viola (ma esistono anche altre specie di aconito i cui fiori sono di colore giallo).</p>
<p>La parte ipogea del fusto, solitamente, è un rizoma tuberoso fusiforme e le radici sono secondarie da rizoma.</p>
<p><strong>La droga è costituita dalle radici e dai tuberi della pianta</strong>, <strong>che contengono principi attivi altamente tossici</strong>. In verità, le sostanze tossiche sono presenti in tutte le parti della pianta, ma nelle radici e nei tuberi si trovano in concentrazioni maggiori (0,5-1,9%).</p>
<p>Ad ogni modo, i suddetti principi tossici sono <strong>alcaloidi policiclici</strong>, il cui principale esponente è rappresentato dall&#8217;<strong>aconitina</strong>. A fianco di questa sostanza, sono presenti inoltre <strong>aconitina, mesaconitina, nepalina, delfinina, ipaconitina, indaconitina, oxo-aconitina, acido aconitico, acido malico e acido acetico</strong>; buona parte di queste sostanze sono dannose per l&#8217;uomo.</p>
<p>L&#8217;aconitina è estremamente tossica, tanto che la dose letale per l&#8217;uomo è di appena 3-6 mg, corrispondenti a circa 3-4 grammi di tubero fresco.</p>
<p>Gli <strong>alcaloidi</strong> dell’aconito in particolare l’<strong>aconitina</strong> colpiscono principalmente il cuore, il sistema nervoso centrale e periferico.</p>
<p>Sono stati segnalati <strong>fenomeni irritativi locali</strong> (con principio di intossicazione) solo tenendo un mazzo di questa pianta nelle mani in quanto attraverso la pelle possono essere assorbiti i principi attivi velenosi della aconitina. È comunque da rilevare che la velenosità delle foglie è inferiore a quella dei tubercoli. <strong>L’aconitina viene rapidamente assorbita dopo ingestione orale o anche per contatto dermico.</strong></p>
<p><strong>L&#8217;ingestione accidentale di aconito provoca numerosi disturbi</strong> anche gravi: senso di angoscia, perdita di sensibilità, rallentamento della respirazione, indebolimento cardiaco, formicolìo al viso, sensazione che la pelle del viso si ritiri, ronzio alle orecchie, disturbi della vista, contrazione della gola che può provocare la morte per asfissia. <strong>Sono sufficienti quantità di aconitina anche inferiori a 6 mg per causare la morte di un uomo adulto.</strong></p>
<p>I <strong>sintomi</strong> <strong>dell’avvelenamento </strong>iniziano con un’immediata comparsa di prurito e formicolio che dalla bocca si estende a tutto il volto e poi dalla punta delle dita progredisce lungo gli arti con tendenza ad estendersi a tutto il corpo fino alla completa anestesia.</p>
<p>Procede con l’ottundimento della sensibilità degli organi di senso, in particolare vista e udito, poi compaiono sintomi di difficoltà respiratoria, bradicardia, polso debole, ipotensione.</p>
<p>Il paziente percepisce prima calore diffuso, poi intenso calore interno e poi subentra la febbre elevata, secchezza cutanea e mucosa: di rado compare una sudorazione calda e profusa, che in genere rappresenta il superamento della crisi. La pelle può ricoprirsi di un’eruzione accompagnata da forte prurito.</p>
<p>Polso e respirazione accelerano e il paziente viene pervaso da grande agitazione psico-motoria. Secondariamente, entro 2-6 ore, seguono sensazione di freddo, la temperatura del corpo si abbassa, sudorazione appiccicosa, dilatazione delle pupille, aumento della salivazione, nausea, vomito, diarrea sanguinolenta, disturbi del ritmo cardiaco, il polso flebile; il paziente si immobilizza per diffuse paralisi dei muscoli scheletrici, poi viene scosso da convulsioni tetaniche parziali accompagnate da grande debolezza muscolare e depressione respiratoria; infine si verifica la morte per paralisi respiratoria. La coscienza permane lucida fino agli ultimi istanti.</p>
<p>L’avvelenamento può essere molto pericoloso e portare alla morte specialmente con l’uso di radici. Data la velocità della comparsa dei sintomi, in certi casi appena 10 minuti, è stato ipotizzato che l’aconitina e gli altri alcaloidi dell’aconito possano essere rapidamente assorbiti nel primo tratto gastrointestinale.</p>
<p>Casi di <strong>avvelenamento del bestiame</strong> sono stati riportati anche dalla medicina veterinaria sebbene generalmente gli animali imparano a selezionare ed evitare di brucare le piante tossiche.</p>
<p><strong>Aconitum napellus</strong> è un <strong>rimedio omeopatico</strong> ad azione breve ed è efficace per le infiammazioni di ogni genere causate prevalentemente da esposizione al freddo e al vento o al caldo intenso. Si usa anche quando si devono affrontare le conseguenze di traumi dovuti a paura o spavento. Infatti è particolarmente indicato per tutti quei malesseri che appaiono all’improvviso e presentano sintomatologie quali: congestione intensa, pelle secca, calda, bruciante, polso accelerato, agitazione ed ansia, inquietudine, ipersensibilità eccessiva.</p>
<p><strong>In fitoterapia</strong> l&#8217;aconito napello può essere utilizzato, con le dovute cautele e sotto controllo medico, per le sue marcate <strong>proprietà antinevralgiche, sedative, analgesiche</strong>.</p>
<p><strong>In omeopatia</strong> viene indicata contro gli attacchi di panico, gli stati di shock, il mal di gola, il mal d&#8217;orecchio. Le parti usate sono le foglie e la radice; queste ultime costituiscono la principale droga della pianta dotate in maggior misura dell&#8217;aconitina, il principio attivo curativo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/aconito-aconitum-napellus/">Aconito | Aconitum Napellus</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">23237</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Acetosa &#124; Rumex Acetosa</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/acetosa-rumex/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Aug 2022 08:35:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acetosa]]></category>
		<category><![CDATA[acetosa di pecora]]></category>
		<category><![CDATA[Altri Vegetali]]></category>
		<category><![CDATA[erba brusca]]></category>
		<category><![CDATA[ossalati]]></category>
		<category><![CDATA[pianta infestante]]></category>
		<category><![CDATA[Pianta officinale]]></category>
		<category><![CDATA[punti neri]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=23234</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’acetosa (Rumex acetosa) o erba brusca ed anche acetosa di pecora è una pianta erbacea, pianta infestante, perenne, provvista di una grossa radice, dalla quale, in primavera, si sviluppa un fusto eretto, semplice o poco ramificato di colore rossastro che può raggiungere l&#8217;altezza di un metro. Esistono tre varietà di acetosa – grande, piccola e &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/acetosa-rumex/">Acetosa | Rumex Acetosa</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L<strong>’acetosa</strong> <em>(Rumex acetosa</em>) o <strong>erba brusca</strong> ed anche <strong>acetosa di pecora</strong> è una pianta erbacea, <strong>pianta infestante</strong>, perenne, provvista di una grossa radice, dalla quale, in primavera, si sviluppa un fusto eretto, semplice o poco ramificato di colore rossastro che può raggiungere l&#8217;altezza di un metro.</p>
<p>Esistono tre varietà di acetosa – <strong>grande, piccola e ottusifoglia</strong> – che hanno grosso modo le stesse proprietà e si somigliano moltissimo per via delle belle foglie verdi e astate.</p>
<p>L’acetosa maggiore è una pianta erbacea, perenne che presenta un fusto rossastro e cavo; le foglie sono grandi di colore verde scuro, mentre i fiori verdi o rossastri si presentano in grappoli. L’acetosa è diffusa nei prati in tutta Italia, dal mare ai monti, in luoghi aperti e lungo i corsi d&#8217;acqua,  fino ad un’altezza di 2.300 metri.</p>
<p>La pianta si può raccogliere tutto l&#8217;anno, anche radendo la piantina, in quanto la radice emetterà nuovamente nuove foglie.</p>
<p>L’acetosa era conosciuta già nei tempi antichi come pianta officinale, tanto che gli Egizi e gli antichi romani la utilizzavano come condimento per i brodi di pollo con pomodori e lenticchie. È grazie a Carlo Magno che intensificò la sua coltivazione nei giardini dei chiostri monastici e si diffuse maggiormente. I medici medievali la utilizzavano per curare la peste e il colera e si cercava di curare anche lo scorbuto, un’affezione dovuta all’assenza di vitamina C.</p>
<p>Della pianta di acetosa si utilizzano foglie e fusti freschi e la radice. Consumata fresca, l’acetosa ha un sapore amarognolo e si usa in aggiunta alle insalate fresche, agli spinaci e le verdure cotte in genere.</p>
<p>I principi attivi della acetosa comprendono: vitamina C (80 mg/100 g che rappresenta la metà del fabbisogno giornaliero), ossalati di calcio e di potassio, acido ossalico, tartarico e tannico, antrachinoni, ma anche amido, mucillagini e oli. L’ossalato di calcio è la sostanza che le dà quel sapore acidulo.</p>
<p>L’acetosa ha proprietà digestive, depurative, diuretiche e antinfiammatorie grazie alla presenza di <strong>vitamina C</strong> (80 mg/100 g che rappresenta la metà del fabbisogno giornaliero), <strong>ossalati di calcio</strong> e di potassio, acido ossalico, tartarico e tannico, <strong>antrachinoni</strong>, ma anche amido, mucillagini e oli. L’ossalato di calcio è la sostanza che le dà quel sapore acidulo.</p>
<p>Discrete, invece, le proprietà emmenagoghe e stomachiche.</p>
<p>L’acetosa trova le seguenti indicazioni: disturbi dell’apparato digestivo; emorroidi; ulcerazioni della bocca; inappetenza; febbre.</p>
<p>Per uso interno, in erboristeria, si utilizza la pianta intera o le foglie giovani. Il decotto è utile come diuretico e rinfrescante, per il trattamento di gengiviti ed in generale contro le infiammazioni della bocca.</p>
<p>I cataplasmi delle foglie fresche sono un rimedio per le irritazioni della pelle e le punture di insetti. Il pediluvio con il decotto di acetosa è utile per decongestionare e favorire la circolazione sanguigna dei piedi.</p>
<p>La radice, estratta dal terreno in autunno e posta in infusione o decotta, svolge azione lassativa e diuretica. Un impacco di foglie fresche, sminuzzate e stese sulla pelle del viso, chiude i pori dilatati e fa scomparire i cosiddetti “<strong>punti neri</strong>”.</p>
<p>In fitoterapia si può trovare la tintura madre ricavata dalla pianta intera, utile per la sua azione lassativa, antianemica, depurativa e nel trattamento della dermatosi.</p>
<p>Le controindicazioni all’impiego dell&#8217;acetosa sono rappresentate dalla potenziale nefrotossicità, per cui è controindicata a quanti soffrono di calcoli, artrite, gotta, reumatismi, iperacidità. In caso di elevata ingestione di foglie crude sono stati riscontrati avvelenamenti con lesioni renali. Incompatibilità con le acque minerali e con i contenitori in rame.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/acetosa-rumex/">Acetosa | Rumex Acetosa</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">23234</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Acacia robinia &#124; Robinia pseudoacacia</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/acacia-robinia-robinia-pseudoacacia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Aug 2022 08:28:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acacia]]></category>
		<category><![CDATA[Altri Vegetali]]></category>
		<category><![CDATA[apicoltura]]></category>
		<category><![CDATA[crisina catecolo]]></category>
		<category><![CDATA[miele]]></category>
		<category><![CDATA[Pianta officinale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=23231</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’acacia (Robinia pseudoacacia) è una pianta della famiglia delle Fabacee, dette anche Leguminose, originaria dell&#8217;America del Nord e naturalizzata in Europa e in altri continenti. L’acacia è una pianta con portamento arboreo (alta fino a 25 metri). La corteccia è di colore marrone chiaro e molto rugosa. Le foglie sono imparipennate, aperte di giorno mentre &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/acacia-robinia-robinia-pseudoacacia/">Acacia robinia | Robinia pseudoacacia</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’<strong>acacia</strong> (<em>Robinia pseudoacacia</em>) è una pianta della famiglia delle <em>Fabacee</em>, dette anche Leguminose, originaria dell&#8217;America del Nord e naturalizzata in Europa e in altri continenti.</p>
<p>L’acacia è una pianta con portamento arboreo (alta fino a 25 metri). La corteccia è di colore marrone chiaro e molto rugosa. Le foglie sono imparipennate, aperte di giorno mentre la notte tendono a sovrapporsi. I fiori sono bianchi o crema, riuniti in grappoli pendenti di profumo molto gradevole. Si ha la presenza di numerose spine, lunghe e solide, sui rami più giovani.</p>
<p>L’acacia preferisce un terreno asciutto e ben drenato non calcareo, posizione in pieno sole riparata dai venti freddi. In maggio-giugno produce numerose infiorescenze pendule, costituite da fiorellini bianchi o leggermente dorati, profumati, che attirano le api. In settembre sulla pianta si possono notare i baccelli che contengono i grossi semi scuri. In molti boschi della nostra penisola le robinie si sono sviluppate a scapito delle specie autoctone.</p>
<p>Per il suo aspetto elegante, le fioriture opulente e il portamento simile a quello di una acacia è una pianta ornamentale resistente allo smog molto apprezzata e la si vede spesso ornare viali, aiuole e parchi dove sprigiona il suo profumo intenso e inebriante.</p>
<p>Il suo nome è stato dedicato da Carlo Linneo a Jean Robin, giardiniere di Enrico IV e Luigi XIII e fondatore nel 1590 dell’Orto Botanico di Parigi. Fu proprio in questo luogo magico che all’inizio del Seicento Robin coltivò per la prima volta la pianta dando vita ad una lunga tradizione, ancor oggi conservata, dedita alla coltivazione di molte varietà appartenenti allo stesso genere.</p>
<p>L’acacia è una <strong>pianta officinale</strong> dalle spiccate proprietà curative. Grazie alla presenza di <strong>principi attivi</strong> quali <strong>tannini catechici, flavonoidi e derivati flavanici e mucillagini</strong>, ha <strong>proprietà astringenti, antisettiche e antinfiammatorie</strong>, per cui viene usata contro le dispepsie accompagnate da diarrea e come espettorante balsamico nelle forme catarrali a carico dell&#8217;apparato respiratorio. La Robinia pseudoacacia contiene un alto apporto vitaminico (A, B1, B2 , B3) e minerali come calcio, fosforo, ferro, magnesio, sodio, potassio, zinco e oli essenziali; è ricca di fibre, carboidrati, proteine e glucosidi.</p>
<p>Un tempo, le foglie di robinia erano l’alimento cardine della dieta dei conigli da allevamento e in generale di tutti i ruminanti.</p>
<p>Per uso esterno, l’acacia viene usata, invece, per curare gengiviti, stomatiti, faringiti. La presenza di <strong>catecolo</strong> e di quercetina conferiscono proprietà vitaminoP-simili che possono giustificarne l&#8217;impiego topico volto a lenire le mucose infiammate.</p>
<p>L’impiego dell’acacia è tipicamente farmaceutico, in quanto viene utilizzata per la produzione di emulsioni e di compresse.</p>
<p>L&#8217;acacia, essendo una pianta altamente nettarifera, ha anche una grande importanza nell&#8217;apicoltura. Il miele d’acacia è infatti tra i più conosciuti ed apprezzati.</p>
<p>Alla base del gradimento che riscuote tra i consumatori sono il suo colore chiaro, il fatto che rimane liquido indipendentemente dalla temperatura, il suo odore leggero, il suo sapore delicato e la sua bassissima acidità; nessun altro miele monoflora possiede contemporaneamente tutte queste qualità.</p>
<p>Inoltre esso ha un alto contenuto in fruttosio (è per questo che non cristallizza). Ha però un basso contenuto di sali minerali e di enzimi. Il miele di acacia contiene grandi quantità di <strong>crisina</strong>, potente flavonoide.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/acacia-robinia-robinia-pseudoacacia/">Acacia robinia | Robinia pseudoacacia</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">23231</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Acacia Farnesiana</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/acacia-farnesiana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Aug 2022 13:39:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Acacia farnesiana]]></category>
		<category><![CDATA[Altri Vegetali]]></category>
		<category><![CDATA[Cassie]]></category>
		<category><![CDATA[gaggìa]]></category>
		<category><![CDATA[scopi ornamentali]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=23227</guid>

					<description><![CDATA[<p>Originaria delle fasce tropicali dell&#8217;America centrale, fu introdotta in Italia attorno al 1611, e fiorì per la prima volta negli Orti Farnesiani. Fu proprio dal cognome della nobile famiglia Farnese che l&#8217;Acacia farnesiana, la comune gaggìa, prese la sua denominazione botanica. Il termine Acacia invece deriva dal nome greco ακακια acacía (raddoppiamento di ακέ ακις &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/acacia-farnesiana/">Acacia Farnesiana</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Originaria delle fasce tropicali dell&#8217;America centrale, fu introdotta in Italia attorno al 1611, e fiorì per la prima volta negli Orti Farnesiani.</p>
<p>Fu proprio dal cognome della nobile famiglia Farnese che l&#8217;Acacia farnesiana, la comune gaggìa, prese la sua denominazione botanica. Il termine Acacia invece deriva dal nome greco ακακια acacía (raddoppiamento di ακέ ακις acé acís ago, punta, spina) con cui Teofrasto e Dioscoride indicavano una specie di Acacia egiziana.</p>
<p>La <strong>gaggìa</strong> (<em>Acacia farnesiana (L.) Willd, 1806</em>) è una pianta appartenente alla famiglia delle <em>Fabaceae</em>, sottofamiglia <em>Mimosoideae</em>.</p>
<p>Si tratta un arbusto deciduo con fusto alto fino a 6-7 metri, e con diametro di 20 cm, con rami pendenti. Le foglie sono bipennate, provviste di stipole spinose, lunghe da 1,5 a 5 cm, formate da 4-10 paia di pinne composte da numerose piccole foglioline, lunghe 2–4 mm. Ha infiorescenze globose, di colore giallo-dorato, solitarie o in piccoli gruppi, riunite all&#8217;ascella delle foglie, molto profumate. Il frutto è un legume grossolanamente cilindrico, contenente da 2 a 10 semi, ricoperti da un tegumento di colore bruno. Originaria dell’America centrale e meridionale si è naturalizzata in molti paesi, compresa l’Italia.</p>
<p>Predilige posizioni molto assolate, suoli di qualsiasi tipo, inclusi quelli più poveri e sabbiosi, senza preferenze di pH. Rifugge solamente dai ristagni idrici.</p>
<p>Il fogliame è una notevole fonte di foraggi in buona parte della sua gamma, con un tenore di proteine di circa il 18%. Inoltre, essendo una leguminosa, può essere inserita, con accortezza per migliorare il contributo di azoto in alcuni terreni.</p>
<p>Dai fiori si ricava una essenza pregiatissima per la cosmetica chiamata <strong>Cassie</strong>. È ampiamente usato nell&#8217;industria dei profumi in Europa. L&#8217;unguento profumato di Cassie è realizzato in particolar modo in India. In cosmesi vengono utilizzati i fiori di Acacia in bagni a effetto emolliente, soprattutto per pelli secche.</p>
<p>La pianta è dotata, se ingerita, di un certo grado di tossicità, e si possono avere, ad alti dosaggi, vomito, fenomeni diarroici.</p>
<p>Questa pianta, come detto, è utilizzata per scopi ornamentali per la sua bella e profumata fioritura primaverile, con fiori singoli, sferici, che si formano all’ascella delle foglie.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/acacia-farnesiana/">Acacia Farnesiana</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">23227</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Trifoglio dei prati &#124; Trifolium pratense</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/trifoglio-dei-prati-trifolium-pratense/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Aug 2022 10:57:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[alcol benzilico]]></category>
		<category><![CDATA[Altri Vegetali]]></category>
		<category><![CDATA[antranilato di metile]]></category>
		<category><![CDATA[glucosidi cianogenici e cumarine]]></category>
		<category><![CDATA[pianta foraggera]]></category>
		<category><![CDATA[rotazione agraria]]></category>
		<category><![CDATA[salicilato di metile]]></category>
		<category><![CDATA[trifoglio]]></category>
		<category><![CDATA[Trifoglio dei prati]]></category>
		<category><![CDATA[Trifoglio rosso]]></category>
		<category><![CDATA[Trifoglio violetto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=23221</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il trifoglio (Trifolium pratense), chiamato comunemente Trifoglio dei prati, Trifoglio rosso o Trifoglio violetto, è una pianta erbacea perenne, a vita breve (nonostante la denominazione, in Italia ha un ciclo di vita che rarissimamente supera i due anni); alta 10-40 cm., con rizoma strisciante, legnoso, avvolto da guaine scure e fusti cespugliosi, ascendenti o striscianti, &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/trifoglio-dei-prati-trifolium-pratense/">Trifoglio dei prati | Trifolium pratense</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>trifoglio </strong>(<em>Trifolium pratense</em>), chiamato comunemente <strong>Trifoglio dei prati</strong>, <strong>Trifoglio rosso</strong> o <strong>Trifoglio violetto</strong>, è una pianta erbacea perenne, a vita breve (nonostante la denominazione, in Italia ha un ciclo di vita che rarissimamente supera i due anni); alta 10-40 cm., con rizoma strisciante, legnoso, avvolto da guaine scure e fusti cespugliosi, ascendenti o striscianti, più o meno ramificati.</p>
<p>Le foglie trifogliate, sono composte da foglioline ovato-ellittiche, quasi sempre con una caratteristica macchia biancastra a forma di &#8220;V&#8221; sulla pagina superiore. Alla base delle foglie sono presenti due stipole lanceolate, bianco-mambranacee, rigonfie, terminanti in una punta simile a una setola. I fiori sono rosa scuro con base più chiara, lunghi 12–15 mm, apparenti come una densa infiorescenza, e sono generalmente coperti di calabroni.</p>
<p>La specie è distribuita principalmente nelle regioni temperate e subtropicali dell&#8217;emisfero boreale del globo, rifuggendo solo l&#8217;eccessiva umidità o aridità del suolo.</p>
<p>Fiorisce da maggio a settembre. In Italia il trifoglio dei prati è molto comune e diffuso; si può trovare ovunque, dal livello del mare fino ai 2600 metri d&#8217;altezza, nei prati, lungo i sentieri, nelle radure, nei pascoli di pianura e montagna, nei coltivi. È molto resistente al freddo e predilige di norma i terreni argillosi.</p>
<p>Consumato come fieno fresco è talmente apprezzato dal bestiame da essersi meritato il nome di &#8220;<strong>pane del latte</strong>&#8220;. Oltre che importante <strong>pianta foraggera</strong>, il trifoglio rosso è utilizzato anche nella <strong>rotazione agraria</strong> per l&#8217;arricchimento del suolo e l&#8217;incremento delle proprietà nutritive dell&#8217;erba. I trifogli, infatti, presentano sulle radici, dei piccoli tubercoli, di forma cilindrica e lunghi qualche millimetro, contenenti batteri (<em>Rhizobium trifali</em>) in grado di trasformare l&#8217;abbondante azoto presente nell&#8217;aria in sali minerali essenziali alla crescita delle piante stesse.</p>
<p>Il trifoglio pratense è anche un&#8217;importante <strong>pianta mellifera</strong>, essendo in alcune località l&#8217;unica fonte di nettare e di polline per le api nei mesi estivi, anche se il suo più affezionato impollinatore ad ogni modo sembra essere il bombo, i cui nidi si trovano nella terra, lungo i campi, nei boschetti e nei prati incolti. Dai fiori essiccati si ottiene un olio volatile ed un colorante giallo.</p>
<p>Dioscoride Pedanio, è stato un botanico e medico greco antico vissuto nella Roma imperiale sotto Nerone; i suoi scritti in campo botanico e farmaceutico sono rimasti validi fino al XVIII secolo; egli riferiva di un certo <strong>trifoglio acuto</strong>, dall&#8217;odore intenso e dalle foglioline lanose, assai diffuso in Sicilia e di grande utilità <strong>contro i morsi dei serpenti</strong>, oltre ciò ne consigliava ulteriori utilizzi. Semi, foglie e radici della pianta erano indicati per &#8220;il <strong>mal caduco</strong>&#8221; (epilessia), l&#8217;idropisia e i dolori al costato, per agevolare minzioni e mestrui e per guarire febbri terzane e quartane.</p>
<p>Il trifoglio (<em>Trifolium pratense</em>) è stato utilizzato nella medicina tradizionale per il<strong> trattamento di patologie cutanee croniche, della menopausa, della tosse e di altri disturbi respiratori</strong>. I suoi estratti contengono svariati composti volatili quali <strong>alcol benzilico</strong>, <strong>salicilato di metile</strong> ed <strong>antranilato di metile</strong>; <strong>isoflavoni</strong>; <strong>glucosidi cianogenici</strong> e <strong>cumarine</strong>, ai quali è possibile attribuire alcuni degli effetti sopra citati.</p>
<p>Per la presenza di composti cumarinici, il trifoglio <strong>può aumentare il rischio emorragico</strong> dei FANS e del warfarin. Inoltre, studi <em>in vitro</em> hanno dimostrato che gli estratti della pianta possono alterare il metabolismo o l’efficacia dei farmaci metabolizzati dal CYP<sub>3</sub>A<sub>4</sub>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/trifoglio-dei-prati-trifolium-pratense/">Trifoglio dei prati | Trifolium pratense</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">23221</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Cimicifuga &#124; Cimicifuga racemosa</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/cimicifuga-cimicifuga-racemosa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Aug 2022 10:42:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido salicilico]]></category>
		<category><![CDATA[acteina]]></category>
		<category><![CDATA[alcaloidi]]></category>
		<category><![CDATA[Altri Vegetali]]></category>
		<category><![CDATA[Cimicifuga racemosa]]></category>
		<category><![CDATA[cimicifugina]]></category>
		<category><![CDATA[cimifugoside]]></category>
		<category><![CDATA[desossiacetilacteolo]]></category>
		<category><![CDATA[desossiacteina]]></category>
		<category><![CDATA[erba delle donne]]></category>
		<category><![CDATA[racemosina]]></category>
		<category><![CDATA[tannini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=23218</guid>

					<description><![CDATA[<p>La Cimicifuga racemosa appartiene alla famiglia delle Ranunculaceae. Nota per le proprietà antinfiammatorie e riequilibranti, è utile per la cura dei disturbi ginecologici e alleviare i disturbi legati alla menopausa e nei casi di morsi di serpente. Pianta originaria del Nord America, introdotta in Europa intorno al 1732, predilige zone ombreggiate con terreni umidi e &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/cimicifuga-cimicifuga-racemosa/">Cimicifuga | Cimicifuga racemosa</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong><em>Cimicifuga racemosa</em></strong> appartiene alla famiglia delle <em>Ranunculaceae</em>. Nota per le proprietà antinfiammatorie e riequilibranti, è utile per la cura dei disturbi ginecologici e alleviare i disturbi legati alla menopausa e nei casi di morsi di serpente.</p>
<p>Pianta originaria del Nord America, introdotta in Europa intorno al 1732, predilige zone ombreggiate con terreni umidi e ricchi di humus. E’ una pianta erbacea perenne, con fusto glabro alto da 1,20, che può raggiungere i 2,60 m. a completa fioritura. Le foglie sono larghe, alternate, composte, tri-ternate, si originano da piccioli corti e sessili.</p>
<p>I lunghi fiori bianchi si trovano su un racemo ramificato terminale. La caratteristica più tipica dei fiori sono i numerosi stami, consistenti di sottili filamenti con antere bianche.</p>
<p>Quattro o cinque sepali bianchi, piccoli e concavi sono più grandi dei petali quasi insignificanti. Il pistillo bianco e solitario è glabro e sessile. Il frutto è un follicolo venato secco e ovale che si divide lungo una sutura ventrale con da 8 a 10 semi triangolari e marroni divisi in due file.</p>
<p>E’ una pianta molto usata a scopi ornamentali e coltivata per questo motivo in molti giardini in tutta Europa.</p>
<p>Il curioso nome cimicifuga, coniato da Linneo, allude proprio alla presunta <strong>attività insettifuga</strong> attribuita a questa pianta, per l&#8217;odore disgustoso e fetido che emana, che a oggi non trova nessuna dimostrazione di validità.  I cinesi classificarono la cimicifuga come una pianta amara, fredda, che riduce calore e tossicità e che viene usata per trattare gli stati infiammatori causati da eccesso di calore.</p>
<p>I nativi americani usavano questa pianta per <strong>problemi mestruali, di parto (per facilitarlo) e di menopausa</strong> ed il nome Squaw Root (<strong>radice della squaw</strong>) implica proprio la sua importanza come pianta femminile (<strong>“erba delle donne”)</strong>. Altri usi comprendevano l&#8217;utilizzo come diaforetico in vari malesseri e febbri, l&#8217;uso del decotto esternamente per problemi reumatici e l&#8217;uso esterno della radice come antidoto ai morsi di serpenti.</p>
<p>La radice della cimicifuga contiene <strong>glicosidi triterpenici</strong> (<strong>acteina</strong>, <strong>cimifugoside</strong>, <strong>desossiacetilacteolo</strong> e <strong>27-desossiacteina</strong>), <strong>alcaloidi, acidi grassi, acido salicilico, tannini, cimicifugina o macrotina</strong> (resina), <strong>racemosina, flavonoidi, oligoelementi</strong> che conferiscono alla pianta proprietà antinfiammatoria, e riequlibrante del sistema ormonale femminile, per la <strong>capacità della pianta di imitare la serotonina e alleviare così i disturbi neurovegetativi della menopausa e le vampate di calore</strong>, sudorazioni, mal di testa, vertigini, palpitazioni cardiache, ronzii alle orecchie, nervosismo e irritabilità, disturbi del sonno e stati depressivi.</p>
<p>I <strong>fitoestrogeni</strong> della cimicifuga infatti sono in grado di legarsi ai recettori per la <strong>serotonina</strong> posti nell’ipotalamo (un nucleo di cellule nervose situato nella parte bassa del cervello), svolgendo così un’azione simile a quella di questo neurotrasmettitore utile nel trattamento della sindrome menopausale, sindrome premestruale, dismenorrea (mestruazioni dolorose) e oligomenorrea (mestruazioni scarse).</p>
<p>Inoltre da questi studi è emerso che la pianta tende a ridurre i livelli di calcio e di fosforo nel sangue, e favorire l&#8217;aumento della massa ossea, giustificando così il suo utilizzo per combattere l&#8217;osteoporosi tipica della donna in menopausa. Infine, la cimicifuga è impiegata anche come rimedio antinfiammatorio e antireumatico, in particolare in pazienti con artrosi, dolori muscolari e nevralgie conseguenti a fatti reumatici, e sembra piuttosto attiva anche contro la mal di testa, particolarmente in quella di origine muscolotensiva.</p>
<p>La <em>Cimicifuga racemosa</em> è stata associata alla comparsa di disturbi epatici, per cui si sconsiglia di utilizzarla in caso di problematiche epatiche o in contemporanea a farmaci o prodotti erboristici potenzialmente epatotossici. Se usata ad alte dosi possono comparire effetti collaterali come emicrania, vertigini, nausea e diarrea.</p>
<p>Evitare l’assunzione in caso di sensibilità individuale alla pianta o ad alcuni suoi componenti. Evitare in caso di tumori estrogeni-dipendenti (pregressi o attuali). Non assumere in gravidanza e allattamento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/cimicifuga-cimicifuga-racemosa/">Cimicifuga | Cimicifuga racemosa</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">23218</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Tanaceto o erba amara &#124; Tanacetum vulgare</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/tanaceto-o-erba-amara-tanacetum-vulgare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Aug 2022 10:27:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Altri Vegetali]]></category>
		<category><![CDATA[erba amara]]></category>
		<category><![CDATA[erba atanasìa]]></category>
		<category><![CDATA[erba dei vermi]]></category>
		<category><![CDATA[partenolidi]]></category>
		<category><![CDATA[polisaccaridi]]></category>
		<category><![CDATA[resine]]></category>
		<category><![CDATA[Santolina odorosa]]></category>
		<category><![CDATA[sequiterpenici]]></category>
		<category><![CDATA[tanacetina]]></category>
		<category><![CDATA[tanaceto]]></category>
		<category><![CDATA[tannini]]></category>
		<category><![CDATA[terpeni]]></category>
		<category><![CDATA[tujone]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=23215</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tanacetum L. 1753 (più nota col nome di erba amara) è un genere di piante Spermatofite Dicotiledoni appartenenti alla famiglia delle Asteraceae, dall&#8217;aspetto di piccole erbacee, alte fino a 120-150 cm, dai fiori bianco-gialli simili alle margherite. Vegeta su terreni incolti, ruderi, lungo i margini delle strade o le sponde dei corsi d&#8217;acqua e le &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/tanaceto-o-erba-amara-tanacetum-vulgare/">Tanaceto o erba amara | Tanacetum vulgare</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tanacetum</strong> L. 1753 (più nota col nome di <strong>erba amara</strong>) è un genere di piante Spermatofite Dicotiledoni appartenenti alla famiglia delle <em>Asteraceae</em>, dall&#8217;aspetto di piccole erbacee, alte fino a 120-150 cm, dai fiori bianco-gialli simili alle margherite.</p>
<p>Vegeta su terreni incolti, ruderi, lungo i margini delle strade o le sponde dei corsi d&#8217;acqua e le boscaglie umide, sui pendii erbosi collinari e montani fino a 1600 metri sul livello del mare. Le foglie composte con margini seghettati, di colore verde brillante, le conferiscono una somiglianza con le felci; i fiori, capolini di un giallo vivace riuniti in fitte infiorescenze terminali a corimbo, emanano un forte odore canforato e sono molto appariscenti e ornamentali, tanto che la pianta, seppur cresca spontanea, viene anche coltivata nei giardini o sui balconi.</p>
<p>I frutti sono piccoli acheni con costolature longitudinali (a sezione pentagonale), forniti di un piccolo pappo a coroncina (pappo = appendice piumosa che favorisce la dispersione dei semi per opera del vento).</p>
<p>Il tanaceto cresce spontaneamente su tutto il territorio italiano. E’ assente solo in rare zone del Meridione e in Sardegna.</p>
<p>Il nome generico (<em>Tanacetum</em>), derivato dal latino medioevale “tanazita” che a sua volta deriva dal greco ”athanasia” (= immortale, di lunga durata) probabilmente sta a indicare la lunga durata dell&#8217;infiorescenza di questa pianta; in altri testi si fa riferimento alla credenza che le bevande fatte con le foglie di questa pianta conferissero vita eterna.</p>
<p>Il nome specifico &#8220;vulgare&#8221; dal latino vulgus = volgo, ne indica la diffusione come specie assai comune. Il Tanaceto è chiamato anche <strong>Erba amara, Erba atanasìa, Erba dei vermi, Santolina odorosa</strong>.</p>
<p>Il nome scientifico attualmente accettato (Tanacetum) è stato proposto da Carl von Linné, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione Species Plantarum del 1753.</p>
<p>La droga, cioè la parte di pianta dotata di proprietà officinali, è costituita dalle sommità fiorite e dalla radice del tanaceto, i cui costituenti chimici sono <strong>olio essenziale contenente tujone</strong> (la cui presenza conferisce una certa tossicità alla pianta) e <strong>pinene, flavonoidi</strong>, il principio amaro <strong>tanacetina</strong>, <strong>resine</strong>, partenolidi, terpeni, sequiterpenici, <strong>polisaccaridi</strong>, <strong>tannini</strong>. L’odore forte tipico del tanaceto è dovuto all’elevato contenuto di canfora.</p>
<p>Il tujone rende le foglie velenose se consumate in elevate quantità. Il tujone è un olio volatile o terpene, ed è tra i più popolari composti contenuti nelle bevande alcoliche a base di assenzio.</p>
<p>Il tujone, da molti, è considerata una sostanza afrodisiaca, tuttavia ha effetti dannosi per la salute umana. Si parla di un principio attivo tossico perché può causare: convulsioni, allucinazioni, spasmi, aumento dell’attività cerebrale e in alcuni individui addirittura la morte.</p>
<p>Nei fiori di tanaceto è presente una sostanza amara chiamata <strong>tanacetina</strong>. Le foglie sono ricche di glucosidi, acido gallico, oli essenziali e flavonoidi.</p>
<p>Nella <strong>medicina alternativa</strong>, le foglie di tanaceto, raccolte prima della fioritura ed essiccate, vengono impiegate per la preparazione di infusi e tisane considerati dei blandi rimedi contro digestione difficile, influenza stagionale e, in generale, per rinforzare l’organismo.</p>
<p>Gli infusi venivano usati anche per agevolare la guarigione di ferite. In particolare, al tanaceto vengono attribuite le seguenti <strong>proprietà</strong>: <strong>digestive</strong> (stimola la digestione a livello gastrico); <strong>febbrifughe</strong> (fa abbassare la temperatura corporea); <strong>toniche</strong> (rafforza l’organismo); <strong>vermifughe</strong> (previene la comparsa di vermi intestinali); <strong>antiedemigene astringenti</strong> (limita la secrezione di liquidi); <strong>vulnerarie</strong> (agevola la guarigione delle ferite).</p>
<p><strong>All&#8217;olio essenziale sono attribuite proprietà antimicrobiche, antielmintiche, insettifughe</strong>; <strong>le sommità fiorite svolgono attività emmenagoga, carminativa, antireumatica, antinevralgica e di contrasto all&#8217;emicrania</strong>. Un infuso di tanaceto può essere molto utile nei soggetti che soffrono di cefalea nervosa; non serve a molto in caso di cefalea posturale perché in questo contesto bisognerebbe agire sulla causa del mal di testa e assumere una postura più corretta.</p>
<p>Il tanaceto è indicato anche per <strong>uso cosmetico locale</strong> per le sue proprietà antinfiammatorie, antiflogistiche, antistaminiche, antipruriginose, in caso di eczemi e dermatiti.</p>
<p>Dalle varie parti del tanaceto <strong>l&#8217;industria ricava insetticidi, repellenti, </strong>tinture naturali, <strong>coloranti</strong> (verde dai germogli e giallo dai fiori).</p>
<p>In virtù dell&#8217;intenso odore canforato della pianta era comune usanza popolare appendere mazzi di tanaceto alle finestre per tenere lontane le mosche, riporre rametti negli armadi contro gli insetti, e disporli davanti alle tane delle formiche, anche in polvere, o lungo i loro percorsi.</p>
<p>Per la presenza del tujone, che può risultare tossico, il tanaceto deve essere utilizzato con prudenza e alle dosi raccomandate. Non va utilizzato in gravidanza e allattamento.</p>
<p><strong>Il tanaceto in cucina</strong> è molto utilizzato in Piemonte e nella Francia meridionale dove s’impiega per la produce del liquore <strong>Arquebuse</strong> (Alpestre), del <strong>vermut</strong> e per la produzione di <strong>caramelle alpestri</strong>. In Piemonte il tanaceto è annoverato tra i prodotti agroalimentari tradizionali approvati dal consiglio Regionale.</p>
<p>Il tanaceto è usato per aromatizzare frittate e insalate mentre i nostri nonni lo usavano per tisane e tè capaci di favorire la digestione. L’uso del tanaceto non è limitato in Italia e Francia ma è diffuso in tutta Europa; per esempio, nell’Inghilterra del Nord è impiegato per aromatizzare pudding e biscotti; nello Yorkshire, i semi di tanaceto sono usati per preparare i biscotti tradizionali delle ricorrenze funebri.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/tanaceto-o-erba-amara-tanacetum-vulgare/">Tanaceto o erba amara | Tanacetum vulgare</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">23215</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Tamaro &#124; Tamus communis</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/tamaro-tamus-communis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Aug 2022 10:13:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Altri Vegetali]]></category>
		<category><![CDATA[bacche tossiche]]></category>
		<category><![CDATA[erba delle donne picchiate]]></category>
		<category><![CDATA[ossalati di calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Pianta officinale]]></category>
		<category><![CDATA[saponine]]></category>
		<category><![CDATA[tàmaro]]></category>
		<category><![CDATA[tannini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=23211</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il tàmaro, Tamus communis o Dioscorea communis, è una pianta erbacea perenne rampicante monocotiledone della famiglia delle Dioscoreaceae. Il portamento della pianta e gli apparenti grappoli in cui si riuniscono le bacche ricordano la vite, mentre i giovani getti ricordano il turione degli Asparagus officinalis. Per questi motivi i vari nomi in vernacolo, in genere, &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/tamaro-tamus-communis/">Tamaro | Tamus communis</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>tàmaro</strong>, <em>Tamus communis</em> o <em>Dioscorea communis</em>, è una pianta erbacea perenne rampicante monocotiledone della famiglia delle <em>Dioscoreaceae</em>. Il portamento della pianta e gli apparenti grappoli in cui si riuniscono le bacche ricordano la vite, mentre i giovani getti ricordano il turione degli <em>Asparagus officinalis</em>. Per questi motivi i vari nomi in vernacolo, in genere, fanno riferimento alla vite o all&#8217;asparago.</p>
<p>La parola “Tamus” deriva dal nome latino “Uva Tamina” attribuito ad una pianta rassomigliante a una vite. Viene inoltre chiamata anche Discorea perché dedicata al medico botanico greco Discoride, vissuto nel I° secolo dopo Cristo. Con l&#8217;epiteto &#8216;communis&#8217; si sottolinea la diffusione comune della specie.</p>
<p>In Italia cresce soprattutto nel sottobosco, ma anche nelle radure, partendo dal livello del mare per arrivare fino agli ottocento metri d’altitudine e più. Sull’Etna, poi, si può trovare fino ai 1400 metri d’altitudine. Il tamaro è una pianta spontanea, classificata anche come <strong>pianta officinale</strong>. La velocità della sua crescita è davvero sorprendente: a sole tre ore dalla germinazione, i primi germogli iniziano già a spuntare.</p>
<p>Rispetto alle altre piante la sua crescita è veramente più rapida, il che non è sempre un bene per chi ha le radici nelle sue vicinanze. Basti pensare alle fragoline di bosco, che spesso non riescono a ricevere sufficiente luce solare perché sono coperte proprio dal tamaro. Spesso, inoltre, si attorciglia attorno ad altre piante legnose. Questa pianta bulbosa e rampicante è dotata di una fragile radice carnosa e tuberosa. All’esterno è nera e il suo fusto può essere alto dai tre ai cinque metri.</p>
<p>Le <strong>foglie</strong>, alterne e glabre, sono di colore verde brillante e sono inserite sui fusti mediante sottili piccioli cilindrici di colore verde pallido lunghi mediamente 8 centimetri. La lamina fogliare, lunga 5-10 cm e larga 4-8 cm, è cuoriforme con nervature marcate convergenti tutte nell’apice appuntito. La base della foglia è suddivisa in due lobi a forma di U aperta. Le foglie giovani sono lucide mentre quelle ben sviluppate sono opache.</p>
<p>Il Tamaro è una pianta dioica. Ha fiori maschili e femminili di colore giallo-verdognolo con perianzio diviso in sei lobi. I <strong>fiori </strong>maschili sono riuniti in infiorescenze a racemi lunghe circa 15 cm sorrette da lunghi peduncoli, mentre quelli femminili sono racemi lunghi non più di 1 cm portate da corti peduncoli.</p>
<p>I <strong>frutti</strong> sono <strong>bacche globose amarissime di colore rosso brillante</strong> simili a quelle del Ribes, hanno la grandezza di un pisello, e crescono riunite in densi grappoli penduli che persistono sui rami anche dopo la caduta delle foglie. Le bacche mature sono molto decorative e anche se <strong>tossiche per l’uomo</strong> costituiscono una fonte di cibo per gli uccelli.</p>
<p>I <strong>principali componenti</strong> del tamaro sono le <strong>saponine</strong>, i <strong>tannini,</strong> gli <strong>ossalati di calcio</strong> e <strong>potassio</strong>.</p>
<p>Alla pianta vengono attribuite <strong>proprietà officinali, emetiche, purgative, risolventi, rubefacenti, stimolanti</strong> conferite a questa pianta ai principi attivi della radice.</p>
<p>Per le proprietà rubefacenti e stimolanti veniva utilizzato come rinforzante del cuoio capelluto; ridotta in polvere, poi, veniva utilizzata per allontanare i pidocchi dal cuoio capelluto.</p>
<p>E’ risolvente di contusioni, distorsioni e strappi muscolari. La cultura popolare francese ha denominato questa pianta “herbe aux femmes battues”, <strong>erba delle donne picchiate</strong>. È chiaro il riferimento alle <strong>proprietà per placare le ecchimosi, le contusioni e i lividi</strong>. Questa capacità così utile è merito delle <strong>saponine</strong> contenuta dalla pianta, che è ottima per curare le ferite. Inoltre, fra le principali sostanze che contiene ci sono anche l’<strong>istamina </strong>e l’<strong>ossalato di potassio</strong>, che grazie alla loro funzione di stimolare la circolazione periferica fanno sì che la guarigione acceleri.</p>
<p>Questa capacità, in Italia, è valsa alla <em>tamus communis</em> l’appellativo di <strong>Sigillo della Madonna</strong>. Ci si riferiva al liquido che si otteneva spremendo le radici, e che veniva utilizzato appunto per sigillare le ferite. Particolarmente diffuso era un unguento che si otteneva grattugiando la radice ed unendola con quantità uguale di strutto, per poi applicarla esternamente sopra la parte interessata.</p>
<p>Anticamente la radice veniva usata come <strong>purgante</strong> (molto potente), ma anche come <strong>antireumatico</strong> e <strong>anti gottoso;</strong> veniva inoltre utilizzata per la preparazione di infusi e decotti contro l’influenza, il raffreddore e i reumatismi</p>
<p><strong>Oggi l’utilizzazione del tamaro come pianta medicinale è del tutto abbandonata </strong>a causa degli effetti collaterali dovuti alla presenza di ossalato di calcio e di potassio, saponine e una sostanza simile all’istamina.</p>
<p>L’uso non controllato anche per via esterna, può comportare effetti collaterali di una certa gravità: reazioni allergiche, vomito, diarrea, danni ai reni, all’apparato digerente e a quello respiratorio</p>
<p>In cucina, i turioni del tamaro poiché sono commestibili, vengono consumati come gli asparagi o quelli del pungitopo, previa sbollentatura, saltati in padella con aglio e olio, nelle minestre o come ripieno di torte rustiche. In molte regioni, la polvere della radice essiccata del tamaro viene utilizzata insieme ai semi di finocchio, coriandolo, anice e cannella per aromatizzare i piatti a base di carne di maiale.</p>
<p>E’  assolutamente vietato prendere per via orale l’estratto di tamaro o qualunque parte della pianta.</p>
<p>In giardinaggio è impiegata sui terrazzi e nei giardini, semplicemente come pianta ornamentale.</p>
<p>Ad ogni modo, al di là di quanto accennato, <strong>le bacche del tamaro sono altamente tossiche</strong>, addirittura letali, specie se assunte dai bambini. In linea di massima, dei principi tossici sono presenti sia nelle bacche che nelle radici. Se ne viene ingerita una grande quantità, l’avvelenamento si manifesta con vomito, coliche e addirittura la morte. Ecco perché è necessario procedere sempre con la massima cautela.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/tamaro-tamus-communis/">Tamaro | Tamus communis</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">23211</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
