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	<title>serotonina Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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	<title>serotonina Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>L’asse bidirezionale intestino-cervello</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/lasse-bidirezionale-intestino-cervello/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jul 2025 08:54:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
		<category><![CDATA[asse intestino-cervello]]></category>
		<category><![CDATA[microbiota intestinale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il cervello e l&#8217;intestino sono in continua e costante comunicazione attraverso un complesso sistema chiamato asse intestino-cervello, che coinvolge segnali biochimici neuronali, ormonali e immunologici. Questa interazione è bidirezionale: lo stato di salute dell&#8217;intestino influisce sul cervello e viceversa. Svolgono un ruolo rilevante Sistema nervoso enterico: L&#8217;intestino è deputato a molto di più che a digerire il cibo &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-32629" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2025/07/intestino-cervello-150x118.jpg" alt="" width="150" height="118" />Il cervello e l&#8217;intestino sono in continua e costante comunicazione attraverso un complesso sistema chiamato asse intestino-cervello, che coinvolge segnali biochimici neuronali, ormonali e immunologici. Questa interazione è bidirezionale: lo stato di salute dell&#8217;intestino influisce sul cervello e viceversa.</p>
<p>Svolgono un ruolo rilevante</p>
<ul>
<li><strong>Sistema nervoso enterico: </strong>L&#8217;intestino è deputato a molto di più che a digerire il cibo che viene ingerito. possiede un proprio sistema nervoso, chiamato <strong>sistema nervoso enterico</strong> (SNE), che contiene circa 100 milioni di neuroni; questo sistema opera in completa autonomia, ed è in grado di dare vita ad azioni specifiche, come le <strong>contrazioni intestinali</strong>o il <strong>rilascio degli enzimi digestivi</strong>. Non solo: l’intestino può anche <strong>integrare ed elaborare gli stimoli</strong>, sia interni che esterni, che il corpo riceve e interagire con il sistema nervoso centrale. Questo tipo di interazione si verifica attraverso un vero e proprio <strong>scambio di informazioni</strong> che viene mediato dal cosiddetto “<strong>sistema psiconeuroimmunoendocrino</strong>”.</li>
<li><strong>Microbiota intestinale: </strong>Il microbiota, ovvero l&#8217;insieme di batteri che vivono nell&#8217;intestino, gioca un ruolo importante nella comunicazione con il cervello. I batteri intestinali producono sostanze che possono raggiungere il cervello attraverso la barriera emato-encefalica e influenzare l&#8217;umore, il comportamento e il sistema immunitario, che a loro volta possono influenzare il cervello.</li>
</ul>
<p>Il <strong>microbiota intestinale</strong> è unico e diverso per ogni persona e subisce un periodico rinnovamento in funzione di diversi fattori – <strong>genetici, alimentari, ambientali o legati all’alimentazione e allo stile di vita</strong>. In condizioni ottimali (eubiosi), microorganismi che lo compongono hanno <strong>un’azione benefica sul corpo</strong>, perché rappresentano una <strong>barriera protettiva per l’intestino</strong>. Una dieta ricca di zuccheri raffinati, grassi e povera di fibre, stati di stress, infezioni. farmaci possono invece favorire la proliferazione di batteri indesiderati e quindi una condizione di <strong>disbiosi</strong>.</p>
<p>Il microbiota produce alcune sostanze, come ad esempio <strong>acidi grassi a catena corta</strong>, <strong>citochine</strong> e <strong>neurotrasmettitori</strong>, che modulano l’attività cerebrale in modo diretto, ma anche indirettamente attraverso gli effetti sul sistema immunitario. Allo stesso modo, anche il cervello è in grado di influenzare il microbiota, sia attraverso molecole prodotte dal sistema immunitario, sia attraverso il rilascio di ormoni.</p>
<ul>
<li><strong>Nervo vago: </strong>Il nervo vago è un componente del sistema nervoso parasimpatico, nonché una via di comunicazione neurale molto importante trasmettendo informazioni in entrambe le direzioni.  Questo nervo partecipa attivamente alle interazioni bidirezionali tra microbiota intestinale e cervello, per mantenere l’omeostasi di entrambi. Ad esempio, le perturbazioni del nervo vago possono causare disfunzioni del sistema nervoso centrale, come disturbi dell’umore o malattie neurodegenerative, o alcune patologie gastrointestinali come la malattia infiammatoria intestinale e la sindrome dell’intestino irritabile. Alcuni studi hanno indicato che le fibre vagali regolano le risposte alle condizioni ambientali o fisiopatologiche nel sistema gastrointestinale attraverso il rilascio di neurotrasmettitori; sono stati, infine, osservati anche effetti immunoregolatori del nervo vago sulla permeabilità intestinale e sull’immunità locale.</li>
</ul>
<p>Uno stile di vita sano e una dieta equilibrata sono in grado di regolare la flora intestinale, influenzando la composizione del microbiota intestinale e la regolare funzione dell’asse intestino-cervello. Di contro, un’alimentazione ricca di acidi grassi insaturi può causare una maggiore reattività del sistema immunitario e agire come stimolo infiammatorio sia sistemico che cerebrale, favorendo così una maggiore suscettibilità alle malattie neurologiche e psichiatriche. Le diete ricche di fibre, come quelle vegetariane, promuovono un maggiore assorbimento intestinale e facilitano la digestione aumentando l’attività peristaltica. Alcune fibre alimentari possono essere ulteriormente classificate come prebiotiche, perché modulano la composizione del microbiota intestinale, portando a un aumento della popolazione batterica di microrganismi probiotici come bifidobatteri e lattobacilli.</p>
<p>Le diete ricche di proteine vegetali, come quelle vegetariane e mediterranee, sono altresì associate a una migliore funzione della barriera intestinale e a un ridotto rischio di infiammazione. D’altra parte, le diete ad alto contenuto di carboidrati favoriscono un aumento delle <em>Enterobacteriaceae</em>, specie che sembrano essere associate all’infiammazione intestinale e cerebrale.</p>
<p>Il tipo di alimentazione quotidiana, dunque, è in grado di influenzare la salute mentale, regolando il microbiota intestinale e i processi autoimmuni. La dieta mediterranea, particolarmente ricca di fibre e verdure che stimolano l’attività di batteri benefici, sembra favorire non solo la salute cardio-vascolare e metabolica intestinale, ma anche quella mentale.</p>
<ul>
<li><strong>Ormoni e neurotrasmettitori: </strong>L&#8217;intestino produce ormoni e neurotrasmettitori, come la <strong>serotonina</strong>, che influenzano il cervello e possono modulare l&#8217;umore, l&#8217;appetito e il sonno. La serotonina svolge un ruolo fondamentale per la regolazione dell’umore e viene prodotta per il 95% dalle cellule distribuite lungo la mucosa intestinale; all’interno dell’intestino essa è in grado di mediare funzioni come la peristalsi, la secrezione, così come la sensazione della nausea. Ecco allora che, attraverso il nervo vago, questi segnali vengono veicolati dalla serotonina al cervello che li associa, ad esempio, al senso di sazietà.</li>
</ul>
<p>Del resto, eventi o periodi stressanti o la nostra (in)capacità di affrontare ansie, paure, decisioni, possono incidere sul normale funzionamento dell’intestino con alterazioni della peristalsi (e conseguenti episodi ad esempio di stipsi o di colite) e della produzione di acidi, di enzimi, di ormoni. Allo stesso modo dieta e disordini intestinali possono avere ricadute sull’umore (ecco cosa significa somatizzare lo stress!).</p>
<p>In sintesi, il cervello e l&#8217;intestino sono in costante dialogo, e la loro interazione è fondamentale per il benessere generale.</p>
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		<title>Ruolo dei neurotrasmettitori serotonina, GABA e dopamina nel regolare l&#8217;inizio del pasto</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/ruolo-dei-neurotrasmettitori-serotonina-gaba-e-dopamina-nel-regolare-linizio-del-pasto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jan 2025 08:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[neurotrasmettitori]]></category>
		<category><![CDATA[neurotrasmettitori serotonina]]></category>
		<category><![CDATA[serotonina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Metabolism dai ricercatori del Baylor College of Medicine e dell&#8217;University of Texas Health Science Center di Houston svela taluni circuiti cerebrali e messaggeri chimici che contribuiscono alla regolazione dell&#8217;inizio del pasto e dell&#8217;assunzione di cibo. Cercare di comprendere meglio come il cervello regola l&#8217;assunzione di cibo serve a migliorare &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Metabolism dai ricercatori del Baylor College of Medicine e dell&#8217;University of Texas Health Science Center di Houston svela taluni circuiti cerebrali e messaggeri chimici che contribuiscono alla regolazione dell&#8217;inizio del pasto e dell&#8217;assunzione di cibo. Cercare di comprendere meglio come il cervello regola l&#8217;assunzione di cibo serve a migliorare la progettazione di nuovi farmaci.</p>
<p>La serotonina è un neurotrasmettitore del cervello che svolge un ruolo centrale essendo risaputo che essa può sopprimere l&#8217;assunzione di cibo. Per tale motivo, i ricercatori hanno cercato circuiti cerebrali e neurotrasmettitori che regolano l&#8217;attività dei neuroni che producono serotonina, attivandoli o inibendoli nei periodi appropriati per raggiungere un consumo alimentare equilibrato. &#8220;Ci siamo chiesti, come possiamo sfruttare questo sistema per regolare l&#8217;alimentazione?&#8221;, ha detto Xu, <em>principal investigator</em>.</p>
<p>La serotonina è sintetizzata principalmente dai neuroni nel nucleo del Rafe dorsale (DRN) nel mesencefalo. I neuroni della serotonina nel DRN proiettano verso numerose regioni cerebrali, tra cui l&#8217;arcuato dell&#8217;ipotalamo (ARH). Il team ha dimostrato che il circuito ARH e due neurotrasmettitori, GABA e dopamina, svolgono un ruolo chiave nell&#8217;inizio del pasto.</p>
<p>&#8220;Lavorando con modelli animali, abbiamo scoperto che quando gli animali hanno fame, i neuroni che producono serotonina nel DRN sono inibiti da GABA e dopamina. Ciò riduce i livelli di serotonina nel cervello, il che consente l&#8217;inizio di un pasto&#8221;, ha spiegato Xu. &#8220;Quando gli animali si nutrono e raggiungono la sazietà, i segnali inibitori sui neuroni della serotonina si riducono e viene prodotta più serotonina per inibire l&#8217;alimentazione tramite proiezioni all&#8217;ARH&#8221;. &#8220;Ciò che rende tutto questo unico è che GABA e dopamina agiscono in sinergia: quando sono presenti entrambi, i neuroni della serotonina sembrano essere più inibiti rispetto a quando è presente solo uno dei due neurotrasmettitori&#8221;, ha affermato Xu.</p>
<p>Questo lavoro è importante perché migliora la nostra comprensione di come il cervello gestisce il peso corporeo e l&#8217;alimentazione, in particolare i ruoli dei neurotrasmettitori in una fase specifica del comportamento alimentare, l&#8217;inizio del pasto. Questa conoscenza può aiutare lo sviluppo di farmaci anti-obesità più appropriati.</p>
<pre>Conde KM, Wong H, Fang S, Li Y, Yu M, Deng Y, Liu Q, Fang X, Wang M, Shi Y, Ginnard OZ, Yang Y, Tu L, Liu H, Liu H, Yin N, Bean JC, Han J, Burt ME, Jossy SV, Yang Y, Tong Q, Arenkiel BR, Wang C, He Y, Xu Y. Serotonin neurons integrate GABA and dopamine inputs to regulate meal initiation. Metabolism. 2025 Feb;163:156099. doi: 10.1016/j.metabol.2024.156099. Epub 2024 Dec 10. PMID: 39667432.</pre>
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		<title>Camu camu &#8211; Myrciaria dubia</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/camu-camu-myrciaria-dubia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Aug 2024 09:29:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Frutti Esotici]]></category>
		<category><![CDATA[Piante ed erbe]]></category>
		<category><![CDATA[araçá-d’água]]></category>
		<category><![CDATA[caçari]]></category>
		<category><![CDATA[camocamo]]></category>
		<category><![CDATA[camu camu]]></category>
		<category><![CDATA[serotonina]]></category>
		<category><![CDATA[vitamina C]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La bacca camu camu è il frutto brasiliano più ricco di Vitamina C, potente antiossidante naturale pieno di effetti benefici. Il camu camu (Myrciaria dubia), noto anche come caçari, araçá-d’água o camocamo, è un arbusto appartenente alla famiglia delle Myrtaceae. Il suo albero cespuglioso cresce selvatico lungo i fiumi, nelle zone paludose e sui suoli &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La bacca camu camu è il frutto brasiliano più ricco di Vitamina C, potente antiossidante naturale pieno di effetti benefici.</p>
<p>Il <strong>camu camu </strong>(<em>Myrciaria dubia</em>), noto anche come <strong>caçari,</strong> <strong>araçá-d’água</strong> o <strong>camocamo</strong>, è un arbusto appartenente alla famiglia delle <strong><em>Myrtaceae</em></strong>. Il suo albero cespuglioso cresce selvatico lungo i fiumi, nelle zone paludose e sui suoli alluvionali della foresta amazzonica, in Brasile, Perù, Venezuela ed in Colombia. I frutti del camu camu sono bacche di colore rosso-viola simili a ciliegie con un diametro tra 1 e 3 cm. Hanno una buccia sottile e una polpa rosso-rosa, succosa e molto acida. Questi frutti hanno un sapore che ricorda quello degli agrumi per cui vengono consumati raramente allo stato naturale, se non dalle popolazioni indigene che abitano i territori dell’Amazzonia, proprio a causa del sapore.</p>
<p>In genere si trova in commercio sotto forma di succhi, puree e polpa, ma viene utilizzato anche per produrre bevande e polvere come additivo di alimenti ed integratori alimentari.</p>
<p>Esistono tre specie di camu camu. Due di esse (<em>Myrciaria spp</em>) si trovano vicino a fiumi di acqua limpida, mentre l’altra (<em>Myrciaria dubia</em>) si trova nelle acque scure.</p>
<p><strong>Proprietà del camu camu</strong></p>
<p>I principi attivi contenuti nella bacca hanno un forte effetto antiossidante nell’organismo. La polvere che si ottiene dalle sue bacche ha proprietà anti-invecchiamento, antivirali, ipotensive e antidepressive. Il camu-camu stimola la produzione di serotonina, responsabile della regolazione dell’umore. La serotonina è ugualmente importante nel controllo dell’appetito, ma gioca un ruolo rilevante anche a livello del sistema cardiovascolare; inoltre favorisce la contrazione della muscolatura liscia dei bronchi e della vescica.</p>
<p>Grazie all’alto contenuto di acido ascorbico e acido citrico, carotenoidi e fenoli, la <em>Myrciaria</em> può rallentare l’ossidazione, ritardare l’invecchiamento, rafforzare il sistema immunitario e nervoso e stimolare il sistema cardiaco.</p>
<p>Le bacche di camu camu svolgono funzioni benefiche che rinforzano le difese dell’organismo e prevengono numerosi disturbi di salute.</p>
<ul>
<li><strong>Antiossidante</strong>: la capacità antiossidante del camu camu è la più alta tra i frutti brasiliani ed è legata principalmente alla frazione ricca di acido ascorbico. Quest’ultimo, insieme ai composti fenolici della bacca, è in grado di proteggere le cellule dai danni causati dallo stress ossidativo prevenendo lo sviluppo di condizioni croniche come le malattie cardiache, le degenerazioni cellulari e i danni al DNA.</li>
<li><strong>Antimutageno</strong>: l’estratto di camu-camu ha presentato effetti <em>in vivo</em> sulla mutagenesi cellulare. L’estratto è stato in grado di ridurre il danno ossidativo e di proteggere dagli effetti mutageni dei farmaci nel midollo osseo e nei micronuclei intestinali.</li>
<li><strong>Antinfiammatorio</strong>: le infiammazioni hanno un impatto negativo sulla salute dell’organismo. Possono favorire le degenerazioni cellulari e lo sviluppo di condizioni patologiche come cancro, malattie cardiache e malattie autoimmuni. Diversi studi dimostrano l’effetto antinfiammatorio del succo di camu camu e dell’estratto dei suoi semi.</li>
<li><strong>Antibatterico</strong>: gli estratti delle bacche e dei semi contrastano lo sviluppo di specie batteriche potenzialmente dannose per l’organismo umano. In particolare ha un’attività efficace su <em>Escherichia coli</em>, Stafilococco aureo, <em>Streptococcus</em> (<em>mutans, mitis, sanguinis, oralis, salivarius</em>) e <em>Lactobacillus casei</em>.</li>
<li><strong>Antipertensivo</strong>: alcuni dei composti fenolici contenuti nel camu camu, in particolar modo i flavonoidi, favoriscono il rilassamento dei vasi sanguigni. Se soffri di ipertensione, le proprietà ipotensive delle bacche gioveranno al tuo benessere.</li>
<li><strong>Immunostimolante</strong>: i principi attivi della <em>Myrciaria</em>, in particolare i composti fenolici e la Vitamina C, rinforzano il sistema immunitario e la resistenza dell’organismo alle malattie.</li>
<li><strong>Antifungino</strong>: gli estratti del camu camu hanno un’attività antimicotica, in particolare nei confronti di vari ceppi di Candida.</li>
<li><strong>Ipoglicemizzante</strong>: gli estratti di Myrciaria possono ridurre i picchi glicemici causati dai pasti ricchi di carboidrati e ridurre le complicanze del diabete.</li>
</ul>
<p>Inoltre,</p>
<ul>
<li>Favorisce la produzione di collagene: grazie all’elevato contenuto di Vitamina C, il camu camu può contribuire alla salute di pelle, ossa, capelli, tendini e legamenti.</li>
<li>Sostiene l’assorbimento del ferro: l’acido ascorbico mantiene il Ferro nella forma Fe2+ (ferro ferroso), che é solubile e maggiormente assimilabile. Se si sta facendo uso di farmaci che inibiscono la pompa protonica per una gastrite o per controllare il reflusso gastroesofageo è necessario integrare la vitamina C.</li>
</ul>
<p>Come hai visto il camu camu non è un semplice alimento. Pur essendo naturale, le sue proprietà lo rendono un rimedio utile per il trattamento di numerosi disturbi, in particolare per contrastare i sintomi dovuti alla carenza di vitamina C.</p>
<p>I suoi estratti sono tra le materie prime più apprezzate nell’industria cosmetica, alimentare e farmaceutica.</p>
<p><strong>Contenuto delle bacche di camu camu</strong></p>
<p>Le bacche di camu-camu hanno un altissimo contenuto di vitamina C, variabile tra il 2-3% del peso fresco a seconda dello stato di maturazione; in particolare, il contenuto di vitamina C diminuisce di pari passo con la maturazione. 100g di camu-camu contengono da 1,5g a 3g di Vitamina C, ovvero il doppio dell’acerola e fino a 57 volte quella contenuta nelle arance. Inoltre</p>
<p>la polpa della <em>Myrciaria dubia</em> contiene numerose costituenti ad azione antiossidante, tra cui:</p>
<ul>
<li>carotenoidi: luteina, β-carotene, violaxantina e luteoxantina</li>
<li>fenoli: tra cui acido ellagico, miricetina, quercetina, antociani, catechina, flavan-3-olo</li>
</ul>
<p>Pur contenendo numerosi attivi anti radicalici, le bacche di camu camu contengono ridotte quantità di elementi nutrizionali, ed il loro apporto energetico risulta ridotto rispetto ad altri frutti.</p>
<p>Composizione della polpa di camu camu</p>
<p>Elemento                          Contenuto in (g/100 g di polpa)</p>
<p>Acqua                                 94,1 ± 0,1</p>
<p>Proteine                            0,4 ± 0,0</p>
<p>Ceneri                                0,3 ± 0,0</p>
<p>Fibre                                   0,1 ± 0,0</p>
<p>Lipidi                                  0,2 ± 0,0</p>
<p>Carboidrati                       3,52</p>
<p>Inoltre, la bacca di Myrciaria contiene svariati minerali in buone o modeste quantità.</p>
<p>Minerale            Contenuto in mg/kg</p>
<p>Sodio                   111,3 ± 4,3</p>
<p>Potassio             838,8 ± 36,2</p>
<p>Calcio                  157,3 ± 4,4</p>
<p>Ferro                   5,3 ± 0,4</p>
<p>Magnesio           123,8 ± 8,7</p>
<p>Manganese        21,1 ± 1,1</p>
<p>Zinco                   3,6 ± 0,1</p>
<p>Rame                   2,0 ± 0,2</p>
<p>Cobalto               0,1 ± 0,0</p>
<p>Piombo               0,2 ± 0,0</p>
<p>Infine, la polpa di Camu-Camu contiene circa il 50-55% di acidi grassi polinsaturi, il 33-38% di acidi grassi saturi ed il 9-14% di monoinsaturi.</p>
<p>Acido grasso     Percentuale in lipidi totali</p>
<p>Tridecanoico                   7,2 ± 1,2</p>
<p>Palmitico                          6,6 ± 0,6</p>
<p>Stearico                             10,0 ± 0,7</p>
<p>Oleico                                 11,8 ± 0,5</p>
<p>Linoleico                           9,7 ± 0,4</p>
<p>g-linolenico                      9,3 ± 0,2</p>
<p>a-linolenico                     3,6 ± 0,1</p>
<p>Eicosadienoico                10,5 ± 0,5</p>
<p>EPA                                     7,0 ± 0,1</p>
<p>Tricosanoico                   11,9 ± 0,7</p>
<p><strong>Come usare il camu camu</strong></p>
<p>Il sapore del camu camu è così acido che la maggior parte delle persone non gradirà mangiarlo da solo. Per ovviare a questo inconveniente, l’industria alimentare lo rende disponibile sotto forma di polpa, purea e succo, anche se spesso viene addolcito per migliorare il gusto.</p>
<p>La forma più diffusa in cui si trovano queste bacche è la polvere disidratata concentrata, caratterizzata da una conservazione più lunga.</p>
<p>Si può aggiungere la polvere di camu camu ai frullati, alla frutta schiacciata, nello yogurt o associarla ad altri condimenti e aromi. Molti principi attivi, ad esempio la Vitamina C, vengono denaturati dal calore. Ricordati di aggiungere la polvere sempre dopo la cottura dei pasti.</p>
<p>Oltre che in queste forme, la <em>Myrciaria dubia</em> è disponibile sotto forma di estratti e integratori concentrati.</p>
<p>Nel mercato erboristico esistono prodotti in capsule e compresse.</p>
<p><strong>Controindicazioni</strong></p>
<p>Le bacche di camu camu sono sicure per la maggior parte delle persone, a meno che vi siano sensibilità individuali.</p>
<p>1 cucchiaino (5 grammi) di camu-camu fornisce circa 682mg di vitamina C, ovvero il 760% della dose giornaliera raccomandata di questo nutriente (RDA = 80mg). Il limite superiore per l’acido ascorbico è di 2.000 mg al giorno, quantità minori sono considerate sicure per la maggior parte delle persone.</p>
<p>Come per tutti gli alimenti, possono insorgere potenziali effetti collaterali a causa di un consumo eccessivo. Tra questi i principali sono disturbi gastrointestinali come diarrea, nausea e crampi addominali. Questi sintomi in genere si risolvono riducendo l’assunzione di vitamina C.</p>
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		<title>Il microbiota intestinale</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/il-microbiota-intestinale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Sep 2023 16:31:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Microbiota]]></category>
		<category><![CDATA[disbiosi]]></category>
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		<category><![CDATA[microbiota intestinale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il microbiota intestinale (termine che ha via via sostituito quello di “flora intestinale”) è l&#8217;insieme dei microrganismi, prevalentemente batteri, ma anche funghi e virus, che convivono e interagiscono con l&#8217;organismo umano senza danneggiarlo, ma stabilendo una simbiosi mutualistica. Il termine microbioma indica invece la totalità del patrimonio genetico posseduto dal microbiota, cioè i geni che quest&#8217;ultimo &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>microbiota intestinale</strong> (termine che ha via via sostituito quello di “flora intestinale”) è <strong>l&#8217;insieme dei microrganismi</strong>, prevalentemente batteri, ma anche funghi e virus, <strong>che convivono e interagiscono con l&#8217;organismo umano</strong> senza danneggiarlo, ma stabilendo una simbiosi mutualistica.</p>
<p>Il termine <strong>microbioma</strong> indica invece la totalità del patrimonio genetico posseduto dal microbiota, cioè i geni che quest&#8217;ultimo è in grado di esprimere.</p>
<p>Il <strong>sistema nervoso enterico</strong> (SNE)</p>
<p>Cervello e intestino sono strettamente correlati; di più parlano lo stesso linguaggio e usano gli stessi mediatori per originare delle reazioni e ottenere risposte agli stimoli.</p>
<p><a href="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/10/microbiota-da-sapere.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-28358" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/10/microbiota-da-sapere-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/10/microbiota-da-sapere-211x300.jpg 211w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/10/microbiota-da-sapere.jpg 578w" sizes="auto, (max-width: 211px) 100vw, 211px" /></a>L’apparato gastrointestinale è un organo decisamente complesso: affinché la digestione e l’assorbimento dei cibi possano aver luogo si devono verificare una serie di eventi, a partire dalla masticazione nella bocca fino all’espulsione degli scarti con le feci. Nel mezzo, ad orchestrare il tutto, vi è il <strong>sistema nervoso enterico</strong> (SNE) che regola e coordina tutte le funzioni che si susseguono. Il sistema nervoso enterico è la più grande e complessa delle tre componenti del sistema nervoso autonomo dell’essere umano; le altre due sono il sistema simpatico e il parasimpatico: i tre sistemi, insieme, sono deputati al controllo del funzionamento dei muscoli degli organi interni, come, per esempio, dei muscoli del cuore e aiutano il corpo a riposare, rilassarsi, digerire il &#8220;cibocervello&#8221; e a reagire a situazioni di emergenza con il classico comportamento di “attacco o fuga”.</p>
<p>Questo sistema nell’uomo è composto da oltre 100 milioni di neuroni (una quantità addirittura superiore a quella dei neuroni presenti nella spina dorsale) che, dal nostro intestino, innervano l’intero tratto gastrointestinale.</p>
<p>Il ruolo della rete organizzata dai neuroni enterici è:</p>
<ul>
<li>contribuire alla motilità gastrointestinale, coordinando i muscoli lisci di stomaco e intestino;</li>
<li>assorbire i nutrienti;</li>
<li>produrre gli acidi gastrici;</li>
<li>sovraintendere e coordinare le diverse funzioni digestive.</li>
</ul>
<p>Se per il controllo di tutte queste funzioni intestinali fosse necessario il pensiero cosciente, in realtà, ci rimarrebbe ben poco tempo per fare altro nella vita, ma <strong>l’evoluzione ha dotato il nostro “secondo cervello” della capacità di gestire il tratto gastrointestinale in autonomia senza il controllo del sistema nervoso centrale</strong>.</p>
<p><strong>L&#8217;asse microbiota &#8211; intestino &#8211; cervello</strong></p>
<p>Quindi, nonostante il sistema nervoso enterico sia in grado di funzionare, per quanto riguarda le funzioni digestive di base, anche senza ricevere segnali dal cervello, <strong>normalmente cervello e intestino lavorano insieme, attraverso un fitto scambio di comunicazioni bi-direzionali lungo l’asse intestino-cervello</strong>.</p>
<p>In questo flusso di comunicazioni svolge un ruolo importante il <strong>microbiota intestinale</strong>, cioè <strong>gli oltre 100 trilioni di microorganismi che vivono nell’intestino e con i quali abbiamo instaurato una relazione simbiotica. Il microbiota intestinale regola l’equilibrio intestinale ed extra-intestinale</strong>.</p>
<p>Inoltre, sempre più prove scientifiche sottolineano il ruolo del microbiota, oltre che nelle infiammazioni croniche dell’intestino, in disturbi neuropsichiatrici, nell’obesità, nel morbo di Parkinson.</p>
<p>L&#8217;idea che l&#8217;intestino influenzi il cervello, e di conseguenza anche il comportamento, è ampiamente riconosciuta e condivisa. Appare ormai sempre più evidente che i microbi dell&#8217;intestino contribuiscono a plasmare il normale sviluppo neurale, la biochimica del cervello e il comportamento. In altri termini, il microbiota intestinale rappresenta l’elemento nodale nella comunicazione tra l&#8217;intestino e il cervello. Tutto ciò ha portato anche alla creazione di una nuova disciplina: la<strong> psico-neuro-endocrino-immunologia (PNEI)</strong>, che si occupa di studiare le connessioni tra detti sistemi. Questi grandi sistemi di regolazione biologica scambiano informazioni tra loro e vengono influenzati dagli stati psicologici.</p>
<p>In effetti, il microbiota pare possa mediare la comunicazione tra intestino e cervello attraverso diverse vie di comunicazione che includono il sistema endocrino, immunitario, metabolico (tramite la produzione di neurotrasmettitori come la serotonina) oppure con il coinvolgimento del sistema nervoso autonomo e del nervo vago nello specifico. <strong>Interlocutori di primo piano nella comunicazione intestino-cervello sono: il nervo vago e la serotonina</strong>.</p>
<p>Il nervo vago, il decimo delle dodici paia di nervi cranici che consentono al sistema nervoso centrale di comunicare con gli organi periferici dell’organismo, è il principale componente del sistema nervoso parasimpatico. Il microbiota può attivare le comunicazioni dall’intestino al cervello utilizzando questo canale. <strong>Il nervo vago è in grado di recepire le molecole prodotte dai batteri e di trasferirle al sistema nervoso centrale per aiutarlo a produrre una risposta che, se inappropriata, può portare alla manifestazione di diversi disturbi del tratto gastrointestinale</strong>.</p>
<p>Fattori stressanti possono inibire l’attività del nervo vago e avere conseguenze sul sistema digerente e sulla composizione del microbiota. Un tono vagale basso è stato osservato in pazienti affetti da sindrome del colon irritabile e nelle malattie infiammatorie croniche intestinali.</p>
<p>Alla comunicazione lungo l’asse partecipa anche la <strong>serotonina</strong>, un neurotrasmettitore prodotto per il 95% dal SNE e presente anche nel sistema nervoso centrale. <strong>Nell&#8217;intestino questa molecola è coinvolta nella regolazione della secrezione e della motilità gastrointestinali e nella percezione del dolore, mentre nel sistema nervoso centrale è implicata nella regolazione del tono dell’umore</strong>. Disfunzioni a livello del sistema che regola la quantità di serotina in circolo, possono portare a problemi del tratto gastrointestinale e a disturbi dell’umore.</p>
<p>Il microbiota può regolare la sintesi nell&#8217;intestino di questo neurotrasmettitore; questa comunità batterica potrebbe avere un ruolo importante nella disponibilità e nel metabolismo del triptofano, un amminoacido da assumere con la dieta e precursore della serotonina.</p>
<p><strong>Caratteristiche del microbiota umano </strong></p>
<p>Il microbiota gastrointestinale umano è caratterizzato da</p>
<ol>
<li><strong>Diversità individuale</strong> in relazione a:</li>
</ol>
<ul>
<li>Profilo genetico dell’ospite</li>
<li>Età</li>
<li>Stato di salute</li>
<li>Esposizione ambientale</li>
<li>Dieta</li>
<li>Esposizione ad agenti chimici/farmaci</li>
<li>Stili di vita</li>
</ul>
<ol start="2">
<li><strong>Stabilità </strong></li>
</ol>
<ul>
<li>Il microbiota possiede uno stato di equilibrio rappresentato da un nucleo di microrganismi (cuore del microbiota) che malgrado i cambiamenti temporali dei singoli microrganismi gli permette di mantenere l’importante ruolo di protezione immune, di produzione ed assimilazione dei nutrienti.</li>
</ul>
<ol start="3">
<li><strong>Capacità di recupero</strong> (Resilience)</li>
</ol>
<p>–    Il microbiota alterato da vari fattori di disturbo ha la capacità di recuperare il proprio stato di equilibrio nel tempo o un nuovo stato mantenendo le proprie funzioni.</p>
<p>Un ruolo cruciale nella composizione e distribuzione del microbiota intestinale è svolto dal tipo di dieta seguito.</p>
<p>Una <strong>dieta ricca in carboidrati non glicemici</strong> (le cosidette “fibre alimentari<strong>”) facilita la presenza di Bifidobatteri e Lattobacilli, mentre un’alimentazione ricca di grassi e carne aumenta la presenza dei batteri putrefattori</strong> che possono portare alla formazione di sostanze cancerogene. Numerose ricerche, infatti, hanno dimostrato l’associazione tra la prevalenza di alcuni batteri e BMI, DM2 e obesità, proprio perché il microbiota può aumentare l’estrazione energetica dal cibo, modificare le vie metaboliche dell’ospite, provocare un’infiammazione cronica di basso grado, aumentare l’insulino-resistenza, influenzare la secrezione di ormoni intestinali (<strong>incretine</strong>), e la motilità intestinale.</p>
<p>Una <strong>dieta iperlipidica</strong> e povera in fibre cambia il microbiota in modo complesso e specificamente <strong>riduce i Bifidobatteri, promuove endotossiemia metabolica e provoca lo sviluppo di disordini metabolici</strong> tramite un meccanismo dipendente CD14/TLR4. La riduzione dei Bifidobatteri è associata a un più alto livello plasmatico di LPS (endotoxemia metabolica), alla secrezione di citochine proinfiammatorie LPS-dipendenti.</p>
<p>Inoltre dieta iperlipidica e LPS promuovono uno <strong>stato infiammatorio di basso grado e disordini metabolici</strong> indotti (insulino-resistenza, diabete, obesità, steatosi, infiltrazione macrofagica del tessuto adiposo).</p>
<p>Uno studio su oltre 23 mila persone ha dimostrato che chi mangia abitualmente una minore quantità di fibre risulta essere più colpito da obesità, sindrome metabolica, infiammazione generalizzata. Anche i grassi alimentari influenzano quantità e tipo di microbiota, soprattutto gli omega 3 con effetto protettivo. Sono stati identificati prebiotici (fruttoligosaccaridi e galattooligosaccaridi), capaci di stimolare mediante popolazioni saccarolitiche la produzione di SCFA (propionato e butirrato) che hanno molteplici ruoli in obesità, DM2 e patologie infiammatorie intestinali. <strong>L’apporto di probiotici, in particolare <em>Akkermansia muciniphila</em>, può ridurre obesità e diabete di tipo 2.</strong></p>
<p>Un maggior consumo, infine, di latticini ipolipidici, soprattutto yogurt, è associato con un ridotto rischio di sviluppo di DM2.</p>
<p><strong>Cambiare tipo di alimentazione modifica velocemente, molto più velocemente del previsto, la flora batterica intestinale, in entrambi i sensi. </strong></p>
<p>Le ormai rare popolazioni di cacciatori-raccoglitori, come gli Hadza (gruppo etnico della Tanzania che vive attorno al lago Eyasi. La popolazione raggiunge quasi le mille persone; 300-400 vivono come cacciatori-raccoglitori), hanno una flora intestinale differente da quella delle popolazioni occidentali: è più varia, differisce fra uomini e donne, e contiene batteri in grado di demolire fibre indigeribili ed è carente di ceppi solitamente considerati anti-obesità, in relazione alle loro condizioni di vita.</p>
<p>Il trapianto di feci compatibili geneticamente da soggetti magri a soggetti obesi rappresenta una nuova possibilità terapeutica nell’obesità resistente alle comuni terapie.</p>
<p><strong>Funzioni del microbiota</strong></p>
<ol>
<li><strong>rappresenta la nostra prima fonte di difesa </strong>(barriera)<strong> verso gli attacchi esterni</strong>: i microrganismi “buoni” presenti nell’intestino combattono quelli “cattivi” che arrivano dall’esterno attraverso la produzione di antibiotici naturali, la competizione con i nutrienti e per gli spazi, l’amensalismo, l’adesione delle cellule epiteliali intestinali, etc., o altri meccanismi d’azione (“crowiding out” o «effetto di spiazzamento»; elaborazione e la secrezione di peptidi antimicrobici; azioni favorenti l’integrità dell’epitelio intestinale; anticorpi IgA, etc.);</li>
<li><strong>regola il nostro sistema immunitario</strong>, “insegnandogli” a modulare la risposta immunitaria mantenendo l’omeostasi e la natura mutualistica con la comunità di microbi residenti nel nostro organismo; in sostanza fa sì che il nostro sistema di difesa reagisca in modo consono all’attacco ricevuto. Vi sono oggi pochi dubbi sul fatto che il sistema immunitario dell’uomo dipenda strettamente dalle istruzioni che riceve continuamente dal suo microbiota: se questa comunità di simbionti perde in ricchezza e diversità, e va incontro a quel processo che viene definito “disbiosi”, il sistema immunitario dell’ospite inizia a perdere di efficacia e precisione al punto da reagire in maniera incongrua, per eccesso, per difetto, o talora contro l’oggetto sbagliato (come avviene nelle malattie autoimmuni).</li>
<li><strong>regola il metabolismo</strong>, per cui svolge un ruolo essenziale nel nostro normotipo (ovvero sul peso dell’organismo) grazie a digestione di polisaccaridi complessi con produzione di acidi grassi a catena corta, sintesi di vitamine e aminoacidi, regolazione dell’insulino-resistenza, metabolismo del colesterolo, detossicazione di xenobiotici (cioè di sostanze sintetiche o naturali estranee al nostro organismo)</li>
<li>svolge una <strong>funzione neuroendocrina</strong>, con influenza su motilità, modalità sensorie e secretive del tratto gastrointestinale. Non a caso le cellule dell’intestino producono il 95% della serotonina, il neurotrasmettitore del benessere.</li>
<li><strong>produce</strong> <strong>sostanze importantissime</strong>, come gli acidi grassi a catena corta che proteggono le nostre pareti intestinali dall’infiammazione e vitamine del gruppo B e la vitamina K</li>
<li>esercita una funzione farmaco-micro-biomica, con un ruolo nella biodisponibilità, efficacia e tossicità di farmaci assunti.</li>
</ol>
<p><strong>Le alterazioni del microbiota</strong></p>
<p><strong>Un microbiota sano è un requisito essenziale per un organismo sano</strong>. Si parla di <strong>eubiosi</strong> microbiotica quando tra microbiota e organismo umano esiste una condizione di equilibrio che porta all’esecuzione di funzioni complesse con vantaggio reciproco. Si parla, invece, di <strong>disbiosi</strong> microbiotica quando esiste una condizione di squilibrio numerico e qualitativo del microbiota per cui si altera la barriera intestinale, viene meno la sintesi di molecole utili e microrganismi patogeni presenti metabolizzano composti dannosi all’organismo. Si determinano, così, una <strong>endotossiemia</strong>, cioè una traslocazione batterica o di componenti batterici, e una <strong>infiammazione cronica sistemica di basso grado</strong> con aumento in circolo di sostanze proinfiammatorie.</p>
<p>Un cambiamento nella popolazione microbica con prevalenza delle specie potenzialmente dannose è alla base della disbiosi e può determinare l’insorgere di varie patologie: diarrea, malattie infiammatorie croniche IBD, obesità, diabete, neoplasie Il ripristino di un equilibrio con l’introduzione di probiotici, prebiotici e simbiotici sembra in grado di prevenire e curare molte di tali manifestazioni patologiche.</p>
<table width="100%">
<tbody>
<tr>
<td>Negli individui sani, la composizione del microbiota intestinale è estremamente diversificata, con i ceppi batterici protettivi in quantità superiori rispetto a quelli potenzialmente dannosi. Questa composizione assicura una divisione efficiente e benefica delle attività che si svolgono nell’intestino. La perdita di questa diversificazione, o una restrizione della diversità, unita alla comparsa di squilibri tra le proporzioni dei ceppi batterici, può avere gravi conseguenze. Questa perdita di equilibrio, chiamata <strong>disbiosi</strong>, è associata a una vasta gamma di disturbi. Tra questi, diarrea, sindrome del colon irritabile (IBS) o malattia infiammatoria dell’intestino (IBD), tumore del colon retto e anche alcune patologie epatiche e allergie, nonché malattie collegate all’alimentazione come sindrome metabolica, obesità, diabete di tipo 2 o celiachia. Le composizioni alterate del microbiota intestinale hanno effetti anche sul sistema nervoso centrale, perché intestino e cervello sono connessi da una moltitudine di pathway di comunicazione utilizzati da trasmettitori e metaboliti batterici. Non sorprende, quindi, che persino disturbi mentali e dello sviluppo neurologico come la depressione, l’ansia e l’autismo possano essere collegati alla disbiosi del microbiota intestinale. Una riduzione della diversificazione microbica nell’intestino è accompagnata dall’instabilità dell’ecosistema formato da questi micro-organismi interagenti: una composizione disbiotica del microbiota cambia molto più di frequente di una composizione sana e la sua resilienza si indebolisce, il che significa una capacità di recupero notevolmente rallentata o persino insufficiente dopo una diarrea o l’assunzione di farmaci antibiotici.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Una condizione di <strong>disbiosi intestinale</strong> può essere determinata da:</p>
<ul>
<li>l’<strong>utilizzo di farmaci</strong>: rappresenta sicuramente la prima causa; gli antibiotici non uccidono solo i batteri cattivi, ma anche buona parte dei batteri buoni creando un grandissimo scompenso nel nostro microbiota; agenti come gli anti-infiammatori steroidei possono uccidere i batteri buoni e promuovere lo sviluppo di batteri patogeni</li>
<li>il <strong>tipo di alimentazione</strong>: è questa un’altra causa primaria; in effetti è ormai dimostrato che l’alimentazione influisce sulla composizione del nostro microbiota. Un’alimentazione ricca di prodotti raffinati (farina bianca in primis), zucchero bianco e di oli vegetali ricchi di omega 6 (olio di girasole, arachidi, cartamo, soia ecc. contenuti nei prodotti da forno preconfezionati) riduce la quantità di batteri buoni, favorendo il proliferare di specie patogene (batteri cattivi). Un’alimentazione ricca di proteine stimola, invece, la produzione di sostanze infiammatorie a livello intestinale. Un’alimentazione vegetariana e ricca di carboidrati complessi è verosimilmente quella più gradita al nostro microbiota;</li>
<li>episodi di <strong>diarrea</strong> (v. anche abuso di lassativi) che portano via un sacco di batteri del nostro microbiota;</li>
<li><strong>malnutrizione</strong>, spesso auto-indotta come nei casi dei disturbi dell’alimentazione: i batteri hanno bisogno di cibo e un’alimentazione povera di calorie induce la diminuzione di alcune specie di batteri “buoni”;</li>
<li>il <strong>mangiare troppo</strong>: quando si mangia troppo, più di quanto il nostro apparato digerente non sia in grado di digerire, tutto ciò che non viene digerito in modo efficiente diventa cibo per i batteri cattivi che iniziano a proliferare felicemente;</li>
<li>il <strong>consumo di alcol, droghe, tabacco</strong> così come l’inquinamento contrastano la crescita di batteri buoni;</li>
<li>altre cause, fra cui patologie come malattie epatiche, pancreatiche, delle vie biliari o gastriche come l’ipo/acloridria; intolleranze alimentari (celiachia e intolleranza al lattosio); parassitosi intestinali; malattia diverticolare; cause neurogene (stati di ansia, alterazione del ritmo sonno-veglia); alterazioni anatomiche intestinali (come by pass, resezioni intestinali); infine l’utilizzo di acqua del rubinetto contenente un eccesso di cloro.</li>
</ul>
<p>Grazie a innovative tecniche di sequenziamento del DNA microbiotico è oggi possibile ottenere una descrizione dettagliata della composizione del microbiota intestinale per analizzare il grado di efficienza metabolica e intervenire. L’analisi si effettua raccogliendo un campione fecale. Conoscere la composizione e lo stato del microbiota consente di preservarne l’equilibrio o correggere eventuali condizioni di squilibrio.</p>
<p>Pertanto, <strong>è molto importante</strong> <strong>tenere in equilibrio il microbiota attraverso azioni quali</strong>:</p>
<ul>
<li>Prediligere un’alimentazione basata su prodotti integrali e naturali</li>
<li>Consumare tante verdure, soprattutto a foglia verde (meglio se cotte per facilitarne la digestione), cereali integrali e legumi</li>
<li>Evitare tutti i prodotti raffinati e preconfezionati contenenti farina bianca, zucchero bianco, oli e margarine vegetali (biscotti, crackers, torte, merendine, patatine, salatini, caramelle, bevande gassate ecc.)</li>
<li>Evitare il consumo di alcol, tabacco e droghe</li>
<li>Bere acqua senza cloro (filtrata con opportune brocche o in bottiglie di vetro)</li>
<li>Ridurre il ricorso a farmaci se non strettamente necessari</li>
<li>Ridurre le condizioni di stress</li>
<li>Avvalersi di probiotici e psicobiotici per ripopolare la flora batterica</li>
</ul>
<p><strong>Microrganismi “buoni” e “cattivi”</strong></p>
<p>L’intestino è un organo dell’apparato digerente che svolge un compito importantissimo per il nostro organismo: attraverso la digestione degli alimenti ed il loro assorbimento fornisce i nutrimenti necessari al corpo e si libera dei materiali di scarto e delle tossine.</p>
<p><strong>Alcuni ceppi batterici del microbiota svolgono funzioni benefiche</strong>, ma plasmare la flora intestinale modificando l’alimentazione risulta ancora complesso. Innanzitutto, <strong>i ceppi indigeni ostacolano la colonizzazione dell’intestino da parte di nuovi microbi, tra cui quelli patogeni</strong>; poi, alcuni batteri sintetizzano sostanze utili (per esempio vitamina K) e digeriscono molecole complesse, producendo nuove molecole che possono essere utilizzate dal nostro organismo. Nell’intestino umano risiedono circa 400 tipologie differenti di batteri, prevalentemente bifido batteri (nel colon) e lattobacilli (nell’intestino tenue). Oltre alla flora batterica, troviamo miceti, virus e clostridi che, generalmente, non rivestono un ruolo patogeno. In condizioni normali la flora batterica è in perfetto equilibrio, anzi <strong>simbiosi</strong>, con l’organismo umano che fornisce ai batteri materiale indigerito per il loro sostentamento: si parla di sostanze prebiotiche. Queste sostanze stimolano la crescita e l’attività dei batteri probiotici, inducendo effetti positivi per la salute umana. I principali prebiotici sono i FOS (frutto-oligosaccaridi), le inuline, il lattitolo, il lattulosio, alcuni oligosaccaridi, le pirodestrine.</p>
<p><strong>Gli acidi grassi a catena corta prodotti dai batteri intestinali, specialmente l’acido butirrico, sono utili a mantenere in salute l’intestino, proteggendolo dalle infiammazioni e dall’insorgenza di tumori</strong>. Inoltre, <strong>il microbiota mantiene in «allenamento» il sistema immunitario</strong>. Un microbiota ricco di batteri capaci di digerire e fermentare i flavonoidi contenuti nella frutta e nella verdura promuove la produzione di sostanze che hanno effetti protettivi sulla salute cardiovascolare.</p>
<p><strong>Cibi ricchi di acidi grassi saturi e alimenti molto calorici stimolano invece la proliferazione di ceppi di batteri che promuovono l’infiammazione</strong>. Alcune sostanze prodotte dal microbiota intestinale sembrano coinvolte nella regolazione dell’appetito e nell’aumento di peso. Se la dieta è povera di fibra, diminuisce la popolazione dei <em>Bacterioides</em>, aumenta quella dei <em>Firmicutes</em> e diversi studi suggeriscono che <strong>il rapporto tra <em>Bacterioides</em> e <em>Firmicutes</em> sia un fattore importante per l’obesità</strong>. In generale<strong>, è preferibile un’alta diversità del microbiota</strong>, cioè la presenza di molti ceppi microbici diversi.</p>
<p>Teoricamente, arricchendo il microbiota intestinale di batteri «buoni» a scapito dei batteri «cattivi», si dovrebbe promuovere un buono stato di salute. Tuttavia, <strong>non può esistere un microbiota ideale uguale per tutti</strong>: i geni e le caratteristiche individuali hanno un ruolo determinante.</p>
<p>Studi sull’uso dei prebiotici (sostanze che promuovono la crescita dei batteri «buoni», come per esempio l’inulina) hanno mostrato che <strong>la risposta è personale e dipende dalla composizione iniziale del microbiota intestinale</strong>. L’industria dei probiotici è in fiorente attività, eppure i dati sull’efficacia dei probiotici in condizioni patologiche non sono consistenti tra loro, a indicare che non si tratta di un tipo di intervento generalizzabile. <strong>Plasmare il microbiota solo modificando l’alimentazione appare ancora molto complicato.</strong></p>
<p>Mettendo insieme le nuove conoscenze di nutrigenetica, nutrigenomica e metagenomica si potrebbero però elaborare interventi individuali: la <strong>nutrizione personalizzata dovrà quindi tenere conto anche del tipo di microbiota della persona interessata</strong>.</p>
<p><strong>È importante assumere alimenti ricchi di prebiotici che favoriscono la proliferazione dei batteri buoni nell&#8217;intestino come i bifidobatteri</strong>, <strong>quindi fibre e carboidrati complessi che si trovano nei cereali integrali, nella verdura e nella frutta. È importante assumere anche alimenti fermentati come lo yogurt e il kefir.</strong></p>
<p>Non tutti i probiotici sono uguali, e favorirne la varietà nell&#8217;alimentazione è importante per aiutare a mantenere il microbiota in equilibrio. I <strong>probiotici</strong> si trovano in yogurt, in cibi fermentati (kefir, tempeh, crauti) e in tutti i cibi ricchi di fibre come le verdure e la frutta.</p>
<p><strong>Alimenti che fanno bene al microbiota</strong> sono: orzo, miglio, farro, lenticchie, fagioli e piselli sono tutti fornitori di fibre e beta-glucani, importantissimi per il sostentamento del microbiota.</p>
<p>La <strong>rifaximina</strong>, principio attivo del NORMIX ® è un antibiotico appartenente alla famiglia delle rifamicine, particolarmente indicato nel trattamento delle infezioni microbiche intestinali, visto il suo scarso assorbimento sistemico, stimato al massimo intorno all&#8217;1%.</p>
<p>La possibilità di utilizzare l’<strong>analisi del microbiota</strong>, ovvero la composizione del microbiota intestinale, per prevedere, diagnosticare, seguire l’andamento di malattie metaboliche come obesità, resistenza insulinica o diabete di tipo due (T2D), da aggiungere ai convenzionali e validati, “classici” biomarcatori, richiede molta cautela anche da parte di personale esperto e qualificato.</p>
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		<title>Triptofano</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/triptofano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Aug 2023 14:43:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gli Aminoacidi]]></category>
		<category><![CDATA[EFSA]]></category>
		<category><![CDATA[Malattia di Hartnup]]></category>
		<category><![CDATA[melatonina]]></category>
		<category><![CDATA[molecola del buonumore]]></category>
		<category><![CDATA[niacina]]></category>
		<category><![CDATA[serotonina]]></category>
		<category><![CDATA[triptofano]]></category>
		<category><![CDATA[vitamina PP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il triptofano è un amminoacido essenziale poco polare, il suo gruppo laterale è un indolile. È alla base del gruppo di composti delle triptamine. È una molecola chirale. L&#8217;enantiomero L è uno dei 20 amminoacidi ordinari. Oltre a partecipare alla costituzione delle proteine dell&#8217;organismo, interviene in numerose reazioni chimiche, in particolare nella sintesi di serotonina &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>triptofano</strong> è un amminoacido essenziale poco polare, il suo gruppo laterale è un indolile. È alla base del gruppo di composti delle triptamine. È una molecola chirale. L&#8217;enantiomero L è uno dei 20 amminoacidi ordinari.</p>
<p><a href="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/09/triptofano.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-27908" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/09/triptofano-300x184.jpg" alt="" width="300" height="184" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/09/triptofano-300x184.jpg 300w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/09/triptofano.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Oltre a partecipare alla costituzione delle proteine dell&#8217;organismo, interviene in numerose reazioni chimiche, in particolare nella sintesi di <strong>serotonina</strong> e di <strong>acido nicotinico</strong>; il metabolita intermediario tra triptofano e serotonina è il 5-idrossitriptofano (5-HTP). Pertanto <strong>il triptofano è precursore della serotonina, della melatonina e della niacina</strong>, meglio conosciuta come vitamina PP, coinvolta nei metabolismi cellulari che convertono i macronutrienti in energia.</p>
<p>L’assunzione del triptofano può essere problematica, in quanto in presenza di altri aminoacidi, il suo assorbimento subisce un drastico calo.</p>
<p>Quando il triptofano viene assorbito dal corpo, viene convertito in 5-HTP (5-idrossitriptofano), e quindi in serotonina, la “<strong>molecola del buonumore</strong>” la quale funziona trasmettendo segnali tra le cellule nervose, condizionano il nostro comportamento emotivo.</p>
<p>Tante sono le sue <strong>funzioni nell’organismo</strong>: amminoacido chiave nella sintesi proteica, regola i livelli di prolattina, ormone della crescita e cortisolo, l’ormone dello stress. Aumenta la quantità di endorfine disponibili, ma anche di dopamina e noradrenalina. Grazie all’influenza sulla melatonina, può modulare la qualità del sonno. Infine è il precursore della</p>
<p>vitamina B3 e della serotonina, per cui regola il tono dell’umore.</p>
<p>Pertanto <strong>il triptofano</strong>, in quanto precursore della serotonina, è molto importante per tutto quello che concerne la sfera psicologica: <strong>favorisce il rilassamento, sostiene il tono dell’umore e il benessere mentale</strong>. Per questo motivo viene inserito nelle formulazioni di integratori specifici per dormire meglio o per affrontare uno stato di stress.</p>
<p><strong>Fonti</strong>: In natura, il triptofano si ritrova nelle proteine alimentari, essenzialmente quelle di origine animale; è abbondante nel cioccolato, nell&#8217;avena, nelle banane, nei datteri, nelle arachidi, nelle mandorle, nel latte, formaggi, yogurt, ricotta, nei finocchi, nell’alga Spirulina e nei semi di sesamo.</p>
<p>La concentrazione di triptofano nel sangue aumenta in alcuni tumori dell&#8217;intestino e in diverse patologie psichiatriche. La <strong>Malattia di Hartnup</strong> è una patologia genetica dovuta a un&#8217;anomalia del trasporto di alcuni amminoacidi nel sangue, tra cui il triptofano.</p>
<p><strong>I livelli di triptofano nel sangue sono particolarmente bassi nelle persone intolleranti al lattosio</strong> (ricordiamo che i latticini sono particolarmente ricchi di triptofano) o con disordini dell&#8217;assorbimento del fruttosio. Dall&#8217;altra parte, <strong>i livelli di serotonina sono spesso diminuiti nei pazienti depressi</strong>, che non a caso vengono frequentemente trattati con farmaci &#8220;inibitori selettivi del riassorbimento di serotonina&#8221; (fluoxetina, sertralina, citalopram, escitalopram, fluvoxamina, paroxetina). Questi medicinali vanno ad agire a livello delle sinapsi cerebrali (spazi destinati alla trasmissione nervosa tra due neuroni), impedendo la normale ricaptazione ed eliminazione fisiologica della serotonina (la quota riassorbita dal terminale presinaptico viene processata dalle monoaminossidasi, che ossidano la serotonina, poi trasformata in acido 5-idrossiindoloacetico escreto con le urine). Grazie a questi princìpi attivi, i maggiori livelli di serotonina a disposizione dei recettori postsinaptici possono riequilibrare i disturbi generati dalla sua eventuale carenza, come quelli associati al disturbo ossessivo-compulsivo o alla depressione maggiore.</p>
<p>Il <strong>fabbisogno quotidiano</strong> nell&#8217;adulto è stimato in 3-3.5 mg/kg. Dato che se ne trovano, tanto per citare qualche esempio, ben 560 mg in 100 grammi di parmigiano reggiano e 240 mg in un etto di pollo, l&#8217;apporto alimentare di triptofano è normalmente superiore rispetto al fabbisogno.</p>
<p><strong>Possibili controindicazioni<br />
</strong>L’assunzione di triptofano potrebbe <strong>interferire con i trattamenti a base di antidepressivi</strong> che agiscono aumentando il livello di serotonina nel cervello, come i MAO inibitori. Inoltre il triptofano potrebbe aumentare la sonnolenza associata all’assunzione dei sedativi.</p>
<p>L’assunzione di triptofano è stata associata a bruciori e dolori allo stomaco, eruttazioni e gonfiori addominali, nausea e vomito, diarrea, perdita dell’appetito, mal di testa, sensazione di avere la testa leggera, sonnolenza, secchezza delle fauci, vista sfocata, debolezza muscolare e problemi nella sfera sessuale.</p>
<p>Può essere controindicata in caso di problemi renali o epatici, gravidanza e allattamento, e dovrebbe essere evitata da chi soffre di eosinofilia, perché è stata associata alla cosiddetta sindrome eosinofilia-mialgia.</p>
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		<title>Serina</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/serina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Aug 2023 14:14:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gli Aminoacidi]]></category>
		<category><![CDATA[cisteina]]></category>
		<category><![CDATA[creatina]]></category>
		<category><![CDATA[fosfolipidi]]></category>
		<category><![CDATA[glicina]]></category>
		<category><![CDATA[serina]]></category>
		<category><![CDATA[serotonina]]></category>
		<category><![CDATA[sfingolipidi]]></category>
		<category><![CDATA[sintesi delle proteine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La serina è un amminoacido non essenziale; la sua molecola è chirale, il che significa che possiede un atomo di carbonio asimmetrico (carbonio α) con quattro sostituenti diversi, quindi esistono due enantiomeri della serina: la L-serina e la D-serina. Nelle proteine, la forma prevalente è la L-serina; è considerata un &#8220;aminoacido polare&#8221; a causa della &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/09/serina-formula-aminoacido.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-27896" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/09/serina-formula-aminoacido-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/09/serina-formula-aminoacido-300x212.jpg 300w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/09/serina-formula-aminoacido-768x543.jpg 768w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/09/serina-formula-aminoacido.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>La <strong>serina</strong> è un amminoacido non essenziale; la sua molecola è chirale, il che significa che possiede un atomo di carbonio asimmetrico (carbonio α) con quattro sostituenti diversi, quindi esistono due enantiomeri della serina: la L-serina e la D-serina. Nelle proteine, la forma prevalente è la L-serina; è considerata un &#8220;aminoacido polare&#8221; a causa della sua natura chimica e della presenza di gruppi funzionali che possono formare legami idrogeno con altre molecole. Per questo motivo la serina può essere coinvolta nella formazione di legami idrogeno all&#8217;interno delle proteine, contribuendo alla loro struttura tridimensionale e alla stabilità.</p>
<p>Il gruppo ossidrilico permette alla serina di essere fosforilata; il suo legame con un oligosaccaride dà origine ad una glicoproteina. La serina è presente nella mucina, una glicoproteina del muco, e ne impedisce la degradazione.</p>
<p><strong>La serina può subire fosforilazione</strong>, un processo in cui un gruppo fosfato viene aggiunto al suo gruppo idrossilico. Questo è un meccanismo critico nella regolazione di molte vie di segnalazione cellulari.</p>
<p>L&#8217;atomo di ossigeno della serina può agire come nucleofilo nelle reazioni catalizzate da enzimi noti come<strong> serin proteasi. </strong></p>
<p><strong>La serina è coinvolta nella biosintesi di diverse molecole importanti</strong>, <strong>come gli acidi grassi, i fosfolipidi</strong> (costituenti delle membrane cellulari) <strong>e i neurotransmettitori serotonina e dopamina</strong>; <strong>è un precursore per la sintesi di triptofano, glicina, cisteina e di numerosi metaboliti tra cui gli sfingolipidi.</strong></p>
<p><strong>La sua principale funzione</strong>, tuttavia,<strong> è quella di promuovere la sintesi della creatina</strong>. Ha inoltre la funzione di <strong>produrre energia</strong> cellulare, in modo da poter apportare energia e riserve caloriche al fegato e al muscolo.</p>
<p><strong>Alimenti ricchi di serina</strong> sono: carne di manzo, di maiale e di pollo, pasta all&#8217;uovo, ceci, fave, piselli, semi di soia crudi, alghe, lenticchie, arachidi, noci, nocciole, mandorle, coniglio, pollo, pesce, formaggio, salumi, salmone, crostacei, latte di soia, latte intero, asparagi. alghe (spirulina) e tuorlo d’uovo di gallina.</p>
<p>Un deficit di serina può portare a problemi di crescita e sviluppo, disfunzioni del sistema nervoso e problemi epatici. Tuttavia, casi di carenza di serina sono piuttosto rari, poiché il corpo è in grado di sintetizzarla. Tuttavia, in alcune situazioni, come in alcune malattie genetiche, può essere necessario un apporto esterno.</p>
<p><strong>Curiosità<br />
</strong>La serina è coinvolta nella regolazione dell&#8217;attività della serotonina, un neurotrasmettitore che influisce sull&#8217;umore e sul benessere. Alcuni studi suggeriscono che un aumento dell&#8217;assunzione di serina potrebbe avere effetti positivi sulla funzione cerebrale e sull&#8217;umore.</p>
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		<title>Muira puama &#124; Ptychopetalum olacoides Benth.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/muira-puama-ptychopetalum-olacoides-benth/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 May 2023 11:20:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido behenico]]></category>
		<category><![CDATA[alcaloide simile a yohimbina]]></category>
		<category><![CDATA[flobafene]]></category>
		<category><![CDATA[lupeolo]]></category>
		<category><![CDATA[Muira Puama]]></category>
		<category><![CDATA[muirapuamina]]></category>
		<category><![CDATA[pindolo]]></category>
		<category><![CDATA[serotonina]]></category>
		<category><![CDATA[sostanze resinose]]></category>
		<category><![CDATA[spiperone]]></category>
		<category><![CDATA[tannino]]></category>
		<category><![CDATA[β-sitosterolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Muira Puama (Ptychopetalum olacoides Benth.) è una piccola pianta originaria delle foreste amazzoniche brasiliane e di altre zone della foresta pluviale, molto conosciuta per i suoi effetti afrodisiaci e rinvigorenti. Appartienente alla famiglia delle Olacaceae, ed è conosciuta anche come marapuama il cui nome significa «legno della potenza» e «erba dell&#8217;amore». La Ptycopetalum olacoides &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Muira Puama</strong> (<em>Ptychopetalum olacoides Benth.</em>) è una piccola pianta originaria delle foreste amazzoniche brasiliane e di altre zone della foresta pluviale, molto conosciuta per i suoi <strong>effetti afrodisiaci e rinvigorenti</strong>. Appartienente alla famiglia delle <em>Olacaceae</em>, ed è conosciuta anche come <strong>marapuama</strong> il cui nome significa «<strong>legno della potenza</strong>» e «<strong>erba dell&#8217;amore</strong>».</p>
<p>La <em>Ptycopetalum olacoides</em> è un piccolo arbusto dai rami sottili e foglie ovali sempreverdi che può arrivare anche a 5 m di altezza. Possiede fiori piccoli, bianchi e raccolti in infiorescenze. Hanno un profumo dolce e pungente che ricorda quello del gelsomino. I petali sono esternamente glabri mentre all’interno presentano una fitta peluria.</p>
<p>Il nome “Muira-Puama” ha origine da 2 parole indios il cui significato è “legno-forte” o “legno-potente”. Veniva usata dagli indigeni in decotti dalle <strong>proprietà afrodisiache</strong> sia per l’uomo che per le donne. Ma ne era apprezzata anche l’<strong>azione digestiva</strong>, <strong>antireumatica e neurotonica</strong> (utile per migliorare le attività sia fisiche che mentali). Per quanto riguarda il nome botanico, il termine “Ptycopetalum” proviene dal greco “ptuch” che significa “piega” e “pétalon” ovvero “petalo” in riferimento ai margini crenulati dei petali. Mentre l’epiteto “olacoides” viene dal greco “oulos” ovvero “lanoso” per dire che presenta i caratteri delle <em>Olacaceae</em>.</p>
<p>Tra i <strong>principali componenti</strong> si annoverano:</p>
<ul>
<li>Miscela di esteri: <strong>acido behenico, lupeolo e β-sitosterolo</strong></li>
<li>Tracce di olio essenziale, <strong>sostanze resinose, flobafene, tannino</strong>, acidi grassi</li>
<li>Sostanze amare (<strong>muirapuamina, alcaloide simile a yohimbina</strong>)</li>
</ul>
<p>Le parti della pianta utilizzate in fitoterapia sono: la corteccia dei rami e delle radici. Le principali <strong>proprietà </strong>della muira puama sono:</p>
<ul>
<li><strong>afrodisiaca</strong> (per la presenza della muirapuanina, un alcaloide simile alla yohimbina che ha un’azione alfa-bloccante e vasodilatatrice)</li>
<li><strong>tonica, adattogena</strong></li>
<li><strong>digestiva</strong></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>La muira puama viene <strong>usata in fitoterapia </strong></p>
<ul>
<li><strong>ad uso interno</strong> per le sue proprietà: <strong>afrodisiache</strong> (trattamento dell&#8217;impotenza), <strong>stimolanti – digestive</strong> (nelle astenie gastrointestinali, circolatorie, nella dispepsia e nell&#8217;inappetenza), <strong>nootropiche, neuroprotettive neurotoniche ed antinevralgiche</strong> (per contrastare stress, stanchezza nervosa e per alleviare i sintomi della depressione),</li>
<li><strong>per uso esterno</strong> (impacchi) vanta proprietà: antireumatiche e stimolanti.</li>
</ul>
<p>Studi effettuati nei topi sulla memoria sia a breve che a lungo termine hanno messo in evidenza un’azione della pianta anche sui recettori β-adrenergici e D1 per la dopamina. Gli effetti sul sistema nervoso centrale sopra riportati a carico degli estratti alcolici della muira puama sono accentuati da sostanze farmacologicamente attive quali <strong>spiperone</strong> e <strong>pindolo</strong>, antagonisti dei recettori <strong>serotonina</strong> 5HT2A. Gli effetti più noti sono dovuti alla capacità di agire come tonico a livello nervoso, muscolare e circolatorio; è verosimile un’azione della muira puama sui sistemi “catecolaminergici” del sistema nervoso centrale ed i suoi principi attivi funzionerebbero da precursori dei neurotrasmettitori cerebrali.</p>
<p>E’ bene precisare che non risulta che l’Efsa (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) abbia approvato alcun claim che autorizzi questo o altri usi della muira puama proposti a vario titolo.</p>
<p>In soggetti predisposti l&#8217;uso ma soprattutto l&#8217;abuso di questa pianta può causare: cefalea, nervosismo, agitazione.</p>
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		<title>Kudzu &#124; Pueraria lobata (Willd.)</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/kudzu-pueraria-lobata-willd/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 May 2023 16:29:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido arachidico]]></category>
		<category><![CDATA[addensante naturale]]></category>
		<category><![CDATA[allantoina]]></category>
		<category><![CDATA[amido]]></category>
		<category><![CDATA[amminoacidi]]></category>
		<category><![CDATA[cumarine]]></category>
		<category><![CDATA[daidzeina]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza da alcool e da nicotina]]></category>
		<category><![CDATA[GABA]]></category>
		<category><![CDATA[genisteina]]></category>
		<category><![CDATA[glutammato]]></category>
		<category><![CDATA[kuzu]]></category>
		<category><![CDATA[puerarina]]></category>
		<category><![CDATA[serotonina]]></category>
		<category><![CDATA[steroli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il kudzu (Pueraria montana lobata) o kuzu è una pianta selvatica rampicante, perenne, appartenente alla famiglia delle Febacee (leguminose); è una pianta semi legnosa, con lunghi rami pubescenti in grado di formare densi strati e di arrampicarsi su alberi ed altri ostacoli. Le foglie sono composite, formate da 3 foglioline lobate, con margine liscio. Il &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>kudzu</strong> (<em>Pueraria montana lobata</em>) o <em>kuzu</em> è una pianta selvatica rampicante, perenne, appartenente alla famiglia delle Febacee (leguminose); è una pianta semi legnosa, con lunghi rami pubescenti in grado di formare densi strati e di arrampicarsi su alberi ed altri ostacoli. Le foglie sono composite, formate da 3 foglioline lobate, con margine liscio. Il picciolo della fogliolina centrale è lungo, mentre quello delle foglioline laterali è corto. Le radici si sviluppano a partire dagli internodi dei rami che toccano il suolo e sono dotate di noduli nei quali si trovano batteri azotofissatori; possono svilupparsi fino a raggiungere 100 metri di lunghezza, mentre i suoi rami possono crescere fino a 30 cm in un giorno e fino a 30 m in una stagione. Di tale pianta si conoscono principalmente tre varietà, molto simili tra loro: Pueraria montana chinensis, Pueraria montana lobata e Pueraria montana thomsonii.</p>
<p>Arriva dalla Cina e dal Giappone e può raggiungere anche i 100 anni di vita. Il Kuzu è diffuso in tutto l&#8217;Estremo Oriente e in maniera maggiore in Giappone, lungo le pendici di vulcani e montagne, ma ne esistono larghissime distese anche in America e in Europa. In Italia, il kudzu è presente in alcune regioni del nord. Si comporta come neofita invasiva e spesso ricopre in modo pressoché uniforme tutte le superfici che incontra. Si riproduce soprattutto per via vegetativa e cresce nei pressi delle abitazioni, lungo le strade e le ferrovie, su terreni moderatamente umidi e relativamente ricchi di sostanze azotate, spesso in luoghi piuttosto caldi.</p>
<p>La sua denominazione botanica è <em>Pueraria Lobata</em> e pare che la traduzione dal cinese di kudzu significhi <strong><em>eliminatore di tossine</em></strong>. Infatti una delle proprietà di questa leguminosa è di disintossicare l’organismo, cosa da dimostrare.</p>
<p><strong>Le parti maggiormente utilizzate sono le radici e</strong>, talvolta, <strong>anche le foglie</strong>: le prime, raccolte da ottobre ad aprile, vengono utilizzate per estrarre il succo oppure subiscono un processo di essiccazione (al sole o con procedimenti artificiali) per realizzare il decotto o la polvere; i fiori, invece, sono raccolti per infusi. intorno alla fine dell’estate o l&#8217;inizio dell&#8217;autunno e vengono asciugati all&#8217;ombra.</p>
<p>I giovani germogli e le foglie possono essere utilizzati come verdura; <strong>nella cucina orientale</strong> le radici macinate si utilizzano come <strong>addensante naturale</strong> per la preparazione di zuppe, salse e dessert, o per infarinare alimenti da friggere. Esso rappresenta infatti un validissimo sostituto all’amido di mais. In Giappone è ampiamente utilizzato come agente gelificante in salse, zuppe e piatti a base di <em>noodle</em>.</p>
<p>Nella medicina cinese tradizionale il kudzu viene utilizzato da oltre 2000 anni e tuttora rappresenta una delle 50 erbe fondamentali per la fitoterapia. Questa pianta è sempre stata <strong>utilissima per guarire malattie infettive, difficoltà delle vie respiratorie, emicrania, psoriasi, diarrea, ipertensione, sintomi allergici e dolori muscolari</strong>.</p>
<p>Il kuzu è un <strong>gastroprotettore naturale</strong>, infatti alla sua radice è stata riconosciuta una forte proprietà lenitiva e alcalinizzante, utile per alleviare e risolvere diverse problematiche di natura gastro-intestinale come: acidità di stomaco, reflusso, colon e intestino irritabile, ulcere. Il kuzu agisce direttamente sulle mucose assorbendo gli acidi gastrici, facilitando la digestione e donando un immediato sollievo da dolori e bruciori. Per giunta, oltre a guarire, esso è anche in grado di <strong>prevenire la comparsa di acidità</strong> e la conseguente risalita di succhi gastrici verso l’esofago e le vie respiratorie.</p>
<p>Da tempo, inoltre, è riconosciuta la sua efficacia nel risolvere alcuni <strong>problemi di assuefazione</strong>. In Cina questa sostanza ha sempre trovato largo impiego medicinale nella <strong>cura contro l&#8217;abuso degli alcolici</strong>. Il kudzu è ricco di <strong>isoflavoni</strong>, come la <strong>genisteina</strong>, la <strong>daidzeina</strong>, la <strong>puerarina</strong>, le cui caratteristica sono quelle di agire sui neurotrasmettitori come la serotonina, il GABA e il glutammato: <strong>stimolano la produzione di dopamina, allentano il senso di dipendenza</strong>, e compensano la mancanza della sostanza-droga (attività antidipsotropica). Contiene altresì <strong>flavonoidi, cumarine, allantoina, steroli, acido arachidico, amminoacidi, amido</strong>.</p>
<p>Viste le proprietà sopra descritte, il Kuzu è un prodotto molto utilizzato nell&#8217;industria farmaceutica per la produzione di cerotti, spray e gomme da masticare (ad uso terapeutico), <strong>per combattere diverse tipologie di dipendenza</strong>.</p>
<p>Il Kuzu può inoltre rappresentare un prezioso <strong>rimedio naturale in caso di ipertensione o emicrania</strong>, dal momento che gli isoflavoni in esso contenuti sono in grado di ridurre la pressione arteriosa, migliorando anche la circolazione del sangue e l’ossigenazione. Inoltre questa benefica pianta possiede anche <strong>proprietà antiossidanti</strong> che rallentano il restringimento delle arterie. Alcuni studi hanno dimostrato l’efficacia del kudzu anche nella cura dell’angina pectoris nei soggetti cardiopatici.</p>
<p>Questa pianta è, dunque, una sorta di rimedio universale, poiché <strong>esercita un&#8217;azione antidolorifica, miorilassante, antiossidante e antipiretica, crea sollievo, facilita la digestione disinfiammando l&#8217;intestino ed è molto efficace contro lo stress.</strong></p>
<p>Erba amara, pungente, tonica, ad <strong>azione antipiretica e digestiva</strong>, anche vermifuga ed antibatterica, per uso esterno è utilizzata come cicatrizzante.</p>
<p>E&#8217; un adattogeno che stimola la produzione di serotonina e dopamina riequilibrando così il tono dell’umore, contrasta lo stress, facilita il sonno.</p>
<p>La componente di isoflavoni si traduce in apporto di fitoestrogeni utili in menopausa: il kudzu riduce il manifestarsi di vampate e ipersudorazioni notturne, facilita la rimineralizzazione ossea, aiuta il sistema cardiovascolare, calma la fame nervosa.</p>
<p>Pueraria lobata viene impiegata in Oriente anche per prevenire l&#8217;erosione del terreno e come specie foraggera, il suo valore nutritivo è infatti simile a quello dell&#8217;Erba medica</p>
<p>In Corea il fusto viene utilizzato per fare corde e stoffa.</p>
<p><strong>Controindicazioni</strong>: Il kudzu è un rimedio che non ha manifestato <strong>effetti indesiderati</strong>. L’unica attenzione è legata agli effetti degli isoflavoni sul sistema ghiandolare e ormonale femminile, per cui se ne sconsiglia l’uso in caso di cancro al seno. Non va assunto neanche in caso di terapia con antidepressivi, in caso di patologie tiroidee, e se si sta seguendo una terapia ormonale sostitutiva, perché potrebbero manifestarsi interazioni.</p>
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		<title>Griffonia &#124; Griffonia simplicifolia (DC.) Baill.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/griffonia-griffonia-simplicifolia-dc-baill/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 May 2023 16:49:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[griffonia. fagiolo africano]]></category>
		<category><![CDATA[idrossitriptofano]]></category>
		<category><![CDATA[integratori alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[melatonina]]></category>
		<category><![CDATA[pianta rampicante]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La griffonia (Griffonia simplicifolia (DC.) Baill). è una pianta rampicante legnosa della famiglia delle Fabacee, diffusa principalmente nelle aree tropicali umide dell&#8217;Africa, soprattutto in Ghana, Costa d’Avorio e Togo. La pianta può raggiungere i 3 metri di altezza, produce fiori di colore verdastro ed i frutti sono baccelli contenenti i caratteristici semi di forma discoidale &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>griffonia </strong>(<em>Griffonia simplicifolia</em> (DC.) Baill). è una <strong>pianta rampicante</strong> legnosa della famiglia delle Fabacee, diffusa principalmente nelle aree tropicali umide dell&#8217;Africa, soprattutto in Ghana, Costa d’Avorio e Togo. La pianta può raggiungere i 3 metri di altezza, produce fiori di colore verdastro ed i frutti sono baccelli contenenti i caratteristici semi di forma discoidale e di colorazione che può andare dal bruno al nero. Per questo viene chiamata anche <strong>Fagiolo africano.</strong></p>
<p><strong>Principali componenti: </strong>5-HTP (5-idrossi-triptofano); sostanze di tipo indolico: acido indol-3-acetilaspartico, 5-idrossi-3-indolacetico; sostanze amidacee di riserva</p>
<p>La medicina popolare africana utilizza da secoli la Griffonia per vari disturbi: la corteccia e le foglie come <strong>cicatrizzanti</strong>, il succo per i <strong>disturbi renali</strong> ed il decotto contro il vomito.</p>
<p>La Griffonia è <strong>fonte naturale di</strong> <strong>5-idrossitriptofano, </strong>un aminoacido essenziale (cioè che non viene cioè sintetizzato dal nostro corpo ma deve essere introdotto attraverso il cibo) che partecipa a molte funzioni nell’organismo, tra cui la formazione della <strong>serotonina</strong>, un neurotrasmettitore sintetizzato dal nostro organismo e coinvolto nella regolazione dell’umore, del sonno e della fame. La serotonina è infatti a sua volta un precursore della <strong>melatonina</strong>, un ormone con la funzione di regolare il ciclo sonno-veglia.</p>
<p>L&#8217;estratto secco dei semi maturi di <em>G. simplicifolia</em> è un integratore alimentare utilizzato in erboristeria ed in fitoterapia per le sue proprietà di regolatore dell&#8217;umore, del sonno e dell&#8217;appetito.</p>
<p>L&#8217;estratto di <em>G. simplicifolia</em> è commercializzato puro come blando <strong>antidepressivo naturale</strong> per il trattamento della depressione lieve o moderata; negli stati d&#8217;ansia; nelle depressioni stagionali e nell&#8217;insonnia, in <strong>quanto innalza i livelli di serotonina e regolarizza il ciclo sonno-veglia</strong> (ritmo circadiano). L&#8217;uso della griffonia si è rivelato utile anche per il <strong>controllo della fame nervosa</strong>, che provoca spesso un desiderio incoercibile di cibo, in particolare carboidrati e zuccheri semplici contenuti nei dolci. Infine, è usata come <strong>conciliante del sonno</strong> in formulazione con altri rimedi quali l&#8217;estratto di valeriana e/o la melatonina.</p>
<p>Il 5-HTP contenuto nella pianta di <em>Griffonia simplicifolia</em> viene impiegato nella produzione di <strong>integratori alimentari</strong>, contenenti talvolta tra gli ingredienti vitamina D e vitamine del gruppo B, che ne rafforzano le proprietà sopra descritte.</p>
<p><strong>Controindicazioni</strong>: L&#8217;assunzione della griffonia può portare alcuni effetti collaterali di lieve entità, come nausea, meteorismo e bruciore di stomaco. Pertanto, prima di assumerla, è sempre meglio consultare un medico ed evitarla in caso di gravidanza, allattamento e sensibilità alla caffeina, contenuta nella pianta.</p>
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		<title>Mucuna &#124; Mucuna pruriens (L.) DC.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Apr 2023 12:54:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido gallico]]></category>
		<category><![CDATA[dopamina]]></category>
		<category><![CDATA[glutatione]]></category>
		<category><![CDATA[idrossitriptamina]]></category>
		<category><![CDATA[L-DOPA]]></category>
		<category><![CDATA[lecitine]]></category>
		<category><![CDATA[Mucuna pruriens]]></category>
		<category><![CDATA[mucunaina]]></category>
		<category><![CDATA[nicotina]]></category>
		<category><![CDATA[nicotina e bufotenina]]></category>
		<category><![CDATA[pianta invasiva]]></category>
		<category><![CDATA[serotonina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mucuna pruriens è una pianta della famiglia delle Fabacee (o Leguminose) che si presenta come un arbusto rampicante. E’ originaria delle regioni tropicali africane e dell’Asia meridionale; cresce spontanea infatti nell’area tra l’India e lo Sri-Lanka, e nelle zone caraibiche fino al Sud-America, ma oggi, viste le sue proprietà, è ampiamente naturalizzata e coltivata in &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Mucuna pruriens</em></strong> è una pianta della famiglia delle Fabacee (o Leguminose) che si presenta come un arbusto rampicante.</p>
<p>E’ originaria delle regioni tropicali africane e dell’Asia meridionale; cresce spontanea infatti nell’area tra l’India e lo Sri-Lanka, e nelle zone caraibiche fino al Sud-America, ma oggi, viste le sue proprietà, è ampiamente naturalizzata e coltivata in modo intensivo anche in altri paesi, a fini commerciali. In alcuni parchi naturali della Florida la Mucuna è <strong>ritenuta invasiva</strong>. Ha valore d&#8217;uso agricolo e orticolo ed ha una gamma di proprietà medicinali.</p>
<p>La <em>Mucuna pruriens</em> è conosciuta localmente con molti nomi che fanno spesso riferimento al <strong>prurito ed alla irritazione prodotti dal contatto </strong>(dermatite da contatto)<strong> con le foglie ed i baccelli </strong>(da cui il nome pruriens); la pianta fiorisce una volta all’anno, è di tipo rampicante, e li suoi rami possono superare tranquillamente i 15 m di altezza. Quando la pianta è giovane, è quasi interamente ricoperta di peli, mentre quando è prossima alla vecchiaia perde tutta la sua pelliccia, fino a rimanere spoglia. Le foglie sono comunemente a forma di rombo, e spesso le punte sono molto appuntite, gli steli dei lembi sono lunghi 2-3 millimetri ed i grappoli di legumi che si formano tendono ad assumere una forma simile a delle pannocchie dai 15 ai 32 cm di lunghezza. Il frutto in fase di maturazione si presenta lungo circa 10 cm, e largo 1-2 cm.; ogni frutto produce sette semi e la buccia è molto pelosa; i semi, lucidi e di colore nero o marrone scuro, sono appiattiti in forma di ellissoide, lunghi circa 1-1,9 cm e larghi 0,8-1,3 e spessi dai 4 ai 6,5 cm.</p>
<p>La <em>Mucuna pruriens</em> una pianta da foraggio diffusa nelle zone tropicali; a tal fine, l&#8217;intera pianta è somministrata agli animali, come fieno secco o sotto forma di semi. Il fieno secco contiene l’11-23% di proteine grezze (con il 35-40% di fibre grezze); i semi (fagioli) secchi contengono fino a 25-30% di proteine grezze.</p>
<p>Le parti più usate della <em>mucuna pruriens</em> a fini fitoterapici sono i semi, anche se le foglie secondo alcuni studi avrebbero proprietà antiossidanti da approfondire ed eventualmente sfruttare. Nei semi sono presenti alcune sostanze come il <strong>glutatione, le lecitine, l‘acido gallico, la nicotina, la serotonina </strong>(una delle principali cause di prurito, insieme alla mucunaina)<strong>, alcuni inibitori delle proteasi ed un olio viscoso color marrone scuro</strong>; i semi maturi della pianta contengono circa dal 3,1-6,1% di <strong>L-DOPA</strong>, un precursore del neurotrasmettitore dopamina, insieme a tracce di <strong>idrossitriptamina, nicotina e bufotenina</strong>.</p>
<p>Molti (dai testi aiurvedici e dalla medicina tradizionale) attribuiscono a questa pianta <strong>proprietà afrodisiache</strong> (nell&#8217;ayurveda): farebbe aumentare la libido (accrescendo il livello di testosterone) e curerebbe la mancanza di appetito sessuale migliorando anche la fertilità maschile. La medicina tradizionale la consiglia in caso di disfunzione erettile e di scarso appetito sessuale di natura psicogena oppure per curare gli effetti del morso di serpenti velenosi, il diabete e il morbo di Parkinson.</p>
<p>I semi secchi, tostati sono stati usati come <strong>succedaneo del caffè</strong>.</p>
<p>La pianta è commestibile per l&#8217;uomo dopo cottura (sia i germogli freschi, che i fagioli). In Indonesia i fagioli prodotti dalla Mucuna vengono mangiati dalla popolazione locale ed usati per preparazioni più complesse (ad esempio fermentazioni per ottenere alimenti simili al <strong>tempeh</strong>).  Tuttavia, i germogli o i semi devono essere messi a macerare in acqua per mezz&#8217;ora, 48 ore prima della cottura, oppure <strong>l&#8217;acqua di cottura deve essere cambiata più volte</strong>. La presenza della L-dopa in quantità massiccia è tossica; con la macerazione o la sostituzione dell&#8217;acqua di cottura si permette il percolamento della L-dopa e la trasformazione in prodotto adatto al consumo umano. Se il contenuto di L-DOPA resta rilevante, alcuni soggetti sensibili possono sviluppare disturbi anche severi, quali nausea e vomito, dolorosi crampi, aritmie, abbassamento della pressione del sangue (ipotensione).</p>
<p>Il consumo senza trattamento è ammesso per tutti gli animali ruminanti, mentre non è ammesso (tossico) per tutti gli altri animali non ruminanti (cavalli, maiali, pollame).</p>
<p>E’ sconsigliata a chi soffre di: morbo di Parkinson in trattamento con L-DOPA, disturbi cardiovascolari, diabete (potrebbe abbassare la concentrazione di glicemia, richiedendo un aggiustamento delle dosi dei farmaci in uso), disturbi epatici.  Sconsigliato l’uso in donne in gravidanza o in fase di allattamento.</p>
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