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	<title>LDL Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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		<title>Colesterolo e trigliceridi</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/colesterolo-e-trigliceridi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Oct 2023 10:41:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Grassi da condimento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il colesterolo è una molecola prodotta dal fegato ed è presente in tutte le cellule dell&#8217;organismo. E’ importante perché: è un componente delle membrane cellulari, importante per la loro fluidità e permeabilità partecipa alla digestione dei grassi contribuisce alla produzione di Vitamina D è il precursore di alcuni ormoni steroidei, sia maschili che femminili (testosterone, &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>colesterolo</strong> è una molecola prodotta dal fegato ed è presente in tutte le cellule dell&#8217;organismo. E’ importante perché:</p>
<ul>
<li>è un componente delle membrane cellulari, importante per la loro fluidità e permeabilità</li>
<li>partecipa alla digestione dei grassi</li>
<li>contribuisce alla produzione di Vitamina D</li>
<li>è il precursore di alcuni ormoni steroidei, sia maschili che femminili (testosterone, progesterone, estradiolo, cortisolo ecc.) e dei sali biliari</li>
</ul>
<p>Il colesterolo viene trasportato nel sangue da due tipi di <strong>lipoproteine</strong>, <strong>LDL</strong> (dall&#8217;inglese “low density lipoprotein”) e <strong>HDL</strong> (dall&#8217;inglese “high density lipoprotein”), da qui nasce la distinzione tra <strong>colesterolo ”buono”</strong>, trasportato dalle HDL, e <strong>colesterolo ”cattivo”</strong>, trasportato dalle LDL.</p>
<p>Il colesterolo LDL è conosciuto come colesterolo ”cattivo” perché, se presente a livelli troppo alti, può depositarsi sulle pareti delle arterie rendendo difficoltoso il passaggio del sangue e aumentando notevolmente il lavoro del cuore, mentre il colesterolo HDL è conosciuto come colesterolo ”buono” perché rappresenta la quota di colesterolo che viene trasportata dalle arterie al fegato dove in parte sarà trasformato in sali biliari.</p>
<p>La condizione più salutare è con i livelli di HDL e LDL nella norma, mentre quando il colesterolo LDL supera i livelli raccomandati si parla di <strong>ipercolesterolemia</strong>, la quale può causare importanti <strong>problemi cardiovascolari</strong>, come l’<strong>aterosclerosi</strong>.</p>
<p>Quando si parla di salute cardiovascolare anche i <strong>trigliceridi</strong> giocano un ruolo importante.</p>
<p>I trigliceridi sono anch&#8217;essi grassi prodotti nel fegato ma vengono introdotti nell’organismo per lo più attraverso l’alimentazione (costituiscono circa il 96-97% dei grassi alimentari); sono costituiti da una molecola di glicerolo a cui si legano tre molecole di acidi grassi e servono come importante riserva di energia per l’organismo. Il livello di trigliceridi rappresenta un importante indicatore della <strong>salute metabolica</strong>, ossia del processo chimico che converte il cibo mangiato nell’energia di cui hanno bisogno le cellule. La loro funzione principale infatti è quella di <strong>riserva energetica</strong>: l’organismo provvede a convertire grassi e zuccheri in trigliceridi, i quali vengono immagazzinati all’interno delle cellule adipose, pronti per essere utilizzati all’occorrenza.</p>
<p>Quando si segue un’alimentazione sregolata e ricca di zuccheri, grassi e alcol i valori dei trigliceridi oltrepassano la soglia raccomandata e diventano un <strong>fattore di rischio per la salute cardiovascolare</strong>, favorendo l’insorgenza di aterosclerosi, infarto, ictus, etc…</p>
<p>Oltre alla quota prodotta normalmente dal corpo (<strong>colesterolo endogeno</strong>), la percentuale maggiore, il colesterolo viene introdotto dall&#8217;esterno con l&#8217;alimentazione (<strong>colesterolo esogeno</strong>): è presente nei cibi ricchi di grassi animali, come carne rossa, burro, salumi e formaggi, tuorlo d&#8217;uovo, fegato, crostacei, ecc. Il loro livello nel sangue aumenta quando la dieta contiene un eccesso di lipidi, o anche di carboidrati (zucchero, pane, pasta) e di alcool, in quanto il fegato trasforma queste sostanze in grassi.</p>
<p>In generale, una persona sana dovrà avere come <strong>valori</strong>:</p>
<ul>
<li>colesterolo totale inferiore a 200 mg/dl;</li>
<li>colesterolo-HDL superiore a 40 mg/dl (per gli uomini &gt;39, per le donne &gt;45)</li>
<li>colesterolo-LDL inferiore a 130 mg/dl,</li>
</ul>
<p>non superiore a 160 mg/dl;</p>
<ul>
<li>trigliceridi inferiori a 200 mg/dl</li>
</ul>
<p>Nei cardiopatici, nei diabetici e in presenza di altri fattori di rischio cardiovascolare (es. fumo e/o ipertensione arteriosa), i valori di riferimento del colesterolo e dei trigliceridi potrebbero essere più bassi e le strategie terapeutiche, da concordare e discutere con il proprio medico, più aggressive.</p>
<p>In genere, a soggetti in salute, si consiglia di effettuare le analisi del sangue almeno una volta all’anno, così da poter avere un quadro completo del proprio stato di salute e tenere monitorati i valori di colesterolo e trigliceridi e, se questi risultano sballati, fare qualcosa per rientrare nel range ottimale. Quando i livelli di colesterolo sono alti costituiscono i fattori di rischio maggiori per le malattie cardiovascolari.</p>
<p>Per prevenire possibili danni e proteggere la salute è fondamentale <strong>tenere sotto controllo la quantità e la qualità dei grassi consumati e le calorie totali della dieta</strong>.</p>
<p>Alti livelli di trigliceridi nel sangue aumentano il rischio di malattie coronariche (come l&#8217;infarto) e dell&#8217;aterosclerosi. Ai trigliceridi alti, inoltre, si associano quasi sempre bassi valori del colesterolo HDL (il colesterolo &#8216;buono&#8217;) e, spesso, una tendenza al sovrappeso ed alla malattia diabetica oltre che valori elevati della pressione arteriosa; attualmente questa condizione viene definita, nel complesso, “<strong>sindrome plurimetabolica</strong>”.</p>
<p>Un netto miglioramento della gravità di questa situazione complessa (e rischiosa) può in genere essere ottenuto semplicemente modificando in modo appropriato lo stile di vita e facendo un po&#8217; di attività fisica.</p>
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		<title>Non criminalizziamo il colesterolo!</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/non-criminalizziamo-il-colesterolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Sep 2023 16:30:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
		<category><![CDATA[Grassi da condimento]]></category>
		<category><![CDATA[colesterolo]]></category>
		<category><![CDATA[colesterolo «buono»]]></category>
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		<category><![CDATA[colesterolo VLDL]]></category>
		<category><![CDATA[HDL]]></category>
		<category><![CDATA[ipercolesterolemia familiare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il colesterolo «cattivo» si vince con una sana alimentazione. Non lo si può eliminare del tutto dalla dieta perché è essenziale per il nostro organismo e ha funzioni fondamentali: da esso si formano gran parte degli ormoni, come il testosterone e gli estrogeni, ma anche gli acidi biliari (necessari per una buona digestione);esso è necessario &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il colesterolo «cattivo» si vince con una sana alimentazione. </strong>Non lo si può eliminare del tutto dalla dieta perché è essenziale per il nostro organismo e ha funzioni fondamentali: da esso si formano gran parte degli ormoni, <strong>come il testosterone e gli estrogeni, </strong>ma anche gli acidi biliari (necessari per una buona digestione);esso è necessario durante l&#8217;età della crescita per la produzione delle cellule. Quello che è sicuramente dannoso per il nostro organismo è il suo eccesso, che può andare a depositarsi nei vasi arteriosi e formare la placca aterosclerotica. È questo un processo che bisogna imparare a governare, senza sopravalutazioni né sottovalutazioni.</p>
<p>L’ipercolesterolemia (cioè un livello di colesterolo nel sangue oltre i 240 mg/dl) è una condizione che negli ultimi 10 anni è risultata particolarmente in crescita in entrambi i sessi: interessa – secondo i dati dell&#8217;Osservatorio epidemiologico cardiovascolare Iss-Anmco (Istituto superiore di sanità-Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri) &#8211;  il 38% degli italiani contro il 24% del 1998-2002.</p>
<p>Il ruolo più importante nel controllo dei livelli di colesterolo spetta alla dieta: cibi di origine vegetali e pochi grassi sono la migliore prevenzione, ma non va dimenticato neppure l&#8217;importanza di un corretto stile di vita e una regolare attività fisica.</p>
<p>Il colesterolo è un grasso &#8211; in gran parte prodotto dall’organismo e in minima parte introdotto con la dieta &#8211; fondamentale per assolvere diverse funzioni nell&#8217;organismo:</p>
<ul>
<li><strong>è coinvolto nel processo di digestione, grazie alla formazione della bile</strong>;</li>
<li><strong>partecipa alla produzione di vitamina D</strong>, utile per la salute delle ossa;</li>
<li><strong>favorisce la costruzione della parete delle cellule</strong>, in particolare del sistema nervoso;</li>
<li><strong>è il precursore di ormoni come il testosterone e gli estrogeni</strong>.</li>
</ul>
<p><strong>Il colesterolo, viene trasportato nel sangue per mezzo di specifiche lipoproteine</strong> che si differenziano in base a dimensione e densità; si distingue</p>
<ul>
<li>un <strong>colesterolo legato alle lipoproteine</strong> <strong>a bassa densità (LDL)</strong>, <strong>cosiddetto “cattivo” poiché si può depositare nelle pareti delle arterie</strong>, riducendo l&#8217;elasticità delle pareti delle arterie, ostacolando il flusso sanguigno e favorendo la formazione di trombi<strong>.</strong> Ciò contribuisce enormemente alla genesi dell&#8217;<strong>aterosclerosi</strong>, una condizione spesso associata allo sviluppo di malattie cardiovascolari (infarto, ictus cerebrale);</li>
<li>un <strong>colesterolo legato alle lipoproteine</strong> <strong>ad alta densità (HDL) e definito “buono” </strong>perché non provoca alcun danno alle arterie ma, anzi, rimuovendo il colesterolo dalle pareti dei vasi per trasportarlo al fegato e agli organi che lo smaltiscono attraverso le feci è garanzia di protezione se presente in buona quantità; il valore di riferimento nella norma per il colesterolo LDL è da 40 a 80 mg/dl negli uomini adulti e da 50 a 60 mg/dl nelle donne.</li>
</ul>
<p>Quando si parla, invece, di <strong>colesterolo VLDL</strong> (<em>Very Low Density Lipoproteins</em>) si intendono le lipoproteine a densità molto bassa che <strong>si occupano di trasferire i trigliceridi dal fegato ai tessuti</strong>.</p>
<p>La produzione di LDL avviene per <strong>cause endogene</strong>, cioè viene prodotto dall&#8217;organismo stesso, ma anche da fattori esogeni che dipendono dall&#8217;alimentazione, in particolare dai grassi di origine animale.</p>
<p>Per mantenere il colesterolo LDL e HDL limiti dei valori normali è necessario, pertanto, fare attenzione alla dieta, limitando alimenti come affettati e condimenti grassi (per esempio il burro e i formaggi), dolci e cibi ad alto contenuto di grassi saturi. Il colesterolo è invece assente in frutta, verdura, legumi e cereali, preferendo quelli integrali. Favorisce l&#8217;abbassamento del colesterolo cattivo anche l&#8217;attività fisica, in particolare il movimento aerobico.</p>
<p>Quando le indicazioni sullo stile di vita e l&#8217;alimentazione non sono sufficienti, e quando il medico lo ritiene opportuno, è necessario ricorrere alla terapia farmacologica.</p>
<p>Si parla di <strong>ipercolesterolemia</strong> quando il colesterolo totale (LDL più HDL) è troppo alto. Valori desiderabili sono i seguenti:</p>
<ul>
<li><strong>colesterolo totale: fino a 200 mg/dl</strong></li>
<li><strong>colesterolo LDL: fino a 100 mg/dl</strong></li>
<li><strong>colesterolo HDL: non inferiore a 50 mg/dl.</strong></li>
</ul>
<p>L’aumento dei livelli plasmatici di colesterolo non è prerogativa solo dell’adulto ma può verificarsi, soprattutto per motivi genetici, anche nel bambino (la cosiddetta <strong>ipercolesterolemia familiare</strong>, che conta un caso ogni 500 abitanti). Questa condizione è associata a una serie di mutazioni a carico del gene del recettore delle LDL, che si trova sul cromosoma 19. La malattia è caratterizzata da alti livelli ematici di colesterolo totale e di colesterolo LDL (ma non di trigliceridi), con gravità variabile a seconda del numero di mutazioni. Nella forma omozigote si manifesta in modo grave fin dall’infanzia: si formano placche (<strong>xantomi</strong>) all’interno della pelle su gomiti, ginocchia e natiche, ma anche depositi di colesterolo nella pelle, nei tendini e intorno alla cornea dell’occhio (archi cornei). Inoltre, i valori di colesterolo totale sono compresi tra 600 e 1200 mg/dL. I soggetti eterozigoti hanno invece manifestazioni più lievi, spesso poco evidenti durante l’infanzia. I problemi a carico dell’apparato cardiovascolare cominciano in genere verso i 35-40 anni negli uomini e verso i 45-55 anni fra le donne.</p>
<p>Attualmente esiste una terapia farmacologica in grado di curare efficacemente l’ipercolesterolemia familiare e di prevenirne le conseguenze cardiovascolari a lungo termine. Diventa quindi fondamentale diagnosticarla correttamente il più presto possibile. La presenza di livelli molto elevati di colesterolo totale è una condizione necessaria, ma non sufficiente per la diagnosi della malattia, che è determinata anche da altri fattori individuali e ambientali. Infatti, non solo esistono altre forme di ipercolesterolemia, ma l’aumento di colesterolo può essere secondario ad altre malattie. È perciò importante poter effettuare la diagnosi genetico-molecolare della malattia, che offre la possibilità di una diagnosi certa e precoce, anche in fase prenatale.</p>
<p><strong>Il colesterolo viene prodotto per circa l’80% dal nostro organismo</strong> e la quota rimanente viene assorbita dal cibo di origine animale che consumiamo.</p>
<p>Se tutto funziona correttamente, più assumiamo colesterolo e meno ne produciamo e viceversa, per mantenere il giusto equilibrio di questa molecola nel nostro corpo.</p>
<p>Tuttavia può capitare che questo equilibrio venga interrotto e si abbia <strong>ipercolesterolemia</strong> e le cause possono essere molteplici: legate alla genetica, alla dieta (troppe calorie, troppi grassi saturi o trans, troppi zuccheri semplici), a particolari malattie come il diabete, o a problemi endocrini (tiroide), al fumo o ad una scarsa attività fisica.</p>
<p>Un’influenza importante nel controllo dei livelli di colesterolo plasmatico è svolto dall’<strong>alimentazione</strong>: infatti la correzione dello stile alimentare, nelle forme lievi, può rappresentare la sola terapia, ma anche in associazione con una terapia farmacologica, una alimentazione adeguata può potenziare l’efficacia dei farmaci ipocolesterolemizzanti e permettere di ridurre la posologia e gli eventuali effetti collaterali.</p>
<p><strong>Conclusioni</strong>: Il colesterolo è una sostanza grassa e non viaggia solo nel sangue, ma viene trasportato da alcune lipoproteine come le lipoproteine ad alta densità (HDL), nel caso di colesterolo buono, o dalle lipoproteine a bassa densità (LDL), nel colesterolo cattivo. Anche se è sempre citato come un problema per la nostra salute, la verità è che il colesterolo è essenziale per il nostro organismo e ha funzioni fondamentali e ben definite: da esso si formano gran parte degli ormoni, acidi biliari (necessari per una buona digestione) ed è necessario durante l&#8217;età della crescita per la produzione delle cellule. Quello che è sicuramente dannoso per il nostro organismo è il suo eccesso, che può andare a depositarsi nei vasi arteriosi e formare la placca aterosclerotica.</p>
<p>Sicuramente può contribuire a mantenere i valori di colesterolo entro i limiti alcune regole comportamentali come: esercizio fisico; dieta sana (dieta mediterranea), consumare alcol con moderazione; non fumare; rimanere nel peso ideale; preferire grassi vegetali come l&#8217;olio d&#8217;oliva.</p>
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		<title>Avocado &#124; Persea Americana</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/avocado-persea-americana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Aug 2022 10:59:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Frutti Esotici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Avocado è il nome comune utilizzato per indicare un frutto tropicale e la pianta centroamericana che lo produce; quest’ultima, nota anche come Persea americana o Laurus persea L., è una specie arborea da frutto che appartiene alla famiglia delle Lauracee, originaria dell&#8217;America Centrale (Messico, Guatemala, Antille), conosciuta già in epoca precolombiana. Oggi l&#8217;Avocado è diffuso &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Avocado</strong> è il nome comune utilizzato per indicare un frutto tropicale e la pianta centroamericana che lo produce; quest’ultima, nota anche come <em>Persea americana</em> o <em>Laurus persea</em> L., è una specie arborea da frutto che appartiene alla famiglia delle <em>Lauracee</em>, originaria dell&#8217;America Centrale (Messico, Guatemala, Antille), conosciuta già in epoca precolombiana. Oggi l&#8217;Avocado è diffuso in America Latina, California e Florida; nel Mediterraneo è presente in Israele e Spagna. In Italia, nonostante nelle aree meridionali vi sia un ambiente idoneo, la coltivazione specializzata occupa solo pochi ettari.</p>
<p>Le piante di avocado possono vivere fino a 200 anni; sono alte 10 m o più, hanno chiome costituite da numerosissime foglie larghe e di color verde scuro, mentre il tronco è rivestito da una corteccia chiara tendente al giallo-beige. I frutti, dalla forma simile a quella delle pere (o di una melanzana nana), nascono da piccoli fiori gialli, possono raggiungere 25 cm di lunghezza e 1,4 kg di peso. La loro buccia, piuttosto spessa, può avere una colorazione variabile dal verde scuro al porpora intenso e può essere liscia o rugosa. Il seme invece, unico, di grosse dimensioni e consistenza legnosa, è bruno, pesante e con un tipico profilo &#8220;a goccia&#8221;. Il frutto non è molto dolce ed è privo della croccantezza che caratterizza, ad esempio una mela; la polpa si presenta in genere compatta e di color giallo-verdastro, liscia e cremosa, per l&#8217;abbondante presenza di grassi. La consistenza burrosa si accompagna ad un leggero sapore di noce. Esistono più di cento varietà di avocado che variano per dimensione, forma, colore, texture della buccia e ovviamente gusto, ma forse la più popolare e apprezzata è senz&#8217;altro la <strong>Hass</strong> (circa l&#8217;80% del consumo mondiale), un albero innestato.</p>
<p>Il termine avocado deriva dallo spagnolo <strong><em>aguacate</em></strong> e ancor prima dal sostantivo originale <em>ahuacat</em> – che significa testicolo, poiché, oltre ad assomigliargli nelle fattezze, nasce e cresce in coppia. La sua scoperta da parte delle popolazioni europee è avvenuta durante la perlustrazione spagnola nelle Americhe.</p>
<p>L’avocado fornisce 231 Calorie ogni 100 g di frutto, corrispondenti per 3% a carboidrati, 8% a proteine, 89% a lipidi, e associate a 64 grammi di acqua. Per questo <strong>è il frutto grasso per eccellenza</strong>. A differenza di altri alimenti ricchi di grassi vegetali l’avocado contiene molti grassi buoni, quelli monoinsaturi che sono utili per mantenere in salute il cuore. In particolare, i lipidi comprendono il 2,48% di grassi saturi (sotto forma di <strong>acido palmitico</strong>), il 18,33% di acidi grassi monoinsaturi (sotto forma di <strong>acido palmitoleico</strong> e, soprattutto, di <strong>acido oleico</strong>) e l’1,45% di acidi grassi polinsaturi (sotto forma di <strong>acido linoleico</strong> e, in minori quantità, <strong>acido alfa-linolenico</strong> e <strong>acido arachidonico</strong>). Per queste sue caratteristiche, <strong>l&#8217;avocado non trova facile impiego nella dieta mediterranea</strong> (nella quale la frazione lipidica è prevalentemente occupata dall&#8217;olio extravergine di oliva). In linea di massima, l&#8217;avocado sarebbe <strong>da evitare in caso di sovrappeso e obesità</strong>.</p>
<p>Fra le vitamine, sempre per 100 gr, l’avocado è ricco di: 18 mg vitamina C (A (14 µg di retinolo equivalente); 6,4 mg vitamina E; 1,1 mg di vitamina B3 o PP (niacina); 0,12 mg di vitamina B2 (riboflavina); 0,09 mg di vitamina B1 (tiamina). Inoltre contiene quantità di vitamina D superiori a quelle presenti nel burro o nelle uova. Fra i minerali è invece una fonte di: 450 mg di potassio, 44 mg di fosforo, 13 mg di calcio, 0,6 mg di ferro, 2 mg di sodio. Infine, la polpa è una fonte di steroli e di acidi volatili.</p>
<p>Anche il seme dell’avocado è ricco di nutrienti; al suo interno si trovano soprattutto acidi grassi, alcoli e una serie di composti insaturi dal sapore estremamente amaro. Nelle foglie dell’avocado messicano si nasconde invece un olio essenziale contenente <strong>estragolo </strong>e <strong>anetolo</strong>.</p>
<p>Grazie alle sue proprietà nutrizionali, l’avocado sarebbe in grado di <strong>ridurre il rischio di patologie croniche cardiovascolari, di malattie neurodegenerative e di tumori</strong>, <strong>perché capace di abbassare i livelli di colesterolemia e colesterolo LDL</strong> (cattivo), favorendo l’aumento del colesterolo HDL; di <strong>ridurre il rischio di sviluppare la Sindrome Metabolica</strong>, una patologia caratterizzata dalla coesistenza di diversi fattori, tra cui iperglicemia, dislipidemie e ipertensione.</p>
<p>L&#8217;olio di avocado è indicato per rigenerare la pelle, anche se in alcuni individui può causare forme di allergia; è indicato come protettivo dai raggi solari.</p>
<p>Non sono note <strong>controindicazioni</strong> specifiche al consumo di avocado, ma chi è allergico a: lattice, banane, meloni, pesche, castagne, pomodoro, patate, kiwi, deve mangiarlo con attenzione a causa del possibile rischio di un’allergia crociata. Fra le possibili manifestazioni allergiche scatenate dall’avocado sono inclusi sindrome da allergia orale (prurito a bocca e gola e lingua gonfia) e sintomi generalizzati (respiro sibilante, sensazione di oppressione al petto, crampi addominali, diarrea). Inoltre se assunti in grandi quantità, semi e foglie della <em>Persea gratissima</em> possono risultare tossici.</p>
<p>L’avocado può tuttavia interferire con il Warfarin, un farmaco anticoagulante, aumentando il rischio di coagulazione del sangue, per cui, in caso di terapia anticoagulante o dislipidemie, è altamente consigliato consultarsi con il proprio medico sui rischi associati al consumo di questo frutto.</p>
<p>Le foglie, la corteccia, i frutti e i semi dell&#8217;avocado sono dannosi su vari animali: gatti, cani, bovini, capre, conigli, ratti, cavie, uccelli, pesci e cavalli se li consumano. La totalità della pianta di avocado contiene infatti un derivato acido grasso tossico, chiamato <strong>persina</strong>, la quale è in genere innocua per gli umani.</p>
<ul>
<li><strong><em>Salsa guacamole</em></strong></li>
</ul>
<p>La salsa guacamole è una delle principali preparazioni tradizionali in cui l’avocado rappresenta l’ingrediente predominante. Una delle tante varianti per la preparazione della salsa guacamole prevede di schiacciare con una forchetta (o meglio con un mortaio, il famoso molcajete come la ricetta originale comanda) la polpa di un avocado, aggiungendo il succo di mezzo limone; aggiungere sale e pepe, qualche spicchio d’aglio, della cipolla finemente tritata ed un pizzico di peperoncino fresco o essiccato, e un generoso filo d’olio. La salsa va lasciata riposare in frigorifero per 30 minuti prima di servirla, accompagnata da pane casereccio o <em>tortillas</em>, dai classici <strong><em>Nachos</em></strong> (le patatine di mais), dalle piadine, ai tranci di pizza, grissini.</p>
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