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	<title>dipendenza Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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	<title>dipendenza Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Il disagio giovanile</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/il-disagio-giovanile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Oct 2025 12:01:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il disagio giovanile è considerato una delle più gravi conseguenze della epidemia da Covid-19. Le modalità di trasmissione del virus hanno imposto l’adozione di stringenti e prolungate misure di contenimento, con conseguente drastica riduzione dei momenti di condivisione e incontro, degli spazi di partecipazione, di lavoro e di socialità. Il tutto fortemente favorito da un &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il disagio giovanile è considerato una delle più gravi conseguenze della epidemia da Covid-19.</p>
<p>Le modalità di trasmissione del virus hanno imposto l’adozione di stringenti e prolungate misure di contenimento, con conseguente drastica riduzione dei momenti di condivisione e incontro, degli spazi di partecipazione, di lavoro e di socialità. Il tutto fortemente favorito da un un uso diffuso e pervasive delle tecnologie.</p>
<p>In questo inedito scenario emergenziale, i giovani sono stati tra i soggetti più penalizzati; si sono determinate gravi conseguenze sul loro benessere psico-fisico; acuiti disturbi e dipendenze; sono aumentate disuguaglianze e difficoltà nell’accesso ai diritti costituzionalmente garantiti, quali istruzione e assistenza sanitaria.  Disturbi del sonno, attacchi d’ansia, aumento dell’irritabilità sono stati i sintomi più frequenti di cui hanno sofferto le persone di minore età; sono aumentati gli accessi al Pronto Soccorso per disturbi psichiatrici, i tentativi di suicidio e autolesionismo.</p>
<p>L’impatto negativo della pandemia è confermato dal recente report pubblicato dall’UNICEF che rileva che più di <strong>11 milioni di bambini e giovani nell&#8217;UE soffrono di problematiche legate alla salute mentale</strong>. Gli adolescenti hanno maggiori probabilità di essere esposti a problematiche legate alla salute mentale. Più di un adolescente su 7, tra i 10 e i 19 anni, convive con un disagio mentale diagnosticato che, nel 40% dei casi corrisponde ad ansia e depressione, stress, incertezza e solitudine; ogni anno, nel nostro pianeta si suicidano circa 46 mila adolescenti, più di uno ogni 11 minuti.</p>
<p>Il rapporto dell’Istat conferma le difficoltà psicologiche affrontate dai più giovani nell’attuale periodo storico. Secondo quanto riportato nel report “Benessere equo e sostenibile”, negli ultimi due anni la percentuale di adolescenti insoddisfatti e con un basso punteggio di salute mentale è raddoppiata. Nel 2019 erano il 3,2% del totale, mentre nel 2021 risultano essere il 6,2%. Circa 220 mila ragazzi tra i 14 e i 19 anni si dichiarano insoddisfatti della propria vita e si trovano, allo stesso tempo, in una condizione di scarso benessere psicologico.</p>
<p>Secondo l’Istat, è diminuita in modo tangibile anche la soddisfazione per le relazioni con gli amici, mentre è aumentato tra i ragazzi tra i 14-17 anni il consumo di alcol (sono il 23,6%).</p>
<p>Sempre secondo l&#8217;ISTAT, il disagio giovanile in Italia si manifesta con un peggioramento del benessere psicologico, un calo della soddisfazione per la vita e le relazioni, e un aumento dei segnali di malessere, soprattutto tra le ragazze. I giovani che affrontano questo disagio spesso mostrano anche vulnerabilità socio-economiche, come la deprivazione multipla, che limita le loro possibilità di realizzazione. Un punto di forte preoccupazione è l&#8217;ambito del benessere sociale e della partecipazione, che è quello dove il disagio è più intenso e peggiorato nell&#8217;ultimo quinquennio.</p>
<p>Oggi, il disagio giovanile in Italia, in crescita dopo la pandemia, colpisce oltre 2<strong>,7 milioni di ragazzi tra i 10 e i 20 anni</strong> e si manifesta con ansia, depressione, disturbi alimentari, bullismo e calo delle competenze scolastiche, legati anche a iperconnessione e povertà. Il quadro poco esaltante parla di giovani che fanno uso di droghe; sopprimono ansia ed angoscia facendosi del male; disturbi alimentari come anoressia, bulimia e drunkoressia; smettono di mangiare o, <em>a posteriori</em>, cercano di eliminare attraverso il vomito ogni traccia di voracità incontrollate; sono sempre più isolati, a volte violenti; calo del rendimento scolastico, assenteismo, dispersione implicita (studenti che finiscono la scuola senza competenze adeguate), bullismo e cyberbullismo; vivono l’estenuante fatica di crescere dentro famiglie spesso incapaci di dare un nome al loro tormento&#8230; fino a compiere, talvolta, un gesto estremo. L&#8217;iperconnessione e l&#8217;uso intensivo dei social media influenzano negativamente la percezione di sé, le relazioni e contribuiscono a sentimenti di isolamento e solitudine. La crescita della povertà minorile, il calo delle competenze e la disoccupazione giovanile contribuiscono a creare un futuro incerto e minano il benessere psicologico.</p>
<p><strong>Bisogna allora imparare a </strong></p>
<ul>
<li><strong>r</strong><strong>iconoscere i segnali</strong><strong>:</strong>I genitori e gli educatori devono imparare a cogliere i segnali di malessere, che spesso vengono ignorati o non riconosciuti.</li>
<li><strong>offrire s</strong><strong>upporto psicologico</strong><strong>:</strong> È fondamentale offrire un supporto psicologico ai giovani, creando un ambiente in cui possano esprimere le proprie difficoltà e ricevere aiuto.</li>
<li><strong>investire nell&#8217;educazione</strong><strong>:</strong> È necessario promuovere l&#8217;acquisizione di competenze solide e contrastare la dispersione scolastica, soprattutto tra gli studenti svantaggiati.</li>
</ul>
<p>Tra i<strong> disturbi più frequenti legati al disagio giovanile</strong> si segnalano:</p>
<ul>
<li><strong>Ansia e depressione</strong>: Di ansia e depressione si ammalano sempre più giovani e sempre prima. Secondo gli ultimi dati diramati dalla Società Italiana di Pediatria, <strong>un giovane su quattro</strong> nel nostro paese <strong>soffre di depressione</strong> mentre <strong>uno su cinque manifesta disturbi d’ansia</strong>. Fondamentale è riconoscere per tempo i sintomi di questi disturbi. In particolare, quelli della depressione sono spesso diversi negli adolescenti rispetto ai soggetti adulti: includono non solo tristezza e isolamento, ma anche irritabilità, rabbia e comportamenti autolesionisti.</li>
<li><strong>Isolamento sociale</strong>: Aumenta inoltre il numero degli adolescenti che si sottrae alla vita sociale isolandosi da un mondo percepito come fonte minacciosa di stimoli, perturbazioni angoscianti da cui sentono di doversi proteggere. Secondo una recente indagine condotta dall’Associazione Nazionale DiTe (Dipendenze tecnologiche, gap e cyberbullismo) in collaborazione con il portale studentesco Skuola.net “la ridotta capacità di relazionarsi ‘vis a vis’ si riflette in una crescente assenza di amici in carne ed ossa: il 26,8% non ha legami significativi coltivati regolarmente con incontri al di fuori delle piattaforme digitali. E nella riduzione della capacità di uscire di casa: il 14,4% spesso se non sempre fa fatica a incontrare i propri amici dal vivo”. Una delle manifestazioni estreme dell’isolamento giovanile è il fenomeno degli hikikomori, termine giapponese che significa “isolarsi”, “stare in disparte”: gli Hikikomori possono decidere di non uscire di casa per mesi o addirittura per anni. Episodi di isolamento volontario riguardano oltre 60.000 adolescenti italiani.</li>
<li><strong>Aggressività</strong>: Negli ultimi anni, in Italia, si è osservato un preoccupante aumento dell&#8217;aggressività tra gli adolescenti. Gli episodi di violenza tra giovani sono diventati più frequenti e diffusi, richiedendo un&#8217;attenzione urgente da parte delle istituzioni e della società.</li>
<li><strong>Disturbi alimentari</strong>: Diete estreme o disordini alimentari che riflettono conflitti emotivi, insoddisfazione corporea o pressioni sociali possono sfociare in disturbi alimentari seri come <strong>anoressia, bulimia o binge-eating disorder</strong>, che stanno colpendo sempre più adolescenti di entrambi i sessi. Nell’ultimo triennio secondo i dati dell’Iss si è registrato un aumento del 30% dei casi di anoressia e bulimia tra i giovanissimi sul territorio nazionale. 300mila invece i giovani (soprattutto ragazze) affetti da <strong>drunkoressia</strong>: bevono per dimagrire e allo stesso tempo non mangiano per poter bere.</li>
<li><strong>Dipendenza da droghe</strong>: L’ultima Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia ha rilevato che quasi 960mila giovani tra i 15 e i 19 anni riferiscono di aver consumato almeno una volta nel corso dell’anno sostanze illegali come: cannabis (al primo posto) cocaina, stimolanti, allucinogeni e nuove sostanze psicoattive. È noto che l’abuso di sostanze può avere effetti molto negativi su un cervello in crescita come quello degli adolescenti: può influenzare ad esempio memoria, apprendimento, autocontrollo e aumentare il rischio di sviluppare dipendenze in età adulta.</li>
<li><strong>Dipendenza da alcol</strong>: Il <strong><em>binge drinking</em></strong>, letteralmente “abbuffata di alcolici”, è uno dei fenomeni più diffusi tra i giovanissimi. I giovani non hanno la capacità di metabolizzare l’alcol allo stesso modo degli adulti: bastano 2-3 mesi di overdose di alcolici nei fine settimana per causare una riduzione del 10-20% della memoria e della capacità di orientamento.</li>
<li><strong>Dipendenza dai social e videogiochi</strong>: Strafatti, sì, ma di social o di videogame. Di dipendenza, infatti, possiamo parlare non solo in relazione alle droghe o all’alcol. In una società sempre più digitale e interconnessa si sviluppano nuove forme di addiction collegate all’ “abuso” di Intenet e social (TikTok, Instagram e OnlyFans sono quelli preferiti dalla generazione Z) o anche all’abuso di videogiochi. In quest’ultimo caso si può parlare di “<strong>Internet Gaming Disorder</strong>” che comprende la dipendenza da videogiochi sia <em>online</em> ed <em>offline</em>.</li>
</ul>
<p>Capita che quando non possono connettersi ai social o quando sono costretti a interrompere la sessione di gioco i ragazzi manifestino proprio i sintomi tipici dell&#8217;astinenza: diventano nervosi e irritabili così come capiterebbe in caso di astinenza da sostanze d’abuso. Di internet gaming disorder soffrono in Italia 500mila adolescenti tra gli 11 e i 17 anni. Mentre quasi 100mila fanno un uso patologico dei social media.</p>
<ul>
<li><strong>Autolesionismo</strong>: Gli adolescenti si tagliano e feriscono usando il loro corpo per esprimere il disagio di stare al mondo. A volte lo fanno per controllare e interrompere un dolore mentale troppo forte: preferiscono il dolore fisico a quello psicologico e fanno in modo che ne prenda il posto. Altre volte lo fanno “semplicemente” per sentirsi vivi: meglio un dolore fisico che non sentire niente. Secondo i dati diramati da SINPIA, Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza sono circa il 27% in più in Italia, rispetto al periodo pre Covid-19, i ragazzi e le ragazze che “si tagliano”, presentano pensieri inerenti il suicidio o mettono in atto tentativi di suicidio.</li>
</ul>
<p><strong>Cause del disagio giovanile</strong></p>
<p>Certamente la pandemia da Covid-19 ha esacerbato una fenomenologia già in essere. Ma è importante superare una visione semplicistica basata su un rapporto lineare di causa-effetto. Il disagio giovanile deve essere compreso attraverso un modello di causalità più complesso, che tenga conto dell’interazione tra fattori di rischio e fattori di protezione. Questi fattori non agiscono isolatamente, ma si influenzano reciprocamente, creando circoli viziosi o virtuosi. Ad esempio, in presenza di fattori di rischio come isolamento sociale, pressione per la performance o accesso facilitato a sostanze, il disagio può amplificarsi. Al contrario, fattori di protezione come il supporto e la relazione familiare, una rete sociale positiva e attività educative, sportive e sociali coinvolgenti possono interrompere questi circoli viziosi, promuovendo un percorso di crescita più sano e più protetto. In questo senso, il corso che il disagio assume – verso una direzione virtuosa o viziosa – dipende dal delicato equilibrio tra questi fattori, che insieme definiscono un rapporto di causalità dinamico e multidimensionale. Comprendere questa complessità è essenziale per progettare interventi efficaci e mirati.</p>
<p>Oltre alla pandemia, è fondamentale considerare altri fattori caratteristici della società moderna che possono aver contribuito all’incremento del disagio giovanile:</p>
<ul>
<li><strong>Individualismo</strong>: Viviamo in una società sempre più individualista, dove l’apparire domina sull’essere, influenzata dai social media e dagli influencer. La pressione per ottenere performance eccellenti e per assomigliare a modelli irraggiungibili alimenta ansia e competizione. I giovani più fragili, incapaci di reggere tali aspettative, spesso si sentono esclusi.</li>
<li><strong>Famiglia</strong>: Le famiglie, tradizionalmente pilastri nell’educazione affettiva, sono sempre più assenti, complici i ritmi lavorativi di entrambi i genitori ma anche altri cambiamenti dell’intera società. Questa mancanza di presenza può lasciare gli adolescenti senza un adeguato supporto emotivo. Inoltre, le aspettative elevate dei genitori, spesso allineate ai valori di una società che premia solo luci e vittorie, possono far emergere un senso di inadeguatezza nei figli.</li>
<li><strong>Accesso facilitato alle sostanze</strong>: L’accessibilità a droghe come cannabis, ecstasy, ketamina, cocaina e fentanyl è in costante aumento. Le maglie del controllo si allargano, rendendo più facile sperimentare sostanze pericolose con gravi conseguenze sul benessere psichico.</li>
<li><strong>Tecnologia</strong>: Gli adolescenti di oggi sono esposti a un’iperstimolazione digitale senza precedenti, che contribuisce all’isolamento sociale e all’insorgere di fenomeni come la dipendenza dai social network o l’<strong>Internet Gaming Disorder</strong>.</li>
<li><strong>Incertezza per il futuro</strong>: Fattori come la precarietà del mercato del lavoro e l’ecoansia legata al cambiamento climatico alimentano nei giovani un senso di vulnerabilità e insicurezza rispetto al domani.</li>
</ul>
<p>La cura del disagio giovanile non può essere concepita se non in termini di prevenzione. Prevenzione, in questo senso, non significa semplicemente intervenire prima che il disagio si trasformi in patologia, ma adottare un approccio integrato e continuo che agisca su tutti i livelli del suo sviluppo e in tutte le fasce d’età di questa lunga fase di transizione all’età adulta. Questo approccio si basa sull’idea che prevenire non significhi solo impedire l’insorgenza del disagio, ma anche intervenire lungo tutto il suo decorso, affrontando i fattori di rischio e promuovendo fattori di protezione a qualsiasi livello di gravità. C’è quindi una componente preventiva in qualsiasi approccio di cura e si definisce per il suo rivolgersi a tali fattori piuttosto che ai sintomi.</p>
<p>Dall’educazione alimentare alla promozione dell’attività fisica, dalla cura del sonno all’educazione digitale, ogni aspetto della vita dei giovani può diventare una leva per costruire resilienza e benessere. Coinvolgere le famiglie e le comunità locali è cruciale per creare ambienti di supporto che favoriscano una crescita armoniosa e prevenire l’evoluzione del disagio in disturbi conclamati.</p>
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		<title>La dipendenza da videogiochi è una vera e propria patologia</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/la-dipendenza-da-videogiochi-e-una-vera-e-propria-patologia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jan 2024 16:18:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi del sonno]]></category>
		<category><![CDATA[problemi alimentari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La dipendenza da videogiochi è una vera e propria patologia La dipendenza da videogiochi (gaming disorder) è un uso eccessivo o compulsivo di videogiochi, che interferisce con la vita quotidiana di una persona. Per questo motivo, l’Oms ha inserito il “gaming disorder” nel capitolo sulle malattie mentali dell&#8217;International Classification of Diseases (ICD), ossia l&#8217;elenco ufficiale &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La dipendenza da videogiochi è una vera e propria patologia<br />
</strong></p>
<p>La dipendenza da videogiochi (gaming disorder) è un uso eccessivo o compulsivo di videogiochi, che interferisce con la vita quotidiana di una persona. Per questo motivo, l’Oms ha inserito il “gaming disorder” nel capitolo sulle malattie mentali dell&#8217;International Classification of Diseases (ICD), ossia l&#8217;elenco ufficiale delle malattie il cui aggiornamento è stato pubblicato in questi giorni.</p>
<p>In base al nuovo elenco (che contiene oltre 55mila malattie), la dipendenza da videogiochi consiste in una serie “di comportamenti persistenti o ricorrenti che prendono il sopravvento sugli altri interessi della vita&#8221;. Tra le altre caratteristiche della patologia, c’è il fatto che “anche quando si manifestano le conseguenze negative dei comportamenti non si riesce a controllarli – e il fatto che &#8211; portano a problemi nella vita personale, familiare e sociale, con impatti anche fisici, dai disturbi del sonno ai problemi alimentari&#8221;</p>
<pre>WHO - Addictive behaviours: <strong>Gaming disorder</strong> 22 October 2020 - https://www.who.int/news-room/questions-and-answers/item/addictive-behaviours-gaming-disorder</pre>
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		<title>Peyote &#124; Lophophora williamsii (Lem. ex Salm-Dyck) J.M. Coult.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/peyote-lophophora-williamsii-lem-ex-salm-dyck-j-m-coult/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jun 2023 14:38:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[allucinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lophophora williamsii (Lem.) J.M.Coult., 1894, è una pianta succulenta appartenente alla famiglia delle Cactacee, comunemente nota come peyote; questo piccolo cactus contiene una sostanza chimica chiamata mescalina che produce effetti allucinogeni su chi ne fa uso; il  fusto è globulare sferico e con protuberanze rotondeggianti dotate di aereola rivestita da peluria. Il suo colore è &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Lophophora williamsii</em> (Lem.) J.M.Coult., 1894, è una pianta succulenta appartenente alla famiglia delle <em>Cactacee</em>, comunemente nota come <strong>peyote; </strong>questo <strong>piccolo cactus contiene una sostanza chimica chiamata mescalina </strong>che produce <strong>effetti allucinogeni</strong> su chi ne fa uso; il  fusto è globulare sferico e con protuberanze rotondeggianti dotate di aereola rivestita da peluria. Il suo colore è verde grigio e la forma è leggermente schiacciata al centro. La radice è molto grossa e il peyote può svilupparsi sino ad un&#8217;altezza di circa 5 cm per un massimo di 15 cm di diametro.  La fioritura arriva tra la primavera e l’estate quando sboccia un fiore di colore bianco o rosa. Il fiore produce poi semi di colore nero che contengono principi attivi allucinogeni. <strong>La pianta impiega fino a 30 anni per fiorire</strong>. Solitamente il peyote esce dal terreno di solo 2 o 3 centimetri e questa <strong>parte aerea</strong> è <strong>chiamata &#8220;boton&#8221;</strong>. Proprio il &#8220;boton&#8221; è la parte di droga <strong>che viene tagliata e consumata per il suo contenuto di mescalina</strong>.</p>
<p><strong>C</strong>resce spontanea nelle regioni semi desertiche del Centro America come il Texas e il Messico. È endemico del Messico; si trova solo negli stati di Nayarit, Chihuahua, Durango, Coahuila, Tamaulipas, Nuevo León, San Luis Potosí e in alcune zone di Querétaro e Zacatecas.</p>
<p>Il nome scientifico del genere deriva dal greco: <em>lophos</em>, ossia <em>cresta</em>, e <em>phoro</em>, ossia <em>portatore</em>, per via dei peli presenti in ogni areola; la pianta è anche conosciuta con il nome di <strong><em>peyote</em></strong> (dal nahuatl: <em>peyotl</em> ovvero <strong><em>pane degli dei</em></strong>) o <strong><em>mescal</em></strong>.</p>
<p>Il peyote viene assunto fresco o essiccato preparando l’infuso e la quantità di mescalina varia a seconda della pianta e delle condizioni. Solitamente il boton viene mangiato fresco o essiccato preparando l’infuso, ma può essere usato anche per la preparazione di infusi spesso addolciti con miele dato il suo forte sapore amaro. Questa droga può essere estratta e prodotta in diverse forme: dai cristalli ai sali, dalla polvere allo stato liquido. Il suo colore è chiaro tra il bianco e il marrone.</p>
<p>Negli anni &#8217;60 durante la <strong>cultura psichedelica</strong> il consumo del peyote ha avuto grande diffusione e molti filosofi, ricercatori, scrittori, artisti e psicologi hanno utilizzato tale sostanza per stimolare varie esperienze. L’infuso, simile alla preparazione di un thè, permette di avere effetti allucinogeni più stabili e di lunga durata mentre il primo tipo di assunzione (fresco) porta a picchi meno stabili ma più intensi. <strong>La mescalina agisce direttamente sul sistema nervoso centrale proprio verso i recettori della serotonina e della dopamina</strong>. In particolare, <strong>la mescalina provoca allucinazioni visive e sinestesia</strong> che vengono vissute con immagini da ascoltare e suoni da vedere. Gli effetti allucinogeni possono essere accompagnati da cambiamenti fisici come <strong>tachicardia, bradipnea e nausea</strong>, causati dagli alcaloidi derivati dalla <strong>fenetilamina: dopamina, noradrenalina, adrenalina e serotonina</strong>, che interagiscono con il sistema nervoso.</p>
<p>Gli <strong>effetti della droga</strong> sono pertanto <strong>allucinazioni visive e uditorie</strong> <strong>accompagnate da alterate capacità percettive</strong>. Possono verificarsi tremori delle membra e difficoltà nella coordinazione dei movimenti, torpore, brividi, sudore, dilatazione delle pupille, tensioni muscolari, vertigini e aumento della pressione sanguigna. Raramente può portare a febbre e invece più frequentemente può comparire <strong>senso di nausea e vomito</strong> causate dal sapore amaro del peyote. I ricercatori di questo settore indicano gli effetti allucinogeni del peyote in modo similare a quelli del LSD. <strong>La fame e la sete non sono più percepite dal soggetto come anche la fatica, il dolore e il senso di pericolo</strong>. A volte lo stato percettivo può volgere verso il negativo esprimendosi in panico, depressione, paranoie, percezioni dello spazio e del tempo alterate che provocano ancora più paure e ansia nel soggetto. La durata massima dell&#8217;effetto della droga è di 12 ore ma solitamente la media è tra le 6 e le 9 ore. Inizialmente c’è una fase in cui viene percepito il corpo, qui si manifestano nausea e sensazioni fisiche poco piacevoli. Successivamente arrivano le allucinazioni visive di colori e immagini geometriche in movimento fino a un&#8217;ultima fase in cui avvengono stati di meditazione profonda e sensazioni mistiche dove la percezione di se stessi si dissolve per unirsi a qualcosa di oltre noi. Chi utilizza il peyote per <strong>rituali religiosi o esperienze spirituali</strong> sin dall’antichità riporta esperienze di rivelazioni su se stesso e il mondo.</p>
<p><strong>Il rituale</strong>: Peyote, l&#8217;uso de El Mescalito, considerato un dio vivente, ha una lunga storia tra gli indigeni del Messico settentrionale e del sud-ovest degli USA (gli archeologi sostengono che esista da almeno 5700 anni). Con il tempo venne demonizzato e costretto a vivere nella clandestinità, dai conquistatori spagnoli del 16° secolo. Oggi il Lophophora williamsii può essere coltivato in casa.</p>
<p>Il peyote si usa in un complesso di rituali, chiamato dagli occidentali <strong>peyotismo</strong>, che i nativi americani ritengono possa permettere di comunicare con gli dèi e con gli antenati, dare forza, fornire guida e guarire. La guarigione può essere sia psichica che fisica. Il rituale in genere inizia la sera e comprende la preghiera, l&#8217;ingestione del peyote, i &#8220;<strong>canti del peyote</strong>&#8220;, i rituali dell&#8217;acqua e la contemplazione; termina la mattina successiva con la colazione.</p>
<p><strong>Controindicazioni</strong>: Il consumo del peyote <strong>non comporta dipendenza</strong> fisica e uno studio ha rivelato che non produce effetti deleteri sul corpo anche nella tradizionale assunzione dei nativi americani. Può comunque dare effetti collaterali a livello del fegato; infatti un uso continuativo di tale droga può mettere sotto sforzo l&#8217;organo. Inoltre, l’uso <strong>associato con altre sostanze</strong> quali LSD, DMT, psilocibila, canapa o anche farmaci <strong>è molto pericoloso</strong>, date le gravi conseguenze che possono provocare.</p>
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		<title>Coca Boliviana &#124; Erythroxylum Coca Lamk</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/coca-boliviana-erythroxylum-coca-lamk/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Nov 2022 21:11:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[benzoilecgonina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La coca (Erythroxylum coca o Erythroxylon coca) è una pianta della famiglia delle Erythroxylaceae classificata in passato all&#8217;interno dell&#8217;ordine delle Linales; con la più recente classificazione filogenetica viene considerata parte dell&#8217;ordine delle Malpighiaceae. Dalle foglie della pianta della coca si ricava la cocaina, uno stupefacente. La coca è indigena della Bolivia (E. coca varietà Coca) &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>coca</strong> (<em>Erythroxylum coca</em> o <em>Erythroxylon coca</em>) è una pianta della famiglia delle <em>Erythroxylaceae </em>classificata in passato all&#8217;interno dell&#8217;ordine delle <em>Linales</em>; con la più recente classificazione filogenetica viene considerata parte dell&#8217;ordine delle <em>Malpighiaceae.</em></p>
<p><strong>Dalle foglie della pianta della coca si ricava la cocaina</strong>, uno stupefacente.</p>
<p>La coca è indigena della Bolivia (<em>E. coca varietà Coca</em>) e del Perù (<em>E. coca varietà Truxilense</em>), ma viene coltivata, tra 450 e 1800 m, anche in Cile, Colombia, Brasile, Cina, Indonesia e Madagascar.</p>
<p>La foglia di coca è uno dei prodotti di consumo più popolari in Bolivia. Per gli indigeni Aymara e Quechua è sacra.</p>
<p>La pianta di coca è un arbusto o piccolo albero, alto circa da 1 a 3 m, molto ramificato, rivestito da una scorza di colore rossastro (<em>Erytroxylum</em> significa appunto &#8220;<em>legno rosso</em>&#8220;). Presenta rami dritti con foglie sottili, ovali, brevemente picciolate; caratteristica della foglia è una porzione longitudinale delimitata da due linee curve, ciascuna su ogni lato della nervatura mediana più evidenti sulla faccia inferiore della foglia; i fiori solitari, piccoli bianchi o bianco-giallastri con antere a forma stellata ma talvolta raccolti in infiorescenze. Il frutto è una piccola drupa rossastra contenente un solo seme. La coca è una pianta a portamento arbustivo che rimane produttiva anche fino all&#8217;età di 15 anni.</p>
<p>Principi attivi alcaloidi: <strong>cocaina</strong> (70 80% nella boliviana e 50% nella peruviana), <strong>cinnamoilcocaina, benzoilecgonina, ecgoina, tropacocaina, igrina, cuscoigrina, nicotina</strong>, ecc. Essenza, rutina, isoquercitina, calcio, ferro, vitamina A, fosforo, riboflavina, proteine. La Convenzione Unica delle Nazioni Unite sugli stupefacenti del 1961 la classifica come droga pericolosa.</p>
<p>L&#8217;uso delle foglie di coca, attraverso la masticazione (gli indigeni le frammischiano, triturate alle ceneri del <em>Chenopodium quinoa</em> Willd. (la c. d. Ypa) e di altre piante e le usano come masticatorio), è certamente molto antico e risale ad un paio di millenni prima di Cristo. Trattandosi di una pianta tropicale il suo uso non era, né lo è oggi, come spesso si crede, relegato solo alle popolazioni andine che, evidentemente, dovevano procurarsela commerciando con le popolazioni delle aree tropicali. Le foglie di coca non erano quindi un bene di largo consumo. Prova di ciò è che anche in epoca incaica, quindi per un paio di secoli prima della conquista spagnola, in un momento di consolidamento territoriale che dava quasi unitarietà al settore occidentale del Sudamerica, le foglie di coca rimanevano ad uso quasi esclusivo della teocrazia incaica.</p>
<p>La crescita della produzione e del consumo delle foglie di coca è stata opera degli spagnoli durante i primi decenni della conquista. Nell&#8217;uso delle foglie di coca trovarono un ottimo alleato per migliorare la produzione semi-schiavista nelle miniere di Potosí; infatti le foglie venivano date, spesso come paga, agli schiavi indigeni per dare loro maggiore resistenza e ridurre la fame e la sete. Nel corso del XVI secolo la produzione di foglie di coca è passata da 100 tonnellate a più di 1.000, quasi tutte assorbite dalle miniere d&#8217;argento di Potosí e dintorni, nell&#8217;attuale Bolivia.</p>
<p>Fin dai più antichi tempi le foglie di Coca furono usate dagli indiani d&#8217;America (Bolivia) che le masticavano mescolate con calce, per attutire lo stimolo della fame e della sete e per aumentare la loro resistenza alle fatiche imposte da lunghe marce, anche se fatte in condizioni di alimentazione ridotta o insufficiente. Oltre all’ottundimento dello stimolo della fame e della sete, <strong>la masticazione delle foglie di Coca</strong> provoca diminuzione della secrezione salivare, diminuzione della sensibilità della mucosa orale, faringea, gastrica, acceleramento della digestione e aumento della diuresi.</p>
<p>In passato la coca è stata usata per la produzione di farmaci e bevande, come il <strong>Vino Mariani</strong>, realizzato con vino Bordeaux nel quale venivano fatte macerare le foglie di coca, o l’<strong>Elixir Coca </strong>premiato nel 1871 alla Esposizione Agraria, Industriale e di Belle Arti di Forlì. Nella ricetta originale della <strong>Coca-Cola</strong> era previsto l&#8217;uso di foglie di coca. In varie nuove bevande la foglia di coca è tornata a essere usata come la <strong>Red Bull Cola </strong>(in Italia la coca non è ammessa) e l&#8217;<strong>Agwa De Bolivia</strong> un nuovo liquore digestivo venduto negli USA e in Olanda.</p>
<p>Circa gli <strong>aspetti farmacologici</strong> va ricordato che <strong>il principio attivo della coca è l&#8217;alcaloide cocaina</strong>, che nelle foglie fresche si trova in quantità da un minimo di circa 0.3 a 1.5%, in una media dello 0.8%. Oltre alla cocaina nelle foglie di coca sono presenti anche altri alcaloidi.</p>
<p>La cocaina agisce come inibitore della ricaptazione delle catecolammine, in particolar modo della dopamina. <strong>La droga può essere fumata, masticata, inalata o iniettata per via endovenosa</strong>. Le foglie, se masticate, agiscono come un leggero stimolante capace di alleviare la fame, la sete, il dolore e la fatica. La droga lavorata dà effetti a livello centrale (euforia, riduzione del senso di fatica) e a livello periferico (tachicardia, midriasi, vasocostrizione) e <strong>provoca dipendenza</strong>.</p>
<p>L&#8217;assorbimento della cocaina dalle foglie di coca è molto meno rapido ed efficiente che dalle forme purificate d&#8217;estrazione della cocaina, e non causa né euforia né altri effetti psicoattivi associati all&#8217;uso dell&#8217;omonima droga. Taluni sostengono l&#8217;idea che la cocaina non reagisca come ingrediente attivo quando si mastica una foglia di coca né quando se ne beve un infuso; tuttavia, alcuni studi dimostrano che una quantità ridotta ma misurabile di cocaina è presente nel sangue dopo il consumo di infusi a base di coca. Non è documentata la dipendenza dal consumo di foglie di coca allo stato naturale, né si riscontrano altri eventuali effetti deleteri.</p>
<p><strong>La coca non ha applicazioni terapeutiche</strong>, ma viene utilizzata dalle popolazioni andine come psicostimolante. Anche l’importanza della <strong>cocaina come anestetico locale</strong>, è oggi molto diminuita, perché sostituita dai numerosi anestetici locali di sintesi, non dotati di azione stupefacente, e in grado di soddisfare ormai qualsiasi esigenza terapeutica</p>
<p>La coca non viene impiegata in fitoterapia e ne è proibito qualsiasi tipo di utilizzo a causa della cocaina in essa contenuta.</p>
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		<title>Catha Edulis</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/catha-edulis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Oct 2022 06:38:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[amfetamina]]></category>
		<category><![CDATA[catamine]]></category>
		<category><![CDATA[catina]]></category>
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		<category><![CDATA[chat]]></category>
		<category><![CDATA[composti fenilalchilaminici]]></category>
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		<category><![CDATA[Khat]]></category>
		<category><![CDATA[norpseudoefedrina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il qāt (Catha edulis) è un arbusto della famiglia delle Celastraceae Chiamato anche Khat, qat o kat è una pianta originaria delle regioni orientali dell&#8217;Africa (originaria dell&#8217;Etiopia), ma assai diffusa nella penisola Arabica; la pianta cresce sopra i 1500 metri di altitudine, in luoghi assolati, suolo povero, sassoso o sabbioso, ma sempre assolutamente ben drenato. &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>qāt</strong> (<em>Catha edulis</em>) è un arbusto della famiglia delle <em>Celastraceae</em> Chiamato anche <strong>Khat</strong>, <strong>qat</strong> o <strong>kat</strong> è una pianta originaria delle regioni orientali dell&#8217;Africa (originaria dell&#8217;Etiopia), ma assai diffusa nella penisola Arabica; la pianta cresce sopra i 1500 metri di altitudine, in luoghi assolati, suolo povero, sassoso o sabbioso, ma sempre assolutamente ben drenato. con temperature da 5 a 35 °C; sopporta condizioni di aridità; è coltivata soprattutto in Yemen e nell&#8217;Africa orientale, specialmente nella zona degli altopiani dell&#8217;Etiopia e del Kenya.</p>
<p>Si tratta di un arbusto o piccolo albero a fogliame sempreverde, di altezza da 1 a 3 metri così come è correntemente coltivato (ma può raggiungere i 10 m di altezza ed oltre). L&#8217;aspetto della pianta è simile, per consistenza e forma delle foglie, al corbezzolo; i rami terminali però sono lunghi, sottili e pendenti. I getti di nuova vegetazione (foglie e steli) hanno colore rosato o rossastro. La corteccia della pianta adulta è ruvida e grigiastra, anche notevolmente rugosa e fessurata nei tronchi di grande dimensione.</p>
<p>Le foglie sono lanceolate, opposte a margine dentellato, di colore verde lucido dorsalmente, verde pallido ventralmente, lunghezza circa 5–8 cm, coriacee, dapprima erette poi pendenti.</p>
<p>I fiori sono molto piccoli e di colore bianco crema, tendenti al verdastro, sono a cinque petali, raccolti a gruppi, allocati all&#8217;ascella delle foglie alle estremità dei rami. I frutti sono costituiti da capsule bruno-rossastre, trilobate, dimensione circa 10 mm, che in tardo autunno liberano i semi (3 per capsula) brevemente alati.</p>
<p><strong>Il qāt è una sostanza di uso tipico dei Paesi arabi</strong>, le cui popolazioni sono aduse alla masticazione delle foglie (e sputo dei materiali masticati) per il loro <strong>effetto stimolante</strong> (induce accelerazione della frequenza cardiaca e della respirazione, ipertensione, ipertermia e midriasi) <strong>ed euforico</strong> (per alleviare la fatica e la fame) <strong>paragonabile a quello dell&#8217;amfetamina; ha anche un notevole effetto analgesico.</strong>  Masticare il khat è una pratica tradizionale in Yemen ed in alcuni paesi dell’Africa occidentale; tuttavia l’uso del khat viene sporadicamente segnalato in Europa come sostanza preferita tra gli immigranti di Somalia, Etiopia, Kenya e Yemen.</p>
<p>L&#8217;effetto euforizzante si manifesta da una a tre ore dopo la masticazione. Nel 1980 l&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato il qat tra le <strong>droghe</strong>. Nella classifica di pericolosità delle varie droghe stilata dalla rivista medica Lancet, il qat occupa il ventesimo posto.</p>
<p>I principi attivi del khat sono costituiti da <strong>catamine</strong>, composti fenilalchilaminici analoghi alle anfetamine: la <strong>catina</strong> ed il <strong>catinone</strong>, entrambi stimolanti del sistema nervoso centrale, ma con una potenza inferiore rispetto all’amfetamina. Dei due il catinone, che può arrivare ai due terzi delle fenilalchilamine, è senz&#8217;altro quello che svolge la massima attività psicotropa, ed è quello che qualifica l&#8217;efficacia della droga. Il catinone è relativamente instabile nelle foglie secche (le foglie non possono essere conservate per più di 24 ore dopo il prelievo) e tende a trasformarsi ed essere meno attivo. Questo spiega l&#8217;interesse per gli utenti di avere foglie fresche la cui azione farmacologica è in effetti diversa.</p>
<p>Altre fenilalchilamine minori sono state isolate in varietà particolari, arabe o africane. Mentre la catina è escreta pressoché intatta per via renale, il catinone è trasformato in (+)-norpseudoefedrina (catina), ed in (-)-norefedrina in rapporto 4 a 1, tali derivati restano rilevabili nel sangue per almeno nove ore prima di essere anche loro espulsi per via renale. Solo il 2% del catinone viene espulso inalterato nell’urina.</p>
<p>Per lo scopo, le foglie vengono selezionate in funzione delle dimensioni; il prodotto migliore è ottenuto dalle foglie giovani ed integre (più morbide), seguono poi quelle più coriacee e di minore qualità. Le foglie sono raccolte ed immediatamente distribuite, dato che l&#8217;effetto maggiormente rilevante si ha col consumo entro le 48 ore dalla raccolta. Ad ogni modo il consumo a 3-4 giorni dalla raccolta è ancora soddisfacente, e questo fatto, unito ai moderni mezzi di distribuzione e conservazione, ne permette la diffusione dai Paesi di produzione. L’uso regolare della sostanza comporta rischi di <strong>assuefazione</strong> &#8211; anche <strong>dipendenza</strong> -, tolleranza incrociata con anfetamine e può causare malnutrizione. A lungo termine, sono riportati cambiamenti di umore, delirio, disturbi del sonno, disturbi dell&#8217;apparato digerente e disturbi sessuali o sindromi coronariche acute.</p>
<p>Il consumo del qat è evidenziato dalle deformazioni delle guance dei masticatori abituali, per effetto dell&#8217;attività masticatoria e della trattenuta del bolo. Nei consumatori abituali sono frequenti le abrasioni, peridontiti, ed ulcerazioni delle mucose interne della bocca, interessate dalla masticazione, dovute alla cronicizzazione degli stati infiammatori. Le foglie contengono infatti, oltre alla presenza benefica di piccole quantità di zuccheri, sali minerali e vitamina C, notevoli quantità di sostanza tanniche, irritanti, ed antinutrizionali.</p>
<p>La permanente sollecitazione irritante delle mucose boccali e del tessuto esofageo produce un aumento nella frequenza di carcinomi orali.</p>
<p>La diminuzione della assunzione di cibi, e la parallela assunzione di sostanze irritanti induce disturbi all&#8217;apparato gastrico, che possono produrre una maggiore incidenza a neoplasie. Il dimagrimento e le periodiche idratazioni e disidratazioni producono invecchiamento dei tessuti, che perdono elasticità, e in generale possono produrre debilitazione fisica.</p>
<p><strong>In Italia, il khat e i relativi alcaloidi (catinone e catina) sono annotati nella Tabella I delle sostanze stupefacenti, di cui al D.P.R. n. 309/90.</strong></p>
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		<title>Tabacco &#124; Nicotiana tabacum</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/tabacco-nicotiana-tabacum/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Aug 2022 12:02:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[agente psicoattivo]]></category>
		<category><![CDATA[Altri Vegetali]]></category>
		<category><![CDATA[cause di morte]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[fattori di rischio]]></category>
		<category><![CDATA[nicotina]]></category>
		<category><![CDATA[nitrosammine]]></category>
		<category><![CDATA[tabacco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nicotiana tabacum L. è una pianta perenne a foglia corta, appartenente alla famiglia Solanacee, originaria delle zone tropicali e subtropicali dell&#8217;America. Nel suo primo viaggio nel Nuovo Mondo, Cristoforo Colombo conobbe la pianta presso gli indigeni dell&#8217;isola di Hispaniola. Il rotolo di foglie secche di tabacco che gli indigeni fumavano, era chiamato tabaco. Col tempo &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Nicotiana tabacum</em></strong> L. è una pianta perenne a foglia corta, appartenente alla famiglia <em>Solanacee</em>, originaria delle zone tropicali e subtropicali dell&#8217;America.</p>
<p>Nel suo primo viaggio nel Nuovo Mondo, Cristoforo Colombo conobbe la pianta presso gli indigeni dell&#8217;isola di Hispaniola. Il rotolo di foglie secche di tabacco che gli indigeni fumavano, era chiamato <em>tabaco</em>.</p>
<p>Col tempo si è avuta una profonda evoluzione nel tipo di impiego: dai sigari e trinciati per la pipa si è passati ad un uso preponderante di sigarette. Fino al 1971 in Italia la coltivazione del tabacco era fatta in regime di strettissimo monopolio dello Stato; successivamente la coltivazione e la vendita sono state liberalizzate; oggi è coltivata commercialmente in tutto il mondo.</p>
<p>Ci sono diverse varietà di tabacco, che si differenziano per caratteristiche, esigenze climatiche, tecnica di coltivazione e cura delle foglie dopo la raccolta. Secondo il metodo di cura e il tipo merceologico si classifica in:</p>
<ul>
<li>tabacco chiaro (curato all’aria, al sole o con fuoco indiretto)</li>
<li>tabacco scuro (curato all’aria o con fuoco indiretto)</li>
</ul>
<p>In Italia sono coltivate diverse varietà, quali: Virginia, Burley, Kentucky, Erzegovina, Havanna, Maryland, Paraguay, Perustiza, Badischer, Xanthi Yakà.</p>
<p>La <em>Nicotiana tabacum</em> è un&#8217;erba annuale, poco ramificata, alta generalmente tra 1-2 metri, con picchi di 2,5 m, con grandi foglie verdi e lunghi fiori bianco-rosato a forma di tromba. Tutte le parti sono vischiose e coperte di peli corti ghiandolari, che trasudano una secrezione gialla contenente nicotina. Ogni parte della pianta, tranne il seme, contiene <strong>nicotina</strong>, ma la concentrazione è correlata a fattori diversi quali la specie, il tipo di terreno, la coltura e le condizioni atmosferiche; inoltre la concentrazione di questa sostanza aumenta con l&#8217;età della pianta.</p>
<p>Le foglie di tabacco contengono tra il 2-8% di nicotina. La distribuzione della nicotina nella pianta matura è piuttosto variabile: il 64% del totale si trova nelle foglie, il 18% nello stelo, il 13% nella radice, e il 5% nei fiori.</p>
<p>Il nome <strong>tabacco</strong> viene usato per parlare del prodotto ottenuto dalle foglie essiccate e fermentate di <em>Nicotiana tabacum</em>; la divulgazione del tabacco in Europa è dovuta a Jean Nicot, ambasciatore del re francese Francesco II; per tale ragione, il suo nome fu associato da allora alla pianta del tabacco, denominata infatti <em>Nicotiana tabacum</em>, così come il principio attivo della nicotina da essa estratto. Avendo avuto sentore delle sue proprietà terapeutiche, Caterina dei Medici (che soffriva di nausee), si fece inviare nel 1560 da Jean Nicot la preziosa pianta. Le nausee della regina ne vennero alleviate, e la moda del tabacco ebbe così inizio.</p>
<p>Fino al XIX secolo la nicotina e le foglie di tabacco erano iscritti come farmaci nei dizionari, ed erano perfino considerati una panacea: il tabacco veniva usato per curare molti disturbi, dal mal di testa alle ulcere passando per l’herpes, l’asma, e persino disturbi neurologici come le paralisi.</p>
<p>Le <strong>foglie</strong> hanno una grandezza molto varia; le foglie più basse sono le più grandi, fino a 60 cm di lunghezza, ellittiche, poco acuminate all&#8217;apice, decorrenti alla base, mentre le foglie seguenti sono sempre più piccole in termini di dimensioni.</p>
<p>Esistono due specie di tabacco: la <strong><em>rustica</em></strong> e la <strong><em>tabacum</em></strong>. La prima fornisce tabacco da fiuto, mentre con la seconda si produce tabacco da sigaro, pipa e sigaretta. A quest&#8217;ultima specie appartengono sei varietà: la fruticosa, la lancifolia, la virginica, la brasiliensis, la macrophylla e la havanensis.  Tutti i tabacchi oggi coltivati derivano da queste specie.</p>
<p>Dagli albori delle civiltà precolombiane, il tabacco è stato ed è tuttora ritenuto un <strong>agente psicoattivo</strong>. Responsabile degli effetti farmacologici del tabacco è la <strong>nicotina</strong>, un alcaloide liquido a nucleo piridinico che agisce da agonista a livello dei recettori nicotinici per l’acetilcolina. La sostanza, secondo la dose, <strong>esercita a livello nervoso un effetto bifasico</strong>: <strong>a basse dosi</strong> (per esempio col fumo di sigarette) è un potente <strong>stimolante </strong>centrale capace di indurre un maggiore stato di vigilanza, miglioramento dell’attenzione e dell’apprendimento, mentre a dosi elevate esercita effetti inibitori che si manifestano con paralisi respiratoria centrale ed ipotensione.</p>
<p>A livello periferico la nicotina, interagendo col Sistema Nervoso Autonomo, causa tachicardia, ipertensione, aumento della peristalsi e delle secrezioni.</p>
<p>Il fumo di tabacco sembra essere responsabile dell’induzione enzimatica che coinvolge numerose isoforme del <strong>citocromo P450</strong> (CYP). In particolare, pare che gli idrocarburi policiclici aromatici possano indurre gli enzimi CYP<sub>1</sub>A<sub>1</sub> e CYP<sub>1</sub>A<sub>2</sub>, mentre <strong>la nicotina sembra agire principalmente (a livello cerebrale) sulle isoforme CYP<sub>2</sub>E<sub>1</sub>, CYP<sub>2</sub>A<sub>1</sub>/<sub>2</sub>A<sub>2</sub> e CYP<sub>2</sub>B<sub>1</sub>/<sub>2</sub>B<sub>2</sub></strong>. Questi effetti, dimostrati finora sugli animali da esperimento, nell’uomo non sono stati ancora ben chiariti. <strong>Si ritiene comunque che il fumo di sigarette possa modificare il metabolismo di numerosi farmaci</strong> quali: aloperidolo, caffeina, clozapina, estradiolo, flecainide, imipramina, pentazocina, propranololo, tacrina, teofillina.</p>
<p>Inoltre, il fumo di tabacco può aumentare la clearance dell’eparina potenziandone il legame all’antitrombina III.</p>
<p>La nicotina, oltre a indurre dipendenza, ha degli effetti nefasti anche sul sistema cardiocircolatorio, perché provoca danni a livello dei vasi sanguigni, causa di ipertensione arteriosa, ictus, cardiopatia ischemica, insufficienza cardiaca e aneurisma aortico; inoltre <strong>può ridurre l’assorbimento dell’insulina somministrata per via sottocutanea</strong>.</p>
<p>Sono state descritte anche delle interazioni farmacodinamiche. In particolare, il fumo di tabacco <strong>sembra ridurre l’efficacia antipertensiva dei beta-bloccanti, l’effetto sedativo delle benzodiazepine e l’analgesia indotta da alcuni farmaci oppioidi</strong>. Alla base di questi effetti sembra esserci l’azione stimolante indotta della nicotina.</p>
<p>Infine, gli inibitori dell’isoforma CYP<sub>2</sub>A<sub>6</sub> del citocromo P450 possono svolgere un ruolo importante nei soggetti che desiderano smettere di fumare, in quanto inibiscono il metabolismo di primo passaggio della nicotina, aumentandone i livelli plasmatici.</p>
<p><strong><em>Considerazioni utili</em></strong></p>
<p>Secondo le evidenze più recenti la <strong>combustione </strong>del tabacco <strong>di una sigaretta </strong>produce ben 7000 sostanze circa, di cui almeno 250 tossiche/irritanti per l&#8217;organismo umano e 69 non solo tossiche ma anche dal comprovato potere cancerogeno per l&#8217;essere umano e gli animali. Tra le <strong>sostanze esclusivamente tossiche/irritanti</strong> sprigionate dalla combustione di una sigaretta, meritano una citazione: la <strong>nicotina</strong>, il <strong>monossido di carbonio</strong>, l&#8217;<strong>acido cianidrico</strong>, il <strong>toluene</strong>, l&#8217;<strong>acetone</strong>, buona parte del <strong>catrame</strong>, l&#8217;<strong>ammoniaca</strong>, l<strong>&#8216;acroleina</strong>, l&#8217;<strong>acrilonitrile</strong>, il <strong>cianuro di idrogeno</strong> e <strong>la metilammina</strong>.</p>
<p>Tra le <strong>sostanze tossiche e cancerogene</strong> prodotte dalla sigaretta che brucia, invece, spiccano: le <strong>ammine aromatiche</strong>, le già citate <strong>nitrosammine </strong>specifiche del tabacco, la <strong>formaldeide</strong>, gli <strong>idrocarburi aromatici policiclici del catrame</strong>, l&#8217;<strong>1-3 butadiene</strong>, il <strong>benzene</strong>, il <strong>cumene</strong>, il <strong>cadmio</strong>, l&#8217;<strong>acetaldeide</strong>, l&#8217;<strong>arsenico</strong>, il <strong>cromo</strong>, il <strong>berillio</strong>, l&#8217;<strong>ossido di etilene</strong>, il <strong>nichel</strong>, il <strong>polonio-210</strong> e il <strong>cloruro di vinile</strong>.</p>
<p><strong>Il fumo come piaga sociale.</strong></p>
<p>Il fumo di sigarette più che un vizio deve essere considerato una vera e propria malattia perché <strong>crea dipendenza, sia fisica che psicologica</strong>, e fa male.</p>
<p>Secondo i dati OMS, il tabacco uccide più di 8 milioni di persone ogni anno. Di questi decessi, più di 7 milioni derivano da un consumo diretto del tabacco, mentre circa 1,2 milioni sono il risultato dell&#8217;esposizione al fumo passivo dei non fumatori.</p>
<p>In Italia si stima che siano attribuibili al fumo di tabacco oltre 93.000 morti (il 20,6% del totale di tutte le morti tra gli uomini e il 7,9% del totale di tutte le morti tra le donne) con costi diretti e indiretti pari a oltre 26 miliardi di euro (Tobacco Atlas sesta edizione).</p>
<p>Il tabacco provoca più decessi di alcool, AIDS, droghe, incidenti stradali, omicidi e suicidi messi insieme. <strong>Il fumo uccide</strong>: 20 sigarette al giorno riducono di circa 4-6 anni la vita media di un giovane che inizia a fumare a 25 anni.</p>
<p>La sigaretta contiene catrame, con circa 4800 sostanze dannose, la nicotina e il monossido di carbonio. La nicotina è una droga che induce una dipendenza fisica pari a quella dell’eroina, cocaina o altri oppiacei. Numerosi studi hanno ormai evidenziato e conosciuto le zone del cervello su cui la nicotina svolge il suo effetto, determinando piacere, aumento della concentrazione, benessere e riduzione dell’ansia. Provare a smettere di fumare determina l’insorgenza di <strong>sintomi di astinenza</strong> (voglia impellente di accendere una sigaretta, insonnia, irritabilità, ansia, cefalea). I sintomi di astinenza sono più importanti i primi giorni (prima settimana), poi si manifestano sempre meno, fino alla scomparsa definitiva. Secondo l’Organizzazione Mondiale di Sanità la dipendenza da nicotina viene definita in base a 3 criteri:</p>
<ul>
<li>tentativo fallito di smettere di fumare;</li>
<li>difficoltà nel controllare l’uso di tabacco;</li>
<li>comparsa di sintomi d’astinenza alla sospensione.</li>
</ul>
<p>La <strong>dipendenza psicologica</strong> si instaura successivamente alla dipendenza fisica: una serie di situazioni (caffè, bevande alcoliche, stare con gli amici, ecc.) riattivano nell’individuo il desiderio di fumare, diventando dei veri e propri rituali nella quotidianità e creando un circolo vizioso, difficile da rompere. La sigaretta diventa così un oggetto fondamentale della vita di un individuo, una “stampella psicologica”, un naturale antidepressivo che aiuta ad affrontare i momenti difficili o a godere meglio di gioie della propria vita. Dimenticando così spesso le caratteristiche negative e tossiche della sigaretta.</p>
<p>La nicotina, oltre a indurre dipendenza, ha degli effetti nefasti anche sul sistema cardiocircolatorio, perché provoca danni a livello dei vasi sanguigni, causa di ipertensione arteriosa, ictus, cardiopatia ischemica, insufficienza cardiaca e aneurisma aortico.</p>
<p>Il monossido di carbonio, veleno inodore che si forma dalla combustione della sigaretta, toglie ossigeno al nostro sangue, per cui il sangue risulta meno ossigenato e tutti i tessuti ne soffrono (compresa la pelle, per cui si facilita la comparsa delle rughe).</p>
<p><strong>Il fumo di sigaretta è un fattore di rischio per varie patologie</strong>.</p>
<ul>
<li><strong>Fumo e tumori</strong>: esiste una relazione diretta tra fumo e sviluppo di tumori <strong>a livello polmonare, distretto ORL, a livello esofageo, renale e vescicale, tumore del pancreas e del colon</strong>. Il 90% delle neoplasie maligne del polmone sono causate dal fumo di sigaretta, Il tumore si verifica a causa dei danni del DNA cellulare indotti dal fumo; tali danni non dipendono dal numero giornaliero delle sigarette fumate né dalla percentuale nicotina in esse contenute, ma dipendono dal numero di anni di esposizione al fumo.</li>
<li><strong>Fumo e sistema cardiocircolatorio</strong>, perché provoca danni a livello dei vasi sanguigni, causa di ipertensione arteriosa, ictus, <strong>infarto, </strong>cardiopatia ischemica, insufficienza cardiaca; facilita la formazione di <strong>placche aterosclerotiche</strong>, soprattutto agli arti inferiori, causa di <strong><em>claudicatio intermittens</em></strong>, cioè di dolore alle gambe quando si cammina, determinato dal ridotto afflusso di sangue. La patologia aterosclerotica più frequentemente associata al fumo è l’<strong>aneurisma dell’aorta addominale</strong>. La riduzione dell’afflusso sanguigno inoltre è causa di impotenza nell’uomo, declino mentale e invecchiamento precoce della pelle.</li>
<li><strong>Fumo e malattie respiratorie</strong>: il fumo di sigaretta è la causa più importante di induzione della <strong>broncopneumopatia cronica ostruttiva</strong> (BPCO) e di <strong>enfisema polmonare</strong>. Il fumo riduce anche le difese del sistema immunitario, per cui aumenta il rischio di infezioni. Una serie di studi condotti dopo l’inizio della pandemia COVID-19 hanno infatti dimostrato correlazioni tra il fumo di sigaretta e lo sviluppo di una malattia da SARS-CoV-2 più severa.</li>
<li><strong>Fumo e apparato gastro-intestinale</strong>: il fumo favorisce l’insorgenza di ulcera gastrica e favorisce le riacutizzazioni nei pazienti affetti da malattia di Crohn.</li>
<li><strong>Fumo e cervello: </strong>il fumo provocherebbe danni reversibili al nostro cervello. Tra i tanti effetti negativi del fumo ci sarebbe anche l’assottigliamento dello strato più esterno della materia grigia cerebrale, che anche nel caso in cui si smetta di fumare per poterlo recuperare si impiegheranno diversi anni (almeno 25 anni).</li>
<li><strong>Fumo e gravidanza</strong>: il fumo <strong>aumenta il rischio di mortalità fetale e riduce il peso alla nascita di circa 200-250 grammi rispetto alle non fumatrici</strong>; durante la gravidanza aumenta il rischio di distacco di placenta, rottura precoce delle membrane e parto prematuro. In più, aumenta il rischio di morte improvvisa e sembra che l’allattamento sia meno diffuso o che comunque duri meno; inoltre chi fuma produce meno latte.</li>
<li><strong>Fumo e donne</strong>: le fumatrici hanno un rischio maggiore di sterilità e di ritardo nel concepimento; il rischio di trombosi aumenta da 20 a 40 volte se associato all’uso di contraccettivi orali. La menopausa inizia 1-2 anni prima delle non fumatrici e l’osteoporosi è più frequente.</li>
</ul>
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