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	<title>xantofille Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Argan o argania (Sideroxylon spinosum)</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/argan-o-argania-sideroxylon-spinosum/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Dec 2023 19:21:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Piante ed erbe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;argan o argania (Sideroxylon spinosum L.) è un albero appartenente alla famiglia delle Sapotaceae, diffuso nella parte occidentale del Nord Africa. Il nome argan corrisponde al nome locale, in lingua berbera (tashelhit) e significa olio. Come elemento culturale residuo, legato alla antichissima civiltà berbera, i grandi alberi di argan hanno la valenza di simboli della &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>argan</strong> o <strong>argania</strong> (<em>Sideroxylon spinosum</em> L.) è un albero appartenente alla famiglia delle <em>Sapotaceae</em>, diffuso nella parte occidentale del Nord Africa.</p>
<p>Il nome argan corrisponde al nome locale, in lingua berbera (<em>tashelhit</em>) e significa olio.</p>
<p>Come elemento culturale residuo, legato alla antichissima civiltà berbera, i grandi alberi di argan hanno la valenza di simboli della vita, e quello considerato il più vecchio, a Tassila, presso Tamanarte, detto “<strong>Targante Nchick</strong>”, o <strong>albero saggio</strong>, è festeggiato ogni anno con un raduno popolare, con pranzi, balli e canti tradizionali.</p>
<p>L&#8217;argan è un albero dai rami spinosi (da qui l&#8217;epiteto specifico <em>spinosum</em>), alto fino a 8-10 metri, assai resistente e che può vivere anche 150-200 anni. La sua sagoma è molto caratteristica: chioma ampia e arrotondata, tronco nodoso, tortuoso e abbastanza corto, formato spesso da più parti intrecciate tra loro. La pianta può assumere comunque, in locazioni disagiate, le dimensioni più modeste di un piccolo arbusto. <strong>L&#8217;argan fornisce un legno molto duro, utilizzato soprattutto come legname da riscaldamento</strong>.</p>
<p>Le foglie, di colore verde scuro e dalla consistenza coriacea, formano una chioma ampia ed arrotondata; vengono spesso utilizzate come nutrimento da cammelli e capre, e queste ultime non esitano ad arrampicarsi sui rami per brucarle. I fiori, all’inizio bianchi, poi diventano verdi-giallastri; sono presenti da Maggio in poi. Il frutto è una drupa carnosa ovale, fusiforme, della lunghezza di 3 cm circa, simile ad un’oliva, che a maturazione assume un colore giallo-marrone. All’interno è presente una noce molto dura che a sua volta contiene 3 semi a volte commercialmente chiamati &#8220;<strong>mandorle di argan</strong>&#8220;. Un albero di medie dimensioni produce circa 8 kg di semi all&#8217;anno.</p>
<p><strong>Etimologia</strong></p>
<p>Il nome &#8220;Argania&#8221; corrisponde al nome locale &#8220;tashelhit&#8221; con cui è chiamata la pianta, che significa &#8220;olio&#8221;. Spinosa invece deriva dal fatto che sui rami sono presenti numerose spine.</p>
<p><strong>Distribuzione e habitat</strong></p>
<p>Pianta endemica del Marocco, dove è presente in particolare nelle zone sud-occidentali. Si tratta di una pianta molto antica e longeva, che si è adattata perfettamente a vivere al clima torrido e all’aridità del terreno. È una pianta fondamentale per mantenere il delicato ecosistema delle zone in cui è presente, ai confini con il deserto. Infatti con le sue radici frena l’erosione del terreno rallentando la progressiva desertificazione del territorio. Cresce dal livello del mare fino a circa 1.500 m di altitudine.</p>
<p>I frutti vengono raccolti quando cadono a terra e sono secchi. La raccolta viene effettuate manualmente da donne del luogo riunite in cooperative di lavoro. I frutti vengono quindi portati ai centri di lavorazione, dove, dopo l’eliminazione della polpa, vengono rotte le noci e si ottengono i semi, dai quali si estrae l’<strong>olio di Argan</strong>. Ogni albero produce circa da 10 a 30 kg di noci all’anno e servono circa 100 kg di noci per avere 1 litro di olio. Per questo motivo l’olio di Argan viene chiamato anche “<strong>l’oro del deserto</strong>”.</p>
<p>La Lista rossa IUCN classifica <em>Sideroxylon spinosu</em>m come <strong>specie vulnerabile</strong>.</p>
<p>Dal 1988 una zona di circa 830 000 ettari, locazione naturale delle rade &#8220;foreste di argania&#8221;, tra Agadir e Essaouira è stata dichiarata dall&#8217;UNESCO &#8220;<strong>Riserva della biosfera</strong>&#8221; con il nome di Riserva della biosfera dell&#8217;arganeto.</p>
<p><strong>Olio di argan</strong>.</p>
<p>L’olio di argan è un olio vegetale tra i più rari e preziosi del mondo. L’olio ha una consistenza abbastanza fluida e un colore giallo, tendente al dorato; non ha nessuna profumazione, anzi a volte può avere un odore intenso, un po’ sgradevole, tipico degli oli vegetali puri. Si tratta di un olio che viene assorbito velocemente senza lasciare la pelle unta.</p>
<p>Esistono due tipi di olio di argan, a seconda che i noccioli vengano o meno tostati prima dell&#8217;uso. <strong>Per gli usi cosmetici si utilizza l’olio che si ottiene dai noccioli non tostati</strong>. L’olio di argan è più chiaro, ha ottime proprietà emollienti, idratanti e lenitive su pelle e capelli. Può essere impiegato tal quale (per massaggio o applicazioni locali) o come ingrediente per vari prodotti cosmetici dove è indicato con il nome INCI Argania Spinosa Kernel Oil; per principi che irritano il sistema digerente non può essere usato in ambito alimentare.</p>
<p><strong>L&#8217;olio alimentare, più scuro, ha sapore più forte di nocciola tostata a causa della torrefazione dei semi</strong>, ed è utilizzato come olio per condire gli alimenti; è molto <strong>nutritivo</strong> e costituisce, in minima quantità, assieme a mandorle tritate e miele, l&#8217;<strong>amlu</strong>, una pasta molto nutriente tradizionale, consumata per la prima colazione.</p>
<p>Il consumo di olio ha anche un profondo significato rituale derivato dalla cultura berbera, come il bagnare la bocca dei neonati con una goccia d&#8217;olio, in segno augurale, o offrirlo simbolicamente agli ospiti.</p>
<p>Per le rese incredibilmente basse (da 2 a 3,2 chili, ogni 100 chili di frutti secchi), questo olio è molto costoso. Salvo una parte minore, prodotta e consumata localmente, la produzione specializzata è quasi completamente esportata.</p>
<p>La popolazione berbera dell&#8217;Atlante ha sempre utilizzato l&#8217;olio di argan per le sue virtù alimentari e cosmetiche. Come il tè, anche l&#8217;olio di argan viene tradizionalmente offerto agli ospiti insieme al miele in segno di rispetto ed ospitalità.</p>
<p><strong>Costituenti dell’olio di argan</strong></p>
<p>L&#8217;olio di argan contiene più dell&#8217;80% di <strong>acidi grassi insaturi</strong> (linoleico 34%, linolenico 0,1% e oleico 46%), mentre tra i <strong>saturi</strong>, i componenti maggiori sono l’acido palmitico 13% e stearico 5%. Questo olio vegetale è ricco di <strong>tocoferoli </strong>(tra cui il più abbondante è il γ-tocoferolo), di <strong>flavonoidi</strong>, <strong>carotenoidi</strong> e <strong>xantofille</strong>, <strong>steroli </strong>(possono contribuire a mantenere la pelle idratata e a ridurre l&#8217;infiammazione) e <strong>triterpeni </strong>(noti per le loro proprietà antinfiammatorie), <strong>squalene</strong> (un idrocarburo insaturo che può contribuire a mantenere la pelle morbida e idratata). Si tratta di principi attivi che forniscono nutrimento ai tessuti e ne contrastano la perdita di elasticità, prevenendo l’insorgenza delle rughe. La <strong>vitamina E</strong> inoltre contrasta l’ossidazione degli acidi grassi, prevenendo così il precoce invecchiamento cutaneo. Infine i fitosteroli (<strong>schottenolo</strong> e <strong>spinasterolo</strong>) quasi assenti negli altri semi oleosi, svolgono un’azione lenitiva su pelli irritate, arrossate e screpolate, riducendo la sensazione di prurito.</p>
<p>Tutti questi componenti lavorano sinergicamente per conferire all&#8217;olio di argan molteplici proprietà benefiche, tra cui idratazione della pelle, protezione contro i radicali liberi, riduzione dell&#8217;infiammazione e miglioramento della salute della pelle e dei capelli.</p>
<p><strong>Proprietà e benefici</strong></p>
<p>All’olio di Argan vengono attribuite diverse proprietà benefiche: antiossidante, idratante,</p>
<p>favorisce il rinnovamento cellulare, elasticizzante, cicatrizzante.</p>
<p>Può essere assunto <strong>per via interna</strong>, per cui contribuisce a tenere sotto controllo i livelli ematici di colesterolo (LDL); protegge l&#8217;organismo dall’azione dei radicali liberi che provocano invecchiamento cellulare; svolge un’azione preventiva rispetto alle malattie reumatiche e cardiovascolari e stimola le capacità cerebrali.</p>
<p>Può essere assunto per via orale sotto forma di perle, come integratore alimentare per i capelli, o impiegato nella dieta di tutti i giorni, per condire a crudo le insalate e altre pietanze. Unito alle mandorle e al miele è ingrediente dell&#8217;<strong>amlou beldi</strong>, la crema tradizionale marocchina, che ancora oggi si offre ai visitatori assieme al pane e al tè alla menta in segno di benvenuto.</p>
<p><strong>Applicato esternamente</strong> svolge invece un’<strong>azione emolliente, idratante e anti-age</strong>, e ciò lo rende un vero e proprio elisir di bellezza per la pelle, soprattutto quella secca. La pelle secca, infatti, è più sensibile e più soggetta alle screpolature, alle rughe, alle smagliature e alle irritazioni, in quanto il naturale equilibrio idrolipidico risulta alterato. Come conseguenza, il tessuto cutaneo perde elasticità, compattezza e tono. <strong>L’olio di argan svolge un’azione protettiva sulla cute</strong>, preservandola dagli agenti esterni come il sole, il freddo e lo smog. Quest’olio vegetale è <strong>impiegato nella cosmesi naturale per la cura del viso e del corpo</strong>, in quanto nutre e idrata sia la pelle sia capelli secchi, fragili, sfibrati e privi di lucentezza. Bastano poche gocce applicate direttamente sulla pelle o, in alternativa, conviene inserirlo come prezioso ingrediente nelle creme fatta in casa.  Le sue proprietà emollienti e tonificanti lo rendono <strong>il migliore olio con attività rassodante</strong>, adatto alla cura del rilassamento cutaneo. È fondamentale per contrastare la formazione delle smagliature, soprattutto in gravidanza, per combattere le rughe e per restituire elasticità e tensione alla pelle secca, sensibile e disidratata. Migliorando l&#8217;idratazione della pelle, l&#8217;olio di argan è in grado anche di aumentare le difese dei tessuti, mitigare rossori ed eczemi e favorire i processi di guarigione delle bruciature o curare gli eritemi solari. La sua azione lenitiva è utile in caso di distorsioni e contusioni. Non meno importante è l’ulteriore proprietà antisettica nei confronti dei microrganismi che causano infezioni cutanee, dermatiti e psoriasi. Essendo un olio a rapido assorbimento che non lascia untuosità e avendo un costo elevato, l’olio di argan non si presta particolarmente a essere utilizzato “assoluto” per i massaggi, ma può essere diluito per arricchire altri olii meno preziosi.</p>
<p><strong>Controindicazioni </strong></p>
<p>Non sono riportate particolari controindicazioni ed effetti collaterali, se non in caso di una particolare sensibilità individuale. Può essere utilizzato anche in gravidanza ed allattamento.</p>
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		<title>Vitamina A</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/vitamina-a/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Sep 2023 11:19:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vitamine e sali minerali]]></category>
		<category><![CDATA[astaxantina]]></category>
		<category><![CDATA[carotenoidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La vitamina A è una vitamina liposolubile, estremamente sensibile alla luce e all’esposizione all’aria, che si trova in natura sotto diverse forme, di cui le principali sono: i retinoidi, presenti in alimenti di origine animale, i carotenoidi, pigmenti organici presenti nelle piante o in altri organismi fotosintetici, come le alghe ed alcune specie di batteri. &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La vitamina A è una vitamina <strong>liposolubile</strong>, estremamente <strong>sensibile alla luce</strong> e all’esposizione <strong>all’aria</strong>, che si trova in natura sotto diverse forme, di cui le principali sono:</p>
<ul>
<li>i <strong>retinoidi</strong>, presenti in alimenti di origine animale,</li>
<li>i <strong>carotenoidi</strong>, pigmenti organici presenti nelle piante o in altri organismi fotosintetici, come le alghe ed alcune specie di batteri. I carotenoidi che contengono almeno un anello di β-ionone non sostituito sono considerati <strong>precursori della vitamina A</strong>, potendo essere convertiti in <strong>retinolo</strong>.</li>
</ul>
<p>I carotenoidi sono molecole formate da una lunga catena di atomi di carbonio (costituita da 35-40 atomi e definita catena polienica), spesso terminante in un anello. La struttura della catena permette di <strong>dividere i carotenoidi in due classi</strong>:</p>
<ul>
<li>le <strong>xantofille</strong>, costituite da catene contenenti atomi di ossigeno; appartengono a questa classe importanti pigmenti come <strong>astaxantina</strong>, la <strong>luteina</strong> e la <strong>zeaxantina</strong>;</li>
<li>i <strong>caroteni</strong>, costituiti invece da molecole prive di ossigeno e formate solo da idrogeno, oltre che da carbonio. Appartengono a questa classe il <strong>licopene</strong> ed il <strong>carotene</strong>, che è forse il più conosciuto di questi pigmenti e che dà il nome alla classe, contenuto nelle carote e responsabile del tipico colore arancione di questa radice.</li>
</ul>
<p>Il tipico <strong>colore dei carotenoidi</strong>, che spazia dal giallo pallido all&#8217;arancione fino al rosso acceso, è una diretta conseguenza della struttura molecolare di questi composti.</p>
<p>Pertanto, <strong>con il termine di vitamina A vengono indicati sia il retinolo sia i suoi analoghi, detti retinoidi</strong>, di cui si conoscono almeno 1500 tipi diversi, tra naturali e sintetici. La vitamina A si presenta in tre diverse forme: alcolica (retinolo), aldeidica (retinaldeide) ed acida (acido retinoico). Esse sono derivati isoprenoici, costituiti dall&#8217;unione di 4 catene di isoprene.</p>
<p><strong>Gli alimenti di origine animale contengono soprattutto retinolo e suoi esteri</strong> (specie retinolo palmitato), <strong>mentre nei vegetali si trovano soprattutto carotenoidi</strong>.</p>
<p>Il <strong>carotene</strong> esiste in due forme dette alfa e beta; la seconda (il <strong>beta-carotene</strong>) è la forma più diffusa in natura. Il <strong>beta-carotene</strong> <strong>è un precursore della Vitamina A</strong>, per cui è chiamato anche <strong>provitamina A</strong>. Non dà effetti collaterali a dosi elevate, a differenza dell&#8217;assunzione di Vitamina A; gioca un ruolo di primaria importanza assieme alle Vitamine C e Vitamina E (potenziamento dell’azione). <strong>Assumere beta-carotene è preferibile rispetto alla assunzione di retinolo</strong>, perché mentre il corpo assume la quantità di beta-carotene che gli serve, espellendo quella in eccesso, non può fare lo stesso col retinolo, che, in eccesso, può danneggiare fegato e altri organi, essendo tossico a dosi elevate. La quantità massima di retinolo-equivalente che una persona adulta può assumere in una giornata, continuativamente e senza incorrere in rischi per la salute, è di circa 1,5 mg pro die. 6 mg di beta-carotene equivalgono a 1 mg di retinolo. Quindi, per calcolare quanto retinolo equivalente è, ad esempio, contenuto in un bicchiere di succo di carote da 200 ml (beta-carotene 1,6 mg) si divide per 6 e si ottiene la quantità di retinolo equivalente.</p>
<p>REq = 1,6 / 6 = 0,26 mg che in microgrammi sono 266</p>
<p><strong>La vitamina A è maggiormente presente negli alimenti di origine animale, soprattutto nel fegato (</strong><strong>di merluzzo</strong><strong>) e nella milza, seguiti da latte e derivati e da uova (</strong><strong>tuorlo)</strong>. Dato che carne, latte e uova sono ricchi di colesterolo LDL, si consiglia di assumerla principalmente tramite pesce e derivati, oppure tramite verdura e frutta come patate dolci, carote, zucche, verdura a foglia verde scuro, peperoni rossi dolci, mango e meloni.</p>
<p>I carotenoidi si ritrovano negli organismi vegetali ed in particolare nella frutta e verdura di colore arancione e negli ortaggi di colore verde scuro (es. melone, pesche, albicocche, zucca, cachi, carote, spinaci, bieta, lattuga ecc.).</p>
<p>Nell’organismo umano <strong>il retinolo presenta numerose funzioni</strong> biologiche</p>
<ul>
<li>svolge un ruolo epitelioprotettore indiscutibilmente accertato;</li>
<li>è indispensabile per i processi visivi e per le ossa;</li>
<li>è importante per la crescita e la maturazione sessuale;</li>
<li>mantiene integra la pelle e le mucose;</li>
<li>aiuta a difenderci dalle infezioni (vitamina antinfettiva).</li>
</ul>
<p><strong>La vitamina A agisce come cofattore nella sintesi dei mucopolisaccaridi, in quella del colesterolo e nel metabolismo degli idrossisteroidi. Nella retina, il retinale, sintetizzato dal retinolo, si combina con l’opsina per formare la rodopsina, un composto essenziale per la visione notturna</strong>.</p>
<p>I carotenoidi (b-carotene) vengono anche chiamati <strong>vitamine “anti-invecchiamento”</strong> per la loro azione antiossidante nei riguardi dei fenomeni perossidativi.</p>
<p>Il betacarotene agisce contro i radicali liberi H<sub>2</sub>O<sub>2</sub>, H<sup>&#8211;</sup>, O<sub>2</sub><sup>+</sup>, per cui svolge <strong>attività immuno-modulante</strong> ed antiossidante, innalzando il numero dei linfociti T CD4; <strong>protegge la pelle da un’eccessiva esposizione solare, </strong><strong>stimolando la produzione di melanina</strong> che aiuta la pigmentazione cutanea. Neutralizza anche molti dei danni del fumo di sigaretta; aiuta a mantenere la vista in buona salute; è utile per la crescita e l’integrità delle cellule dei tessuti corporei.</p>
<p>La conseguenza clinica più tipica della <strong>carenza di vitamina A</strong> è la <strong>xeroftalmia</strong>, una malattia degli occhi che colpisce soprattutto i bambini piccoli. La carenza determina anche inibizione della crescita, deformazione delle ossa e serie modifiche delle strutture epiteliali con lesioni della pelle e delle mucose e degli organi riproduttivi, infezioni frequenti (tipicamente nelle donne le cistiti ricorrenti). Una carenza di questa vitamina nel nostro organismo ha effetti negativi anche sui capelli, che si traducono in alterazioni delle ghiandole sebacee, nella formazione di forfora e di capelli secchi e nel costante e sempre più evidente ispessimento del cuoio capelluto.</p>
<p>La carenza di vitamina A in alcuni Paesi con un basso tenore di vita è inoltre associata a infezioni respiratorie, diarrea e aumento della mortalità.</p>
<p>Studi epidemiologici [The ATBC cancer prevention study group] hanno evidenziato una correlazione significativa fra l&#8217;insorgenza di cancro e l&#8217;assunzione (in alte dosi per anni) di betacarotene tramite cibo nei fumatori, confermando viceversa l&#8217;azione positiva anticancro del betacarotene in quanti non fumano. Nei fumatori o nelle persone esposte ad asbesto la supplementazione con betacarotene potrebbe portare ad un lieve incremento del tumore polmonare e della mortalità.</p>
<p><strong>Proprietà farmacocinetiche<br />
</strong>Il metabolismo che trasforma il carotene in vitamina A è lento, pertanto una quantità in eccesso di carotene (livelli ematici di carotene &gt; 250 µg/dl, corrispondenti a&gt;4,65 mmol/l) può originare una <strong>carotenosi</strong>, in cui la cute (ma non le sclere) assume un colorito giallo intenso, in particolare modo a livello della palma delle mani e della pianta dei piedi.</p>
<p><strong>Indicazioni<br />
</strong>A scopo terapeutico, <strong>il retinolo ha trovato impiego per la prevenzione e trattamento delle carenze di vitamina A e nella gestione dei disordini della cheratinizzazione</strong>. Tuttavia, a causa della sua potenziale tossicità, il retinolo è stato sostituito da analoghi della vitamina A, quali <strong>tretinoina</strong> ed <strong>isotretinoina</strong>. Più di recente, una particolare attenzione è stata posta nei confronti delle proprietà antiossidanti e di scavenger dei radicali liberi del retinolo, che hanno suggerito un possibile utilizzo della vitamina A quale agente antitumorale.</p>
<p>I pazienti in trattamento con retinoidi (soprattutto per uso sistemico) che assumono prodotti a base di vitamina A dovrebbero ridurre o interrompere l’assunzione di tali supplementi in modo da evitare un possibile effetto additivo con i retinoidi. In tali casi, la dose di vitamina A esogena da assumere non dovrebbe superare le 4000-5000 UI/DIE.</p>
<p><strong>Assunzione </strong><strong>quotidiana</strong></p>
<p>L’EFSA ha stabilito i seguenti livelli di assunzione quotidiana di riferimento per la popolazione (PRI in breve) relativi alla vitamina A:</p>
<ul>
<li>750 µg per gli uomini e 650 µg per le donne;</li>
<li>250-750 µg per neonati e bambini.</li>
<li>700 µg per donne in gravidanza, valore che risulta superiore al PRI per gli adulti al fine di tenere conto delle esigenze del feto e della crescita dei tessuti materni.</li>
</ul>
<p>L’analisi dei dati contenuti nella banca dati particolareggiata dell’EFSA sul consumo di alimenti e nella banca dati sulla composizione nutrizionale evidenzia che nell’UE l’assunzione media di vitamina A si colloca tra 409 e 651 μg/al giorno per i bambini da 1 a 3 anni di età; tra 597 e 1 078 μg/al giorno per gli adolescenti (da 10 a 18 anni di età); e tra 816 e 1 498 μg/al giorno per gli adulti. <strong>E’ importante infine che durante la supplementazione con vitamina A si associ la somministrazione di quei nutrienti che intervengono nel suo metabolismo quali vitamina E, zinco, iodio.</strong></p>
<p><strong>Interazioni<br />
</strong>L’assorbimento della vitamina A viene ridotto dalla contemporanea assunzione di <strong>colestiramina</strong>. I pazienti in trattamento cronico con tale farmaco possono necessitare dell’assunzione di preparazioni idrosolubili di vitamina A.</p>
<p><strong>Le tetracicline possono interagire a vari livelli con i retinoidi</strong>. In letteratura vengono riportati casi di ipertensione intracranica benigna in pazienti sottoposti alla somministrazione concomitante di vitamina A e tetracicline. Papilledema, cefalea, nausea vomito e disturbi della visione posso rappresentare segnali precoci di tale effetto. Le tetracicline possono anche incentivare la fotosensibilizzazione indotta dal retinolo e dai suoi derivati.</p>
<p><strong>L’assunzione di orlistat (un farmaco specifico per il trattamento dell&#8217;obesità) può causare un malassorbimento delle vitamine liposolubili</strong>. In particolare, l’assorbimento del beta-carotene viene ridotto di circa il 30% nei pazienti trattati con orlistat. Ai pazienti in trattamento con tale farmaco viene dunque raccomandato di utilizzare supplementi multivitaminici (contenenti vitamine A, D, E, K e beta-carotene) la cui assunzione dovrebbe essere distanziata di almeno due ore da quella dell’orlistat.</p>
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		<title>Significato di stagionalità del cibo</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/significato-di-stagionalita-del-cibo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Aug 2023 10:33:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Stagionalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si parla di stagionalità del cibo, in genere ci si riferisce a quel carattere che definisce i prodotti alimentari (principalmente frutta, verdura, funghi e pesce) che naturalmente e grazie alla loro ciclo di vita sono al punto di consumo ottimale in un preciso periodo dell&#8217;anno. Purtroppo da anni sono scomparse le primizie, precisamente da &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si parla di stagionalità del cibo, in genere ci si riferisce a quel carattere che definisce i prodotti alimentari (principalmente frutta, verdura, funghi e pesce) che naturalmente e grazie alla loro ciclo di vita sono al punto di consumo ottimale in un preciso periodo dell&#8217;anno.</p>
<p>Purtroppo da anni sono scomparse le primizie, precisamente da quando sui banchi dei supermercati è possibile trovare tutte le tipologie di frutta e verdure durante tutto il decorso dell’anno. Eppure la natura non la pensa così, ha i suoi ritmi e continua a fornirci gli alimenti che più ci servono a seconda del periodo dell’anno. Questo ha una sua logica. La frutta e verdura di stagione sono più saporite e profumate, sono fresche e di conseguenza contengono più nutrienti, dai sali minerali agli antiossidanti (vitamina C, carotene e folati). Inoltre, la presenza di abbondanza di prodotto fa sì che i costi di produzione si abbassino, si riducano le spese per il trasporto dei prodotti sulle lunghe distanze e la loro refrigerazione per lunghi periodi, dando una mano all’ambiente, supportando l’economia locale e rendendo così i prodotti di stagione più economici, più ecologici, più sostenibili.</p>
<p>Anche altri parametri hanno la loro rilevanza e possono venire in aiuto del consumatore per operare la scelta giusta. Le stagioni si caratterizzano non solo per i frutti, ma anche per i fiori ed i colori. Questi consentono alle colture di essere maggiormente attrattive verso gli insetti impollinatori, offrendo maggiori possibilità nella diffusione della specie. A volte i colori sono caratteristici, sia nelle piante coltivate (ad esempio il rosa del fiore del pesco) oltre che nelle piante ornamentali (basti pensare al colore viola-azzurro del glicine).</p>
<p>Responsabili della colorazione dei frutti sono i pigmenti fotosintetici, ad esempio una predominanza di antocianine conferirà colori dal salmone-rosa, al rosso, al magenta e viola fino al blu. Frutti di colore giallo presentano una predominanza di xantofille, mentre se  prevale la clorofilla il colore visibile è il verde, se dominano le antocianine e il licopene il colore visibile è il rosso nelle varie tonalità.</p>
<p>Nei frutti a colorazione rosso-blu il cambiamento di colore è l’evento che preannuncia l’inizio del processo di maturazione. Il cambiamento non sarà repentino, ma graduale. Nell’uva rossa si assiste ad un cambio di colorazione differente anche tra gli acini dello stesso grappolo, mentre nel caso dei piccoli frutti le differenze di colorazione obbligano ad eseguire la raccolta sullo stesso appezzamento in più finestre di tempo, definite “stacchi”.</p>
<p>Il cambiamento di colore (fenomeno denominato “<strong>invaiatura</strong>”) è accompagnato anche da una diminuzione della durezza, da un aumento degli zuccheri e da un calo dell’acidità. Questi tre parametri sono decisivi nel determinare il corretto momento della raccolta, in base alle necessità ed alle caratteristiche qualitative ricercate.</p>
<p>Normalmente il colore di frutta e verdura è tendenzialmente uniforme, ma vi sono casi in cui sono presenti due colorazioni diverse: un colore principale, definito colore di fondo, affiancato ad un colore secondario più o meno esteso, definito “sovracolorazione” o “doppia colorazione” oppure più comunemente “<strong>faccetta</strong>”. Esempi sono costituiti dalle numerose varietà di mele e pere.</p>
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		<title>Tarassaco &#124; Taraxacum officinale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Nov 2022 10:26:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[apigenina 7-glucoside]]></category>
		<category><![CDATA[brusaoci]]></category>
		<category><![CDATA[cicoria asinina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il tarassaco comune (Taraxacum officinale (Weber) ex Wiggers, 1780), noto anche come Dente di leone, dente di cane, soffione (l&#8217;infruttescenza), nonnino, cicoria selvatica, cicoria asinina, grugno di porco, ingrassaporci, brusaoci, insalata di porci, pisciacane, lappa, missinina, piscialletto, girasole dei prati, erba del porco o anche con lo storpiamento del nome in tarassàco. E’ una pianta &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>tarassaco</strong> comune (<em>Taraxacum officinale</em> (Weber) ex Wiggers, 1780), noto anche come <strong>Dente di leone, dente di cane</strong>,<strong> soffione </strong>(l&#8217;infruttescenza),<strong> nonnino, cicoria selvatica</strong>,<strong> cicoria asinina</strong>, <strong>grugno di porco, ingrassaporci</strong>,<strong> brusaoci</strong>,<strong> insalata di porci</strong>,<strong> pisciacane</strong>, <strong>lappa</strong>,<strong> missinina</strong>,<strong> piscialletto</strong>,<strong> girasole dei prati</strong>,<strong> erba del porco </strong>o anche con lo storpiamento del nome in<strong> tarassàco.</strong></p>
<p>E’ una pianta erbacea perenne, di dimensioni e altezza modeste, appartenete alla famiglia delle Asteracee, diffusissima in tutte le zone e altitudini; cresce sia in clima temperato che freddo e fino ai 2.000 metri di altitudine. È caratterizzato da una grossa radice a fittone, che si sviluppa a profondità ridotte, e dalla tipica infiorescenza a bottone di color giallo-dorato. Il fiore giallo-arancio è costituito da un capolino circondato da due ordini di petali (brattee) dritti fino a quando i semi maturano, che poi si abbassano per permettere ai semi di disperdersi, grazie ad una specie di “paracadute”. Aperto di giorno, si chiude di notte. Ogni stelo porta un singolo fiore e si erge per 1-10 cm sopra le foglie. I fusti e le foglie emettono un lattice bianco quando vengono spezzati. I fiori gialli maturano e si trasformano in impalpabili e delicate sfere bianche chiamate soffioni.</p>
<p>Infatti, basta un soffio per farle sfaldare e volare via. Si tratta di globi contenenti molti frutti monoseme, chiamati <strong>acheni</strong>. Ogni achenio è attaccato ad uno stelo e a un piccolo ciuffo finissimo, simile a dei capelli, che funge da paracadute e ne permette la dispersione su lunghe distanze grazie al vento.</p>
<p>L&#8217;epiteto specifico, <strong><em>officinale</em></strong>, ne indica le virtù medicamentose, note fin dall&#8217;antichità e sfruttate con l&#8217;utilizzo delle sue radici e foglie. Nel Medioevo, secondo la <strong>Teoria delle Segnature</strong>, avendo il fiore giallo come la bile gialla, si iniziò a usare come rimedio del fegato. E come spesso accade evidenze scientifiche hanno confermato questa teoria. Nel 1546 il naturalista Bock attribuì al tarassaco un potere diuretico, mentre un farmacista tedesco del XVI secolo attribuì alla pianta virtù vulnerarie (vale a dire capaci di curare rapidamente le ferite). Il tarassaco è utilizzato nella Medicina tradizionale cinese come depurativo in grado di purificare il Calore, eliminare le tossine e dissipare i noduli, con tropismo epatico (epatiti) e gastrico. Un detto francese afferma che il tarassaco “purifica il filtro renale e asciuga la spugna epatica”.</p>
<p>Il <em>taraxacum officinal</em>is viene utilizzato in tutte le sue parti, benché la parte più preziosa, quella che contiene in forma più concentrata le proprietà depurative, sia la radice. Dalla torrefazione delle radici, in epoche passate, si otteneva un surrogato del caffè, con tutte le proprietà benefiche della pianta.</p>
<p>Del tarassaco in erboristeria si utilizza tutta la pianta &#8211; radice e parti aeree &#8211; che contengono principi amari (<strong>tarassacina, tarassestrolo</strong> ed altri <strong>triterpeni pentaciclici</strong>), steroli (<strong>sitosterolo, stigmasterolo</strong>), caroteni (<strong>xantofille</strong>) flavonoidi (<strong>apigenina 7-glucoside</strong>), acido caffeico, zuccheri, inulina, enzimi e potassio. Grazie a tali principi, è considerata una delle piante officinali più efficaci. In particolare, il tarassaco viene utilizzato per <strong>favorire la digestione </strong>(sensazione di pienezza, digestione lenta, inappetenza e flatulenza)<strong>, alleviare i disturbi epatici </strong>legati a litiasi biliare (azione preventiva), colecistopatia ed insufficienza epatica, <strong>stimolare la diuresi</strong>; può inoltre avere un <strong>effetto inibitorio sull’aggregazione piastrinica</strong> e teoricamente potenziare l’effetto farmacologico dei farmaci trombolitici, anticoagulanti e antiaggreganti piastrinici. Infine, le radici vengono utilizzate per il trattamento di reumatismi, gotta, eczema cronico (come depurativo), obesità, ipoacidità gastrica, inappetenza e turbe digestive in genere. Il Tarassaco è ritenuto infine un <strong>blando lassativo </strong>(favorisce l’evacuazione delle feci) e un <strong>lenitivo delle infiammazioni emorroidali</strong>.</p>
<p>Le foglie e le radici della pianta contengono però <strong>elevate quantità di potassio</strong>, pertanto l’assunzione concomitante di supplementi di potassio e di tarassaco può determinare iperkaliemia. Tale associazione dovrebbe quindi essere evitata. Per la sua capacità di aumentare la secrezione clorido-peptica dello stomaco, il tarassaco <strong>può incrementare il potere gastrolesivo dei FANS</strong>. Infine, a causa dell’effetto diuretico, il tarassaco può aumentare la deplezione di sodio e aumentare di conseguenza la tossicità del litio.</p>
<p>Le foglie di tarassaco, soprattutto quelle più giovani perché più tenere e meno amare, possono essere <strong>consumate in insalata</strong>; quelle più vecchie, che sono quelle vicine alla base della pianta, si possono usare <strong>cotte</strong>, come si faceva un tempo, per minestre, minestroni e zuppe. Invece i fiori di tarassaco in alcune zone d’Italia vengono messi sott’aceto e consumati come i capperi. Le foglie possono essere lessate per comporre omelette e frittate, zuppe e minestre.</p>
<p>Il tarassaco <strong>va usato con cautela</strong> se si segue una terapia antibiotica con farmaci a base di ciprofloxacina, levofloxacina  e moxifloxacina, perché può ridurre l’assorbimento di questi principi attivi e diminuirne l’efficacia. Può ridurre anche l’efficacia di alcuni farmaci per il fegato, aumentandone i livelli ematici. Per via dell’effetto diuretico, può rallentare l’eliminazione del litio da parte dell’organismo, aumentandone così la concentrazione. Il tarassaco è quindi <strong>controindicato in caso di</strong>: ostruzione dei dotti biliari; calcoli biliari; malattie a carico del fegato; ulcera peptica; iperkaliemia (alti livelli di potassio nel sangue); inoltre non andrebbe somministrato in concomitanza con terapie che possono determinare iperkaliemia tra cui beta-bloccanti, FANS e ACE-inibitori e nei pazienti che assumono terapie con litio. L’uso del tarassaco è infine sconsigliato nei bambini con età inferiore ai 12 anni.</p>
<p>Nel linguaggio dei fiori ha molti significati: simbolo di fertilità, gioia e felicità. Il dente di leone è anche un simbolo del sole e della luna e della loro connessione infinita: il fiore giallo, caldo e luminoso, simboleggia il sole, mentre il soffione, la palla di semi bianchi, può simboleggiare la luna.</p>
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