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	<title>triterpeni Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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		<title>Argan o argania (Sideroxylon spinosum)</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/argan-o-argania-sideroxylon-spinosum/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Dec 2023 19:21:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Piante ed erbe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;argan o argania (Sideroxylon spinosum L.) è un albero appartenente alla famiglia delle Sapotaceae, diffuso nella parte occidentale del Nord Africa. Il nome argan corrisponde al nome locale, in lingua berbera (tashelhit) e significa olio. Come elemento culturale residuo, legato alla antichissima civiltà berbera, i grandi alberi di argan hanno la valenza di simboli della &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>argan</strong> o <strong>argania</strong> (<em>Sideroxylon spinosum</em> L.) è un albero appartenente alla famiglia delle <em>Sapotaceae</em>, diffuso nella parte occidentale del Nord Africa.</p>
<p>Il nome argan corrisponde al nome locale, in lingua berbera (<em>tashelhit</em>) e significa olio.</p>
<p>Come elemento culturale residuo, legato alla antichissima civiltà berbera, i grandi alberi di argan hanno la valenza di simboli della vita, e quello considerato il più vecchio, a Tassila, presso Tamanarte, detto “<strong>Targante Nchick</strong>”, o <strong>albero saggio</strong>, è festeggiato ogni anno con un raduno popolare, con pranzi, balli e canti tradizionali.</p>
<p>L&#8217;argan è un albero dai rami spinosi (da qui l&#8217;epiteto specifico <em>spinosum</em>), alto fino a 8-10 metri, assai resistente e che può vivere anche 150-200 anni. La sua sagoma è molto caratteristica: chioma ampia e arrotondata, tronco nodoso, tortuoso e abbastanza corto, formato spesso da più parti intrecciate tra loro. La pianta può assumere comunque, in locazioni disagiate, le dimensioni più modeste di un piccolo arbusto. <strong>L&#8217;argan fornisce un legno molto duro, utilizzato soprattutto come legname da riscaldamento</strong>.</p>
<p>Le foglie, di colore verde scuro e dalla consistenza coriacea, formano una chioma ampia ed arrotondata; vengono spesso utilizzate come nutrimento da cammelli e capre, e queste ultime non esitano ad arrampicarsi sui rami per brucarle. I fiori, all’inizio bianchi, poi diventano verdi-giallastri; sono presenti da Maggio in poi. Il frutto è una drupa carnosa ovale, fusiforme, della lunghezza di 3 cm circa, simile ad un’oliva, che a maturazione assume un colore giallo-marrone. All’interno è presente una noce molto dura che a sua volta contiene 3 semi a volte commercialmente chiamati &#8220;<strong>mandorle di argan</strong>&#8220;. Un albero di medie dimensioni produce circa 8 kg di semi all&#8217;anno.</p>
<p><strong>Etimologia</strong></p>
<p>Il nome &#8220;Argania&#8221; corrisponde al nome locale &#8220;tashelhit&#8221; con cui è chiamata la pianta, che significa &#8220;olio&#8221;. Spinosa invece deriva dal fatto che sui rami sono presenti numerose spine.</p>
<p><strong>Distribuzione e habitat</strong></p>
<p>Pianta endemica del Marocco, dove è presente in particolare nelle zone sud-occidentali. Si tratta di una pianta molto antica e longeva, che si è adattata perfettamente a vivere al clima torrido e all’aridità del terreno. È una pianta fondamentale per mantenere il delicato ecosistema delle zone in cui è presente, ai confini con il deserto. Infatti con le sue radici frena l’erosione del terreno rallentando la progressiva desertificazione del territorio. Cresce dal livello del mare fino a circa 1.500 m di altitudine.</p>
<p>I frutti vengono raccolti quando cadono a terra e sono secchi. La raccolta viene effettuate manualmente da donne del luogo riunite in cooperative di lavoro. I frutti vengono quindi portati ai centri di lavorazione, dove, dopo l’eliminazione della polpa, vengono rotte le noci e si ottengono i semi, dai quali si estrae l’<strong>olio di Argan</strong>. Ogni albero produce circa da 10 a 30 kg di noci all’anno e servono circa 100 kg di noci per avere 1 litro di olio. Per questo motivo l’olio di Argan viene chiamato anche “<strong>l’oro del deserto</strong>”.</p>
<p>La Lista rossa IUCN classifica <em>Sideroxylon spinosu</em>m come <strong>specie vulnerabile</strong>.</p>
<p>Dal 1988 una zona di circa 830 000 ettari, locazione naturale delle rade &#8220;foreste di argania&#8221;, tra Agadir e Essaouira è stata dichiarata dall&#8217;UNESCO &#8220;<strong>Riserva della biosfera</strong>&#8221; con il nome di Riserva della biosfera dell&#8217;arganeto.</p>
<p><strong>Olio di argan</strong>.</p>
<p>L’olio di argan è un olio vegetale tra i più rari e preziosi del mondo. L’olio ha una consistenza abbastanza fluida e un colore giallo, tendente al dorato; non ha nessuna profumazione, anzi a volte può avere un odore intenso, un po’ sgradevole, tipico degli oli vegetali puri. Si tratta di un olio che viene assorbito velocemente senza lasciare la pelle unta.</p>
<p>Esistono due tipi di olio di argan, a seconda che i noccioli vengano o meno tostati prima dell&#8217;uso. <strong>Per gli usi cosmetici si utilizza l’olio che si ottiene dai noccioli non tostati</strong>. L’olio di argan è più chiaro, ha ottime proprietà emollienti, idratanti e lenitive su pelle e capelli. Può essere impiegato tal quale (per massaggio o applicazioni locali) o come ingrediente per vari prodotti cosmetici dove è indicato con il nome INCI Argania Spinosa Kernel Oil; per principi che irritano il sistema digerente non può essere usato in ambito alimentare.</p>
<p><strong>L&#8217;olio alimentare, più scuro, ha sapore più forte di nocciola tostata a causa della torrefazione dei semi</strong>, ed è utilizzato come olio per condire gli alimenti; è molto <strong>nutritivo</strong> e costituisce, in minima quantità, assieme a mandorle tritate e miele, l&#8217;<strong>amlu</strong>, una pasta molto nutriente tradizionale, consumata per la prima colazione.</p>
<p>Il consumo di olio ha anche un profondo significato rituale derivato dalla cultura berbera, come il bagnare la bocca dei neonati con una goccia d&#8217;olio, in segno augurale, o offrirlo simbolicamente agli ospiti.</p>
<p>Per le rese incredibilmente basse (da 2 a 3,2 chili, ogni 100 chili di frutti secchi), questo olio è molto costoso. Salvo una parte minore, prodotta e consumata localmente, la produzione specializzata è quasi completamente esportata.</p>
<p>La popolazione berbera dell&#8217;Atlante ha sempre utilizzato l&#8217;olio di argan per le sue virtù alimentari e cosmetiche. Come il tè, anche l&#8217;olio di argan viene tradizionalmente offerto agli ospiti insieme al miele in segno di rispetto ed ospitalità.</p>
<p><strong>Costituenti dell’olio di argan</strong></p>
<p>L&#8217;olio di argan contiene più dell&#8217;80% di <strong>acidi grassi insaturi</strong> (linoleico 34%, linolenico 0,1% e oleico 46%), mentre tra i <strong>saturi</strong>, i componenti maggiori sono l’acido palmitico 13% e stearico 5%. Questo olio vegetale è ricco di <strong>tocoferoli </strong>(tra cui il più abbondante è il γ-tocoferolo), di <strong>flavonoidi</strong>, <strong>carotenoidi</strong> e <strong>xantofille</strong>, <strong>steroli </strong>(possono contribuire a mantenere la pelle idratata e a ridurre l&#8217;infiammazione) e <strong>triterpeni </strong>(noti per le loro proprietà antinfiammatorie), <strong>squalene</strong> (un idrocarburo insaturo che può contribuire a mantenere la pelle morbida e idratata). Si tratta di principi attivi che forniscono nutrimento ai tessuti e ne contrastano la perdita di elasticità, prevenendo l’insorgenza delle rughe. La <strong>vitamina E</strong> inoltre contrasta l’ossidazione degli acidi grassi, prevenendo così il precoce invecchiamento cutaneo. Infine i fitosteroli (<strong>schottenolo</strong> e <strong>spinasterolo</strong>) quasi assenti negli altri semi oleosi, svolgono un’azione lenitiva su pelli irritate, arrossate e screpolate, riducendo la sensazione di prurito.</p>
<p>Tutti questi componenti lavorano sinergicamente per conferire all&#8217;olio di argan molteplici proprietà benefiche, tra cui idratazione della pelle, protezione contro i radicali liberi, riduzione dell&#8217;infiammazione e miglioramento della salute della pelle e dei capelli.</p>
<p><strong>Proprietà e benefici</strong></p>
<p>All’olio di Argan vengono attribuite diverse proprietà benefiche: antiossidante, idratante,</p>
<p>favorisce il rinnovamento cellulare, elasticizzante, cicatrizzante.</p>
<p>Può essere assunto <strong>per via interna</strong>, per cui contribuisce a tenere sotto controllo i livelli ematici di colesterolo (LDL); protegge l&#8217;organismo dall’azione dei radicali liberi che provocano invecchiamento cellulare; svolge un’azione preventiva rispetto alle malattie reumatiche e cardiovascolari e stimola le capacità cerebrali.</p>
<p>Può essere assunto per via orale sotto forma di perle, come integratore alimentare per i capelli, o impiegato nella dieta di tutti i giorni, per condire a crudo le insalate e altre pietanze. Unito alle mandorle e al miele è ingrediente dell&#8217;<strong>amlou beldi</strong>, la crema tradizionale marocchina, che ancora oggi si offre ai visitatori assieme al pane e al tè alla menta in segno di benvenuto.</p>
<p><strong>Applicato esternamente</strong> svolge invece un’<strong>azione emolliente, idratante e anti-age</strong>, e ciò lo rende un vero e proprio elisir di bellezza per la pelle, soprattutto quella secca. La pelle secca, infatti, è più sensibile e più soggetta alle screpolature, alle rughe, alle smagliature e alle irritazioni, in quanto il naturale equilibrio idrolipidico risulta alterato. Come conseguenza, il tessuto cutaneo perde elasticità, compattezza e tono. <strong>L’olio di argan svolge un’azione protettiva sulla cute</strong>, preservandola dagli agenti esterni come il sole, il freddo e lo smog. Quest’olio vegetale è <strong>impiegato nella cosmesi naturale per la cura del viso e del corpo</strong>, in quanto nutre e idrata sia la pelle sia capelli secchi, fragili, sfibrati e privi di lucentezza. Bastano poche gocce applicate direttamente sulla pelle o, in alternativa, conviene inserirlo come prezioso ingrediente nelle creme fatta in casa.  Le sue proprietà emollienti e tonificanti lo rendono <strong>il migliore olio con attività rassodante</strong>, adatto alla cura del rilassamento cutaneo. È fondamentale per contrastare la formazione delle smagliature, soprattutto in gravidanza, per combattere le rughe e per restituire elasticità e tensione alla pelle secca, sensibile e disidratata. Migliorando l&#8217;idratazione della pelle, l&#8217;olio di argan è in grado anche di aumentare le difese dei tessuti, mitigare rossori ed eczemi e favorire i processi di guarigione delle bruciature o curare gli eritemi solari. La sua azione lenitiva è utile in caso di distorsioni e contusioni. Non meno importante è l’ulteriore proprietà antisettica nei confronti dei microrganismi che causano infezioni cutanee, dermatiti e psoriasi. Essendo un olio a rapido assorbimento che non lascia untuosità e avendo un costo elevato, l’olio di argan non si presta particolarmente a essere utilizzato “assoluto” per i massaggi, ma può essere diluito per arricchire altri olii meno preziosi.</p>
<p><strong>Controindicazioni </strong></p>
<p>Non sono riportate particolari controindicazioni ed effetti collaterali, se non in caso di una particolare sensibilità individuale. Può essere utilizzato anche in gravidanza ed allattamento.</p>
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		<title>Guava &#8211; Psidium gujava L.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Nov 2023 14:28:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Frutti Esotici]]></category>
		<category><![CDATA[curry di guava]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La guava è il frutto dell’albero Psidium gujava L., specie appartenente alla famiglia delle Myrtacee di cui esistono diverse varietà. Originaria del Messico e dell’America Centrale, ma oggi questa pianta è diffusa in tutte le aree calde a clima tropicale. E’ conosciuta anche con i nomi di guaiava o, dallo spagnolo, guayaba. La Psidium guajava &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>guava</strong> è il frutto dell’albero <em>Psidium gujava</em> L., specie appartenente alla famiglia delle Myrtacee di cui esistono diverse varietà. Originaria del Messico e dell’America Centrale, ma oggi questa pianta è diffusa in tutte le aree calde a clima tropicale. E’ conosciuta anche con i nomi di <strong>guaiava</strong> o, dallo spagnolo, <strong>guayaba</strong>.</p>
<p>La <strong>Psidium guajava</strong> è una sempreverde di modeste dimensioni che offre frutti variabili nel colore a seconda delle varietà: la buccia si colora delle tonalità del giallo e del verde, mentre la polpa, che il più delle volte è bianca, può essere anche rosata o violacea. La polpa è burrosa e può ricordare la pera o il melone, mentre il sapore è aromatico, dolce ed esotico: può ricordare una pesca con toni di vaniglia e mentolo. Il frutto era già conosciuto dagli Aztechi che lo chiamavano <em>Xalxocotl</em>, cioè <strong>prugna di sabbia</strong>.</p>
<p><strong>Come si mangia la guava?</strong></p>
<p>Per gustare al meglio la guava è fondamentale coglierla quando è matura al punto giusto ovvero quando risulta morbida (ma non troppo) al tatto. Il sapore è leggermente acidulo con tendenza al dolce nella varietà rossa a maturazione ottimale.</p>
<p>Sono commestibili sia i semi che la buccia, molto sottile e custode di gran parte del patrimonio di vitamina C. I semi sono particolarmente duri ed è meglio evitare di masticarli per non rischiare di danneggiare i denti.</p>
<p>Il profumo della guava, se il frutto è giunto al giusto grado di maturazione, è dolce, agrumato e leggermente muschiato: non a caso è l&#8217;ingrediente principe di numerosi prodotti per a pelle e per il corpo.</p>
<p>Solitamente, benché la buccia sia la parte più nutriente e benefica del frutto, la guava si mangia sbucciata, ripulita dei semi e tagliata a fettine.</p>
<p>In oriente questo frutto viene servito assieme alla salsa di soia come una specie di pinzimonio.</p>
<p>In America Latina l&#8217;abitudine è invece quella di tagliare il frutto in due e di mangiarne la polpa con un cucchiaino, proprio come si fa con i kiwi (anche se la consistenza è molto più burrosa).</p>
<p>Curiosa ma gustosa la tradizione culinaria sudafricana: la polpa di guava viene pressata, stesa, essiccata e poi arrotolata fino a formare delle girelle chiamate <strong><em>guava rolls.</em></strong></p>
<p>La forma e il processo di essiccazione, al 100% naturale, esaltano il sapore del frutto che diventa come una gustosa caramella dolce-acidula.</p>
<p>In Italia questo frutto è celebre soprattutto per il <strong>succo di guava</strong>: super energizzante e ricchissimo di vitamine.</p>
<p>La buccia è edibile, ma molti preferiscono tagliare in due il frutto per mangiarne la polpa col cucchiaino. I semi sono particolarmente duri ed è meglio evitare di masticarli per non rischiare di danneggiare i denti.</p>
<p><strong>Proprietà nutrizionali della guava</strong></p>
<p><strong>La parte commestibile della guava fornisce 20 calorie ogni 100 gr</strong> di prodotto, corrispondenti per: 64% a carboidrati, 22% a lipidi, 14% a proteine, 87,2 g di acqua.</p>
<p>Gli zuccheri solubili sono 3,5 gr, mentre l’apporto di fibra è pari a 5,4 gr ogni 100 gr di frutto.</p>
<p>Fra i micronutrienti ci sono: 423 mg di vitamina C, 82 µg di vitamina A (retinolo equivalente), 1 mg di vitamina B3 o pp (niacina), 0,04 mg di vitamina B2 (riboflavina), 0,03 mg di vitamina B1 (tiamina), 150 mg di potassio, 10 mg di calcio, 0,2 mg di ferro, 4 mg di sodio. A seconda del colore del frutto, la pigmentazione è data da carotenoidi, antociani, retinoidi. Ha buoni livelli di fibra, caroidrati, omega-3.</p>
<p>L’odore tipico di questo frutto è dovuto alla presenza di <strong>composti carbonilici</strong>; quando non è maturo è ricco anche di <strong>tannini</strong>. Il principale composto presente nella buccia è l’acido ascorbico.</p>
<p>Nelle foglie di guava si trovano invece: <strong>alcaloidi, antocianine, carotenoidi, oli essenziali, acidi grassi, flavonoidi (soprattutto quercetina), lectine, fenoli, saponine, tannini, triterpeni</strong>.</p>
<p>Anche la <strong>corteccia</strong> dell’albero contiene <strong>tannini</strong>, cui si aggiungono cristalli di <strong>ossalato di calcio</strong>. Infine, <strong>i semi sono ricchi di glicina, amido, flavonoidi e composti fenolici, mentre l’olio essenziale è fonte di alfa-pinene, cariofillene, cineolo, D-limonene, eugenolo e miricina</strong>.</p>
<p><strong>Possibili benefici della guava</strong></p>
<p>È usata da sempre come pianta medicinale: <strong>contro il vomito, la diarrea, gastroenteriti, mal di denti, infezioni.</strong> Studi del 2013 hanno dimostrato un&#8217;ottima azione specifica contro il diabete mellito, mentre nel 2012 è stata dimostrata la sua capacità di agire contro le cellule tumorali. Inoltre ha proprietà antivirali ed è in grado di lenire l&#8217;ulcera e le malattie della pelle.</p>
<p>Tuttavia va precisato che non sono disponibili studi clinici in grado di confermare l’efficacia dell’assunzione di guava a scopo medicamentoso.</p>
<p>Per quanto riguarda il suo uso come rimedio della medicina popolare, il frutto viene utilizzato come tonico e lassativo e per trattare sanguinamenti gengivali. In Giappone è largamente bevuto per prevenire il diabete, mentre in Cina se ne fa un tè depurativo e disintossicante, a base di foglie e frutti; in Brasile l&#8217;infuso si chiama &#8220;Chá-de-goiabeira).</p>
<p><strong>Usi in cucina</strong></p>
<p>Acerbi ma non troppo, i frutti si possono anche gustare <strong>crudi nelle insalate</strong> (una per tutte: guava tagliata a dadini più germogli di fagiolo indiano, mais, cipolla rossa e cumino nero), marinati o cotti negli stufati (a Mumbai, ad esempio, va forte l&#8217;<em>Amrud ki Sabzi</em>, alias un <strong>curry di guava </strong>detto anche <em>Bhaji</em>).</p>
<p>Le foglie di guava possono essere utilizzate per realizzare decotti, infussi e tè; moltissimi i possibili utilizzi.</p>
<p><strong>Possibili controindicazioni della guava</strong></p>
<p>L’unica controindicazione alla sua assunzione sembra essere l’ipersensibilità.</p>
<p>Da un punto di vista puramente teorico la guava potrebbe potenziare l’effetto di medicinali utilizzati nel trattamento del diabete o della diarrea. Mancano però le prove cliniche di tale interazione.</p>
<p><strong>Olio </strong><strong>di guava</strong><strong>  </strong></p>
<p>Dai semi di guava si ricava anche un olio largamente usato tanto nella cosmetologia (antirughe) quanto per usi culinari (è delicato al palato con un aroma che richiama il frutto).</p>
<p><strong>Curiosità</strong></p>
<p>La guava è il frutto nazionale invernale del Pakistan, contrapposto al mango che invece ne è la contropartita estiva.<br />
Alle Hawaii il legno di guava viene largamente usato per affumicare le carni. È popolare anche nei barbecue, in particolare nei campionati statunitensi di BBQ. A proposito: a Cuba e in Messico per le grigliate si usano anche le foglie.</p>
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		<title>Pulsatilla &#124; Anemone Pulsatilla L.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/pulsatilla-anemone-pulsatilla-l/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jun 2023 14:27:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido chelidonico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Anemone pulsatilla L. è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Ranuncolaceae; è una pianta originaria delle zone montane. Il suo nome deriva dal termine “anemos” che significa “vento”. Le fu attribuito da Teofrasto, filosofo e botanico greco (371 – 287 a. C), a causa del tremolio dei fiori a ogni minima corrente d’aria. &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’<strong><em>Anemone pulsatilla</em></strong> L. è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle <em>Ranuncolaceae</em>; è una pianta originaria delle zone montane.</p>
<p>Il suo nome deriva dal termine “<em>anemos</em>” che significa “vento”. Le fu attribuito da Teofrasto, filosofo e botanico greco (371 – 287 a. C), a causa del tremolio dei fiori a ogni minima corrente d’aria. In latino però assume anche il significato di “<em>soffio vitale</em>” per indicare la fragilità dei fiori che avvizziscono precocemente. Il nome generico <em>Pulsatilla</em> sarebbe legato al verbo latino <em>pulso</em> = &#8220;agito&#8221;, &#8220;scuoto&#8221;, che serve a descrivere l&#8217;ondeggiare della pianta, o dei suoi fiori, al vento. Altri nomi popolari sono: <strong>anemone, erba del diavolo, cavolo marino, fiore del vento, fiore di pasqua</strong>.</p>
<p>Il genere <em>Pulsatilla</em> annovera 42 specie che si distinguono fondamentalmente per habitat, periodo di fioritura e colore della corolla. Diverse specie sono usate come piante ornamentali a causa delle loro foglie finemente incise, dei fiori solitari a forma di campana e dei frutti piumosi. La parte vistosa del fiore è fatta di sepali modificati, non di petali.</p>
<p>Pianta perenne molto bella alta dai 10 ai 20 cm, con un grosso rizoma che affonda verticalmente nel suolo, con vari fusti eretti. Le foglie formano una rosetta e sono picciolate e pinnate. I fiori dai bei petali violetti sono molto fragili. Fiorisce in primavera; si moltiplica per seme o divisione dei cespi.</p>
<p><strong>Costituenti chimici</strong>: <strong>anemonina</strong>, glicoside del lattosio (<strong>ranuncoloside)</strong>; flavonoidi (<strong>delfinina</strong>, <strong>pelargonidina</strong>); <strong>saponine; acido chelidonico, acido succinico, triterpeni</strong>.</p>
<p><strong>La pulsatilla è una pianta tossica non più utilizzata in terapia</strong>. il principio attivo della Pulsatilla, l’anemonina, agisce sul sistema nervoso centrale determinando inizialmente fatti convulsivi, cui segue ipnosi e uno stato di paralisi che dagli arti si estende progressivamente ai muscoli respiratori. Poiché però si tratta di sostanze volatili, la tossicità scompare con l&#8217;essiccazione, cosicché la pianta può essere consumata senza problemi dal bestiame qualora sia presente nel fieno.</p>
<p>Un tempo era indicata per la cura delle mestruazioni dolorose e delle infiammazioni dell&#8217;apparato genito-urinario.</p>
<p>Gli indiani piedi neri lo usavano per indurre aborti e parto.</p>
<p>Nella medicina omeopatica la pulsatilla viene indicata nel caso di depressione, nella cistite, nei disturbi gastrici, nell&#8217;otite e nei disturbi del sonno.</p>
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		<title>Potentilla &#124; Potentilla anserina L.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/potentilla-potentilla-anserina-l/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jun 2023 14:14:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[cinquefoglie]]></category>
		<category><![CDATA[fitosteroli]]></category>
		<category><![CDATA[flavonoidi]]></category>
		<category><![CDATA[leucoantocianidine.]]></category>
		<category><![CDATA[Pontetilla anserina]]></category>
		<category><![CDATA[tannini (ellagici]]></category>
		<category><![CDATA[tormentolo]]></category>
		<category><![CDATA[triterpeni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Potentilla L., 1753 è un genere di piante spermatofite dicotiledoni appartenenti alla famiglia delle Rosacee, dall&#8217;aspetto di piccole erbacee perlopiù perenni dai piccoli fiori quasi sempre di colore giallo, comunemente note come cinquefoglie. Il nome generico Potentilla deriva dal vocabolo latino potens (= potenti proprietà curative) e dal diminutivo illa, quindi potenti proprietà curative in &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Potentilla</strong> L., 1753 è un genere di piante spermatofite dicotiledoni appartenenti alla famiglia delle <em>Rosacee</em>, dall&#8217;aspetto di piccole erbacee perlopiù perenni dai piccoli fiori quasi sempre di colore giallo, comunemente note come <strong>cinquefoglie</strong>.</p>
<p>Il nome generico <em>Potentilla</em> deriva dal vocabolo latino <em>potens</em> (= potenti proprietà curative) e dal diminutivo <em>illa</em>, quindi potenti proprietà curative in un piccolo fiore. Questo genere era conosciuto fin dal Rinascimento:</p>
<p>E’ una pianta erbacea vivace, di aspetto sericeo per la presenza di peli argentei; ha un rizoma corto che termina in una rosetta di foglie da cui partono gli stoloni radicanti che portano i fiori. Le foglie basali, lunghe fino a 25 cm, sono pennatosette, divise cioè in 11-25 foglioline di dimensioni variabili: ve ne sono di grandi inframmezzate da altre più piccole; le foglioline hanno contorno ovale e sono profondamente dentate, sono bianco-sericee nella pagina inferiore e verdi con pochi peli sparsi in quella superiore; le foglie degli stoloni sono molto più piccole e ridotte. I fiori, che hanno un diametro di 2 cm, sono portati singolarmente su un lungo peduncolo inserito ai nodi radicanti degli stoloni; sono formati da cinque sepali ovali di colore verde e da cinque petali anch&#8217;essi ovali, di colore giallo dorato, più lunghi dei sepali. I frutti sono degli acheni inseriti su un ricettacolo solido.</p>
<p>Cresce nei luoghi erbosi e ai margini delle strade, dei fiumi e degli stagni.</p>
<p>Contiene: <strong>tannini</strong> (6-10%), con prevalenza di <strong>tannini ellagici, fitosteroli, triterpeni</strong> (tormentolo), <strong>flavonoidi e leucoantocianidine</strong>.</p>
<p><strong>Ha proprietà astringenti, antidiarroiche, antinfiammatorie, spasmolitiche. </strong></p>
<p>E’ pertanto indicata, per la ricchezza in tannini, come rimedio astringente, prezioso nelle <strong>forme diarroiche</strong>; per la sua <strong>attività spasmolitica</strong> a livello del tratto gastro-intestinale ed uterino, <strong>contro i crampi addominali</strong> (disturbi del tratto gastro-enterico caratterizzati da spasmi) e le mestruazioni dolorose (dismenorrea). Infine, la potentilla anserina è indicata nel trattamento sintomatico dei <strong>processi infiammatori</strong> che interessano le mucose orofaringee; sempre sotto forma di risciacqui, contribuisce a lenire il mal di denti. Come droga tanninica, può essere utilizzata per lavaggi esterni in presenza di ferite, ed interni nei casi di leucorrea.</p>
<p>La radice essiccata trova impiego come base per decotti ad azione stimolante, tonica e carminativa.</p>
<p>In cucina, le radici sono molto buone e nutrienti. I modi più veloci di prepararle per la tavola consistono nell&#8217;arrostirle o, ancora più semplicemente, bollirle condendole poi con olio e aceto. Vengono altresì usate le foglie più tenere nelle insalate, mentre quelle più mature e coriacee possono entrare nella composizione di zuppe e minestre.</p>
<p>In pazienti sensibili, il trattamento con potentilla può causare episodi di nausea e vomito, ed aumentare l&#8217;irritazione gastrica. Si consiglia ad ogni modo di assumere il rimedio a distanza di almeno 2-3 ore dall&#8217;assunzione di medicinali, perché può interferire negativamente con l&#8217;assorbimento di altri farmaci. Considerata l&#8217;assenza di dati certi sul profilo di tossicità in simili condizioni, se ne sconsiglia l&#8217;impiego in gravidanza, allattamento e al di sotto dei 14 anni.</p>
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		<title>Uncaria &#124; Uncaria tomentosa (Willd. ex Schult.) DC.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/uncaria-uncaria-tomentosa-willd-ex-schult-dc/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 May 2023 11:01:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[capesterolo]]></category>
		<category><![CDATA[CYP3A4]]></category>
		<category><![CDATA[epicatechine; mucillagini; sali minerali; vitamine; beta-sitosterolo]]></category>
		<category><![CDATA[fattore di necrosi tumorale alfa]]></category>
		<category><![CDATA[fitosteroli]]></category>
		<category><![CDATA[sigmasterolo]]></category>
		<category><![CDATA[TNF-α]]></category>
		<category><![CDATA[triterpeni]]></category>
		<category><![CDATA[uncaria]]></category>
		<category><![CDATA[unghia di gatto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Uncaria tomentosa, chiamata Uña de Gato “unghia di gatto”, per la somiglianza delle sue spine agli artigli di questo felino, ha avuto in Perù diversi utilizzi nel tempo e le sono stati attribuiti vari benefici; è una pianta sud americana usata per il trattamento della gastrite e dell’artrite; trova anche impiego come immunostimolante, anti-ossidante e &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’<em>Uncaria tomentosa</em>, chiamata Uña de Gato “<strong>unghia di gatto</strong>”, per la somiglianza delle sue spine agli artigli di questo felino, ha avuto in Perù diversi utilizzi nel tempo e le sono stati attribuiti vari benefici; è una pianta sud americana usata per il trattamento della gastrite e dell’artrite; trova anche impiego come immunostimolante, anti-ossidante e antinfiammatorio.</p>
<p>L’Uncaria tomentosa è una pianta rampicante (una liana), che può raggiungere un’altezza di 3-5 m; è presente nel Nord-Ovest della foresta tropicale dell’America, nei boschi con abbondante luce tra i 300 e gli 800 m di altitudine, principalmente in Amazzonia. Le foglie, opposte, intere o bifide, caduche e ricoperte di lanugine (tomentosa), picciolate, presentano alla base 2 o 3 protuberanze a forma di uncino (da cui il genere Uncaria) utilizzate per sostenersi con altre specie nella ricerca di zone luminose. I fiori sono di colore giallo con calice e corolla imbutiforme.</p>
<p>La droga è costituita dalla corteccia della pianta in cui sono presenti: <strong>alcaloidi ossindolici pentaciclici; triterpeni; glicosidi dell&#8217;acido quinovico; polifenoli (procianidine, epicatechine); mucillagini; sali minerali; vitamine; fitosteroli (beta-sitosterolo, sigmasterolo, capesterolo).</strong></p>
<p>In fitoterapia si utilizza la corteccia per le <strong>proprietà immunostimolanti, antivirali e antinfiammatorie</strong>. E’ indicata soprattutto in caso di <strong>malattie da raffreddamento</strong> oppure a scopo profilattico in associazione ad altre piante del genere.</p>
<p>L’azione immunostimolante dell’uncaria tomentosa è conferita dalla presenza degli alcaloidi pentaciclici, che sembrano essere i componenti più importanti del fitocomplesso, perché inducono nelle cellule endoteliali umane il rilascio di un fattore attivante la regolazione e proliferazione dei linfociti B e T responsabili della risposta immunitaria. L’uncaria è in grado di potenziare l’attività delle cellule NK e dei linfociti T, perciò sembra avere come bersaglio elettivo le cellule ad azione citotossica sia specifiche sia aspecifiche, con un effetto simile a quello di alcuni interferoni umani, capaci di trasformare le cellule NK nelle più efficienti cellule LAK e di potenziare l’attività dei linfociti T citotossici. Per questa ragione è indicata nel trattamento delle allergie; per rafforzare le difese immunitarie contro infezioni causate da virus e batteri; e nella prevenzione delle malattie da raffreddamento delle prime vie aeree come febbre, tosse e raffreddore.</p>
<p>L&#8217;azione antiflogistica sembra essere esercitata attraverso l&#8217;inibizione del <strong>TNF-α</strong> (<strong>fattore di necrosi tumorale alfa</strong>) ed è imputabile soprattutto ai <strong>fitosteroli</strong> e ai <strong>triterpeni</strong> contenuti nella pianta. Gli estratti di uncaria sono in grado di esercitare un&#8217;azione protettiva sul DNA nei confronti dei danni esercitati dai radicali liberi. Gli alcaloidi ossindolici contenuti nell&#8217;uncaria, invece, sono i responsabili dell&#8217;attività immunostimolante attribuita alla pianta. Da studi condotti su animali, infatti, è emerso che queste molecole sono in grado di stimolare la produzione di interleuchina-1 ed interleuchina-6 (IL-1 e IL-6) a livello dei macrofagi alveolari in maniera dose-dipendente.</p>
<p>I <strong>glicosidi dell&#8217;acido quinovico</strong>, invece, hanno dimostrato di possedere attività antivirale <em>in vitro</em>, in particolar modo nei confronti del virus della stomatite vescicolare (VSV) e nei confronti del rhinovirus umano 1B (HRV 1B).</p>
<p>Altri studi condotti <em>in vitro</em> hanno, invece, dimostrato che gli estratti acquosi di uncaria possiedono interessanti proprietà antitumorali, esercitate attraverso l&#8217;inibizione della crescita e l&#8217;induzione dell&#8217;apoptosi in diversi tipi di cellule maligne.</p>
<p><strong>Controindicazioni</strong></p>
<p><em>In vitro</em>, l&#8217;<em>Uncaria tomentosa </em>ha dimostrato la capacità di inibire il CYP<sub>3</sub>A<sub>4</sub> ed aumentare i livelli serici dei farmaci metabolizzati da tale isoenzima, quali inibitori delle proteasi, inibitori non nucleosidici della trascrittasi inversa, ciclosporina, alcune benzodiazepine e molti altri.</p>
<p>In fitoterapia occorre evitare il chemiotipo ad alcaloidi tetraciclici, in quanto questi si sono dimostrati dotati di attività immunodepressiva, sedativa sul SNC e ipotensiva.</p>
<p>L&#8217;uncaria può interferire con l&#8217;attività di: farmaci immunosoppressori; anticoagulanti, eparine a basso peso molecolare, antiaggreganti piastrinici e agenti trombolitici.</p>
<p>Evitare l&#8217;uso di uncaria in caso d&#8217;ipersensibilità accertata verso uno o più componenti, in pazienti affetti da patologie autoimmuni, in pazienti in terapia con farmaci immunosoppressori, in gravidanza e durante l&#8217;allattamento.</p>
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		<title>Sambuco &#124; Sambucus nigra L.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/sambuco-sambucus-nigra-l/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 May 2023 06:10:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido caffeico]]></category>
		<category><![CDATA[acido clorogenico]]></category>
		<category><![CDATA[acido p-cumarico]]></category>
		<category><![CDATA[astragalina]]></category>
		<category><![CDATA[glicosidi]]></category>
		<category><![CDATA[iperoside]]></category>
		<category><![CDATA[isoquercitrina]]></category>
		<category><![CDATA[sambucina]]></category>
		<category><![CDATA[sambuco comune]]></category>
		<category><![CDATA[sambunigrina]]></category>
		<category><![CDATA[sciroppo Holundersaft]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il sambuco comune (Sambucus nigra L. Fam. Adoxaceae) è una delle piante più diffuse nelle campagne. Nella nostra penisola si incontra praticamente ovunque, dal mare fino ai 1400-1500 m di quota. E&#8217; un grosso arbusto a foglia caduca, più raramente un alberetto, che può raggiungere gli 8 m di altezza. Ha una forma tendenzialmente globosa, &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>sambuco comune</strong> (<em>Sambucus nigra</em> L. Fam. <em>Adoxaceae</em>) è una delle piante più diffuse nelle campagne. Nella nostra penisola si incontra praticamente ovunque, dal mare fino ai 1400-1500 m di quota. E&#8217; un grosso arbusto a foglia caduca, più raramente un alberetto, che può raggiungere gli 8 m di altezza. Ha una forma tendenzialmente globosa, un po&#8217; scomposta, con numerosi rami che partono da terra, dato che la specie ha una grande capacità pollonifera. Le foglie sono opposte, picciolate, composte e imparipennate lunghe 20-30 cm, di colore verde brillante, formate da 5-7 foglioline ovale-lanceolate, seghettate ai margini; se stropicciate, emanano un odore vagamente sgradevole, caratteristica questa, comune a tutte le parti verdi della pianta. I fiori si aprono a partire da fine aprile, fino a giugno, a seconda dell&#8217;altitudine e della latitudine. Sono molto numerosi e assai decorativi, riuniti in infiorescenze rotondeggianti e ombrelliformi del diametro di circa 20 cm, sorrette da un peduncolo, di colore inizialmente bianco crema, poi giallo chiaro e molto profumate. Ad esse fanno seguito i <strong>frutti, piccole bacche globose di pochi mm di diametro inizialmente verdi, poi rosse e infine nere e lucide</strong>, nella cui polpa, rosso sangue, sono immersi 2-5 piccoli semi ovali. Le bacche sono raccolte in mazzetti penduli che completano la maturazione in settembre-ottobre, persistenti a lungo sulla pianta, decorative e molto appetite dall&#8217;avifauna, che contribuisce in tal modo alla diffusione del seme in natura.</p>
<p>Predilige pertanto posizioni molto aperte e soleggiate, che colonizza con notevole rapidità, diventando talora infestante. Necessita tuttavia di terreni freschi, sempre adeguatamente riforniti di acqua, e ricchi di sostanza organica, non necessariamente profondi, dato che l&#8217;apparato radicale è piuttosto superficiale. Ha inoltre una grande valenza ecologica, sia per gli insetti (api in primis) che visitano moltissimo <strong>i fiori ricchi di nettare</strong>, che per l&#8217;avifauna; le sue bacche rappresentano infatti una importante fonte di alimentazione autunnale per numerosi uccelli, quali tordi, storni, pettirossi, capinere, merli, bottacci ecc. mentre i rami offrono un rifugio per costruire i nidi, contribuendo così indirettamente alla lotta biologica contro i parassiti delle colture, dato che molte specie sono predatori naturali di insetti dannosi.</p>
<p>Dai frutti ben maturi inoltre, che possono anche essere consumati freschi, si ricavano <strong>marmellate e sciroppi</strong>, con effetti debolmente lassativi.</p>
<p>Della pianta di sambuco si sfruttano principalmente i fiori e le foglie. Dal punto di vista nutrizionale, il vegetale è <strong>ricco di vitamine A, B1, B2, B3, B5, B6 e C</strong>, a cui si aggiungono <strong>flavonoidi, </strong>quali l’<strong>isoquercitrina</strong>, l’<strong>iperoside</strong>, l’<strong>astragalina,</strong> <strong>triterpeni, glicosidi </strong>e acidi organici, come l’<strong>acido clorogenico</strong>, l’<strong>acido caffeico</strong>, l’<strong>acido p-cumarico</strong>, e poi olio essenziale, steroli, mucillaggini, tannini, sali di potassio.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-26196" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/05/Sambucus-nigra-300x223.jpg" alt="" width="300" height="223" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/05/Sambucus-nigra-300x223.jpg 300w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/05/Sambucus-nigra-1024x762.jpg 1024w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/05/Sambucus-nigra-768x571.jpg 768w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/05/Sambucus-nigra.jpg 1230w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Le <strong>bacche di sambuco</strong> sono principalmente composte da acqua, ma al loro interno non mancano amminoacidi (come l’<strong>acido glutammico, acido aspartico, alanina, arginina, cistina, glicina, isoleucina, lisina, prolina, serina, tirosina, treonina, triptofano e valina</strong>), <strong>carboidrati, fibre e sali minerali come il potassio, il magnesio, lo zinco, il sodio e il calcio</strong>. Abbinate alla corteccia, le bacche di sambuco possono avere anche <strong>effetti diuretici</strong> utili per il benessere di reni e vescica, mentre in impacco aiutano a ridurre il gonfiore locale e a contenere gli eccessi di sebo. L’assunzione sotto forma di decotto o tisane si associa ad un immediato <strong>effetto lassativo</strong>. Inoltre il sambuco contiene grandi quantità di <strong>sambucina</strong>, dalle proprietà diaforetiche e antinfiammatorie.</p>
<p>Le bacche sono commestibili solo dopo cottura e vengono impiegate per gelatine e marmellate, delle quali non si deve abusare a causa delle proprietà lassative. Le bacche vengono utilizzate anche per minestre dolci, come la <strong>Fliederbeersuppe</strong> del nord della Germania.</p>
<p>Le bacche e il loro succo, fresco o fermentato, sono usati per <strong>produrre inchiostri</strong> che, a seconda della specie, delle condizioni della pianta e della ricetta, possono apparire blu, blu/nero, marrone, lilla, rosso.</p>
<p><strong>I fiori</strong> sono commestibili e in alcune parti d&#8217;italia sono consumati all&#8217;interno di frittelle, oppure passati in pastella e fritti <strong>oppure in insalate e macedonie</strong>. Nei paesi nordici dai fiori posti in infusione con acqua e zucchero si ricava uno <strong>sciroppo</strong> noto come <strong>Holundersaft</strong>, che, consumato fresco, è un ottimo dissetante; dopo diluizione in acqua, produce una bevanda dissetante, molto usata in Tirolo e nei paesi nordici; essa si può anche fermentare, ottenendo una specie di spumante. Lo sciroppo entra anche nella preparazione di alcuni cocktail, come l&#8217;<strong>Hugo</strong>.<strong> Dai fiori distillati, insieme all&#8217;anice stellato, si produce la sambuca</strong>.</p>
<p>Dai fiori si ricava solitamente un <strong>infuso, noto per la sua capacità di aumentare la sudorazione corporea</strong>, così da favorire l’eliminazione delle tossine e la contenzione della temperatura durante gli stati febbrili. Uniti alle foglie, i petali in infusione vengono impiegati per la creazione di tisane contro i problemi delle vie respiratorie – come asma, tosse e raffreddori – anche perché i flavoni della pianta hanno un effetto vasodilatatore che sblocca tutte le occlusioni dovute dal muco in eccesso. Per questo, fiori e foglie possono essere adoperati anche per migliorare la <strong>circolazione sanguigna</strong>, soprattutto quella periferica, sia con l’assunzione orale che con impacchi localizzati per limitare la rottura dei capillari o per un rapido sollievo alle scottature. Sempre in impacco e sempre per le sue proprietà sulla circolazione, il sambuco è <strong>utile anche per lenire il dolore a gambe</strong> e articolazioni nelle donne, così come edemi da ritenzione. Negli uomini, invece, la tisana è largamente utilizzata per contenere i fastidi del mal di schiena.</p>
<p>Il sambuco presenta <strong>proprietà medicinali</strong>-erboristiche riscontrabili nei frutti e nei fiori. Estratti da corteccia, foglie, fiori, frutti e radici erano usati nel trattamento di bronchiti, tosse, infezioni del sistema respiratorio superiore e febbre.</p>
<p>Viene utilizzato in erboristeria per le sue proprietà diuretiche, diaforetiche, antinevralgiche, emollienti, lassative, antifibrillanti, emetiche, antireumatiche, depurative e leggermente antinfiammatorie, nonché per la secrezione bronchiale. È consigliato anche per raffreddore comune, infezione delle vie respiratorie, tosse, faringite, bronchite, rinite, stitichezza o stipsi, emorroidi, aritmia, infezione o infiammazione delle vie urogenitali, cistite, uretrite, calcolosi delle vie urinarie, edema da ritenzione, reumatismi, gotta (aiuta ad eliminare l&#8217;acido urico), problemi della pelle, dermatosi, eruzione cutanea, nevralgia, epilessia, necessità di depurare l’organismo. Tra gli organi principali sui quali ha effetto benefico vi sono cuore, reni, cavo orale, intestino, stomaco, apparato urinario, fegato e sistema immunitario.</p>
<p><strong>Controindicazioni</strong></p>
<p>A parte i frutti e i fiori, che hanno in genere effetti benefici, tutto il resto della pianta (foglie e semi compresi) è <strong>velenoso</strong> poiché contiene il glicoside <strong>sambunigrina.</strong> L&#8217;assunzione di sambuco può influire sull’attività dei farmaci immunosoppressori perché può aumentare l’attività del sistema immunitario, si consiglia quindi di rivolgersi al proprio medico curante per valutarne la compatibilità.</p>
<p>L&#8217;applicazione sulla pelle di foglie e fiori freschi può provocare violente irritazioni ed eritemi.</p>
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		<item>
		<title>Condurango &#124; Marsdenia Condurango Reich. F.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/condurango-marsdenia-condurango-reich-f/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2023 11:14:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido caffeico]]></category>
		<category><![CDATA[acido clorogenico]]></category>
		<category><![CDATA[condurangina]]></category>
		<category><![CDATA[condurango]]></category>
		<category><![CDATA[condurangobiosio]]></category>
		<category><![CDATA[conduritolo]]></category>
		<category><![CDATA[derivati cumarinici]]></category>
		<category><![CDATA[digitali eterosidi]]></category>
		<category><![CDATA[Marsdenia codurango]]></category>
		<category><![CDATA[sitosterolo]]></category>
		<category><![CDATA[triterpeni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il condurango è una pianta medicinale chiamata con il nome latino Marsdenia codurango appartenente alla famiglia delle Asclepiadaceae. La pianta è una liana che cresce nella cordigliera delle Ande, in particolare Colombia, Ecuador e Perù. E’ ricco di costituenti chimici quali flavonoidi, tannini, steroidi (sitosterolo), triterpeni, glucosidi come conduran-gina, conduritolo, condurangobiosio, alcune delle quali appartengono &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il condurango è una pianta medicinale chiamata con il nome latino <em>Marsdenia codurango</em> appartenente alla famiglia delle <em>Asclepiadaceae</em>. La pianta è una liana che cresce nella cordigliera delle Ande, in particolare Colombia, Ecuador e Perù.</p>
<p>E’ ricco di costituenti chimici quali flavonoidi, tannini, steroidi (<strong>sitosterolo</strong>), <strong>triterpeni</strong>, glucosidi come <strong>conduran-gina</strong>, <strong>conduritolo</strong>, <strong>condurangobiosio</strong>, alcune delle quali appartengono al gruppo dei <strong>digitali eterosidi</strong> che possono provocare la sensazione di costrizione esofagea con conseguente vomito.</p>
<p>Altri costituenti del condurango includono <strong>derivati idrossilati del pregnano</strong>, <strong>acido clorogenico e caffeico</strong>, <strong>derivati cumarinic</strong>i.</p>
<p>Il termine <em>Marsdenia</em> del genere è stato dedicato all’orientalista e botanico britannico, nato in Irlanda, William Marsden (1754-1836), della British East India Co., che erborizzò a Sumatra. Il nome <em>Condurango</em> deriva dai vocaboli indios <em>Cundur Angu</em> e significa “<strong>Liana del condor</strong>”. Infatti gli Indios pensavano che il Condor guarisse dai morsi dei serpenti mangiando questa liana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Condurango è una liana legnosa tropicale che cresce fino a circa 10 m.  x  circa 0,60 metri di diametro ed è piuttosto legnosa e robusta. Le foglie sono vellutate a forma di cuore. I fiori sono piccoli e di colore marrone chiaro verdastro a forma di imbuto e in infiorescenze a ombrella. Il Condurango ha odore misto di Cannella e Pepe.</p>
<p>L&#8217;estratto della corteccia di condurango trova applicazione <strong>in erboristeria come integratore analgesico e tonico</strong>.</p>
<p>La <em>Marsdenia cundurango</em> è una pianta utilizzata da tempi remoti dalle popolazioni locali per una varietà di <strong>problemi digestivi e di stomaco</strong>. La pianta <strong>aiuta la digestione</strong> essendo uno <strong>stimolante amaro</strong> adatto per aumentare i succhi digestivi. È anche <strong>usata per alleviare la nausea e il vomito, per calmare lo stomaco nervoso</strong>, <strong>per alleviare il dolore e i crampi allo stomaco</strong>, per le ulcere gastriche e per aumentare la bile nella cistifellea, nel fegato e nel pancreas.</p>
<p>Nei sistemi di erboristeria attuali del Perù <strong>è considerato un analgesico, stimolante dell’appetito, carminativo</strong> (espelle i gas intestinali), <strong>colagogo</strong> (aumenta la bile della cistifellea), <strong>emostatico</strong> (ferma il sanguinamento), <strong>stomachico </strong>(aiuta la digestione) <strong>e tonico</strong>. È spesso usato per una varietà di disturbi digestivi ed è particolarmente raccomandato per le ulcere gastriche sanguinanti. In Brasile, il condurango, è usato per perdita di appetito, dispepsia, gastralgia, gastrite, nevralgia, mal di stomaco, cancro allo stomaco, ulcere allo stomaco e reumatismi.</p>
<p>Introdotta in Occidente come pianta attiva contro il cancro, non è mai stato confermato tale effetto.</p>
<p>Può ritornare utile nel trattamento di fessure ulcerate della commessura labiale (perlèche) e anale. Veniva solitamente anche indicato per curare la nausea durante la gravidanza, ma questo utilizzo è ad oggi sconsigliato in quanto non esistono prove certe che sia innocuo per l&#8217;organismo: anzi, <strong>ad alte dosi il condurango </strong>(principio attivo, la Condurangina)<strong> risulta tossico a livello di sistema nervoso</strong> centrale, con conseguenti effetti collaterali quali paralisi e convulsioni.</p>
<p>Nella Farmacopea Italiana è registrato l’utilizzo della corteccia, del decotto e dell&#8217;estratto fluido di condurango dal 1929, con azione farmacologica tipica delle sostanze amare.</p>
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		<title>Ficus insipida &#124; Ficus insipida Willd.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/ficus-insipida-ficus-insipida-willd-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Apr 2023 11:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[ficina]]></category>
		<category><![CDATA[fico insipido]]></category>
		<category><![CDATA[Ficus insipida]]></category>
		<category><![CDATA[fiore del fiele]]></category>
		<category><![CDATA[lattice]]></category>
		<category><![CDATA[ojé]]></category>
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		<category><![CDATA[triterpeni]]></category>
		<category><![CDATA[wajacas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Ficus insipida (Ficus insipida Willd.) è un albero tropicale del genere fico della famiglia delle Moracee presente in un areale che si estende dal Messico al Sud America; è presente, in particolare, nel Sud America, Perù e Brasile, a nord attraverso l’Ecuador e l’America centrale fino al Messico. Il Ficus insipida è un albero &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Ficus insipida</strong> (<em>Ficus insipida</em> Willd.) è un albero tropicale del genere fico della famiglia delle Moracee presente in un areale che si estende dal Messico al Sud America; è presente, in particolare, nel Sud America, Perù e Brasile, a nord attraverso l’Ecuador e l’America centrale fino al Messico.</p>
<p>Il Ficus insipida è un albero sempreverde che cresce da 12 a 40 metri di altezza con chioma aperta e diffusa; seppure sia un albero quando è maturo, inizia la sua crescita come una pianta rampicante che si aggrappa a un albero maturo, finendo per strangolarlo. I suoi ospiti preferiti sono <em>Guarea tuisana</em> e <em>Sapium pachystachys</em>, e si trova spesso anche su alberi già morti.</p>
<p>L’albero ha spesso radici superficiali e radici quadrate di supporto che vanno da 8 a 40 m di altezza. Le foglie variano di forma da strette a ellittiche; da 5 a 25 cm di lunghezza e da 2 a 11 cm di larghezza; le foglie contengono <strong>psoraleni</strong> e <strong>diversi triterpeni</strong>. È presente, inoltre, la <strong>ficina</strong> (proteasi sulfidrilica da 3 componenti principali e 248 residui di aminoacidi), tossica per il cane. La pianta fiorisce da febbraio ad aprile e porta frutti verrucosi di colore giallo-verde di 4-6 cm di diametro. Gli alberi producono tre tipi di fiori; maschio, una femmina macrostile e un fiore femminile microstile, spesso chiamato <strong>fiore del fiele</strong>. Tutti e tre i tipi di fiore sono contenuti all’interno della struttura che di solito pensiamo come il frutto. Sebbene siano commestibili come la maggior parte dei fichi, come suggerisce il nome scientifico (letteralmente “<strong>fico insipido</strong>”), <strong>hanno un gusto insignificante</strong>. Hanno dimensioni con un diametro compreso tra 15 e 40 mm o anche più.</p>
<p>Si possono distinguere due <strong>sottospecie</strong>:</p>
<ul>
<li><em>Ficus insipida ssp. insipida Willd.</em></li>
<li><em>Ficus insipida ssp. scabra CCBerg</em></li>
</ul>
<p>L’ habitat della pianta è quello della foresta amazzonica e delle foreste decidue sempreverdi o campi aperti o pendii, spesso lungo i bordi delle strade, spesso vicino ad abitazioni, di solito a quote basse, ma che vanno dal livello del mare ad altitudini di circa 1.550 metri s.l.m..</p>
<p>Le scimmie si nutrono dei frutti ancora sull’albero e i frutti caduti vengono mangiati dai pecari.</p>
<p>Il termine <em>Ficus</em> è il nome in latino classico del fico, genere già noto allora, di probabile derivazione dall’ebraico. L’epiteto specifico insipida proviene dal latino <em>insipĭdus</em>, derivazione di <em>sapĭdus</em> “saporito”, col prefisso in-.</p>
<p>Il legno è morbido, ma è usato per scopi di costruzione in cui la durabilità non è importante.</p>
<p>La pianta è usata dai <strong><em>wajacas </em></strong>(sciamani) della tribù di Craós (Krahós , Krahô) in Brasile come potenziatrice della memoria: il suo lattice, sebbene possa essere drastico ed anche corrosivo, viene anche impiegato nella medicina popolare sudamericana come l&#8217;antielmintico chiamato <strong>ojé</strong>, ma poiché è tossico deve essere usato con cautela.</p>
<p>La corteccia interna è usata dai Moré della Bolivia per produrre un tessuto fibroso usato per l’abbigliamento.</p>
<p>Tra gli <strong>usi commestibili</strong> si ricorda quello dei frutti, che sono molto morbidi e succosi a maturità; hanno un sapore mediocre, è più comunemente sono mangiati dagli uccelli e da altri mammiferi che dagli esseri umani.</p>
<p>Il lattice che scorre dal tronco e dai rami è utilizzato commercialmente in inteneritori di carne, pellicole di collagene commestibile, birra resistente al freddo e come agente coagulante per la produzione di formaggio.</p>
<p>La tossicità è bassa e non si riporta nessuna controindicazione alle dosi terapeutiche normali eccetto ipersensibilità individuale che induce allergia da contatto prolungato.</p>
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		<title>Spaccapietra &#124; Ceterach officinarium Lam. et DC</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/spaccapietra-ceterach-officinarium-lam-et-dc/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Apr 2023 11:14:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido caffeico]]></category>
		<category><![CDATA[acido clorogenico]]></category>
		<category><![CDATA[alcaloidi]]></category>
		<category><![CDATA[cedracca]]></category>
		<category><![CDATA[erba ruggine]]></category>
		<category><![CDATA[fillantina]]></category>
		<category><![CDATA[fillanto]]></category>
		<category><![CDATA[flavonoidi; lignani]]></category>
		<category><![CDATA[mucillagini]]></category>
		<category><![CDATA[ossalato di calcio]]></category>
		<category><![CDATA[spaccapietra]]></category>
		<category><![CDATA[tannini]]></category>
		<category><![CDATA[triterpeni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con il nome comune di &#8220;spaccapietra&#8220;, solitamente, si vuole indicare una felce appartenente al genere Asplenium specie ceterach, anche nota con il sinonimo di Ceterach officinarum Willd. Chiamata anche cedracca o erba ruggine, la spaccapietra viene da sempre considerata nella medicina popolare come un rimedio molto utile contro piccoli calcoli renali e disturbi infiammatori delle &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con il nome comune di &#8220;<strong>spaccapietra</strong>&#8220;, solitamente, si vuole indicare una felce appartenente al genere <em>Asplenium </em>specie <em>ceterach</em>, anche nota con il sinonimo di <em>Ceterach officinarum</em> Willd.</p>
<p>Chiamata anche <strong>cedracca</strong> o <strong>erba ruggine</strong>, la spaccapietra viene da sempre considerata nella medicina popolare come un rimedio molto utile contro piccoli calcoli renali e disturbi infiammatori delle vie urinarie.</p>
<p>Esiste però anche un altro tipo di pianta denominata &#8220;spaccapietra&#8221;: si tratta del <em>Phyllanthus niruri</em> o, più semplicemente, <strong>fillanto</strong>. Anche in questo caso, si ritiene che la pianta possa essere utile nel trattamento dei piccoli calcoli renali.</p>
<p>La <strong>cedracca</strong> è una pianta tipica dell&#8217;Europa centrale che raggiunge un&#8217;altezza di 6–20 cm. La foglia è di forma lineare o lanceolata, opaca, al taglio simile a una piuma con 9-12 tratti ad angolo ottuso semicircolari od ovali, ognuno ricoperto da rimanenti scaglie con una disposizione che ricorda quella dei laterizi sul tetto di una casa.</p>
<p>La specie è comune in Eurasia, nelle regioni a clima mite, in stazioni secche e calde. Si incontra generalmente su rocce e muri a secco.</p>
<p>Nel Medioevo la cedracca veniva utilizzata come medicinale contro le malattie della milza.</p>
<p>La droga della pianta è rappresentata dalle parti aeree; fra i <strong>costituenti chimici</strong> presenti ci sono: <strong>alcaloidi</strong>, flavonoidi; lignani (fra cui la <strong>fillantina</strong>); <strong>triterpeni</strong>; <strong>tannini</strong>; sali minerali; mucillagini; <strong>acido caffeico</strong>; <strong>acido clorogenico</strong>.</p>
<p>La cedracca viene consigliata dalla <strong>medicina popolare</strong> come rimedio <strong>diuretico contro i calcoli renali, in particolare, contro i calcoli di ossalato di calcio</strong>. L&#8217;efficacia degli estratti di questa pianta nel trattamento della suddetta tipologia di calcoli è piuttosto condivisa; non sorprende quindi, come gli estratti di cedracca rientrino nella composizione di numerosissimi integratori alimentari utilizzati per favorire il benessere delle vie urinarie. Tuttavia, poco si sa del meccanismo d&#8217;azione con cui tali estratti sono capaci di contrastare la formazione di calcoli renali. Sembra che l&#8217;estratto acquoso di cedracca possa esercitare importanti effetti antiossidanti e sia in grado di interferire con la crescita e l&#8217;aggregazione dei cristalli di ossalato di calcio monoidrato.</p>
<p>Oltre a ciò, l&#8217;estratto acquoso si è rivelato efficace nell&#8217;indurre modificazioni nelle dimensioni e nella forma dei cristalli di ossalato di calcio monoidrato, riducendone la grandezza, assottigliandoli e rendendoli più concavi e arrotondati in maniera dose-dipendente. I cristalli di ossalato di calcio monoidrato con questo tipo di modificazioni aderirebbero meno alle cellule tubulari renali e verrebbero eliminati con maggior facilità attraverso le urine.</p>
<p>Oltre all&#8217;impiego tradizionale contro i calcoli renali, le tisane preparate con le parti aeree della spaccapietra vengono usate come rimedio contro le infiammazioni epatiche, mentre il decotto trova impiego come rimedio espettorante; inoltre quest’erba ha la capacità di ridurre le infiammazioni e gli spasmi; calma il dolore; riduce la febbre (sconsigliato però nei bambini con meno di 5 anni); è leggermente lassativa; riduce la pressione arteriosa; regola i livelli di zucchero e di colesterolo nel sangue; migliora la digestione.</p>
<p>Si precisa, però, che prima di assumere la cedracca, i suoi estratti o i prodotti che li contengono per eliminare i calcoli renali, è sempre opportuno consultare il proprio medico al fine di identificare la presenza di eventuali controindicazioni all&#8217;uso di simili prodotti e allo scopo di effettuare un&#8217;accurata diagnosi, individuando di conseguenza il trattamento più idoneo per il paziente.</p>
<p>In fitoterapia viene proposta quale efficace rimedio disgregante i calcoli dell&#8217;apparato urinario (<strong>spaccapietra</strong>), come da tradizione mediterranea, sotto forma di varie preparazioni farmaceutiche anche in miscela con altre piante medicinali. Oltre alla proprietà di “spaccare” i calcoli,</p>
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		<title>Ficus insipida &#124; Ficus insipida Willd.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/ficus-insipida-ficus-insipida-willd/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Apr 2023 10:52:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[ficina]]></category>
		<category><![CDATA[fico insipido]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Ficus insipida (Ficus insipida Willd.) è un albero tropicale del genere fico della famiglia delle Moracee presente in un areale che si estende dal Messico al Sud America; è presente, in particolare, nel Sud America, Perù e Brasile, a nord attraverso l’Ecuador e l’America centrale fino al Messico. Il Ficus insipida è un albero &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Ficus insipida</strong> (<em>Ficus insipida</em> Willd.) è un albero tropicale del genere fico della famiglia delle Moracee presente in un areale che si estende dal Messico al Sud America; è presente, in particolare, nel Sud America, Perù e Brasile, a nord attraverso l’Ecuador e l’America centrale fino al Messico.</p>
<p>Il Ficus insipida è un albero sempreverde che cresce da 12 a 40 metri di altezza con chioma aperta e diffusa; seppure sia un albero quando è maturo, inizia la sua crescita come una pianta rampicante che si aggrappa a un albero maturo, finendo per strangolarlo. I suoi ospiti preferiti sono <em>Guarea tuisana</em> e <em>Sapium pachystachys</em>, e si trova spesso anche su alberi già morti.</p>
<p>L’albero ha spesso radici superficiali e radici quadrate di supporto che vanno da 8 a 40 m di altezza. Le foglie variano di forma da strette a ellittiche; da 5 a 25 cm di lunghezza e da 2 a 11 cm di larghezza; le foglie contengono <strong>psoraleni</strong> e <strong>diversi triterpeni</strong>. È presente, inoltre, la <strong>ficina</strong> (proteasi sulfidrilica da 3 componenti principali e 248 residui di aminoacidi), tossica per il cane. La pianta fiorisce da febbraio ad aprile e porta frutti verrucosi di colore giallo-verde di 4-6 cm di diametro. Gli alberi producono tre tipi di fiori; maschio, una femmina macrostile e un fiore femminile microstile, spesso chiamato <strong>fiore del fiele</strong>. Tutti e tre i tipi di fiore sono contenuti all’interno della struttura che di solito pensiamo come il frutto. Sebbene siano commestibili come la maggior parte dei fichi, come suggerisce il nome scientifico (letteralmente “<strong>fico insipido</strong>”), <strong>hanno un gusto insignificante</strong>. Hanno dimensioni con un diametro compreso tra 15 e 40 mm o anche più.</p>
<p>Si possono distinguere due <strong>sottospecie</strong>:</p>
<ul>
<li><em>Ficus insipida ssp. insipida Willd.</em></li>
<li><em>Ficus insipida ssp. scabra CCBerg</em></li>
</ul>
<p>L’ habitat della pianta è quello della foresta amazzonica e delle foreste decidue sempreverdi o campi aperti o pendii, spesso lungo i bordi delle strade, spesso vicino ad abitazioni, di solito a quote basse, ma che vanno dal livello del mare ad altitudini di circa 1.550 metri s.l.m..</p>
<p>Le scimmie si nutrono dei frutti ancora sull’albero e i frutti caduti vengono mangiati dai pecari.</p>
<p>Il termine <em>Ficus</em> è il nome in latino classico del fico, genere già noto allora, di probabile derivazione dall’ebraico. L’epiteto specifico insipida proviene dal latino <em>insipĭdus</em>, derivazione di <em>sapĭdus</em> “saporito”, col prefisso in-.</p>
<p>Il legno è morbido, ma è usato per scopi di costruzione in cui la durabilità non è importante.</p>
<p>La pianta è usata dai <strong><em>wajacas </em></strong>(sciamani) della tribù di Craós (Krahós , Krahô) in Brasile come potenziatrice della memoria: il suo lattice, sebbene possa essere drastico ed anche corrosivo, viene anche impiegato nella medicina popolare sudamericana come l&#8217;antielmintico chiamato <strong>ojé</strong>, ma poiché è tossico deve essere usato con cautela.</p>
<p>La corteccia interna è usata dai Moré della Bolivia per produrre un tessuto fibroso usato per l’abbigliamento.</p>
<p>Tra gli <strong>usi commestibili</strong> si ricorda quello dei frutti, che sono molto morbidi e succosi a maturità; hanno un sapore mediocre, è più comunemente sono mangiati dagli uccelli e da altri mammiferi che dagli esseri umani.</p>
<p>Il lattice che scorre dal tronco e dai rami è utilizzato commercialmente in inteneritori di carne, pellicole di collagene commestibile, birra resistente al freddo e come agente coagulante per la produzione di formaggio.</p>
<p>La tossicità è bassa e non si riporta nessuna controindicazione alle dosi terapeutiche normali eccetto ipersensibilità individuale che induce allergia da contatto prolungato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/ficus-insipida-ficus-insipida-willd/">Ficus insipida | Ficus insipida Willd.</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
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