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	<title>protoanemonina Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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		<title>Vitalba &#124; Clematis vitalba</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/vitalba-clematis-vitalba/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Mar 2023 10:49:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La clematide è una pianta arbustiva perenne, rampicante e vigorosa appartenente alla famiglia delle Ranunculaceae, nota anche col nome comune di vitalba, che deriva da vite alba (&#8220;vite bianca&#8221;). In Italia è presente su tutto il territorio sino a circa 1300 m in ambienti sieposi, muretti abbandonati, in luoghi selvatici, al margine di fiumi e &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>clematide</strong> è una pianta arbustiva perenne, rampicante e vigorosa appartenente alla famiglia delle <em>Ranunculaceae</em>, nota anche col nome comune di <strong>vitalba</strong>, che deriva da vite alba (&#8220;vite bianca&#8221;). In Italia è presente su tutto il territorio sino a circa 1300 m in ambienti sieposi, muretti abbandonati, in luoghi selvatici, al margine di fiumi e di canali, specie dei boschi caducifogli e delle macchie a tipo temperato. I romani adoravano particolarmente la <em>C. vitalba</em>, che facevano crescere accanto ai muri delle loro abitazioni, perché la consideravano preservatrice dai temporali.</p>
<p>Un tempo nota come “<strong>erba dei pezzenti</strong>” o &#8220;<strong>erba dei cenciosi</strong>&#8220;, la vitalba è una <strong>pianta infestante</strong> il cui uso richiede particolari accortezze. Oltre ad essere infestante, ha un <strong>effetto potenzialmente tossico e irritante sul nostro organismo</strong>, il che vanifica un potenziale uso terapeutico. Questa pianta era nota come ‘erba dei pezzenti‘ perché i mendicanti la utilizzavano per procurarsi ulcere e vesciche sulla pelle; in tal modo cercavano di suscitare una maggiore compassione da parte dei passanti per ottenere l’elemosina.</p>
<p>La pianta ha un comportamento rampicante (la sua forma biologica secondo Raunkiaer è P lian &#8211; fanerofite lianose &#8211; Piante legnose incapaci di reggersi da sole e quindi con portamento rampicante) con fusti ramificati, che si allunga anche oltre i 20 metri sugli alberi, sviluppando alla base tronchi legnosi anche piuttosto grossi. Non a caso in dialetto piemontese era nota come &#8220;<strong>visrabbia</strong>&#8221; per la caratteristica di arrampicarsi con le sue liane sulle piante che &#8220;aggredisce&#8221; come fa la vite sui sostegni. Il profumo, quasi impercettibile, è vagamente simile a quello del biancospino. Fiorisce tra maggio ed agosto a seconda della quota.</p>
<p>È considerata una <strong>pianta infestante del bosco</strong>; quasi sempre è l&#8217;espressione di un degrado boschivo, degenerato nel corso del tempo; in associazione con i rovi, la vitalba crea dei veri e propri grovigli inestricabili a danno della vegetazione arborea che viene letteralmente aggredita e soffocata. In Nuova Zelanda è stata dichiarata &#8220;unwanted organism&#8221; (organismo non gradito) e non può essere propagata, distribuita o venduta perché rappresenta, per la sua crescita veloce e vigorosa, una minaccia per le specie native.</p>
<p><strong>È una pianta velenosa per la presenza di alcaloidi e saponine</strong> (in particolare <strong>anemonina e protoanemonina</strong>), <strong>che risultano caustici ed irritanti</strong>. Oggi viene pertanto consigliata e usata raramente per usi medicinali.</p>
<p>In passato le foglie fresche, ridotte in poltiglia, usate come cataplasmi erano un <strong>revulsivo energico</strong> contro artriti, sciatiche e gotta, ma così applicate producevano azione rubefacente e vescicatoria, provocando di conseguenza ulcere fastidiose.</p>
<p>L&#8217;infuso di foglie essiccate veniva usato quale ottimo diuretico, mentre i giovani germogli, cotti e lasciati in infusione avevano azione purgativa.</p>
<p>Per la cura della scabbia si usava anticamente l&#8217;olio ricavato dalla macerazione delle foglie. Sia Plinio che Dioscoride segnalavano la pianta per risolvere o rimuovere questo problema. L&#8217;alcolaturo che si otteneva dalla pianta fresca veniva impiegato come analgesico in casi di nevralgie e nevriti o, come detergente.</p>
<p>I fusti secchi della pianta, essendo porosi, venivano anche usati come sigari, provocando infiammazioni alle mucose della bocca e della gola. Uso praticato nei paesi anglosassoni, dove in alcune regioni veniva denominata <strong>smoking cane</strong>, canna da fumare o <strong>shepherd&#8217;s delight</strong>, delizia dei pastori.</p>
<p>Nei tempi passati in alcuni paesi la parte legnosa veniva tagliata e utilizzata come succedaneo di sigaretta dai ragazzi che non avevano soldi per comprarsele.</p>
<p>Per uso alimentare si è tramandata fino ad oggi l&#8217;abitudine di utilizzare in cucina i giovani germogli (meno ricchi di sostanze tossiche), cotti, con olio, sale e limone oppure per fare frittate o zuppe.</p>
<p>La <em>Clematis vitalba</em> è anche uno dei fiori di Bach, per alleviare i disturbi emotivi. Viene ritenuta il <strong>fiore dei sognatori</strong>, degli addormentati, di coloro che hanno uno scarso interesse per la vita; dell&#8217;artista, del creativo, dello scrittore e di colui che cerca ispirazione.</p>
<p><strong>Nel linguaggio dei fiori, la vitalba indica l&#8217;intelligenza limpida e onesta</strong>.</p>
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		<title>Epatica &#124; Hepatica nobilis</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/epatica-hepatica-nobilis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Dec 2022 15:37:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Anemone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Anemone (Hepatica nobilis, Schreb., 1771), comunemente nota come erba trinità o fegatella, è una piccola pianta erbacea, primaverile, appartenente alla famiglia delle Ranunculaceae, originaria di Europa continentale e Siberia. E’ una piccola pianta erbacea perenne, alta dai 5 ai 15 cm, primaverile, appartenente alla famiglia delle Ranunculaceae; con un rizoma brunastro da cui si sviluppano &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>Anemone</strong> (<em>Hepatica nobilis</em>, Schreb., 1771), comunemente nota come <strong>erba trinità </strong>o <strong>fegatella</strong>, è una piccola pianta erbacea, primaverile, appartenente alla famiglia delle <em>Ranunculaceae</em>, originaria di Europa continentale e Siberia.</p>
<p>E’ una piccola pianta erbacea perenne, alta dai 5 ai 15 cm, primaverile, appartenente alla famiglia delle Ranunculaceae; con un rizoma brunastro da cui si sviluppano le foglie basali, coriacee e persistenti in inverno; le foglie, lungamente picciolate, sono trilobate (7-9 x 5-6 cm), cordate alla base, verde scuro sulla pagina superiore e violacee su quella inferiore. I fiori, larghi circa 1,5-2,5 cm, sono formati da 6-8 petali ellittici di colore variabile dall&#8217;azzurro-violetto al bianco e al rosa. Vive di solito nei boschi sia caducifogli o di aghifoglie e di preferenza su suoli calcarei. L<em>’Hepatica nobilis </em>include una grande quantità di specie e sottospecie, la maggior parte delle quali è caratterizzata da piccole dimensioni e da piante a foglie verdi, che vengono facilmente confuse con i tipici muschi presenti nel sottobosco; è diffusa comunemente su tutto il territorio italiano ma in particolare sulle Prealpi; sono escluse le isole. All’arrivo della primavera colora tutto il sottobosco di un bel blu-viola.</p>
<p>Il nome generico (<em>Hepatica</em>) venne introdotto dal botanico scozzese Philip Miller (Chelsea, 1691 – Chelsea, 1771) in una pubblicazione del 1754 e deriva dal greco antico “hèpar” oppure ”hèpatos” (= fegato), nome derivato dalla forma particolare delle foglie ma anche dal colore della pagina inferiore della foglie stesse. L&#8217;epiteto specifico (<em>nobilis</em>) deriva dal latino (= notabile, noto, conosciuto), probabilmente per la “notorietà” che questa pianta aveva nel passato per le sue supposte proprietà farmacologiche. Inoltre non va dimenticato l&#8217;antico concetto della “<strong>Signatura</strong>” (principio delle affinità formali) col quale si collegava certi effetti terapeutici sul fegato con il colore della pagina inferiore delle sue foglie. Il nome comune &#8220;erba trinità&#8221; deriva dal Medioevo in quanto negli affreschi di carattere religioso spesso le foglie di questa pianta servivano a simboleggiare uno dei dogmi cristiano-cattolici relativi alla natura di Dio. Il binomio scientifico attualmente accettato (<em>Hepatica nobilis</em>) è stato proposto dal naturalista germanico Johann Christian Daniel von Schreber (Weißensee, Turingia, 1739 — Erlangen, 1810) in una pubblicazione del 1771.</p>
<p>Come tutte le <em>Ranunculacee</em> <strong>contiene una sostanza tossica</strong> per l&#8217;uomo di nome <strong>protoanemonina</strong>, che con l&#8217;essicazione della pianta si trasforma in <strong>anemonina</strong> perdendo la sua pericolosità ma conservando una blanda azione diuretica sfruttata dagli erboristi mediante la macerazione in acqua. Altri costituenti chimici dell&#8217;Anemone: glicoside del lattosio (<strong>ranuncoloside</strong>); flavonoidi (<strong>delfinina, pelargonidina); saponine; triterpeni</strong>.</p>
<p><strong>La pianta è tossica e non è più utilizzata in terapia</strong>. In passato la medicina popolare si serviva di questa pianta per curare le malattie del fegato e della vescica, nell’ematuria e nell’emottisi; era anche indicata come &#8220;depurativo del sangue&#8221; e per combattere dolori articolari.</p>
<p>Non è previsto nessun uso alimentare in quanto pianta velenosa come tutte le ranuncolacee, quindi è da sconsigliarne il consumo. E’ compresa nella lista delle <strong>piante non ammesse negli integratori alimentari</strong>, formulata dal Ministero della Salute.</p>
<p>L&#8217;<strong>Anemone</strong> (<em>Hepatica nobilis</em>, Schreb., 1771), comunemente nota come <strong>erba trinità </strong>o <strong>fegatella</strong>, è una piccola pianta erbacea, primaverile, appartenente alla famiglia delle <em>Ranunculaceae</em>, originaria di Europa continentale e Siberia.</p>
<p>E’ una piccola pianta erbacea perenne, alta dai 5 ai 15 cm, primaverile, appartenente alla famiglia delle Ranunculaceae; con un rizoma brunastro da cui si sviluppano le foglie basali, coriacee e persistenti in inverno; le foglie, lungamente picciolate, sono trilobate (7-9 x 5-6 cm), cordate alla base, verde scuro sulla pagina superiore e violacee su quella inferiore. I fiori, larghi circa 1,5-2,5 cm, sono formati da 6-8 petali ellittici di colore variabile dall&#8217;azzurro-violetto al bianco e al rosa. Vive di solito nei boschi sia caducifogli o di aghifoglie e di preferenza su suoli calcarei. L<em>’Hepatica nobilis </em>include una grande quantità di specie e sottospecie, la maggior parte delle quali è caratterizzata da piccole dimensioni e da piante a foglie verdi, che vengono facilmente confuse con i tipici muschi presenti nel sottobosco; è diffusa comunemente su tutto il territorio italiano ma in particolare sulle Prealpi; sono escluse le isole. All’arrivo della primavera colora tutto il sottobosco di un bel blu-viola.</p>
<p>Il nome generico (<em>Hepatica</em>) venne introdotto dal botanico scozzese Philip Miller (Chelsea, 1691 – Chelsea, 1771) in una pubblicazione del 1754 e deriva dal greco antico “hèpar” oppure ”hèpatos” (= fegato), nome derivato dalla forma particolare delle foglie ma anche dal colore della pagina inferiore della foglie stesse. L&#8217;epiteto specifico (<em>nobilis</em>) deriva dal latino (= notabile, noto, conosciuto), probabilmente per la “notorietà” che questa pianta aveva nel passato per le sue supposte proprietà farmacologiche. Inoltre non va dimenticato l&#8217;antico concetto della “<strong>Signatura</strong>” (principio delle affinità formali) col quale si collegava certi effetti terapeutici sul fegato con il colore della pagina inferiore delle sue foglie. Il nome comune &#8220;erba trinità&#8221; deriva dal Medioevo in quanto negli affreschi di carattere religioso spesso le foglie di questa pianta servivano a simboleggiare uno dei dogmi cristiano-cattolici relativi alla natura di Dio. Il binomio scientifico attualmente accettato (<em>Hepatica nobilis</em>) è stato proposto dal naturalista germanico Johann Christian Daniel von Schreber (Weißensee, Turingia, 1739 — Erlangen, 1810) in una pubblicazione del 1771.</p>
<p>Come tutte le <em>Ranunculacee</em> <strong>contiene una sostanza tossica</strong> per l&#8217;uomo di nome <strong>protoanemonina</strong>, che con l&#8217;essicazione della pianta si trasforma in <strong>anemonina</strong> perdendo la sua pericolosità ma conservando una blanda azione diuretica sfruttata dagli erboristi mediante la macerazione in acqua. Altri costituenti chimici dell&#8217;Anemone: glicoside del lattosio (<strong>ranuncoloside</strong>); flavonoidi (<strong>delfinina, pelargonidina); saponine; triterpeni</strong>.</p>
<p><strong>La pianta è tossica e non è più utilizzata in terapia</strong>. In passato la medicina popolare si serviva di questa pianta per curare le malattie del fegato e della vescica, nell’ematuria e nell’emottisi; era anche indicata come &#8220;depurativo del sangue&#8221; e per combattere dolori articolari.</p>
<p>Non è previsto nessun uso alimentare in quanto pianta velenosa come tutte le ranuncolacee, quindi è da sconsigliarne il consumo. E’ compresa nella lista delle <strong>piante non ammesse negli integratori alimentari</strong>, formulata dal Ministero della Salute.</p>
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		<title>Favagello &#124; Ranunculus Ficaria</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/favagello-ranunculus-ficaria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 May 2022 13:49:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Altri Vegetali]]></category>
		<category><![CDATA[amaperbene]]></category>
		<category><![CDATA[Favagello]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ranuncolo favagello (Ranunculus ficaria) è una pianta appartenente alla famiglia delle Ranunculaceae, comune ai bordi dei ruscelli; è una pianta erbacea perenne, glabra, con radici fascicolate e carnose, biancastre, e con tuberetti radicali bianco-brunastri (4,5 x 10 mm) a forma di fico oppure di dimensioni maggiori, oblunghi (lunghezza fino a 3 cm); fusti con &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>ranuncolo favagello</strong> (<em>Ranunculus ficaria</em>) è una pianta appartenente alla famiglia delle <em>Ranunculaceae</em>, comune ai bordi dei ruscelli; è una pianta erbacea perenne, glabra, con radici fascicolate e carnose, biancastre, e con tuberetti radicali bianco-brunastri (4,5 x 10 mm) a forma di fico oppure di dimensioni maggiori, oblunghi (lunghezza fino a 3 cm); fusti con asse cavo, prostrato-ascendenti e radicanti ai nodi, che si ergono solo con scapi uniflori alti fino a un massimo di 30 cm e con diametro max di 5 mm. Le foglie, cuoriformi, con il picciolo che abbraccia inferiormente il fusto, presentano una caratteristica insenatura, poco profonda, alla base. I fiori, di colore giallo brillante, hanno 8-12 petali e numerosi stami. La pagina inferiore dei petali (quella esterna) è di colore giallo-oro-verdastro. Il fiore non è bottinato dalle api. Periodo di fioritura: da gennaio a maggio (con variazioni altitudinali e regionali).</p>
<p>Il nome botanico specifico deriva dal latino <em>ficárius</em> = simile al fico, con un possibile richiamo alla forma delle foglie.</p>
<p>La <em>R. ficaria L.</em> è specie spontanea dell&#8217;Europa, Medio Oriente e Africa settentrionale; presente in tutto il territorio italiano, isole comprese, con popolamenti aventi, in qualche caso, il carattere di tribù locali. Preferisce zone fresche e umide dei prati ai margini dei boschi, o lungo i corsi d&#8217;acqua, nei piani basale e montano fino a 1300 m s.l.m.</p>
<p>Costituenti chimici sono: acidi fenolici, flavonoidi (camferolo, quercetina, apigenina, luteolina), minerali, vitamina C. Nei tuberi sono presenti saponine triterpeniche, aminoacidi, un disaccaride (genziobiosio). Nella pianta fresca ranuncolina (glicoside), protoanemonina (alcaloide) dopo la fioritura.</p>
<p>Questa pianta entra nella lista del Ministero della Salute per l&#8217;<strong>impiego non ammesso nel Settore degli Integratori Alimentari</strong>. Malgrado alcuni dei componenti le conferiscano un variabile grado di tossicità, è considerata commestibile, anche se soltanto prima della fioritura, durante e dopo la quale si sviluppa la <strong>protoanemonina</strong>, una sostanza irritante per le mucose e per la pelle. Le foglie giovani possono essere utilizzate fresche, in insalata, o cotte e consumate come gli spinaci. I tuberi sono nutrienti e possono essere cotti ed usati come contorno vegetale. I boccioli, ancora chiusi, in alcune culture vengono messi in conserva e utilizzati come i capperi.</p>
<p>E&#8217; comunque consigliabile molta cautela nel consumo.</p>
<p>Per un uso cosmetologico, i componenti attivi rendono questa pianta <strong>irritante per pelle e mucose</strong> e non si conoscono usi cosmetici per essa.</p>
<p>Per uso topico, le saponine presenti esercitano <strong>attività antiemorrodale</strong>, <strong>fungicida</strong> e, insieme al tannino, hanno potere <strong>astringente</strong>. La protoanemonina presente nella pianta fresca ha proprietà antibatteriche, rubefacienti (richiama il sangue in superficie, alleggerendo la pressione interna), vescicatorie (proprietà contenute nei bulbilli) e revulsive (decongestionamento di un organo interno attraverso delle applicazioni sulla pelle).</p>
<p>La medicina popolare utilizzava questa pianta per “purificare” il sangue all’avvento della primavera e per uso esterno, contro ragadi ed emorroidi. Tuttavia si tratta di <strong>pianta velenosa</strong> per la presenza di glicosidi e saponine, <strong>per cui praticamente non si utilizza più</strong>.</p>
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