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	<title>OMS Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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	<title>OMS Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>L’ultimo rapporto globale dell’OMS conferma i rischi degli alcolici</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/lultimo-rapporto-globale-delloms-conferma-i-rischi-degli-alcolici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Nov 2025 18:18:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[alcolici]]></category>
		<category><![CDATA[OMS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato il rapporto dal titolo “Global status report on alcohol and health and treatment of substance use disorders”, in cui sono illustrate le tendenze del consumo di alcol in Europa e le più recenti stime dei disturbi dovuti all’alcol. Alcol e salute: cosa dice l’OMS sul consumo di alcol Ogni &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato il rapporto dal titolo “Global status report on alcohol and health and treatment of substance use disorders”, in cui sono illustrate le tendenze del consumo di alcol in Europa e le più recenti stime dei disturbi dovuti all’alcol.</p>
<p>Alcol e salute: cosa dice l’OMS sul consumo di alcol</p>
<p>O<strong>gni 12 secondi nel mondo una persona muore per cause legate all’alcol</strong>. Nel 2023 l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) era stata chiara: dai più recenti esami della letteratura scientifica emerge che <strong>non esiste un livello di consumo di alcol senza effetti sulla salute</strong>. Per questo le ultime raccomandazioni dell’OMS suggeriscono di <strong>non consumare per nulla bevande alcoliche</strong>. Forse non tutti sanno che, successivamente a questo annuncio, l’alcol è stato bandito da tutti gli eventi organizzati dall’OMS stesso.</p>
<p>È vero, queste raccomandazioni sembrano cozzare con le linee guida nazionali, che solitamente suggeriscono di <strong>non consumare più di 10 bevande alcoliche standard a settimana</strong>. Il motivo è che le raccomandazioni nazionali sono linee guida per un basso rischio, mentre quelle dell’OMS partono dal presupposto che la situazione ideale per la salute sia non consumare affatto alcol perché il consumo di alcolici è sempre associato a un rischio potenziale per la salute, anche se si tratta di minime quantità.</p>
<p>Miti sugli alcolici: le false credenze più diffuse</p>
<p>In effetti le evidenze scientifiche che mostrano un’associazione fra il consumo di qualsiasi quantità di alcol e la salute sono pubbliche da tempo, nonostante il luogo comune largamente diffuso, anche dai media, secondo cui un bicchiere di vino rosso a pasto farebbe bene al cuore. Non è così, e infatti l’Istituto superiore di sanità include questa massima tra i falsi miti legati all’alcol. L’ente sottolinea che dire che un bicchiere di vino protegge dalle patologie cardiovascolari non è corretto e che, come largamente sottolineato e diffuso dalla Federazione mondiale dei cardiologi e dalla Società europea di categoria, <strong>l’idea che un bicchiere di vino rosso faccia bene al cuore è infatti privo di evidenze scientifiche </strong>e distoglie l’attenzione dai danni associati all’alcol.</p>
<p>Rischi dell’alcol: perché un consumo eccessivo è nocivo</p>
<p>Sono molti i composti contenuti nelle bevande alcoliche che influiscono sulla salute, come l’<strong>acetaldeide</strong> (un metabolita dell’alcol), il <strong>metanolo</strong> e il <strong>carbammato di etile</strong>. Inoltre, vi si trovano alcuni <strong>metalli pesanti</strong> (inclusi rame, ferro, manganese, nichel, stagno e zinco) che possono essere presenti sia nei prodotti commerciali, sia nelle bevande alcoliche prodotte in modo informale (a casa) o illegale.</p>
<p>Il 25 giugno 2024 l’Organizzazione mondiale della sanità ha reso noto il “Global status report on alcohol and health and treatment of substance use disorders”. Nel rapporto un gruppo di esperti ha presentato gli ultimi dati disponibili, forniti dagli Stati membri, sulle tendenze del consumo di alcol, le stime sulle malattie attribuibili all’alcol e le risposte politiche a livello mondiale. <strong>Il consumo di alcol è associato a oltre 200 problemi di salute, tra cui malattie infettive, cancro, disturbi mentali e comportamentali, disturbi neurologici, malattie cardiovascolari, malattie gastrointestinali e lesioni a organi e tessuti</strong>.</p>
<p>Chiaramente <strong>gli effetti negativi dell’alcol dipendono dalla quantità consumata e dalla frequenza degli eccessi</strong>. Per le persone che consumano basse quantità di alcol e che non bevono pesantemente in modo episodico (rispetto agli astemi per tutta la vita), il rischio di diabete mellito, di cardiopatia ischemica e di ictus ischemico è inferiore rispetto a chi consuma alcol tutti i giorni o si ubriaca periodicamente. Sebbene le meta-analisi degli studi sul tema abbiano osservato un <strong>effetto protettivo solo per le donne</strong>, ciò potrebbe essere dovuto al fatto che gli uomini sono più propensi a bere pesantemente in modo episodico. Questo, per esempio, può portare a un aumento del rischio di diabete per gli uomini che non si osserva per le donne. A livello di causa specifica, il contributo dell’alcol agli oneri sanitari specifici per malattie e infortuni è stato del 100 per cento per i disturbi da uso di alcol (AUD) e per la cardiomiopatia alcolica.</p>
<p>Consumo di alcol nel mondo: gli ultimi dati</p>
<p>L’OMS ha stimato che circa <strong>2,6 milioni di decessi sono associati al consumo di alcol</strong>: si tratta del <strong>4,7 per cento circa di tutte le morti</strong> a livello mondiale. Se consideriamo il totale dei decessi correlati all’alcol, all’incirca il 22 per cento è dovuto a malattie all’apparato digerente, il 20 per cento a incidenti, il 17,8 per cento a malattie cardiovascolari o diabete, il 15 per cento a tumori maligni, il 10,8 per cento a patologie perinatali connesse all’uso di alcol in gravidanza e il 7,7 per cento a episodi di violenza intenzionale. Considerando i decessi per tutte le cause, l’alcol ha contribuito al 2,8 per cento circa di tutti i decessi e di tutti gli anni di vita con disabilità o persi per morte prematura (DALY), dovuti a condizioni trasmissibili, materne, perinatali e nutrizionali. Ha inoltre contribuito al:</p>
<ul>
<li>4 per cento circa di tutti i decessi per malattie non trasmissibili</li>
<li>6,4 per cento delle morti per infortunio o incidente</li>
<li>4,3 per cento delle morti per cancro</li>
<li>2,7 per cento di quelle per problemi cardiovascolari</li>
<li>23 per cento dei decessi per malattie del tratto digerente.</li>
</ul>
<p>In particolare, <strong>l’alcol è implicato nel 42 per cento circa dei decessi dovuti alla cirrosi epatica</strong>; inoltre, è coinvolto nel 2 per cento circa delle morti per cardiopatia ischemica.</p>
<p>Consumo di alcol in Italia: dati e tendenze</p>
<p>Nonostante i dati mostrino i danni provocati dagli alcolici, chi vive in Italia non ha ridotto il consumo di alcol negli ultimi 20 anni. Nel 2022, nel nostro Paese, un uomo su 5 e poco meno di una donna su 10 hanno consumato alcol in modalità che espongono a un maggior rischio per la salute. Oltre 3 milioni di persone, pari a una persona su 20, hanno bevuto per ubriacarsi – la modalità del cosiddetto “binge drinking”. Il 12,7 per cento degli uomini e il 6,1 per cento delle donne di età superiore a 11 anni hanno dichiarato di aver abitualmente ecceduto nel consumare bevande alcoliche, per un totale di circa 5 milioni di persone, un po’ meno rispetto al 2011. Il 28 per cento circa delle persone che vivono in Italia è astemio, con variazioni che vanno dal 21 per cento in Alto Adige al 35 per cento in Calabria. Si tratta sostanzialmente della stessa percentuale di 20 anni fa. I dati provengono dal Sistema di monitoraggio alcol (SISMA) dell’Istituto superiore di sanità.</p>
<p>La cattiva notizia che emerge dal rapporto OMS è che in Italia, come in molte altre nazioni, non riusciremo a raggiungere l’obiettivo previsto per il 2025 di riduzione della mortalità da consumo dannoso di alcol pro capite. Le tendenze attuali indicano infatti che l’obiettivo globale di riduzione del 20 per cento del consumo dannoso di alcol non potrà essere raggiunto entro il 2030. La situazione potrebbe migliorare a fronte di un forte impegno politico di sensibilizzazione, promozione e mobilitazione di risorse, per garantire la piena implementazione del Piano d’azione globale sull’alcol 2022-2030, con particolare attenzione alle misure a maggiore impatto (presenti nel pacchetto SAFER dell’OMS).</p>
<p>Dal 2010 è stata registrata una riduzione del consumo di alcol e dei danni a esso associati a livello mondiale. Ciò nonostante gli oneri sanitari e sociali dovuti al consumo di alcol rimangono inaccettabilmente elevati. Peraltro, i più colpiti sono i giovani: nel 2019 la percentuale più alta di morti attribuibili all’alcol (13 per cento) ha interessato individui di età compresa tra i 20 e i 39 anni.</p>
<p>Alcol e tumori</p>
<p>Le ricerche scientifiche hanno evidenziato un <strong>legame chiaro tra il consumo di alcol e l’aumento del rischio di alcuni tumori</strong>. Secondo l’OMS, non esiste una quantità sicura di alcol priva di effetti sulla salute. Per questo, ridurre o evitare il consumo di alcol è una scelta che può contribuire alla prevenzione oncologica.</p>
<pre>WHO - Global status report on alcohol and health and treatment of substance use disorders https://www.who.int/publications/i/item/9789240096745</pre>
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		<title>Quattro industrie da sole causano 2,7 milioni di morti in Europa</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/quattro-industrie-da-sole-causano-27-milioni-di-morti-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jul 2024 07:51:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[industrie]]></category>
		<category><![CDATA[OMS]]></category>
		<category><![CDATA[Organizzazione Mondiale della Sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo un nuovo rapporto dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) le industrie del tabacco, degli alimenti ultra-processati (Upf), dei combustibili fossili e dell&#8217;alcol sono &#8220;interamente o parzialmente responsabili&#8221; di quasi un quarto di tutti i decessi in Europa, ovvero causano ogni anno 2,7 milioni di morti. &#8220;Quattro industrie uccidono ogni giorno almeno 7.000 persone nella nostra &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo un nuovo rapporto dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) le industrie del tabacco, degli alimenti ultra-processati (Upf), dei combustibili fossili e dell&#8217;alcol sono &#8220;interamente o parzialmente responsabili&#8221; di quasi un quarto di tutti i decessi in Europa, ovvero causano ogni anno 2,7 milioni di morti.</p>
<p>&#8220;Quattro industrie uccidono ogni giorno almeno 7.000 persone nella nostra regione. Le stesse grandi entità commerciali bloccano la regolamentazione che proteggerebbe il pubblico da prodotti e marketing dannosi e proteggerebbe la politica sanitaria dall&#8217;interferenza dell&#8217;industria&#8221;, ha dichiarato in un comunicato Hans Kluge, direttore regionale dell&#8217;OMS per l&#8217;Europa.</p>
<p>Il rapporto descrive nei dettagli come queste industrie utilizzino tattiche di marketing per aumentare i profitti a spese della salute pubblica. &#8220;Le industrie utilizzano strategie simili per massimizzare i profitti, aumentare il potere di mercato e creare l&#8217;ambiente migliore in cui crescere ulteriormente&#8221;, si legge nel rapporto.</p>
<p>L&#8217;Oms Europa chiede di rafforzare le normative sulle modalità di commercializzazione dei prodotti nocivi per la salute, di prevenire i conflitti di interesse e di affrontare il problema dei monopoli.</p>
<p>L&#8217;impatto delle industrie commerciali sulla salute</p>
<p>Secondo i dati del rapporto il tabacco causa 1,1 milioni di morti all&#8217;anno in Europa, mentre l&#8217;alcol ne provoca più di 420.000. I combustibili fossili causano più di mezzo milione di morti all&#8217;anno, mentre le diete ad alto contenuto di carne lavorata, sodio, bevande zuccherate e grassi causano circa 390.000 morti all&#8217;anno.</p>
<p>Secondo l&#8217;Oms gli attori commerciali cercano di influenzare le politiche, presentandosi come &#8220;partner chiave dei governi nell&#8217;affrontare i danni alla salute associati ai loro prodotti&#8221; e cercando di sviare l&#8217;attenzione dai danni causati dai loro prodotti.</p>
<p>Un esempio citato nel rapporto è quello dell&#8217;azienda produttrice di tabacco Philip Morris International che ha donato ventilatori per la risposta al Covid-19. In un altro caso di studio il rapporto descrive come l&#8217;industria abbia utilizzato una campagna di pubbliche relazioni per opporsi a una tassa sulle bevande zuccherate in Estonia.</p>
<pre>Fonte: EuroNews - These four industries alone cause 2.7 million deaths in Europe, new WHO report finds. https://www.euronews.com/health/2024/06/12/these-four-industries-alone-cause-27-million-deaths-in-european-region-new-who-report-find</pre>
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		<title>Alert Oms per il preoccupante aumento dei casi di morbillo in Europa</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/alert-oms-per-il-preoccupante-aumento-dei-casi-di-morbillo-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Feb 2024 08:52:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[morbillo]]></category>
		<category><![CDATA[OMS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alert Oms per il preoccupante aumento dei casi di morbillo in Europa Dopo 60 anni, da quando il primo vaccino contro la malattia è stato autorizzato, l’ufficio regionale europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) lancia un alert per il verificarsi di possibili epidemie laddove manchino le coperture vaccinali. Nel 2023 l’OMS ha ricevuto segnalazioni di &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Alert Oms per il preoccupante aumento dei casi di morbillo in Europa</strong></p>
<p>Dopo 60 anni, da quando il primo vaccino contro la malattia è stato autorizzato, l’ufficio regionale europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) lancia un alert per il verificarsi di possibili epidemie laddove manchino le coperture vaccinali.</p>
<p>Nel 2023 l’OMS ha ricevuto segnalazioni di 42mila casi da 41 dei 53 paesi che fanno parte di quella che chiama “Regione Europea”, un’ampia area che oltre ai paesi dell’Unione Europea comprende numerosi altri stati compresi Kazakistan, Russia e Turchia. I casi sono aumentati di circa 45 volte rispetto a tutto il 2022 quando ne erano stati segnalati 942.</p>
<p>L’unica soluzione per tenere sotto controllo i casi e ridurre gli effetti della malattia, è la sua  prevenzione contro il morbillo viene effettuata con la somministrazione nei primi anni di vita del vaccino MPR, che offre protezione anche contro la parotite (gli “orecchioni”) e la rosolia.</p>
<p>Tuttavia, la malattia può essere tenuta sotto controllo se il tasso di vaccinati è almeno del 95 per cento, ma in Europa negli ultimi anni si è registrata una sensibile diminuzione legata al periodo della pandemia.</p>
<p>Il morbillo è una malattia infettiva del sistema respiratorio, è causato da un virus ed è altamente contagioso. Si trasmette per via aerea e chi la contrae diventa contagioso circa tre giorni prima dei sintomi e fino a una settimana dopo la comparsa delle pustole rosse su buona parte del corpo (esantema). La malattia, oltre allo sfogo cutaneo, causa tosse, raffreddore e febbre alta, che di solito raggiunge picchi intorno ai 40 °C. Il morbillo può essere la causa di molte complicazioni, dalla polmonite all’encefalite (una pericolosa infezione che interessa il cervello e il resto del sistema nervoso centrale contenuto nella scatola cranica) passando per otiti di media entità.</p>
<p>Negli anni, il vaccino MPR ha consentito di immunizzare centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, riducendo sensibilmente i casi di morti da morbillo. Si stima che ogni mille casi di morbillo muoiano fino a tre bambini a causa delle complicazioni respiratorie e neurologiche indotte dalla malattia. Per questo motivo da tempo l’OMS e le istituzioni sanitarie in molti paesi hanno consigliato o resa obbligatoria la vaccinazione.</p>
<p>Secondo i dati dell’OMS, nel 2023 il morbillo non ha riguardato solamente i bambini, ma diverse altre fasce di età: due casi su cinque hanno interessato bambini tra 1 e 4 anni, mentre un caso su cinque ha riguardato persone adulte con più di 20 anni. Tra gennaio e ottobre 2023 in Europa sono state ricoverate 21mila persone e sono stati registrati almeno 5 morti a causa della malattia in due paesi.</p>
<p>L’aumento dei casi di morbillo è stato in parte ricondotto a un rallentamento nelle vaccinazioni tra il 2020 e il 2022, quindi durante la fase più acuta della pandemia da coronavirus. L’OMS ha calcolato che oltre 1,8 milioni di bambini non abbiano ricevuto il vaccino in quel periodo segnato da grandi difficoltà nel fornire assistenza sanitaria, ma anche da una certa avversione a recarsi in ospedale se non per le emergenze, nel timore di poter essere contagiati.</p>
<p>Nell’estate del 2022 il rischio di una forte riduzione delle vaccinazioni era stata segnalata dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC). All’epoca la direttrice, Andrea Ammon, aveva previsto che ci sarebbero stati ritardi nelle vaccinazioni per almeno due gruppi di bambini: quelli che avevano tra i 12 e i 14 mesi di età all’inizio della pandemia, e quelli che avevano raggiunto la medesima età nel 2021. Il problema sembrava avere una minore portata per i bambini con età tra i 5 e i 6 anni, cioè quando si riceve una seconda dose per immunizzare quel 2-5 per cento per i quali non è sufficiente la prima somministrazione.</p>
<p><strong>Casi di morbillo nella Regione Europea tra dicembre 2022 e novembre 2023 (OMS)</strong></p>
<p>Il paese che ha segnalato il maggior numero di casi di morbillo nel 2023 è il Kazakistan, che tra dicembre 2022 e novembre 2023 ha rilevato 13.677 contagi. Seguono poi la Russia con 10.710 casi e il Kirghizistan con 5.452. La situazione è difficile anche in Turchia, Azerbaigian e Romania. Nel Regno Unito sono stati segnalati 183 casi, molti meno, ma comunque significativi per un’economia sviluppata occidentale.</p>
<p>Per quanto riguarda l’Italia, l’ultimo bollettino dell’Istituto superiore di sanità (ISS) pubblicato a settembre e riferito ai primi 8 mesi dell’anno indicava undici casi di morbillo: 9 confermati in laboratorio e due segnati come “possibili”. Il maggior numero di casi era stato rilevato in Lombardia con tre segnalazioni. Oltre la metà dei pazienti aveva un’età compresa tra i 15 e i 39 anni.</p>
<pre>ilpost.it</pre>
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		<title>I Carboidrati</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/i-carboidrati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Oct 2023 10:32:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dolci e Dolcificanti]]></category>
		<category><![CDATA[carboidrati]]></category>
		<category><![CDATA[carboidrati complessi]]></category>
		<category><![CDATA[carboidrati raffinati polisaccaridi]]></category>
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		<category><![CDATA[glicogeno]]></category>
		<category><![CDATA[glucidi]]></category>
		<category><![CDATA[OMS]]></category>
		<category><![CDATA[Organizzazione Mondiale della Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[valore energetico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I carboidrati, detti anche glucidi (dal greco &#8220;glucos&#8221; = dolce) sono sostanze formate da carbonio ed acqua; hanno formula molecolare (CH2O)n e sono contenuti principalmente negli alimenti di origine vegetale. In media forniscono 4 kcal per grammo, anche se il loro valore energetico oscilla dalle 3,74 kcal del glucosio alle 4,2 kcal dell&#8217;amido. Di queste &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I <strong>carboidrati</strong>, detti anche <strong>glucidi </strong>(dal greco &#8220;glucos&#8221; = dolce) sono sostanze formate da carbonio ed acqua; hanno formula molecolare (CH<sub>2</sub>O)<sub>n</sub> e sono contenuti principalmente negli alimenti di origine vegetale.</p>
<p>In media <strong>forniscono 4 kcal per grammo</strong>, anche se il loro valore energetico oscilla dalle 3,74 kcal del glucosio alle 4,2 kcal dell&#8217;amido. Di queste calorie circa il 10% viene utilizzato dall&#8217;organismo per i processi di digestione ed assorbimento.</p>
<p>I carboidrati scomposti principalmente in glucosio sono la <strong>fonte di energia preferita per il nostro corpo</strong>, poiché le cellule del nostro cervello, dei muscoli e di tutti gli altri tessuti usano direttamente i monosaccaridi per i loro bisogni energetici.</p>
<p>In base alla grandezza della molecola, i carboidrati possono essere distinti in semplici o complessi.</p>
<ul>
<li><strong>Carboidrati semplici</strong>: i carboidrati semplici comprendono gli zuccheri che si trovano in natura nella frutta, nella verdura, nel latte e nei prodotti caseari, ma anche gli zuccheri aggiunti durante la conservazione e la preparazione degli alimenti. Poiché sono molecole piccole, possono essere scomposte e assorbite rapidamente dall’organismo e <strong>rappresentano la fonte più veloce di energia</strong>. Aumentano rapidamente il livello di glucosio nel sangue (glicemia), che è anch’esso un carboidrato semplice.</li>
</ul>
<p>Da un punto di vista generale gli alimenti con <strong>zuccheri aggiunti</strong> contengono meno sostanze nutritive rispetto a quelli consumati in forma naturale; un modo per evitare questi zuccheri è quello di leggere l’elenco degli ingredienti sulle etichette degli alimenti. Gli zuccheri aggiunti, in genere, sono indicati come: zucchero, saccarosio (zucchero da tavola), zucchero di canna, sciroppo di mais, destrosio, fruttosio (zucchero della frutta), succo di frutta concentrato, glucosio, sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio, miele, zucchero invertito, lattosio, maltosio, sciroppo di malto, melassa, sciroppo.</p>
<p>Se nell’elenco degli ingredienti compare una qualsiasi delle denominazioni sopraelencate, potete essere sicuri che l’alimento contenga zuccheri aggiunti.</p>
<p>In genere più l’ingrediente è in alto nell’elenco maggiore è il contenuto di zuccheri aggiunti dell’alimento.</p>
<ul>
<li><strong>Carboidrati complessi o polisaccaridi</strong>: <strong>sono composti da lunghe catene di carboidrati semplici</strong>. Poiché i carboidrati complessi sono molecole più grandi rispetto ai carboidrati semplici, devono essere scomposti in carboidrati semplici prima di poter essere assorbiti; a questo provvedono degli enzimi, le cosiddette amilasi, prodotte soprattutto dal pancreas ma presenti in quantità diverse lungo gran parte del canale enterico, dalla bocca al piccolo intestino. Di conseguenza, tendono a fornire energia all’organismo più lentamente rispetto ai carboidrati semplici, ma comunque più rapidamente rispetto alle proteine o ai grassi. <strong>Poiché vengono digeriti più lentamente rispetto ai carboidrati semplici, presentano una minore probabilità di essere convertiti in grassi</strong>. Inoltre, aumentano i livelli di zucchero nel sangue più lentamente e li portano a livelli inferiori rispetto ai carboidrati semplici, ma per un periodo di tempo più lungo. I carboidrati complessi comprendono gli <strong>amidi</strong> e le <strong>fibre<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a></strong>, che si trovano nei prodotti che contengono frumento (come pane e pasta), in altri tipi di cereali (come segale e mais), nei fagioli e nei tuberi (come le patate e le patate dolci).</li>
</ul>
<p><strong>I carboidrati possono essere raffinati o grezzi.</strong></p>
<p><strong>R</strong>affinato significa che il cibo viene sottoposto a un’elaborazione complessa, vengono eliminate le fibre e la crusca, nonché molte vitamine e minerali in essi contenuti. Di conseguenza, <strong>tali carboidrati vengono elaborati rapidamente dall’organismo e forniscono poco nutrimento</strong> sebbene contengano all’incirca lo stesso numero di calorie. I prodotti raffinati sono spesso arricchiti e ciò implica l’aggiunta di vitamine e minerali per aumentarne il valore nutrizionale. <strong>Una dieta ricca di carboidrati semplici o raffinati tende ad aumentare il rischio di obesità e diabete</strong>.</p>
<p>Se una persona consuma una quantità di carboidrati superiore a quella necessaria, l’organismo immagazzina alcuni di questi carboidrati all’interno delle cellule (come il glicogeno) e trasforma il resto in grassi. <strong>Il glicogeno è un carboidrato complesso che l’organismo può convertire in modo rapido e semplice in energia</strong>. Il glicogeno viene immagazzinato nel fegato e nei muscoli. I muscoli usano il glicogeno per l’energia durante i periodi di attività fisica intensa. La quantità di carboidrati immagazzinata sotto forma di glicogeno rappresenta quasi il fabbisogno calorico di una giornata. Altri tessuti dell’organismo immagazzinano riserve di carboidrati complessi, che non possono essere utilizzati per fornire energia.</p>
<p>I carboidrati svolgono una <strong>funzione prevalentemente energetica</strong> in quanto vengono rapidamente metabolizzati in glucosio che viene usato come &#8220;carburante&#8221; per lo svolgersi di tutte le funzioni delle cellule e dei tessuti; hanno tuttavia anche una <strong>funzione strutturale</strong> che riguarda la sintesi della matrice basale del tessuto connettivo.</p>
<p>La scorta di glucidi nell’organismo umano, in forma di glicogeno insolubile, è intorno ai 100 grammi, ma anche i liquidi corporei (sangue, linfa, liquido interstiziale) contengono piccole dosi insolute.</p>
<p><strong>Fonti alimentari di carboidrati</strong></p>
<p>Gli zuccheri semplici si trovano prevalentemente nella frutta, con una concentrazione diversa a seconda del grado di maturazione (la frutta matura ne contiene di più) e del tipo. Banane, cachi e frutti tropicali sono particolarmente zuccherini.</p>
<p>Altri prodotti che contengono naturalmente zuccheri semplici sono il miele, le mielate e lo sciroppo d’acero.</p>
<p>Cereali (pane, pasta, riso), patate, castagne, manioca e tapioca, legumi (soprattutto fagioli e piselli) ed alcune radici (come carote e barbabietole da zucchero) sono le fonti più importanti di carboidrati complessi.</p>
<p>Le maggiori <strong>fonti alimentari di carboidrati</strong> <strong>digeribili sono rappresentate da alimenti vegetali, come amidi in ortaggi (patate), graminacee (frumento), leguminacee (fagioli) e come zuccheri in frutta e in certi ortaggi (barbabietole, carote).</strong></p>
<p><strong>Assunzione giornaliera raccomandata di zucchero</strong></p>
<p>La maggior parte degli specialisti raccomanda di assumere circa il 50%-55% delle calorie giornaliere totali sotto forma di carboidrati, per lo più provenienti da frutta, verdura, fagioli, legumi e cereali non raffinati. Gli zuccheri aggiunti dovrebbero fornire meno del 10% dell’introito calorico totale giornaliero. Per zuccheri aggiunti s’intendono sciroppi e altri dolcificanti calorici utilizzati in altri prodotti alimentari. Gli zuccheri aggiunti sono elencati come ingredienti sulle etichette degli alimenti. Essi comprendono zucchero scuro, dolcificanti a base di mais, destrosio, fruttosio, glucosio, sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio, miele, zucchero invertito, lattosio, sciroppo di malto, maltosio, molassa, zucchero grezzo, sucrosio, trealosio e zucchero turbinado. Gli zuccheri presenti naturalmente negli alimenti, come quelli della frutta o del latte, non sono zuccheri aggiunti.</p>
<p>Invero, al giorno d’oggi, vige la convinzione, supportata da numerose evidenze scientifiche, che per quanto riguarda lo zucchero “<strong>meno se ne consuma meglio è per la salute</strong>. A tale proposito, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) va oltre, raccomandando un&#8217;ulteriore <strong>diminuzione dello zucchero a meno del 5% dell’energia totale giornaliera</strong> (<strong>ovvero circa 25 grammi, circa 6 cucchiaini da tè</strong>). Questa quantità include sia gli zuccheri aggiunti presenti nei vari alimenti che lo zucchero naturale contenuto in miele, sciroppi, succhi e concentrati di frutta. Tale indicazione è difficile da osservare perché basta una bevanda dolce al giorno per superare i limiti consigliati.</p>
<p><strong>Potrebbe interessarti: <a href="https://www.amaperbene.it/indice-glicemico-e-carico-glicemico-degli-alimenti/">Indice glicemico e carico glicemico degli alimenti</a></strong><strong><br />
</strong></p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Le fibre alimentari.  https://www.amaperbene.it/</p>
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		<title>Il caso del glifosato: una vittoria o una sconfitta?</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/il-caso-del-glifosato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Oct 2023 16:50:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
		<category><![CDATA[Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro]]></category>
		<category><![CDATA[AIRC]]></category>
		<category><![CDATA[Cangerogeno]]></category>
		<category><![CDATA[Commissione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[Contaminante]]></category>
		<category><![CDATA[erbicida]]></category>
		<category><![CDATA[glifosato]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo 2A]]></category>
		<category><![CDATA[impatto ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[OMS]]></category>
		<category><![CDATA[pesticidi]]></category>
		<category><![CDATA[probabili cancerogeni.]]></category>
		<category><![CDATA[Tossico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il caso del glifosato rappresenta un classico esempio di incapacità decisionale tra tutela della Salute e dell’ambiente (molti studi dimostrano che il glifosato è una sostanza ad elevata tossicità ambientale capace di alterare la funzionalità degli ecosistemi e degli habitat naturali e ridurre drasticamente la biodiversità) da una parte e tutela di interessi particolari (industriali, &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il caso del glifosato rappresenta un classico esempio di incapacità decisionale tra tutela della Salute e dell’ambiente (molti studi dimostrano che il glifosato è una sostanza ad elevata tossicità ambientale capace di alterare la funzionalità degli ecosistemi e degli habitat naturali e ridurre drasticamente la biodiversità) da una parte e tutela di interessi particolari (industriali, agricoltori) dall’altra.</p>
<ul>
<li><strong>Il glifosato è l&#8217;erbicida più diffuso al mondo</strong>, per via della sua efficacia e della minore tossicità rispetto agli analoghi prodotti che erano disponibili quando è stato messo in commercio. Ha anche la caratteristica di rimanere negli strati superficiali del terreno e di essere degradato e distrutto con relativa facilità dai batteri del suolo. In Italia è anche una delle principali cause di contaminazione delle acque.</li>
<li>Il glifosato è stato introdotto in agricoltura negli anni Settanta del secolo scorso dalla multinazionale Monsanto con il nome commerciale di Roundup. Ha avuto una grande diffusione perché alcune coltivazioni geneticamente modificate sono in grado di resistergli: <strong>distribuendo il glifosato sui campi si elimina ogni erbaccia o pianta tranne quella resistente che si desidera coltivare</strong>. <strong>Si aumenta così la resa per ettaro e si riduce l&#8217;impegno per l&#8217;agricoltore</strong>. Per la sua bassa tossicità rispetto agli erbicidi usati all&#8217;epoca è stato da subito molto usato anche in ambienti urbani per mantenere strade e ferrovie libere da erbacce infestanti.</li>
</ul>
<p>Il brevetto della Monsanto è scaduto nel 2001 e da allora il glifosato è prodotto da un gran numero di aziende.</p>
<ul>
<li>Uno studio svolto con il glifosato somministrato ai ratti sembrava averne dimostrato la cancerogenicità. Tuttavia, l&#8217;articolo pubblicato nel 2012 è stato in seguito ritrattato per problemi di metodo e i dati non sono mai stati replicati in studi di qualità superiore. Altri studi in laboratorio hanno dimostrato che il glifosato induce nelle cellule danni a livello genetico e stress ossidativo. Escludendo un lieve incremento di linfomi non Hodgkin tra gli agricoltori esposti, le prove di cancerogenicità sull&#8217;uomo e sugli animali sono limitate.</li>
<li>Una segnalazione importante viene dalla Francia. Il Fondo francese per i risarcimenti alle vittime dei pesticidi ha infatti accolto la richiesta di un ragazzo di 16 anni, Théo Grataloup, di essere indennizzato poiché affetto da <strong>malformazioni congenite</strong> alla laringe e all&#8217;esofago. Il ragazzo ha subito 54 interventi chirurgici. L&#8217;adolescente è figlio di una donna che, durante la gravidanza, era stata esposta a lungo al glifosato, erbicida particolarmente diffuso in Europa: si tratta in particolare della molecola presente nel pesticida Roundup, prodotto oggi dalla tedesca Bayer, dopo che quest&#8217;ultima ha acquisito la Monsanto.</li>
<li>Dopo attenta analisi delle prove disponibili,<strong> la IARC di Lione</strong>, Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, organismo che fa parte dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità,<strong> ha classificato nel 2015 il glifosato nel gruppo 2A, tra i probabili cancerogeni</strong>.</li>
<li>ECHA, EFSA, OMS e FAO hanno espresso giudizi più rassicuranti, definendo il glifosato un “improbabile cancerogeno”, ma hanno comunque invitato ad <strong>osservare il principio di cautela</strong>, come il divieto di utilizzarlo in aeree densamente popolate o la necessità di riesaminare i livelli massimi di residui di questa sostanza che per legge possono essere presenti dentro e sopra gli alimenti.</li>
</ul>
<p>Negli anni il glifosato ha continuato studiato e dibattuto internazionalmente. Per quanto riguarda le decisioni assunte dai singoli Stati, la Francia si è prefissa di ridurne l’uso per poi eliminarlo completamente nel giro di pochi anni, mentre l’Olanda ne vieta la vendita ai privati per uso casalingo.</p>
<p>Il suo utilizzo come erbicida è stato nuovamente approvato nell’Unione europea nel 2017 fino al 2022, con alcune limitazioni, tra cui il divieto di avere nella stessa formulazione glifosato e ammina di sego polietossilata. A ottobre 2023 la Commissione Europea ha rinviato a novembre il voto sulla proroga dell&#8217;autorizzazione per altri 10 anni, prima di rimetterlo all&#8217;esame di una commissione d&#8217;appello. Ad ogni modo, una decisione sul rinnovo del glifosato deve essere presa entro il 14 dicembre 2023, poiché l’attuale approvazione scade il 15 dicembre 2023.</p>
<blockquote><p>Il 15 dicembre 2023 è scaduta l’ultima (ennesima) proroga all’uso dei pesticidi, ma la Comunità Europa, che avrebbe dovuto decidere in tal senso, contraddicendo se stessa e tutte le evidenze scientifiche, ha deciso diversamente facendo un clamoroso quanto vergognoso dietrofront annunciando il ritiro della proposta legislativa SUR, il Regolamento per l’uso sostenibile dei pesticidi.</p>
<p>Il glifosato è <strong>l’erbicida più diffuso al mondo</strong>, ed il suo utilizzo fa aumentare<strong> la resa per ettaro della terra, riduce l’impegno per l’agricoltore, ed arricchisce l’azienda produttrice</strong><strong>. </strong></p>
<p>Il glifosato è però una sostanza ad elevata tossicità ambientale <strong>classificato dal 2015 dalla IARC di Lione (</strong>Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, organismo che fa parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità),<strong> tra i probabili cancerogeni</strong>. Del resto, sulla stessa etichetta del prodotto è riportata l’avvertenza: “Tossico per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata”, “Non contaminare l’acqua con il prodotto”). Ebbene, il glifosato e il suo metabolita AMPA si ritrovano rispettivamente nel 42% delle acque profonde e nel 68% delle acque superficiali.</p>
<p>Allora, chi ha vinto?</p></blockquote>
<p>Il governo italiano ha votato paradossalmente a favore del rinnovo. Vietare l’impiego del glifosato agevolerebbe la transizione europea verso alternative più sostenibili rispetto agli erbicidi di sintesi, ad esempio integrando le pratiche agricole fisiche, meccaniche, biologiche ed ecologiche con la vasta conoscenza ormai a disposizione sulle piante coltivate e sulle infestanti. La dipendenza dell’Europa e dell’agricoltura italiana da un erbicida dannoso per l’ambiente e probabilmente cancerogeno come il glifosato è un controsenso: questa sostanza semplicemente non ha un ruolo nella transizione verso un’agricoltura moderna ed ecologica.</p>
<p>Vietare l’uso del glifosato quindi sarebbe una decisione virtuosa, in linea con la necessità di tutelare la salute delle persone e dell’ambiente e favorire la trasformazione delle pratiche agricole, senza essere in contrasto con la sostenibilità dei redditi degli agricoltori.</p>
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		<title>Attività fisica &#8211; Linee Guida</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/attivita-fisica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Sep 2023 09:29:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Buone norme per il Viver Sano]]></category>
		<category><![CDATA[Consigli, Linee Guida e Suggerimenti]]></category>
		<category><![CDATA[IN PRIMO PIANO]]></category>
		<category><![CDATA[attività fisica]]></category>
		<category><![CDATA[benefici per la salute]]></category>
		<category><![CDATA[Buone norme per un Viver Sano]]></category>
		<category><![CDATA[colesterolo]]></category>
		<category><![CDATA[glicemia]]></category>
		<category><![CDATA[malattie metaboliche]]></category>
		<category><![CDATA[OMS]]></category>
		<category><![CDATA[Organizzazione Mondiale della Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[pressione arteriosa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il presente documento riprende quanto riportato dall’Istituto Superiore di Sanità esauriente sotto tutti i punti di vista. Informazioni generali In ogni età e fase della vita, svolgere attività fisica con regolarità significa fare una scelta a favore della propria salute: praticata regolarmente, l’attività fisica contribuisce a mantenere e migliorare il benessere psicofisico, a ridurre i &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il presente documento riprende quanto riportato dall’Istituto Superiore di Sanità esauriente sotto tutti i punti di vista.</p>
<p><strong>Informazioni generali</strong></p>
<p>In ogni età e fase della vita, <strong>svolgere attività fisica con regolarità significa fare una scelta a favore della propria salute</strong>: praticata regolarmente, l’attività fisica contribuisce a mantenere e migliorare il benessere psicofisico, a ridurre i sintomi di ansia, stress, depressione e solitudine, perché può essere svolta in compagnia, migliora il sonno, aiuta a smettere di fumare. Aiuta la riduzione della pressione arteriosa e il controllo del livello di glicemia e colesterolo nel sangue, aiuta a prevenire malattie metaboliche, cardiovascolari e neoplastiche e artrosi e contribuisce a ridurre il tessuto adiposo in eccesso perché facilita il raggiungimento del bilancio energetico. Comporta benefici evidenti anche per l’apparato muscolo-scheletrico e riduce il rischio di cadute nella popolazione anziana. Contribuisce, inoltre, a gestire le principali patologie croniche non trasmissibili e quindi a migliorare la qualità della vita.</p>
<p>L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce <strong>attività fisica</strong> «<strong>qualsiasi movimento corporeo prodotto dall’apparato muscolo-scheletrico che richiede dispendio energetico</strong>» e include le attività che vengono praticate nella vita di ogni giorno sia durante il lavoro che nel tempo libero, i lavori domestici, gli spostamenti abituali a piedi o in bicicletta (mobilità attiva).</p>
<p><strong>Le Linee guida su attività fisica e comportamento sedentario dell’OMS</strong></p>
<p>A novembre 2020 l’OMS ha pubblicato le “WHO guidelines on physical activity and sedentary behaviour” &#8211; accompagnate dallo slogan Every move counts, <strong>Ogni movimento conta</strong> &#8211; in cui sono stati revisionati e aggiornati i livelli di attività fisica raccomandati per ottenere benefici per la salute, distinguendo sia per fasce di età sia per specifici gruppi di popolazione. Attraverso queste Linee guida ogni persona è incoraggiata a <strong>limitare la quantità di tempo trascorso in comportamenti sedentari</strong> (<strong>per esempio, il tempo libero trascorso seduti davanti a uno schermo</strong>) <strong>a favore di uno stile di vita fisicamente più attivo</strong>. Chi riesce a superare i livelli di attività fisica raccomandati può ottenere ulteriori benefici per la propria salute. Ma se si parte da una generale condizione di sedentarietà non bisogna scoraggiarsi: cercando di sfruttare ogni momento della giornata si può cominciare a essere fisicamente attivi e poi raggiungere i livelli raccomandati.</p>
<p><strong>I livelli di attività fisica raccomandati per fascia d’età</strong></p>
<p><strong><em>Bambini e adolescenti (5-17 anni):</em></strong></p>
<ul>
<li>dovrebbero praticare <strong>durante la settimana almeno una media di 60 minuti al giorno</strong> di attività fisica, soprattutto aerobica, di intensità da moderata a vigorosa</li>
<li>dovrebbero includere <strong>almeno 3 volte alla settimana attività aerobica vigorosa</strong> ed esercizi per rafforzare l’apparato muscolo-scheletrico.</li>
</ul>
<p>Per i ragazzi, oltre agli effetti benefici generali sulla salute fisica, l’attività fisica aiuta l’apprendimento, rappresenta una valvola di sfogo alla vivacità tipica della giovane età, stimola la socializzazione e abitua alla gestione dei diversi impegni quotidiani.</p>
<p><strong><em>Adulti (18-64 anni):</em></strong></p>
<ul>
<li><strong>dovrebbero praticare almeno 150-300 minuti settimanali</strong> di attività fisica aerobica di moderata intensità <strong>o 75-150 minuti settimanali di attività fisica aerobica vigorosa</strong>, oppure combinazioni equivalenti delle due modalità</li>
<li>per ottenere ulteriori benefici, dovrebbero eseguire attività di rafforzamento muscolare a intensità moderata o superiore che coinvolga tutti i principali gruppi muscolari, almeno due giorni a settimana.</li>
</ul>
<p><strong><em>Anziani (dai 65 anni in poi):</em></strong></p>
<ul>
<li><strong>come per gli adulti</strong> (18-64 anni), e in più</li>
<li>dovrebbero eseguire, <strong>almeno tre giorni a settimana, attività fisica multicomponente</strong> differenziata per migliorare l’equilibrio e attività di rafforzamento a intensità moderata o superiore, per aumentare la capacità funzionale e prevenire le cadute accidentali.</li>
</ul>
<p>Le evidenze dimostrano che <strong>fare attività fisica regolarmente aiuta a invecchiare bene</strong>: aumenta la resistenza dell’organismo, rallenta l’involuzione dell’apparato muscolo-scheletrico e di quello cardiovascolare e anche le capacità psico-intellettuali ne traggono giovamento.</p>
<p><strong>Livelli di attività fisica raccomandati per sottogruppi di popolazione, in assenza di controindicazioni</strong></p>
<p><strong><em>Donne in gravidanza e nel post partum:</em></strong></p>
<ul>
<li>dovrebbero praticare <strong>almeno 150 minuti</strong> di attività fisica aerobica di intensità moderata, durante la settimana</li>
<li>dovrebbero includere diverse attività aerobiche e di rafforzamento muscolare</li>
</ul>
<hr />
<p><strong><em>Bambini e adolescenti con disabilità:</em></strong></p>
<ul>
<li>come per bambini e adolescenti (5-17 anni)</li>
</ul>
<hr />
<p><strong><em>Persone con condizioni croniche (ipertensione, diabete di tipo 2, HIV e cancer survivor) </em></strong></p>
<ul>
<li>come per adulti (18-64 anni) e anziani (dai 65 anni in poi)</li>
</ul>
<hr />
<p><strong><em>Persone con disabilità</em></strong></p>
<ul>
<li>come per adulti (18-64 anni) e anziani (dai 65 anni in poi).</li>
</ul>
<p>Per approfondire, leggi il documento dell’OMS “WHO guidelines on physical activity and sedentary behaviour” e il commento a cura del CNAPPS.</p>
<p><strong>Le Linee guida dell’OMS su attività fisica, comportamento sedentario e sonno, per i bambini sotto i cinque anni di età</strong></p>
<p>Nel 2019 l’OMS ha pubblicato le “Guidelines on physical activity, sedentary behaviour and sleep for children under 5 years of age”, raccomandazioni sulla quantità di tempo che i bambini piccoli dovrebbero dedicare ogni giorno all’attività fisica e al sonno e sulla quantità massima di tempo tollerabile per le attività sedentarie, come guardare gli schermi o rimanere seduti sul passeggino:</p>
<hr />
<p><strong><em>Neonati (sotto l’anno di vita):</em></strong></p>
<ul>
<li>fare in modo che siano fisicamente attivi più volte al giorno e in vari modi, soprattutto attraverso <strong>giochi interattivi</strong> a terra (per i neonati che ancora non si muovono vanno considerati almeno 30 minuti in posizione prona distribuiti durante il giorno, quando il bambino è sveglio)</li>
<li>non è raccomandato che rimangano in seggiolini/passeggini/marsupi per più di un’ora alla volta. Il tempo “da fermi” andrebbe trascorso in attività interattive con un <em>caregiver</em>, come la lettura e lo <em>storytelling</em></li>
<li>non è raccomandato che trascorrano del tempo davanti agli schermi.</li>
</ul>
<hr />
<p><strong><em>Bambini tra 1 e 2 anni:</em></strong></p>
<ul>
<li>dovrebbero trascorrere <strong>almeno 180 minuti</strong>, distribuiti nel corso della giornata, svolgendo attività fisica varia e di varia intensità, inclusa quella da moderata a vigorosa</li>
<li>non è raccomandato che rimangano nel seggiolino/passeggino/marsupio per più di un’ora alla volta o seduti per lunghi periodi di tempo. Il tempo “da fermi” andrebbe trascorso in attività interattiva con un <em>caregiver</em>, come la lettura e lo <em>storytelling</em></li>
<li>per i bambini di 1 anno <strong>non è raccomandato trascorrere del tempo seduti davanti allo schermo</strong> (come guardare la televisione o i video, giocare ai videogiochi); i bambini di 2 anni sarebbe meglio che non trascorressero più di un’ora al giorno davanti a uno schermo.</li>
</ul>
<hr />
<p><strong><em>Bambini di 3-4 anni:</em></strong></p>
<ul>
<li>dovrebbero trascorrere <strong>almeno 180 minuti</strong>, distribuiti nel corso della giornata, svolgendo attività fisica varia e di varia intensità, di cui almeno 60 minuti di attività fisica di intensità da moderata a vigorosa</li>
<li>non è raccomandato che rimangano nel seggiolino/passeggino/marsupio per più di un’ora alla volta o seduti per lunghi periodi di tempo. Il tempo “da fermi” andrebbe trascorso in attività interattiva con un <em>caregiver</em>, come la lettura e lo <em>storytelling</em></li>
<li>non dovrebbero trascorrere più di un’ora al giorno davanti allo schermo.</li>
</ul>
<p>Per approfondire, leggi il documento dell’OMS Guidelines on physical activity, sedentary behaviour and sleep for children under 5 years of age e il commento a cura del CNAPPS.</p>
<hr />
<p><strong>Programmi di prevenzione e sanità pubblica</strong></p>
<p>La scelta di adottare uno stile di vita attivo è determinata da una serie complessa di variabili individuali e sociali e alcuni sottogruppi di popolazione (ragazze, donne, anziani, persone con basso livello socio-economico) possono trovarsi in un condizioni di svantaggio rispetto all’opportunità di essere fisicamente attivi. Inoltre, è sempre più evidente che l’essere non sufficientemente attivi e trascorrere molto tempo in comportamenti sedentari stia diventando un <strong>problema di salute pubblica</strong>, con un elevato carico di malattia e relativi costi sociali. È importante evidenziare che la scelta, la disponibilità e la motivazione individuale sono fondamentali per uno stile di vita attivo, ma in un’ottica di promozione della salute non possono bastare: occorre l’impegno collettivo e intersettoriale che possa favorire la creazione di contesti di vita facilitanti affinché l’attività fisica possa essere parte integrante della vita quotidiana.</p>
<hr />
<p>In ambito internazionale e nazionale sono cresciuti l’attenzione e l’impegno per ridurre la prevalenza dell’inattività fisica nella popolazione. Il “<strong>Piano d’azione globale OMS 2018-2030 per promuovere l’attività fisica</strong>” risponde alla richiesta proveniente dai diversi paesi di avere una guida aggiornata e un sistema di riferimento delle azioni politiche efficaci e attuabili per aumentare l’attività fisica a tutti i livelli, e definisce quattro obiettivi strategici (active society, active environments, active people, active systems – cioè: <strong>società attive, ambienti attivi, popolazione attiva, sistemi attivi</strong>), raggiungibili attraverso un totale di venti azioni politiche raccomandate.</p>
<p>Lo sviluppo di strategie che portino a un aumento della diffusione dell’attività fisica, attraverso l’attivazione di interventi di dimostrata efficacia, è un obiettivo di sanità pubblica che può essere raggiunto solo attraverso politiche sanitarie mirate, condivisione di obiettivi e individuazione delle responsabilità. Gli effetti positivi di una diffusa attività fisica a livello di comunità sono del resto evidenti sia a livello sociale che economico. La collettività ne trae giovamento non solo in termini di riduzione dei costi della sanità pubblica, di aumento della produttività, di miglior efficienza nelle scuole, di una riduzione dell’assenteismo sul lavoro, ma anche con un aumento della partecipazione ad attività ricreative e relazionali.</p>
<p><strong>Promuovere l’attività fisica è dunque un’azione di sanità pubblica prioritaria</strong>, spesso inserita nei piani e nella programmazione sanitaria in tutto il mondo. In quest’ottica sono importanti tutte quelle iniziative volte da un lato a studiare e monitorare la situazione nazionale, dall’altro a promuovere sul territorio attività di prevenzione e promozione dell’attività fisica. Tra le possibili linee di intervento in tema di promozione dell’attività fisica da sviluppare sia a livello centrale che a livello territoriale, alcune sono considerate più efficaci in un’ottica di salute pubblica:</p>
<ul>
<li><strong>accrescere il tempo dedicato all’esercizio fisico</strong> dentro e fuori la scuola e sviluppare attività educative per i bambini sull’attività fisica, come parti integranti di programmi di educazione alla salute</li>
<li>spingere i datori di lavoro a facilitare la pratica di un’attività fisica regolare da parte dei dipendenti</li>
<li>sostenere lo svolgimento di pratiche sportive individuali o di squadra da parte di cittadini attraverso, per esempio, l’organizzazione di manifestazioni o tornei</li>
<li>promuovere lo sviluppo di ambienti urbani che spingano all’attività fisica, inclusa la disponibilità di piste ciclabili e percorsi pedonali su itinerari anche di interesse paesaggistico e storico-artistico, invitando all’utilizzo delle scale, per esempio con cartelli posti in punti strategici presso gli impianti automatici (ascensori, scale mobili, ecc).</li>
</ul>
<p>La strategia italiana per la promozione dell’attività fisica, che ha come elemento cardine il Piano Nazionale della Prevenzione, oggi si avvale anche dei seguenti documenti: le “Linee di indirizzo sull’attività fisica per le differenti fasce d’età e con riferimento a situazioni fisiologiche e fisiopatologiche e a sottogruppi specifici di popolazione” (2019) e le “Linee di indirizzo sull’attività fisica Revisione delle raccomandazioni per le differenti fasce d’età e situazioni fisiologiche e nuove raccomandazioni per specifiche patologie” (2021), entrambi redatti da un gruppo multidisciplinare di esperti nominati dalla Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute. In questi testi la promozione dell’attività fisica è affrontata attraverso la disamina dei setting che, in un’ottica intersettoriale e di approccio integrato, ne sono direttamente coinvolti: salute, istruzione, sport, cultura, trasporti, pianificazione urbanistica, economia. È sottolineato il ruolo dell’attività fisica a sostegno della salute e del benessere psicofisico per la popolazione generale (incluse le fasce più vulnerabili) e sono riportati: i livelli di attività fisica raccomandati (come da linee guida dell’OMS) e i benefici per la salute nelle diverse fasce di età e in diversi sottogruppi di popolazione in specifiche condizioni fisiologiche, croniche o patologiche; l’opportunità di introdurre l’attività fisica come sana abitudine nella vita quotidiana; la necessità del contributo di professionisti afferenti ai diversi setting della società. Nelle Linee di indirizzo 2021, in particolare, sono incluse delle considerazioni su come facilitare le persone nella scelta di essere fisicamente attive dopo la pandemia di COVID-19.</p>
<hr />
<p>Risorse utili</p>
<ul>
<li>Per approfondire, leggi il documento dell’OMS “Global action plan on physical activity 2018–2030: more active people for a healthier world” e l’approfondimento a cura del Dors.</li>
<li>Scarica il documento del Ministero della Salute “Linee di indirizzo sull’attività fisica. Revisione delle raccomandazioni per le differenti fasce d’età e situazioni fisiologiche e nuove raccomandazioni per specifiche patologie” e leggi l’approfondimento a cura del Ministero della Salute e quello a cura del CNAPPS.</li>
<li>Consulta il Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025 del Ministero della Salute.</li>
<li>La pagina di MedlinePlus (del National Institutes of Health) dedicata a Benefits of Exercise</li>
<li>Le pagine del sito dell’OMS dedicate all’attività fisica e quelle del sito dell’OMS Europa dedicate al Benefits of regular physical activity</li>
<li>Il rapporto ISTISAN 18/9 “Movimento, sport e salute: l’importanza delle politiche di promozione dell’attività fisica e le ricadute sulla collettività” pubblicato nel 2018</li>
<li>Il documento “Linee di indirizzo sull’attività fisica per le differenti fasce d’età e con riferimento a situazioni fisiologiche e fisiopatologiche e a sottogruppi specifici di popolazione” pubblicato dal Ministero della Salute nel 2019</li>
<li>Il documento pubblicato nel 2020 dall’OMS “WHO guidelines on physical activity and sedentary behaviour”</li>
<li>Il commento “Every move counts. Le linee guida 2020 OMS su attività fisica e sedentarietà” pubblicato su EpiCentro a dicembre 2020</li>
</ul>
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		<title>Intelligenza artificiale e Salute</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jun 2023 10:54:19 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’intelligenza artificiale (IA) è piombata in maniera fulminea quanto prorompente, e direi dirompente, nella nostra vita e la sta sconvolgendo giorno dopo giorno, ineluttabilmente. Una rivoluzione a cui, come è avvenuto altre volte nella storia dell’uomo, non ci si può e deve opporre ma bisogna governare per sfruttare al meglio i suoi benefici e minimizzare gli effetti negativi.  Troppo veloci i suoi progressi per essere disciplinata o ristretta in ambiti normativi.</p>
<p>I campi di applicazione e le potenzialità dell’IA sono al momento inimmaginabili, e non è possibile prevedere cosa riusciremo a fare quando le nostre menti saranno amplificate dall’intelligenza artificiale. Certo è che oggi, la quantità di dati generati, sia dagli esseri umani che dalle macchine e dalle applicazioni tecnologiche, supera di gran lunga la capacità degli stessi esseri umani di assimilare, interpretare e prendere decisioni complesse su di essi. Ecco allora che l’IA può venire incontro alle esigenze dell’uomo offrendo numerosi <strong>vantaggi</strong>:</p>
<ol>
<li><strong>Efficienza e velocità</strong>. I sistemi di intelligenza artificiale hanno la capacità di elaborare enormi quantità di dati e informazioni, a velocità sorprendenti e con una precisione elevata. Ciò significa che per esempio i lavori che richiedono la raccolta e l&#8217;analisi di grandi quantità di dati possono essere eseguiti in modo molto più efficiente ed in meno tempo rispetto al lavoro umano. L&#8217;IA può anche automatizzare compiti ripetitivi e noiosi, liberando così i lavoratori da mansioni monotone e consentendogli di concentrarsi su compiti più creativi e stimolanti.</li>
<li><strong>Miglioramento della qualità del lavoro</strong>. L&#8217;IA può aiutare a migliorare la qualità del lavoro in molti settori, come la medicina e la ricerca scientifica, l&#8217;agricoltura e la produzione industriale. E, in fondo, già lo fa da anni. Il boom dei cosiddetti LLM ha solo reso visibile ciò che in chiave industriale e di ricerca si fa da tempo. Ad esempio, l&#8217;IA può aiutare a identificare malattie o condizioni di salute prima che diventino gravi, migliorando così le possibilità di intervenire tempestivamente e guarire. In agricoltura, l&#8217;IA può essere utilizzata per identificare le colture che richiedono maggiori attenzioni, fornendo così un modo per migliorare la resa dei campi e aumentare la produzione limitando l&#8217;impiego di prodotti chimici. Nella produzione, l&#8217;IA può aiutare a identificare eventuali problemi nelle catene di montaggio e a prevenire guasti o interruzioni.</li>
<li><strong>Personalizzazione</strong>. L&#8217;IA può essere utilizzata per personalizzare i servizi e le esperienze degli utenti, qualsiasi essi siano. Ad esempio, i siti web possono utilizzare l&#8217;IA per suggerire prodotti o servizi in base alle preferenze dei clienti o assisterli in modo veramente efficace rispetto a quanto fatto fino a oggi dai <em>chatbot<a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><strong>[1]</strong></a> </em>banali di prima generazione. In generale, tutto ciò che i servizi digitali ci suggeriscono oggi potrà essere cucito su misura in modo ancora più preciso e creativo.</li>
<li><strong>Risparmio di tempo e denaro</strong>. I sistemi IA, che poi si concretizzeranno (come sta già accadendo, da Shopify a Expedia, etc.) dentro app, piattaforme e motori di ricerca, possono aiutare a risparmiare tempo e denaro. Ad esempio, l&#8217;IA può automatizzare meglio di quanto oggi non avvenga procedure lunghe e che richiedono tempo come la fatturazione e la contabilità. L&#8217;IA può anche essere utilizzata per ridurre i costi nella produzione, identificando modi invisibili alla comune analisi dei dati o dei flussi per migliorare l&#8217;efficienza e ridurre gli sprechi.</li>
<li><strong>Opportunità di lavoro</strong>. Indubbiamente, la diffusione dell’IA comporterà la perdita di posti di lavoro, o almeno di alcune tipologia di lavori; circa 300 milioni di posizioni lavorative full time andranno perdute secondo uno studio di Goldman Sachs (&#8220;The Potentially Large Effects of Artificial Intelligence on Economic Growth&#8221;). E’ altresì ben più probabile che &#8211; come nell&#8217;automazione industriale – l’IA si affiancherà a ruoli più formati. Non solo: creerà nuove opportunità di lavoro aprendo scenari interessanti su quale possa essere il futuro del mondo del lavoro. Infine, ultima considerazione non da poco, l&#8217;IA dovrebbe far crescere il Pil mondiale di circa il 7%.</li>
</ol>
<p><strong>In campo sanitario</strong>, le IA hanno un impatto significativo non solo sulla cura dei pazienti, perché permettono a medici e personale interessato di diagnosticare le malattie e fornire un piano terapeutico in maniera più accurata, ma anche sul lavoro degli amministratori, perché consentono loro di distribuire le risorse mediche in maniera precisa e puntuale. Questo va a vantaggio delle tre <strong>macrocategorie che compongono il mercato sanitario</strong>: l&#8217;applicazione dell&#8217;<strong>assistenza</strong> sanitaria (scienze della vita), l&#8217;<strong>erogazione dell&#8217;assistenza</strong> sanitaria (prestatori di servizi sanitari) e la <strong>fruizione dell&#8217;assistenza</strong> sanitaria (contribuenti). Per quanto attiene questi ultimi, di particolare interesse per l’IA la gestione tecnico-amministrativa (cartelle cliniche o fascicolo sanitario, prenotazione ricoveri o visite, registri dei tumori, etc.), la rilevazione dei fabbisogni epidemiologici e dei rischi epidemici sui quali programmare e redigere la mappa degli interventi di prevenzione, la diagnostica clinica, la diagnostica per immagini, i percorsi diagnostici e terapeutici, la ricerca farmacologica, e via dicendo. Sarà utile nella chirurgia, ad opera della robotica che diventerà sempre più assistita dalla IA, che diventerà sempre più perfezionata e precisa.</p>
<p>Pur tuttavia, al di là del giustificato entusiasmo per l’abilità di una macchina di mostrare capacità umane, esistono dubbi e perplessità circa il loro uso che hanno originato un dibattito ancora in corso in merito all’affidabilità del sistema. Numerosi i rischi ed i problemi, non solo di carattere sociale ed etico, a cui la Autorità di competenza, i vari governi, le istituzioni sovranazionali, le componenti sociali e il mondo scientifico stanno cercando di dare delle risposte.</p>
<p>Senza dubbio, al di là di tutte le considerazioni, il contributo della creatività umana è insostituibile, e i grossolani errori che sistemi come ChatGPT compiono lo dimostrano in modo evidente. L&#8217;IA illude l’utente di essere onniscente ma può in realtà condurre a decisioni sbagliate e spesso irrimediabili, che possono avere conseguenze negative non solo per i cittadini e la loro salute. Vincerà chi riuscirà a sfruttarne le potenzialità in chiave ancillare e di supporto. Inoltre, il mantenimento di strutture per l’IA e l’aggiornamento richiedono enormi risorse (non a caso ChatGPT è, per esempio, ferma al momento nelle sue conoscenze alla fine del 2021).</p>
<p>Alcuni dubbi sono di difficile soluzione. Si tratta pur sempre di <strong>modelli che si adattano a tutti i tipi di attività umana, purché adeguatamente addestrati</strong>.</p>
<p>Tra questi la considerazione che <strong>l’utente</strong> (ma in certi casi lo stesso progettista) <strong>non è in grado di valutare i criteri e l’affidabilità delle decisioni/azioni assunte da un sistema/applicazione IA</strong> (S-IA). Per rispondere a tale problema da tempo varie organizzazioni, ma in particolare dal 2017 il Darpa (Defense Advanced Research Projects Agency) del governo USA, stanno considerando la tecnologia XAI (Explainable AI) che si propone proprio di rendere consapevole l’utente di come opera un S-AI, ovvero di dare un valore concreto all’IA Spiegabile.</p>
<p>L&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha preso posizione sull’impiego di strumenti di <strong>modelli linguistici di grandi dimensioni</strong> (LLM)<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a> <strong>generati dall&#8217;intelligenza artificiale</strong> (IA) per proteggere e promuovere il benessere umano, la sicurezza umana e l&#8217;autonomia e preservare la salute pubblica. E lo ha fatto invitando alla <strong>massima attenzione sul loro uso</strong> per garantire sicurezza ed eticità in ogni campo di intervento riguardante la salute delle persone.</p>
<p>L&#8217;O.M.S. da una parte plaude alle opportunità offerte dalle nuove tecnologie, dall’altra ritiene “<strong>imperativo che i rischi siano esaminati attentamente quando si utilizzano i LLM per migliorare l&#8217;accesso alle informazioni sulla salute, come strumento di supporto decisionale o anche per migliorare la capacità diagnostica in contesti con risorse insufficienti per proteggere la salute delle persone e ridurre le disuguaglianze</strong>”.</p>
<p>Mancando un’autorità transnazionale di governo esiste sempre la possibilità che determinati dati utilizzati per addestrare l&#8217;IA possano essere distorti per interessi molto particolari e poco etici, generando informazioni fuorvianti o imprecise che potrebbero comportare rischi per la salute, l&#8217;equità e l&#8217;inclusione. In questo caso, gli LLM generano risposte che possono apparire autorevoli e plausibili a un utente finale; tuttavia, queste risposte possono essere completamente errate o contenere gravi errori, soprattutto per le risposte relative alla salute.</p>
<p>Gli LLM potrebbero essere addestrati su dati per i quali il consenso potrebbe non essere stato fornito in precedenza per tale utilizzo e gli LLM potrebbero non proteggere i dati sensibili (inclusi i dati sanitari) che un utente fornisce a un&#8217;applicazione per generare una risposta.</p>
<p>Gli LLM potrebbero essere utilizzati in modo improprio per generare e diffondere disinformazione altamente convincente sotto forma di contenuti testuali, audio o video difficili da distinguere per il pubblico da contenuti sanitari affidabili.</p>
<p>Per tentare di prevenire detti rischi, l’Oms è già intervenuta sulla questione nel giugno 2021 pubblicando una vera e propria <strong>Guida sull’etica e la governance dell’IA<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a> per la salute</strong> dove sono stati indicati<strong> 6 principi fondamentali da seguire</strong> e che oggi l’Oms conferma:</p>
<ul>
<li><strong>Proteggere l&#8217;autonomia umana</strong>. L’uso dell’intelligenza artificiale può portare a situazioni in cui il potere decisionale rischia di essere trasferito alle macchine. Il principio di autonomia richiede che l’uso di queste tecnologie o di altri sistemi computazionali non pregiudichi la volontà decisionale umana. Nel caso specifico dell’assistenza sanitaria, gli esseri umani dovrebbero mantenere il controllo dei sistemi sanitari e delle decisioni mediche. Il che comporta pure l’obbligo di garantire che i medici o i professionisti del settore dispongano delle informazioni necessarie per fare un uso sicuro ed efficace delle applicazioni dotate di intelligenza artificiale e che le persone comprendano il ruolo che tali sistemi svolgono nelle loro cure. Inoltre, la privacy e la riservatezza dovrebbero essere protette e i pazienti devono fornire un valido consenso informato attraverso adeguati quadri legali per la protezione dei dati.</li>
<li><strong>Promuovere il benessere e la sicurezza delle persone nell&#8217;interesse pubblico</strong>. Le tecnologie dotate di intelligenza artificiale non dovrebbero mai mettere a rischio il benessere delle persone. I progettisti di tecnologie di intelligenza artificiale dovrebbero soddisfare i requisiti normativi di sicurezza, accuratezza ed efficacia, ben definendone casi d’uso e indicazioni. Dovrebbero essere, inoltre, disponibili procedure pratiche di controllo della qualità e di miglioramento delle performance nell’uso di queste nuove applicazioni nel tempo.</li>
<li><strong>Garantire trasparenza, spiegabilità e intelligibilità</strong>. La trasparenza richiede che siano pubblicate o documentate informazioni sufficienti prima della progettazione o dell&#8217;implementazione di una tecnologia di intelligenza artificiale. Tali informazioni devono essere facilmente accessibili e facilitare una consultazione pubblica e un dibattito significativi su come è progettata la tecnologia e su come dovrebbe o non dovrebbe essere utilizzata.</li>
<li><strong>Promuovere responsabilità (responsability) e responsabilizzazione (accountability)</strong>. È necessario specificare alle persone in modo chiaro e trasparente quali sono i compiti che i sistemi possono eseguire e le condizioni in cui si possono ottenere le prestazioni desiderate. Sebbene le tecnologie di intelligenza artificiale svolgano mansioni specifiche, è responsabilità di tutti gli attori interessati, ma soprattutto delle istituzioni, garantire che queste siano utilizzate in condizioni appropriate e da persone adeguatamente formate. La responsabilità può essere assicurata dall’applicazione della “garanzia umana“, che implica l’inclusione della valutazione da parte di pazienti e medici nel loro sviluppo e nella loro implementazione. Inoltre, richiede anche l’applicazione di principi normativi a monte e a valle dell’algoritmo, stabilendo quali sono i punti di supervisione umana. Se qualcosa va storto, deve esserci una chiara e ben prestabilita responsabilità legale. A tal proposito è importante che siano disponibili meccanismi appropriati di tutela degli individui (o dei gruppi) che potrebbero essere influenzati negativamente dalle decisioni basate sugli algoritmi.</li>
<li><strong>Garantire inclusività ed equità</strong>. L&#8217;inclusività richiede che l&#8217;IA per la salute sia progettata per incoraggiare l&#8217;uso e l&#8217;accesso più equo possibile, indipendentemente da età, sesso, genere, reddito, razza, etnia, orientamento sessuale, abilità o altre caratteristiche protette dai codici dei diritti umani. Le tecnologie di intelligenza artificiale dovrebbero ridurre al minimo le inevitabili disparità di potere che sorgono tra i fornitori di servizi sanitari e i pazienti, tra responsabili politici e persone e tra le aziende che implementano queste tecnologie e i governi che le utilizzano o fanno affidamento su di esse. Ma c’è di più. Il loro utilizzo dovrebbe essere monitorato e valutato per identificare effetti sproporzionati su gruppi specifici di persone. Nessuna tecnologia dovrebbe sostenere o peggiorare le forme esistenti di pregiudizio e discriminazione.</li>
<li><strong>Promuovere un&#8217;IA reattiva e sostenibile</strong>. I progettisti, gli sviluppatori e gli utenti dovrebbero valutare in modo continuo e trasparente le applicazioni IA durante l&#8217;uso effettivo per determinare se l’IA risponde in modo adeguato e appropriato alle aspettative e alle esigenze. La reattività presuppone inoltre che le tecnologie siano coerenti con una più ampia promozione della sostenibilità dei sistemi sanitari, degli ambienti e dei luoghi di lavoro.<br />
I sistemi di IA dovrebbero anche essere progettati per ridurre al minimo le loro conseguenze ambientali e aumentare l&#8217;efficienza energetica. I governi e le aziende dovrebbero affrontare le interruzioni previste sul posto di lavoro, compresa la formazione degli operatori sanitari per adattarsi all&#8217;uso dei sistemi di intelligenza artificiale e le potenziali perdite di posti di lavoro dovute all&#8217;uso di sistemi automatizzati.</li>
</ul>
<p>Se l’intelligenza artificiale sarà in grado di promuovere gli interessi dei pazienti e delle comunità, dipende soprattutto da uno sforzo collettivo per progettare (e attuare) leggi e politiche eticamente difendibili e tecnologie che le rispettino e ne condividano i valori. Nel caso in cui i principi etici e gli obblighi in materia di diritti umani non dovessero essere la priorità per chi finanzia, progetta, regola o semplicemente utilizza le tecnologie di intelligenza artificiale per la salute, la società intera incorrerebbe in potenziali gravi conseguenze negative. Sicuramente, l’Organizzazione mondiale della sanità ha messo a disposizione linee guida etiche che potranno essere utili al processo. Le opportunità e le sfide sono quindi indissolubilmente legate.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> software che simula ed elabora le conversazioni umane (scritte o parlate), consentendo agli utenti di interagire con i dispositivi digitali come se stessero comunicando con una persona reale</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Gli LLM sono modelli di <em>machine learning</em> molto efficaci nello svolgere compiti associati al linguaggio, come traduzioni, risposte a domande, chat e riassunto di contenuti, oltre a generazione di contenuti e codici. In altri termini, i modelli linguistici sono <strong>reti neurali</strong> realizzate sulla base di un&#8217;elevata quantità di dati linguistici al fine di prevedere la parola successiva in una frase. In questo modo il modello può apprendere il rapporto tra parole e frasi in una lingua e generare nuovo testo, tradurre da una lingua all&#8217;altra ed eseguire altre attività di elaborazione del linguaggio naturale, ad esempio rispondere a domande, classificare o riepilogare. In parole povere, l&#8217;IA anticipa i desideri delle persone sulla base di un numero significativo di dati linguistici. Potrebbe esserti capitato di imbatterti in un modello linguistico sotto forma di correzione automatica o generazione di testi in Google Docs.</p>
<p>I modelli linguistici di prima generazione avevano però un inconveniente, cioè dovevano essere istruiti per ogni attività specifica, il che comportava ore e ore di lavoro manuale per insegnare ai modelli IA personalizzati come eseguire una determinata attività.</p>
<p>Il passaggio naturale successivo è stato segnato dai modelli linguistici di grandi dimensioni, ovvero modelli di IA con reti neurali significativamente più grandi, precedentemente istruiti sulla base di grandi set di dati linguistici, cioè reti neurali oltre 1.000 volte superiori. I modelli sono quindi capaci di svolgere un&#8217;ampia gamma di attività senza che sia necessaria un&#8217;ulteriore formazione. Queste reti neurali artificiali sono progettate per riflettere la complessità del cervello umano, dunque più grande è la rete, maggiore è la potenza cerebrale.</p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> https://www.who.int/publications/i/item/9789240029200</p>
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		<title>Come evitare gli zuccheri nascosti: un pericolo per la salute</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/come-evitare-gli-zuccheri-nascosti-un-pericolo-per-la-salute/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Apr 2023 09:11:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dolci e Dolcificanti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono sempre più numerosi e pressanti gli inviti a ridurre la presenza di zuccheri nella dieta per evitare gravose conseguenze sulla salute, in primo luogo malattie cardiovascolari e tumori. L’eccesso di zuccheri favorisce, tra l’altro, una rapida produzione dei radicali liberi, che sono tra i principali responsabili di un invecchiamento cellulare precoce e di un’infiammazione &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono sempre più numerosi e pressanti gli inviti a ridurre la presenza di zuccheri nella dieta per evitare gravose conseguenze sulla salute, in primo luogo malattie cardiovascolari e tumori. L’eccesso di zuccheri favorisce, tra l’altro, una rapida produzione dei radicali liberi, che sono tra i principali responsabili di un invecchiamento cellulare precoce e di un’infiammazione cronica che creano un microambiente favorevole allo sviluppo di malattie degenerative e tumorali.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-26079 size-full" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/04/zuccheri.jpg" alt="" width="1351" height="507" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/04/zuccheri.jpg 1351w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/04/zuccheri-300x113.jpg 300w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/04/zuccheri-1024x384.jpg 1024w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/04/zuccheri-768x288.jpg 768w" sizes="(max-width: 1351px) 100vw, 1351px" /></p>
<p>Diverse organizzazioni nazionali e internazionali, inclusa l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), hanno già raccomandato di <strong>ridurre il consumo di zuccheri liberi o zuccheri aggiunti a meno del 10% dell’apporto energetico giornaliero</strong>.  In linea con le raccomandazioni di OMS, World Cancer Research Fund (WCRF) e l’American Institute for Cancer Research (AICR) che raccomandano di <strong>ridurre il consumo di zuccheri liberi o zuccheri aggiunti a meno di 25 grammi (all’incirca 6 cucchiaini) al giorno e di limitare il consumo di bevande zuccherate a meno di una porzione (approssimativamente 200-355 ml) alla settimana</strong>. Dello stesso tenore diversi articoli scientifici tra cui quello di  Huang Y, Chen Z, et al. (Dietary sugar consumption and health: umbrella review. BMJ 2023;381:e071609. doi: 10.1136/bmj‑2022‑071609).</p>
<p>L’obiettivo però non è facile da conseguire perché al di là della volontà individuale e buona predisposizione del singolo, gli zuccheri nascosti in alimenti insospettabili sono molto più diffusi di quanto si pensi. Circa il 60% dello zucchero che viene assunto proviene da cibi industriali confezionati; i cosiddetti zuccheri aggiunti si trovano in tantissimi prodotti confezionati, non solo in quelli considerati poco salutari. Il consiglio è <strong>leggere attentamente le etichette dei cibi</strong> che si acquistano per rendertene conto; talvolta può essere più complesso riconoscerli, perché sono indicati con il loro nome scientifico o con altri nomi. Solitamente, per comodità, finiscono con il suffisso -osio, oppure -olo, ma esistono anche i cosiddetti <strong>zuccheri &#8220;naturali&#8221;</strong>, come ad esempio lo sciroppo d&#8217;acero, miele, zucchero d&#8217;uva, succo di mele. Il loro effetto è molto simile a quello del saccarosio. Necessario, quindi, prestare attenzione a diciture quali &#8220;<strong>contiene solo zuccheri della frutta</strong>&#8221; o &#8220;<strong>senza zuccheri aggiunti”, </strong>perchè non significa che quel prodotto sia completamente privo di zucchero, ma magari all&#8217;interno si trovano alternative al comune saccarosio.</p>
<p>Ecco cosa trovare in etichetta per capire se un alimento contiene zucchero: <strong>saccarosio, zucchero di canna, fruttosio, lattosio, maltosio, destrine, sciroppo di amido con fruttosio, maltodestrine, mannitolo, sciroppo di glucosio, sciroppo di malto, succo di mele concentrato, </strong><strong>sciroppo d&#8217;acero, sciroppo di riso, sciroppo di sorgo, succo d&#8217;agave, manna, zucchero invertito</strong>.</p>
<p>Si tratta di zuccheri che vengono inseriti nella preparazione di un alimento e si vanno a sommare a quelli naturalmente presenti nell’alimento stesso. Ecco alcuni esempi:</p>
<ul>
<li><strong>Bevande gasate e succhi di frutta</strong>. Le bevande gasate sono spesso prodotte con una grande quantità di zucchero: ma questo purtroppo vale anche per i succhi confezionati (solo i succhi al 100% contengono zuccheri naturali della frutta);</li>
<li><strong>Cacao in polvere</strong>: spesso usato dai più piccoli nel latte, contiene zucchero per tre quarti della sua composizione.</li>
<li><strong>Cereali e pane in cassetta</strong>. I cereali che si presentano glassati e colorati sono spesso arricchiti di zuccheri. Anche il pane in cassetta ha un eccesso di zucchero che aiuta il prodotto a conservarsi morbido (in media mezzo cucchiaino di zucchero per fetta).</li>
<li><strong>Conserve di pomodoro e sughi pronti</strong>: il pomodoro è di per sé acido e quindi lo zucchero (come ad esempio anche il bicarbonato) aiuta a bilanciarne il sapore.</li>
<li><strong>Maionese, ketchup e condimenti vari</strong>. In questo tipi di condimenti, ma a volte anche nell’aceto balsamico, lo zucchero è presente per non aumentare la dolcezza.</li>
<li><strong>Minestroni, zuppe e sughi pronti</strong>. In questi prodotti lo zucchero viene usato spesso come addensante, e aggiunge cremosità alle preparazioni.</li>
<li><strong>Panature</strong>. Cotolette, pesce gratinato, verdure impanate: tutti questi cibi hanno una quantità eccessiva di zucchero perché questo aggiunto alla panatura, li rende più croccanti.</li>
<li><strong>Pane in cassetta: </strong>in questo caso lo zucchero aiuta il prodotto a conservarsi morbido (in media mezzo cucchiaino di zucchero per fetta).</li>
<li><strong>Salse</strong>: maionese, ketchup, glasse (anche quella a base di aceto balsamico)</li>
<li><strong>Salumi, insaccati </strong>(salsicce e wurstel)<strong> e affettati</strong>. In alcuni tipi di prosciutto cotto, mortadella e wurstel vengono aggiunti zuccheri nella fase di produzione, per allungarne la scadenza.</li>
<li><strong>Snack confezionati</strong>. In merendine e dolciumi vari viene aggiunta una quantità eccessiva di zucchero allo scopo di renderli più appetibili.</li>
<li><strong>Surgelati</strong>. Anche nelle verdure surgelate spesso viene aggiunto dello zucchero: questo, naturalmente, può variare da marca a marca.</li>
<li><strong>Yogurt e formaggi “light”.</strong> Uno yogurt magro può arrivare a contenere quattro cucchiaini di zucchero in più rispetto a uno normale. Lo stesso vale per i formaggi light, prodotti con la <strong>margarina</strong> (meno grassa del burro ma per nulla salutare) e con aggiunta di zuccheri.</li>
</ul>
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