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	<title>Covid-19 Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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		<title>In Italia, nel 2019, sono morte per cause che si potevano evitare 96.400 persone</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/in-italia-nel-2019-sono-morte-per-cause-che-si-potevano-evitare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Oct 2022 09:34:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dati estremamente significativi emergono dalla Relazione sullo stato sanitario del Paese (2017-2021), appena pubblicata sul sito del Ministero della Salute (la precedente datava 2014). Prima di analizzare i dati sono tuttavia necessarie alcune precisazioni circa gli indicatori utilizzati. La mortalità evitabile si riferisce ai deces­si delle persone sotto i 75 anni di età che avvengono &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/in-italia-nel-2019-sono-morte-per-cause-che-si-potevano-evitare/">In Italia, nel 2019, sono morte per cause che si potevano evitare 96.400 persone</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dati estremamente significativi emergono dalla <strong>Relazione sullo stato sanitario del Paese</strong> (2017-2021), appena pubblicata sul sito del Ministero della Salute (la precedente datava 2014). Prima di analizzare i dati sono tuttavia necessarie alcune precisazioni circa gli indicatori utilizzati.</p>
<p>La <strong>mortalità evitabile</strong> si riferisce ai deces­si delle persone sotto i 75 anni di età che avvengono per cause di morte contrastabili con stili di vita più salutari, con la riduzione di fattori di rischio ambientali e con adegua­ti e tempestivi interventi di diagnosi e tratta­mento della malattia.</p>
<p>È una morte prematura, costituita da due componenti: la <strong>mortalità prevenibile</strong>, che può essere evitata con efficaci interventi di prevenzione primaria e di salute pubblica, e la <strong>mortalità trattabile</strong>, che può essere evita­ta con un’assistenza sanitaria tempestiva ed efficace in termini di prevenzione seconda­ria e di trattamenti sanitari adeguati. Sono indicatori che forniscono un punto di par­tenza per valutare le prestazioni del sistema sanitario.</p>
<p><strong>In Italia, nel 2019, sono morte per cause che si potevano evitare 96.400 persone, pari al 63% di tutti i decessi sotto i 75 anni di età, con differenze molto marcate a sfavore degli uomini</strong>: 60.987 maschi deceduti contro 35.413 donne, disuguaglianze spiegabili soprattutto con la componente prevenibile, ossia quella maggiormente legata agli stili di vita (per esempio abuso di alcol, maggiore propensione a fumare, non adeguata alimentazione) e ai comportamenti più a rischio (eventi accidentali, attività lavorativa, eccetera). In particolare, la mortalità prevenibile degli uomini è quasi tripla rispetto a quella delle donne (14,9 per 10.000 abitanti <em>versus </em>5,6 per 10.000 abitanti), mentre la mortalità trattabile è molto simile nei due generi (6,8 per 10.000 abitanti <em>versus </em>6,0 per 10.000 abitanti). Tali disuguaglianze di genere sono presenti in tutte le regioni: più accentuate in Sardegna e nel Molise, meno evidenti in Emilia Romagna. Le principali cause prevenibili che determinano questo gap di genere sono, tra le altre, il tumore al polmone e al fegato, le cardiopatie ischemiche e gli accidenti. <strong>Negli uomini la principale causa di morte è il tumore al polmone, una patologia prevenibile che ha causato 10.713 decessi, mentre nelle donne il tumore al seno, una patologia trattabile che ha provocato 5.958 decessi</strong>.</p>
<p>A livello territoriale, si osserva un <strong>trend Nord-Sud</strong>, con il Nord-Ovest, Nord-Est e Centro che presentano i tassi di mortalità evitabile e le due componenti (mortalità pre­venibile e trattabile) più bassi della media nazionale, il Sud e le Isole più alti.</p>
<p>Le Regioni presentano profili diversi ri­spetto alle due componenti della mortalità evitabile. Alcune presentano solo una com­ponente più elevata della media nazionale e non entrambe, indicando come sia necessa­rio adottare politiche differenziate sul ter­ritorio, in termini di programmazione sia di campagne di prevenzione sia di organiz­zazione delle strutture e dei servizi. <strong>La si­tuazione più critica si conferma quella della Campania</strong>, dove entrambe le componenti sono più alte della media nazionale; la si­tuazione più favorevole si osserva nella Pro­vincia Autonoma di Trento, dove entrambe le componenti hanno valori più bassi della media nazionale.</p>
<p>Sardegna, Molise, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta presentano tassi di mortalità prevenibile al di sopra della media nazionale e, viceversa, tassi di mortalità trattabile infe­riori al valore medio osservato.</p>
<p>Puglia, Abruzzo e Basilicata presentano, in­vece, tassi di mortalità trattabile al di sopra della media nazionale e al contrario tassi di mortalità prevenibile inferiori al valore me­dio.</p>
<p>Nonostante ciò, però, a livello europeo il nostro Paese è tra quelli con i più bassi tassi di mortalità evitabile: è preceduta solo dall&#8217;Islanda, dal Liechtenstein e dalla Svizzera. I Paesi dell’Est Europa pre­sentano i tassi di mortalità evitabile più alti.</p>
<p>L’analisi dei dati evidenzia pertanto come l’Italia abbia delle politiche di prevenzione primaria e se­condaria efficaci avendo uno dei tassi più bas­si in Europa, ma anche che la situazione non è omogenea: <strong>esistono infatti disuguaglianze di genere a sfavore degli uomini e regionali, con il Mezzogiorno in netto svantaggio rispetto al Centro-Nord</strong>.</p>
<p><strong>Sono ancora troppe le disuguaglianze che caratterizzano il Diritto alla Salute nel nostro Paese</strong>, come sottolineato dal <strong>rapporto Salutequità</strong>:</p>
<ul>
<li>Nel 2020, l’eccesso di mortalità provocato dalla <strong>pandemia da Covid-19</strong> ha comportato in un solo anno a livello nazionale la perdita di 1,3 anni di vita attesa alla nascita per gli uomini (da 81,1 nel 2019 a 79,8 nel 2020) e di 0,9 per le donne (da 85,4 a 84,5), con un impatto sensibilmente differenziato sul territorio.</li>
<li>La pandemia ha ampliato i divari territoriali</li>
<li>In Italia la <strong>speranza di vita</strong> nel 2021 è stata pari a 82,4 anni, ma al Nord si vive mediamente 1 anno e 7 mesi in più rispetto al Mezzogiorno, ove peraltro i livelli di sopravvivenza continuano a peggiorare anche nel 2021.</li>
<li>Sempre nel 2021 a fronte di una <strong>rinuncia alle cure</strong> pari a circa l’11% (nel 2019 era 6,3%) a livello nazionale, le differenze tra le Regioni sono molto rilevanti: si passa dal 18% della Sardegna al 6% della Provincia di Bolzano.</li>
<li>Per quanto attiene la <strong>migrazione sanitaria</strong>, l’11,4% dei ricoverati residenti al Sud si è recato fuori Regione per motivi di cura, contro il solo 5,6% dei residenti al Nord.</li>
<li>In merito agli <strong>screenings oncologici</strong> organizzati e prestazioni sanitarie si osserva una riduzione relativa di partecipazione pari al 10%, 20% e 13% nello screening mammografico, cervicale e colorettale, rispettivamente.</li>
<li>Sul versante del <strong>personale sanitario</strong> la Campania può contare su 5,59 operatori sanitari per mille abitanti contro 10,97 della Regione Valle D’Aosta.</li>
<li>Per quanto riguarda l’<strong>accesso ai farmaci </strong>a fronte di una decisione nazionale dell’Aifa di autorizzare e rimborsare a carico del SSN un nuovo farmaco per tutti i cittadini, esistono almeno 7 Regioni che hanno adottato un proprio Prontuario Terapeutico Regionale vincolante che di fatto rappresenta un passaggio ulteriore, rallentando l’accesso al farmaco da parte dei cittadini che vi risiedono.</li>
<li>Se il Covid-19 e il PNRR hanno chiarito la centralità delle cure domiciliari, a fronte di un’Intesa Stato-Regioni sugli standard per l’autorizzazione all’esercizio e l’accreditamento delle cure domiciliari siglata oltre 1 anno fa, circa metà delle Regioni deve ancora recepirla formalmente.</li>
</ul>
<p>Per garantire maggiore equità delle cure Salutequità ha avanzato le seguenti proposte:</p>
<ul>
<li>revisione dei criteri di riparto del Fondo Sanitario Nazionale puntando sui reali bisogni sanitari della popolazione e sul criterio dell’equità;</li>
<li>definire gli standard di personale sanitario da garantire in tutte le Regioni; definire gli standard degli Assessorati regionali alla salute e al sociale; attuazione in tutte le Regioni degli standard dell’assistenza territoriale;</li>
<li>rilancio, attuazione e monitoraggio stringente del Piano nazionale Cronicità e Piano Nazionale Governo Liste di Attesa;</li>
<li>abrogazione dei Prontuari Terapeutici Regionali vincolanti;</li>
<li>ripensare gli strumenti del Piano di rientro e commissariamento;</li>
<li>approvare il “Decreto tariffe” per dare attuazione ai Nuovi Livelli Essenziali di Assistenza varati nel 2017;</li>
<li>definizione e approvazione dei Livelli Essenziali delle prestazioni sociali;</li>
<li>rafforzamento, ammodernamento e attuazione del Nuovo Sistema di Garanzia dei Lea, cioè il sistema di monitoraggio e valutazione del livello centrale rispetto alla capacità delle Regioni di garantire i servizi e il diritto alla salute ai cittadini, oggi fortemente inadeguato.</li>
</ul>
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		<title>Campania ai primi posti per mortalità «evitabili» per cancro e cuore</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/campania-ai-primi-posti-per-mortalita-evitabili-per-cancro-e-cuore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Oct 2022 09:29:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La pandemia da SARS-CoV-2, è stato uno spartiacque decisivo per il sistema sanitario, in particolare per quello campano, che dopo tanti anni di commissariamento non è ancora riuscito a riqualificare il livello di prestazioni e dell’assistenza, a mettere in sicurezza i cittadini (che continuano ad ammalarsi, tra i primi in Italia, ed a morire di &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/campania-ai-primi-posti-per-mortalita-evitabili-per-cancro-e-cuore/">Campania ai primi posti per mortalità «evitabili» per cancro e cuore</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La pandemia da <em>SARS-CoV-2</em>, è stato uno spartiacque decisivo per il sistema sanitario, in particolare per quello campano, che dopo tanti anni di commissariamento non è ancora riuscito a riqualificare il livello di prestazioni e dell’assistenza, a mettere in sicurezza i cittadini (che continuano ad ammalarsi, tra i primi in Italia, ed a morire di cancro e di patologie cardiovascolari) ed a garantire una aspettativa di vita più lunga.</p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-23880 aligncenter" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2022/10/mortalita-tumori-300x192.jpg" alt="" width="584" height="374" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2022/10/mortalita-tumori-300x192.jpg 300w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2022/10/mortalita-tumori-768x491.jpg 768w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2022/10/mortalita-tumori.jpg 918w" sizes="(max-width: 584px) 100vw, 584px" /></p>
<p>La <strong>Relazione sullo stato sanitario del Paese</strong>, pubblicata dal Ministero della Salute, continua ad evidenziare una sanità campana che arranca. Per quanto attiene la «mortalità evitabile», se al Nord e al Centro si presentano i tassi più bassi della media nazionale, al Sud e nelle Isole si confermano quelli più alti., con la situazione più critica in Campania, quella più favorevole</p>
<p>nella Provincia Autonoma di Trento.</p>
<p>Se la <strong>mortalità per tumore</strong> per 10 mila abitanti vede gli uomini campani al secondo posto, le <strong>malattie del sistema circolatorio</strong> indicano al primo posto i cittadini campani maschi e femmine. Anche quelle del sistema respiratorio registrano che gli uomini campani sono i più colpiti in Italia e le donne al quarto posto.</p>
<p>Nel biennio 2020/2021, in Campania vi sono il 67,2 dei maggiorenni ed il 30,3 degli ultra 65 anni <strong>in buona salute</strong> (il primato spetta a Bolzano: 77,6% e 56%). Mentre gli ultra 18enni <strong>multicronici</strong> campani sono il 14,3% e gli ultra 65enni il 43,3 (nessun’altra regione va peggio, solo la Calabria ha un indice di ultra 18enni lievemente superiore di malati cronici: al 14,7). Gli <strong>accessi al Pronto soccorso</strong> campani sono aumentati esponenzialmente negli ultimi anni, passando dal 1.969.2320 del 2017 ai 5.624.260 del 2020. Così le <strong>chiamate al 118</strong>: sono state 422.388 nel 2017, ma nel 2020 sono aumentate fino a toccare la soglia di 833.258 (secondi dopo la Lombardia con 1.208.423). Resta ridotto il volume di ricoveri per intervento chirurgico alla mammella (3.850 nel 2020 a fronte degli 11.811 della Lombardia) con una produttività del 6,9% sul nazionale. Così per i ricoveri per interventi alla prostata (722 nel 2020 a fronte dei 3103 della Lombardia) con una produttività del 4,2%.</p>
<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-23881 aligncenter" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2022/10/cardio-300x175.jpg" alt="" width="568" height="331" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2022/10/cardio-300x175.jpg 300w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2022/10/cardio-768x448.jpg 768w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2022/10/cardio.jpg 906w" sizes="auto, (max-width: 568px) 100vw, 568px" />L’altro dato che ricalca le differenze territoriali riguarda il numero di medici di medicina generale per 100mila abitanti: in Campania ve ne sono meno di 70.</strong></p>
<p>Ma è l’<strong>assistenza residenziale e semiresidenziale </strong>a tracciare una netta separazione: la Campania conta meno di 100 posti letto per 100 mila abitanti ed ancora meno nelle strutture semiresidenziali, a fronte dei 900 del Trentino e degli oltre 800 del Piemonte e della Lombardia. Infine, la Campania presenta la maggiore incidenza (7,4) della <strong>spesa convenzionata</strong> sul fondo sanitario nazionale.</p>
<p>I dati sopra riportati vanno approfonditi con quelli riportati dal <strong>Rapporto BES 2021: il benessere equo e sostenibile in Italia</strong>, giunto alla nona edizione, da cui i rileva che:</p>
<p>Le disposizioni applicate al fine di contenere la diffusione del virus <em>SARS-CoV-2 </em>hanno notevolmente inciso su molti aspetti connessi alle abitudini della vita quotidiana, specialmente durante le fasi di <em>lockdown</em>. I limiti imposti agli spostamenti hanno determinato forti cambiamenti negli stili di vita della popolazione.  Questi i dati:</p>
<ul>
<li>nel 2021 <strong>la quota di persone sedentarie è pari al 32,5%</strong>, inferiore a quella fatta registrare nel 2020 (34,5%) e nel 2019 (35,5%); i livelli di sedentarietà sono risultati più elevati nelle donne rispetto agli uomini (34,6% contro 30,3%); <strong>la sedentarietà aumenta al crescere dell’età</strong>: riguarda 2 persone su 10 tra gli adolescenti e i giovani fino a 24 anni fino a interessare quasi 7 persone su 10 tra la popolazione di 75 anni e più. Tuttavia, la diminuzione non ha riguardano i giovanissimi di 14-19 per i quali si è assistito a un aumento significativo della sedentarietà che è passata dal 18,6% al 20,9%, bensì la popolazione adulta di 45-59 anni e la popolazione anziana di 75 anni e più.</li>
</ul>
<p>Colpisce anche la diminuzione, specialmente tra i più giovani di 14-24 anni, della pratica sportiva continuativa e parallelamente la crescita della pratica sportiva saltuaria e dell’abitudine a svolgere attività fisiche destrutturato, al di fuori di palestre e centri sportivi chiusi nel periodo pandemico.</p>
<ul>
<li>Anche nel 2021 si conferma un forte gradiente territoriale Nord-Mezzogiorno con tassi di sedentarietà che si attestano al 23,2% nelle regioni del Nord contro il 47,2% nelle regioni del Mezzogiorno.</li>
<li>In lieve e costante crescita la quota di persone in condizione di obesità o eccesso di peso pari nel 2021 al 44,4% tra le persone di 18 anni e più (contro il 45,9% nel 2020).</li>
<li>Gli uomini presentano livelli di eccesso di peso superiori alle donne (53,6% contro il 35,7%).</li>
<li>L’eccesso di peso risulta più elevato al crescere dell’età) e nelle regioni del Mezzogiorno (50,0%).</li>
<li>Si osserva come spesso i comportamenti sedentari si associno all’eccesso di peso. Tali fattori di rischio, da soli o in associazione, riguardano generalmente circa il 60% della popolazione adulta, con una quota di circa il 20% in cui si sovrappongono entrambi i comportamenti. Si conferma il ruolo protettivo del titolo di studio, con una maggiore attenzione ai comportamenti più salutari tra le persone con titolo di studio più elevato (33,7%) o laureati (15,8%) rispetto a chi ha un titolo di studio basso (54,6%).</li>
<li><strong>Diminuisce il consumo di frutta e/o verdura</strong></li>
</ul>
<p>Nel 2021 la quota di popolazione di 3 anni e più che ha consumato giornalmente almeno 4 porzioni di frutta e/o verdura è stata pari al 17,6% (livelli inferiori rispetto a quanto registrato nel periodo 2015-2018).</p>
<p>Quote più elevate di consumatori di almeno 4 porzioni di frutta e/o verdura giornaliere si osservano nelle regioni del Nord (20,0%) e del Centro (19,2%), rispetto al Mezzogiorno (13,5%). Tra le donne si confermano comportamenti più virtuosi rispetto agli uomini (19,9% contro 15,2%).</p>
<ul>
<li><strong>Stabile la quota di fumatori, ma in crescita nell’Italia centrale. </strong>Nel 2021, è pari al 19,5% la quota di fumatori di 14 anni e più, quota stabile rispetto al 2020 (19,1%) e in lieve aumento rispetto a quanto registrato nel 2019 (18,7%). Nel 2021 aumentano i fumatori nelle regioni dell’Italia centrale (dal 19,5% al 22%), mentre si mantengono pressoché stabili nelle regioni dell’Italia settentrionale e nel Mezzogiorno. L’abitudine al fumo è più diffusa tra gli uomini (23,1% contro 16%); tuttavia nel tempo tale distanza si è notevolmente ridotta (era pari a 11,2 punti percentuali nel 2010 e arriva a 7,1 punti percentuali nel 2021). L’abitudine al fumo risulta più elevata a partire dai giovani di 20-24 anni e raggiunge il livello più elevato tra le persone di 25-44 anni (in questa fascia di età riguarda circa una persona su quattro). La quota di fumatori diminuisce leggermente nelle fasce di età successive, mantenendosi tuttavia abbastanza stabile fino alle persone di 60-64 anni, mentre si riduce nelle fasce di età successive.</li>
<li><strong>Si riduce il consumo di alcol a rischio, ma cresce la frequenza delle ubriacature</strong></li>
</ul>
<p>L’abitudine al consumo a rischio di bevande alcoliche ha riguardato, nel 2021, il 14,7% della popolazione di 14 anni e più (era 16,7% nel 2020 e 15,8% nel 2019). La flessione nella quota dei consumatori a rischio ha riguardato sia il consumo abituale eccedentario (tornato ai livelli del 2019) sia le ubriacature, con una riduzione più marcata per queste ultime che nel 2021 sono passate dall’8,4% al 7,1%. La diminuzione nell’abitudine al <em>binge drinking</em> ha riguardato principalmente i giovani tra i quali questo comportamento di consumo a rischio è generalmente più diffuso (nella fascia 18-24 anni le ubriacature si sono ridotte di 3,6 punti percentuali). Su questo andamento può aver inciso anche la chiusura nel periodo pandemico di discoteche e luoghi dove si balla e che spesso sono indicati dai ragazzi di questa fascia di età come il luogo in cui è avvenuto l’ultimo episodio di <em>binge drinking</em>.</p>
<p>C’è da osservare comunque che è aumentato il numero medio di volte in cui sono avvenuti gli episodi di ubriacatura, passato da 6,5 a 7.</p>
<p>Le abitudini più rischiose nel consumo di alcol si confermano essere maggiormente diffuse nelle regioni del Nord (16,9%), rispetto al Centro (15,5%) e specialmente al Mezzogiorno (11,2%).  Tra i consumatori con abitudini di consumo a rischio di bevande alcoliche prevalgono gli uomini (20,5%) sulle donne (9,2% donne), che però</p>
<p>si vanno lentamente allineando agli uomini.</p>
<p>Purtroppo, pur se in significativa riduzione rispetto al 2020, anche nel 2021 quote elevate di consumatori a rischio si osservano tra i minori di 14-17 anni (23,6%) e tra i giovani di 18-24 anni (15,9%).</p>
<p>Un’altra fascia di età in cui il consumo a rischio è elevato è quella delle persone di 65 anni e più tra cui si attesta al 18,6%.</p>
<p>&nbsp;</p>
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