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		<title>Colza &#8211; Brassica napus</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/colza-brassica-napus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Oct 2024 09:37:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Grassi da condimento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Brassica napus L., 1753 comunemente nota a seconda della varietà come colza (varietà oleifere) o navone o rutabaga (varietà orticole), è una pianta angiosperma dicotiledone, dal fiore giallo brillante (o bianco a seconda della varietà), appartenente alla famiglia delle Brassicaceae. Non si conoscono forme selvatiche, ma il colza, probabilmente si è originato da un incrocio &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Brassica napus</em> L., 1753 comunemente nota a seconda della varietà come <strong>colza</strong> (<strong>varietà oleifere</strong>) o <strong>navone</strong> o <strong>rutabaga</strong> (<strong>varietà orticole</strong>), è una pianta angiosperma dicotiledone, dal fiore giallo brillante (o bianco a seconda della varietà), appartenente alla famiglia delle <em>Brassicaceae</em>.</p>
<p>Non si conoscono forme selvatiche, ma il colza, probabilmente si è originato da un incrocio tra rapa bianca e cavolo. In Europa i primi riferimenti all’uso di colza risalgono al 14° secolo. Dal tardo Medio Evo, l’olio di colza veniva principalmente utilizzato come olio da illuminazione nell’Europa settentrionale, ma era poco adatto al consumo umano a causa dell’alto contenuto di acido erucico, ma era comunque utilizzato per uso alimentare dalle classi più povere. Può essere confusa col ravizzone (<em>Brassica rapa</em>).</p>
<p>La coltivazione del colza ha avuto un notevole sviluppo in Germania tra le due guerre mondiali, quando l’olio di colza era l’unico olio disponibile in quantità sufficienti, ed era il componente di base della cosiddetta “<strong>margarina di guerra</strong>”. Ci fu una selezione accurata che portò al suo utilizzo come olio ad uso alimentare. Al posto dell’acido erucico, inadatto al consumo umano si è aumentato notevolmente il contenuto degli acidi linoleico e linolenico, acidi grassi a C18, migliori dal punto di vista nutrizionale.</p>
<p>Dal 1974-76, la coltivazione di colza in Germania si è completamente orientata verso queste cosiddette varietà “0”. Il contenuto in olio è di oltre il 40% e dopo l’estrazione il “panello” residuo può essere utilizzato come cibo ad alto contenuto proteico per gli animali.</p>
<p>Un ulteriore processo di selezione era richiesto per ridurre il contenuto dei cosiddetti &#8220;<strong>glucosinolati</strong>&#8221; che sono nocivi agli animali. Le varietà attualmente in produzione sono caratterizzate da assenza di acido erucico e da un basso contenuto di glucosinolati e sono conosciute come <strong>varietà a doppio zero</strong> (“<strong>00</strong>”). Dopo questi miglioramenti l’olio di colza grazie alla bilanciata composizione in acidi grassi e, in particolare, al contenuto di Omega-3, è diventato il più salutare degli oli vegetali.</p>
<p>Per ovviare al problema dell’acido erucico, alla fine degli anni ’70 negli Usa è stato lanciato l’<strong>olio canola </strong>(abbreviazione di Canadian Oil Low Acid), a basso contenuto di questo acido (con un contenuto di acido erucico inferiore al 2%). Le varietà orticole vengono invece coltivate per la radice (<strong>rutabaga</strong>) <strong>che può essere consumata dall&#8217;uomo come ortaggio</strong>.</p>
<p>Oltre all’ uso alimentare, si è sviluppata la possibilità di utilizzarlo grezzo come carburante per macchine agricole e, dopo esterificazione, per la produzione di biodiesel, aprendo un secondo importante campo di utilizzo.</p>
<p><strong>Descrizione</strong></p>
<p><em>Brassica napus</em> cresce fino a 100 cm di altezza con foglie basali glabre, carnose, pinnatifide e glauche peduncolate mentre le foglie superiori sono sessili.</p>
<p>La colza ha un accrescimento indeterminato, termina con uno scapo fiorale, che porta fiori gialli in infiorescenza. I fiori sono larghi circa 17 mm, attinomorfi, formati da quattro petali in una tipica forma a croce, alternati a quattro sepali. L&#8217;androceo è tetradinamo ovvero è formato da 6 stami di cui due stami laterali con filamenti corti e quattro stami mediani con filamenti più lunghi le cui antere si staccano dal centro del fiore durante la fioritura.</p>
<p>La fioritura è scalare e a seguito della fecondazione produce i frutti che sono silique, lunghe 5-10 cm, verdi da immature poi tendenti a imbrunire. I frutti contengono numerosi piccoli semi tondi con un diametro di 1,5-3 mm.</p>
<p>La colza presenta una radice fittonante abbastanza profonda.</p>
<p>La specie <em>Brassica napus</em> appartiene alla famiglia delle <em>Brassicaceae</em>. La colza è una sottospecie con nome proprio <em>B. napus</em> subsp. <em>napus</em> e comprende le <strong>varietà oleifere invernali e primaverili, il colza orticolo e il colza foraggero</strong>. La seconda sottospecie di <em>B. napus</em> è <em>B. napus</em> subsp. <em>rapifera</em> (anche subsp. <em>napobrassica</em> ; la rutabaga).</p>
<p>Le colture del genere Brassica, compresa il colza, sono state tra le prime piante ad essere ampiamente coltivate dall&#8217;umanità già 10.000 anni fa. La colza veniva coltivata in India già nel 4000 a.C. e si è diffusa in Cina e in Giappone 2000 anni fa. La colza è coltivata prevalentemente come coltura invernale nella maggior parte dell&#8217;Europa e dell&#8217;Asia a causa della vernalizzazione richiesta per avviare il processo di fioritura. Si semina in autunno e rimane come rosetta basale di foglie durante l&#8217;inverno. Nella primavera successiva emette la parte vegetativa seguita dalla fioritura. In genere fiorisce nella tarda primavera e fruttifica per un periodo di 6-8 settimane fino a mezza estate.</p>
<p>Predilige terreni di medio impasto, profondi, freschi ed esenti da ristagno idrico. Coltivato nei climi nordici (soprattutto in Canada, Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia e Paesi Bassi) come foraggio per animali, fonte di olio vegetale alimentare e come combustibile nel biodiesel.</p>
<p><strong>Il colza viene coltivato per la produzione di alimenti per animali, oli vegetali commestibili e biodiesel</strong>. Alcune varietà di colza sono vendute come verdura, soprattutto nei negozi asiatici. La rutabaga derivata dalle varietà orticole di <em>B. napus</em> viene impiegata nelle cucine di vari paesi.</p>
<p>Il <strong>colza</strong> (circa 15%) rappresenta la <strong>terza fonte di olio vegetale al mondo </strong>dopo la soia (circa 26%) e la palma (35% del totale); il girasole rappresenta il 9% e l’olio di oliva solo l&#8217;1% del mercato degli oli vegetali (FAOSTAT – 2021).</p>
<p><strong>L&#8217;olio di colza</strong> viene ricavato dai semi della pianta (<em>Brassica napus, Brassica rapa, Brassica juncea</em>) e da cultivar o varietà mutanti sviluppate appositamente per modificarne la distribuzione di acidi grassi. L&#8217;olio viene usato in alimentazione dopo essere stato raffinato e miscelato ad altri oli poiché all&#8217;origine ha sapore e odore poco gradevoli.</p>
<p>L’olio di colza è comunque un grasso vegetale. In 100 grammi di olio di colza c’è un apporto di: 6,31 g di grassi saturi; 61,52 g di grassi monoinsaturi; 29,62 g di grassi polinsaturi; 22,2 mg di vitamina E; 0,1 mg di ferro; sodio in tracce; potassio in tracce.</p>
<p>L’olio di colza viene considerato ottimo per il mantenimento della salute cardiovascolare perché è tra gli oli vegetali più poveri di grassi saturi. È ricco di polinsaturi, (omega 3 e omega 6) e per questo aiuta a tenere sotto controllo i livelli di colesterolo nel sangue e contribuisce a regolare l’infiammazione e la pressione del sangue.</p>
<p>Il consumo di olio di colza può tuttavia interferire con l’assunzione di warfarin. In presenza di dubbi è meglio chiedere consiglio al proprio medico.</p>
<p>L’olio di colza è fonte di acido erucico, che è una molecola che, se assunta in quantità elevate può causare difficoltà respiratorie e cecità. Si ritiene tuttavia che i livelli contenuti nell’olio non siano tali da essere considerati pericolosi. Anche in questo caso, in presenza di dubbio meglio chiedere consiglio al proprio medico.</p>
<p>La <strong>canola</strong> è una specifica varietà di colza dal basso contenuto di acido erucico che è stata sviluppata in Canada: il suo nome è composto da <strong>Canadian oil low acid</strong> (<strong>Olio canadese a basso contenuto di acido</strong>). Il contenuto di acido erucico è limitato dalla normativa del governo a un massimo del 2% di in peso negli Stati Uniti e 5% nell&#8217;UE.</p>
<p>La lavorazione dei semi per ricavare l&#8217;olio produce un residuo <strong>usato nell&#8217;alimentazione</strong> degli animali da allevamento. Questo sottoprodotto <strong>è un alimento molto ricco di proteine e può competere con la soia</strong>. È usato principalmente per nutrire i bovini, ma anche per maiali e polli (meno importante per questi ultimi).</p>
<p>L&#8217;olio di colza viene utilizzato anche come <strong>carburante diesel</strong>, sia come <strong>biodiesel</strong>, direttamente nei sistemi di alimentazione riscaldati, sia miscelato con distillati di petrolio per alimentare veicoli a motore. Il biodiesel può essere utilizzato puro nei motori più nuovi senza danneggiarli e spesso viene combinato con il gasolio fossile in percentuali che variano dal 2% al 20% di biodiesel. A causa dei costi di coltivazione, frantumazione e raffinazione del biodiesel di colza, il biodiesel di colza da olio nuovo ha un costo di produzione maggiore rispetto al carburante diesel standard, quindi il carburante diesel viene comunemente prodotto a partire dall&#8217;olio usato. L&#8217;olio di colza è l&#8217;olio di base preferito per la produzione di biodiesel nella maggior parte d&#8217;Europa, rappresentando circa l&#8217;80% della materia prima, in parte perché la colza produce più olio per unità di superficie rispetto ad altre fonti di olio, come la soia, ma soprattutto perché ha un punto di gelificazione significativamente più basso rispetto alla maggior parte degli altri oli vegetali.</p>
<p>Il colza è una <strong>pianta mellifera; </strong>produce molto nettare da cui le api ricavano un <strong>miele </strong>chiaro, ma pungente, molto apprezzato nell&#8217;Europa centrale e settentrionale. Deve essere estratto immediatamente dopo la sua fabbricazione, perché cristallizza rapidamente nel favo rendendo impossibile l&#8217;estrazione.</p>
<p>Questo miele in Italia di solito viene mescolato con varietà più dolci se usato come prodotto da tavola o venduto come prodotto da pasticceria.</p>
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		<title>Riciclare l’olio alimentare esausto</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/riciclare-lolio-alimentare-esausto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Mar 2024 10:53:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
		<category><![CDATA[Grassi da condimento]]></category>
		<category><![CDATA[bio-lubrificanti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Qual è il destino di un olio alimentare una volta che questo è stato utilizzato per cuocere, friggere e conservare e quindi ha svolto il suo compito? Un’abitudine dannosa quanto sottovalutata riguarda lo smaltimento degli oli di scarto nei lavandini e nei wc. Questa pratica, apparentemente innocua e purtroppo ancora molto diffusa, si traduce in &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Qual è il destino di un olio alimentare una volta che questo è stato utilizzato per cuocere, friggere e conservare e quindi ha svolto il suo compito? <strong>Un’abitudine dannosa quanto sottovalutata riguarda lo smaltimento degli oli di scarto nei lavandini e nei wc. Questa pratica</strong>, apparentemente innocua e purtroppo ancora molto diffusa, <strong>si traduce in gravi conseguenze ambientali ed economiche, per cui va assolutamente evitata. </strong></p>
<p>Lo smaltimento nei lavandini può causare accumulo nelle tubature, portando a restrizioni del flusso d’acqua e ostruzioni costose da sistemare. Tuttavia, il problema più grave sorge quando l’olio raggiunge i sistemi fognari, danneggiando i depuratori e, successivamente, gli ecosistemi acquatici. Una volta negli ambienti acquatici, l’olio forma un sottile strato sulla superficie dell’acqua, noto come “film oleoso”, che ostacola l’ingresso di luce solare e impedisce l’ossigenazione del mare danneggiando la vita e l’equilibrio degli ecosistemi acquatici.</p>
<p>A contatto con le falde acquifere, l’olio esausto può rendere non più potabili le acque, impedendone l’ossigenazione. Se l’olio esausto raggiunge poi la falda freatica forma uno strato lentiforme di 3-5 cm di spessore, che si sposta con la falda stessa verso valle, e può raggiungere pozzi di acqua potabile anche molto lontani determinando gravi conseguenze alla salute pubblica.</p>
<p>Lo sversamento di oli esausti su un terreno qualsiasi è gravissimo, perché quando questo rifiuto viene disperso nel sottosuolo deposita un film sottilissimo attorno alle particelle di terra e forma così uno strato di sbarramento tra le particelle stesse, l’acqua e le radici capillari delle piante, impedendo l’assunzione delle sostanze nutritive.</p>
<p>Pertanto, è estremamente importante conoscere come smaltire correttamente un olio esausto.</p>
<p>Vengono definiti “<strong>oli esausti</strong>” tutti quegli oli che non possono più svolgere le funzioni previste, ad es. residui sia di origine industriale che domestica come l’olio del motore o i residui di olio dopo aver fritto in cucina<strong>; questi oli rientrano nella categoria dei rifiuti speciali, non biodegradabili e altamente inquinanti</strong>. Nonostante vengano denominati “esausti”, in realtà questi oli avrebbero ancora una lunga vita davanti a sé, sì da trasformarsi da rifiuti in risorse preziose, grazie a processi innovativi e dall’impatto ambientale positivo. In effetti</p>
<ul>
<li><strong>L’olio alimentare esausto è riciclabile al 100 per cento</strong> per la produzione di biocarburanti, cosmetici, inchiostri, e perfino candele</li>
<li><strong>Purtroppo, solo un terzo di quello prodotto</strong> in Italia, però, <strong>viene raccolto per il riciclo</strong>. Quello gettato negli scarichi produce inquinamento ambientale e danni alla rete fognaria.</li>
<li>Senza dubbio <strong>maggiori informazioni e più punti di raccolta potrebbero aumentare la quantità di olio alimentare esausto riciclato</strong>.</li>
</ul>
<p><strong>L’importanza del recupero</strong></p>
<p>La corretta gestione degli scarti degli oli alimentari è fondamentale. Diversamente da molti altri tipi di rifiuti, <strong>gli oli esausti possono essere completamente riciclati, senza sprechi</strong>. Nel mondo, una parte degli oli da cucina esausti viene già avviata al riciclo, e attraverso un trattamento adeguato vengono trasformati in risorse preziose, come <strong>bio-lubrificanti</strong> per macchinari agricoli e nautici, saponi, cosmetici, inchiostri, ma soprattutto biodiesel.</p>
<p>Il <strong>biodiesel</strong> è un carburante prodotto da fonti rinnovabili, come appunto gli oli vegetali, e rappresenta un’alternativa ecologica al diesel tradizionale. Per comprendere quanto il riciclo sia realmente applicabile nella quotidianità, un esempio concreto viene dalla partnership tra McDonald’s UAE e Neutral Fuels, che dal luglio 2011 ha permesso di trasformare gli oli esausti delle cucine dei ristoranti del colosso in biodiesel, utilizzato quindi per alimentare l’intera flotta di camion di McDonald’s negli Emirati Arabi. Grazie a questa iniziativa, sono stati percorsi oltre 22 milioni di km utilizzando esclusivamente il biocarburante prodotto dagli oli di scarto, riducendo le emissioni di CO<sub>2</sub> di oltre 25 milioni di kg.</p>
<p><strong>Lo smaltimento dell’olio alimentare esausto</strong></p>
<p>Nel nostro paese, secondo una stima dei consorzi di filiera Conoe e Renoils, nel 2020 sono state raccolte, però, appena 80mila tonnellate di olio alimentare su 290mila tonnellate prodotte (il 38 per cento proveniente da attività professionali come le industrie e i ristoranti che sono obbligati a raccoglierlo, mentre il 62 per cento proviene dall’ambito domestico dove, in mancanza di obblighi di legge, si raccoglie solo il 5 per cento del rifiuto prodotto). Il paradosso è che in Italia vengono riutilizzate 200mila tonnellate d’olio esausto in gran parte importate dall’estero, mentre nelle cucine italiane l’olio avanzato continua a finire negli scarichi.</p>
<p>Le ragioni di questa dispersione, stando al rapporto, sono la <strong>scarsa informazione ai cittadini sul corretto smaltimento e la mancanza di punti di raccolta</strong>. Secondo la mappatura realizzata nel dossier, in tutta la penisola esistono 1.500 punti di raccolta di oli esausti: appena 1 ogni 39mila abitanti.</p>
<p>Spetta ai singoli Comuni promuovere la raccolta dell’olio alimentare esausto, come avviene per gli altri rifiuti. Indipendentemente dalle iniziative locali, <strong>le buone pratiche richiedono che l’olio utilizzato </strong>per la frittura o quello delle scatolette di tonno (che peraltro si può riutilizzare come condimento) <strong>non venga gettato negli scarichi di wc e lavandini o nella spazzatura, ma venga travasato in un contenitore</strong> (recipienti sigillati, come bottiglie o taniche di latta o plastica) <strong>che, una volta pieno, deve essere conferito all’isola ecologica del proprio territorio o nei punti di raccolta</strong>, come quelli all’interno di alcune catene di supermercati.</p>
<p>È possibile riciclare l’olio esausto grazie agli interventi offerti da ditte qualificate che realizzano dei prodotti lubrificanti come oli per macchine agricole o inchiostri. I trattamenti di recupero olio esausto prevedono un’accurata pulizia e rigenerazione dell’olio il quale verrà successivamente tramutato in altre formule da utilizzare sul mercato. Esistono ad esempio delle aziende raccoglitrici autorizzate al riciclo e smaltimento degli oli esausti iscritte al CONOE (Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali ed animali esausti) o al CONOU (Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati – 800863048, segreteria@conou.it). La funzione di questi Consorzi è quella di controllare e monitorare la filiera degli oli e grassi esausti ai fini ambientali nonché diminuirne, in maniera progressiva, la dispersione. Generalmente stazioni di servizio, officine di riparazione e lubrificazione sono tenute a ritirare gratuitamente gli oli esausti.</p>
<p>Qualora la quantità di oli da smaltire sia effettivamente molto alta, la soluzione migliore è quella di rivolgersi direttamente a un agente autorizzato che provvederà a trasportarli presso il centro di smaltimento più vicino.</p>
<p>Per quanto riguarda la raccolta domiciliare sul territorio di Napoli, l&#8217;utente cittadino può richiedere l’apposito contenitore presso il proprio condominio, parco o abitazione singola, mediante una richiesta al Numero verde ASIA 800 161010 oppure inviando una mail al servizio.clienti@asianapoli.it indicando: il nominativo, l&#8217;indirizzo, l&#8217;email dell&#8217;amministratore e il numero di cellulare.</p>
<p><strong>Riciclo degli oli esausti</strong></p>
<p>Una volta entrato nel processo di smaltimento, l’olio esausto viene debitamente trattato, ripulito e rigenerato così da poter rientrare nella catena vitale ed essere reimmesso nel mercato sotto altre forme di prodotti.</p>
<p>Il riciclo degli oli esausti consente non solo di ridurre l’inquinamento ma anche di recuperare buona parte degli scarti per un nuovo riutilizzo industriale anche se il processo di recupero è complesso e richiede il rispetto di una normativa dettagliata.</p>
<p>In base alle caratteristiche dell’olio il prodotto può essere sottoposto a tre tipi di processo:</p>
<ul>
<li>la rigenerazione degli oli esausti</li>
<li>la combustione degli oli esausti</li>
<li>la termodistruzione degli oli esausti</li>
</ul>
<p>L’olio vegetale o di origine animale, arrivato alla fine del suo ciclo di vita, può subire diversi trattamenti ed essere destinato ad affrontare nuove trasformazioni. L’olio alimentare esausto, infatti, può essere riutilizzato per:</p>
<ul>
<li>la produzione di Biodiesel</li>
<li>la produzione di saponi</li>
<li>olio rigenerato e adatto alla miscelazione con olio minerale lubrificante</li>
<li>la produzione di bitumi stradali</li>
<li>la produzione di mangimi animali</li>
<li>la produzione di biogas</li>
</ul>
<p>Per gestire in modo corretto il riciclo e lo smaltimento dell’olio esausto è fondamentale depositarlo – come accennato &#8211;  in appositi contenitori e consegnarli alle aziende raccoglitrici autorizzate iscritte al CONOE (Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali ed animali esausti) o alle aziende raccoglitrici autorizzate iscritte al CONOU (Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati).</p>
<p>La funzione del Consorzio è quella di controllare e monitorare la filiera degli oli e grassi esausti ai fini ambientali nonché diminuirne, in maniera progressiva, la dispersione. Generalmente stazioni di servizio, officine di riparazione e lubrificazione sono tenute a ritirare gratuitamente gli oli esausti.</p>
<p>Qualora la quantità di oli da smaltire sia effettivamente molto alta, la soluzione migliore è quella di rivolgersi direttamente a un agente autorizzato che provvederà a trasportarli presso il centro di smaltimento più vicino.</p>
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		<title>Coloquintide &#124; Citrullus colocynthis (L.) Schrader</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/coloquintide-citrullus-colocynthis-l-schrader/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Apr 2023 13:19:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[alfa-elaterina]]></category>
		<category><![CDATA[biodiesel]]></category>
		<category><![CDATA[citrullolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La coloquintide (Citrullus colocynthis (L.) Schrad.) è una pianta erbacea, perenne, appartenente alla famiglia delle Cucurbitacee; comunemente conosciuto come coloquintide, colociste, mela amara, cetriolo amaro, zucca deserta, egusi, o vite di Sodoma, Tamil, è una pianta desertica originaria del bacino del Mediterraneo e dell&#8217;Asia, in particolare Turchia, Nubia e Trieste; cresce spontanea su substrati sabbiosi &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La<strong> coloquintide </strong><em>(Citrullus colocynthis (L.) Schrad.) </em>è una pianta erbacea, perenne, appartenente alla famiglia delle <em>Cucurbitacee</em>; comunemente conosciuto come coloquintide, colociste, mela amara, cetriolo amaro, zucca deserta, egusi, o vite di Sodoma, Tamil, è una pianta desertica originaria del bacino del Mediterraneo e dell&#8217;Asia, in particolare Turchia, Nubia e Trieste; cresce spontanea su substrati sabbiosi di aree desertiche e semi-desertiche, in tutto il Sahara, nelle regioni subtropicali e nel bacino mediterraneo, fino a raggiungere il Medio Oriente, Iran, India e Asia meridionale.</p>
<p><em><strong>Etimologia</strong></em><em> – Cucumis,</em> nome latino derivato dal celtico <em>cucc</em> = ciò che è cavo, vuoto da cui <em>cucce =</em> vaso (coccio), allusione alla forma di alcuni frutti di questo genere (cavi internamente) ed all&#8217;uso pel quale sono usati, da cui anche <em>cocoma</em> (milanese: <em>cogoma)</em> = bricco.</p>
<p><em>Colocynthis, nome greco</em> <em>kolokunqis- da kolokunqa o kolokunqh o kolokunth</em> = zucca, secondo alcuni AA. derivato da <em>koilian kinew</em> = = <em>alvum moveo</em> = <em>muovo il ventre,</em> per le sue proprietà drastiche. Secondo altri, dal greco <em>kolon</em> = <em>salsiccia,</em> cioè <em>cibo</em> e <em>kunwn</em> = del cane, cioè <em>cibo da cane,</em> dispregiativo per la sua amarezza.</p>
<p><em>Citrullus –</em> dal latino <em>citreo colore,</em> allusione al fatto che i frutti di alcune specie di questo genere, assumono color citrino a maturità (C. <em>Melo</em> L. p. e.).</p>
<p>La pianta assomiglia ad una comune vite di anguria, ma porta piccoli frutti duri con una polpa amara. Questa pianta, citata nella Bibbia e nei papiri di Ebers (c. 1550 a.C.) per le sue proprietà curative e per la sua pericolosità è ancora oggi utilizzata tradizionalmente. I caratteristici semi di <em>Citrullus colocynthis</em> sono stati ritrovati in diversi siti archeologici sahariani, a testimonianza di un uso antico e radicato nelle tradizioni locali.</p>
<p>La coloquintide ha fusti striscianti, lunghi circa mezzo metro, più o meno ramificati, muniti di cirri. La radice è fittonante, grossa e carnosa. Tutta la pianta risulta pelosa e ruvida e possiede un’azione tossica generale. Le foglie sono palmatopartite, scabre, con 3-5 profonde divisioni lobate. I lobi possono essere laciniati o dentati con base cordata o reniforme. I fiori sono monoici, ascellari, solitari, portati da brevi peduncoli di colore giallo-verdastri con corolla subcampanulata; i maschili hanno calice più breve della corolla, ispidi, divisi fino a metà in lobi lesiniformi ricurvi all&#8217;apice, hanno 5 stami di cui 4 saldati a coppie e 1 singolo, con antera ad una sola loggia, sinuosa; i femminili, hanno 3 staminoidi, e l&#8217;ovario infero formato da tre carpelli. Il frutto è sferico, grosso da 5 a 10 cm di diametro, generalmente 6–8 cm, rivestito allo stadio immaturo dal calice ispido permanente, poi nudo e glabro con epicarpo coriaceo, liscio di colore giallo leggermente marmoreggiato a maturità. In sezione trasversale, si può notare il mesocarpo pieno di una polpa asciutta, quasi spugnosa di colore biancastro. La divisione dei 3 carpelli è evidente ogni carpello ha una serie di 6 semi; i semi sono lunghi 5 mm e larghi 3, grossi meno di 2 mm grigi o grigio-giallicci non marginati.</p>
<p>L&#8217;uso della Coloquintide come purgante è antichissimo, essa era già nota agli egiziani ed è annoverata fra le droghe descritte nel Papiro di Ebers; veniva utilizzata in fitoterapia, con <strong>proprietà purganti drastiche, come emagogo e abortivo</strong>, ma il suo utilizzo è declinato nella farmacopea fin dalla metà del diciannovesimo secolo a causa della associazione a casi di intossicazione e ad alcune morti sospette.</p>
<p>Contiene <strong>glucosidi amari</strong> quali <strong>colocintina, colocintidina</strong>, <strong>cucurbitacina</strong>, un alcol, il <strong>citrullolo.</strong> Nelle resine è stato rinvenuto un alcaloide <strong>alfa-elaterina</strong>.</p>
<p>È una <strong>pianta velenosa</strong> con esiti anche mortali, in persone sensibili i principi tossici possono essere assimilati anche per via respiratoria causando lievi intossicazioni che possono essere trasmessi dalle nutrici ai propri lattanti tramite latte materno. L&#8217;intossicazione causa nausea, vomito, intensa gastroenterite con forti dolori colici, con scariche sanguigne e dolorose, anuria, crampi, convulsioni e poi morte.</p>
<p>La coloquintide è stata studiata dall&#8217;Icba (International centre for biosaline agriculture &#8211; Centro internazionale per l&#8217;agricoltura biosalina) negli Emirati Arabi Uniti per la sua <strong>capacità di tollerare alte temperature e siccità</strong>. Il frutto rassomiglia molto ad un cocomero, ma è grande circa come un&#8217;arancia. La polpa è estremamente amara e contiene una serie di molecole potenzialmente tossiche, se ingerite in quantità superiore a 2 grammi per chilogrammo di peso vivo. In piccole dosi, la polpa viene usata come antireumatico, antielmintico, idragogo, lassativo, e per trattare infezioni cutanee. I semi vengono utilizzati per il trattamento del diabete e perfino di tumori. I semi torrefatti e poi macinati vengo utilizzati dai beduini e nel Nord dell&#8217;India e Pakistan per fare una specie di sfoglia croccante.</p>
<p>Il frutto contiene mediamente 315 semi, per un totale di circa 8 grammi. Dai semi è possibile ottenere un <strong>biodiesel</strong>.</p>
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