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	<title>acidi fenolici Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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		<title>I polifenoli: definizione e classificazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jan 2024 15:09:02 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I <strong>polifenoli</strong> sono uno dei più importanti e sicuramente il più numeroso tra i gruppi di sostanze fitochimiche presenti nel regno vegetale.</p>
<p>Attualmente sono note oltre 8000 strutture fenoliche, di cui più di 4000 appartenenti alla classe dei <strong>flavonoidi</strong>, e diverse centinaia sono presenti nei vegetali commestibili. Si ritiene però che il contenuto totale dei polifenoli nei vegetali sia sottostimato in quanto molti dei composti fenolici presenti nella frutta, verdura e derivati non sono stati ancora identificati, sfuggendo alle tecniche di analisi utilizzate, e la composizione in polifenoli per la maggior parte dei frutti e alcune varietà di cereali non è ancora nota.</p>
<p>Queste molecole sono presenti in molti <strong>vegetali commestibili</strong> sia per gli uomini che per gli animali e si ritiene che sia alla loro presenza, insieme a quella di altre molecole come i carotenodi, la vitamina C o la vitamina E, che si debbano gli effetti salutari di frutta e verdura.</p>
<p>Nella dieta umana sono gli <strong>antiossidanti naturali più abbondanti</strong>, e le principali fonti sono frutta, verdura, cereali integrali, ma anche altri tipi di alimenti e bevande da essi derivati come il <a href="http://www.tuscany-diet.net/2015/08/09/polifenoli-uva-vino-composizione/">vino rosso</a>, ricco di resveratrolo, l’olio extravergine di oliva, ricco di idrossitirosolo, il cioccolato e il tè, in particolare il tè verde, ricco di epigallocatechina gallato (EGCG).</p>
<figure id="attachment_29255" aria-describedby="caption-attachment-29255" style="width: 53px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2024/01/fenolo.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-29255 size-full" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2024/01/fenolo.jpg" alt="Fenolo" width="53" height="82" /></a><figcaption id="caption-attachment-29255" class="wp-caption-text">Fenolo</figcaption></figure>
<p><strong>Struttura chimica dei polifenoli</strong></p>
<p>Con il termine di polifenoli si indica una <strong>grande varietà di molecole </strong>che possono essere suddivise in molte sottoclassi, suddivisioni che possono essere fatte sulla base della loro origine, funzione biologica svolta o struttura chimica.</p>
<p>Chimicamente sono composti con caratteristiche strutturali fenoliche, che si possono associare a carboidrati differenti.</p>
<p>Nelle piante la maggior parte si trova legata a zuccheri, e quindi in forma di glicosidi, e ad acidi organici; in entrambe i casi i sostituenti si possono posizionare in posizioni differenti sugli scheletri polifenolici.</p>
<p>Tra i polifenoli si trovano molecole semplici, come gli acidi fenolici, o strutture complesse come i tannini condensati, molecole altamente polimerizzate.</p>
<p><strong>Classificazione dei polifenoli</strong></p>
<p>Possono essere suddivisi in diverse sottoclassi in base al numero di anelli fenolici presenti nella loro struttura, agli elementi strutturali che legano questi anelli tra di loro, e ai sostituenti legati agli anelli.</p>
<p>In genere, vengono individuati <strong>due grandi gruppi</strong>:</p>
<ol>
<li>i <strong>flavonoidi</strong></li>
<li>i <strong>non flavonoidi</strong>.</li>
</ol>
<p><strong>I f</strong><strong>lavonoidi</strong></p>
<p>I flavonoidi sono i polifenoli più studiati e più abbondanti nella dieta dell’uomo, rappresentandone circa i 2/3 di tutti i quelli assunti. Sono molecole idrosolubili e si accumulano all’interno dei vacuoli cellulari.</p>
<p>Costituiscono una categoria di sostanze polifunzionali ad elevata bioattività, e comprendono oltre 5000 molecole, combinate (glicosidi) o meno (agliconi) con zuccheri. Come gli altri fitochimici, i flavonoidi sono il prodotto del metabolismo secondario delle piante. I flavonoidi sono ampiamente diffusi nelle piante e loro componenti, come nelle bucce dei frutti, nelle foglie, nella corteccia, nel legno, nelle radici, ove si trovano generalmente in forma di glicosidi e in alcuni casi acilglicosidi, mentre meno frequentemente, ed in concentrazioni minori, in forme acilate, metilate e solfate. Essi donano alle varie parti della pianta, frutti e fiori, con l&#8217;apporto di altre sostanze (come ad esempio i carotenoidi), le varie gradazioni e sfumature cromatiche: dall&#8217;arancione al giallo, dal rosso all&#8217;azzurro, dal verde al viola, dal bianco al rosa, etc.</p>
<p>Il loro nome deriva da <em>flavus</em> (biondo) e si riferisce al ruolo che giocano come pigmenti vegetali. La colorazione che donano ai tessuti dipende dal pH: i pigmenti blu si formano per chelazione con certi ioni metallici (ad esempio, Fe<sup>3+</sup> o Al<sup>3+</sup>).</p>
<p>Un gruppo specifico di flavonoidi, le antocianine, è responsabile del colore rosso, blu e violetto di fiori e frutta ed è, quindi, importante come mediatore dell&#8217;impollinazione. Altrettanto importante notare come altri flavonoidi, flavoni e flavonoli, pur non essendo colorati per l&#8217;occhio umano, assorbano molto fortemente nello spettro UV e possano, quindi, essere visti dagli insetti. Molto spesso si ritrovano al centro dei fiori e servono come guida per l&#8217;atterraggio.</p>
<p>I flavonoidi si ritrovano anche nelle sostanze liquide ottenute dalla lavorazione di certi frutti come ad esempio in bevande quali vino, succhi di frutta o tè. Tale diffusione nelle piante, nelle loro varie parti e nei cibi e liquidi da esse derivati, rende facile l&#8217;integrazione di flavonoidi nell&#8217;alimentazione; si stima infatti che l’assunzione media giornaliera della popolazione occidentale con la dieta sia di circa 1 g, di cui circa 100 mg sono catechine (i flavonoidi più abbondanti). Tuttavia questo dato è influenzato sia dal metodo utilizzato per la loro determinazione sia dalla disponibilità di banche dati attendibili.</p>
<p><strong><em>Struttura chimica dei flavonoidi</em></strong></p>
<p><a href="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2024/01/struttura-flavonoidi.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-29256" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2024/01/struttura-flavonoidi.jpg" alt="" width="174" height="118" /></a>La loro struttura di base è costituita da uno scheletro di <strong>difenilpropano</strong>, ossia due anelli benzenici (indicati come A e B, vedi figura) collegati da una catena di tre atomi di carbonio che forma un anello piranico (anello eterociclico contenente ossigeno) chiuso con l’anello benzenico A, che è detto anello C. La loro struttura è pertanto definita anche come C6-C3-C6.</p>
<p>Nella maggior parte dei casi l’anello B si lega all’anello C in posizione 2, ma può legarsi anche in posizione 3 o 4; questo, insieme con le caratteristiche strutturali dell’anello B e gli schemi di glicosilazione ed idrossilazione dei tre anelli, fa si che i flavonoidi siano il gruppo di fitochimici, quindi non solo di polifenoli, più ampio e diversificato presente in natura.</p>
<p>Le attività biologiche di questi composti, ad esempio sono dei potenti antiossidanti, dipendono sia dalle caratteristiche strutturali che dallo schema di glicosilazione.</p>
<p><strong>Classificazione dei flavonoidi</strong></p>
<p>I flavonoidi costituiscono una delle classi di composti più caratteristiche nelle piante superiori e possono essere suddivisi in diversi sottogruppi sulla base del carbonio dell’anello C su cui va a legarsi l’anello B, e del grado di insaturazione ed ossidazione dell’anello C.</p>
<p>I flavonoidi in cui l’anello B si lega in posizione 3 dell’anello C sono detti <strong>isoflavoni</strong>; quelli in cui l’anello B si lega in posizione 4 <strong>neoflavonoidi</strong>, mentre quelli in cui l’anello B si lega in posizione 2 a loro volta sono suddivisi in sei sottogruppi sulla base delle caratteristiche strutturali dell’anello C: <strong>flavoni</strong>, <strong>flavonoli</strong>, <strong>flavanoni</strong>, <strong>flavanonoli</strong>, <strong>flavanoli o catechine</strong> ed <strong>antociani</strong>. Infine, i flavonoidi con l’anello C aperto sono detti <strong>calconi</strong>.</p>
<ul>
<li><strong>Flavoni</strong><br />
Hanno un doppio legame tra la posizione 2 e 3 ed un chetone in posizione 4 dell’anello C. La maggior parte dei flavoni della verdura e frutta presenta un gruppo idrossilico in posizione 5 dell’anello A, mentre l’idrossilazione in altre posizioni, per la maggior parte in posizione 7 dell’anello A o 3’ e 4’ dell’anello B, possono variare a seconda della classificazione tassonomica della particolare verdura o frutta. La glicosilazione si verifica per la maggior parte sulle posizioni 5 e 7, la metilazione e l’acilazione sui gruppi idrossilici dell’anello B. Alcuni flavoni, come la nobiletina e la tangerina, sono polimetossilati.</li>
</ul>
<p><strong>Prezzemolo e sedano</strong> rappresentano le uniche fonti importanti commestibili di flavoni. La buccia della frutta contiene grandi quantità di <strong>flavoni polimetoxilati</strong>: per esempio nella <strong>buccia di mandarino</strong> il loro contenuto è fino a 6,5 g/L di olio essenziale di mandarino.</p>
<ul>
<li><strong>Flavonoli</strong><br />
I flavonoli sono composti di origine vegetale appartenenti alla classe dei flavonoidi, aventi come base il 3-idrossiflavone. Sono distribuiti molto ampiamente nel regno vegetale, generalmente in angiosperme lignificate.</li>
</ul>
<p>Tra i flavonoli più diffusi vi sono la <strong>quercetina</strong> (aglicone del glicoside rutina) e il <strong>quercitolo</strong> che sono presenti in <em>Ruta graveolens</em>, <em>Fagopyrum esculentum</em>, <em>Sambucus nigra</em> e moltissime altre piante; il <strong>canferolo</strong> che si trova in <em>Sambucus nigra</em>, <em>Cassia senna</em>, <em>Equisetum arvense</em>, <em>Lamium album</em>, <em>Polygonum bistorta</em>, ecc.</p>
<p>Al pari dei flavoni, anche i flavonoli sono molto vari per quello che riguarda l’idrossilazione e la metilazione, e, considerando i vari schemi di glicosilazione, <strong>sono forse il sottogruppo più comune ed ampio di flavonoidi nella frutta e verdura</strong>.</p>
<p><strong>Le principali fonti di flavonoli sono le cipolle (fino a 1,2 g/kg peso), cavoli ricci, porri, broccoli e mirtilli</strong>. <strong>Té e vino rosso</strong> possono contenere anche fino a 45 mg e 30 flavonoli mg/L, rispettivamente. È importante notare che la biosintesi dei flavonoli è stimolata dalla luce, <strong>accumulandosi nel tessuto esterno del frutto</strong>; differenze di concentrazione possono esistere tra i frutti dello stesso albero e anche da diverse parti di un unico pezzo di frutta, proprio a seconda dell&#8217;esposizione alla luce solare. Sono stati identificati più di 170 differenti quercitina-glicoside, anche se il D-glucosio è il residuo zuccherino più frequente. Altri flavonoli il <strong>kempferolo</strong>, la <strong>miricetina</strong> e l’<strong>isoramnetina</strong>.</p>
<ul>
<li><strong>Flavanoli o flavan-3-oli o catechine</strong></li>
</ul>
<p>I flavanoli sono detti anche flavan-3-oli poiché il gruppo ossidrilico è quasi sempre legato in posizione 3 dell’anello C; altro nome comune è <strong>catechine</strong>. A differenza di molti flavonoidi non presentano un doppio legame tra le posizioni 2 e 3; altro carattere distintivo, ad es. rispetto ai flavanonoli, con cui condividono un ossidrile in posizione 3, è l’assenza di un carbonile, un gruppo chetonico, in posizione 4. Questa particolare struttura chimica permette ai flavanoli di avere due centri chirali nella molecola, sulle posizioni 2 e 3, con quattro possibili diastereoisomeri. La catechina è l’isomero con configurazione trans, mentre l’epicatechina è quello con configurazione cis. Ciascuna di queste due configurazioni ha due stereoisomeri. La (+)-catechina e (-)-epicatechina sono i due isomeri spesso presenti nelle piante commestibili. Un’altra importante caratteristica dei flavanoli, in particolare della catechina e dell’epicatechina, è quella di <strong>formare polimeri</strong>, detti <strong>proantocianidine o tannini condensati</strong>.  Il nome “proantocianidine” deriva dal fatto che un clivaggio acido catalizzato produce antocianidine. Le proantocianidine in genere contengono da 2 a 60 monomeri di flavanolo (catechina o epicatechina). Sia i flavanoli monometrici che quelli oligomerici (da 2 a 7 monomeri) sono <strong>potenti antiossidanti</strong>.</p>
<p>I flavanoli principalmente rappresentati nella frutta sono <strong>catechina</strong> ed <strong>epicatechina</strong>, mentre <strong>gallocatechina</strong>, <strong>epigallocatechina</strong> e <strong>gallato</strong> si trovano soprattutto nel té. Le <strong>catechine si trovano in molti frutti come le albicocche</strong> (250 mg/kg di peso fresco) e le <strong>ciliegie</strong> (250 mg/kg peso fresco). <strong>Té verde</strong> (fino a 800 mg/L), e <strong>cioccolato</strong> (fino a 600 mg/L), sono di gran lunga le fonti più ricche di catechine, che sono anche presenti nel vino rosso (fino a 300 mg/L). Il cacao ricco di flavanoli migliora il livello di ossido nitrico nel sangue, che rilassa e dilata le arterie e i vasi sanguigni, e migliora il flusso sanguigno; un consumo maggiore di cioccolato è stato associato a un rischio significativamente più basso di malattie cardiache, ictus e morte.  Infine, i flavanoli del cacao, con la loro azione antiossidante, possono proteggere e sostenere la funzione cerebrale.</p>
<p>Le <strong>proantocianidine</strong>, note anche come <strong>tannini condensati</strong>, sono dimeri, oligomeri e polimeri di catechine; sono responsabili del <strong>sapore amaro</strong> e della <strong>sensazione di astringenza</strong> caratteristiche degli alimenti che ne sono ricchi; sono particolarmente abbondanti nei frutti di bosco, nell’uva, nelle mele, nel cioccolato e in alcune bevande (vino, sidro, tè, birra ecc). E’ molto difficile stimare il loro contenuto nei cibi perché hanno una vasta gamma di strutture e pesi molecolari: per esempio in mele da sidro, il grado di polimerizzazione varia da 4 a 11.</p>
<ul>
<li><strong>Flavanoni</strong><br />
I flavanoni, anche detti diidroflavoni, hanno l’anello C saturo; quindi, a differenza dei flavoni, mancano del doppio legame tra le posizione 2 e 3 e questa è l’unica differenza strutturale tra i due sottogruppi di flavonoidi. I flavanoni possono essere multi-idrossilati, e diversi gruppi idrossilici possono essere metilati e/o glicosilati. Alcuni hanno modelli unici di sostituzione, ad esempio, flavanoni prenilati, furanoflavanoni, piranoflavanoni o flavanoni benzilati, dando un gran numero di derivati sostituiti. Negli ultimi 15 anni il numero dei flavanoni scoperti è notevolmente aumentato. I flavanoni sono presenti ad alte concentrazioni solo negli agrumi, ma si trovano anche nei pomodori e in alcune piante aromatiche come la menta. I principali agliconi sono <strong>naringenina</strong> nel pompelmo, <strong>esperetina</strong> nelle arance e <strong>eriodictiolo</strong> nei limoni. Il succo d&#8217;arancia contiene 470-761 mg/L di esperidina e 20-86 mg/L di narirutina. Le parti solide degli agrumi, in particolare la porzione spugnosa bianca (albedo) e le membrane di separazione dei segmenti, ne hanno un contenuto molto elevato, questo è la ragione per cui il frutto intero può contenere fino a 5 volte tanto quanto un bicchiere di succo d&#8217;arancia.</li>
<li><strong>Flavanonoli</strong><br />
I flavanonoli, anche detti diidroflavonoli, sono i 3-idrossi derivati dei flavanoni; sono un sottogruppo altamente diversificato e multisostituito.</li>
<li><strong>Neoflavonoidi</strong><br />
Nei neoflavonodi il gruppo B è legato in posizione 4 dell’anello C.</li>
<li><strong>Antocianidine</strong><br />
Chimicamente, le <strong>antocianidine</strong> sono cationi di flavilio e per la maggior parte si trovano come sali di cloruro. Le antocianine o antociani esistono principalmente come glicosidi dei loro agliconi, chiamati antociani, con il residuo di zucchero attaccato in posizione 3 dell’anello C o in posizione 5 7 dell’anello A. La glicosilazione in posizione al 3&#8242;-, 4&#8242;-, 5&#8242;- dell’anello B, sebbene molto rara, è stata anche osservata. Le frazioni di zucchero possono anche essere acilate da una serie di acidi aromatici o alifatici; gli agenti acilanti più comuni sono acidi cinnamici, i glicosidi delle antocianidine; lo zucchero si lega per la maggior parte dei casi in posizione 3 dell’anello C, zucchero che spesso si coniuga con acidi fenolici come l’acido ferulico.</li>
</ul>
<p><strong>Le <em>antocianine</em> sono </strong><strong>l’unico gruppo di flavonoidi che conferisce colore ai vegetali</strong> (tutti gli altri flavonoidi sono privi di colore); come pigmenti idrosolubili sono responsabili per la maggior parte dei colori rosso, blu e viola di frutta, verdura e fiori. Il colore degli antociani dipende dal pH e dall’acilazione o metilazione dei gruppi idrossilici sugli anelli A e B. In base al numero e alla posizione dei gruppi idrossilici e metossilici sono state descritte varie antocianidine, e di queste, 6 si trovano comunemente nella frutta e verdura: <strong>pelargonidina, cianidina, delfinidina, petunidina, peonidina, malvidina</strong>.</p>
<p>Gli antociani sono ampiamente distribuiti nella dieta: <strong>si trovano nel vino rosso, alcune varietà di cereali e certe verdure (cavoli, fagioli, cipolle, ravanelli), ma sono più abbondanti nella frutta</strong>. Il loro contenuto negli alimenti è generalmente proporzionale all&#8217;intensità del colore e raggiunge valori fino a 2-4 g/kg peso per il ribes nero e le more, contenuto che aumenta con la maturazione del frutto. Il vino contiene fino a 350 mg/L di antociani, che vengono trasformati in varie strutture complesse durante l’invecchiamento del vino.</p>
<ul>
<li><strong>Isoflavoni    </strong></li>
</ul>
<p>Gli <em>isoflavoni</em> presentano somiglianze strutturali con gli estrogeni, ossia gruppi idrossilici in posizione C4 e C7, come la molecola di estradiolo. Possono legarsi ai recettori degli estrogeni e quindi sono classificati come <strong>fitoestrogeni</strong>. Gli isoflavoni sono contenuti quasi esclusivamente nelle piante leguminose. La soia e i suoi prodotti trasformati rappresentano la principale fonte di isoflavoni, e contengono le tre principali molecole (genisteina, daidzeina e la gliciteina) presenti come agliconi o, più spesso, come in forme coniugate con il glucosio. I germogli di soia contengono tra 140 e 1530 mg di isoflavoni/kg peso mentre il latte di soia può contenere tra il 12 e 130 mg/L. Gli isoflavoni sono sensibili al calore e sono spesso idrolizzati in glicosidi durante la lavorazione industriale e la conservazione.</p>
<p>Il consumo di isoflavoni derivati da prodotti a base di soia e legumi sembrerebbe correlato a una riduzione del 19% del rischio di tumore dell’endometrio 7.</p>
<ul>
<li><strong>Calconi</strong><br />
I calconi ed i diidrocalconi vengono considerati flavonoidi con struttura aperta; sono classificati tra i flavonoidi in quanto hanno vie di sintesi simili.</li>
</ul>
<p><strong>I non flavonoidi</strong></p>
<ul>
<li><strong>Acidi fenolici</strong></li>
</ul>
<p>Gli acidi fenolici comprendono due classi: quelli <strong>derivanti dall’acido benzoico (idrossibenzoici)</strong>, come l&#8217;acido gallico e l&#8217;acido ellagico, e quelli <strong>derivanti dall’acido cinnamico</strong> (<strong>idrocinnamici</strong>), come l&#8217;acido caffeico e l&#8217;acido ferulico.</p>
<p>Nelle piante, l’acido 4-idrossibenzoico si forma attraverso la degradazione della catena laterale dell’acido cinnamico il quale è invece formato dalla deamminazione della fenilalanina. Altri acidi cinnamici sono ottenuti da ulteriori reazioni di ossidrilazione e metilazione che, in sequenza, costruiscono la disposizione dei sostituenti tipica della via dello shikimato, cioè l’ossigenazione in posizione “orto”. Possono esistere sia in forma cis sia in forma trans, interconvertibili per effetto della luce UV.</p>
<p>I più comuni sono gli <strong>acidi: <em>p</em>-cumarico, caffeico, ferulico e sinapico</strong>. Raramente si trovano in forma libera, in quanto sono per lo più derivati glicosilati o esteri degli acidi chinico, shikimico o tartarico. <strong>Gli acidi caffeico e chinico si combinano a formare l’acido clorogenico</strong>.</p>
<ul>
<li><strong>I lignani</strong></li>
</ul>
<p><a href="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2024/01/lignani.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-29258" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2024/01/lignani.jpg" alt="" width="147" height="90" /></a>I lignani sono prodotti dalla dimerizzazione ossidativa di due unità di fenilpropano; sono prevalentemente presenti in natura in forma libera, mentre i loro derivati glicosidici sono solo una forma minore. Sono ampiamente distribuiti nel regno vegetale: sono contenuti nei tessuti legnosi di 55 famiglie di piante, nei cereali, ed in alcuni vegetali (broccoli, cavoli, fragole, carote, bacche e frutti di bosco). Tramite i lignani le piante si difendono dall’aggressione dei microrganismi; questa azione sembra mantenersi anche nel corpo umano svolgendo attività antibatteriche, antifungine, antitumorali in particolare contro il cancro alla prostata, al colon e quello della pelle, cardioprotettivi immunostimolanti.</p>
<p>I semi di lino ne rappresentano la principale fonte alimentare, fino a 3, 7 g/kg di peso secco di secoisolariciresinolo. La microflora intestinale metabolizza i lignani in enterodioli e enterolattoni.</p>
<ul>
<li><strong>Gli stilbeni</strong></li>
</ul>
<p>Basse quantità di stilbeni sono presenti nella dieta umana; il principale rappresentante è il <strong>resveratrolo,</strong> un composto presente in natura nelle due forme isomeriche cis e soprattutto nella forma trans, la quale mostra una maggiore attività biologica.   Gli stilbeni e loro derivati svolgono un ruolo di primaria importanza in relazione agli effetti benefici del vino sulla salute. Questi composti si ottengono tramite fotosintesi delle piante, e nell’uva si trovano nella buccia.</p>
<p>Il resveratrolo è una fitoalessina prodotta come risposta ad infezioni fungine da parte della pianta. È particolarmente presente nella <em>Vitis vinifera</em> ed in particolare nelle varietà a bacca rossa. Si trova soprattutto nella buccia e la consistenza del vino è tanto elevata quanto maggiore è il tempo di contatto delle bucce dell’uva durante il processo di fermentazione. Al resveratrolo vengono attribuite proprietà antitumorali, chemioterapeutiche, cardioprotettive e antiossidanti.</p>
<ul>
<li><strong>Tannini idrolizzabili</strong></li>
</ul>
<p>Dal punto di vista molecolare e strutturale i tannini si distinguono in: <strong>tannini idrolizzabili </strong>(presenti in alcune piante medicinali), derivati dall&#8217;acido gallico (C6-C1), di utilizzo in cosmesi, e <strong>tannini condensati </strong>(presenti nel vino rosso, tè), derivati dai flavonoidi, forti agenti di difesa passiva delle piante. I tannini idrolizzabili sono dei polimeri ad alto peso molecolare, e vengono detti idrolizzabili perché possono essere depolimerizzati da un enzima, chiamato tannasi. Quelli idrolizzabili sono strutturalmente diversi rispetto ai tannini condensati, anche se entrambi sono polimeri ad alto peso molecolare. Si distinguono i <strong>gallotannini</strong>, esteri dell&#8217;acido gallico e del glucosio, la cui idrolisi libera acido gallico, e gli <strong>ellagitannini</strong>, esteri dell&#8217;acido esaidrossidifenico e glucosio, la cui idrolisi libera acido ellagico.</p>
<ul>
<li><strong>Altri polifenoli</strong>: includono una varietà di composti come i <strong>curcuminoidi </strong>(dal curry), e altri.</li>
</ul>
<p>Questa è solo una classificazione generale e ci possono essere ulteriori sottoclassi e varianti di polifenoli. È anche importante notare che i polifenoli possono variare nella loro distribuzione tra diverse piante e possono offrire benefici per la salute in rapporto alle loro proprietà.</p>
<p>Viene riportata qui di seguito, per completezza, un altro tipo di classificazione che riporta anche i principali componenti di ogni singola classe.</p>
<p><strong>Classificazione dei polifenoli</strong></p>
<p><strong>Acidi fenolici </strong>–  sono una classe di composti chimici che contengono un gruppo fenolo (un anello aromatico con un gruppo idrossile). Questi acidi fenolici sono diffusi in natura e si trovano in vari alimenti. Alcuni esempi di acidi fenolici includono:</p>
<ul>
<li><strong>acido ellagico</strong>: presente in frutti come lamponi, fragole, mele, uva, noci e in alcuni tè.</li>
<li><strong>acido gallico</strong>: trovato in tè, uva, fragole, noci, e in alcune piante medicinali.</li>
<li><strong>acido caffeico</strong>: comune nel caffè, ma si trova anche in mele, pere, carote e molti altri alimenti.</li>
<li><strong>acido clorogenico</strong>: principalmente presente nel caffè, ma si trova anche in frutta come mele, pere, e in alcune verdure.</li>
<li><strong>acido rosmarinico</strong>: trovato in erbe aromatiche come rosmarino, timo e menta.</li>
<li><strong>acido <em>p</em>-cumarico</strong>: si trova in varie piante, inclusi cereali, legumi e frutta.</li>
<li><strong>acido sinapico</strong>: comune in semi di senape, noci e altre piante.</li>
<li><strong>acido protocatecuico</strong>: presente in alcune piante, tra cui il cioccolato e il vino rosso.</li>
<li><strong>acido vanillico</strong>: si trova in vaniglia, ma è presente anche in alcune spezie e frutta.</li>
<li><strong>acido <em>p</em>-idrossibenzoico</strong>: presente in molte piante, tra cui bacche, frutta e alcune verdure.</li>
</ul>
<p><strong>Flavonoidi </strong>– Rappresentano il gruppo di polifenoli più studiato e includono le seguenti sottocategorie:</p>
<ul>
<li><strong>flavonoli, </strong>comprendono</li>
<li><strong>quercetina</strong>: trovata in cipolle, mele, tè, broccoli e molti altri alimenti.</li>
<li><strong>miricetina</strong>: presente in mele, cipolle, pomodori e altre verdure.</li>
<li><strong>kaempferolo</strong>: trovato in spinaci, broccoli, tè verde e altre piante.</li>
<li><strong>isoramnetina</strong>: comune in cipolle, aglio e alcune varietà di frutta.</li>
<li><strong>rutina</strong> (quercetina-3-o-rutinoside): presente in ciliegie, mele, tè e agrumi.</li>
<li><strong>trolox</strong> (analogo sintetico della vitamina e): utilizzato come antiossidante, spesso menzionato in studi scientifici.</li>
<li><strong>fisetina</strong>: trovata in fragole, mele, cipolle e cetrioli.</li>
<li><strong>galangina</strong>: trovata in propoli, erbe e radici.</li>
<li><strong>quercitrina</strong>: presente in mele, cipolle e ciliegie.</li>
<li><strong>miricitrina</strong>: trovata in varie piante, inclusi lamponi e more.</li>
<li><strong>flavoni, </strong>comprendono</li>
<li><strong>luteolina</strong>: trovata in prezzemolo, sedano, pepe verde e altre verdure.</li>
<li><strong>apigenina</strong>: presente in prezzemolo, sedano, camomilla e alcune verdure.</li>
<li><strong>tangeretina</strong>: un flavone polimetossilato, presente soprattutto nelle bucce delle arance e dei mandarini.</li>
<li><strong>nobiletina</strong>: un altro flavone polimetossilato, presente soprattutto nelle bucce delle arance e dei mandarini.</li>
<li><strong>crisina</strong>: trovato nel miele e nella propoli.</li>
<li><strong>baicaleina</strong>: presente principalmente nella radice di <em>Scutellaria baicalensis</em> (una pianta tradizionale cinese).</li>
<li><strong>diosmetina</strong>: trovata in agrumi, prezzemolo e timo.</li>
<li><strong>ispidulina</strong>: trovata in alcune piante medicinali.</li>
<li><strong>naringenina</strong>: trovata in pomodori, agrumi e cacao.</li>
<li><strong>flavanoni, </strong>comprendono</li>
<li><strong>naringenina</strong>: trovata in agrumi, come arance e pompelmi.</li>
<li><strong>esperetina</strong>: presente principalmente nelle bucce di agrumi, come arance e limoni.</li>
<li><strong>eriodittiolo</strong>: si trova in agrumi e alcune erbe.</li>
<li><strong>isosacuranetina</strong>: trovata in agrumi e in alcune piante medicinali.</li>
<li><strong>nobiletina</strong>: un flavanone polimetossilato, presente soprattutto nelle bucce delle arance e dei mandarini.</li>
<li><strong>pinocembrina</strong>: trovata nel miele e in alcune piante, come la propoli.</li>
<li><strong>licurizina</strong>: trovata nella liquerizia e in alcune radici.</li>
<li><strong>fisetina</strong>: presente in alcune piante, comprese le fragole.</li>
<li><strong>sacuranetina</strong>: trovata in ciliegie e prugne.</li>
<li><strong>prunetina</strong>: si trova nelle ciliegie e in altre drupe.</li>
<li><strong>antocianine</strong>, comprendono</li>
<li><strong>cianidine</strong>: trovate in ribes, ciliegie, fragole, more e uva nera.</li>
<li><strong>delfinidine</strong>: presente in uva nera, ribes, more, fragole e melanzane.</li>
<li><strong>pelargonidine</strong>: trovata in fragole, ciliegie, lamponi e arance rosse.</li>
<li><strong>malvidina</strong>: comune in uva nera, mirtilli, ribes, more e melanzane.</li>
<li><strong>petunidine</strong>: trovata in melanzane, mirtilli e fiori di petunia.</li>
<li><strong>peonidina</strong>: presente in mele rosse, fragole, ciliegie e mais rosso.</li>
<li><strong>fianidina</strong>: trovata in mele, pere, uva bianca e pesche bianche.</li>
<li><strong>cianidina</strong>: comune in ciliegie, more, lamponi e uva nera.</li>
<li><strong>malvidin-3-glucoside</strong>: una delle forme in cui si trova la malvidina nelle piante.</li>
<li><strong>pelargonidin-3-glucoside</strong>: una delle forme in cui si trova la pelargonidina nelle piante.</li>
<li><strong>isoflavoni</strong>, comprendono</li>
<li><strong>genisteina</strong>: trovata principalmente nella soia, nei fagioli e in altre leguminose.</li>
<li><strong>daidzeina</strong>: presente anch&#8217;essa principalmente nella soia, nei fagioli e in altri legumi.</li>
<li><strong>gliciteina</strong>: altra isoflavona presente nella soia e in misura minore in alcuni altri alimenti.</li>
<li><strong>formononetina</strong>: si trova principalmente nella soia e nei fagioli.</li>
<li><strong>biochanina</strong> A: presente nella soia e in alcune piante leguminose.</li>
<li><strong>puerarina</strong>: trovata nella radice di kudzu, una pianta utilizzata in alcune tradizioni medicinali.</li>
<li><strong>glicitina</strong>: un altro isoflavone trovato nella soia e in alcune piante leguminose.</li>
<li><strong>prunetina</strong>: presente in misura minore nella soia e in alcune altre piante.</li>
<li><strong>irisina</strong>: trovata in alcune varietà di legumi e nei germogli di soia.</li>
<li><strong>flavanoli</strong> (<strong>catechine e proantocianidine</strong>).</li>
<li><strong>Catechine</strong>:
<ul>
<li><strong>Epicatechina</strong>: presente nel tè verde, cioccolato fondente e alcune bacche.</li>
<li><strong>Epicatechina gallato</strong> (ECG): trovato nel tè verde e nel cioccolato fondente.</li>
<li><strong>Epigallocatechina </strong>(EGC): presente nel tè verde, cioccolato fondente e alcune bacche.</li>
<li><strong>Epigallocatechina gallato</strong> (EGCG): abbondante nel tè verde e presente anche nel cioccolato fondente.</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Procianidine</strong>: presenti in diverse piante, tra cui uva, mele, cioccolato fondente e noci.</li>
<li><strong>Teoflavine</strong>: trovata nel tè nero.</li>
<li><strong>Teorubigine</strong>: anch&#8217;essa presente nel tè nero.</li>
<li><strong>Leucocianidine</strong>: trovate nell&#8217;uva e in alcune altre piante.</li>
<li><strong>Afzelina</strong>: presente in varie piante, tra cui il tè verde e il cacao.</li>
<li><strong>Gallocatechine</strong>: presenti nel tè verde e in alcune altre piante.</li>
<li><strong>Teobromina</strong>: trovata nel cacao e, di conseguenza, nel cioccolato.</li>
<li><strong>Cianidolo</strong>: presente in uva, mele, ciliegie e alcune piante.</li>
<li><strong>Teofilina</strong>: si trova nel tè, soprattutto nel tè nero.</li>
</ul>
<p>Attualmente sono state identificate oltre 4.000 varietà di flavonoidi, molti dei quali sono responsabili delle intense colorazioni di fiori, frutti e foglie. Quercetina, miricetina, e catechine sono alcuni tra i più comuni flavonoidi.</p>
<ul>
<li><strong>Stilbeni </strong>– La maggior parte degli stilbeni nelle piante agiscono come composti antifungini, prodotti in risposta a infezioni o lesioni. Il più studiato è il resveratrolo.</li>
<li><strong>Resveratrolo</strong>: trovato nell&#8217;uva, nei mirtilli, nelle arachidi e in alcune radici come quella di <em>Polygonum cuspidatum</em> (giapponese <em>Knotweed</em>).</li>
<li><strong>Piceatannolo</strong>: trovato nell&#8217;uva, in particolare nella buccia delle uve rosse.</li>
<li><strong>Pterostilbene</strong>: presente nel mirtillo, nella melanzana e in alcune altre piante.</li>
<li><strong>Pinosilvina</strong>: trovata nella corteccia di alcune specie di pini.</li>
<li><strong>Arachidilresveratrolo</strong>: si trova in alcune piante, tra cui la liquirizia.</li>
<li><strong>Pallidolo</strong>: trovato in diverse piante, inclusi alcuni tipi di orchidee.</li>
<li><strong>Isorapontigenina</strong>: presente in alcune piante come la Fallopia japonica.</li>
<li><strong>Astringina</strong>: trovato nei semi di senape.</li>
<li><strong>Scirpusina A</strong>: trovato in alcune specie di piante.</li>
<li><strong>OpeafenoIo</strong>: trovato in diverse piante, inclusi alcuni tipi di fungo.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Lignani </strong>–  contenuti nei tessuti legnosi delle piante, nei cereali, soprattutto nella segale, ed in alcuni vegetali (carote, broccoli, cavoli, fragole e frutti di bosco), sono dei composti fenolici formati dall&#8217;unione di molecole di fenilpropano.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Secoisolariciresinolo</strong>: Trovato nel lino, nei semi di sesamo, nella crusca di grano e in alcune verdure.</li>
<li><strong>Matairesinolo</strong>: Presente nel lino, nei semi di sesamo e in alcune verdure.</li>
<li><strong>Lariciresinolo</strong>: Trovato in semi di lino, semi di sesamo, avena e alcune verdure.</li>
<li><strong>Pinoresinolo</strong>: Si trova in lino, semi di sesamo, crusca di grano, avena e alcune verdure.</li>
<li><strong>Sesamolo</strong>: Presente nei semi di sesamo.</li>
<li><strong>Enterodiolo</strong>: Prodotto dalla conversione microbiotica del secoisolariciresinol, trovato in semi di lino, semi di sesamo e verdure.</li>
<li><strong>Enterolattone</strong>: Anche questo è prodotto dalla conversione microbiotica del secoisolariciresinolo, trovato in semi di lino, semi di sesamo e verdure.</li>
<li><strong>Isolariciresinolo</strong>: Trovato in alcune piante, tra cui semi di lino e semi di sesamo.</li>
<li><strong>Podophillotossina</strong>: Trovato nel <em>Podophyllum</em>, una pianta utilizzata in alcune tradizioni medicinali.</li>
<li><strong>Coniferina</strong>: Presente in legno di conifere e alcune piante.</li>
</ul>
<p>La distribuzione di questi composti nei tessuti e nelle cellule vegetali non è uniforme e varia in base al loro <strong>livello di solubilità</strong>: i fenoli insolubili si trovano nelle pareti, mentre i fenoli solubili sono presenti prevalentemente in organelli di accumulo detti “vacuoli”.<br />
Nelle piante, <strong>il contenuto di polifenoli è influenzato da una serie di fattori</strong> tra cui il grado di maturazione al momento della raccolta, i fattori ambientali, la lavorazione e lo stoccaggio.</p>
<p>I fattori ambientali, come ad esempio il clima (esposizione al sole, precipitazioni), svolgono un ruolo chiave nel determinare il contenuto di polifenoli. In particolare, l&#8217;esposizione alla luce ha un effetto notevole sulla maggior parte dei flavonoidi.</p>
<p>Il grado di maturazione colpisce in modo diverso le concentrazioni e le proporzioni dei vari polifenoli: generalmente le concentrazioni degli acidi fenolici diminuiscono durante la maturazione, mentre le concentrazioni degli antociani aumentano.</p>
<p>La conservazione, inoltre, può anche influenzare il contenuto di polifenoli che sono facilmente ossidati, portando alla formazione di sostanze che alterano in particolare il colore e le caratteristiche organolettiche della frutta. La conservazione al freddo, al contrario, non ha influenza sul contenuto di polifenoli. I polifenoli negli alimenti sono legati anche ai metodi di preparazione culinaria, la semplice sbucciatura di frutta e verdura può ridurre in modo significativo il loro contenuto, in quanto, queste sostanze, sono spesso presenti in concentrazioni elevate nelle parti esterne. La cottura, inoltre, ha un effetto notevole: cipolle e pomodori, per esempio, perdono circa il 75% del loro iniziale contenuto di quercetina dopo ebollizione per 15 min, il 65% dopo cottura in un forno a microonde e il 30% dopo la frittura.</p>
<figure id="attachment_29259" aria-describedby="caption-attachment-29259" style="width: 206px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2024/01/quercentina.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-29259 size-full" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2024/01/quercentina.jpg" alt="Quercentina" width="206" height="140" /></a><figcaption id="caption-attachment-29259" class="wp-caption-text">Quercentina</figcaption></figure>
<p><strong>Variabilità del contenuto in polifenoli dei prodotti vegetali</strong></p>
<p>Anche se diverse classi di molecole fenoliche, come la quercetina (un flavonolo), si trovano nella maggior parte dei cibi vegetali (tè, vino, cereali, legumi, frutta, succhi di frutta, ecc.) altre classi si trovano solo in un particolare tipo di cibo (ad es. i flavanoni negli agrumi, gli isoflavoni nella soia, la florizina nelle mele, ecc.).</p>
<p>Tuttavia in natura è comune che diversi tipi di polifenoli si trovino nello <strong>stesso prodotto</strong>; e tale è il caso delle <strong>mele </strong>che <strong>contengono </strong><strong>flavanoli</strong><strong>, acido clorogenico, </strong><strong>acidi idrossicinnamici</strong><strong>, glicosidi della floretina, glicosidi della </strong><strong>quercetina</strong><strong> e </strong><strong>antociani</strong>.</p>
<p>La composizione in polifenoli può essere influenzata anche da altri parametri come il grado di maturazione al momento del raccolto, fattori ambientali, la lavorazione, sia casalinga che industriale, la conservazione e la varietà vegetale.</p>
<p>Come accennato, <strong>frutta, té e vino rosso costituiscono le principali fonti di polifenoli</strong>. Dai dati attualmente disponibili sembra che i frutti con il <strong>contenuto più alto in polifenoli siano le fragole, i litchi e l’uva, mentre le verdura con concentrazione maggiore sono i carciofi, il prezzemolo e i cavoletti di Bruxelles</strong>. Meloni ed avocado hanno le concentrazioni più basse.</p>
<p>Inoltre numerosi fattori, quali la maturazione, il tempo del raccolto/a, i fattori ambientali e lo stoccaggio, possono influenzare il contenuto di polifenoli delle piante. I fattori ambientali, come ad esempio il clima (esposizione al sole, precipitazioni), svolgono un ruolo chiave nel determinare il contenuto di polifenoli. In particolare, l&#8217;esposizione alla luce ha un effetto notevole sulla maggior parte dei flavonoidi. Il grado di maturazione colpisce in modo diverso le concentrazioni e le proporzioni dei vari polifenoli: generalmente le concentrazioni degli acidi fenolici diminuiscono durante la maturazione, mentre le concentrazioni degli antociani aumentano. La conservazione, inoltre, può anche influenzare il contenuto di polifenoli che sono facilmente ossidati, portando alla formazione di sostanze che alterano in particolare il colore e le caratteristiche organolettiche della frutta. La conservazione al freddo, al contrario, non ha influenza sul contenuto di polifenoli. I polifenoli negli alimenti sono legati anche ai metodi di preparazione culinaria, la semplice sbucciatura di frutta e verdura può ridurre in modo significativo il loro contenuto, in quanto, queste sostanze, sono spesso presenti in concentrazioni elevate nelle parti esterne. La cottura, inoltre, ha un effetto notevole: cipolle e pomodori, per esempio, perdono circa il 75% del loro iniziale contenuto di quercetina dopo ebollizione per 15 min, il 65% dopo cottura in un forno a microonde e il 30% dopo la frittura.</p>
<p><strong>Biodisponibilità dei polifenoli</strong></p>
<p>Il concetto di biodisponibilità può essere definito in vari modi. La definizione comunemente accettata di biodisponibilità è la parte del nutriente che viene digerita, assorbita e metabolizzata attraverso percorsi fisiologici. Di conseguenza, non è solo importante sapere una sostanza nutritiva quanto è presente in un alimento o in un integratore dietetico, ma ancor più importante è conoscere quanto questa è biodisponibile. Il metabolismo dei polifenoli è più o meno conosciuto. Generalmente, gli agliconi possono essere assorbiti dal piccolo intestino, tuttavia la maggior parte dei polifenoli sono presenti negli alimenti in forma di esteri, glucosidi, o polimeri che non possono, invece, essere assorbiti in forma nativa. Prima dell&#8217;assorbimento, questi composti devono essere idrolizzati dagli enzimi intestinali o dalla microflora del colon. Nel corso di assorbimento, i polifenoli subiscono una sostanziale modifica; vengono, infatti, trasformati, nelle cellule intestinali prima, e successivamente nel fegato, mediante metilazione, solfatazione e/o glucuronizzazione. Di conseguenza, le forme che sono in grado di raggiungere il sangue e i tessuti sono diversi da quelli presenti negli alimenti ed è molto difficile identificare tutti i metaboliti per valutare la loro biologica attività.</p>
<p>In definitiva, è piuttosto complesso valutare e quantificare la biodisponibilità dei flavonoidi; tuttavia, forme metabolizzate di flavonoidi presenti nel sangue differiscono significativamente dai composti nativi. La concentrazione plasmatica dei metaboliti totali può avere un intervallo di 0-4 µmol a litro con una dose assunta di 50 mg dell’aglicone, corrispondente alla forma non zuccherata del flavonoide dopo parziale metabolizzazione, e la parte escreta per via urinaria varia dallo 0.3% al 48% della dose ingerita in base al polifenolo. L’acido gallico e gli isoflavoni sono i polifenoli meglio assorbiti, seguiti dalle catechine, dai flavanoni e la quercetina glicoside, ma con differenti cinetiche. I polifenoli assorbiti di meno, invece, sono le proantocianidine, le catechine del te galloilate e le antocianine.</p>
<p>Nella Figura di seguito sono riportate le strutture chimiche di base dei principali flavonoidi.</p>
<p><a href="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2024/01/formule-stutture-flavonoidi.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-29260 size-medium" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2024/01/formule-stutture-flavonoidi-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2024/01/formule-stutture-flavonoidi-300x187.jpg 300w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2024/01/formule-stutture-flavonoidi.jpg 695w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
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		<title>Grindelia &#124; Grindelia robusta Nutt.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/grindelia-grindelia-robusta-nutt/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 May 2023 16:53:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acidi fenolici]]></category>
		<category><![CDATA[acido grindelico]]></category>
		<category><![CDATA[composti acetilenici]]></category>
		<category><![CDATA[composti polifenolici]]></category>
		<category><![CDATA[eteri e metil quercetine]]></category>
		<category><![CDATA[Grindelia robusta acidi diterpenici]]></category>
		<category><![CDATA[koempferolo-3-metiletere]]></category>
		<category><![CDATA[matricarianolo]]></category>
		<category><![CDATA[matricarianolo acetato]]></category>
		<category><![CDATA[olio essenziale]]></category>
		<category><![CDATA[sapogenine]]></category>
		<category><![CDATA[saponine triterpeniche]]></category>
		<category><![CDATA[tannini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Grindelia robusta è una pianta perenne, erbacea, della famiglia delle Asteraceae. Originaria delle regioni paludose della California e del Nord del Messico, la Grindelia tende ad assumere l’aspetto di un cespuglio alto 50-60 centimetri. Ha una radice a fittone e fusti ramosi, le foglie sono intere, allungate a margine seghettato. I fiori sono capolini &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Grindelia robusta</strong> è una pianta perenne, erbacea, della famiglia delle <em>Asteraceae</em>.</p>
<p>Originaria delle regioni paludose della California e del Nord del Messico, la Grindelia tende ad assumere l’aspetto di un cespuglio alto 50-60 centimetri. Ha una radice a fittone e fusti ramosi, le foglie sono intere, allungate a margine seghettato. I fiori sono capolini di colore giallo acceso. La parte utilizzata della pianta è costituita dalle sommità fiorite (capolini) caratterizzate da un’abbondante secrezione gommo-resinosa, che ricopre le sommità poco prima della fioritura e forma uno spesso strato sui capolini chiusi. Questo ha fatto meritare alla grindelia il nome inglese di <em>gum weed</em>.</p>
<p>I <strong>principi attivi</strong> di riferimento sono contenuti nella resina balsamica dei fiori e sono costituiti principalmente da <strong>acidi diterpenici</strong> come l’<strong>acido grindelico </strong>e altri <strong>composti polifenolici</strong>; i <strong>composti acetilenici</strong> quali <strong>matricarianolo</strong> e <strong>matricarianolo acetato</strong>; flavonoidi come <strong>koempferolo-3-metiletere</strong> e vari <strong>eteri e metil quercetine</strong>; <strong>saponine triterpeniche</strong> e <strong>sapogenine</strong>; ci sono poi gli <strong>acidi fenolici</strong>, circa il 5% di <strong>tannini</strong> e lo 0,2% di <strong>olio essenziale</strong>.</p>
<p>Dai capolini che secernono la droga si ricavano preparazioni farmaceutiche sotto forma di sciroppi, compresse per il trattamento dei disturbi del tratto respiratorio: asma, bronchite e tosse, con <strong>proprietà espettoranti, bechiche, mucolitiche, antitussive, antifiammatorie e antibatteriche</strong>.</p>
<p>Gli estratti idroalcolici hanno proprietà disinfettanti, mucolitiche e spasmolitiche sulla muscolatura liscia bronchiale. <strong>Le saponine</strong> della Grindelia <strong>favoriscono l’espettorazione</strong> grazie alla loro azione eccito-secretrice e di fluidificazione delle secrezioni bronchiali: esse provocano una lieve irritazione della mucosa gastrica che determina uno stimolo indiretto (probabilmente mediato dal nervo vago) del riflesso muco-ciliare inducendo la produzione di secrezioni bronchiali più fluide (muco regolazione). Inoltre le saponine, venendo a contatto con il muco, per la loro capacità di abbassare la tensione superficiale, lo rendono più fluido e facilmente eliminabile.</p>
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		<title>Galio &#124; Galium aparine</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/galio-galium-aparine/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Mar 2023 15:52:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acidi fenolici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Galium aparine L. è una piccola pianta appartenente alla famiglia delle Rubiaceae, inconfondibile al tatto a causa dei peli ruvidi (simili a del velcro) che la rivestono in tutte le parti. Per questo viene chiamata anche &#8220;attaccamani&#8221; o &#8220;attaccaveste&#8220;. Estremamente comune, vive senza difficoltà nei campi incolti. Il Galium aparine è una pianta erbacea annuale, &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Galium aparine</em> L. è una piccola pianta appartenente alla famiglia delle <em>Rubiaceae</em>, inconfondibile al tatto a causa dei peli ruvidi (simili a del velcro) che la rivestono in tutte le parti. Per questo viene chiamata anche &#8220;<strong>attaccamani</strong>&#8221; o &#8220;<strong>attaccaveste</strong>&#8220;. Estremamente comune, vive senza difficoltà nei campi incolti.</p>
<p>Il <em>Galium aparine</em> è una pianta erbacea annuale, ascendente o strisciante; i fusti quadrangolari sono molto ruvidi e muniti di piccoli uncini. Le foglie caratterizzate da pseudo verticilli di 4-12, in parte vere foglie e per il resto stipole modificate ad assomigliarvi, e fiori piccoli bianchi, muniti anch’essi di piccoli uncini. I fiori, di colore bianco, sono molto piccoli, ermafroditi e riuniti in cime ascellari. Il frutto, grande come un chicco di riso, è anch&#8217;esso coperto di spine uncinate che, rimanendo attaccate al pelo degli animali favoriscono, la propagazione e diffusione della pianta; questa dovrebbe essere raccolta in primavera o all’inizio dell’estate, subito prima del periodo di fioritura.</p>
<p><em>Galium</em> deriva dalla parola greca <em>gála</em>, che significa “latte” per la <strong>capacità</strong> della pianta <strong>di favorire la coagulazione del latte</strong> dovuta alla presenza dell’<strong>enzima fitochinasi</strong>; Aparine dal greco <em>Aparein</em> che significa “attaccarsi”, per la capacità della pianta ad attaccarsi, per i peli uncinati di cui è rivestita, agli abiti e al pelo degli animali.</p>
<p>Questa pianta ha una lunga storia nella medicina popolare; veniva utilizzata sia per uso esterno che per uso interno, per trattare ulcere, ferite e problemi della cute. È anche commestibile, ha sapore amaro, acre, ma solo i germogli primaverili lessati. Il nome <em>galium </em>ricorda che in passato probabilmente era usata come <strong>caglio; il vero Caglio</strong>, usato fin dal passato dai Romani,<strong> è il <em>Gallium verum</em> </strong>, cioè proprio, il vero caglio.</p>
<p><strong>Principi attivi</strong>: <strong>glicosidi iridoidi</strong> (tra cui <strong>galiosina, aucubina</strong> e <strong>asperuloside</strong>), alcaloidi tra cui <strong>caffeina</strong> contenuta nei semi, <strong>acidi fenolici, antrachinone, flavonoidi, cumarina</strong> (che dà il caratteristico odore dolciastro dell’erba tagliata quando la pianta è secca), acido citrico.</p>
<p><strong>Indicazioni</strong>: <strong>antispasmodica, lievemente diuretica, astringente, vulneraria, ipotensiva, antiflogistica e sudorifera</strong>.</p>
<p>Altre indicazioni: in caso di disturbi dell’apparato digerente, affezioni cutanee, e manifestazioni dolorose soprattutto di natura nervosa. Agisce in modo efficace sul sistema linfatico. Buon diuretico, e come tale, promuove un maggiore flusso di urina che aiuta a liberare i reni e la vescica da sostanze di scarto, per evitare l’insorgenza di infezioni del tratto urinario (come la cistite), ed alleviare i disturbi della prostata.</p>
<p>La pianta si utilizza sia fresca che essiccata.</p>
<p>Nella Medicina tradizionale veniva utilizzata su ferite e piaghe sotto forma di impacchi cicatrizzanti con decotto di fiori e foglie. Il succo veniva usato per cagliare il latte e i fusti intrecciati venivano impiegati per filtrarlo, la radice si utilizzava per colorare la lana di rosso-arancio ed i semi torrefatti per preparare bevande, e le giovani foglie e sommità come verdura.</p>
<p>Dioscoride, medico greco del I secolo d.C., la considerava utile come rimedio alla stanchezza e scriveva che i pastori usavano i gambi per fare dei setacci per filtrare il latte. Il Mattioli (1559), medico senese, gli attribuiva proprietà diuretiche e proprietà calmanti del male alle orecchie. Suggeriva inoltre l’uso del succo dei frutti e delle foglie contro i morsi delle vipere e degli scorpioni. Nella medicina popolare il succo fresco o un cataplasma di foglie fresche triturate, applicate su una ferita o su un’ulcera, erano impiegate per arrestare il sanguinamento, inibire la necrosi e favorire la cicatrizzazione.</p>
<p>Le cime tenere possono essere mangiate come asparagi, prima che siano prodotti i frutti; certamente è bene sbollentarla per evitare lo spiacevole effetto dei piccoli peli uncinati che coprono la pianta.</p>
<p>I frutti, una volta maturi, venivano torrefatti ed i semi torrefatti e usati come succedaneo del caffè; infatti contengono caffeina (anche se in misura minore del caffè). La radice si utilizzava per sostituire la cicoria; da essa si può estrarre un colorante rosso-arancio.</p>
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		<title>Verga d´oro &#124; Solidago Virgaurea</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jan 2023 13:31:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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		<category><![CDATA[antocianidine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La verga d&#8217;oro comune (Solidago virgaurea L., 1753) è una pianta erbacea pluriennale la cui infiorescenza splende di un giallo dorato intenso già da lontano sugli steli che raggiungono anche un metro e che crescono su terreni asciutti. I grandi fiori compositi gialli, grandi da 10 a 15 millimetri che fioriscono da agosto ad ottobre &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>verga d&#8217;oro</strong> comune (<em>Solidago virgaurea</em> L., 1753) è una pianta erbacea pluriennale la cui infiorescenza splende di un giallo dorato intenso già da lontano sugli steli che raggiungono anche un metro e che crescono su terreni asciutti. I grandi fiori compositi gialli, grandi da 10 a 15 millimetri che fioriscono da agosto ad ottobre sono sparsi lungo la metà superiore dello stelo e, visti da lontano, ricordano la forma di una coda folta di peli; per questo motivo in Germania la verga d&#8217;oro è chiamata comunemente <em>Fuchsschwanz</em>, ovvero coda di volpe. La verga d&#8217;oro appartiene alla famiglia delle <em>Asteraceae che</em> è la più numerosa del mondo vegetale, comprendendo oltre 23000 specie distribuite su 1535 generi. Il genere di appartenenza (Solidago) comprende oltre 100 specie, diffuse soprattutto nelle zone temperate del Nord America.</p>
<p>Il nome <strong>Solidago</strong> deriva dal latino “solidare” che significa riparare, rendere sano, rinforzare in riferimento alle proprietà cicatrizzanti della pianta. <em>Virga aurea</em> indica le caratteristiche dell’infiorescenza, una spiga di colore giallo oro.</p>
<p><strong>La droga</strong>, costituita dalle sommità fiorite,<strong> contiene i seguenti principi attivi: flavonoidi: quercitina, quercitrina, rutina, isoquercitrina, astragalina, iperoside; saponine triterpeniche: virgaureagenine A-H con aglicone oleanolico, poligalacico e bayogeninico; lattoni di terpenici clerodanici: solidagolatto; antocianidine: cianidina-3-diglucoside; acidi fenolici e loro glicosidi: leicarposide, virgaureoside, acido caffeico e clorogenico; tannini catechinici; olio essenziale. </strong></p>
<p>Questi principi attivi fanno sì che alla pianta secondo la medicina popolare siano attribuite le seguenti<strong> proprietà medicamentose</strong>: <strong>azioni diuretiche e antisettiche </strong>(si usa la pianta intera (con le foglie si può preparare un infuso) o il rizoma oppure i fiori, con le indicazioni: ritenzione idrica, iperuricemie, per un’azione drenante, per agevolare l&#8217;espulsione di calcoli renali); <strong>a</strong><strong>ntielmintica </strong>(elimina svariati tipi di vermi o elminti parassiti); <strong>anticoagulante</strong>; <strong>antimicotica</strong>; <strong>antinfiammatoria</strong>; <strong>astringente</strong> (limita la secrezione dei liquidi e viene utilizzata anche per combattere la diarrea e nella terapia delle enteriti); <strong>carminativa</strong> (favorisce la fuoriuscita dei gas intestinali); <strong>diaforetica</strong> (agevola la traspirazione cutanea); <strong>febbrifuga</strong> (abbassa la temperatura corporea); <strong>stimolante</strong> (rinvigorisce e attiva il sistema nervoso e vascolare). Possiede infine <strong>proprietà lenitive sulla pelle</strong>, paragonabili a quelle della Calendula, per cui può rientrare nella formulazione di creme per favorire il benessere cutaneo in caso di pelle sensibile, delicata ed arrossata. Può inoltre essere utilizzata in sciacqui e gargarismi per il benessere del cavo orale.</p>
<p>Al di là di eventuale ipersensibilità individuale, non risultano essere note controindicazioni ed effetti collaterali particolari se si assumono dosi terapeutiche normali, Tuttavia, è vietata l’assunzione per i soggetti che soffrono di patologie particolari, in particolare per le persone con problemi cardiaci, per chi soffre di allergie o per le donne di gravidanza.</p>
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		<title>Pino Marittimo &#124; Pinus maritima Lam. Miller</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Jan 2023 10:54:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acidi fenolici]]></category>
		<category><![CDATA[catechina]]></category>
		<category><![CDATA[collagenasi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il pino marittimo, Pinus pinaster Aiton (sinonimo Pinus maritima), chiamato anche Pinastro o Pino costiero, è una conifera sempreverde, originaria delle coste del Mediterraneo.; appartiene alla famiglia delle Pinaceae e può raggiungere dimensioni imponenti (persino 30 metri e oltre di altezza). Il nome scientifico di questo albero è pinus pinaster. È un albero mediamente longevo, &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>pino marittimo, </strong><em>Pinus pinaster</em> Aiton (sinonimo <em>Pinus maritima</em>), chiamato anche Pinastro o <strong>Pino costiero</strong>, è una conifera sempreverde, originaria delle coste del Mediterraneo.; appartiene alla famiglia delle <em>Pinaceae</em> e può raggiungere dimensioni imponenti (persino 30 metri e oltre di altezza). Il nome scientifico di questo albero è <em>pinus pinaster</em>. È un albero mediamente longevo, può vivere 100-200 anni, tronco dritto, di diametro fino a 1,2 metri, non ha molti rami; la chioma inizialmente piramidale, poi più o meno espansa e tondeggiante, allargata, dalla forma ad ombrello, anche a cono appiattito, color verde brillante.</p>
<p>È un albero che è piuttosto diffuso nel nostro territorio, soprattutto nei boschi costieri; in questo caso il suo uso è prevalentemente finalizzato al rimboschimento o alla creazione di barriere frangivento. E’ presente nella nostra Penisola tra 0 e 800 metri sul livello del mare, in tutte le regioni tranne Valle d&#8217;Aosta, Trentino, Marche, Calabria e Basilicata, soprattutto in boscaglie (a volte con il leccio) e in boschi costieri. Trasformano il paesaggio e lo abbelliscono.</p>
<p>Ne esistono tantissime varietà e sparsi per tutto l’emisfero settentrionale, arrivano ad avere anche grandi dimensioni ma le foglie sono sempre aghiformi, robuste, pungenti e rigide, lunghe da 4 a 8 cm, raggruppate o a coppie e a mazzetti di 3 o 5., colore verde scuro talvolta tendente al glauco, possiedono canali resiniferi che rilasciano sostanze resinose che cadendo nel terreno circostante inibiscono la crescita di altre piante, o di altri Pini marittimi.</p>
<p>E&#8217; una specie monoica (fiori maschili e femminili sullo stesso individuo) che da aprile a giugno produce infiorescenze maschili ovoidali (amenti) colore giallo-rosa che producono abbondante polline scarsamente allergenico, che viene disperso dal vento (impollinazione anemofila); le infiorescenze femminili formano coni color porpora-violaceo evidenti che produrranno i frutti, <strong>pigne coniche affusolate asimmetriche (stròbili)</strong> non resinose lunghe 15-20 centimetri, verdi e poi nocciola-marroncine a maturazione nel secondo anno, riunite a gruppi di due o quattro, che restano sui rami per alcuni anni. <strong>Le pigne contengono piccoli semi ovali (pinoli)</strong>, schiacciati e alati, cioè dotati di una lunga ala membranosa che ne favorisce la disseminazione ad opera del vento.</p>
<p>Come in tutte le <em>Pinaceae</em> la loro morfologia è un elemento caratterizzante per la classificazione. Un’altra caratteristica che li rende riconoscibili è che sono tutti sempreverdi, non tutti sanno però che il numero degli aghi è uguale in ogni gruppo per ogni specie di pino: un particolare decisivo per la loro identificazione.</p>
<p>Per riconoscere un Pino marittimo da un suo simile ma domestico, o da pinoli, ci sono dei trucchi semplici ma poco conosciuti. Il primo consiste nello stropicciare tra le mani gli aghi e annusare l’odore emesso, se è profumato di pinolo, non è un Pino marittimo che ha invece un forte odore intenso e aspro.</p>
<p>Possiamo anche distinguerli osservando il loro portamento e le loro dimensioni: il marittimo è più ad angolo retto e più grosso. Se vogliamo essere certi, studiamo la forma dello strobilo che è allungata se il pino è marittimo, altrimenti più arrotondata.</p>
<p>L’etimologia ci dice che il nome viene dal greco <em>pinus</em> dato da Teofrasto al pino selvatico. Probabilmente deriva dal celtico <em>pen</em> = testa, allusione alla disposizione dei rami in testa rotonda; <em>maritima</em>, delle regioni marittime; <em>Pinaster</em>, nome latino dei pini selvatici.</p>
<p>Le proprietà benefiche del pino sono note fin dall’antichità: Ippocrate per esempio utilizzava l’olio essenziale di pino nella terapia delle affezioni infiammatorie polmonari. Queste proprietà erano riconosciute anche nella medicina popolare che bolliva gli aghi di pino o li poneva nell’acqua calda del bagno per il loro effetto balsamico, fluidificante e sedativo della tosse.</p>
<p>Dalla resina, dagli aghi e dalle gemme del Pino marittimo si estrae un <strong>olio essenziale</strong> impiegato per le sue proprietà <strong>balsamiche, espettoranti,</strong> <strong>fluidificanti, antinfiammatorie e antisettiche</strong> utili per il benessere delle vie respiratorie, del naso e della gola, es. nel trattamento delle malattie respiratorie come bronchiti o tracheiti.  L’olio essenziale di pino marittimo è ideale per lenire la tosse, per combattere l’influenza e anche la bronchite e la pertosse. È un supporto in caso di congestione e di malattie che interessano il sistema respiratorio. In questi frangenti gli impieghi possibili sono vari: si va dal suddetto diffusore ai massaggi sul petto con un mix di olio essenziale e olio vegetale dolce.</p>
<p>Con le gemme si possono preparare infusi, sciroppi, compresse, indicati contro le affezioni dell&#8217;apparato respiratorio come bronchiti, catarro, tosse.</p>
<p>Dalla corteccia del Pino marittimo si estrae il <strong>picnogenolo</strong>, composto da una miscela di sostanze antiossidanti, utili per contrastare i radicali liberi e i danni che essi causano nell&#8217;organismo; componenti attivi più significativi sono le <strong>proantocianidine oligomeriche</strong> (OPC) (80-85% circa), la <strong>catechina</strong>, la <strong>taxifolina</strong> e gli <strong>acidi fenolici</strong>.</p>
<p><strong>Le proantocianidine oligomeriche sono indicate per proteggere la pelle</strong> quando ci si espone al sole, come difesa supplementare in aggiunta alle creme protettive solari, per scongiurare fotosensibilità, eritemi, invecchiamento precoce della pelle (foto-invecchiamento) che l&#8217;eccessiva esposizione ai raggi ultravioletti solari può provocare.</p>
<p><strong>A livello dell&#8217;apparato circolatorio, il Pino marittimo svolge un&#8217;azione protettiva cardiovascolare</strong>, in virtù delle proprietà antiaggreganti piastriniche e capillarotrope che aiutano a proteggere il collagene delle pareti capillari dall&#8217;azione deleteria degli enzimi distruttivi del tessuto connettivo, inibendo <strong>ialuronidasi, collagenasi, elastasi</strong>, per cui si rivela utile nel trattamento delle malattie cardiovascolari, e, aumentando il tono venoso, per alleviare i disturbi della circolazione periferica, come <strong>fragilità capillare</strong>, permeabilità vascolare, gambe pesanti, edemi localizzati. Si adopera anche nell’ambito della <strong>cosmesi</strong>, ad esempio per i <strong>bagnoschiuma</strong> e i detergenti, nonché come antistress con il metodo del <strong>diffusore ambientale</strong>; l’estratto di pino marittimo è irrorante per il cuoio capelluto e tonificante per i tessuti cutanei.</p>
<p>Poiché <strong>gli estratti del Pino marittimo prevengono la degenerazione del collagene e stimolano la produzione di acido ialuronico</strong>, essi sono indicati anche per i benefici che apportano alle cartilagini articolari, e inoltre a livello epidermico agiscono come tonificanti e rivitalizzanti del colorito, per schiarire le macchie scure, favorire la cicatrizzazione delle lesioni. Dopo un allenamento molto intenso, non c’è nulla di meglio di un bel massaggio con un unguento a base di olio essenziale di pino marittimo.</p>
<p><strong>Il Pino marittimo produce grandi quantità di resina</strong>, che dà origine per distillazione alla <strong>trementina</strong>, una oleoresina <strong>utilizzata come solvente in pittura, nel restauro, o nei farmaci</strong>, e la <strong>colofonia</strong> (o <strong>pece greca</strong>), usata dai violinisti per gli archi dei loro strumenti; inoltre dall&#8217;albero si ottiene anche il <strong>bitume</strong>, utilizzato come preservante e impermeabilizzante del legno.</p>
<p>La corteccia del Pino marittimo si usa anche nel <strong>giardinaggio</strong> come pacciamatura; il legno è tenero, molto resinoso, non particolarmente pregiato, facilmente attaccabile da funghi e insetti, ed è utilizzato per piccole costruzioni navali, impalcature da miniera, imballaggi, e per produrre cellulosa.</p>
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		<title>Epilobio &#124; Epilobium angustifolium Schreb.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/epilobio-epilobium-angustifolium-schreb/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 12:40:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Epilobio, chiamato anche con il nome di garofanino di bosco, Garofanino minore o Epilobio a fiori piccoli, è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Oenotheraceae. Questa pianta presenta steli eretti e può raggiungere un&#8217;altezza massima di 2 metri. Le foglie sparse sono oblunghe lanceolate o ellittiche e mancano del picciolo (ovvero sono sessili); &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>Epilobio</strong>, chiamato anche con il nome di <strong>garofanino di bosco</strong>, <strong>Garofanino minore o Epilobio a fiori piccoli,</strong> è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle <em>Oenotheraceae</em>. Questa pianta presenta steli eretti e può raggiungere un&#8217;altezza massima di 2 metri. Le foglie sparse sono oblunghe lanceolate o ellittiche e mancano del picciolo (ovvero sono sessili); disposte a spiga, sono caratterizzate da nervature circolari che non terminano sui bordi. I fiori si presentano in grappoli che crescono, di fatto, sul baccello del seme, di un colore che va dal rosso porpora al magenta. In alto, una capsula lineare rosso scuro libera, aprendosi, rilascia centinaia di semi, favorendo così l&#8217;inseminazione. L&#8217;epilobio si riproduce anche attraverso le radici.</p>
<p>L’epilobio si trova molto spesso in terreni umidi e leggermente calcarei, su campi e pascoli caratterizzati dalla terra bruciata, da cui deriva il suo nome inglese “fireweed” erba di fuoco, dato che questa pianta officinale tende a crescere in boschi nei periodi successivi ad un incendio. Alle volte sono stati ritrovate crescite spontanee in città, in terreni appena puliti dai rifiuti di edifici demoliti.</p>
<p>Il nome epilobio deriva dalle parole greche &#8220;epi&#8221;, che significa &#8220;sopra&#8221;, e &#8220;lobos&#8221;, che significa &#8220;baccello&#8221;. Tale nome fa riferimento alla particolare conformazione dell’apparato riproduttivo femminile. Si tratta di una pianta di una certa importanza dal punto di vista storico-botanico in quanto nel 1973 il botanico Sprengel, osservandola, fu il primo a capire che l’impollinazione delle piante era effettuata dagli insetti.</p>
<p>L’<em>Epilobium angustifolium</em> è una pianta usata in diverse parti del mondo dalla medicina tradizionale per il trattamento di numerosi disturbi; le si attribuiscono <strong>proprietà antiossidante, antinfiammatoria, antiproliferativa, astringente, antibatterica</strong>.</p>
<p>L&#8217;epilobio contiene principalmente <strong>tannini, flavonoidi, fitosteroli, mucillagini, vitamina C, pro-vitamina A</strong>. L&#8217;analisi fitochimica ha evidenziato, in particolare, la presenza di tre classi di composti polifenolici: flavonoidi, acidi fenolici ed <strong>ellagitannini</strong>; tra questi ultimi, l&#8217;<strong>enoteina B </strong>appartiene è il maggior contributore all&#8217;attività biologica degli estratti, avendo la  capacità di inibire la proliferazione delle cellule epiteliali prostatiche, la secrezione di PSA e l&#8217;attività dell&#8217;arginasi. Inoltre, uno dei principi attivi dell&#8217;epilobio, il <strong>miricetolo-3-0-beta-D-glucuronide</strong>, ha la particolarità di <strong>inibire la liberazione di prostaglandine responsabili dell’azione infiammatoria</strong>.</p>
<p>L&#8217;epilobio deve le sue <strong>proprietà antinfiammatorie</strong> grazie anche alla presenza di un numero elevato di flavonoidi, soprattutto derivati di <strong>kampferolo</strong>, nella sua composizione. Sono presenti anche fitosteroli (<strong>β-sitostirolo</strong>) e <strong>derivati dell’acido gallico e dell’acido tannico</strong>; sono state rilevate anche mucillagini, pectine, sali organici e un olio etereo.</p>
<p>Grazie alla sua azione antiflogistica, l&#8217;epilobio interviene nel <strong>trattamento delle iperplasie benigne della prostata e, in generale, dei disturbi del sistema urinario correlati</strong>.</p>
<p>Estratti di radici, foglie e fiori, hanno dimostrato che tutti e tre posseggono la capacità di catturare i radicali liberi (<strong>azione scavanger</strong>) che può essere sfruttata sia internamente che esternamente (come creme e lozioni). L’estratto totale della pianta ha dimostrato di avere proprietà antibatteriche. Poiché contiene dei tannini, questa pianta <strong>può anche combattere le infezioni e ridurre le emorragie</strong>, in particolare nei casi di ciclo mestruale eccessivamente abbondante. Questi componenti consentono anche di drenare le secrezioni in eccesso, di distendere i tessuti molli e riparare quelli danneggiati, da cui l&#8217;utilità dell&#8217;epilobio in affezioni come le diarree e le irritazioni cutanee (compreso l&#8217;eczema).</p>
<p>In antichità, i nativi americani raccoglievano i giovani germogli dell’epilobio che venivano poi mescolati alla verdura cruda e consumati come pasto principale dato che, se prelevati durante le prime fasi della loro vita, <strong>i fiori dell’epilobio sono un’ottima fonte di vitamina C e pro-vitamina A</strong>, mentre il gambo della pianta veniva comunemente impiegata per preparare un unguento applicabile su tagli e ferite, facendo fuoriuscire il pus infetto e permettendo la rimarginazione della zona.</p>
<p>Nei paesi del Nord Europa si consumano i giovani germogli o il midollo dei fusti cotti o crudi. Grazie al loro gusto gradevole e zuccherino, i fiori possono essere utilizzati per preparare bevande sostitutive del tè.</p>
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