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	<title>Ambiente Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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	<title>Ambiente Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Pericolosità dei sacchetti o bustine di nicotina</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/pericolosita-dei-sacchetti-o-bustine-di-nicotina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jul 2025 16:50:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[fumo]]></category>
		<category><![CDATA[nicotina]]></category>
		<category><![CDATA[nicotine bags]]></category>
		<category><![CDATA[nicotine pouches]]></category>
		<category><![CDATA[sacchetti di nicotina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Entrati in commercio In Europa nel 2018, un paio d’anni dopo i sacchetti di nicotina hanno cominciato a diffondersi in Italia approfittando di un vuoto legislativo che consente di mettere in circolazione prodotti anche potenzialmente pericolosi. Poco controllabile l’approvvigionamento online. I sacchetti di nicotina, o nicotine bags, sono piccoli sacchetti di cellulosa contenenti nicotina, aromi, &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Entrati in commercio In Europa nel 2018, un paio d’anni dopo i sacchetti di nicotina hanno cominciato a diffondersi in Italia approfittando di un vuoto legislativo che consente di mettere in circolazione prodotti anche potenzialmente pericolosi. Poco controllabile l’approvvigionamento <em>online</em>.</p>
<p>I <strong>sacchetti di nicotina</strong>, o <em>nicotine bags</em>, sono piccoli sacchetti di cellulosa contenenti nicotina, aromi, edulcoranti e altri ingredienti, ma senza tabacco. Si utilizzano posizionandoli in bocca tra il labbro superiore e gengive per 30/60 minuti, in modo che la nicotina sia gradualmente assorbita dalla mucosa orale. L&#8217;effetto può durare da 20 a 30 minuti, a volte più, a seconda del prodotto e dell&#8217;individuo. Sono spesso presentati come un&#8217;alternativa senza fumo alle sigarette tradizionali e ad altri prodotti a base di tabacco. Non contengono tabacco, quindi non producono i rischi legati alla combustione del tabacco, ma contengono pur sempre nicotina, una sostanza che crea dipendenza.</p>
<ul>
<li>Non ci sono ancora studi a lungo termine sugli effetti sulla salute.</li>
<li>Può causare irritazione della bocca e delle gengive.</li>
</ul>
<p>I sacchetti di nicotina somigliano nella forma e nell’utilizzo agli <strong>snus svedesi</strong>, sacchetti di tabacco in polvere, da sempre vietati nell’Unione Europea (a parte in Svezia, dove il prodotto è commercializzato per motivi culturali e tradizionali).</p>
<p>L’industria del tabacco ha tuttavia bypassato la direttiva europea, lanciando in commercio i “<strong>nicotine pouches</strong>”, dei sacchetti che contengono sali di nicotina, senza contenere tabacco. Questo nuovo prodotto non è menzionato nella TPD &#8211; “Tobacco Product Directive” decreto legislativo europeo (2014/40/EU) che disciplina il mercato dei prodotti del tabacco e di quelli contenenti nicotina &#8211; e pertanto non è regolamentato né soggetto a restrizioni di alcun tipo.</p>
<p>Considerazioni importanti:</p>
<ul>
<li>Sono destinati agli adulti utilizzatori di nicotina.</li>
<li>Non sono raccomandati per i non fumatori o i giovani.</li>
<li>Possono essere usati in luoghi dove è vietato fumare, ma non sono privi di rischi.</li>
<li>È importante informarsi sui diversi livelli di nicotina disponibili e scegliere quello più adatto alle proprie esigenze.</li>
<li>È consigliabile consultare un medico o un professionista sanitario se si hanno dubbi o preoccupazioni.</li>
<li>È fondamentale utilizzarli con consapevolezza, informandosi sui potenziali effetti e seguendo le indicazioni dei produttori.</li>
</ul>
<p>Il mercato dei sacchetti di nicotina in Italia è in crescita, con una crescente presenza di prodotti e marchi, offrendo alternative per chi cerca prodotti a base di nicotina senza fumo. Sono generalmente disponibili in tabaccherie e punti vendita specializzati, e anche online. Online però si trovano spesso prodotti privi del contrassegno del Monopolio, e quindi ufficialmente non autorizzati in Italia e anche articoli proposti da venditori non presenti nelle liste autorizzate dall’Agenzia delle Dogane e Monopoli.  Considerando i colori e le immagini su alcune confezioni, c’è il rischio che siano scambiati dai più piccoli per prodotti innocui o addirittura per caramelle o gomme da masticare (menta, lime, pompelmo, frutto della passione, anguria, fragola e banana).</p>
<p>Ne esistono diverse varianti di aromi (menta, agrumi, ecc.) e livelli di nicotina, per soddisfare le esigenze dei vari consumatori.</p>
<p>Se i prodotti autorizzati nel nostro Paese non superano i 20 mg di nicotina al grammo, online se ne trovano fino a 50 mg per grammo di polvere. Non è facile fare confronti, visto che si tratta di modalità di assunzione diverse, ma è certo che 20 mg di nicotina è una quantità elevata (il limite per le sigarette elettroniche è di 20 mg per ml di liquido, mentre una sigaretta non può contenere più di 1 mg di nicotina, e le compresse per smettere di fumare ne contengono al massimo 2-4 mg).</p>
<p>I sacchetti di nicotina sono visti da alcuni come un&#8217;alternativa per ridurre o evitare il consumo di sigarette tradizionali, mentre altri li utilizzano per consumare nicotina in situazioni in cui il fumo non è consentito o appropriato. Tuttavia, è importante essere consapevoli dei rischi legati alla nicotina e delle potenziali conseguenze per la salute. In primo luogo, è importante ricordare che i sacchetti di nicotina contengono nicotina, una sostanza che crea dipendenza.</p>
<p>Nel nostro paese la prima autorizzazione è arrivata solo nel febbraio 2022, col decreto Milleproroghe, che non regola gli aspetti legati alla tutela della salute ma solo il prelievo fiscale da parte dello Stato (anche se questi prodotti, come e-cig e tabacco riscaldato, hanno una tassazione più favorevole rispetto alle sigarette, con maggiori profitti per i produttori). Da qui è cominciato un tira e molla tra i produttori e il Ministero della Salute, che alla fine è riuscito a imporre alle bustine in vendita un’etichetta con le avvertenze per la salute.</p>
<p>Anche se in alcuni paesi come il Belgio e la Norvegia sono stati vietati, in realtà i sacchetti non sono soggetti a obblighi relativi ai limiti di concentrazione, alle avvertenze da scrivere sulle confezioni, alla notifica degli ingredienti, all’adozione di aperture a prova di bambino o al divieto di pubblicità.</p>
<p>Sebbene siano considerati meno dannosi delle sigarette tradizionali, in quanto non implicano la combustione del tabacco, possono comunque avere effetti sulla salute, come problemi cardiovascolari e dentali. La nicotina, ad esempio, può aumentare la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca, incrementando il rischio di malattie cardiovascolari; inoltre, l&#8217;uso prolungato dei sacchetti di nicotina può causare irritazione e infiammazione delle gengive. Alcuni utenti possono sperimentare bruciore alla gengiva, sudorazione, giramenti di testa, nausea e vertigini.</p>
<p>L&#8217;ingestione di sacchetti di nicotina può causare sintomi come nausea, vomito, diarrea, aumento della salivazione e, nei casi più gravi, arresto respiratorio.</p>
<p>Bisogna tuttavia evidenziare che la ricerca sui potenziali effetti a lungo termine dei sacchetti di nicotina è ancora limitata e non ci sono studi che hanno valutato completamente l&#8217;assenza di rischio, soprattutto a lungo termine. Pertanto è opportuno sottolineare che, sebbene i sacchetti di nicotina non contengano tabacco, la nicotina presente è una sostanza pericolosa e può causare dipendenza e altri problemi di salute.</p>
<p>Il rischio concreto, con prodotti di questo tipo, è che mentre da un lato si lotta contro il fumo, dall’altro si lasci incentivare e aumentare la dipendenza dalla nicotina, proprio tra i ragazzi. “<strong>L’industria del tabacco</strong> – si legge in documento dell’OMS – <strong>sta </strong>riuscendo nei suoi sforzi, <strong>creando una nuova generazione di giovani che fumano, svapano, succhiano bustine</strong>”.</p>
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		<title>Pericolosità dell&#8217;esposizione ai PFAS</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/pericolosita-dellesposizione-ai-pfas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 May 2025 11:39:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[acido trifluoroacetico]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[Inquinamento urbano]]></category>
		<category><![CDATA[PFAS]]></category>
		<category><![CDATA[sostanze idrorepellenti e oleorepellenti]]></category>
		<category><![CDATA[sostanze per- e polifluoroalchiliche]]></category>
		<category><![CDATA[TFA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;esposizione ai PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche) in Italia è un problema di crescente preoccupazione, con la contaminazione riscontrata in quasi tutte le regioni italiane, con una maggiore criticità in Veneto, Liguria, Trentino Alto Adige, Valle d&#8217;Aosta, Emilia Romagna, Calabria e Piemonte. I PFAS (acronimo inglese di “perfluorinated alkylated substances” ovvero &#8220;sostanze perfluoroalchiliche&#8221;) sono una vasta &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;esposizione ai PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche) in Italia è un problema di crescente preoccupazione, con la contaminazione riscontrata in quasi tutte le regioni italiane, con una maggiore criticità in Veneto, Liguria, Trentino Alto Adige, Valle d&#8217;Aosta, Emilia Romagna, Calabria e Piemonte.</p>
<p>I <strong>PFAS</strong> (acronimo inglese di “perfluorinated alkylated substances” ovvero &#8220;sostanze perfluoroalchiliche&#8221;) sono una vasta classe di composti chimici sintetici (oltre 4000) costituiti da catene di atomi di carbonio a lunghezza variabile legate a atomi di fluoro e ad altri gruppi funzionali; sono composti chimici sintetici molto persistenti, utilizzati in molti prodotti per conferire resistenza a grassi, acqua e calore. Si tratta infatti di <strong>sostanze idrorepellenti e oleorepellenti</strong>. anche chiamati &#8220;inquinanti eterni&#8221; perché non si degradano facilmente nell&#8217;ambiente. Si trovano ormai dappertutto: dalle pentole antiaderenti, a indumenti e scarpe impermeabili, fino ad alcuni imballaggi alimentari. In particolare, li <strong>si ritrovano</strong></p>
<ul>
<li>nell’acqua potabile ed in vari alimenti, come pesce e frutti di mare, frutta, carne e prodotti con carne;</li>
<li>nei prodotti ad uso domestico per conferire proprietà antiaderenti alle superfici interne delle pentole. Alcuni PFAS sono utilizzati in detergenti, lucidanti per pavimenti e vernici al lattice, come emulsionanti, tensioattivi o agenti umettanti. Inoltre, alcuni PFAS sono utilizzati alla fine del processo di produzione per trattare tessuti, rivestimenti, tappeti e pelle per conferire resistenza all&#8217;acqua, all&#8217;olio, al suolo e alle macchie;</li>
<li>negli articoli medicali per impianti/protesi mediche e per prodotti come teli e camici chirurgici in tessuto non-tessuto per renderli impermeabili ad acqua e olio e resistenti alle macchie;</li>
<li>nella placcatura di metalli;</li>
<li>nella lavorazione del petrolio e nella produzione mineraria;</li>
<li>nella produzione di carte e imballaggi oleorepellenti e idrorepellenti nella produzione di tessuti, pelle, tappeti, abbigliamento e tappezzeria (ad es. Gore-Text®);</li>
<li>nel settore aeronautico, aerospaziale e della difesa, per la produzione dei vari componenti meccanici;</li>
<li>nel settore automobilistico, per migliorare i sistemi di erogazione del carburante e per prevenire infiltrazioni di benzina;</li>
<li>nella produzione di cavi e cablaggi, grazie alla bassa infiammabilità;</li>
<li>nell’edilizia, per rivestire materiali che diventino resistenti agli incendi o agli agenti atmosferici (come tessuti di vetro, piastrelle, lastre di pietra, cemento o metalli). Inoltre, sono utilizzati come additivi nelle pitture;</li>
<li>nel settore elettronico, grazie alle proprietà dielettriche e idrorepellenti; sono usati come rivestimento antipolvere per la microelettronica (ad esempio i microfoni dei telefonini);</li>
<li>nel settore energetico, per coprire collettori solari e migliorare la loro resistenza agli agenti atmosferici;</li>
<li>nei prodotti antincendio, come schiume ed equipaggiamenti.</li>
</ul>
<p>Negli ultimi anni i PFAS e i loro derivati sono stati sotto indagine per il loro <strong>effetto negativo sull’ambiente e sulla salute</strong>. Sono recenti le notizie diffuse circa la contaminazione dell’acqua destinata al consumo giornaliero in Veneto e Lombardia.</p>
<p>Purtroppo i PFAS possono penetrare nelle acque sotterranee se non ben gestiti durante i processi di lavorazione industriale, finendo per accumularsi anche nelle piante. Il rischio di ingresso nella catena alimentare, dunque, aumenta; assorbiti dal sangue possono avere <strong>effetti negativi sulla salute, come danni al fegato, malattie della tiroide, obesità, problemi di fertilità e aumento del rischio di alcuni tipi di cancro</strong>.</p>
<p>Recentemente il Tribunale di Vicenza ha stabilito che la morte di Pasqualino Zenere, operaio della Miteni, è stata causata dall’esposizione ai PFAS. Un verdetto senza precedenti in Italia, che apre la strada a possibili nuovi riconoscimenti giudiziari per le vittime di queste sostanze chimiche pericolose.</p>
<p>L’esposizione maggiore avviene attraverso ciò che mangiamo e beviamo. Per cercare di ovviare alla scarsità o addirittura all’assenza di controlli da parte delle istituzioni, a settembre e ottobre 2024 Greenpeace Italia ha realizzato <strong>la prima mappa in Italia della contaminazione da PFAS </strong> nelle acque potabili; sono stati raccolti in tutta Italia 260 campioni di acqua potabile in 235 città da Nord a Sud, alla ricerca di PFAS. L’indagine ha monitorato per la prima volta anche i livelli di contaminazione da composti ultracorti come il TFA o acido trifluoroacetico, un derivato fluorurato dell&#8217;acido acetico di formula CF<sub>3</sub>COOH, che a temperatura ambiente si presenta come un liquido incolore dall&#8217;odore pungente d&#8217;aceto, ed è un composto nocivo, corrosivo, pericoloso per l&#8217;ambiente.</p>
<p>“I risultati mostrano una diffusa presenza di questi composti inquinanti nelle reti acquedottistiche, con almeno tre campioni positivi per ogni Regione eccezion fatta per la Valle d’Aosta in cui sono stati prelevati solo due campioni. In 206 dei 260 campioni, pari al 79% del totale, è stata registrata la presenza di almeno una sostanza riconducibile al gruppo dei PFAS. Le maggiori criticità si registrano in quasi tutte le Regioni del Centro-Nord e in Sardegna. Scendendo nel dettaglio a livello regionale, elevati livelli si registrano in Lombardia, ad esempio in molti dei campioni prelevati a Milano, così come quelle di numerosi comuni del Piemonte (Torino, Novara, alcuni comuni dell’alessandrino, ma anche Bussoleno in Valle di Susa), del Veneto (comuni fuori dall’area rossa &#8211; zona nota da anni per essere tra le  più contaminate d’Europa &#8211;  come Arzignano, Vicenza, Padova e Rovigo), dell’Emilia-Romagna (Ferrara, Comacchio, Reggio Emilia), della Liguria (Genova, Rapallo, Imperia), della Toscana (Arezzo, Lucca, Prato), della Sardegna (Olbia, Sassari e Cagliari) e Perugia in Umbria. Le molecole più diffuse sono risultate il cancerogeno PFOA (nel 47% dei campioni), seguito dal composto a catena ultracorta TFA (in 104 campioni, il 40% del totale, il PFAS presente in maggiori quantità in tutti quei campioni in cui è stato rilevato) e dal possibile cancerogeno PFOS (in 58 campioni, il 22 % del totale). A oggi la presenza dei PFAS non è regolamentata nelle acque potabili nazionali e, solo tra un anno, a inizio 2026, entrerà in vigore in Italia la direttiva europea 2020/2184 che impone dei limiti normativi. I parametri di legge fissati a livello comunitario sono però stati superati dalle più recenti evidenze scientifiche e dalle valutazioni di importanti enti (ad esempio EFSA) tant’è che recentemente l’Agenzia europea per l’ambiente (EEA) ha dichiarato i futuri limiti inadeguati a proteggere la salute umana. Numerose nazioni europee (Danimarca, Paesi Bassi, Germania, Spagna, Svezia e regione belga delle Fiandre) e gli Stati Uniti hanno già adottato limiti più bassi. In base quindi alle nostre evidenze, in Italia milioni di persone ricevono nelle loro case acqua che in altre nazioni non è considerata sicura per la salute. Confrontando i risultati con i valori vigenti in altri Paese, è emerso, ad esempio, che il 41% dei campioni analizzati supera i parametri danesi e il 22% supera i valori di riferimento negli Stati Uniti. È paradossale che di fronte a prove inconfutabili circa i danni sanitari dei PFAS (alcuni sono noti per essere cancerogeni) e la diffusa contaminazione che interessa le acque potabili italiane il nostro governo continui a non intervenire su questa emergenza, non tutelando efficacemente salute e ambiente. Ancora oggi non esiste nel nostro Paese una legge che vieti l’uso e la produzione dei PFAS. Azzerare questa contaminazione è un imperativo non più rinviabile per governo e parlamento. Il governo Meloni non può continuare a nascondersi dietro un silenzio assordante. La popolazione ha diritto a bere acqua pulita e non contaminata”.</p>
<p><strong>Vedi anche</strong>:</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="IrlR7Kq2BB"><p><a href="https://www.amaperbene.it/esposizione-a-sostanze-per-e-polifluoroalchiliche-pfas-ritrovati-in-pesci-crostacei-e-molluschi/">Esposizione a sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) ritrovati in pesci, crostacei e molluschi</a></p></blockquote>
<p><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Esposizione a sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) ritrovati in pesci, crostacei e molluschi&#8221; &#8212; amaperbene.it" src="https://www.amaperbene.it/esposizione-a-sostanze-per-e-polifluoroalchiliche-pfas-ritrovati-in-pesci-crostacei-e-molluschi/embed/#?secret=fXlHNlcMZl#?secret=IrlR7Kq2BB" data-secret="IrlR7Kq2BB" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="yf8YJXPlCq"><p><a href="https://www.amaperbene.it/sostanze-chimiche-tossiche-imballaggi-alimentari/">Molte sostanze chimiche tossiche penetrano nel corpo umano attraverso gli imballaggi alimentari</a></p></blockquote>
<p><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Molte sostanze chimiche tossiche penetrano nel corpo umano attraverso gli imballaggi alimentari&#8221; &#8212; amaperbene.it" src="https://www.amaperbene.it/sostanze-chimiche-tossiche-imballaggi-alimentari/embed/#?secret=Q11GfnmOKM#?secret=yf8YJXPlCq" data-secret="yf8YJXPlCq" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="SLuoyyCgKQ"><p><a href="https://www.amaperbene.it/chiesto-il-ritiro-dal-mercato-per-il-flufenacet-un-pesticida-interferente-endocrino-rilevato-nelle-acque-sotterranee/">Chiesto il ritiro dal mercato per il flufenacet, un pesticida interferente endocrino rilevato nelle acque sotterranee</a></p></blockquote>
<p><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Chiesto il ritiro dal mercato per il flufenacet, un pesticida interferente endocrino rilevato nelle acque sotterranee&#8221; &#8212; amaperbene.it" src="https://www.amaperbene.it/chiesto-il-ritiro-dal-mercato-per-il-flufenacet-un-pesticida-interferente-endocrino-rilevato-nelle-acque-sotterranee/embed/#?secret=SJOdB5XzEI#?secret=SLuoyyCgKQ" data-secret="SLuoyyCgKQ" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Inquinamento urbano nell’UE</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/inquinamento-urbano-nellue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Mar 2025 09:05:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[Inquinamento urbano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’inquinamento atmosferico ed acustico può danneggiare la nostra salute, soprattutto nelle aree urbane, dove vive la maggior parte dei cittadini dell’UE. La Corte ha verificato in che modo le città selezionate applicano la normativa UE finalizzata a meglio tutelare la salute. Ha riscontrato che, nonostante un miglioramento della qualità dell’aria, le norme in materia non sono state &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’inquinamento atmosferico ed acustico può danneggiare la nostra salute, soprattutto nelle aree urbane, dove vive la maggior parte dei cittadini dell’UE. La Corte ha verificato in che modo le città selezionate applicano la normativa UE finalizzata a meglio tutelare la salute. Ha riscontrato che, nonostante un miglioramento della qualità dell’aria, le norme in materia non sono state sempre rispettate o hanno iniziato ad essere rispettate solo di recente. Ha inoltre osservato che le nostre città sono ancora troppo rumorose. La Corte ritiene che la mancanza di obiettivi di riduzione del rumore da parte dell’UE disincentivi gli Stati membri dal dare priorità alle azioni volte a ridurre efficacemente l’inquinamento acustico. Osserva inoltre che le soglie di segnalazione del rumore riguardano solo la parte della popolazione dell’UE che potrebbe essere esposta a emissioni acustiche nocive. La Corte raccomanda di ridurre i livelli nocivi di rumore.</p>
<p>&#8220;Sebbene la qualità dell&#8217;aria sia inferiore agli standard di qualità dell&#8217;aria dell&#8217;Oms in molti paesi dell&#8217;Ue, la situazione è particolarmente preoccupante in alcuni Stati membri, tra cui l&#8217;Italia e la Polonia&#8221;. Lo afferma il rapporto 2025 per il monitoraggio e le prospettive verso lo zero inquinamento, pubblicato dall&#8217;Agenzia europea per l&#8217;ambiente e dalla Commissione europea, attraverso l&#8217;analisi delle concentrazioni di particolato fine (Pm2.5) registrate dalle stazioni di monitoraggio della qualità dell&#8217;aria in Europa.</p>
<p>Si evidenzia, inoltre, &#8220;che le persone di età pari o superiore a 65 anni (così come i bambini) sono le più colpite negativamente dall&#8217;inquinamento atmosferico. Inoltre, alcune delle regioni più inquinate coincidono spazialmente con le regioni più povere della parte orientale dell&#8217;Europa&#8221;.</p>
<p>Nonostante i trend di miglioramento dell&#8217;inquinamento atmosferico sia nelle regioni più ricche che in quelle più povere dell&#8217;Ue nel periodo 2007-2021, permangono disuguaglianze, con livelli di concentrazione di Pm2.5 costantemente superiori di circa un terzo nelle regioni più povere&#8221;, conclude il testo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Inquinamento urbano, un grave problema sanitario</strong></p>
<p>Tre cittadini dell’UE su quattro vivono in aree urbane e il processo di urbanizzazione avanza, spesso con un impatto negativo sulla qualità ambientale. I cittadini dell’UE sono esposti all’inquinamento proveniente da numerose fonti, come l’aria, il rumore, la luce o le acque reflue. L’inquinamento atmosferico e quello acustico sono tra le sfide ambientali che occorre affrontare con maggiore urgenza in tutta l’UE.</p>
<p>L’inquinamento atmosferico è definito come una concentrazione di contaminanti o inquinanti nell’aria che ha un impatto negativo sulla salute umana o altri effetti nocivi sull’ambiente (cfr. <strong><em>riquadro 1</em></strong> e <strong><em>figura 2</em></strong>). Le emissioni che inquinano l’aria sono generate da varie attività (cfr. <strong><em>figura 1</em></strong>).</p>
<figure id="attachment_32062" aria-describedby="caption-attachment-32062" style="width: 578px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-32062" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2025/03/Inquinamento-urbano-ue.jpg" alt="" width="578" height="658" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2025/03/Inquinamento-urbano-ue.jpg 578w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2025/03/Inquinamento-urbano-ue-264x300.jpg 264w" sizes="auto, (max-width: 578px) 100vw, 578px" /><figcaption id="caption-attachment-32062" class="wp-caption-text">figura 1 &#8211; Fonte: Corte dei conti europea, sulla base dei dati dell’AEA.</figcaption></figure>
<p><strong>Riquadro 1</strong></p>
<p><strong>Principali inquinanti atmosferici nocivi per la salute nel 2022</strong></p>
<p>In base alle dimensioni, il particolato <strong>(PM)</strong> si distingue tipicamente in PM<sub>10</sub> o PM<sub>2,5</sub>, entrambi emessi principalmente dalla combustione di combustibili solidi per il riscaldamento domestico (che è responsabile del 43 % delle emissioni di PM<sub>10</sub> e del 62 % delle emissioni di PM<sub>2.5</sub>). Nelle regioni d’Europa in cui spesso si utilizzano ancora combustibili solidi per il riscaldamento domestico, le emissioni di inquinanti atmosferici, in particolare di PM, tendono ad aumentare con gli inverni più rigidi. Alcuni PM provengono da fonti naturali, come il sale marino, la polvere del Sahara e i vulcani, mentre altri tipi (detti PM secondari) derivano da reazioni chimiche che si verificano nell’atmosfera.</p>
<ul>
<li>Il <strong>biossido di azoto (NO<sub>2</sub>)</strong>è un gas inquinante di colore marrone rossiccio ed è uno degli ossidi di azoto <strong>(NO<sub>X</sub></strong>). La principale fonte delle emissioni di NO<sub>x</sub> è il trasporto su strada, che rappresenta il 49 % di tali emissioni.</li>
<li>Il <strong>biossido di zolfo (SO<sub>2</sub>)</strong>è un gas inquinante incolore di odore pungente. Il settore dell’approvvigionamento energetico è la principale fonte di emissioni di S0<sub>2</sub> (44 % di tali emissioni).</li>
<li>L’<strong>ozono troposferico (O<em><sub>3</sub></em>)</strong>è un gas incolore che si forma vicino al suolo a seguito di reazioni chimiche tra sostanze inquinanti, come gli N0<sub>x</sub>, che si producono alla luce del sole; l’ozono è inoltre trasportato verso l’Europa da altre parti dell’emisfero settentrionale e dallo strato superiore dell’atmosfera.</li>
<li>I <strong>composti organici volatili non metanici (COVNM)</strong>comprendono una miscela di composti organici con composizioni chimiche diverse. Le principali fonti delle emissioni di tali inquinanti sono le industrie manifatturiere ed estrattive (46 % delle emissioni).</li>
<li>L’<strong>ammoniaca (NH<sub>3</sub>)</strong>è un gas incolore, emesso principalmente dal settore agricolo (93 % di tali emissioni), che contribuisce in modo significativo alla formazione di PM<sub>2,5</sub> nell’atmosfera.</li>
</ul>
<p>Figura 2 – <strong>Principali problemi sanitari dovuti all’inquinamento atmosferico e acustico</strong></p>
<figure id="attachment_32063" aria-describedby="caption-attachment-32063" style="width: 518px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-32063 size-full" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2025/03/inquinamento-atmosferico.jpg" alt="" width="518" height="528" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2025/03/inquinamento-atmosferico.jpg 518w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2025/03/inquinamento-atmosferico-294x300.jpg 294w" sizes="auto, (max-width: 518px) 100vw, 518px" /><figcaption id="caption-attachment-32063" class="wp-caption-text">figura 2 &#8211; Fonte: Corte dei conti europea, sulla base dei dati dell’OMS.</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<pre>CORTE DEI CONTI EUROPEA - Report Relazione speciale 02/2025: Inquinamento urbano nell’UE – Le città hanno aria più pulita, ma sono ancora troppo rumorose - 15/01/2025 https://www.eca.europa.eu/it/publications/SR-2025-02</pre>
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		<title>L’esposizione a eventi estremi legati al cambiamento climatico minaccia la salute respiratoria dei bambini</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/lesposizione-a-eventi-estremi-legati-al-cambiamento-climatico-minaccia-la-salute-respiratoria-dei-bambini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Feb 2025 10:31:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo suggeriscono i risultati dello studio “Exposure to climate change-related extreme events in the first year of life and occurrence of infant wheezing”, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale Enviroment International e condotto da un team di ricerca dell’Epidemiologia della Città della Salute e dell’Università di Torino. I cambiamenti climatici causati dalle attività antropiche influenzano &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo suggeriscono i risultati dello studio “<em>Exposure to climate change-related extreme events in the first year of life and occurrence of infant wheezing</em>”, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale <em>Enviroment International</em> e condotto da un team di ricerca dell’Epidemiologia della Città della Salute e dell’Università di Torino.</p>
<p>I cambiamenti climatici causati dalle attività antropiche influenzano la frequenza e l’intensità di eventi estremi. I risultati dello studio rivelano ora che fenomeni come ondate di calore, siccità, inondazioni ed incendi hanno potenziali conseguenze sulla salute delle persone e sono collegati ad un rischio più elevato di mortalità, lesioni acute e ricoveri ospedalieri nei giorni e anche nelle settimane successive al loro verificarsi.</p>
<p>In particolare, il cambiamento climatico ha un impatto sulla salute dei bambini sin dalle primissime fasi della crescita, mettendo in evidenza la necessità di misure di mitigazione e adattamento al clima per proteggere non solo le future generazioni, ma anche per tutelare la salute delle attuali fasce di popolazione più fragili, come i bambini e le bambine nei primi anni di vita.</p>
<p>Condotta nell’ambito del progetto NINFEA, la più grande coorte italiana arruolata tramite Internet che raccoglie dal 2005 dati su più di 7.000 coppie di mamme e bambini sull’intero territorio italiano, la ricerca ha riscontrato un aumento del rischio di fischi e sibili al torace associato all’esposizione a siccità estrema e ondate di calore durante il primo anno di vita. A differenza di studi precedenti, focalizzati sugli effetti acuti degli eventi estremi, questo lavoro mette in rilievo gli effetti cronici che si manifestano già nelle prime fasi dello sviluppo e sono associati all’esposizione ripetuta durante il primo anno di vita.</p>
<p>Il campione della ricerca è composto da circa 6.000 bambini per i quali si dispone di informazioni sull’insorgenza di fischi e sibili al torace tra 6 e 18 mesi. La comparsa di questi episodi durante l’infanzia è considerata un indicatore di alterata salute respiratoria in età successive. Combinando gli indirizzi di residenza geocodificati dei partecipanti allo studio con i dati climatici, sono state ricavate informazioni sulla loro esposizione, durante il primo anno di vita, a diversi tipi di eventi estremi. L’esposizione agli eventi estremi è stata messa in relazione alla salute respiratoria tenendo conto di multipli fattori (socioeconomici, ambientali ecc.). I risultati di questo studio – spiega Silvia Maritano, prima autrice dell’articolo e ricercatrice presso l’Epidemiologia della Città della Salute e dell’Università di Torino – sottolineano l’importanza di considerare le conseguenze del cambiamento climatico come potenziali determinanti di patologie croniche in ottica longitudinale. Questo lavoro apre la strada a nuove ricerche sui rischi a lungo termine del cambiamento climatico, mettendo in luce l’urgente necessità di politiche congiunte di mitigazione e prevenzione volte a ridurre l’esposizione ai fenomeni meteorologici estremi fin dalle prime fasi di vita delle persone”.</p>
<pre>Maritano S, Richiardi L, Quaglia S, Rusconi F, Maule M, Moirano G.  Exposure to climate change-related extreme events in the first year of life and occurrence of infant wheezing. Environment International, Volume 196, February 2025, 109303, <a href="https://doi.org/10.1016/j.envint.2025.109303">https://doi.org/10.1016/j.envint.2025.109303</a></pre>
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		<title>Anno 2024, gas serra e cambiamenti climatici</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/anno-2024-gas-serra-e-cambiamenti-climatici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Sep 2024 07:31:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
		<category><![CDATA[anidride carbonica (CO2)]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[eventi meteorologici estremi]]></category>
		<category><![CDATA[gas fluorurati]]></category>
		<category><![CDATA[gas serra]]></category>
		<category><![CDATA[metano (CH4)]]></category>
		<category><![CDATA[perdita di biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[protossido di azoto (N2O)]]></category>
		<category><![CDATA[riscaldamento globale]]></category>
		<category><![CDATA[vapore acqueo (H2O)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>1. Cosa sono i gas serra? I gas serra sono un gruppo di gas presenti nell&#8217;atmosfera terrestre che hanno la capacità di trattenere una parte consistente della componente nell&#8217;infrarosso della radiazione solare che colpisce la Terra e che viene emessa dalla superficie terrestre, dall&#8217;atmosfera e dalle nuvole. Questo fenomeno è noto come &#8220;effetto serra&#8221; ed &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>1. Cosa sono i gas serra?</strong></p>
<p>I gas serra sono un gruppo di gas presenti nell&#8217;atmosfera terrestre che hanno la capacità di trattenere una parte consistente della componente nell&#8217;infrarosso della radiazione solare che colpisce la Terra e che viene emessa dalla superficie terrestre, dall&#8217;atmosfera e dalle nuvole. Questo fenomeno è noto come &#8220;effetto serra&#8221; ed è essenziale per mantenere la Terra ad una temperatura abitabile; senza i gas serra il nostro pianeta sarebbe troppo freddo (avrebbe una  temperatura media globale pari a circa -18°C). Tuttavia, l&#8217;aumento antropico (= causato dall&#8217;uomo) della concentrazione di questi gas oltre un certo limite sta intensificando detto effetto, causando il <strong>riscaldamento globale</strong> e il <strong>cambiamento climatico</strong>.</p>
<p><strong>2. Quali sono i gas responsabili dell’effetto serra e come vengono prodotti?</strong></p>
<p><strong>Principali gas serra e fonti di emissione</strong>:</p>
<ul>
<li><strong>Vapore acqueo</strong> (H<sub>2</sub>O): Anche se si parla quasi esclusivamente dell&#8217;effetto serra dovuto all&#8217;anidride carbonica (CO<sub>2</sub>), il principale responsabile dell&#8217;effetto serra dell&#8217;atmosfera è il vapore acqueo ovvero l’acqua allo stato di vapore. Il vapore acqueo è, in termini di quantità, il gas serra più presente nella nostra atmosfera. Esso possiede una forte capacità di assorbire e riemettere la radiazione infrarossa fornendo un sostanziale e prevalente contributo all&#8217;effetto serra.</li>
<li><strong>Anidride carbonica (CO₂):</strong> È il gas serra più abbondante, responsabile di circa il 76% delle emissioni globali. È principalmente prodotto dalla combustione di combustibili fossili (carbone, petrolio, gas naturale) utilizzati per la produzione di energia, trasporti, riscaldamento e industrie. Altre fonti includono la deforestazione, i cambiamenti nell&#8217;uso del suolo e alcuni processi industriali (es. produzione di cemento).
<ul>
<li><strong>Emissioni globali:</strong> Le emissioni di CO₂ nel 2022 sono state di circa 37,12 miliardi di tonnellate.</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Metano (CH₄):</strong> Viene emesso durante la decomposizione di materia organica in condizioni anaerobiche, come nelle discariche e nelle risaie, e dalla digestione degli animali da allevamento (soprattutto bovini). Durante il processo digestivo i bovini emettono metano e ossido di azoto. Il 35-40% del metano e il 65% dell&#8217;ossido di azoto immessi nell&#8217;atmosfera vengono infatti dagli allevamenti. Questi gas sono rispettivamente 25 e 296 volte più impattanti della CO<sub>2</sub>, per quanto riguarda l&#8217;effetto serra. [FAO2006]. Inoltre, il metano viene rilasciato anche durante l&#8217;estrazione e il trasporto di combustibili fossili, come gas naturale e petrolio.</li>
</ul>
<ul>
<li style="list-style-type: none;"></li>
</ul>
<p>Sicché il metano ha un potenziale di riscaldamento globale 25 volte superiore a quello della CO₂ su un periodo di 100 anni, per cui, pur essendo presente in quantità inferiori, ha un impatto significativo a breve termine, ed è responsabile di circa il 16% del riscaldamento globale.</p>
<p><strong>Potenziale di riscaldamento globale (GWP):</strong> 28 volte più potente della CO₂ su un periodo di 100 anni.</p>
<ul>
<li><strong>Protossido di azoto (N₂O):</strong> Costituisce circa il 6% delle emissioni globali ed è rilasciato principalmente dall&#8217;uso di fertilizzanti chimici nell&#8217;agricoltura e dalla combustione di biomassa e combustibili fossili.
<ul>
<li><strong>GWP</strong><a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><strong>[1]</strong></a><strong>:</strong> 298 volte più potente della CO₂.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>Oltre a questi gas esiste un&#8217;ampia gamma di <strong>gas serra</strong> rilasciati in atmosfera <strong>di origine esclusivamente antropica</strong>:</p>
<ul>
<li><strong>Gas fluorurati:</strong> sono composti chimici costituiti da atomi di fluoro legati ad altri elementi utilizzati in refrigerazione, condizionamento e nell’industria chimica, utilizzati in frigoriferi, condizionatori e come isolanti elettrici. Gli esempi comuni di gas fluorurati includono l’<strong>esafluoruro di zolfo </strong>(SF6), il <strong>trifluoruro di azoto</strong> (NF3), l’<strong>esafluoruro di tungsteno </strong>(WF6) e il <strong>tetrafluorometano</strong> (CF4); sono noti per le loro eccezionali proprietà, come l’elevata stabilità termica e chimica, che li rendono estremamente preziosi in vari settori industriali, ma contribuiscono significativamente all’effetto serra e al riscaldamento globale.<br />
Gli <strong>idrofluorocarburi</strong> (HFC) sono gas refrigeranti entrati in commercio alla fine degli anni &#8217;80, in sostituzione dei <strong>clorofluorocarburi</strong> (CFC) e degli <strong>idroclorofluorocarburi</strong> (HCFC), sostanze pericolose per l&#8217;ozono stratosferico. Gli HFC non impoveriscono lo strato di ozono, ma sono potenti gas serra. L&#8217;aumento dell&#8217;uso degli HFC ha determinato negli ultimi due decenni una crescita esponenziale delle emissioni globali di gas fluorurati ad effetto serra, da qui l&#8217;urgente necessità di sostituirli con sostanze alternative che abbiano un impatto climatico nullo o trascurabile. I <strong>gas fluorurati ad effetto serra</strong> sono chiamati anche <strong><strong>“F-Gas”</strong></strong>Nonostante rappresentino solo l&#8217;1-2% delle emissioni, il loro GWP è estremamente alto (fino a 23.500 volte quello della CO₂, nel caso dell&#8217;SF₆).Con l’obiettivo di ridurne le emissioni di tali gas, il 20 maggio 2014 in Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea è stato pubblicato il Regolamento 517/2014/UE: tale regolamento migliora il contenimento dei gas fluorurati ad effetto serra presenti nell’atmosfera e fissa alcune restrizioni sul loro utilizzo e commercializzazione.</li>
</ul>
<p><strong>3. Origine dei gas serra</strong></p>
<p><strong>I gas serra possono avere origine sia naturale che antropogenica (causata dall&#8217;uomo).</strong></p>
<p><strong>Fonti naturali:</strong></p>
<ul>
<li>Eruzioni vulcaniche</li>
<li>Decomposizione di materia organica</li>
<li>Ciclo del carbonio e attività biologiche naturali (ad esempio, il ciclo del metano)</li>
</ul>
<p><strong>Fonti antropogeniche (umane):</strong></p>
<ul>
<li>Combustione di combustibili fossili per energia e trasporti</li>
<li>Deforestazione e cambiamenti nell&#8217;uso del suolo</li>
<li>Processi industriali (cemento, acciaio, chimica)</li>
<li>Agricoltura intensiva e zootecnia</li>
<li>Gestione dei rifiuti e discariche</li>
</ul>
<p>Dal 1850, con l&#8217;inizio della rivoluzione industriale, la concentrazione di CO₂ nell&#8217;atmosfera è aumentata di oltre il 45%, passando da circa 280 parti per milione (ppm) a oltre 420 ppm nel 2023.</p>
<p><strong>4. Effetti sulla Natura e sull’Ambiente</strong></p>
<h4><strong>Riscaldamento globale:</strong></h4>
<p>La temperatura media globale è aumentata di circa 1,1°C rispetto ai livelli preindustriali, con gravi conseguenze:</p>
<ul>
<li><strong>Riscaldamento globale:</strong> L&#8217;aumento della temperatura media globale provoca lo scioglimento delle calotte polari e dei ghiacciai, l&#8217;innalzamento del livello del mare e alterazioni nei modelli climatici.
<ul>
<li>Si stima che la Groenlandia perda circa 280 miliardi di tonnellate di ghiaccio all&#8217;anno, contribuendo all&#8217;innalzamento del livello del mare.</li>
<li>Dal 1880, il livello medio globale del mare è aumentato di circa 20 cm. Si prevede che entro il 2100 potrebbe aumentare fino a 1 metro, mettendo a rischio città costiere come Venezia e New York.</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Eventi meteorologici estremi come</strong> intensificazione di tempeste, ondate di calore, siccità e inondazioni.</li>
<li><strong>Perdita di biodiversità:</strong> Gli ecosistemi, come barriere coralline e foreste pluviali, sono danneggiati dalle temperature più elevate e dai cambiamenti nelle precipitazioni.</li>
</ul>
<p><strong>Eventi meteorologici estremi:</strong></p>
<p>L&#8217;aumento delle temperature intensifica eventi come:</p>
<ul>
<li><strong>Ondate di calore:</strong> Nel 2023, l&#8217;Europa ha registrato temperature superiori ai 45°C, con gravi impatti su salute, agricoltura e infrastrutture.</li>
<li><strong>Inondazioni, siccità e uragani:</strong> L&#8217;intensità e la frequenza degli uragani nell&#8217;Atlantico sono aumentate del 30% dal 1980. Le alluvioni in Pakistan nel 2022 hanno colpito oltre 30 milioni di persone.</li>
</ul>
<h4><strong>Perdita di biodiversità:</strong></h4>
<p>Il cambiamento climatico minaccia la sopravvivenza di molte specie:</p>
<ul>
<li>Gli ecosistemi marini come le barriere coralline e foreste pluviali sono in grave pericolo a causa dell&#8217;acidificazione degli oceani e del riscaldamento dell&#8217;acqua.</li>
</ul>
<p><strong>5. Perché i gas ad effetto serra sono nocivi?</strong></p>
<p>I gas effetto serra sono sostanze che contribuiscono alla formazione del noto “effetto serra”, un fenomeno assolutamente normale ed essenziale per lo sviluppo della vita sulla Terra. Tuttavia, in concentrazioni elevate, i gas serra causano un rapido surriscaldamento del pianeta, che disturba l&#8217;equilibrio degli ecosistemi e aumenta la frequenza di disastri naturali. Questo porta a una catena di effetti negativi su:</p>
<ul>
<li><strong>Agricoltura e sicurezza alimentare:</strong> Le siccità e le ondate di calore compromettono la produzione agricola globale, con un impatto diretto sui prezzi alimentari.</li>
<li><strong>Approvvigionamento idrico:</strong> I cambiamenti nei modelli di precipitazione riducono la disponibilità di acqua dolce in molte regioni del mondo.</li>
</ul>
<p>Una maggiore concentrazione di gas ad effetto serra nell’atmosfera non permette in effetti l naturale scambio con l’esterno del calore prodotto normalmente dagli ecosistemi terrestri. Trattenendo all’interno dell’atmosfera tale calore, sulla Terra si registra un conseguente aumento delle temperature, che a sua volta provoca lo scioglimento dei ghiacciai, il riscaldamento delle acque (soprattutto quelle oceaniche), il cambiamento delle stagioni, un aumento delle precipitazioni e aumento della superficie delle zone aride.</p>
<p><strong>6. Danni alla Salute</strong></p>
<p>Le emissioni di gas serra contribuiscono indirettamente ai cambiamenti climatici, che hanno impatti significativi sulla salute:</p>
<ul>
<li><strong><em>Malattie respiratorie</em></strong><strong>: </strong>L&#8217;aumento delle temperature aggrava l&#8217;inquinamento atmosferico, in particolare l&#8217;ozono a livello del suolo, che può peggiorare malattie respiratorie come asma e broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO).</li>
<li><strong>Diffusione di malattie tropicali: </strong>L&#8217;innalzamento delle temperature facilita la diffusione di malattie trasmesse da vettori come la malaria e la dengue. L&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità prevede un aumento significativo dei casi di dengue in Europa e Nord America entro il 2050.</li>
<li><strong><em>Ondate di calore e mortalità</em></strong><strong>: Le temperature elevate aumentano il rischio di colpi di calore<em>, </em></strong><strong>stress e malattie cardiovascolari.</strong> Le ondate di calore in Europa nel 2022 hanno causato oltre 60.000 morti. Le fasce più vulnerabili della popolazione, come anziani e bambini, sono le più colpite.</li>
</ul>
<p><strong>7. Le emissioni di gas serra nel Mondo</strong></p>
<p>Le emissioni globali di gas serra (GHG) continuano ad aumentare, sebbene in alcune regioni si stiano facendo progressi. In tutto il mondo, l&#8217;anidride carbonica (CO₂), il metano (CH₄) e il protossido di azoto (N₂O) sono i principali GHG, con la CO₂ responsabile di circa il 76% delle emissioni. I principali fattori che contribuiscono includono la combustione di combustibili fossili per l&#8217;energia, l&#8217;agricoltura, la deforestazione e i processi industriali. Il metano, sebbene emesso in quantità minori, ha un potenziale di riscaldamento globale molto più elevato della CO₂.</p>
<p>Nel 2022, le emissioni globali di gas serra (GHG) hanno raggiunto circa 50 miliardi di tonnellate di CO<sub>2</sub> equivalenti (CO<sub>2e</sub>), con un aumento costante negli ultimi decenni, principalmente dovuto alle attività energetiche, industriali e agricole.</p>
<p>Le emissioni di metano hanno un impatto notevolmente più alto nel breve termine, causando un riscaldamento 28 volte superiore a quello del CO<sub>2 </sub>su 100 anni​.</p>
<p>Per quanto attiene i singoli Paesi, secondo gli ultimi dati forniti dal Global Carbon Atlas, una piattaforma creata per esplorare e visualizzare i dati più aggiornati sui flussi di carbonio derivanti dalle attività umane e dai processi naturali, al primo posto tra i Paesi al mondo che contribuiscono a immettere nell’atmosfera la maggiore concentrazione di Gas serra si  trova la Cina con 10.174,68 MT-CO<sub>2 </sub>(milioni di tonnellate di CO<sub>2</sub>), seguita da Stati Uniti (5.284,7) ed India (2.616,45). In Europa la “maglia nera” spetta alla Germania con 701,96 MT-CO<sub>2</sub>, che precede la Gran Bretagna con 369,88 MT-CO<sub>2</sub> e l’Italia con 337,09 MT-CO<sub>2</sub>.</p>
<p><strong>Pertanto, i principali emettitori di gas serra si confermano essere:</strong></p>
<ul>
<li><strong>Cina:</strong> È il maggiore emettitore di gas serra, responsabile di circa il 31% delle emissioni globali. La sua economia dipende ancora fortemente dal carbone.</li>
<li><strong>Stati Uniti:</strong> Contribuiscono al 14% delle emissioni globali. Il settore energetico-industriale e i trasporti sono le principali fonti.</li>
<li><strong>India:</strong> È il terzo maggiore emettitore, con una crescita esponenziale delle emissioni dovuta alla rapida industrializzazione e all&#8217;aumento della domanda di energia.</li>
<li><strong>Unione Europea:</strong> Rappresenta circa l&#8217;8% delle emissioni globali, ma ha implementato ambiziosi piani di riduzione delle emissioni.</li>
</ul>
<p><strong>8. Le emissioni di gas serra in Europa e in Italia<br />
</strong><br />
Europa:<br />
Nell’UE la quota delle emissioni di gas a effetto serra è scesa dal 15,2% del 1990 al 7,3% nel 2021. Nel primo trimestre del 2024, le emissioni sono diminuite del 4% rispetto allo stesso periodo del 2023, scendendo a 894 milioni di tonnellate di CO<sub>2e</sub>. Questo calo è stato guidato dalla riduzione delle emissioni nei settori energetico e domestico, specialmente nella fornitura di elettricità e gas (-12.6%)​. La tendenza generale è quindi quella di un miglioramento continuo grazie alle politiche di efficienza energetica e all&#8217;incremento delle energie rinnovabili, con l&#8217;obiettivo di una riduzione del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.</p>
<p>L&#8217;UE ha fissato peraltro l&#8217;obiettivo di ridurre le emissioni del 55% entro il 2030 e di diventare <strong><em>carbon neutral</em></strong> entro il 2050. Paesi come la Germania e la Polonia, che utilizzano ancora grandi quantità di carbone, stanno cercando di accelerare la transizione verso le energie rinnovabili.</p>
<p><strong>Italia:</strong></p>
<p>In Italia, il settore dei trasporti rappresenta il 25% delle emissioni nazionali, continua a essere una sfida. Le energie rinnovabili forniscono circa il 40% dell&#8217;elettricità del paese, con l&#8217;obiettivo di raggiungere il 70% entro il 2030.</p>
<p>Tra il 1990 e il 2022, le emissioni di gas serra in Italia sono diminuite del 21%. Dopo un calo più marcato iniziato nel 2008 a causa della recessione economica, le emissioni hanno ripreso a crescere dello 0,4% nel 2022 rispetto al 2021. Ciò è dovuto a una combinazione di fattori, tra cui la maggiore adozione di energie rinnovabili e miglioramenti nell&#8217;efficienza energetica.</p>
<p>Nel complesso, mentre l&#8217;Europa e l&#8217;Italia hanno compiuto progressi sostanziali nella riduzione delle emissioni, la sfida globale rimane significativa. Le conseguenze sulla salute sono già gravi, in particolare per le popolazioni vulnerabili, e peggioreranno senza ulteriori aggressioni.</p>
<p><strong>9. Cosa fare per ridurre le emissioni di gas serra?</strong></p>
<p>Alla luce di questi dati, per il futuro del Pianeta è fondamentale fare qualcosa al fine di ridurre le emissioni di CO<sub>2</sub> serra e combattere così i cambiamenti climatici. Oltre a chiedere ai governi di attuare politiche ambientali efficaci, già nel nostro piccolo possiamo mettere in pratica alcune azioni semplici ma efficaci nella lotta al surriscaldamento globale: ridurre i viaggi in aereo, scegliere strutture alberghiere che abbiano a cuore le tematiche ambientali, preferire auto elettriche o ibride, spostarsi sui mezzi pubblici, in bicicletta o facendo una bella passeggiata a piedi, non sprecare energia, fare la raccolta differenziata, ridurre il consumo di carne e preferire una dieta ricca di alimenti di origine vegetale sono solo alcune delle azioni semplici ed efficaci per contrastare l’emissione di gas serra ed inquinare meno. Di qui</p>
<ul>
<li><strong>Transizione energetica:</strong> Incrementare l&#8217;uso di <strong>energie rinnovabili</strong> (solare, eolico, idroelettrico) riducendo gradualmente l&#8217;uso dei combustibili fossili.</li>
<li><strong>Riforestazione</strong>: Ripiantare foreste per assorbire CO₂ dall&#8217;atmosfera.</li>
<li><strong>Efficienza energetica:</strong> Migliorare l&#8217;efficienza di edifici, trasporti e processi industriali.</li>
<li><strong>Trasporto sostenibile: Promuovere l&#8217;uso di veicoli elettrici, biciclette e trasporti pubblici ecologici.  </strong></li>
<li><strong>Economia circolare:</strong> Ridurre i rifiuti e promuovere il riciclo per diminuire le emissioni di metano dalle discariche.</li>
<li><strong>Politiche di carbon pricing:</strong> Introdurre tasse sulle emissioni di CO₂ per incentivare le aziende a ridurre la loro impronta di carbonio.</li>
</ul>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>L&#8217;obiettivo globale è mantenere l&#8217;aumento della temperatura media mondiale al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli preindustriali, per limitare i danni a lungo termine causati dai cambiamenti climatici. La lotta contro i cambiamenti climatici richiede uno sforzo globale e coordinato. Ridurre le emissioni di gas serra è essenziale per evitare le conseguenze più catastrofiche del riscaldamento globale, e ciò richiede l&#8217;impegno non solo dei governi, ma anche delle imprese e dei cittadini.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Il potenziale di riscaldamento globale, abbreviato in GWP, è un termine utilizzato per descrivere la potenza relativa, molecola per molecola, di un gas serra, tenendo conto di quanto a lungo rimane attivo nell&#8217;atmosfera</p>
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		<title>Valore e ruolo delle Api per l’uomo e l’ambiente</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/valore-e-ruolo-delle-api-per-luomo-e-lambiente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jul 2024 10:10:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
		<category><![CDATA[ape]]></category>
		<category><![CDATA[ape regina]]></category>
		<category><![CDATA[apis cerana]]></category>
		<category><![CDATA[apis dorsata]]></category>
		<category><![CDATA[apis florea]]></category>
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		<category><![CDATA[feromoni]]></category>
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		<category><![CDATA[miele di agrumi]]></category>
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		<category><![CDATA[miele millefiori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Introduzione Le api sono insetti fondamentali per l&#8217;ecosistema e l&#8217;agricoltura. Sono conosciute principalmente per la produzione di miele e per il ruolo cruciale che svolgono nell&#8217;impollinazione delle piante. Questo documento esplorerà vari aspetti delle api, inclusa la loro tassonomia, organizzazione sociale, caratteristiche delle api mellifere, tipi di miele, proprietà del miele e il loro valore &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/valore-e-ruolo-delle-api-per-luomo-e-lambiente/">Valore e ruolo delle Api per l’uomo e l’ambiente</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Introduzione</strong></p>
<p>Le api sono insetti fondamentali per l&#8217;ecosistema e l&#8217;agricoltura. Sono conosciute principalmente per la produzione di miele e per il ruolo cruciale che svolgono nell&#8217;impollinazione delle piante. Questo documento esplorerà vari aspetti delle api, inclusa la loro tassonomia, organizzazione sociale, caratteristiche delle api mellifere, tipi di miele, proprietà del miele e il loro valore per l&#8217;ambiente e l&#8217;uomo.</p>
<p><strong>Tassonomia delle Api</strong></p>
<p><strong>Classificazione</strong></p>
<p>Le api appartengono all&#8217;ordine degli Imenotteri, che include anche formiche e vespe. La classificazione tassonomica delle api è la seguente:</p>
<ul>
<li><strong>Regno</strong>: Animalia</li>
<li><strong>Phylum</strong>: Arthropoda</li>
<li><strong>Classe</strong>: Insecta</li>
<li><strong>Ordine</strong>: Hymenoptera</li>
<li><strong>Famiglia</strong>: Apidae</li>
<li><strong>Genere</strong>: Apis</li>
</ul>
<p><strong>Principali Specie di Api</strong></p>
<p>Le tipologie di api sono molteplici ed esistono diverse razze in tutto il mondo. Al genere Apis appartengono quattro specie: <strong><em>Apis mellifera</em></strong>: Conosciuta come ape europea o ape domestica, è la specie più diffusa per la produzione di miele.</p>
<ul>
<li><strong>Apis cerana</strong>: L&#8217;ape asiatica, comune in Asia.</li>
<li><strong>Apis dorsata</strong>: L&#8217;ape gigante, diffusa nel sud-est asiatico.</li>
<li><strong>Apis florea</strong>: L&#8217;ape nana, anch&#8217;essa diffusa in Asia.</li>
</ul>
<p>In Italia le principali razze di api sono:</p>
<ul>
<li>le <strong>Buckfast</strong>, una razza ibrida che risale all&#8217;inizio del XX secolo. Si tratta di api energiche, di dimensioni più grandi rispetto ad altre specie, e abbastanza resistenti a varie malattie, il che ne fa una buona opzione per allevatori e apicoltori alle prime armi;</li>
<li>le <strong>Ligustiche</strong>, caratterizzate da una colorazione gialla ed hanno un carattere mite ma attivo: si tratta di grandi produttrici di miele, ideali per l&#8217;allevamento in ambiente caldo o mediterraneo;</li>
<li>le <strong>Carnica,</strong> più aggressiva rispetto alle precedenti ma offre grandi quantità di miele con scarsissimi sintomi da malattia;</li>
<li>le <strong>Cordovan</strong>. originaria dell&#8217;Argentina, ha un carattere meno aggressivo rispetto ad altre razze, anche se soffre spesso durante i periodi freddi.</li>
</ul>
<p><strong>Organizzazione Sociale delle Api</strong></p>
<p><strong>Struttura della Colonia</strong></p>
<p>Le api sono insetti sociali che vivono in colonie organizzate. Una colonia tipica comprende tre caste principali:</p>
<ul>
<li><strong>Regina</strong>: L&#8217;unica femmina fertile della colonia, responsabile della deposizione delle uova.</li>
<li><strong>Operaie</strong>: Api femmine sterili che svolgono varie attività, tra cui la raccolta del nettare, la cura della covata e la difesa della colonia.</li>
<li><strong>Fuchi</strong>: Maschi il cui unico compito è accoppiarsi con una regina vergine.</li>
</ul>
<p><strong>Ciclo di Vita</strong></p>
<p>Le api passano attraverso quattro stadi di sviluppo: uovo, larva, pupa e adulto. La durata di ciascuno stadio varia tra le caste:</p>
<ul>
<li><strong>Regina</strong>: Circa 16 giorni</li>
<li><strong>Operaie</strong>: Circa 21 giorni</li>
<li><strong>Fuchi</strong>: Circa 24 giorni</li>
</ul>
<p><strong>Comunicazione</strong></p>
<p>Le api sono insetti altamente sociali ed hanno sviluppato un linguaggio per comunicare tra loro basato su odori (feromoni), danze e assaggi.</p>
<p>“La <strong>danza delle api</strong>” serve per comunicare la posizione dei fiori ricchi di polline o nettare che scoprono durante i loro voli ricognitivi. Le informazioni trasmesse sono molto precise, indicano qualità e quantità di nettare presente nonché la direzione e distanza precisa dall’alveare.</p>
<p>Le api bottinatrici eseguono diversi tipi di danza, ad esempio:</p>
<ul>
<li>La “<strong>danza circolare</strong>” viene utilizzata dalle esploratrici quando le fonti nettarifere sono in prossimità dell’arnia;</li>
<li>La “<strong>danza dell’addome o a otto</strong>” viene utilizzata dalle esploratrici quando le fonti nettarifere sono più distanti dell’alveare. Il tratto rettilineo viene percorso in modo da formare con la verticale del favo un angolo uguale a quello determinato dalla posizione del bottino e del sole rispetto alla casetta</li>
</ul>
<p>L’ape che ha scoperto il sito, inoltre, per dare maggiori informazioni sul tipo di nettare, ne rigurgita una piccola quantità che viene assaggiato dalle compagne; esse raccolgono anche informazioni sull’odore dei fiori attraverso il profumo che è rimasto sul corpo della bottinatrice durante l’esecuzione e prendono il volo per trovare i fiori con lo stesso odore dell’ape messaggera.</p>
<p>All’interno dell’alveare la comunicazione avviene principalmente attraverso odori impercettibili all’uomo che gli animali producono da speciali ghiandole; questi odori denominati <strong>feromoni</strong> o <strong>ferormoni </strong>sono dei veri e propri messaggi chimici e hanno svariate proprietà.</p>
<p>La principale “fabbrica chimica” dell’alveare è <strong>l’ape regina</strong> che <strong>produce 32 tipi di feromoni diversi</strong>, alcuni di questi inibitori, uno ad esempio impedisce alle api operaie di deporre uova, altri di richiamo sessuale, altri ancora segnalano la presenza della stessa e tengono unite la famiglia.</p>
<p>Anche allo stadio di larva producono ferormoni che servono a richiamare le nutrici, un feromone di allarme avverte la colonia quando le guardiane aggrediscono un intruso, i fuchi ne producono uno per stimolare l’attività delle operaie<strong>.</strong></p>
<p><strong>Organizzazione dell’alveare</strong></p>
<p>Le api costruiscono le loro abitazioni sugli alberi, solitamente sotto i rami o negli incavi che si formano sui tronchi. Le arnie sono, invece, dei ricoveri artificiali create dagli apicoltori. Queste sono delle cassette di legno composte da varie parti e realizzate con più di una tecnica che agevolano l’uomo nella raccolta dei prodotti delle api.</p>
<p>Gli alveari sono costituiti da <strong>favi</strong>. Un favo è un insieme di piccole <strong>celle esagonali</strong> che vanno a formare quelle generalmente conosciamo come struttura a nido d’ape. Un favo contiene migliaia di celle, costruite con la cera che le api producono con ghiandole che hanno sull’addome. Le celle sono culla per le larve e dispensa di miele e polline. Hanno diverse dimensioni a seconda della larva che vi cresce. Le più piccole sono quelle delle api operaie, un po’ più grandi quelle per i maschi e più grandi ancora e posizionate fuori dal favo, quelle delle api regina. Le celle sono chiuse da sottili strati di cera, che servono a proteggere il loro contenuto, chiamati <strong>opercoli</strong>. Grazie a questa struttura l’avere risulta molto solido e in grado di resistere agli agenti atmosferici anche per anni.</p>
<p><strong>Organizzazione sociale delle api</strong></p>
<p>L’alveare è un ambiente così numeroso e ricco che può funzionare solo se ben strutturato.</p>
<p>All’interno dell’alveare convivono pacificamente tre <strong>caste delle api: l’ape regina, le api operaie e i fuchi</strong>. La loro è una convivenza pacifica anche se, a prima vista, non si direbbe. Da un punto di vista numerico, infatti, la loro differenza è significativa tanto da rendere le categorie quasi sproporzionate. Ma la loro forza sta nell’assoluta cooperazione e nell’equilibrio alla base del loro “lavoro”. Vediamo nel dettaglio le loro caratteristiche.</p>
<p><strong>L’Ape regina</strong></p>
<p>L’ape regina – proprio come suggerisce il suo nome – è sovrana all’interno alveare. In una colonia composta da migliaia di api, la regina è la madre, perché è l’unica ape ad essere fertile. Generalmente potrebbero infatti esistere due o più regine in un qualsiasi regno? No. Ecco, tale regola o prassi vale anche per i nostri piccoli e preziosi impollinatori. Nonostante sia la regina di tutto l’alveare, però, essa non sta proprio al comando, anche perché la sua unica funzione è quella di deporre le uova (in periodo piuttosto fertile può arrivare a deporre fino a 2.000 uova al giorno!).</p>
<p>La sola regina emette un feromone in grado di influenzare l’intera colonia inibendo gli apparati riproduttori delle api operaie, ma il potere che hanno queste ultime su di essa è parecchio importante. Se non fosse per le sue ancelle non avrebbe alcun tipo di nutrimento per cui perderebbe le forze e morirebbe. La sua struttura corporea si distingue dalle operaie perché ha l’addome più grande; ma aldilà di questa differenza, la domanda che più frequentemente ci si potrebbe porre è la seguente: l’ape regina nasce con questo “titolo” o diventa regina nel corso della vita? Ecco la risposta: la “nuova” regina, inserita per sostituire una vecchia regina malata o per dare vita ad una nuova colonia, nasce da un uovo fecondato identico a quello da cui nascono le operaie, ma la differenza sta nel fatto che l’uovo viene deposto in una cella grande e isolata, posizionata a fianco dei favi. Nel corso della sua vita la regina viene poi sottoposta ad una speciale nutrizione (la <strong>pappa reale</strong>) che le permette di sviluppare l’apparato riproduttivo.</p>
<p>L’ape regina riesce a vivere fino a 4 o 5 anni, in casi eccezionali raggiunge anche i 7. Se però la sua capacità riproduttiva dovesse venire meno, la regina sarà sollecitata a sciamare lasciando il posto a qualcuna più giovane. Ma può anche succedere che ci si trovi in presenza di una regina in grado di deporre uova, ma non di fecondarle. La regina, in questo caso denominata “<strong>fucaiola</strong>”, darebbe vita quindi solo a fuchi determinando la morte dell’intero alveare perché le operaie non avrebbero uova fecondate da cui allevare una nuova regina (a meno che non intervenga l’apicoltore). Anche in questo caso, la regina verrebbe sostituita.</p>
<p><strong>Le Api operaie</strong></p>
<p>Le api operaie si differenziano dalla regina per diversi motivi: all’interno della famiglia sono moltissime (diverse migliaia), sono tutte femmine sterili e svolgono numerosi compiti. Sono tutte sorelle o, quantomeno, sorellastre (la madre è la stessa ma il padre è diverso). Le operaie impiegano 3 settimane per nascere quando l’ape regina feconda le uova. Nel corso dei giorni riescono a raggiungere una struttura corporea così versatile da compiere praticamente tutti i lavori utili e necessari a garantire una buona sopravvivenza dell’alveare. Esse <strong>costituiscono una casta grande, ma compatta e monomorfa</strong>, formata da api tutte uguale tra di loro con dei caratteri morfofisiologici assolutamente identici. Hanno una vista sviluppata per localizzare i fiori a distanza e una lingua lunga che gli permette di succhiare nettare e polline e conservarli. Ma non è tutto. La peluria delle zampe posteriori gli consente di accumulare granelli di polline. Tali tratti sono il risultato sia del tipo di nutrimento che ingeriscono nei primissimi giorni di vita durante lo stadio larvale, sia grazie ai feromoni emessi dall’ape regina. Durante l’estate, nei mesi di maggiore attività, le operaie vivono poco più di un mese (circa 40 giorni d’estate); mentre in inverno, riparate all’interno dell’alveare, sopravvivono per diversi mesi (fino a un massimo di 120 giorni).</p>
<p>A loro volta, la casta delle api operaie si suddivide in <strong>sotto-categorie in base ai vari stadi di età</strong>. Per cui abbiamo:</p>
<ul>
<li>le <strong>api architetto</strong> o <strong>produttrici di cera</strong>: chiamate così perché con i loro corpi formano una sorta di struttura che servirà da guida portante per la costruzione di un nuovo favo</li>
<li>le <strong>api bottinatrici</strong>: hanno l’incarico di svolazzare da fiore in fiore per raccogliere tutto il necessario per la sopravvivenza dell’alveare, come acqua, nettare e polline</li>
<li>le <strong>api guardiane</strong>: coloro adibite alla sicurezza dell’alveare impedendo ad eventuali intrusi di entrare</li>
<li>le <strong>api immagazzinatrici</strong>: successivamente alla ricezione del cibo dalle “sorelle” bottinatrici, provvedono ad immagazzinarlo nei favi</li>
<li>le <strong>api nutritrici</strong>: producono pappa reale direttamente dalle loro ghiandole</li>
<li>le <strong>api pulitrici</strong>: quelle che puliscono i favi e tengono in ordine tutto l’alveare</li>
<li>le <strong>api ventilatrici</strong>: sono quelle che ventilano sopra i favi permettendo l’evaporazione dell’umidità e favorendo, così, la maturazione del miele (poi, dopo 21 giorni, diventano bottinatrici)</li>
</ul>
<p><strong>I fuchi</strong></p>
<p>I fuchi sono i maschi dell’ape domestica. Numericamente sono nettamente inferiori alle api operaie. Il loro corpo è più robusto rispetto alle api femmine, hanno addome e occhi più grandi, più peluria, ali più sensibili, ma sono prive di aculeo (pungiglione per la raccolta del polline) e la lingua (o ligula) è più corta.</p>
<p>Non vivono all’interno dell’alveare ma svolazzano di tanto in tanto in cerca di nutrimento. Il loro scopo è quello di fecondare la regina. Ma più che scopo si può definire una vera e propria missione di vita, a tal punto che, dopo la fase del corteggiamento della regina, il loro organo riproduttore rimane incastrato in essa, si stacca, loro cadono e muoiono. I fuchi vivono pochi mesi, all’incirca una stagione.</p>
<p>In conclusione, si può affermare che affinché un alveare goda di ottima salute, è necessario un equilibrio fra tutte le caste delle api. Tutti i membri, sia gli abitanti (ape regina e operaie) che i passanti (fuchi), devono collaborare e cooperare tra di loro per il benessere della colonia e per garantirgli un futuro virtuoso.</p>
<p><strong>Le Api Mellifere</strong></p>
<p><strong>La quasi totalità della produzione di miele è dovuta ad una sola specie, la Apis Mellifera. </strong></p>
<p>L&#8217;Apis mellifera, o ape mellifera europea, è la specie più comunemente allevata per la produzione di miele. È diffusa in tutto il mondo a causa della sua capacità di adattarsi a diversi climi e ambienti.</p>
<p>Questo non significa che il miele sia tutto uguale, infatti il suo sapore cambia in base al fiore da cui esse preleveranno il polline e ogni ape operaia in media visita circa 100 fiori per viaggio, un miele fatto prevalentemente dal nettare di una singola pianta sarà detto <strong>monoflorale</strong>, come per esempio il <strong>Manuka </strong>neozelandese.</p>
<p><strong>Produzione di Miele</strong></p>
<p>Si è considerato che per fare 1 kg di miele una sola ape dovrebbe visitare 80 milioni di fiori, un numero che può essere raggiunto solo collaborando insieme alle altre 20, 60 o a volte persino 90 mila api che in media abitano in un singolo alveare, per una produzione di miele che può andare dai 20 ai 40 chili a seconda dei molti fattori che influenzano la stagione.</p>
<p>Le api mellifere raccolgono nettare dai fiori, che viene trasformato in miele attraverso un processo di evaporazione e aggiunta di enzimi. Il miele è immagazzinato nei favi per servire come riserva alimentare.</p>
<p><strong>Varietà di Miele</strong></p>
<p>Il miele può variare notevolmente in sapore, colore e consistenza a seconda delle piante da cui proviene il nettare. Alcuni tipi comuni di miele includono:</p>
<ul>
<li><strong>Miele di Acacia</strong>: Leggero e delicato, con un sapore dolce e un colore chiaro; tra i diversi tipi di miele è senza dubbio quello più conosciuto ed apprezzato in Italia. E’ un miele caratteristico che presenta colore chiaro, stato fisico liquido, odore e sapore leggeri e delicati, tutte qualità che non si trovano riunite in nessun altra produzione nazionale e sono evidentemente molto apprezzate dal consumatore. A livello organolettico si presenta generalmente liquido; può eventualmente presentarsi torbido per la formazione di cristalli, senza tuttavia raggiungere una cristallizzazione completa. Il colore è sempre molto chiaro, da quasi incolore a paglierino. L’odore è leggero, ricorda quello dei fiori o appena fruttato. Il sapore è decisamente dolce, con leggerissima acidità. L’aroma è molto delicato, tipicamente vanigliato, confettato, poco persistente e privo di retrogusto.</li>
<li><strong>Miele di agrumi: </strong>Proviene dagli agrumeti italiani, ha un sapore di dolce fruttato molto intenso, il colore varia dal bianco candido al paglierino chiaro, all’olfatto presenta un odore intenso che ricorda il profumo fragrante dei fiori di zagara. Si presenta generalmente finemente cristallizzato per questo motivo si presta alle prime colazioni e come dolcificante per i dolci.</li>
<li><strong>Miele di bosco: </strong>Raccolto in estate, nei boschi della pianura, si caratterizza per il suo alto contenuto in sali minerali, ha un profumo intenso e caratteristico si presenta generalmente liquido con colore scuro quasi nero. Il sapore non è eccessivamente dolce, ricorda vagamente la confettura l’aroma di media intensità. Il miele si presenta molto denso si spalma molto bene sul pane ed è adatto a chi ama i gusti robusti.</li>
<li><strong>Miele di Castagno</strong>: Scuro, con un sapore robusto e leggermente amaro, il miele di castagno ha caratteristiche e proprietà particolari. E’ di colore scuro, odore pungente, sapore fortemente amaro e, forse proprio per questo, il prodotto si colloca con favore presso una fascia sempre più ampia di persone che ne apprezzano le caratteristiche particolari. La cristallizzazione è assente (liquido) o molto rallentata. Il sapore è intenso, caratteristico, di sottobosco, con un fondo amaro, a volte prevalente sul resto.</li>
<li><strong>Miele di Eucalipto</strong>: Forte e aromatico, spesso utilizzato per le sue proprietà medicinali, viene raccolto sui filari di eucalipto in piena estate; si presenta finemente cristallizzato con un colore variamente beige. Il profumo è molto marcato caratteristico ed intenso, al gusto si presenta normalmente dolce e ricorda vagamente il lattosio. L’eucalipto si presta molto come dolcificante al posto dello zucchero; accompagna molto bene le tisane.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Miele di Lavanda</strong>: Dolce e fragrante, con un sapore distintivo di lavanda.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Miele di menta: </strong>Ha un sapore deciso e poco dolce. Il suo profumo lo rende molto adatto a dolcificare tè e tisane a base di erbe e può essere utilizzato in tutte quelle ricette che prevedono l’abbinamento del miele alle foglie di menta per esaltarne profumo e sapore, come la grappa alla menta e miele, o l’elisir di menta con il miele fino al pecorino cotto tagliato a fette, cotto sulla griglia e servito con un trito di menta e un cucchiaio di miele di menta ben caldo.</li>
<li><strong>Miele millefiori: </strong>è il più estivo dei mieli, di colore vivamente intenso, cristallizza spontaneamente ed è il più vario in contenuto pollinico. Viene raccolto su fioriture spontanee in zone incontaminate. Di sapore dolce con aroma pieno e variegato. Ottimo spalmato sul pane e appagante se consumato da solo. Trova anche un gradito utilizzo un cucchiaio nel passato di mele cotte amalgamando con qualche goccia di limone.</li>
<li><strong>Miele di Tiglio</strong>: Chiaro e aromatico, con un sapore floreale, viene raccolto in estate; è normalmente cristallizzato. Il colore è chiaro, con tonalità giallo brillante. L’odore e l’aroma sono molto tipici: l’odore ricorda il profumo dei fiori solo nei mieli più puri e più freschi: più spesso la similitudine può essere fatta con l’infuso di fiori di tiglio. L’aroma, alla maggior parte delle persone, ricorda quello della menta, l’odore “di farmacia”, oppure il sapore delle noci fresche: è molto persistente. E’ un miele pastoso e ambrato.</li>
<li><strong>Melata di abete: </strong>E’ raccolta nei boschi di abete, ha un colore molto scuro tendente al verdognolo, si presenta generalmente liquida, in genere molto vischioso. Presenta un odore di media intensità, balsamico di legno, di resina; il sapore è meno dolce degli altri mieli con un aroma di media intensità molto persistente. Per queste caratteristiche è considerato il re dei mieli se ne consiglia il consumo diretto, per assaporarne il gusto e la piacevolezza.</li>
<li><strong>Miele Elvish</strong>: è il più costoso al mondo perché viene prodotto in piccolissime quantità in un luogo specifico: si tratta di una caverna profonda 1800 metri che si trova nel nord est della Turchia, nella valle del Saricayr. Il miele prodotto in questa caverna è stato scoperto per caso da un apicoltore, Gunay Gunduz. L’apicoltore, che aveva visto alcune delle sua api viaggiare dentro e fuori una caverna, aveva esplorato l’antro. Con sua grande sorpresa, aveva trovato grandi quantità di miele sui muri della caverna. Questo miele particolare era rimasto sulle pareti per ben 7 anni, invecchiando senza perdere alcuna delle sue proprietà nutritive. Ciò che rende questo miele degli elfi così particolare è anche il modo in cui viene creato dalle api. Non ci sono alveari, ma viene fatto direttamente all’interno della grotta, e poi lasciato a invecchiare. Le api sono libere di prendere il polline dalle piante spontanee e medicinali che crescono attorno alla grotta, e non c’è bisogno di alcuna cura particolare. Questo processo, insomma, rende il miele Elvish davvero costoso, e anche particolarmente utile per scopi medicinali. Il miele degli elfi è infatti usato anche a scopi curativi, merito delle sue proprietà.</li>
</ul>
<p><strong>Proprietà del Miele e ndicazioni Terapeutiche</strong></p>
<p>Il miele è apprezzato non solo per il suo sapore ma anche per le sue proprietà benefiche:</p>
<ul>
<li><strong>Antibatterico e antinfiammatorio</strong>: Il miele ha proprietà antibatteriche naturali e può aiutare a ridurre l&#8217;infiammazione; è un valido rimedio contro tosse, mal di gola e in generale contro le affezioni delle vie aeree superiori. Il miele può essere applicato su tagli e abrasioni per favorire la guarigione delle ferite</li>
<li><strong>Energetico</strong>: Ricco di zuccheri naturali, il miele fornisce una rapida fonte di energia.</li>
<li><strong>Antiossidante</strong>: Contiene antiossidanti che aiutano a combattere i radicali liberi.</li>
<li><strong>Lenitivo</strong>: Utile per lenire la gola irritata e la tosse; secondo diversi studi è in grado di stimolare la memoria e la concentrazione e sembra essere capace anche di alleviare ansia e stress.</li>
<li><strong>Trattamenti per la pelle</strong>: Maschere e scrub a base di miele idratano e nutrono la pelle; viene utilizzato per eliminare le impurità della pelle e per dare luminosità ai capelli.</li>
</ul>
<p><strong>Importanza Ecologica</strong></p>
<p>Le api recano importanti benefici e servizi ecologici per la società. Le api sono fondamentali per l&#8217;impollinazione di molte piante da fiore, inclusi numerosi colture agricole. Questo processo è essenziale per la riproduzione delle piante e per la produzione di frutti e semi. L&#8217;impollinazione delle api contribuisce significativamente alla produzione agricola. Colture come mele, mandorle, fragole, zucchine e molte altre dipendono dall&#8217;impollinazione delle api. Senza di esse, la resa e la qualità dei raccolti diminuirebbero drasticamente.</p>
<p>Con l’impollinazione le api svolgono pertanto una funzione strategica per la conservazione della flora, contribuendo al miglioramento ed al mantenimento della biodiversità. Una diminuzione delle api può quindi rappresentare una importante minaccia per gli ecosistemi naturali in cui esse vivono. L’agricoltura, d’altro canto, ha un enorme interesse a mantenere le api quali efficaci agenti impollinatori. La Food and Agriculture Organization &#8211; FAO ha informato la comunità internazionale dell’allarmante riduzione a livello mondiale di insetti impollinatori, tra cui <em>Apis mellifera</em>, le api da miele.  Circa l’84% delle specie di piante e l’80% della produzione alimentare in Europa dipendono in larga misura dall’impollinazione ad opera delle api ed altri insetti pronubi. Pertanto, il valore economico del servizio di impollinazione offerto dalle api risulta fino a dieci volte maggiore rispetto al valore del miele prodotto. Nel corso degli ultimi anni in Italia si sono registrate perdite di api tra cento e mille volte maggiori di quanto osservato normalmente. La moria delle api costituisce un problema sempre più grave in molte regioni italiane, a causa di una combinazione di fattori,  tra i quali la maggiore vulnerabilità nei confronti di patogeni (protozoi, virus, batteri e funghi) e parassiti (quali <em>Varroa destructor</em>, <em>Aethinia tumida</em>, <em>Vespa vetulina</em> e altri artropodi, incluse altre specie alloctone), i cambiamenti climatici e la variazione della destinazione d’uso dei terreni in periodi di penuria di fonti alimentari e di aree di bottinamento per le api. Infine, una progressiva diminuzione delle piante mellifere e l’uso massiccio di prodotti fitosanitari e di tecniche agricole poco sostenibili rappresentano ulteriori fattori responsabili della scomparsa delle api.</p>
<p><strong>Contributo Economico</strong></p>
<p>Le api mellifere hanno un enorme impatto economico. La produzione di miele, cera d&#8217;api, propoli e altri prodotti apistici rappresenta un&#8217;importante fonte di reddito per molti agricoltori e apicoltori. Inoltre, l&#8217;impollinazione delle api supporta l&#8217;industria agricola, contribuendo alla sicurezza alimentare globale.</p>
<p><strong>Sfide e Minacce</strong></p>
<p>Le api affrontano numerose minacce che ne compromettono la sopravvivenza, tra cui:</p>
<ul>
<li><strong>Pesticidi</strong>: L&#8217;uso di pesticidi agricoli può essere letale per le api.</li>
<li><strong>Parassiti e Malattie</strong>: Acari come la <em>Varroa destructor</em> e malattie come la nosemiasi sono gravi minacce per le colonie di api.</li>
<li><strong>Perdita di Habitat</strong>: La distruzione degli habitat naturali riduce le risorse alimentari disponibili per le api.</li>
<li><strong>Cambiamenti Climatici</strong>: Le alterazioni climatiche influenzano la disponibilità di fiori e il ciclo di vita delle api.</li>
</ul>
<p><strong>Conservazione e Protezione</strong></p>
<p>La conservazione delle api è cruciale per la sostenibilità degli ecosistemi e dell&#8217;agricoltura. Misure di protezione includono:</p>
<ul>
<li><strong>Riduzione dell&#8217;uso di Pesticidi</strong>: Adottare pratiche agricole sostenibili che minimizzano l&#8217;uso di pesticidi.</li>
<li><strong>Creazione di Habitat</strong>: Piantare fiori selvatici e creare habitat per le api nei giardini e nelle aree urbane.</li>
<li><strong>Supporto agli Apicoltori</strong>: Promuovere pratiche di apicoltura sostenibile e fornire supporto agli apicoltori per la gestione delle malattie.</li>
</ul>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>Le api sono essenziali per l&#8217;ecosistema e per l&#8217;uomo. La loro capacità di impollinare le piante è fondamentale per la produzione alimentare e la biodiversità. La diversità dei mieli e le proprietà benefiche del miele arricchiscono la nostra dieta e offrono numerosi vantaggi per la salute. Tuttavia, le api affrontano molte minacce che richiedono un impegno globale per la loro protezione e conservazione. Riconoscere e valorizzare il ruolo delle api è essenziale per garantire un futuro sostenibile per l&#8217;agricoltura e per l&#8217;ambiente.</p>
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		<title>Esposizione a pesticidi e rischi per la salute umana</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/esposizione-a-pesticidi-e-rischi-per-la-salute-umana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Feb 2024 11:04:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
		<category><![CDATA[bio-accumulo]]></category>
		<category><![CDATA[biocidi]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[endocrin disruptors]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Purtroppo, degli effetti dell’uso di pesticidi in agricoltura si parla ancora troppo poco, eppure si tratta di una pandemia silenziosa [1], con decine di migliaia di decessi ai quattro angoli del pianeta e una stima di 385milioni di casi di avvelenamento ogni anno. Sostanze venefiche che finiscono non solo nella nostra catena alimentare, ma contaminano &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Purtroppo, degli <strong>effetti dell’uso di pesticidi in agricoltura</strong> si parla ancora troppo poco, eppure si tratta di una <strong>pandemia silenziosa <a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a></strong>, con decine di migliaia di decessi ai quattro angoli del pianeta e una stima di <strong>385milioni di casi di avvelenamento ogni anno</strong>. Sostanze venefiche che finiscono non solo nella nostra catena alimentare, ma contaminano le stesse lavoratrici, gli stessi lavoratori, che si trovano a diretto contatto con i pesticidi. Così <strong>la logica del profitto, anche in questo caso, sacrifica l’ambiente e la salute</strong> (con tanti saluti al processo verso la sostenibilità agroalimentare avviato con le Strategie <em>Farm to Fork</em> e <em>Biodiversità 2030</em>).</p>
<p><strong>Conoscere i pesticidi</strong></p>
<p>La parola <strong>pesticidi</strong> deriva dal termine inglese <em>pesticides</em>. Il termine italiano più corretto, però, è <strong>prodotti fitosanitari</strong>, spesso chiamati anche antiparassitari, fitofarmaci, agro-farmaci. Invero il termine “pesticidi” è abbastanza ampio e comprende anche prodotti come i <strong>biocidi</strong>, che non sono destinati sì all’uso su piante, ma servono a debellare organismi nocivi e portatori di malattie come insetti, ratti e topi. I pesticidi, in pratica, sono <strong>microrganismi o sostanze chimiche</strong> (naturali e prodotte industrialmente) <strong>utilizzati in agricoltura per eliminare tutto ciò che danneggia le piante coltivate</strong> (per esempio: parassiti animali o vegetali, oppure insetti che trasmettono diverse malattie alle piante) <strong>e compromette la produttività del terreno e la qualità del raccolto</strong>.</p>
<p><strong>I pesticidi</strong>, pertanto<strong>, servono a proteggere la salute della coltura e a garantirne la sopravvivenza</strong>.</p>
<p>I <strong>fertilizzanti</strong> non sono pesticidi: sono sostanze utilizzate in agricoltura per arricchire il terreno di elementi nutritivi (ad esempio, azoto, fosforo, potassio) essenziali alla crescita dei prodotti vegetali.</p>
<p>I pesticidi o <strong>prodotti fitosanitari</strong> vengono suddivisi in <strong>diverse categorie</strong> a seconda dell’organismo contro cui sono usati, ad esempio:</p>
<ul>
<li><strong>insetticidi</strong> (combattono insetti nocivi alle colture agricole, ma anche insetti semplicemente molesti o portatori (veicoli) di malattie per l&#8217;uomo o gli animali domestici)</li>
<li><strong>fungicidi</strong> (contrastano le malattie e le alterazioni prodotte da funghi)</li>
<li><strong>diserbanti o erbicidi</strong> (utilizzati per distruggere le erbe infestanti, o malerbe; possono comprendere anche i defolianti)</li>
<li><strong>anticrittogamici</strong> (contrastano le malattie e le alterazioni prodotte da batteri, muffe ed alghe)</li>
<li><strong>nematocidi</strong> (combattono i vermi del terreno o nematodi)</li>
<li><strong>acaricidi</strong> (combattono gli acari)</li>
<li><strong>fitoregolatori </strong>(ormoni vegetali che regolano la crescita delle colture)</li>
</ul>
<p>Ognuna di tali categorie include, a sua volta, sostanze o principi attivi appartenenti a diverse classi chimiche, che agiscono con meccanismi diversi. I pesticidi non possono, quindi, essere considerati un gruppo omogeneo di sostanze.</p>
<p>I <strong>biocidi</strong> sono principi attivi o preparati destinati a distruggere organismi nocivi, o almeno a limitarne la loro funzione vitale. Vengono impiegati nei settori non agricoli al fine di combattere insetti, funghi, batteri, roditori, alghe ecc.   Per definizione i biocidi combattono gli organismi nocivi a livello chimico o biologico. Qualora un prodotto agisca su base fisica, questo non rientra nella definizione di biocida. Sintetizzando, i biocidi possono essere divisi in quattro grandi gruppi: <strong>disinfettanti</strong>, <strong>prodotti di protezione</strong>, <strong>antiparassitari</strong> e <strong>altri </strong>biocidi (prodotti anti-incrostazioni, fluidi utilizzati per l&#8217;imbalsamazione e la tassidermia, ecc.). Secondo l’art. 3 del Regolamento (UE) n. 528/2012 del Parlamento Europeo e del Consiglio, viene definita “<strong>biocida</strong>”:</p>
<ul>
<li>qualsiasi sostanza o miscela nella forma in cui è fornita all’utilizzatore, costituita da, contenenti o capaci di generare uno o più principi attivi, allo scopo di distruggere, eliminare e rendere innocuo, impedire l’azione o esercitare altro effetto di controllo su qualsiasi organismo nocivo, con qualsiasi mezzo diverso dalla mera azione fisica o meccanica;</li>
<li>qualsiasi sostanza o miscela, generata da sostanze o miscele che non rientrano in quanto tali nel primo trattino, utilizzata con l’intento di distruggere, eliminare, rendere innocuo, impedire l’azione o esercitare altro effetto di controllo su qualsiasi organismo nocivo, con qualsiasi mezzo diverso dalla mera azione fisica o meccanica</li>
</ul>
<p>Tra i biocidi vanno compresi i <strong>repellenti </strong>(sostanza chimica o miscela utile ad allontanare una determinata categoria di animali; es., repellente antizanzare. Il funzionamento di molti repellenti naturali si basa sull&#8217;utilizzo di sostanze che gli animali evitano nel loro ambiente naturale).</p>
<p>Nell’articolo “<a href="https://www.amaperbene.it/stato-di-contaminazione-delle-acque-in-italia/"><strong>Stato di contaminazione delle acque in Italia </strong></a>e nell&#8217;articolo “<a href="https://www.amaperbene.it/la-frutta-si-conferma-la-piu-colpita-tra-gli-alimenti-per-la-presenza-di-residui-di-pesticidi/"><strong>La frutta si conferma la più colpita tra gli alimenti per la presenza di residui di pesticidi</strong></a>” abbiamo riportato i dati circa i livelli di contaminazione sia delle acque che degli alimenti in Italia. Ebbene l’esposizione ai pesticidi non è privo di conseguenze.</p>
<p>In detti articoli, molto è stato scritto sulla molecola del momento, il <strong>glifosato</strong>, un diserbante sistemico di post-emergenza non selettivo, una delle sostanze più utilizzate al mondo tra i prodotti fitosanitari. Gli effetti esercitati sugli organismi superiori (quindi anche sull’uomo) da parte di queste molecole sono molto complessi e difficili da valutare. Ciononostante, alcuni elementi vanno presi in considerazione:</p>
<ul>
<li>si tratta per la gran parte di <strong>sostanze tossiche, persistenti, bioaccumulabili</strong> che hanno un impatto sulle proprietà fisiche e chimiche dei suoli e sono <strong>spesso nocive non solo per la salute dell’uomo, ma per l’intero ecosistema e per qualunque organismo vivente</strong>;</li>
<li>sono dotati di <strong>tossicità a largo spettro</strong> in grado di distruggere indistintamente molte specie di insetti anche utili (bombi, farfalle, api); un esempio molto significativo è costituito dal caso della moria di api da neonicotinoidi (usati per la concia delle sementi del mais o per la flavescenza della vite);</li>
<li>hanno <strong>capacità di bio-accumulo nei tessuti</strong> animali;</li>
<li>sono <strong>responsabili della perdita di biodiversità e dell’insorgenza di resistenze dei parassiti</strong> e necessità quindi di prodotti sempre più potenti;</li>
<li><strong>possono avere effetti dannosi anche a dosi ben al di sotto del limite di legge</strong> (ad esempio, per l’atrazina sono descritti effetti a dosi 30.000 volte inferiori ai limiti di legge), soprattutto dopo un’esposizione prolungata;</li>
</ul>
<p>Secondo l’Oms, si contano ogni anno oltre 26 milioni di casi di avvelenamento con 258.000 decessi annui a livello mondiale e negli Usa il 45% di tutti gli avvelenamenti da pesticidi si registra nei bambini. I pesticidi sono ritenuti responsabili della <strong>Pandemia Silenziosa</strong>, che si esplica in vari danni neuropsichici e comportamentali nell’infanzia, dal deficit di attenzione, all’autismo, fino alla riduzione del quoziente intellettivo (QI). Essi sono associati all’<strong>insorgenza di tumori del sangue</strong> come leucemie, linfomi e mielomi oltre all’aumento del rischio <strong>di cancro alla prostat</strong>a, soprattutto in chi subisce un’esposizione diretta o professionale. Sono anche responsabili del manifestarsi di malattie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson e tumori al cervello e agli apparati riproduttivi, nello specifico negli agricoltori e negli operatori del settore primario; anche l’aumento sull’intera popolazione di melanomi, in genere, associati all’esposizione ai raggi solari, sembra essere amplificato dal contatto con pesticidi.</p>
<p>E’ preoccupante il fatto che esiste la possibilità di trasmissione delle problematiche alle generazioni successive. Quasi tutti i pesticidi, infatti, sono accomunati dall’essere <strong>interferenti endocrini</strong>, e <strong>quindi possono produrre effetti sull’organismo interessato e sulla progenie</strong>.</p>
<p>Gli “<strong>endocrin disruptors</strong>” (EDC), ovvero “<strong>interferenti</strong>” o “<strong>disturbatori endocrini</strong>”, sono un gruppo eterogeneo di <strong>sostanze caratterizzate dalla capacità di interferire </strong>attraverso svariati meccanismi (recettore-mediati, metabolici, ecc.) <strong>con il funzionamento del sistema endocrino</strong>, soprattutto con l’omeostasi degli steroidi sessuali e della tiroide. Queste sostanze possono non solo esplicare effetti negativi sull’individuo esposto, ma, agire sulle stesse cellule germinali, determinando <strong>alterazioni che si trasmettono alle generazioni successive attraverso modificazioni di tipo epigenetico</strong>. Inoltre tali effetti si manifestano spesso tardivamente (anche dopo decenni) e variano non solo in base alla durata, al tipo di sostanza e alla loro quantità, ma anche a seconda del momento in cui avviene l’esposizione. Gravidanza, allattamento, vita fetale, infanzia e pubertà sono momenti cruciali, “<strong>finestre espositive</strong>”, in cui il contatto con tali agenti può comportare effetti particolarmente gravi.</p>
<p>In sintesi i principali <strong>danni per la salute umana</strong> per esposizione a tali sostanze sono stati identificati in:</p>
<ul>
<li>diminuzione fertilità maschile,</li>
<li>abortività spontanea, endometriosi, gravidanza extrauterina, parto pre-termine,</li>
<li>disturbi autoimmuni,</li>
<li>aumentato rischio di criptorchidismo e ipospadia,</li>
<li>diabete/alcune forme di obesità,</li>
<li>aumentato rischio di tumori,</li>
<li>deficit cognitivi e disturbi comportamentali, patologie neurodegenerative,</li>
<li>disfunzioni ormonali (specie alla tiroide)</li>
<li>sviluppo puberale precoce.</li>
</ul>
<p><strong>Principali gruppi di pesticidi con azione di “endocrine disruptors”</strong></p>
<ul>
<li>Insetticidi clorurati (lindano, dieldrin),</li>
<li>Fungicidi (vinclozolin, linorun),</li>
<li>Trazoli (ciproconazolo),</li>
<li>Imidazoli (imizaloil),</li>
<li>Triazine (atrazina, simazina),</li>
<li>Etilene bisditiocarbammatil (mancozeb),</li>
<li>Coformulanti (alchifenoli).</li>
</ul>
<p>Oltre a svolgere il ruolo negativo di “endocrine disruptors” è ormai assodato che molti di questi agenti hanno anche una <strong>azione mutagena e cancerogena</strong> e numerosissimi sono i tipi di cancro messi in relazione col loro uso per esposizioni professionali, ma non solo.</p>
<pre><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Pesticidi: una pandemia silenziosa - Il lato oscuro della chimica verde, di E. de Rysky - Revisione: E. Alessi, F. Ferroni, I. Pratesi, 2022 - <a href="https://www.wwf.it/uploads/Report-Pesticidi-salute-2022.pdf">https://www.wwf.it/uploads/Report-Pesticidi-salute-2022.pdf</a></pre>
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		<title>Stato di contaminazione delle acque in Italia</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/stato-di-contaminazione-delle-acque-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Feb 2024 12:51:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Rapporto nazionale pesticidi nelle acque – Dati 2019-2020 (ed. 2022), realizzato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) insieme alle 21 Agenzie Regionali (ARPA) e Provinciali (APPA) per la protezione dell&#8217;ambiente –  ha lo scopo di esaminare lo stato di contaminazione delle acque superficiali e sotterranee derivante dall’uso dei pesticidi, sia &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Rapporto nazionale pesticidi nelle acque – Dati 2019-2020 (ed. 2022), realizzato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) insieme alle 21 Agenzie Regionali (ARPA) e Provinciali (APPA) per la protezione dell&#8217;ambiente –  ha lo scopo di esaminare lo stato di contaminazione delle acque superficiali e sotterranee derivante dall’uso dei pesticidi, sia in termini di diffusione territoriale, sia in termini di evoluzione temporale. Indirettamente il rapporto consente anche di verificare l’efficacia delle misure adottate per la tutela dell’ambiente acquatico.  previste nella fase di autorizzazione e di utilizzo di tali sostanze. Dai dati si evince che:</p>
<ul>
<li>In Italia, <strong>in agricoltura si utilizzano circa 122.000 tonnellate all’anno di prodotti fitosanitari</strong> (ISTAT, 2020), che contengono circa <strong>400 sostanze diverse.</strong></li>
<li>Nel biennio 2019-2020 sono stati analizzati 31.275 campioni per un totale di 2.492.581 misure analitiche, il numero delle sostanze cercate nel 2020 corrisponde a 406.</li>
<li>Le indagini 2020 hanno riguardato 4.388 punti di campionamento e 13.644 campioni.</li>
<li><strong>Nelle acque superficiali sono stati trovati pesticidi nel 55,1%</strong> dei 1.837 punti di monitoraggio; <strong>nelle acque sotterranee nel 23,3%</strong> dei 2.551 punti.</li>
<li><strong>Sono state trovate 183 sostanze diverse</strong>, rappresentate per la maggior parte da erbicidi.</li>
<li>Il risultato complessivo indica un’<strong>ampia diffusione della presenza di pesticidi</strong>.</li>
<li><strong>Nel Nord del Paese la presenza dei pesticidi risulta più elevata</strong> di quella media nazionale, <strong>arrivando a interessare il 67%</strong> dei punti delle acque superficiali <strong>e il 34% delle acque sotterranee</strong> (forse perché le indagini sono generalmente più rappresentative)</li>
<li><strong>Nelle acque superficiali</strong>, 561 punti di monitoraggio (<strong>30,5%</strong> del totale) <strong>hanno concentrazioni superiori ai limiti ambientali</strong>.
<ul>
<li><strong>Le sostanze che più spesso hanno determinato il superamento sono: gli erbicidi glifosato e il suo metabolita AMPA, metolaclor e il metabolita metolaclor-esa, imazamox, esaclorobenzene e nicosulfuron, tra i fungicidi azossistrobina, dimetomorf, carbendazim e metalaxil</strong>.</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Nelle acque sotterranee</strong>, 139 punti (<strong>il 5,4%</strong> del totale) <strong>hanno concentrazioni superiori ai limiti</strong>.
<ul>
<li>Le sostanze più rinvenute sopra il limite sono: <strong>i metaboliti metolaclor-esa e atrazina desetil desisopropil, gli erbicidi bentazone, glifosate e AMPA </strong>(acido aminometilfosfonico)<strong> e imazamox, l’insetticida imidacloprid e il fungicida metalaxil</strong>.</li>
<li>nel 2020, la frequenza di ritrovamenti nei campioni raggiunge il valore massimo del 57,2%.
<ul>
<li>Le sostanze che maggiormente contribuiscono a determinare i superamenti sono il glifosate e il metabolita AMPA.</li>
</ul>
</li>
<li>L’indicatore è pressoché stabile nelle acque sotterranee, con valori intorno al 5%. I metaboliti metolaclor-esa e atrazina desetil desisopropil e l’erbicida bentazone sono tra i principali responsabili di non conformità.</li>
</ul>
</li>
<li>Dal 2011 al 2020 si è verificata una sensibile diminuzione delle quantità messe in commercio, indice di un più cauto impiego delle sostanze chimiche in agricoltura, dell’adozione di tecniche di difesa fitosanitaria a minore impatto e dell’aumento dell’agricoltura biologica.</li>
</ul>
<p>I dati del Rapporto segnalano pertanto una <strong>contaminazione vasta e diffusa delle acque</strong>, ancora più allarmante se si tiene presente che, anche quando le concentrazioni risultano inferiori ai limiti ambientali, <strong>i pesticidi possono in combinazione dare luogo a effetti cumulativi non accettabili</strong>.</p>
<p>Conoscere questi dati è molto importante perché proprio in queste settimane gli Stati dell’Unione Europea, Italia compresa, si sono trovati a decidere se continuare a consentire l’uso del glifosato (preso ad esempio perché il più il più diffuso, ma la norma vale per tutti i pesticidi) o vietarlo una volta per tutte. Purtroppo al di là di tutte le precedenti dichiarazioni e delle evidenze circa la pericolosità della sostanza, il tanto auspicato divieto all’impiego di questo erbicida non c’è stato.</p>
<p><strong>La Commissione europea ha ritirato la proposta di legge sul taglio all’uso dei pesticidi chimici in agricoltura e nelle aree verdi urbane. </strong>Il Regolamento sull’uso sostenibile dei pesticidi (Sur, &#8220;Sustainable use of pesticides regulation&#8221;) presentato per la prima volta a giugno 2022 prevedeva di dimezzare l’uso dei pesticidi nell’Unione entro il 2030. Oltre al taglio dei pesticidi, la Commissione ha deciso di cancellare anche altre misure restrittive tra cui l’obbligo di ridurre del 30% le emissioni del settore entro il 2040 e l’obbligo di mettere a riposto il 4% dei terreni coltivabili, anche se dal 60% al 70% del suolo in Europa è in cattivo stato, il che impatta negativamente sulla capacità produttiva degli stessi agricoltori.</p>
<p>E’ opportuno allora <strong>ricordare cos’è il glifosato</strong>.</p>
<p>Il glifosato è l’erbicida più usato a livello mondiale per eliminare le piante indesiderate in agricoltura e nella gestione del verde pubblico: dai seminativi ai frutteti, dagli orti ai parchi pubblici, fino al diserbo di strade e ferrovie. Brevettato negli anni Settanta da Monsanto e oggi commercializzato da aziende come Bayer, è usato in agricoltura da oltre 50 anni. Il suo impiego è però aumentato notevolmente con la diffusione delle colture OGM (come per esempio la soia Roundup Ready di Monsanto-Bayer), che sono state modificate geneticamente per resistere a questo erbicida.</p>
<p>Il glifosato agisce ad ampio spettro, aggredendo tutte le parti verdi delle piante con cui entra in contatto. Insieme ai suoi prodotti di degradazione, si accumula inoltre nel terreno, danneggiando gli organismi che vivono nel suolo e compromettendo l’assorbimento di micronutrienti utili a difendere le piante dalle malattie. Questo erbicida è pertanto una delle principali cause di contaminazione delle acque e interferisce con l’equilibrio ecologico di fiumi e laghi. In effetti, il glifosato non danneggia solo le erbe infestanti, ma tutto l’ambiente circostante, compresa la fauna selvatica: uccelli, anfibi, insetti e lombrichi. Diversi studi avvertono che, alle concentrazioni che spesso si trovano nell’ambiente, questo erbicida può interagire con il microbiota intestinale delle api, rendendole più vulnerabili alle malattie, nonché influire sul loro sistema nervoso e sulla riproduzione. Nel 2015 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), facente parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha classificato il glifosato come «probabilmente cancerogeno per gli esseri umani». Studi più recenti hanno evidenziato che il glifosato potrebbe danneggiare il sistema nervoso ed essere correlato a malattie neurologiche come il morbo di Parkinson, oltre a influire negativamente sul sistema ormonale. Infine, l’esposizione al glifosato anche a bassissime dosi sembra indurre alterazioni di importanti parametri biologici che riguardano lo sviluppo sessuale, le genotossicità e il microbioma intestinale, ovvero i batteri buoni dell’intestino. L’esposizione delle persone al glifosato avviene sia attraverso la sua presenza nell’ambiente, sia attraverso i residui negli alimenti, con rischi più elevati per le lavoratrici e i lavoratori agricoli che maneggiamo direttamente l’erbicida.</p>
<p>Alla luce di quanto sopra, è sconvolgente ignorare che le alternative al glifosato esistono. Coltivare senza fare uso di erbicidi di sintesi è già possibile e l’agricoltura biologica ne è un esempio. È possibile limitare l’uso di pesticidi ai casi di stretta necessità, anche con una gestione integrata delle piante infestanti (Integrated Weed Management, IWM), cioè integrando le pratiche agricole fisiche, meccaniche, biologiche ed ecologiche con la vasta conoscenza ormai a disposizione sulle piante coltivate e sulle infestanti. Un’agricoltura senza pesticidi evita di aumentare la resistenza nelle specie infestanti, riduce l’erosione del suolo e protegge la biodiversità.</p>
<p>Una transizione verso tecniche che non utilizzino sostanze chimiche di sintesi sarebbe una grande opportunità per l’agricoltura del nostro Paese e la tutela del Made in Italy. Ma i Governi, nonostante la pressione dell’opinione pubblica contraria alla proroga di questo erbicida di cui sono state accertate e denunciate le ripercussioni negative sulla salute umana e sull’ambiente, si sono espressi favorevolmente circa la proroga per altri 10 anni per l’uso del glifosato, in attesa di una “proposta più matura”.</p>
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		<title>Il caso del glifosato: una vittoria o una sconfitta?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Oct 2023 16:50:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
		<category><![CDATA[Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro]]></category>
		<category><![CDATA[AIRC]]></category>
		<category><![CDATA[Cangerogeno]]></category>
		<category><![CDATA[Commissione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[Contaminante]]></category>
		<category><![CDATA[erbicida]]></category>
		<category><![CDATA[glifosato]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo 2A]]></category>
		<category><![CDATA[impatto ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[OMS]]></category>
		<category><![CDATA[pesticidi]]></category>
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		<category><![CDATA[Tossico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il caso del glifosato rappresenta un classico esempio di incapacità decisionale tra tutela della Salute e dell’ambiente (molti studi dimostrano che il glifosato è una sostanza ad elevata tossicità ambientale capace di alterare la funzionalità degli ecosistemi e degli habitat naturali e ridurre drasticamente la biodiversità) da una parte e tutela di interessi particolari (industriali, &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il caso del glifosato rappresenta un classico esempio di incapacità decisionale tra tutela della Salute e dell’ambiente (molti studi dimostrano che il glifosato è una sostanza ad elevata tossicità ambientale capace di alterare la funzionalità degli ecosistemi e degli habitat naturali e ridurre drasticamente la biodiversità) da una parte e tutela di interessi particolari (industriali, agricoltori) dall’altra.</p>
<ul>
<li><strong>Il glifosato è l&#8217;erbicida più diffuso al mondo</strong>, per via della sua efficacia e della minore tossicità rispetto agli analoghi prodotti che erano disponibili quando è stato messo in commercio. Ha anche la caratteristica di rimanere negli strati superficiali del terreno e di essere degradato e distrutto con relativa facilità dai batteri del suolo. In Italia è anche una delle principali cause di contaminazione delle acque.</li>
<li>Il glifosato è stato introdotto in agricoltura negli anni Settanta del secolo scorso dalla multinazionale Monsanto con il nome commerciale di Roundup. Ha avuto una grande diffusione perché alcune coltivazioni geneticamente modificate sono in grado di resistergli: <strong>distribuendo il glifosato sui campi si elimina ogni erbaccia o pianta tranne quella resistente che si desidera coltivare</strong>. <strong>Si aumenta così la resa per ettaro e si riduce l&#8217;impegno per l&#8217;agricoltore</strong>. Per la sua bassa tossicità rispetto agli erbicidi usati all&#8217;epoca è stato da subito molto usato anche in ambienti urbani per mantenere strade e ferrovie libere da erbacce infestanti.</li>
</ul>
<p>Il brevetto della Monsanto è scaduto nel 2001 e da allora il glifosato è prodotto da un gran numero di aziende.</p>
<ul>
<li>Uno studio svolto con il glifosato somministrato ai ratti sembrava averne dimostrato la cancerogenicità. Tuttavia, l&#8217;articolo pubblicato nel 2012 è stato in seguito ritrattato per problemi di metodo e i dati non sono mai stati replicati in studi di qualità superiore. Altri studi in laboratorio hanno dimostrato che il glifosato induce nelle cellule danni a livello genetico e stress ossidativo. Escludendo un lieve incremento di linfomi non Hodgkin tra gli agricoltori esposti, le prove di cancerogenicità sull&#8217;uomo e sugli animali sono limitate.</li>
<li>Una segnalazione importante viene dalla Francia. Il Fondo francese per i risarcimenti alle vittime dei pesticidi ha infatti accolto la richiesta di un ragazzo di 16 anni, Théo Grataloup, di essere indennizzato poiché affetto da <strong>malformazioni congenite</strong> alla laringe e all&#8217;esofago. Il ragazzo ha subito 54 interventi chirurgici. L&#8217;adolescente è figlio di una donna che, durante la gravidanza, era stata esposta a lungo al glifosato, erbicida particolarmente diffuso in Europa: si tratta in particolare della molecola presente nel pesticida Roundup, prodotto oggi dalla tedesca Bayer, dopo che quest&#8217;ultima ha acquisito la Monsanto.</li>
<li>Dopo attenta analisi delle prove disponibili,<strong> la IARC di Lione</strong>, Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, organismo che fa parte dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità,<strong> ha classificato nel 2015 il glifosato nel gruppo 2A, tra i probabili cancerogeni</strong>.</li>
<li>ECHA, EFSA, OMS e FAO hanno espresso giudizi più rassicuranti, definendo il glifosato un “improbabile cancerogeno”, ma hanno comunque invitato ad <strong>osservare il principio di cautela</strong>, come il divieto di utilizzarlo in aeree densamente popolate o la necessità di riesaminare i livelli massimi di residui di questa sostanza che per legge possono essere presenti dentro e sopra gli alimenti.</li>
</ul>
<p>Negli anni il glifosato ha continuato studiato e dibattuto internazionalmente. Per quanto riguarda le decisioni assunte dai singoli Stati, la Francia si è prefissa di ridurne l’uso per poi eliminarlo completamente nel giro di pochi anni, mentre l’Olanda ne vieta la vendita ai privati per uso casalingo.</p>
<p>Il suo utilizzo come erbicida è stato nuovamente approvato nell’Unione europea nel 2017 fino al 2022, con alcune limitazioni, tra cui il divieto di avere nella stessa formulazione glifosato e ammina di sego polietossilata. A ottobre 2023 la Commissione Europea ha rinviato a novembre il voto sulla proroga dell&#8217;autorizzazione per altri 10 anni, prima di rimetterlo all&#8217;esame di una commissione d&#8217;appello. Ad ogni modo, una decisione sul rinnovo del glifosato deve essere presa entro il 14 dicembre 2023, poiché l’attuale approvazione scade il 15 dicembre 2023.</p>
<blockquote><p>Il 15 dicembre 2023 è scaduta l’ultima (ennesima) proroga all’uso dei pesticidi, ma la Comunità Europa, che avrebbe dovuto decidere in tal senso, contraddicendo se stessa e tutte le evidenze scientifiche, ha deciso diversamente facendo un clamoroso quanto vergognoso dietrofront annunciando il ritiro della proposta legislativa SUR, il Regolamento per l’uso sostenibile dei pesticidi.</p>
<p>Il glifosato è <strong>l’erbicida più diffuso al mondo</strong>, ed il suo utilizzo fa aumentare<strong> la resa per ettaro della terra, riduce l’impegno per l’agricoltore, ed arricchisce l’azienda produttrice</strong><strong>. </strong></p>
<p>Il glifosato è però una sostanza ad elevata tossicità ambientale <strong>classificato dal 2015 dalla IARC di Lione (</strong>Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, organismo che fa parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità),<strong> tra i probabili cancerogeni</strong>. Del resto, sulla stessa etichetta del prodotto è riportata l’avvertenza: “Tossico per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata”, “Non contaminare l’acqua con il prodotto”). Ebbene, il glifosato e il suo metabolita AMPA si ritrovano rispettivamente nel 42% delle acque profonde e nel 68% delle acque superficiali.</p>
<p>Allora, chi ha vinto?</p></blockquote>
<p>Il governo italiano ha votato paradossalmente a favore del rinnovo. Vietare l’impiego del glifosato agevolerebbe la transizione europea verso alternative più sostenibili rispetto agli erbicidi di sintesi, ad esempio integrando le pratiche agricole fisiche, meccaniche, biologiche ed ecologiche con la vasta conoscenza ormai a disposizione sulle piante coltivate e sulle infestanti. La dipendenza dell’Europa e dell’agricoltura italiana da un erbicida dannoso per l’ambiente e probabilmente cancerogeno come il glifosato è un controsenso: questa sostanza semplicemente non ha un ruolo nella transizione verso un’agricoltura moderna ed ecologica.</p>
<p>Vietare l’uso del glifosato quindi sarebbe una decisione virtuosa, in linea con la necessità di tutelare la salute delle persone e dell’ambiente e favorire la trasformazione delle pratiche agricole, senza essere in contrasto con la sostenibilità dei redditi degli agricoltori.</p>
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		<title>L’esposoma: un approccio innovativo per studiare le interazioni esposizioni ambientali e salute</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Jan 2023 11:09:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[abitudini]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[esposizione]]></category>
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<p>È ormai assodato che il contesto in cui un individuo si sviluppa abbia conseguenze sulla sua salute. Tuttavia, la comprensione dei complessi meccanismi con cui questo accade è tutt’altro che scontata. Il <em>Global burden of disease</em> riporta che circa il 25% delle morti nel mondo siano attribuibili a poche esposizioni ambientali (e quindi potenzialmente evitabili) quali inquinamento atmosferico, fumo attivo e passivo e dieta. Tuttavia, nonostante la conoscenza dei principali determinanti di salute sia aumentata sensibilmente negli ultimi decenni, l’eziologia della maggior parte delle patologie croniche non è stata ancora completamente compresa. Ciò è dovuto principalmente alle difficoltà metodologiche riscontrate nel capire come agiscano le multiple esposizioni ambientali nel tempo e nel misurare il loro effetto sinergico: risulta necessario, dunque, superare il classico approccio un’esposizione/un esito.</p>
<p>In questo contesto si è delineato il concetto di esposoma, introdotto per la prima volta da dall’epidemiologo Christopher Wild, già Direttore dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC – International Agency for Research on Cancer), come l’“<strong>indicatore complessivo delle influenze ambientali e delle risposte biologiche a queste associate, che includono l’esposizione all’ambiente, alimentazione, abitudini e processi endogeni</strong>” al fine di indicare la globalità dell’esposizione ambientale a partire dalle origini della vita. In altri termini, l&#8217;esposoma rappresenta l&#8217;insieme di tutte le esposizioni ambientali (quindi non genetiche) cui un individuo è esposto nel corso della sua vita a partire dal concepimento in avanti. La variabilità ovvero la natura dinamica delle diverse esposizioni ambientali lungo il corso della vita di un individuo viene studiata attraverso un approccio prospettico tipico della <em>life-course epidemiology</em>, la branca dell’epidemiologia che valuta la relazione tra le esposizioni dei diversi periodi della vita con le traiettorie di salute.</p>
<p>Dalla sua definizione, il concetto di esposoma è stato ripreso e arricchito e ha rappresentato uno stimolo nella comunità scientifica per iniziare a valutare in modo sistematico le esposizioni e il loro effetto complessivo sullo stato di salute. Comprendere l’esposoma tuttavia significa prendere in considerazione un numero infinito di variabili, richiede numerose misurazioni che si basano sull’applicazione di differenti e dispendiose tecnologie. Inoltre, valutare l’associazione fra molteplici esposizioni e gli effetti sulla salute, rappresenta una sfida anche in ambito metodologico. In particolare, gli attuali metodi statistici in uso non riescono a discriminare correttamente i diversi fattori che realmente influiscono sulla salute.</p>
<p>I dati raccolti, infatti, sono spesso di elevate dimensioni e presentano alti livelli di complessità e di correlazione, richiedendo l’utilizzo di tecniche di analisi più adattive e robuste rispetto ai metodi statistici tradizionali per riuscire a estrapolare risultati informativi. Gli strumenti chiave per affrontare queste problematiche sono le tecniche di apprendimento automatico (tecniche di <em>machine learning</em>) utilizzate congiuntamente a metodi di inferenza causale per interpretare i risultati, utili a orientare future politiche di prevenzione e promozione alla salute.</p>
<p>Generalmente l’esposoma viene declinato su tre macro-domini</p>
<ul>
<li><strong>ambiente esterno generale</strong>, che include fattori come clima e urbanizzazione, misurabili a livello di popolazione;</li>
<li><strong>ambiente esterno specifico</strong>, come dieta o abitudine al fumo, misurabile a livello individuale con questionari, sensori ambientali o dosimetri personali;</li>
<li><strong>ambiente interno</strong> che include processi ormonali, infiammatori e molecolari, misurati nel loro insieme tramite metodiche “omiche” ad alta produttività, volte a descrivere in maniera globale l’insieme di molecole di un sistema biologico (es. proteoma, trascrittoma, metaboloma).</li>
</ul>
<p>L’<strong>esposomica</strong> è un approccio olistico e innovativo per studiare l’impatto dei determinanti ambientali sulla salute umana; si tratta di un progetto che richiede uno sforzo congiunto di tutto il mondo scientifico, a livello internazionale. In effetti, numerosi progetti sono stati avviati sullo studio dell’esposoma sia in Europa che negli Stati Uniti, trainati dall’idea che una migliore conoscenza dei fattori di rischio ambientali e del loro impatto sulla salute possa aprire la strada a sempre più efficienti strategie di prevenzione.</p>
</div>
</div>
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