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	<title>sicurezza alimentare Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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	<title>sicurezza alimentare Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Oltre 200 patologie diverse sono causate da cibo non sicuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jul 2025 07:47:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza alimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che oltre 200 patologie diverse siano causate da cibo non sicuro, con 1,6 milioni di persone che si ammalano ogni giorno a causa di questo problema. La sicurezza alimentare è quindi un aspetto cruciale della salute pubblica, e la scienza gioca un ruolo fondamentale nel capire come prevenire queste malattie. &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che oltre 200 patologie diverse siano causate da cibo non sicuro, con 1,6 milioni di persone che si ammalano ogni giorno a causa di questo problema. La sicurezza alimentare è quindi un aspetto cruciale della salute pubblica, e la scienza gioca un ruolo fondamentale nel capire come prevenire queste malattie.</p>
<p>In occasione della Giornata Mondiale della Sicurezza Alimentare, che si è celebrata il 7 giugno, l&#8217;OMS sottolinea l&#8217;importanza della &#8220;Food Safety, Science in Action&#8221;. Questo slogan evidenzia come la conoscenza scientifica sia essenziale per individuare le cause della contaminazione degli alimenti e per sviluppare misure preventive efficaci.</p>
<p>Le patologie legate al cibo non sicuro possono variare da disturbi gastrointestinali lievi a malattie più gravi, e possono avere un impatto maggiore su bambini, anziani e persone con sistemi immunitari compromessi. Le malattie di origine alimentare possono essere causate da contaminazione biologica, chimica o fisica degli alimenti. Esempi di malattie causate da cibo non sicuro includono:</p>
<ul>
<li><strong>Infezioni batteriche: </strong>come la salmonellosi, la campilobatteriosi e la shigellosi, spesso causate da contaminazione fecale di alimenti.</li>
<li><strong>Infezioni virali: </strong>come l&#8217;epatite A e la gastroenterite virale, che possono essere trasmesse attraverso alimenti contaminati.</li>
<li><strong>Intossicazioni alimentari: </strong>causate da tossine prodotte da batteri, come il botulismo, che può essere molto pericoloso.</li>
<li><strong>Parassitosi: </strong>come la toxoplasmosi, che può essere trasmessa attraverso carne poco cotta o verdure contaminate.</li>
</ul>
<p>La prevenzione delle malattie legate al cibo non sicuro richiede un approccio multidisciplinare che coinvolge tutta la filiera alimentare, dalla produzione al consumo. È fondamentale seguire le buone pratiche igieniche, come lavarsi le mani regolarmente, cucinare gli alimenti a temperature adeguate e conservarli correttamente.</p>
<p>La scienza è nel cuore della sicurezza alimentare, ricorda l’Organizzazione, e aiuta a capire cosa rende il cibo poco sicuro e guida alla prevenzione delle malattie causate dal cibo. Il tema di quest’anno attira l’attenzione sull’uso delle conoscenze scientifiche come una chiave per ridurre le malattie e i costi e salvare vite. In occasione della giornata l’ISS ha presentato due ricerche, una sul lavaggio dell’insalata e una sulla comunicazione delle buone pratiche.</p>
<p><strong>Lavare sempre l’insalata in busta, soprattutto in gravidanza</strong></p>
<p>È sempre indicato lavare con abbondante acqua corrente le insalate già pronte in busta, per evitare anche il rischio di contaminazione da <em>Toxoplasma</em>, soprattutto se si fa parte di categorie particolarmente sensibili come le donne in gravidanza. L’indicazione viene da uno studio coordinato dall’Iss nell’ambito del <em>progetto Toxosouces</em> finanziato dall’Unione Europea (Horizon 2020 Research and Innovation programme, One Health European Joint Programme). I risultati della ricerca sono stati appena pubblicati dalla rivista <em>Eurosurveillance</em> che ha dedicato un numero al tema della sicurezza alimentare, secondo la quale c’è una possibilità, comunque bassa, che questi prodotti abbiano tracce del microrganismo.</p>
<p>L’indagine multicentrica, che ha coinvolto 10 Paesi europei tra ottobre 2021 e settembre 2022, ha esaminato in totale quasi 3300 campioni di insalate in busta e pronte al consumo. Una contaminazione da <em>Toxoplasma gondii</em> è stata riscontrata nel 4,1% dei campioni, anche se la distribuzione non è risultata uniforme in tutti i paesi. In Gran Bretagna ad esempio è risultato positivo il 16% dei campioni, in Francia il 6,1%, in Spagna il 4,1%. L’Italia è invece risultata abbondantemente sotto la media, con l’1,9% dei campioni positivi, valore superiore solo a quello della Norvegia (0,5%). Il campionamento nella stagione invernale, il campionamento e il confezionamento delle insalate nel Nord Europa e la coltivazione delle insalate nell&#8217;Europa occidentale sono stati identificati come fattori di rischio correlati al rilevamento del Toxoplasma nei campioni di insalata.</p>
<p>I risultati consigliano comunque di lavare ulteriormente le insalate prima di consumarle. Non servono prodotti particolari, è sufficiente l’utilizzo di abbondante acqua corrente. Le oocisti di Toxoplasma, che possono contaminare le insalate comprese quelle pronte al consumo, sono resistenti al comune trattamento con ipoclorito di sodio, contenuto in molti disinfettanti commerciali per alimenti, cosi come al bicarbonato di sodio. È quindi consigliabile risciacquare l’insalata sotto l&#8217;acqua corrente, in uno scolapasta o utilizzando una centrifuga per insalata, e infine asciugarla con un tovagliolo di carta o un canovaccio.</p>
<p>Un progetto per la divulgazione delle buone pratiche per i consumatori</p>
<p>Fra i vari progetti dell’Istituto Superiore di Sanità nel campo della sicurezza alimentare uno in particolare coinvolge direttamente anche il pubblico, e si propone di valutare la percezione del rischio alimentare online per migliorare la comunicazione e promuovere l&#8217;empowerment attraverso efficaci strategie di diffusione digitale. Gli obiettivi principali del progetto <em>Monitoring food safety knowledges, attitudes and practices in home settings to improve the development of digital knowledge dissemination tools, through web analysis</em> sono aumentare l&#8217;usabilità dei canali digitali istituzionali, promuovere un approccio interdisciplinare, contribuire a incrementare l’alfabetizzazione sanitaria e favorire l&#8217;uso della citizen science.</p>
<p>Un obiettivo iniziale e peculiare di questo progetto è studiare in che modo gli utenti acquisiscono informazioni online sulla Sicurezza Alimentare Casalinga (SAC): temi, canali e linguaggio utilizzato, tramite una metodologia innovativa di web monitoring/listening. Questo permetterà di valutare il livello di esposizione degli utenti alle informazioni on line sulla SAC, che potrebbero influenzare i loro comportamenti casalinghi.</p>
<p>Altro obiettivo intermedio è indagare le Conoscenze, Abitudini e Pratiche degli utenti web/consumatori sulla sicurezza alimentare casalinga, essenziali per l’identificazione delle lacune di conoscenza e per lo sviluppo di specifiche strategie divulgative. A tale scopo, verrà elaborato, realizzato e distribuito un questionario rivolto agli utenti web sulle conoscenze, gli atteggiamenti e le pratiche. Entrambi gli obiettivi iniziali permetteranno all’ISS di individuare i bisogni e il livello di percezione del rischio degli utenti/consumatori, nonché le aree di miglioramento della conoscenza.</p>
<p>Terzo obiettivo è quello di fornire evidenze scientifiche per colmare il divario di conoscenza e per rispondere alle nuove sfide della sicurezza alimentare.</p>
<pre>https://www.iss.it/en/-/giornata-per-la-sicurezza-alimentare-dalle-indicazioni-per-il-lavaggio-dell-insalata-alla-diffusione-delle-buone-pratiche-via-social-alcuni-progetti-dell-iss</pre>
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		<title>Nuova campagna di comunicazione Efsa sulla sicurezza alimentare</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/nuova-campagna-di-comunicazione-efsa-sulla-sicurezza-alimentare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Apr 2025 12:02:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[EFSA]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza alimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sulla scia del successo ottenuto nei quattro anni precedenti, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e il Ministero della Salute lanciano la campagna di comunicazione con l’obiettivo di far crescere la fiducia dei consumatori nella sicurezza alimentare nell’ambito dell’Ue, informando e sensibilizzando i cittadini italiani, per promuovere la capacità di prendere decisioni informate relative &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sulla scia del successo ottenuto nei quattro anni precedenti, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e il Ministero della Salute lanciano la campagna di comunicazione con l’obiettivo di far crescere la fiducia dei consumatori nella sicurezza alimentare nell’ambito dell’Ue, informando e sensibilizzando i cittadini italiani, per promuovere la capacità di prendere decisioni informate relative alle scelte alimentari di ogni giorno aumentando la consapevolezza su ciò che avviene nelle fasi di preparazione e conservazione dei cibi e al tempo stesso evidenziando il ruolo fondamentale della scienza e delle direttive formulate dagli esperti dell’Efsa, grazie alle quali il cibo sulle nostre tavole è controllato e sicuro.</p>
<p>La campagna durerà fino a metà novembre, si rivolge in particolare ai cittadini tra i 18 e i 55 anni, e utilizza un linguaggio semplice, intuitivo e accattivante; è caratterizzata da un raggio d’azione di ampio respiro e intende fornire ai consumatori informazioni chiare e basate sulla scienza della sicurezza alimentare. I consumatori sono invitati a visitare il sito web ufficiale della campagna, prendendo visione dei materiali didattici e interagendo con i contenuti della campagna sui social media utilizzando l’hashtag #Safe2EatEU. Quest’anno la campagna si estende a 23 paesi, attestando un incremento rispetto ai 18 del 2024 e raggiungendo un importante traguardo nella sua missione di aiutare un numero sempre maggiore di europei a scegliere con sicurezza i prodotti alimentari.</p>
<p>Tra i paesi partecipanti dell’edizione 2025 figurano Albania, Austria, Belgio, Bosnia-Erzegovina, Cechia, Cipro, Croazia, Estonia, Finlandia, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Macedonia del Nord, Montenegro, Norvegia, Polonia, Romania, Slovacchia, Spagna, Turchia e Ungheria.</p>
<p>Quest’anno la campagna in Italia si concentra sui focolai di malattie a trasmissione alimentare attribuibili ad alimenti di origine non animale, ovvero vegetale, meglio conosciuti come Anoa, e sugli additivi.</p>
<p>Tra gli alimenti di origine non animale, quelli che pongono i rischi maggiori nell’Ue sono verdure a foglia verde, ortaggi a bulbo e a stelo, pomodori, meloni, baccelli, legumi o cereali freschi, semi germogliati e frutti di bosco. Questi alimenti possono essere consumati in svariati modi, da crudi ad altamente trasformati. In taluni casi, però, il loro consumo può causare malattie gravi, anche con esito fatale.</p>
<p>A partire dal focolaio epidemico di infezione da Escherichia coli, produttore di shigatossina, che si è verificato nel 2011 in alcuni Paesi dell’Unione europea a causa del consumo di insalata di germogli contaminata, e passando al caso dei minestroni surgelati consumati impropriamente tal quali e dai quali sono originati numerosi casi di listeriosi, nonché ai casi di salmonellosi (Salmonella umbilo) da consumo di insalate di prima gamma (rucola e spinaci in foglie) o ai sospetti sui pomodorini a grappolo (pachino, ciliegino, datterino, ecc.) per i casi da Salmonella stratchona, emerge che il rischio microbiologico dei prodotti vegetali non è trascurabile.</p>
<p>Per quanto concerne la salmonella in particolare nel corso dell’ultimo periodo sono stati documentati tre importanti focolai di salmonellosi associati ad alimenti di origine non animale che hanno interessato numerosi paesi europei. Come documentato congiuntamente da Efsa ed Ecdc nel periodo 2021-2024 sono stati notificati 232 casi umani di salmonellosi da Salmonella Strathcona, che hanno interessato complessivamente 16 Paesi dell’area europea e dalle indagini condotte in diversi paesi i pomodorini sono stati identificati come la principale fonte di infezione.</p>
<p>Altri 200 casi circa di salmonellosi da Salmonella umbilo sono stati notificati in tre Paesi europei e l’origine del focolaio è stato ricondotto a rucola e spinacino di prima gamma prodotti da una azienda italiana.</p>
<p>Infine, nel periodo gennaio 2021-gennaio 2025 sono stati notificati oltre 500 casi di salmonellosi attribuibili a otto diversi sierotipi, alcuni dei quali molto rari e associati al consumo di semi germogliati. Questi focolai hanno interessato nove paesi dell’area europea.</p>
<p>Per quanto riguarda il botulismo alimentare, l’Italia riporta costantemente uno dei tassi di prevalenza più alti dell’Ue, anche a causa della spiccata tradizione consolidata nella popolazione rispetto alla preparazione delle conserve alimentari in ambito domestico.</p>
<p>I focolai correlati al consumo di alimenti di produzione industriale sono invece molto rari, ma destano maggiore preoccupazione sia per la popolazione sia per le autorità di controllo in quanto possono potenzialmente coinvolgere un elevato numero di persone. È aumentato il numero di focolai associati agli alimenti di origine non animale, dei casi di malattia, dei ricoveri ospedalieri e dei decessi, anche se gli alimenti di origine animale continuano a essere la principale fonte.</p>
<p>Vademecum</p>
<p>Tra le indicazioni per prevenire eventuali patologie, c&#8217;è quello di lavare gli alimenti in acqua, per immersione, e di tenere separati gli alimenti crudi e cotti per prevenire contaminazioni crociate. Si consiglia inoltre di utilizzare utensili, taglieri e superfici puliti per i diversi tipi di alimenti, di lavare accuratamente le mani prima e dopo la manipolazione; conservare gli alimenti deperibili in frigorifero a una temperatura inferiore a 4º C per rallentare o bloccare la crescita batterica.</p>
<p>Le novità dell&#8217;edizione 2025</p>
<p>Basandosi sui risultati ottenuti lo scorso anno, nel 2025 la campagna Safe2Eat si prefigge di migliorare il suo impatto nei seguenti modi: ampliando la sua presenza a 23 Paesi, compresi cinque nuovi partecipanti, allargando il raggio d’azione e il coinvolgimento della campagna in Europa; affrontando le preoccupazioni principali dei consumatori riguardo alla sicurezza alimentare, tra cui il ruolo della scienza nel garantire alimenti sicuri, l’importanza di un’etichettatura alimentare chiara e i benefici di ridurre gli sprechi alimentari; migliorando l’accessibilità delle informazioni sulla sicurezza alimentare attraverso risorse nuove e di facile comprensione su misura delle diverse fasce di età e dei contesti culturali.</p>
<p>&#8220;Poiché i consumatori europei devono muoversi all’interno di un panorama alimentare complesso, risulta fondamentale metterli nella condizione di fare scelte informate &#8211; ha affermato Bernhard Url, direttore esecutivo dell’Efsa &#8211; La campagna Safe2Eat getta un ponte tra la scienza della sicurezza alimentare e le decisioni quotidiane, offrendo informazioni chiare e pratiche che contribuiscono a consolidare la fiducia dei consumatori. Con l’allargamento volto a comprendere ancora più paesi nel 2025, compiamo un ulteriore passo in avanti per garantire che ogni singola persona possa accedere a orientamenti attendibili e supportati scientificamente sulla sicurezza alimentare&#8221;.</p>
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		<title>Listeriosi (infezione da listeria)</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/listeriosi-infezione-da-listeria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Feb 2025 12:09:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[gastroenterite]]></category>
		<category><![CDATA[Listeria monocytogenes]]></category>
		<category><![CDATA[listeriosi]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[sorveglianza]]></category>
		<category><![CDATA[tossinfezioni alimentari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La listeriosi è un’infezione causata dal batterio Listeria monocytogenes (L. monocytogenes), generalmente dovuta all’ingestione di cibo contaminato e pertanto classificata fra le malattie trasmesse attraverso gli alimenti (tossinfezioni alimentari). Nei Paesi occidentali la listeriosi rappresenta un problema di sanità pubblica sempre più importante. Seppur meno frequente rispetto ad altre zoonosi (es. salmonellosi e campylobacteriosi), la &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>listeriosi</strong> è un’infezione causata dal batterio <strong><em>Listeria monocytogenes</em></strong> (<em>L. monocytogenes</em>), generalmente dovuta all’ingestione di cibo contaminato e pertanto classificata fra le <strong>malattie trasmesse attraverso gli alimenti</strong> (tossinfezioni alimentari).</p>
<p>Nei Paesi occidentali la listeriosi rappresenta un problema di sanità pubblica sempre più importante. Seppur meno frequente rispetto ad altre zoonosi (es. salmonellosi e campylobacteriosi), la malattia può manifestarsi con quadri clinici severi e tassi di mortalità elevati, soprattutto in soggetti fragili quali anziani, donne in gravidanza, neonati e adulti immuno-compromessi.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-32015" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2025/02/Listeriosi.jpg" alt="" width="800" height="360" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2025/02/Listeriosi.jpg 800w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2025/02/Listeriosi-300x135.jpg 300w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2025/02/Listeriosi-768x346.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p><strong><em> </em></strong><strong><em>Listeria monocytogenes</em></strong> è un batterio patogeno Gram-positivo, non sporigeno e mobile, ubiquitario, ampiamente diffuso nell’ambiente, nel suolo, nell’acqua e nella vegetazione. La sua capacità di crescere e riprodursi a temperature molto variabili (da temperature di refrigerazione sino a 45°C), nonché la sua capacità di tollerare ambienti salati e pH acidi lo rendono un batterio molto resistente a varie condizioni ambientali, incluse quelle che si hanno nella produzione e nella lavorazione degli alimenti. In condizioni favorevoli, <em>L. monocytogenes</em> può crescere nell’alimento contaminato fino a raggiungere concentrazioni tali da causare un’infezione nell’uomo. Per queste sue caratteristiche, <em>L. monocytogenes</em> rappresenta un pericolo per i prodotti pronti al consumo (chiamati ready-to-eat &#8211; RTE) e i prodotti con una lunga vita commerciale (<em>shelf-life</em>) mantenuti a temperature di refrigerazione.</p>
<p>Gli alimenti principalmente associati alla listeriosi comprendono: pesce affumicato (es. salmone), prodotti a base di carne (paté di carne, hot dog, carni fredde tipiche delle gastronomie), formaggi a pasta molle, formaggi erborinati, formaggi poco stagionati; vegetali preconfezionati e latte non pastorizzato.</p>
<p>Molti animali possono venire infettati dal batterio senza dimostrare sintomi apparenti.</p>
<p>Poiché <em>L. monocytogenes</em> è considerato un contaminante di filiera, un’adeguata gestione dei processi e degli ambienti produttivi, nonché la corretta manipolazione degli alimenti, rappresentano i cardini della strategia di controllo a tutela della salute pubblica.</p>
<p>Come per la maggior parte dei batteri, questo non sopravvive a processi di pastorizzazione e cottura.</p>
<p><strong>Sintomi</strong></p>
<p>La listeriosi può assumere diverse forme cliniche, principalmente sotto due forme principali:</p>
<ul>
<li>la <strong>gastroenterite</strong>: si manifesta dopo un tempo breve dall’ingestione di cibo contaminato; l’incubazione media è di 24 ore; è in genere autolimitante nei soggetti sani; I sintomi dell’infezione sono generalmente simili a quelli di altre gastroenteriti infettive: febbre, nausea, diarrea, dolori muscolari. Cefalea, confusione, irrigidimento del collo oltre alla presenza della febbre sono invece i sintomi della listeriosi quando si diffonde al sistema nervoso.</li>
<li>la <strong>forma</strong> invasiva, detta anche “<strong>sistemica</strong>“ che si può manifestare come meningite, meningoencefalite e sepsi. In questo secondo caso tra l’ingestione del cibo contaminato e la manifestazione dei sintomi trascorrono in media una decina di giorni fino ad arrivare anche ad un mese.</li>
</ul>
<p>I soggetti più a rischio sono le persone con compromissione del sistema immunitario: come i pazienti oncologici, i pazienti diabetici, i pazienti con infezione da HIV, le persone anziane e i neonati. Particolarmente a rischio risultano le donne in gravidanza: l’infezione da Listeria può infatti causare aborto spontaneo, parto prematuro, morte in utero o infezione del feto. La listeriosi può verificarsi in ogni momento della gravidanza ma è stata più frequentemente documentata durante il terzo trimestre.</p>
<p><strong>La listeriosi è causa di malattia grave, associata a un elevato tasso di ospedalizzazione e decessi</strong>.</p>
<p><strong>Prevenzione</strong></p>
<p>La <strong>prevenzione</strong> è fondamentale per non correre il rischio di contrarre l’infezione da listeria. Di basilare importanza è l’applicazione delle norme di igiene per la prevenzione di tutte le infezioni secondarie all’ingestione di cibi contaminati:</p>
<ul>
<li>Cottura completa dei cibi;</li>
<li>Lavare con attenzione le verdure prima di consumarle;</li>
<li>Separare le carni crude dalle verdure e dai cibi cotti e pronti al consumo;</li>
<li>Consumare prodotti lattiero-caseari pastorizzati ed evitare di mangiare formaggi se non si ha la certezza che siano prodotti con latte pastorizzato;</li>
<li>Lavare scrupolosamente le mani e gli utensili da cucina dopo aver maneggiato alimenti crudi;</li>
<li>Consumare in tempi brevi alimenti deperibili.</li>
</ul>
<p><strong>Diagnosi</strong></p>
<p>La diagnosi di listeriosi (forme invasive) può essere effettuata tramite:</p>
<ul>
<li>Isolamento del batterio da emocoltura (coltura del sangue)</li>
<li>Isolamento del batterio dal liquido cerebrospinale (esame colturale)</li>
</ul>
<p><strong>Trattamenti</strong></p>
<p>Dal momento che si tratta di un’infezione di origine batterica, il trattamento della listeriosi si basa sulla somministrazione di una terapia antibiotica specifica (sia per gli adulti che per i bambini).</p>
<p>La cura antibiotica somministrata precocemente a donne incinte può prevenire la trasmissione della malattia al feto.</p>
<p><strong>Sorveglianza</strong></p>
<p>La listeriosi rientra nel gruppo di malattie per le quali sono state stabilite, sia negli Stati Uniti che in Europa, reti di sorveglianza sulla sicurezza alimentare con obbligo di denuncia. Queste reti, volte a individuare focolai di infezione e a determinarne la causa, permettono di agire sia ritirando i prodotti dal mercato che adottando le necessarie misure nei confronti degli impianti di produzione e informando la popolazione a rischio.</p>
<p>In Italia, la sorveglianza della listeriosi segue il flusso previsto per le malattie infettive previsto dal DM 15/12/1991 e recentemente integrato aggiornato dal decreto 7 marzo 2022 Revisione del sistema di segnalazione delle malattie infettive (PREMAL) e modificato dal decreto 22 luglio.</p>
<p>Inoltre, a partire dal 2017 la nota circolare “Sorveglianza e prevenzione della Listeriosi” del Ministero della Salute integra le attività generali di sorveglianza, con ulteriori misure finalizzate a consentire l’identificazione tempestiva dei focolai epidemici e la loro gestione attraverso un approccio integrato <em>One Health</em>.</p>
<p>L’Istituto Superiore di Sanità da oltre 20 anni contribuisce alla sorveglianza epidemiologica e microbiologica della listeriosi attraverso la raccolta degli isolati clinici di <em>L. monocytogenes</em> dai casi di malattia nell’uomo e dei dati epidemiologici relativi ai pazienti.</p>
<p><strong>Valutazione di conformità degli alimenti</strong></p>
<p>Nell’Unione Europea, la garanzia di conformità degli alimenti rispetto ai livelli massimi possibili di contaminazione da <em>L. monocytogenes</em> viene garantita dall’operatore del settore alimentare (OSA) attraverso l’igiene del processo di produzione e di distribuzione degli alimenti basati sulle buone pratiche di lavorazione e attraverso i sistemi HACCP. In tale ambito, il Regolamento CE 2073/2005 e s.m.i prevede per <em>L. monocytogenes</em>, criteri di sicurezza alimentare per applicabili sia in fase di produzione che di commercializzazione agli alimenti pronti al consumo (RTE), per valutarne la conformità all’uso attraverso controlli microbiologici effettuati sia dall’OSA che dall’Autorità Competente.</p>
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		<title>Nuova campagna europea sulla consapevolezza alimentare</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/nuova-campagna-europea-sulla-consapevolezza-alimentare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 May 2024 12:12:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[consapevolezza alimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’EFSA, Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, ha lanciato la campagna #Safe2EatEU sulla scia del successo ottenuto nel triennio precedente da &#8220;EUChooseSafeFood&#8221;. La campagna intende rendere i cittadini europei consapevoli della sicurezza di ciò che mangiano, aiutandoli ad approfondire le conoscenze appunto in fatto di sicurezza degli alimenti in Europa e a scegliere consapevolmente gli &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/nuova-campagna-europea-sulla-consapevolezza-alimentare/">Nuova campagna europea sulla consapevolezza alimentare</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’EFSA, Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, ha lanciato la campagna #Safe2EatEU sulla scia del successo ottenuto nel triennio precedente da &#8220;EUChooseSafeFood&#8221;. La campagna intende rendere i cittadini europei consapevoli della sicurezza di ciò che mangiano, aiutandoli ad approfondire le conoscenze appunto in fatto di sicurezza degli alimenti in Europa e a scegliere consapevolmente gli alimenti da comprare, consumare e gustare in modo sano e sicuro ogni giorno.</p>
<p>Quest’anno la campagna estende il suo campo d’azione coinvolgendo 17 Paesi che uniscono le forze per aiutare i consumatori a prendere decisioni informate sui loro alimenti. I Paesi partecipanti all’edizione 2024 sono: Romania, Cechia, Ungheria, Grecia, Estonia, Croazia, Italia, Lettonia, Cipro, Slovenia, Spagna, Lussemburgo, Slovacchia, Austria, Polonia, Portogallo e Macedonia del Nord.</p>
<p>Da una ricerca condotta dall’EFSA nel 2023 in collaborazione con IPSOS risulta che quasi il 70% degli europei manifesta interesse alla sicurezza alimentare; tuttavia circa il 60% trova le informazioni in materia troppo tecniche e difficili da capire. Di conseguenza la nuova edizione della campagna mira a comunicare in modo chiaro e accurato ma rassicurante e comprensibile i fondamenti scientifici che garantiscono i nostri alimenti. L’obiettivo è di consentire ai cittadini di prendere decisioni informate sui loro consumi alimentari, garantendosi sicurezza e salute nelle scelte quotidiane.</p>
<p>Sotto l&#8217;insegna &#8220;#Safe2EatEU&#8221; la campagna mira sempre a rendere i cittadini consapevoli dei vari aspetti della sicurezza alimentare, tra cui le malattie veicolate da alimenti, le tecniche corrette per la preparazione del cibo, l’importanza di consultare le etichette e le buone pratiche per ridurre lo spreco alimentare.</p>
<p>La campagna sottolinea anche l’importanza di una dieta equilibrata, la sicurezza degli integratori alimentari e la necessità che siano comprovate scientificamente le indicazioni sulla salute sui prodotti alimentari. Cerca inoltre di rendere l’opinione pubblica consapevole della sicurezza degli additivi alimentari e dei nuovi alimenti, nonché della segnalazione di eventuali allergeni alimentari.</p>
<p>«Ogni giorno in Europa i cittadini scelgono cosa acquistare e mangiare confrontando vari fattori: prezzo, gusto, sostenibilità e origine degli alimenti. Grazie alle norme rigorose dell’UE in materia di sicurezza alimentare possono essere certi che, qualunque sia la loro scelta, gli alimenti che acquistano e consumano sono sicuri. La campagna &#8220;#Safe2EatEU&#8221; mira proprio a collegare la scienza della sicurezza alimentare al cibo che ognuno preferisce, permettendo alla gente di compiere scelte consapevoli», ha affermato Bernhard Url, direttore esecutivo dell’EFSA.</p>
<p>Per maggiori informazioni sulla campagna: <a href="https://www.efsa.europa.eu/it/safe2eat" target="_blank" rel="noopener">https://www.efsa.europa.eu/it/safe2eat</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Nutraceutici, integratori, e botanicals: considerazioni in merito</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/nutraceutici-integratori-e-botanicals-considerazioni-in-merito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Aug 2022 11:17:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La mancanza di una chiara definizione legislativa ha fatto sì che sotto il termine “nutraceutico”  vengano compresi disparati prodotti naturali, quali alimenti funzionali, alimenti fortificati e soprattutto gli integratori alimentari (ad esempio prodotti contenenti fibre, aminoacidi, minerali, vitamine ed estratti naturali, prevalentemente di origine vegetale), che costituiscono il gruppo predominante della categoria[1]. E’ pur vero &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La mancanza di una chiara definizione legislativa ha fatto sì che sotto il termine “nutraceutico”  vengano compresi disparati prodotti naturali, quali alimenti funzionali, alimenti fortificati e soprattutto gli integratori alimentari (ad esempio prodotti contenenti fibre, aminoacidi, minerali, vitamine ed estratti naturali, prevalentemente di origine vegetale), che costituiscono il gruppo predominante della categoria<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>.</p>
<p>E’ pur vero che i nutraceutici rappresentano una classe di prodotti abbastanza ampia e poco omogenea; per semplificare, possono essere suddivisi in due grosse categorie.:</p>
<ol>
<li>gli <strong>integratori autentici</strong>, cioè vitamine, aminoacidi e minerali, i quali hanno un valore nutrizionale e sono generalmente sicuri a dosaggi appropriati.</li>
<li>i composti/estratti naturali (spesso di origine vegetale, denominati <strong>botanicals</strong>), che non integrano la dieta, ma hanno azioni farmacologiche proprie.</li>
</ol>
<p>L’inclusione di composti ed estratti vegetali nella categoria degli integratori alimentari è stata oggetto di critica poiché gli estratti vegetali non integrano la dieta, ma contengono molecole farmacologicamente attive che li rendono più simili ai farmaci.</p>
<p>Gli <strong>integratori</strong> alimentari sono dei prodotti specifici, che vanno assunti oltre la regolare alimentazione, quando alcuni principi nutritivi sono carenti o assenti nella dieta.</p>
<p>I <strong>nutraceutici</strong>, sono prodotti che coniugando nutrizione e farmaceutica  hanno una funzione benefica dimostrata sulla salute umana, inclusa la prevenzione e/o il trattamento di malattie. I nutraceutici vengono comunemente anche definiti “alimento-farmaco” ovvero alimenti o prodotti composti da una o più componenti nutrizionali selezionate in base alle proprietà curative di principi attivi naturali.</p>
<p>Gli <strong>alimenti funzionali</strong>, detti anche “functional food“, “designed food” o alicamenti (dall’unione delle parole alimento e medicamento), <strong>sono quegli alimenti che – oltre alle comuni proprietà nutrizionali &#8211; svolgono azione benefica e/o protettiva su una o più funzioni dell’organismo; s</strong>ono alimenti, freschi o trasformati, naturalmente ricchi di molecole che hanno proprietà benefiche e protettive per l&#8217;organismo, importanti nella pratica nutrizionale perché, se inseriti in un regime alimentare equilibrato, svolgono un&#8217;azione preventiva sulla salute. Per essere definiti “funzionali”, occorre che le proprietà benefiche di questi alimenti siano state dimostrate scientificamente.</p>
<p>Pertanto la differenza fra integratori e nutraceutici è sostanziale.</p>
<p>I nutraceutici vengono generalmente utilizzati per prevenire le malattie croniche e i disturbi periodici, come quelli della perimenopausa e menopausa, oppure, per migliorare lo stato di salute, ritardare il processo di invecchiamento e aumentare l’aspettativa di vita.</p>
<p>La seconda critica che viene mossa è che, purtroppo, gli integratori alimentari non seguono il percorso tipico dei farmaci tradizionali, per i quali sono richieste varie fasi cliniche di sperimentazione che, nel loro insieme, richiedono molti anni di studio prima di raggiungere tutti i dati necessari per avere l’autorizzazione all’uso sull’uomo. Ai fini della vendita, per gli integratori è richiesta solo una notifica al Ministero della Salute, con la documentazione relativa alla materia prima, al processo di preparazione, all’uso tradizionale e alla storia del consumo, alla sicurezza del prodotto nelle modalità d’uso raccomandate, alle possibili interazioni con altri componenti del prodotto, della dieta o con farmaci (senza tuttavia fornire dati di studi al riguardo ma solo in base ai dati disponibili dalla letteratura scientifica), ed altri dettagli farmaceutici.</p>
<p>Occorre però ricordare che gli <strong>integratori alimentari</strong> non possono rivendicare un effetto terapeutico, ma solo un “effetto fisiologico”, che consiste nel sostenere il normale funzionamento dell’organismo: non a caso il termine stesso parla di integrazione e non sostituzione funzionale. A titolo di esempio, nelle linee guida ministeriali di riferimento, per indicare cosa si intende per effetti fisiologici, si cita, “rilassamento (sonno) in caso di stress, nel caso del la <em>Valeriana officinalis</em> (valeriana)”, mentre nel caso dell’<em>Allium sativum </em>(aglio), c’è scritto “Normale circolazione del sangue. Metabolismo dei lipidi”, senza riferimenti ad eventuali proprietà preventive e/o curative in caso di insonnia (valeriana) o di ipercolesterolemia (aglio).</p>
<p>Però, alcuni estratti vegetali sono farmaci a tutti gli effetti, mentre altri sono commercializzati come dispositivi medici.</p>
<p>Infatti, non tutti gli estratti vegetali sono commercializzati come integratori alimentari. Alcuni di essi sono in commercio con lo status di medicinale. A questa categoria appartengono i medicinali di origine vegetale e i medicinali tradizionali di origine vegetale.</p>
<p>I <strong>medicinali di origine vegetale</strong> (detti anche <strong>fitoterapici</strong>) sono venduti esclusivamente nelle farmacie (per alcuni è richiesta anche la presentazione di ricetta medica). Questi possono essere autorizzati esclusivamente se viene dimostrato che il preparato ha un impiego medico ben consolidato nella Comunità Europea da almeno 10 anni, con efficacia riconosciuta e con un accettabile livello di sicurezza. Alcuni esempi sono Centellase® (un fitoterapico a base di estratto di Centella asiatica, usato come vasoprotettore), Permixon® (a base di estratto di <em>Serenoa repens</em> e utilizzato nell’iperplasia prostatica benigna) e Legalon® (epatoprotettore a base di estratto di <em>Silybum marianum</em>).</p>
<p>I medicinali tradizionali di origine vegetale (o fitoterapici tradizionali) sono classificati come fitoterapici con livello di efficacia non provato ma plausibile, sulla base di un utilizzo documentato da almeno 30 anni, di cui almeno 15 nella Comunità Europea.</p>
<p><strong>Sono</strong> quindi <strong>medicinali il cui utilizzo si basa essenzialmente sull’uso tradizionale</strong>. Hanno indicazioni d’uso che non devono prevedere la supervisione medica. Ai fini dell’immissione in commercio non sono richieste prove di sicurezza ed efficacia purché siano dimostrati dati di sicurezza sufficienti e un’efficacia plausibile sulla base dei dati di letteratura. <strong>Il prodotto deve riportare in etichetta la dicitura “Basato esclusivamente sull’uso tradizionale”.</strong></p>
<p>Tra i pochi medicinali tradizionali vegetali in Italia troviamo Kaloba® (Pelargonium sidoides, una varietà di geranio proveniente dal Sudafrica, indicato contro i sintomi di raffreddore, tosse e mal di gola).</p>
<p>Infine, alcuni estratti vegetali, il cui meccanismo d’azione principale è chimico o chimico/fisico (ad esempio il cosiddetto “effetto barriera”), vengono commercializzati sotto la categoria dei <strong>dispositivi medici</strong>. Un esempio è Grintuss®, un prodotto per la tosse a base di grindelia (<em>Grindelia robusta</em>), piantaggine (<em>Plantago lanceolata</em>) ed elicriso (<em>Helichrysum italicum</em>).</p>
<p>L’assenza di evidenze cliniche di efficacia come per i farmaci tradizionali, espone gli integratori alimentari alla possibilità di causare eventi avversi, per la presenza di sostanze attive e potenzialmente in grado di causare un pericolo per la salute umana (soprattutto se adoperati in modo improprio).</p>
<p>Inoltre non va dimenticato che gli integratori alimentari possono interagire sia dal punto di vista farmacocinetico (interferenze con i processi di assunzione, distribuzione, metabolismo ed eliminazione dei farmaci) che farmacodinamico (interferenze con il meccanismo d’azione dei farmaci) con altri farmaci (ad es., l’iperico (<em>Hypericum perforatum</em>) può ridurre la concentrazione plasmatica dell’immunosoppressore ciclosporina e così essere causa di episodi di rigetto o ridurre l’efficacia della pillola anticoncezionale, con conseguente gravidanza indesiderata).</p>
<ol>
<li><a href="#_ftnref1" name="_ftn1"></a>Andrew, R. and Izzo, A.A., Principles of pharmacological research of nutraceuticals. Br J Pharmacol, 2017. 174:1177-1194. doi: 10.1111/bph.13779</li>
</ol>
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		<title>Sai come conservare gli alimenti nel frigorifero di casa?</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/sai-come-conservare-gli-alimenti-nel-frigorifero-di-casa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Aug 2022 10:56:57 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[IN PRIMO PIANO]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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		<category><![CDATA[frigorifero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una corretta utilizzazione del frigorifero di casa consente di conservare il cibo e di poterlo consumare in tutta sicurezza in tempi relativamente lunghi. Bastano pochi accorgimenti. In primo luogo, poni grande attenzione al rispetto della catena del freddo in tutte le fasi. Verifica la temperatura all’interno del tuo frigorifero: si dovrebbe aggirare intorno ai 4-5 &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una corretta utilizzazione del frigorifero di casa consente di conservare il cibo e di poterlo consumare in tutta sicurezza in tempi relativamente lunghi. Bastano pochi accorgimenti.</p>
<ol>
<li>In primo luogo, <strong>poni grande attenzione al rispetto della catena del freddo in tutte le fasi</strong>. <strong>Verifica la temperatura all’interno del tuo frigorifero</strong>: si dovrebbe aggirare intorno ai 4-5 °C (raggiungibili sulla mensola centrale) per conservare nel modo migliore i tuoi cibi. Il frigorifero deve essere posizionato lontano da fonti di calore e leggermente discostato dal muro. Aprilo solo al bisogno e richiudilo in tempi brevi. Non tenere aperta a lungo la porta per evitare un rialzo termico indesiderato che può essere causa di formazione di brina.E’ comunque importante mantenere pulito il frigorifero pulendolo periodicamente con prodotti idonei (prodotti specifici o semplicemente acqua e bicarbonato e/o aceto).<br />
Mantenere il frigorifero pulito e senza accumuli di ghiaccio sulle pareti ne assicura il perfetto funzionamento e il mantenimento della temperatura di refrigerazione. Il libretto di istruzioni del tuo elettrodomestico ti indicherà come effettuare una corretta manutenzione.</li>
</ol>
<p>I modelli più recenti dispongono di un display che riporta la temperatura interna del frigorifero: se il tuo non è così equipaggiato, poni un normale termometro sui diversi ripiani e scomparti: in questo modo potrai verificarne l’efficienza e regolarne la potenza, abbassando la temperatura interna.</p>
<p>Questo perché la temperatura non è la stessa in ogni punto del frigorifero ma varia da scomparto a scomparto; la temperatura media ottimale è intorno ai 4 – 5° C nella parte centrale; nella mensola più bassa, la temperatura scende intorno ai 2°C; nella parte più alta, come pure nei cassetti in basso, la temperatura va dagli 8° ai 10 °C; gli scompartimenti nell’interno della porta sono i meno freddi e la temperatura si aggira tra i 10° e i 15 °C.</p>
<ol start="2">
<li><strong>Per conservare al meglio i cibi nel frigorifero</strong> di casa, non ammassarli ma <strong>disponili correttamente</strong>; in questo modo li conservi meglio e riduci anche sprechi. Tieni presente che in Italia oltre il 50% dello spreco generato nell’intera filiera agroalimentare avviene tra le mura domestiche, proprio a causa della cattiva conservazione degli alimenti. Molti non sanno come suddividere e conservare gli alimenti nel frigorifero e questo comporta una loro più rapida degradazione: ogni prodotto, infatti, dovrebbe essere riposto nel giusto scompartimento del frigorifero ad una precisa temperatura per conservare le sue caratteristiche e evitare che vada a male.E’ consigliabile mettere gli alimenti in piccoli contenitori, non troppo profondi, che si raffreddano in fretta perché grosse quantità di piatti pronti o di avanzi possono limitare la diffusione del freddo e consentire ai batteri di crescere nelle parti meno esposte.</li>
<li>Per sistemare bene gli alimenti nel frigo devi fare attenzione a riporre ogni alimento nello scomparto con la temperatura giusta perché <strong>ogni alimento ha </strong><strong>la sua “temperatura di conservazione”</strong>, così</li>
</ol>
<ul>
<li>Carne e pesce vanno posizionati nella parte più fredda (solitamente il comparto più in basso). Il pesce eviscerato e lavato, deve essere consumato entro 24 ore. La carne ha tempi di conservazione diversi a seconda del tipo di taglio e composizione: deve essere consumata entro 24 ore se macinata, entro 48 ore se di pollo o tacchino, entro 3 giorni nel caso di affettati non confezionati e carne fresca in genere.</li>
<li>La parte centrale (di solito 4-7 °C) è adatta a uova, latticini, dolci a base di creme e panna e agli alimenti da conservare in frigorifero “dopo l’apertura”.</li>
<li>Nella zona a temperatura maggiore (di solito il cassetto nella parte bassa) tra gli 8° ai 10° gradi vanno conservate le verdure e la frutta che possono essere danneggiate da temperature troppo basse; vanno consumate rapidamente per evitarne il deterioramento. Non lavare frutta o verdura prima di metterli in frigo; l’aumento di umidità favorisce la crescita delle muffe e dei batteri. I frutti possono in genere essere conservati a temperatura ambiente; quando raggiungono la maturazione è opportuno però riporli nel frigorifero per evitare rapide marcescenze e ammuffimenti.</li>
<li>Le mensole all’interno della porta sono i punti più caldi del frigorifero e sono destinati ai prodotti che necessitano solo di una leggera refrigerazione (es. bibite, burro, prodotti in tubetti).</li>
<li>Ovviamente gli alimenti surgelati ed i gelati vanno conservati nello scomparto riservato a -18°C.</li>
</ul>
<ol start="4">
<li><strong>Non conservare gli alimenti oltre la loro data di scadenza</strong>. Per i prodotti da conservare in frigorifero si parla di “scadenza”: è la data entro la quale un alimento può essere venduto e deve essere consumato. La data deve riportare, nell’ordine, il giorno, il mese ed eventualmente l’anno. Entro tale data il produttore garantisce la salubrità e le caratteristiche organolettiche del prodotto. Sulla confezione devono essere inoltre riportate le condizioni di conservazione ed eventualmente la temperatura in funzione della quale è stato determinato il periodo di validità. Viene indicato con la dicitura “<strong>da consumarsi entro</strong>”: è importante verificare questa data al momento dell’acquisto e durante la conservazione domestica ed eliminare i prodotti scaduti dal frigorifero.</li>
<li><strong>Consuma prima l’alimento che è stato acquistato per prima</strong> (è consigliabile mettere gli alimenti appena comprati dietro a quelli più vecchi, in modo di consumare prima le cose meno fresche) applicando la regola FIFO (<strong>First In, First Out</strong>) “chi prima entra, prima esce”.</li>
</ol>
<ul>
<li style="list-style-type: none;">
<ul>
<li>il latte (e la panna) vanno consumati entro la data di scadenza e, in ogni caso, dopo 2-3 giorni da quando la confezione è stata aperta;</li>
<li>il pesce va ben lavato, pulito e riposto in frigorifero in un contenitore o avvolto in una pellicola per alimenti e consumato entro 24 ore;</li>
<li>la carne va consumata entro 24 ore se macinata, entro 48 ore se di pollo o tacchino, entro 3 giorni nel caso di affettati non confezionati e carne fresca in genere;</li>
<li>la frutta e verdura vanno consumate rapidamente per evitare la perdita di vitamine e di altre sostanze antiossidanti;</li>
<li>le uova vanno consumate non oltre 30 giorni dalla data di deposizione.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<ol start="6">
<li><strong>Il frigorifero non è indicato per qualsiasi alimento.</strong> Alcuni alimenti non hanno bisogno di essere refrigerati, anzi, potrebbero esserne danneggiati, come per esempio la frutta esotica, gli agrumi (il freddo può farli diventare amari), i pomodori, i fagiolini, i cetrioli e le zucchine; il pane diventa raffermo più velocemente con le basse temperature. Frutta e verdura che devono ancora maturare devono essere conservate a temperatura ambiente. Nel freezer possono essere conservati i cibi cotti che si intendono consumare anche dopo qualche settimana. I cibi surgelati, se non sono consumati immediatamente, devono essere messi nel freezer dove la temperatura scende sotto i – 10 °C. E’ però importante ricordare che gli alimenti, una volta scongelati, devono essere consumati e non riposti nuovamente nel freezer. Con il raffreddamento si ottiene un forte rallentamento delle reazioni biochimiche di degradazione ed anche un parziale blocco dello sviluppo dei microrganismi con il conseguente allungamento del periodo di “vita” dei nostri alimenti.</li>
<li><strong>Scongelare gli alimenti non a temperatura ambiente, ma nel frigorifero</strong>, tirandoli fuori dal congelatore la mattina per la sera o la sera per la mattina, oppure nel forno a microonde o anche (se in confezioni impermeabili) in acqua corrente fredda.</li>
<li><strong>Non riporre mai in frigorifero alimenti caldi</strong>. Se cucini, lascia raffreddare completamente le pietanze prima di riporle in frigorifero: eviterai che il vapore si condensi sul coperchio ricadendo sul cibo nonché bruschi innalzamenti di temperatura sul ripiano.</li>
<li><strong>Fai attenzione alle cross-contaminazioni</strong>. E’ molto importante tenere separati i vari alimenti (esempio frutta e verdura lontani da carne e pesce) onde evitare “contaminazioni crociate” tra i vari alimenti. E’ consigliabile mettere gli alimenti in piccoli contenitori, non troppo profondi, che si raffreddano in fretta perché grosse quantità di piatti pronti o di avanzi possono limitare la diffusione del freddo e consentire ai batteri di crescere nelle parti meno esposte. Separa gli alimenti crudi da quelli cotti o pronti. Evita di riporre gli alimenti semplicemente su di un piatto: potresti vedere gocce di liquido cadere da un ripiano a quello sottostante.</li>
<li><strong>Non</strong> cedere alla tentazione di <strong>fare scorte troppo abbondanti</strong>. Evita di sovraccaricare il frigorifero con troppi alimenti: quando fai la spesa ricorda sempre quanto può contenere e qual’è il tuo reale fabbisogno.</li>
</ol>
<p>L’aria fredda all’interno del frigo deve poter circolare liberamente intorno ai cibi; se non c’è sufficiente spazio tra i prodotti, l’aria non riuscirà a circolare e la corretta distribuzione della temperatura verrà ostacolata.</p>
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