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	<title>glucosidi Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Violaciocca &#8211; Matthiola incana</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/violaciocca-matthiola-incana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jan 2024 11:27:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Piante ed erbe]]></category>
		<category><![CDATA[aiuole inglesi]]></category>
		<category><![CDATA[bellezza durevole]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Violaciocca è una pianta erbacea tipica dei giardini inglesi così poco formali, molto di moda oltre cento anni fa, tant’è che venivano indicate come &#8220;piante della nonna&#8221;. Ad ogni modo era il fiore preferito da Carlo Magno. Descrizione della Violaciocca Il nome scientifico è Matthiola incana e le fu attribuito dal botanico francese Charles &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Violaciocca</strong> è una pianta erbacea tipica dei giardini inglesi così poco formali, molto di moda oltre cento anni fa, tant’è che venivano indicate come &#8220;piante della nonna&#8221;. Ad ogni modo era il fiore preferito da Carlo Magno.</p>
<p><strong>Descrizione della Violaciocca</strong></p>
<p>Il nome scientifico è <strong><em>Matthiola incana</em></strong> e le fu attribuito dal botanico francese Charles Plumier che ha voluto dedicare la scoperta all’amico, Pietro Andrea Mattioli, medico e botanico senese che curava i giardini di Bernardo II di Cles, un noto cardinale italiano vissuto nel XVI secolo.</p>
<p>E’ una pianta annuale o biennale di origine europea ed appartiene alla famiglia della <em>Brassicaceae</em>. Il fusto è cilindrico, rigido, ed è alta dai 30 ai 60 cm. Le foglie sono di colore cenere, lanceolate e vellutate. I fiori, semplici o doppi, sono delle spighe profumatissime di colore rosso, giallo, viola, bianco e arancione e fiorisce fine inverno all’estate.</p>
<p>Il frutto è una siliqua appiattita lunga 60-100 mm e larga 3 mm, con apice acuto e due bitorzoli laterali che si notato soprattutto prima della maturazione. È sorretta da un peduncolo di 10-20 mm.</p>
<p>Questa <strong>pianta ornamentale</strong> è particolarmente apprezzata per decorare e abbellire aiuole e giardini. grazie ai suoi caratteristici fiori viola. Si può posizionare anche accanto a zone rocciose e in penombra perché non teme il freddo.</p>
<p>Essendo una tra le piante biennali, si consiglia di seminarla a intervalli regolari, in modo che quando le prime piante muoiono, le altre stiano invece germogliando: così si potrà avere un giardino sempre in fiore.</p>
<p><strong>Proprietà della Violaciocca</strong></p>
<p>La specie viene usata per creare degli estratti che hanno proprietà medicinali riconosciute e preparati omeopatici. I semi e le foglie contengono infatti dei <strong>glucosidi che hanno proprietà cardiotoniche</strong>, ma a dosi elevate producono effetti paralizzanti sul sistema nervoso.</p>
<p><strong>Caratteristiche della Violaciocca</strong></p>
<p>Ha vita breve, in genere il suo ciclo vitale dura poco più di un anno: infatti dopo la produzione dei frutti tendono a disseccare e cadendo torneranno l’anno successivo riproducendosi direttamente dal seme. Se si pianta una volta, è probabile che il giardino si adatti di anno in anno a questa pianta con questa profumata fioritura.</p>
<p><strong>Habitat</strong></p>
<p>La violacciocca ama il sole pieno o la luce parziale e preferisce un terreno ben drenato con un pH neutro o leggermente alcalino. È resistente al freddo, ma non tollera il caldo estremo o l’umidità eccessiva. Predilige suoli calcarei, i vecchi muri, e cresce spesso su rupi a picco sul mare, o su vecchi muri. È una pianta del litorale, ma si può trovare, naturalizzata, anche nell&#8217;entroterra fino a 600 m di altitudine. È diffusa lungo le coste del mar Mediterraneo, all&#8217;incirca nell&#8217;areale dell&#8217;olivo.</p>
<p><strong>Tassonomia</strong></p>
<p>In Italia esistono <strong>due sottospecie</strong> di <em>Matthiola incana</em>: la sottospecie incana e la sottospecie rupestris.</p>
<ul>
<li><strong><em> incana</em></strong><strong> subsp. <em>incana</em></strong>: è la sottospecie più diffusa, si riconosce dalle foglie inferiori ad apice acuto, larghe al massimo 22 mm, dal tomento color cenere e dalla lunghezza dei sepali (9-13 mm);</li>
<li><strong><em> incana</em></strong><strong> subsp. <em>rupestris</em></strong> (Rafin.) Nyman: si trova raramente, in Sicilia, nelle isole Egadi e a Gozo (Stato di Malta), si distingue dalla sottospecie nominale per le foglie inferiori ad apice acuto e larghe anche 20-40 mm, dalla scarsità di peli e dai sepali che sono lunghi 11-15 mm.</li>
</ul>
<p>Sull&#8217;isola di Pantelleria è presente una varietà di <em>M. incana</em> (<em>M. incana</em> var. <em>pulchella</em> (Tineo) Fiori) caratterizzata da una particolare abbondanza di peli ghiandolari.</p>
<p><strong>Consigli per coltivare la Violaciocca</strong></p>
<p>Si coltiva in piena terra per l&#8217;ornamento primaverile dei giardini oppure in vaso; si utilizzano anche i fiori recisi. È molto indicata per le fessure degli scogli delle località marine. Le varietà coltivate, per lo più annuali, possono avere fiori di diversi colori (bianco, rosa, rosso o violetto), diverso periodo di fioritura o fiore con petali raddoppiati. La semina può avvenire in primavera o autunno. Le piante seminate in primavera fioriranno in estate, mentre quelle seminate in autunno fioriranno la primavera successiva. Impiega circa 3 mesi dal giorno in cui viene seminata per arrivare alla fioritura. Produce fiori profumati che compaiono da maggio ad agosto a seconda della specie, la fioritura è abbondante. La maggiore fioritura avviene in genere tra marzo e maggio, ma essendo molto resistente al freddo può essere piantata in diversi periodi dell’anno, facendo slittare di conseguenza anche il periodo della fioritura.</p>
<p>Per quanto riguarda i trattamenti, la Violaciocca è generalmente resistente alle malattie, ma può essere suscettibile a parassiti come afidi e lumache. È importante monitorare regolarmente le piante e trattarle con insetticidi o repellenti per lumache se necessario.</p>
<p>Infine, la Violaciocca richiede una potatura leggera dopo la fioritura per promuovere una nuova crescita e fioriture future. Ricordate di annaffiare regolarmente, ma evitate l’irrigazione eccessiva per prevenire il marciume radicale.</p>
<p><strong>Curiosità sulla Violaciocca</strong></p>
<p>La violacciocca è il simbolo della <strong>bellezza durevole</strong>.</p>
<p>Nel <strong>linguaggio dei fiori</strong> simboleggia la bellezza durevole e la fedeltà, ed è soprannominata «<strong>fiore delle api</strong>», perché veniva piantata nei pressi degli alveari per attrarre e quindi nutrire le api, essendo il suo fiore molto profumato.</p>
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		<title>Caprifoglio &#8211; Lonicera caprifolium</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/caprifoglio-lonicera-caprifolium/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Dec 2023 13:47:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Piante ed erbe]]></category>
		<category><![CDATA[abbracciabosco]]></category>
		<category><![CDATA[acido salicilico]]></category>
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		<category><![CDATA[uva di San Giovanni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il caprifoglio comune o madreselva (Lonicera caprifolium L., 1753) è una pianta rampicante volubile, legnosa e decidua, di medie dimensioni dai profumati fiori colorati di bianco e rosso appartenente alla famiglia delle Caprifoliaceae. In questo genere rientrano delle piante comunemente note come caprifogli. Vi appartengono, tra gli altri il caprifoglio alpino (Lonicera alpigena), il caprifoglio &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>caprifoglio comune</strong> o <strong>madreselva</strong> (<em>Lonicera caprifolium</em> L., 1753) è una pianta rampicante volubile, legnosa e decidua, di medie dimensioni dai profumati fiori colorati di bianco e rosso appartenente alla famiglia delle <em>Caprifoliaceae</em>. In questo genere rientrano delle piante comunemente note come caprifogli. Vi appartengono, tra gli altri il caprifoglio alpino (<em>Lonicera alpigena</em>), il caprifoglio comune <em>(Lonicera caprifolium</em>), il caprifoglio mediterraneo (<em>Lonicera implexa</em>) e il caprifoglio peloso (<em>Lonicera xylosteum</em>).</p>
<p>La <strong><em>Lonicera caprifolium</em></strong> è una specie rampicante, originaria dell’Italia, chiamata anche “<strong>madreselva</strong>”, oppure <strong>abbracciabosco, vincibosco, succiamiele, legabosco, uva di San Giovanni, manicciola, manine</strong>.</p>
<p>La pianta è di tipo lianosa (a forma o struttura di liana); è una specie a foglia caduca, che rappresenta il comune caprifoglio, con portamento rampicante, buona robustezza e vigorosità (cresce fino a 7 m. di altezza). Possiede foglie appaiate, di forma ovata od obovata, non persistenti, presentano la caratteristica di essere picciolate o perfogliate (la guaina della foglia avvolge il ramo in assenza di picciolo) a seconda che si trovino, rispettivamente, in basso a all’apice della pianta. I fiori, intensamente profumati per la presenza di essenze a base benzoica, di colore giallo crema con sfumature rosa, lunghi 3-5 cm., compaiono da maggio in poi, riuniti in mazzetti di circa 6 esemplari, al centro delle foglie apicali. Il frutto è una bacca non commestibile in quanto tossica di circa 8 millimetri carnosa e ovale di colore, a seconda della varietà, dal rosso vivo all&#8217;arancione contenente alcuni semi discoidi. Fioritura: da maggio a luglio.</p>
<p>Si tratta di un rampicante vigoroso, con fusti volubili che si abbarbicano a qualsiasi sostegno trovino, oppure si sviluppano strisciati. Questa pianta ha inoltre grande vigoria ed una lunga fioritura profumata, che dura per tutta l’estate.</p>
<p>È, inoltre, una pianta di facile coltivazione purché sia coltivata in un terreno fresco, dotato di sostanza organica, scegliendo una posizione all’ombra o mezzombra; l’unica attenzione è quella di fare in modo che la base, o piede, della pianta venga mantenuto leggermente ombreggiato, per proteggere l’apparato radicale. In Italia è una pianta comune solo nella penisola (sono escluse le isole). Il Caprifoglio è un’eccellente pianta mellifera. Ne esistono numerose varietà.</p>
<p>È nell&#8217;<strong>orticoltura ornamentale </strong>che si concentra il maggior interesse per queste piante. <strong>Esistono diverse varietà coltivate a questo scopo</strong>. Generalmente queste varietà sono a foglie persistenti e fiori a colori diversi e sono usate per rivestire muri o formare pergolati.</p>
<p><strong>Etimologia</strong></p>
<p>Il termine del genere (Lonicera) fu coniato da Linneo nel 1753 adattando al latino il cognome &#8220;Lonitzer&#8221;, volendo ricordare il botanico Adam Lonitzer (1528-1586) &#8211; in italiano questo cognome si pronuncia Adamo Lonicer &#8211; medico condotto a Francoforte autore di un trattato sulle erbe medicinali.</p>
<p>L&#8217;epiteto specifico (caprifolium) deriva dal latino ed è composto da due termini: “capra” e “folium” (capra e foglia); probabilmente questa dizione deriva dal fatto che le capre usano brucare le foglie di questa pianta.</p>
<p>“Caprifoglio” è il nome comune di alcune specie del genere &#8220;Lonicera&#8221;, ma è anche la versione volgare italiana del nome del genere, per cui spesso si vengono a creare equivoci che comunque si possono dissipare facilmente affiancando sempre anche la nomenclatura binomiale scientifica.</p>
<p>Il nome comune di “<strong>abbracciabosco</strong>” deriva dal suo portamento rampicante che spesso avvolge, danneggiando la pianta ospite. I greci ad esempio chiamavano queste piante &#8220;<em>peryclimenon</em>&#8221; (che tradotto liberamente significa “accerchiamento”).</p>
<p>In inglese il fiore si chiama: &#8220;Italian honeyusuckle&#8221;, ma anche &#8220;Italian woodbine&#8221;.</p>
<p><strong>Proprietà del caprifoglio</strong></p>
<p>Questa pianta è conosciuta fin dall&#8217;antichità per le sue <strong>proprietà medicinali</strong>. Le vengono attribuite <strong>proprietà antisettiche, antireumatiche, espettoranti, antinfiammatorie</strong>; per uso esterno le sue proprietà sono efficaci nelle stomatiti e nelle dermatosi; un decotto delle sue foglie sembra che stimoli la funzione urinaria.</p>
<p><strong>Sostanze presenti</strong>: tra le altre sostanze contiene <strong>acido salicilico, glucosidi, tannini e oli essenziali</strong>.</p>
<p><strong>Parti usate</strong>: le foglie e i fiori; ma è <strong>sconsigliato l&#8217;uso delle bacche in quanto contengono sostanze tossiche</strong>.</p>
<p>L’uso di questa pianta prevalente è però quello del giardinaggio.</p>
<p><strong>Cucina<br />
</strong><strong>Dalle foglie si usa preparare un infuso tipo te.</strong></p>
<p><strong>Curiosità</strong></p>
<p>È da ricordare anche che anticamente i fiori di questa pianta avevano proprietà propiziatorie per un buon matrimonio.</p>
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		<title>Tassonomia dal Mondo Vegetale</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/tassonomia-dal-mondo-vegetale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Nov 2023 18:08:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acque aromatiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Avere cognizione del significato esatto di ogni termine è fondamentale per muoversi agevolmente nel Mondo Vegetale e nel portale. Le piante possono essere utili per vincere tanti piccoli disturbi. Occorre attenzione però, perché ogni erba ha le sue indicazioni e talvolta alcune controindicazioni. Pertanto, è sempre consigliabile lasciar da parte il “fai da te” e &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<table width="605">
<tbody>
<tr>
<td colspan="2" width="605">Avere cognizione del significato esatto di ogni termine è fondamentale per muoversi agevolmente nel Mondo Vegetale e nel portale.</p>
<p>Le piante possono essere utili per vincere tanti piccoli disturbi. Occorre attenzione però, perché ogni erba ha le sue indicazioni e talvolta alcune controindicazioni. Pertanto, è sempre consigliabile lasciar da parte il “fai da te” e l’improvvisazione, se si vogliono davvero sfruttare le loro virtù salutari.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Acque aromatiche</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">Le <strong>acque aromatiche</strong> o <strong>idrolati</strong> sono prodotti tramite la distillazione delle erbe in corrente di vapore allo stesso modo di alcuni oli essenziali. Il vapore che attraversa le piante porta con sé le parti aromatiche e condensandosi nella serpentina di raffreddamento si ottiene un’acqua distillata impregnata di una piccola percentuale di oli essenziali (0,5 – 2,5 %) e altri principi attivi che rimangono dispersi in essa. Tale preparazione si ottiene come “scarto” della distillazione di alcuni oli essenziali, come lavanda, menta, eucalipto, conifere, ma può essere anche il prodotto di prima scelta per quelle piante che contengono essenze in piccolissime quantità per ottenere un estratto più nobile dell’infuso o decotto e che si conserva come tale essendo stato distillato (rosa, fiordaliso, melissa).</p>
<p>Le acque aromatiche si conservano in vasi di vetro scuro ben chiusi e grazie al pH basso e al contenuto in oli essenziali che agiscono come conservanti durano anche più di due anni. Tale preparazione è particolarmente adatta a essere impiegata tal quale come tonico per il viso oppure viene aggiunta in numerose preparazioni erboristiche e cosmetiche come prezioso ingrediente.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Alcaloidi</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">Sostanze organiche azotate in prevalenza di origine vegetale, costituite da carbonio, ossigeno, azoto e idrogeno (a eccezione di pochi che mancano di ossigeno: nicotina, coniina ecc.), dotate di carattere basico analogamente agli alcali, da cui il nome. Sono contenuti in numerose piante, particolarmente nelle Dicotiledoni (apocinacee, papaveracee, papiglionacee, solanacee ecc.), spesso localizzati nei semi, nelle foglie, nei rizomi e nella corteccia.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Cataplasmi</strong></p>
<p>&nbsp;</td>
<td width="464">Il cataplasma è un impiastro medicamentoso estemporaneo impiegato per uso esterno, preparato mescolando a caldo droghe fresche o polverizzate con acqua, infusi o decotti, ma anche oli o succhi vegetali fino ad ottenere la consistenza desiderata.</p>
<p>Si applica generalmente caldo a scopo emolliente, revulsivo, lenitivo, ecc.  sulla pelle o su una parte dolente, avvolta e protetta da un panno sottile o una garza per mantenere a lungo il calore e l’umidità necessari affinché il cataplasma eserciti la sua azione benefica.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Composti fenolici</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">Principale classe di metaboliti secondari molto eterogenea comprendente sostanze ad azione antiossidante, a cui si legano altre attività, come quella antinfiammatoria, antisettica e antimicrobica (arbutina nell’uva ursina, salicina, catechine del tè verde, apigenina nella camomilla, iperforina, cannabinoidi). Capostipite di questa classe, da cui prende anche il nome, è il fenolo, di formula C<sub>6</sub>H<sub>5</sub>OH, in cui un atomo di idrogeno del benzene è sostituito da un gruppo -OH.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Creme</strong></p>
<p>&nbsp;</td>
<td width="464">Le creme hanno la funzione di idratare e nutrire la nostra pelle, di proteggerla da agenti esterni e di correggere eventuali problemi e inestetismi cutanei. Una crema è data dall’emulsione di una fase oleosa e una fase acquosa unite in modo stabile grazie all’aggiunta di un emulsionante, come la lecitina di soia. La fase oleosa è rappresentata da lipidi, come oli vegetali, oleoliti, cere, burri e oli essenziali, che danno consistenza e conferiscono al prodotto la capacità di nutrire la pelle in modo profondo e duraturo, mentre la fase acquosa è data da semplice acqua, infusi, decotti, idrolati, estratti idroalcolici, succhi, gel, che apportano idratazione e morbidezza. Alcuni di questi componenti, oltre a costituire gli ingredienti base, apportano principi attivi che possiedono svariate proprietà e svolgono anche funzioni secondarie, ad esempio oli essenziali ed estratti idroalcolici permettono la conservabilità del prodotto nel tempo, gli oli essenziali conferiscono profumo, piacere e carattere ai preparati. Il tempo di conservazione di una crema completamente naturale dipende dalla riuscita dell’emulsione e dai sistemi di conservazione utilizzati, ma di norma se si seguono le buone norme d’igiene, si aggira intorno ai 3-6 mesi a temperatura ambiente in vasi ben chiusi al riparo da fonti di luce e di calore.</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Decotti</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">“I decotti sono preparazioni liquide ottenute, estemporaneamente, facendo bollire in acqua le droghe opportunamente polverizzate, dalle quali si vogliono estrarre i principi attivi (assenza di principi attivi volatili). Generalmente si impiegano 5 parti di droga per la preparazione di 100 parti di decotto.” (FU XI)</p>
<p>La tecnica della decozione si impiega per droghe costituite da tessuti compatti, poco permeabili e che con difficoltà cedono i principi attivi che contengono, come cortecce, radici, semi.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Droga</strong></td>
<td width="464">pianta intera, frammentata o tagliata, parti di piante (corteccia, radice, bulbo, foglie, semi, ecc.), alghe, funghi, licheni in uno stato non trattato, generalmente in forma essiccata, ma talvolta fresche, che contengono principi attivi (comprese sostanze aromatiche o sostanze che si ricavano come per es., l’oppio del papavero) che possono essere utilizzate a fini terapeutici.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Estratti idroalcolici</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">Gli estratti idroalcolici sono ottenuti da macerazioni di piante in alcol etilico (buongusto) e acqua in proporzioni variabili. Le piante appena raccolte vengono messe a macerare nel solvente a gradazione opportuna con un rapporto di 1:10, cioè per 100 g di pianta (peso secco) occorre 1 kg di solvente costituito da alcol e acqua, considerando anche quella contenuta nel vegetale. La macerazione avviene al buio e dura almeno 21 giorni, durante i quali l’estratto deve essere regolarmente agitato per migliorare il processo estrattivo. Una volta terminata la macerazione, il liquido ottenuto viene torchiato e filtrato con un filtro di carta; va conservato in recipienti di vetro scuro al riparo da fonti di luce e di calore per mantenere inalterate le sue proprietà per 5 anni. Gli estratti idroalcolici sono materie prime impiegate comunemente nella formulazione di svariati preparati erboristici, ma trovano largo consumo anche in cosmetica per apportare al prodotto i principi attivi vegetali idrosolubili e, allo stesso tempo, svolgono la funzione di conservanti.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Fitocomplesso</strong></td>
<td width="464">l’insieme di tutte le sostanze (“<strong>principi attivi</strong>”) che caratterizzano una determinata droga vegetale; nella sua globalità è il responsabile delle proprietà salutari di una pianta medicinale.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Fitosteroli</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464"><strong>Composti ad azione ormonale</strong>, sia nelle piante, sia negli animali che ne assumono in quantità. Sono impiegati, infatti, per la sintesi di ormoni steroidei, come cortisone, androgeni ed estrogeni, ma se assunti non purificati sembrano vantare anche proprietà adattogene (ginsenosidi in ginseng ed eleuterococco, fitosteroli presenti nella soia, nel trifoglio rosso, nella salvia).</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Fitoterapia</strong></td>
<td width="464">Branca della farmacoterapia che si occupa di prevenire e <strong>trattare diversi disturbi e malattie mediante l&#8217;uso di piante medicinali e preparazioni da esse ottenute.</strong></p>
<p>Il termine deriva dal greco φυτον (pianta) e θεραπευω (curo), quindi &#8220;curare con le piante&#8221;.</p>
<p>La fitoterapia non utilizza il principio attivo singolo &#8211; come avviene nella terapia farmacologica &#8220;classica&#8221; o &#8220;di sintesi&#8221; &#8211; ma piante e prodotti da esse ottenuti che contengono più sostanze (fitocomplesso). Per fare ciò, la fitoterapia si serve di specifici trattamenti e tecnologie estrattive idonee e realizza prodotti in forme farmaceutiche ben definite, purificate e standardizzate nei costituenti chimici responsabili dell&#8217;attività farmacologica attribuita alla stessa pianta o a sue preparazioni.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Glucosidi</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">Sostanze organiche complesse molto diffuse nel regno vegetale, derivanti dalla combinazione di uno zucchero con una molecola non zuccherina (aglicone o genina). Generalmente devono la loro azione terapeutica all’aglicone, che si libera per idrolisi insieme a uno o più zuccheri. La parte glucidica influenza la solubilità, l’assorbimento e la biodisponibilità del principio attivo e modula la farmacocinetica della molecola.</p>
<p>A scopo terapeutico si utilizzano vari agliconi, appartenenti a diversi gruppi glucosidici. I <strong>glucosidi cardioattivi</strong> esercitano un’azione specifica e altamente efficace sul muscolo cardiaco, aumentando la forza della contrazione sistolica; sono contenuti in numerose piante, quali <em>Digitalis purpurea</em>, <em>Digitalis lanata</em>, <em>Convallaria majalis</em>.</p>
<p>Il più conosciuto dei <strong>glucosidi fenolici</strong> è l’<strong>arbutina</strong>, il principio attivo dell’<em>Arctostaphylos uva-ursi </em>(uva ursina) che possiede attività antisettiche sulle vie urinarie.</p>
<p>I <strong>glucosidi salicilici</strong> sono presenti nella corteccia dei salici e in particolare di <em>Salix alba</em> e <em>Salix purpurea</em>; il più noto di questi glucosidi è la <strong>salicina</strong>, dotata di azione antipiretica e antireumatica.</p>
<p>I <strong>glucosidi saponinici</strong> o <strong>saponine</strong> simili ai saponi, perché abbassano la tensione superficiale di soluzioni acquose ed hanno proprietà schiumogene; hanno azione mucolitica, espettorante, antitussiva, ma anche emolitica ed irritante per il tratto gastrointestinale (<strong>acido glicirretico</strong> nella liquirizia, <strong>escina</strong> nell’ippocastano); per il loro potere schiumogeno vengono usati come emulsionanti nell’industria cosmetica. Svolgono attività antiflogistica e cicatrizzante oltre che espettorante e bechica.</p>
<p>Altro tipo di classificazione dei glicosidi naturali, con indicate le relative fonti a titolo di esempio, è la seguente:</p>
<ul>
<li>Antocianici (mirtillo, uva);</li>
<li>Antrachinonici (cascara, aloe, frangola, rabarbaro, senna);</li>
<li>Cardioattivi o cardiocinetici, tra cui i digitalici: digitale, strofanto, scilla, mughetto, elleboro, tevezia;</li>
<li>Catechinici (amamelide, ratania, kino, noce);</li>
<li>Cianogenetici (lauroceraso, mandorla amara);</li>
<li>Cumarinici (fava tonka, anice stellato, ippocastano);</li>
<li>Fenolici (salice, vaniglia, uva ursina, agrumi);</li>
<li>Flavonoidici (agrumi, ruta, sophora, cardo mariano);</li>
<li>Glucoalcaloidi;</li>
<li>Glucosinati (senape, cipolla, aglio);</li>
<li>Immunostimolanti (ginseng, echinacea, eleuterococco).</li>
<li>Saponinici (liquirizia, dioscorea);</li>
<li>Tanninici;</li>
<li>Terminologia del mondo vegetale</li>
</ul>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Infusi</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">“Gli infusi sono preparazioni liquide ottenute, estemporaneamente, versando sulle droghe, ridotte ad un grado conveniente di suddivisione, dalle quali si vogliono estrarre i principi attivi, acqua alla temperatura di ebollizione e lasciando poi a contatto con l’acqua stessa per un tempo più o meno lungo. Dopo raffreddamento si filtra senza comprimere e si porta il filtrato alla massa prescritta con acqua con cui si lava il residuo ed il filtro. In qualche caso può essere necessaria l’aggiunta di piccole quantità di sostanze acide o alcaline al fine di facilitare l’estrazione di alcuni componenti attivi. Generalmente si impiegano da 1 a 10 parti di droga per la preparazione di 100 parti d’infuso.” (Farmacopea Ufficiale XI)</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Mucillagini</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">Grandi molecole costituite da un <strong>insieme di unità zuccherine</strong> che hanno la proprietà di incorporare acqua e rigonfiarsi dando luogo a soluzioni colloidali che vantano proprietà idratanti, emollienti, lenitive, emulsionanti, lassative per osmosi, antitussive e dimagranti perché danno una sensazione di sazietà (altea, malva, psillio, lino, pectine della frutta, glucomannani estratti dal fagiolo).</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Oleoliti</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">Gli oleoliti, detti anche <strong>tinture oleose, oli medicinali, oli medicati o estratti oleosi</strong>, sono soluzioni di piante officinali ottenute tramite macerazione, generalmente al sole, o digestione, ovvero macerazione a caldo (massimo 50-60 °C), per l’azione solvente di un opportuno olio o grasso vegetale su droga fresca o secca.</p>
<p>Per l’estrazione si consiglia un olio di ottima qualità che non si alteri facilmente per assicurare una buona conservabilità dell’oleolito. Di solito si usano le piante appena raccolte, ma se si impiegano droghe ricche in acqua, come per esempio i fiori di calendula, è meglio farle leggermente appassire all’ombra e porre molta attenzione al possibile sviluppo di acqua durante la preparazione. Il rapporto tra pianta fresca e olio è generalmente di 1:3, cioè per 100 g di pianta si mettono 300 g di olio, ma in linea di massima si mettono le piante, opportunamente sminuzzate e costipate, in contenitori di vetro riempiti non più di ¾ e si coprono con l’olio scelto. In genere la macerazione avviene al sole per almeno 40 giorni di sole effettivo, in cui l’oleolito va curato di giorno in giorno.</p>
<p>Per fare la digestione, invece, si porta l’olio con l’opportuna quantità di droga vegetale alla temperatura desiderata che non deve mai superare i 60°C per evitare di deteriorare le piante e l’olio veicolante e che va mantenuta per 3-4 ore. Una volta terminata la macerazione o la digestione, l’oleolito va torchiato e filtrato con un setaccio o una garza. Si lascia depositare per 1-2 giorni così che si chiarifichi dalle impurità residue ed eventuale acqua vegetale che va allontanata opportunamente per non compromettere la conservazione del prodotto, che avviene in bottiglie di vetro scuro ben chiuse al riparo da luce, calore ed umidità. Gli oleoliti, se ben conservati, si mantengono inalterati per 18-24 mesi.</p>
<p>Essi sono <strong>preparazioni utilizzate a scopo alimentare o curativo</strong>, in genere per uso esterno, ma soprattutto costituiscono delle materie prime per numerose <strong>preparazioni cosmetiche</strong>.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Oli essenziali</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">Gli oli essenziali sono delle complesse miscele di numerose sostanze di varia natura chimica. Si ottengono mediante distillazione in corrente di vapore, per mezzo di procedimenti meccanici idonei o per estrazione con solventi. La scelta del metodo estrattivo più idoneo è dovuta a caratteristiche dei tessuti vegetali che contengono l’essenza e dalla sua stessa natura chimico-fisica.</p>
<p>La tecnica maggiormente utilizzata è la distillazione in corrente di vapore, che permette la separazione dell’olio essenziale dai tessuti vegetali che lo contengono sfruttando la loro volatilità, ossia la capacità di essere facilmente trascinabili dal vapor acqueo, da cui possono essere separati per semplice decantazione per il fatto che fra loro sono immiscibili. Per gli <strong>oli essenziali agrumati</strong> si procede meccanicamente tramite pressione e spremitura a freddo della porzione più esterna della buccia del frutto (epicarpo). Per fiori e petali si utilizza un procedimento di assorbimento a freddo, detto “Enfleurage”, che consiste nell’appoggiare i tessuti vegetali, immediatamente dopo la raccolta, su uno strato di una opportuna miscela di grassi, i quali assorbiranno l’essenza, che verrà poi purificata.</p>
<p>Gli oli essenziali si conservano per svariati anni senza particolari attenzioni in contenitori di vetro scuro perché sensibili alla luce e ben chiusi per evitare l’evaporazione e il contatto con l’aria. Solamente gli oli essenziali di agrumi si ossidano e possono essere conservato al massimo per due anni. Mentre esistono oli essenziali, in particolare quelli ottenuti da resine, legni e cortecce, che con l’invecchiamento migliorano (ylang-ylang, cedro del libano, mirra, incenso).</p>
<p><strong>Gli oli essenziali, per definizione, costituiscono “l’essenza” della pianta da cui provengono</strong>, per cui sono molto concentrati; inoltre, per la loro natura chimica, hanno un’elevata capacità di penetrare nell’organismo umano attraverso la pelle o le mucose e di svolgere una potente azione mirata su specifici organi e apparati, come quello respiratorio, digerente, cutaneo e nervoso. Per questi motivi è necessario <strong>usare gli oli essenziali con molta prudenza</strong> ed è consigliabile sempre la diluizione in un opportuno veicolante, alimentare o cosmetico: possono avere effetti nocivi se non si rispettano adeguate precauzioni per il loro utilizzo.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Oli essenziali e resine</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">Miscele complesse di sostanze organiche lipofile e molto volatili. Nelle piante si trovano per lo più nei tessuti superficiali di foglie, cortecce, fiori e frutti e la loro funzione principale è quella di difendere la pianta dai parassiti. Tale azione si esplica anche nel nostro organismo, dove a bassissime dosi svolgono principalmente attività antibatterica e spasmolitica su differenti livelli (lavanda, menta, pino, eucalipto, timo, tea tree, agrumi…).</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Pianta medicinale</strong></td>
<td width="464">piante che contengono un insieme di principi attivi, detto anche <strong>fitocomplesso</strong>, che ha proprietà benefiche specifiche.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Piante aromatiche</strong></td>
<td width="464">sono quelle piante ricche di profumi e sapori e che sono, per questo motivo, maggiormente utilizzate in cucina per ricette di vario tipo.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Piante officinali</strong></td>
<td width="464">è un termine esclusivamente procedurale per indicare tutte quelle piante inserite all’interno di elenchi ufficiali (farmacopea) e destinate e <strong>trasformate </strong>dalle officine farmaceutiche, per poi essere utilizzate per molteplici <strong>scopi,</strong> sia <strong>salutistici </strong>che <strong>alimentari</strong> o entrambi.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Pomate</strong></p>
<p>&nbsp;</td>
<td width="464">Le pomate sono creme anidre, cioè prive di acqua, molto concentrate e sono generalmente usate per le proprietà terapeutiche apportate dalle piante sotto forma di oleoliti e oli essenziali. Per prepararle una ricetta base ce l’ha fornita Galeno (cerato galenico): 90 ml di oli e/o oleoliti, 14 g cera d’api, 1-5 ml di olio essenziale. Si scalda lentamente, preferibilmente a bagno maria, l’olio/oleolito e la cera finché quest’ultima non si è completamente sciolta (prestare particolare attenzione alla temperatura, che non deve superare i 50-60 °C). Quindi si toglie dal fuoco e si aggiungono gli oli essenziali continuando a mescolare bene. Una volta miscelato il tutto si versa la pomata ancora liquida in vasetti di vetro lasciati aperti fino al raffreddamento del prodotto. Le pomate rappresentano la forma di somministrazione per uso topico di più largo impiego e si conservano a temperatura ambiente, preferibilmente al riparo da luce e calore, fino a 2-3 anni, ma è sempre preferibile prepararne piccoli quantitativi anche in considerazione della facile preparabilità del prodotto.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Sciroppi e melliti</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">Già noti agli antichi guaritori arabi, gli sciroppi medicinali hanno fatto il loro ingresso nella medicina europea all’inizio del Medio Evo.</p>
<p>Si ottengono dall’aggiunta di una notevole quantità di zucchero (saccarosio, fruttosio, miele) a una soluzione acquosa, che può essere rappresentata da infusi o decotti, nella proporzione di 2:1, cioè due parti di zucchero ogni parte di acqua, e si ottiene la cosiddetta “<strong>soluzione medicamentosa</strong>”.</p>
<p>I melliti, o <strong>mieli medicinali</strong>, si ottengono allo stesso modo degli sciroppi a eccezione del fatto che la frazione zuccherina è esclusivamente ottenuta con miele, multiflora o di una particolare specie mellifera con caratteristiche aromatiche ricercate (tiglio, eucalipto, lavanda…).</p>
<p>Si tratta di soluzioni viscose contenenti almeno il 50% di zucchero (è essenziale per prolungarne la conservabilità), nel caso si raggiungano concentrazioni minori di zucchero occorre aggiungere conservanti.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Sostanze amare</strong></td>
<td width="464">Gruppo di sostanze dal gusto amaro in grado di stimolare le papille gustative sulla lingua e per via riflessa la secrezione di saliva e succhi gastrici <strong>per stimolare l’appetito, favorire la digestione e facilitare l’attività depurativa del fegato</strong> (genziana, assenzio, carciofo, tarassaco, cicoria …).</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Succhi vegetali</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">I succhi di piante fresche sono preparazioni ricavate dalla pressatura meccanica o dalla centrifuga di alcune parti della pianta fresche e appena raccolte. Sono vere e proprie “spremute” dei liquidi presenti nei tessuti vegetali che racchiudono tutti i principi attivi della pianta da cui sono ottenuti. Possono essere impiegati per uso interno tal quali o miscelati ad altri ingredienti per creare degli ottimi sciroppi (es. piantaggine, carciofo, equiseto, ortica, rafano nero…). Per uso esterno trovano applicazione per cataplasmi, compresse o come ingrediente attivo di formulazioni cosmetiche (es. carota, limone…).</p>
<p>La durata di conservazione è molto limitata, ma può essere estesa attraverso processi di pastorizzazione o trattamenti rapidi ad alte temperature. Si può aggiungere dell’alcool come conservante.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Suffumigi</strong></p>
<p>&nbsp;</td>
<td width="464">Principale metodo d’impiego degli oli essenziali, di cui si vuole sfruttare la parte aromatica che agisce sul nostro organismo, in via preferenziale l’apparato respiratorio, per inalazione diretta. Si prepara versando dell’acqua calda in una ciotola, si aggiunge l’OE prescelto, o una miscela di OE, e si respirano i vapori che si sprigionano sporgendosi sulla ciotola e coprendosi il capo con un asciugamano per non disperdere i principi attivi volatili.</p>
<p>Si respira profondamente attraverso il naso per circa un minuto. Per far in modo che la frazione volatile si disperda completamente dall’acqua senza che questa venga ulteriormente riscaldata, si può aggiungere un pizzico di bicarbonato. Sono consigliati per liberare le vie respiratorie, decongestionare e liberare il naso, sciogliere il catarro dando sollievo ai bronchi contribuendo a sciogliere ed eliminare le secrezioni catarrali.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Tannini</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464"><strong>Sostanze polifenoliche</strong> sintetizzate nelle piante, in particolare a livello della corteccia, che colorano di bruno-rossastro gli organi in cui sono contenute. Sono dotate di attività tannante (conciante), cioè in grado di trasformare le pelli in cuoio. Sono poco biodisponibili per cui la loro attività è prevalentemente locale e non sistemica. Il ruolo biologico dei tannini è quello di difesa. I tannini sono molecole dotate di <strong>attività astringente, antidiarroica, antinfiammatoria e antibatterica</strong>, per cui sono impiegati per disturbi come diarrea, emorroidi, ferite cutanee o alle mucose. Sono da evitare dosi elevate di tannini perché provocano effetti irritanti alla mucosa gastrointestinale ed essendo difficilmente assimilabili affaticano il fegato, per cui è consigliabile un utilizzo moderato, occasionale e per lo più con applicazione esterna e locale (uva rossa, corteccia di amamelide, quercia…).</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Tisane</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">“Ti-sana” cioè “ti guarisce”.</p>
<p>“Le tisane sono preparazioni acquose ottenute estemporaneamente da una o più droghe vegetali e sono destinate ad essere somministrate per via orale, come tali a fini terapeutici o come veicoli di altri medicamenti. Vengono generalmente impiegati da 10 a 20 grammi di droga per la preparazione di un litro di tisana.” (Formulario Nazionale, 1991)</p>
<p>Rispetto a decotti e infusi, quindi, sono soluzioni estrattive più diluite cosicché possono essere assunte in volumi notevoli, anche abitualmente, senza che insorgano problemi.</p>
<p>In genere infusi, decotti e tisane vanno consumati al momento della preparazione o entro poche ore, poiché sono facilmente deperibili e ciò può compromettere la struttura del fitocomplesso e quindi le caratteristiche salutistiche del prodotto stesso. L’uso principale di infusi, decotti e tisane è l’assunzione diretta come bevanda, ma trovano impiego anche come ingredienti di preparazioni erboristiche o cosmetiche, in cui apportano le proprietà delle piante utilizzate.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>Adonis annua</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/adonis-annua/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Nov 2023 16:48:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[adonidina]]></category>
		<category><![CDATA[Adonis annua]]></category>
		<category><![CDATA[adonite]]></category>
		<category><![CDATA[fiore d'Adone]]></category>
		<category><![CDATA[glucosidi]]></category>
		<category><![CDATA[pianta velenosa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Adonis annua, comunemente nota come fiore d&#8217;Adone, è una pianta appartenente alla famiglia delle Ranunculaceae, originaria di Europa e NordAfrica. Il nome, secondo la mitologia greca, è legato alla figura di Adone, giovane bellissimo della mitologia greca che fece invaghire sia Afrodite che Persefone, dea degli inferi; quest&#8217;ultima, gelosa, lo fece uccidere da un cinghiale &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Adonis annua</strong>, comunemente nota come <strong>fiore d&#8217;Adone</strong>, è una pianta appartenente alla famiglia delle <em>Ranunculaceae</em>, originaria di Europa e NordAfrica.</p>
<p>Il nome, secondo la mitologia greca, è legato alla figura di Adone, giovane bellissimo della mitologia greca che fece invaghire sia Afrodite che Persefone, dea degli inferi; quest&#8217;ultima, gelosa, lo fece uccidere da un cinghiale durante una battuta di caccia. Dove caddero le gocce di sangue Afrodite trasformò il sangue nei petali rossi degli Adonis; il nome specifico si riferisce al ciclo vitale annuale. Forma biologica: terofita scaposa. Periodo di fioritura: marzo-aprile.</p>
<p>La pianta ha un fiore molto elegante, regolare, di colore rosso-scarlatto, portato da un lungo peduncolo. I petali sono liberi, in numero variabile, e segnati alla base da una macchia nero-lucida. I sepali sono glabri e precocemente caduchi. La foglia è sessile, bi-tripennata, a lacinie ramificate: forma un ricamo verde-vivo. Il frutto è un piccolo achenio obovato. E’ è una tipica malerba, una volta infestante, presente in tutta l&#8217;Europa; vive a quote che vanno dagli 0 m ai 1300 m. Si può trovare nei campi coltivati e seminati, sta diventando sempre più rara a causa dell&#8217;agricoltura intensiva e l&#8217;uso dei diserbanti.</p>
<p>Simile nell’aspetto, l’<strong>adonide estiva </strong>si può distinguere macroscopicamente dall’adonide annua per i petali di colore rosso-aranciato e per i sepali aderenti ai petali. Molto raramente può accadere di osservare anche una forma dai petali di colore giallo citrino.</p>
<p><strong>Proprietà </strong></p>
<p>Le varie specie di adonidi contengono diversi glicosidi, come il <strong>glucoside adonina</strong>, cardioattivo in piccole quantità.  Anche l’Adonis annua contiene due glucosidi simili a quelli della digitale, principi attivi come l&#8217;<strong>adonite</strong> e l&#8217;<strong>adonidina</strong> che la rendono <strong>fortemente velenosa</strong>. Ha gli stessi effetti della digitale purpurea quindi usata principalmente per trattare disturbi della funzionalità cardiaca.</p>
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		<item>
		<title>Lamio bianco o falsa ortica bianca &#124; Lamium album L.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/lamio-bianco-o-falsa-ortica-bianca-lamium-album-l/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Mar 2023 11:20:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[chenferolo]]></category>
		<category><![CDATA[eterosidi flavonici]]></category>
		<category><![CDATA[falsa ortica bianca]]></category>
		<category><![CDATA[giardinaggio]]></category>
		<category><![CDATA[glucosidi]]></category>
		<category><![CDATA[isoquercetina]]></category>
		<category><![CDATA[istamina]]></category>
		<category><![CDATA[lamio bianco]]></category>
		<category><![CDATA[mucillaggini]]></category>
		<category><![CDATA[olio essenziale]]></category>
		<category><![CDATA[pianta mielifera]]></category>
		<category><![CDATA[sali di potassio]]></category>
		<category><![CDATA[saponosidi]]></category>
		<category><![CDATA[tannini]]></category>
		<category><![CDATA[tiramina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il lamio bianco noto anche come falsa ortica bianca (nome scientifico Lamium album L., 1753) è una piccola pianta erbacea annuale e perenne dai bianchi fiori labiati appartenente alla famiglia delle Lamiaceae. La pianta ha portamento eretto, rustica, resistente al gelo, spontanea, cresce rigogliosa in terreni ricchi, ben drenati, predilige un’esposizione al sole o a &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>lamio bianco</strong> noto anche come <strong>falsa ortica bianca</strong> (nome scientifico <em>Lamium album</em> L., 1753) è una piccola pianta erbacea annuale e perenne dai bianchi fiori labiati appartenente alla famiglia delle <em>Lamiaceae</em>.</p>
<p>La pianta ha portamento eretto, rustica, resistente al gelo, spontanea, cresce rigogliosa in terreni ricchi, ben drenati, predilige un’esposizione al sole o a mezz’ombra; la si trova principalmente nei prati umidi, nei pascoli, nei luoghi erbosi e incolti, lungo le strade, sui depositi di detriti e di rifiuti.</p>
<p>L’Ortica bianca si sviluppa su un rizoma strisciante e sotterraneo, dal quale si originano numerosi fusti; questi ultimi, alti dai 20 ai 40 cm circa, sono eretti, di sezione quadrata, cavi, semplici o talvolta ramificati con la superficie pelosa. Le foglie, opposte a due a due, peduncolate o sessili, sono grandi, vellutate e grossolanamente dentate; le foglie inferiori sono di forma ovale con la base incavata e l’apice acuto, mentre quelle superiori appaiono di forma allungata e lungamente acuminate. I fiori, bianchi, compaiono dall’inizio della primavera fino all’estate; sono raggruppati in verticilli di 5-8 (a volte 10) all’ascella delle foglie e hanno il calice formato da cinque lunghi petali dentellati. Il frutto è costituito da quattro acheni posti al fondo del calice, triangolari, di colore bruno e con un’appendice carnosa. L’Ortica bianca si riproduce per semina in autunno o in primavera, o per divisione dei rizomi in autunno, oppure mediante talee dei getti non fioriferi in estate. Questa pianta si trova su tutta la penisola italiana (escluse le isole).</p>
<p>Il nome del genere deriva dal greco ”lamos” (= larga cavità) o da “laimos” (fauci) e richiama l’attenzione sulla forma del calice del fiore, mentre l’epiteto latino “album” ( = bianco, in lingua latina) fa riferimento alle parti apicali della pianta.</p>
<p>Secondo altri, il nome farebbe riferimento ad una regina libica ”Làmia”: le mamme greche, per far star buoni i loro bambini, descrivevano questa regina come un mostro capace di ingoiarli (come del resto fa il fiore di questa pianta quando un bombo entra nel tubo corollino in cerca del nettare).</p>
<p>L’Ortica bianca contiene principalmente <strong>eterosidi flavonici</strong> (<strong>chenferolo</strong>, <strong>isoquercetina</strong>); <strong>glucosidi, istamina, mucillaggini, olio essenziale, sali di potassio, saponosidi</strong>, vitamina C in piccole quantità, <strong>tannini, tiramina</strong> e sostanze sconosciute.</p>
<p><strong>Parti usate</strong>: le foglie e i fiori (soprattutto la parte fiorita apicale) che sono raccolti da maggio ad agosto e sono utilizzati sotto forma di infusi.</p>
<p>L’Ortica bianca agisce come pianta medicinale esercitando varie azioni; in particolare le foglie acri e amare sono considerate (secondo la medicina popolare) <strong>vulnerarie</strong> (guarisce le ferite), <strong>antispasmodiche</strong> (attenua gli spasmi muscolari, e rilassa anche il sistema nervoso), <strong>depurative</strong> (facilita lo smaltimento delle impurità), <strong>espettoranti</strong> (favorisce l&#8217;espulsione delle secrezioni bronchiali), <strong>risolventi</strong> in generale, <strong>toniche</strong> (rafforza l&#8217;organismo in generale) e <strong>astringenti </strong>(limita la secrezione dei liquidi). Sembra che anche le radici abbiano delle proprietà positive nei confronti dei calcoli renali. Agisce come antinfiammatorio ed espettorante nelle affezioni delle vie respiratorie.</p>
<p><strong>In cucina</strong>, in taluni casi, queste piante vengono utilizzate come ortaggio: se lessate hanno un sapore paragonabile agli spinaci. In Francia i giardinieri di Vitry (nei pressi della Senna) fanno una eccellente minestra a quanto sembra molto gradita. È utilizzata anche come <strong>pianta mielifera</strong>.</p>
<p>L&#8217;utilizzo di questa specie da parte dell&#8217;uomo è circoscritto principalmente al <strong>giardinaggio </strong>grazie anche alla sua vistosa fioritura, ma anche al fogliame variegato. Inoltre, se la pianta è sistemata in una zona riparata ma fresca, la fioritura viene mantenuta per lunga parte dell&#8217;anno in quanto i fiori si succedono quasi ininterrottamente fino in agosto inoltrato.</p>
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		<title>Veronica &#124; Veronica officinalis</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/veronica-veronica-officinalis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jan 2023 13:34:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La veronica è una delle erbe officinali più utilizzate in erboristeria per la preparazione di infusi e tisane efficaci contro le malattie da raffreddamento, i disturbi digestivi e molte affezioni cutanee. La Veronica officinalis appartiene al genere delle piante perenni, alla famiglia delle Scrofulariacee, originaria dell’Europa, dell’Asia e del Nord-America. In Italia questa pianta cresce &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>veronica</strong> è una delle <strong>erbe officinali</strong> più utilizzate in erboristeria per la preparazione di infusi e tisane efficaci contro le malattie da raffreddamento, i disturbi digestivi e molte affezioni cutanee.</p>
<p>La <em>Veronica officinalis</em> appartiene al genere delle <strong>piante perenni</strong>, alla famiglia delle <em>Scrofulariacee</em>, originaria dell’Europa, dell’Asia e del Nord-America. In Italia questa pianta cresce spontaneamente nella zona submontana e in quella alpina, anche oltre i 2000 metri di altitudine. E’ una pianta perenne, cespitosa, abbondantemente ricoperta da uno strato di peli, spontanea, cresce preferibilmente nei boschi di latifoglie, nei prati, nelle brughiere, lungo le siepi, in terreno sabbioso o argilloso, predilige esposizione soleggiata e clima caldo e piuttosto umido. Si sviluppa su un rizoma esile, strisciante e con radici fibrose, i fusti prostrati a terra, lunghi circa 40-50 cm, sono ricchi di nodi, dai quali si sviluppano nuove radici fibrose, la porzione terminale, portante le infiorescenze, è ascendente o eretta. Le foglie, di colore verde azzurro, opposte a due a due, sono sessili oppure dotate di un picciolo molto corto, dilatato alla base, di forma molto variabile da quasi rotonda, a ovale o ellittica, hanno il margine seghettato e la superficie vellutata per la presenza di un folto strato di peli. I fiori, di colore azzurro chiaro tendente al lilla, sono riuniti in racemi allungati, oppure in grappoli piramidali inseriti nella parte terminale dei fusti, compaiono generalmente dalla fine della primavera all’inizio dell’estate, ha secondo della quota, la corolla è tubolare alla base e divisa in quattro lobi. Il frutto infine è costituito da una capsula cuoriforme o sub triangolare con la superficie pubescente e leggermente reticolata. Si riproduce spontaneamente per semina. Per il colore blu intenso dei suoi fiori, è conosciuta anche con il nome <strong>di occhi della Madonna</strong> ed è spesso confusa con il genere <em>Myosotis</em> per la somiglianza delle infiorescenze.</p>
<p>E’ una pianta molto apprezzata nell’antica farmacopea;  infatti, il suo uso medicinale risale al Medioevo, epoca in cui era conosciuta con il nome di <strong><em>Herba Veronica</em></strong> <strong><em>majoris</em></strong> ed era considerata un efficace rimedio per numerosi disturbi dell’apparato digerente, respiratorio e per molte affezioni cutanee. Era conosciuta e utilizzata anche per gli <strong>effetti aperitivi, tonici,  digestivi</strong> e e stomachici che è in grado di promuovere nell’organismo, sopratutto in caso di inappetenza, digestione lenta, dolori gastrointestinali e malattie del fegato. Il suo consumo abituale esercita anche un’<strong>azione galattagoga</strong>, <strong>diuretica e depurativa</strong>, utile in caso di reumatismi e gotta.</p>
<p>Le principali <strong>proprietà officinali</strong> sono imputabili al suo complesso fitoterapico, composto prevalentemente dai seguenti principi attivi: <strong>olio essenziale, resine, tannini, acidi organici, principi amari, veronicina, glucosidi, </strong>tra cui in particolare<strong> aucuboside</strong>. Consumata sotto forma di infuso o tisana, la veronica è un <strong>valido espettorante</strong> e si presta alla cura della bronchite, del raffreddore, della tosse e del catarro.</p>
<p>Per uso esterno, infine, possiede ottime qualità <strong>astringenti, cicatrizzanti, antinfiammatorie, lenitive ed emollienti</strong>, indicate in caso d’irritazioni cutanee e infezioni delle mucose interne della bocca e della gola.</p>
<p>La <em>Veronica officinalis</em> dal XIX secolo fu impiegata notevolmente come <strong>sostituto e surrogato del tè</strong> e per questo motivo fu soprannominato “<strong>tè svizzero</strong>” o “<strong>tè nostrale”</strong>; possiede un sapore e un aroma molto gradevoli, che conferiscono alle sue preparazioni, molto dissetanti, un profumo intenso e un gusto delicato.</p>
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		<title>Drosera Rotundifolia</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/drosera-rotundifolia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Nov 2022 13:41:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido organici malico]]></category>
		<category><![CDATA[antociani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La drosera o rosòlida (Drosera rotundifolia L., 1753), conosciuta anche col nome Rugiada del Sole, è una pianta erbacea carnivora (o meglio insettivora) della famiglia delle Droseraceae; alta 10–20 cm, con foglie tonde e leggermente concave, lungamente picciolate e disposte in una rosetta basale: sono dotate di una sorta di peli color porpora simili a &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>drosera</strong> o <strong>rosòlida</strong> (<em>Drosera rotundifolia</em> L., 1753), conosciuta anche col nome <strong>Rugiada del Sole</strong>, è una <strong>pianta</strong> erbacea carnivora (o meglio <strong>insettivora</strong>) della famiglia delle <em>Droseraceae</em>; alta 10–20 cm, con foglie tonde e leggermente concave, lungamente picciolate e disposte in una rosetta basale: sono dotate di una sorta di peli color porpora simili a tentacoli, le cui sommità secernono minuscole gocce di una sostanza zuccherina, vischiosa e lucente, che dona loro un aspetto rugiadoso e attraente, con funzione di attrarre e intrappolare i piccoli artropodi, specialmente insetti, che incautamente vi si posano. Una volta catturata la preda, la secrezione da neutra diviene acida e proteolitica, consentendo alla pianta di digerire ed assimilare le sostanze nutritive; completata la digestione i tentacoli si riaprono e la trappola si riattiva, mentre i residui chitinosi dell&#8217;insetto sono dispersi dal vento.</p>
<p>Il nome del genere deriva dal greco δροσερός <em>droserós</em> rugiadoso, “coperto di rugiada&#8221; a causa dei citati lunghi tentacoli con peli porporini che secernono gocciole di un liquido vischioso dando l’aspetto “rugiadoso”; il nome specifico “rotundifolia” si riferisce alla forma arrotondata delle foglie, da <em>rotundus</em> rotondo e <em>folium</em> foglia: con foglie di forma arrotondata. Periodo di fioritura: giugno-agosto.</p>
<p>La <em>Drosera rotundifolia</em> è presente in tutto l&#8217;emisfero settentrionale; è infatti diffusa, oltre che in Nord America, anche in Asia e in gran parte dell&#8217;Europa. In Italia è piuttosto rara e in alcune regioni è considerata specie protetta; la si può trovare fra gli sfagni (un tipo di muschi) dell&#8217;Arco Alpino e Prealpino, in Romagna e in Toscana. La pianta predilige ambienti umidi e freschi, come paludi, acquitrini, torbiere, margini di laghi, fiumi, o stagni ad altitudini da 300 a 1600 m.; ha adattato il suo metabolismo a un ambiente molto acido povero di sostanze nutritive, che si procura digerendo i piccoli insetti che rimangono invischiati sulle ghiandole fogliari.</p>
<p>La droga, cioè la parte di pianta contenente il fitocomplesso, è costituita dalle parti aeree; il tempo balsamico, cioè quello in cui maggiore è la concentrazione dei principi attivi, corrisponde al periodo estivo.</p>
<p><strong>Il fitocomplesso contiene naftochinoni </strong>(dotati di proprietà fungicide e antibatteriche),<strong> glucosidi, oli essenziali, flavonoidi </strong>(quercitina e isoquercitina)<strong>, antociani, enzimi proteolitici, tannini, resine, minerali, acidi organici citrico e malico</strong>, che nell&#8217;insieme concorrono a conferire alla pianta le sue<strong> proprietà bechiche, antispasmodiche, antitussive, broncosedative, antisettiche, leggermente antibiotiche, decongestionanti, antinfiammatorie, secretolitiche, espettoranti, demulcenti.</strong></p>
<p>Le foglie contengono in particolare il <strong>droserone</strong>, una complessa sostanza chimicamente simile alla <strong>plumbagina</strong>, un derivato naftochinònico, che esercita un&#8217;azione benefica come calmante per diverse tipologie di tosse, in particolare tosse stizzosa con broncospasmo, asma, pertosse, &#8220;tosse del fumatore&#8221;: si ipotizza che la <em>Drosera rotundifolia</em> agisca specificamente come <strong>calmante della muscolatura liscia dei bronchi</strong> (e sembra anche di quella intestinale).</p>
<p>Possiede proprietà antinfiammatorie, grazie alla presenza di <strong>naftoquinone</strong> e/o di flavonoidi, mentre l&#8217;<strong>acido ellagico </strong>gioca un ruolo importante nell&#8217;effetto antiangiogenico degli estratti di Drosera.</p>
<p>La <em>Drosera rotundifolia</em> produce, inoltre, una vasta gamma di <strong>enzimi chitinolitici</strong>.</p>
<p>Nell&#8217;uso popolare il succo fresco, per la sua ricchezza in sostanze proteolitiche, è utilizzato per uso esterno contro le verruche, ma è necessario applicarlo con accortezza, poiché la linfa delle foglie, a contatto con la pelle, può provocare irritazioni e arrossamenti.</p>
<p>In alcuni antichi testi di erboristeria è riportata la proprietà di <strong>far cagliare il latte</strong>, come avviene con altre piante, come il <em>Galium verum</em>, utilizzato talvolta come caglio vegetale per produrre formaggi adatti ai vegetariani.</p>
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		<title>Centella Asiatica</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/centella-asiatica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Oct 2022 11:14:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido indocentoico]]></category>
		<category><![CDATA[acido peptico]]></category>
		<category><![CDATA[asiaticoside]]></category>
		<category><![CDATA[CAST (Centella asiatica Selected Triterpenes)]]></category>
		<category><![CDATA[Centella asiatica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Centella asiatica o Hidrocotyle asiatica (Gotu Kola), detta volgarmente anche “tigre del prato”, appartiene alla famiglia delle Apiaceae o Umbellifere; è una pianta originaria della fascia tropicale del continente asiatico e cresce anche in Australia ed in Africa, soprattutto in ambienti umidi e paludosi. E’ particolarmente coltivata in India così come in Cina, Indonesia, &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Centella</strong> asiatica o <em>Hidrocotyle asiatica</em> (Gotu Kola), detta volgarmente anche “<strong>tigre del prato</strong>”, appartiene alla famiglia delle <em>Apiaceae</em> o Umbellifere; è una pianta originaria della fascia tropicale del continente asiatico e cresce anche in Australia ed in Africa, soprattutto in ambienti umidi e paludosi. E’ particolarmente coltivata in India così come in Cina, Indonesia, Africa meridionale e in Madagascar. Essa è diffusa anche in alcune zone dell’Australia. Cresce preferibilmente in zone umide.</p>
<p>La Centella è una pianta erbacea perenne, con gambo strisciante, di altezza a completo accrescimento da 5 a 15 cm con foglie reniformi di colore verde, fiori bianchi o rosa.; essa si propaga grazie alle sue radici avventizie.</p>
<p>Il nome “Centella” sembra derivare dal verbo “<strong>centellinare</strong>” con riferimento al fatto che la pianta continuamente sorseggia in piccoli quantitativi l’acqua delle zone palustri in cui vive. È conosciuta volgarmente come “<strong>Erba della tigre</strong>” per l’abitudine degli animali selvatici feriti di rotolarsi sulle sue foglie per favorire la cicatrizzazione delle ferite.</p>
<p>La Centella ha un <strong>ricco fitocomplesso</strong>, costituito da molti principi attivi. Contiene <strong>composti fenolici, flavonoidi, tannini e i triterpeni specifici di questa pianta, denominati CAST</strong> (Centella asiatica Selected Triterpenes). Tra i CAST, troviamo l’<strong>asiaticoside</strong> ed il <strong>madecassoside</strong> e l’<strong>acido indocentoico</strong>. Tra i glucosidi presenti c’è l’<strong>indocentelloside</strong>, abbiamo poi alcaloidi come l’i<strong>drocotilina</strong> e composti amari come la <strong>vellarina</strong>. È infine presente <strong>acido peptico</strong> e <strong>vitamina C, nonché</strong> un <strong>ginseoside</strong> che non si trova in nessuna specie di Ginseng. Complessivamente la Centella asiatica presenta un contenuto relativamente basso di flavonoidi e di composti fenolici anche se possiede una alta concentrazione di tannini (20-25%). Generalmente il termine “centelloside” viene utilizzato per riferirsi al contenuto totale di acido asiatico, acido madecassico, e dei relativi glucosidi (generalmente 20-80mg/g). <strong>I due fito-costituenti principali sono l’acido asiatico e l’acido medecassico</strong> <strong>che appartengono alla classe delle saponine</strong> triterpeniche.</p>
<p>Alla Centella vengono attribuite diverse <strong>proprietà</strong>: eudermica, stimolante la sintesi di collagene; flebotonica; cicatrizzante; riepitelizzante.</p>
<p>In effetti, l’assunzione di Centella permette di preservare la struttura e la tonicità delle pareti vasali grazie alla sua <strong>attività flebotonica</strong> (rinforza ed elasticizza le pareti dei vasi sanguigni, favorisce la corretta circolazione periferica per cui è indicata per prevenire e trattare varici, riducendo la dilatazione delle vene, la permeabilità capillare e l’edema sottocutaneo).</p>
<p>Di conseguenza è utile <strong>per curare l&#8217;insufficienza venosa</strong> e quindi il gonfiore, la pesantezza alle gambe e alle caviglie, che ne derivano, ma anche contrastare il dolore alle vene, i crampi notturni agli arti inferiori, le emorroidi e la microangiopatia causata dal diabete. I principi attivi della pianta, inoltre, hanno la capacità di stimolare i fibroblasti, nella loro <strong>attività di sintesi del collagene</strong>, indispensabile per la salute di diversi tessuti, quali il derma, il connettivo e come detto le pareti dei vasi sanguigni. Oltre a questa <strong>proprietà eudermica</strong> (che migliora lo stato della pelle) <strong>e riepitelizzante</strong> (che promuove la formazione di nuovi strati di cellule), la pianta è anche in grado di <strong>accelerare la cicatrizzazione</strong> di piaghe, lesioni cutanee e ustioni di primo e secondo grado, ulcera, psoriasi, dermatosi, eczemi ed è quindi impiegata anche <strong>in cosmetica</strong> <strong>nei prodotti antirughe, antismagliature e rassodanti della pelle</strong>.</p>
<p>E’ una pianta utilizzata in India per contrastare l&#8217;ansia e lo stress e addirittura per migliorare anche certi disturbi della mente con deficit cognitivi.</p>
<p>Le interazioni farmacologiche della centella non sono state ancora ben studiate, per cui quanto segue possono rappresentare solo una parte delle possibili interazioni con farmaci convenzionali.</p>
<p>La centella possiede proprietà sedative ben note. Esiste quindi la possibilità che, quando co-somministrata con anticonvulsivanti (carbamazepina), antidepressivi (sertralina), anticolinergici (atropina), od antistaminici di prima generazione (cetirizina), possa, a causa dell’effetto additivo sul sistema nervoso centrale, facilitare l’insorgenza di sedazione.</p>
<p>La centella può inoltre interferire con l’azione di statine, fibrati, niacina, acidi biliari ed ipoglicemizzanti orali. Sembra infatti che quest’erba aumenti i livelli serici di colesterolo e di glucosio.</p>
<p>Particolare attenzione deve essere posta nei pazienti diabetici che oltre alla terapia farmacologica ed alla centella assumono anche altre erbe medicinali capaci di alterare le concentrazioni seriche di glucosio, come ad esempio il Cocomero d&#8217;Africa (<em>Momordica charantia</em>). La centella potrebbe inoltre aumentare la sudorazione indotta da alcuni farmaci come benzodiazepine, barbiturici, narcotici ed alcol.</p>
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